Generazione Sangiovese: quando i vignaioli toscani decidono di fare squadra
Un movimento nato dal basso, senza sponsor istituzionali e senza grandi investitori. Solo produttori che hanno scelto di difendere il Sangiovese dall'omologazione. Abbiamo assaggiato i vini.
Il Sangiovese è il vitigno più coltivato d'Italia, l'uva che ha costruito la reputazione internazionale del Chianti, del Brunello, del Morellino. Un vitigno che non manca certo di storie da raccontare: famiglie che hanno i nomi dei poderi cuciti addosso, vigne piantate dai nonni su terreni di galestro e alberese, ce ne sono a volontà. Il problema semmai è trovarle, riconoscerle, distinguerle in un mercato sempre più affollato dove tutto tende ad assomigliarsi. È esattamente da questa consapevolezza che nasce Generazione Sangiovese, un movimento fondato da vignaioli e proprietari di aziende vinicole delle colline toscane con l’obiettivo di preservare l'identità del vitigno e promuovere una cultura del vino artigianale, autentica, tramandata di famiglia in famiglia.

Il manifesto
La prima cosa da chiarire è cosa Generazione Sangiovese non è. Non è un consorzio di tutela con disciplinari da rispettare. Sono, nella loro essenza, una comunità di produttori che condividono una visione e scelgono di renderla visibile insieme.
Il manifesto del progetto è esplicito: i produttori aderenti si impegnano nella coltivazione del Sangiovese rifiutando correzioni enologiche “aggressive” che producono vini tecnicamente irreprensibili ma geograficamente anonimi. L'idea alla base di Generazione Sangiovese è quella che un vino debba raccontare il luogo in cui è nato, le mani che lo hanno fatto, la famiglia che ha tramandato il sapere. Un'idea non nuova, certo, ma che in questo contesto assume la forma di un atto di resistenza collettiva.
Il denominatore comune
Quello che colpisce di questo movimento è la varietà delle realtà che lo compongono. Non c'è un profilo unico del produttore di Generazione Sangiovese: ci sono grandi aziende biologiche con decine di ettari vitati e piccole realtà artigianali con produzioni da tremila bottiglie. Ci sono vini DOCG e IGT, invecchiamenti in cemento e affinamenti in legno, denominazioni storiche e blend contemporanei. Quello che accomuna tutti è la scelta di mettere il Sangiovese al centro, anche quando il disciplinare non lo imporrebbe. Questo pluralismo è, probabilmente, il punto di forza del progetto.

I vini
Abbiamo ricevuto quattro vini del circuito Generazione Sangiovese. Eccoli in assaggio, uno per uno.
Perelli - Chianti Superiore Riserva DOCG
Bucine, Arezzo | 100% Sangiovese | Affinamento in barrique esauste
Siamo sulle colline di Bucine, in provincia di Arezzo, a 350 metri di altitudine. Il terreno è roccioso, con galestro, arenaria e alberese: la triade classica del Chianti profondo, quello che porta mineralità e verticalità nei vini. Le viti hanno in media quarant'anni, un'età che garantisce radici profonde e rese naturalmente basse.
La vinificazione avviene in cemento con macerazione sulle bucce per venti giorni, e l'affinamento si svolge in barrique esauste, cioè già utilizzate, che cedono pochissimo legno e lasciano che il frutto e il territorio parlino senza interferenze.
Un Sangiovese di territorio, austero e di buona struttura tannica, con il profilo tipico dei suoli calcarei dell'Aretino: frutto rosso asciutto, spezia, nota ferrosa, lungo finale sapido.
Fattoria di Doccia - Rubinato | Chianti Rufina DOCG Biologico
Pontassieve, Firenze | 100% Sangiovese | Affinamento in cemento vetrificato
La Rufina è forse la sottozona del Chianti meno conosciuta dal grande pubblico ma più rispettata dagli addetti ai lavori. Siamo nel Valdarno superiore, a circa 300 metri, con un microclima più fresco rispetto al Chianti Classico che porta i vini ad avere spiccata acidità e longevità.
Il Rubinato è biologico, vinificato e affinato in vasche di cemento vetrificato, il materiale preferito da chi vuole preservare la freschezza del vino senza l'ossidazione del legno né l'inerzia totale dell'acciaio. Con 65.000 bottiglie prodotte su 12 ettari, è anche la realtà più strutturata tra quelle assaggiate.
Nel bicchiere: rosso rubino, naso di ciliegia matura, tabacco e fiori viola. In bocca il tannino è vellutato, la vena acida è presente e definisce una chiusura fresca e sapida. Un vino quotidiano nel senso migliore del termine: non impegnativo, ma non banale.
Podere Il Castello - Chianti DOCG
100% Sangiovese | Sistema Guyot | Affinamento in cemento vetrificato
Tremila bottiglie prodotte su 5,5 ettari vitati: siamo nell'artigianato puro. I vigneti sono giovani, quattordici anni, ma allevati a guyot con una cura che si sente nel risultato finale. Anche qui il cemento vetrificato è la scelta per l'affinamento, a confermare una tendenza trasversale nel movimento: il ritorno a questo materiale come alternativa "terza" tra legno e acciaio.
Il vino si presenta rosso rubino, con un naso che incuriosisce: ciliegia sotto spirito, nota balsamica, arancia rossa, timo. È un profilo aromatico più complesso e meno convenzionale di quanto il semplice nome "Chianti" possa suggerire. In bocca è setoso, fresco, sapido, con tannini integrati e un equilibrio che sembra quasi sorprendente per un'etichetta di questa fascia.
Le Torri - Maliano | Toscana Rosso IGT
Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon | 18 mesi in barrique e tonneaux francesi | 14% vol.
Il Maliano è l'unico blend della selezione e l'unico IGT, categoria che in Toscana ha storicamente ospitato i cosiddetti "Supertuscans": vini nati fuori dai disciplinari tradizionali, spesso con uve internazionali, capaci di raggiungere altissime quotazioni. Le Torri si inserisce in questa tradizione ma con misura: il Sangiovese rimane protagonista, affiancato da Merlot e Cabernet Sauvignon.
Diciotto mesi in barrique e tonneaux di rovere francese a media tostatura: un affinamento più pronunciato rispetto agli altri vini della selezione, che si riflette nel profilo. Rosso rubino intenso, naso di amarena matura, sentori erbacei, spezie e fiori viola secchi. In bocca è strutturato ma elegante, morbido, persistente. È il vino della selezione che si avvicina di più a un registro contemporaneo e internazionale, pur mantenendo una bella leggibilità toscana.
Francesca Luna Noce
Freelance under 30 con il chiodo fisso del mangiare e bere bene. Estremamente curiosa, cresce una nuova generazione di enotecnici fiorentini trasmettendo il suo entusiasmo con la penna e tra i banchi di scuola.
Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
