Calato il sipario su Musica Senza Confini, la ClusterHouse di Milano si prepara a nuove sfide
Con l’esibizione di Francesca Tandoi, autentica eccellenza del jazz italiano, si è conclusa la rassegna “Musica senza confini”, proposta, nel palcoscenico raccolto della ClusterHouse, dalla Scuola di Musica Cluster di Milano (via Mosè Bianchi 96), con il sostegno del Circuito CLAPS.
Nel 2015 Circuito CLAPS viene riconosciuto dal Ministero della Cultura come Circuito Multidisciplinare Regionale, per programmare spettacoli di teatro, danza, circo contemporaneo e musica. Organizza circa 600 performance all’anno in tutta la Lombardia, è tra i soggetti di rilevanza culturale riconosciuti dalla Regione e, dal 2018, è diventato Centro di Residenza Artistica della Lombardia con il progetto IntercettAzioni in collaborazione con Industria Scenica, Milano Musica,Teatro delle Moire, Zona K. È ente associato ad Agis/FederVivo ed è partner di numerosi network italiani ed europei. È tra i fondatori di A.C.C.I. (Associazione Circo Contemporaneo Italia). È membro del progetto europeo CircoStrada.

Cluster- racconta la direttrice Vicky Schaetzinger- ha ribadito la sua missione: ispirare oltre a educare, connettere oltre a formare.
Durante il giorno, lo spazio vive come Aula Magna, cuore pulsante della formazione di Cluster, dedicato allo studio e alla crescita artistica.
Ma, quando si accendono le luci degli eventi, prende vita la ClusterHouse: un luogo dove il pubblico non è solo spettatore, ma parte di una community. Sono estremamente soddisfatta di come Cluster (uno dei maggiori centri di formazione nel mondo musicale, N.d.R.) sia riuscito ad affiancare alla dimensione didattica, con la ClusterHouse, uno spazio di interazione intima e diretta con la materia viva della musica. Il nostro intento è che questa partenza importante abbia un seguito.
ClusterHouse si candida ad ospitare, con cadenza regolare, stagioni musicali, masterclass, workshop, open week ed eventi intellettuali, per diventare, nel tempo, spazio inclusivo di relazioni culturali, aperto alla città di Milano e a visitatori partecipativi.
La rassegna Musica senza Confini ha visto lo svolgimento di dodici appuntamenti con due differenti percorsi di ascolto: “Pianismo come arte” (dal 12 gennaio al 16 febbraio), di impronta strettamente classica, e “Jazz e dintorni”(dal 17 gennaio al 21 febbraio 2025), di declinazione jazzistica.
La domenica mattina, dalle ore 11.00, è stata dedicata a “Pianismo come arte”, sei appuntamenti con la direzione artistica di Tatiana Larionova.
"Il pianoforte è l'orchestra delle emozioni umane. Esso sa sussurrare, gridare, cantare e danzare. Ma per farlo, deve parlare con la voce di chi lo suona.”
Con queste parole si è aperto il viaggio nel firmamento del pianismo classico e nelle sue suggestioni senza tempo, attraverso le interpretazioni di artisti che condividono una passione autentica per il pianoforte e la capacità di renderlo profondamente espressivo.
Dal virtuosismo innovativo di Godowsky, che reinventa Chopin, alle riflessioni profonde di Schumann, dai colori pittorici di Mussorgsky alle sonorità visionarie di Prokofiev, fino alla ricchezza romantica di Medtner e alla poesia sonora di Debussy; ogni concerto ha esplorato un mondo, offrendo prospettive diverse sul pianoforte e sul suo repertorio.
Un’esperienza unica di ascolto che- grazie a interpreti di grande sensibilità quali Emanuele Delucchi, Volha Karmyzava, Diego Petrella, Yevgeni Galanov, Maurizio Baglini e Alessandra Ammara- ha rappresentato anche invito a lasciarsi guidare da uno strumento che continua a parlare a tutte le generazioni.
E’ stato un successo, abbiamo avuto una bellissima risposta del pubblico- racconta la direttrice artistica di “Pianismo come arte”, Tatiana Larionova.
I recital sono stati molto diversi uno dall’altro, sia per il diverso stile degli artisti, sia per la proposta, sia per l’interazione con il pubblico. Abbiamo sentito pianisti italiani, pianisti bielorussi, un repertorio che spaziava da una selezione degli “Studien über die Etüden von Chopin” di Leopold Godowsky alla esecuzione, piuttosto rara, della “Sonata n. 2 op. 61 in si minore” di Šostakovič, un tributo a Dmitrij Šostakovič nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa. Merita di essere citato anche l’appuntamento con Maurizio Baglini, che ha presentato in anteprima il suo nuovo disco dedicato a Schumann. Sono state sei domeniche davvero speciali: è molto importante questa dimensione da camera che forma il gusto e aiuta ad avere un pubblico più preparato anche nelle sale più grandi. Secondo me è un’esperienza da coltivare, proprio in virtù dell’unicità dell’esperienza di intimità con l’artista che si può godere nel peculiare spazio della ClusterHouse, che funge da amplificatore del coinvolgimento emotivo.
Il venerdì sera, alle ore 20.30, in un’atmosfera ricercata e intima- luci soffuse e accattivante allure da jazz club- è stato possibile avvicinarsi a felicissime sintesi melodiche, armoniche, timbriche e ritmiche dell’universo musica, nel segno della benefica attitudine ibridante propria del genere.
Un cartellone variegato di sei appuntamenti, con la direzione artistica di Alberto Dipace: in apertura il virtuoso del fingerstyle Antonello Fiamma, che ha esplorato le possibilità sonore della chitarra con sapienza ed estro creativo; il viaggio tra pop, jazz e world music del raffinato duo Francesca Touré &Dado Moroni; il felicissimo Pop, jazz and love del Claudia Cantisani Trio, tra ricerca lessicale e melodia catchy, allure rétro e nuova modernità. E ancora, il Milena Paris Ensemble, una live session dalle suggestioni oniriche, riuscita fusione di modern jazz, contemporary R’n’B e pop jazz.
Da Piazzolla alle riletture di Mercedes Sosa, Chabuca Granda e Chavela Vargas il trio guidato da Paola Fernandez Dell’Erba ha coinvolto il pubblico in un road movie sonoro, fra tango, jazz e folklore sudamericano.
In chiusura il piano solo di Francesca Tandoi, indiscussa rising star del jazz dalla cifra stilistica unica, in equilibrio fra tradizione e free improvisation.
Mi piace ricollegarmi- racconta Alberto Di Pace, direttore artistico di "Jazz e Dintorni"- alle parole con cui ho voluto, all’inizio, descrivere Jazz e Dintorni: "La musica è il linguaggio universale che ci connette, emoziona, racconta storie e abbatte confini. Ogni nota è una scoperta, ogni concerto un viaggio unico.”
E’ successo tutto questo, meravigliosamente, nell’arco di queste sei settimane, con sei progetti differenti tra loro ma uniti dall’elemento principale, ossia la contaminazione, l’irrefrenabile evoluzione del jazz, grande contenitore di libertà d’espressione. Abbiamo avuto sei sold-out (quattro già in fase di prevendita), la stagione è stata un successo incredibile, la sala si è riempita ogni volta non solo di musicisti e fruitori della scuola, ma anche di esterni: addetti stampa, musicisti, personalità del mondo dello spettacolo e delle istituzioni…un pubblico fortemente incuriosito da questa nuova realtà, la ClusterHouse, che si colloca a pieno titolo nel panorama milanese non solo come luogo formativo ma come spazio importante di proposta artistica nazionale e internazionale. Sono piaciute tantissimo non solo le formazioni, ma anche le formule diverse; mi riferisco in particolare all’ultimo concerto, quello di Francesca Tandoi, nel quale l’alternarsi della parte prettamente esecutiva del concerto e dello speech con intervistatori di eccezione (Betty Senatore di Radio Capital e Federico Durante di Billboard Itaila) è stato un format che ha funzionato tantissimo. Quello che rende la ClusterHouse un ruolo magico è proprio questa forte e inevitabile connessione che si crea tra pubblico e artista, questa energia che riempie la sala e che rende l’ascolto molto diverso da quello che si può sperimentare sulle piattaforme digitali. Lo scambio con il pubblico continua anche post- concerto, in momenti di interazione diretta che rendono splendido questo luogo. Confesso che avverto un po’ di malinconia alla fine della stagione, già nostalgico della particolare atmosfera che si è creata in questi appuntamenti e, allo stesso tempo, non vedo l’ora di pensare alla seconda stagione! Ha vinto la libertà, ha vinto la contaminazione, ha vinto l’emozione. ClusterHouse è nata, grazie alla passione e allo spirito visionario di Vicky (Schaetzinger, N.d.R.), e ha mosso i primi passi, con l’insostituibile supporto di tutto il team che si è speso per creare le condizioni ideali per l’ottima riuscita della rassegna.
