Ilaria Pastore- Intervista ad una cantautrice in stato di grazia, domenica 5 ottobre sul palco del mare culturale urbano per "Because the night"
Il trio acustico e elettrico, con il quale si esibirà il 5 ottobre sul palco di mare culturale urbano per l’apertura della 7^ stagione di Because the Night- La notte delle cantautrici; una vena da cantastorie militante, con la proposizione di racconti e canzoni in chiave acustica; la “musica in pronta consegna”-dediche, serenate, musica originale, direttamente nei salotti privati, “delivery”- gli eventi musicali interattivi, il musical d’autore, il mestiere e l’anima dell’interprete, con la riproposizione dei grandi classici della musica Italiana dagli anni ’30 agli anni ’80 e, dulcis in fundo, tre album di composizioni originali all’attivo. Tutto questo (e molto altro) popola il variegato universo artistico di Ilaria Pastore, non solo autrice di testi, musiche e progetti didattici, ma anche attrice (oltre che cantante, chitarrista e curatrice degli arrangiamenti vocali presenti nell’omonimo disco e portati poi dal vivo in teatro) in MODì - MUSICAL PER ANIME A COLORI (2012): Musical d’autore scritto da Gipo Gurrado.
Sul palco di mare culturale urbano presenterà, in trio, il suo ultimo album in studio, “Stato di grazia” (Maieutica Dischi, 2025), con incursioni nei due album precedenti, “Il faro, la tempesta, la quiete” (Tiktalik/ Rollover Production, 2016) e “Nel mio disordine” (TOTALLY UNNECESSARY RECORDS, 2010).
Laureata al Conservatorio di Milano in Composizione ed Arrangiamento nel dipartimento di Popular Music, Ilaria Pastore si esibisce nel territorio nazionale e in Europa, toccando il Messico. Negli anni ha ricevuto diversi riconoscimenti, nell’ambito di concorsi dedicati alla musica d’autore: Nuova Musica Italiana (premiata da Mogol),Premio Poggio Bustone, Liberi Gruppi di Radio Popolare.
Vince il Premio "Testi Opera Prima”, assegnato dal MEI di Faenza e dal Festival Internazionale della Poesia di Genova. Il brano “Ora”, singolo estratto dal
primo album, si è aggiudicato la Targa “Un Certain Regard”come migliore esibizione all’Edizione 2013 di Musicultura.
L’ultimo lavoro in studio, “Stato di Grazia”- un universo sonoro che viaggia tra elettronica, rock e ambienti acustici, sorretto da una forte cifra autoriale- regala anche una insolita e suggestiva rilettura di “Fotoromanza” di Gianna Nannini.
Non poteva esserci inizio migliore per la settima stagione di Because the Night. La notte delle cantautrici.
Dal 2019 ad oggi- spiega Marian Trapassi, ideatrice e Direttrice della rassegna- -l’intento è stato quello di porre l’attenzione su una proposta musicale di qualità, grazie al coinvolgimento di cantautrici spesso poco presenti nelle scene musicali ufficiali e che, complice il fatto di muoversi in circuiti indipendenti, mantengono la libertà creativa che permette loro di avventurarsi su sentieri artistici originali e poco battuti.
Siamo felici che il nostro format, con la sua peculiare identità, da quest’anno sia inserito nel fitto palinsesto di attività culturali e sociali di mare culturale urbano, con il quale condividiamo lo spirito di sperimentazione artistica e di rigenerazione culturale.
In questa direzione si muove anche la scelta, per l’avvio della settima stagione della rassegna, della ricercata eleganza di Ilaria Pastore, sperimentatrice inesausta della voce e frequentatrice- in punta di piedi- di diverse forme d’arte. Il suo nome si unisce a quello di alcune tra le “voci” (in senso lato) contemporanee più apprezzate dagli addetti ai lavori(tra le quali Cristina Donà, Giulia Mei, Patrizia Cirulli, Erica Boschiero, Beatrice Campisi, Francesca Incudine, Roberta Usardi, Marta De Lluvia, Claudia Cantisani), che hanno contribuito alla longevità e alla forza della rassegna.
Appuntamento domenica 5 ottobre, alle ore 19.00, sul palco del mare culturale urbano (via Quinto Cenni 11, Milano) con “Ilaria Pastore acoustic § Electric trio”.
Ilaria, lei ha ben tre album di brani originali all’attivo. Come descriverebbe il suo percorso? Quanto è cambiata, artisticamente, dall’esordio con“Nel mio disordine” (TOTALLY UNNECESSARY RECORDS, 2010)?
Descrivere il mio percorso significa parlare dell’intreccio tra canzoni e vita, mestiere e passione. Pur rimanendo in ambito narrativo d’autore, sento di essere cambiata molto, soprattutto nel modo di vivere la mia musica: oggi ho un rapporto sano col fare canzoni, non più legato all’approvazione esterna, ma piuttosto ad un rapporto vivo con me stessa. Scrivere per se stessi o per altri, collaborare, mettere in discussione un’idea, è un procedimento che costa moltissimo ad ogni autore: scaviamo nel contenuto musicale, letterario ed emotivo e ogni volta che pensiamo di aver trovato qualcosa nel sottosuolo o ci accorgiamo che è un falso oppure sappiamo di aver trovato un pezzo unico.
Vuole parlarci della gestazione del suo ultimo album in studio, “Stato di grazia” (Maieutica Dischi, 2025)?
E’ stata una gestazione lunga, partita nel periodo del Covid, dove mi sono ritrovata a gestire, come molti, una situazione di vita difficilissima. Le canzoni erano per me un appiglio concreto in un frangente dove ogni cosa sembrava sfuggire dalle mani, soprattutto il senso del domani. In quegli anni ero nel bel mezzo del mio percorso di studi in Conservatorio e ho utilizzato la necessità di portare a termine degli obiettivi come studentessa per potermi esprimere artisticamente.
Portare alla luce questi brani è stato un lavoro lungo, fatto di istinto ed enormi ripensamenti, elucubrazioni e momenti di improvvisazione. “Stato di grazia” si è rivelato un lungo viaggio che mi ha permesso di mettere in campo nuovi punti di vista e abbracciare con decisione il desiderio di raccontare e creare connessione con gli stati d’animo di chi ascolta, elemento che è alla base di tutto ciò che faccio. Brano dopo brano ho cercato di lavorare al mondo sonoro e ai testi e in un modo nuovo, più sincero e ragionato rispetto alle opportunità narrative incredibili che ci dona la nostra lingua e alla volontà di suscitare immagini concrete nella mente.
C’è stata prima una corposa fase di scrittura degli arrangiamenti che ho curato personalmente, dalla prima all’ultima nota. Un momento dedicato alla pre-produzione e un ricercato lavoro di indagine sonora attraverso l’utilizzo dell’elettronica e dei synth con Niccolò Ferrari, fonico, musicista e sound designer incredibile che ha inoltre registrato, mixato e masterizzato l’intero album.
I musicisti con cui ho avuto l’onore di condividere questo importante lavoro sono: Fabio Gianni al pianoforte, Eusebio Getulio al basso e contrabbasso, Antonio Fusco alla batteria e Mattia Boschi al Violoncello. Io e Niccolò ci siamo occupati di chitarre acustiche ed elettriche. Un gruppo di lavoro pazzesco che mi ha supportata instancabilmente nelle varie fasi, insieme a Maieutica Dischi.
Come mai ha scelto di inserire nell’album una rilettura di “Fotoromanza” di Gianna Nannini?
Uno degli elementi di ispirazione per andare verso il nuovo album è stata la stesura della tesi per la mia laurea in Composizione ed Arrangiamento Pop Rock al Conservatorio Verdi di Milano. La mia tesi si è basata proprio sulla musica d’autore e sulla possibilità di rendere potente e chiaro un testo letterario, attraverso una determinata scelta di arrangiamento. Ovviamente ho composto brani originali, tramite i quali ho tentato di rendere di tutti qualcosa di mio. Diverso è stato invece tentare di rendere personale qualcosa che appartiene già a tutti come “Fotoromanza” che, essendo davvero un must italiano degli anni 80, è radicato in noi così come è stato concepito. A mio parere la potenza di questo testo incredibile scritto a regola d’arte, veniva in qualche modo attutita dall’arrangiamento assolutamente coerente con il Sound di quegli anni: il mio desiderio è stato quello di lavorare sul mondo sonoro e interpretativo cercando una strada nuova che potesse dare nuove possibilità alle parole. Un omaggio agli anni '80, anni in cui sono nata, e alla grande Gianna, unica nel suo genere, in ambito autorale, in Italia.
A proposito di “Nel mio disordine”, Fabrizio Zampighi scrisse, per Sentireascoltare:
Una Cristina Donà jazz, la Consoli più elegante, il folk bucolico dell’ultimo Moltheni. Ilaria Pastore sta esattamente in mezzo(…) Cosa pensa di questi accostamenti?
Rileggere questo commento adesso, dopo tanti anni, mi restituisce un brivido enorme! Un onore per me essere accostata a questi nomi, tutti e tre importantissimi nella mia vita. Perché, ci tengo a sottolinearlo, le canzoni (le loro poi in modo particolare) hanno avuto ed hanno un grande impatto nella mia esistenza al di là dell’essere musicista. Anche quando non immaginavo minimamente che avrei fatto questo lavoro, le canzoni hanno sempre accompagnato tutte le mie giornate e in alcuni casi mi hanno addirittura suggerito quale strada prendere. Leggere il mio nome accanto a quello di tre tra gli artisti così peculiari mi emoziona moltissimo, mi lusinga e riempie di gratitudine.
Un certo minimalismo sembra essere una delle sue cifre peculiari…come si impara a lavorare per sottrazione?
Non posso dire di averlo imparato. Posso dire di aver cercato, nel tempo, di passare dal voler dire tutto, all’ascoltare meglio. Io credo profondamente nella necessità di dare spazio alle parole come se le lettere stesse venissero trapassate dalla musica. Questo modo di vedere, probabilmente, mi restituisce una modalità “minimal” o comunque il desiderio di rendere visibile ogni strato del brano, quasi a non avere segreti con chi ascolta.
All’attività di cantautrice affianca la dimensione didattica… qual è l’insegnamento più bello che i suoi allievi le hanno regalato?
L’insegnamento più grande è legato al privilegio di poter interagire con neonati e bambini attraverso la voce cantata, potendo assistere a reazioni ed interazioni incredibili. Quello che ho capito attraverso i miei percorsi didattici e le persone che li frequentano è sicuramente questo: il canto ha una forte valenza sociale. Cantare insieme è un modalità di condivisione unica al mondo che sprigiona, a qualunque età, una vitalità, un’ampiezza interiore, una forma di reciproco nutrimento, che possono diventare strumenti per stare bene.
Vuole parlarci della sua collaborazione con Luca Chieregato, regista, cantastorie e scrittore per Mondadori?
Con Luca collaboro con enorme gioia da tanti anni: uno scrittore, cantastorie, unico nel suo genere. Ho scritto diverse musiche originali per le sue fiabe e ci siamo esibiti in tantissimi contesti attraverso progetti di racconto in musica. Da poco abbiamo dato vita ad un mini - musical dal titolo “Da dove arriva la musica?” dove, attraverso cinque leggende scritte da Luca e musicate da me, raccontiamo la nostra versione dei fatti rispetto all’arrivo della musica nel mondo. In tutto questo voglio raccontare che Luca, tra l’altro, è un cantante incredibile!
Prossimamente sarà ospite della rassegna “Because the night”, ideata e diretta dalla cantautrice Marian Trapassi, con la finalità di accendere un faro sul cantautorato indipendente al femminile. Ritiene che ci sia ancora bisogno di queste manifestazioni per colmare il gender gap nella musica?
Il gender gap esiste, è un fatto, non è un capriccio. Esiste nella musica, esiste in tantissimi ambiti. La parità dei diritti è ancora lontana e io credo che sia davvero importante, più che parlarne, esserci. Esserci in termini pratici, s’intende, e indipendentemente dal genere al quale ci sentiamo di appartenere. Ogni tentativo di divulgazione culturale, soprattutto in questo momento storico, merita attenzione, merita l’uscire di casa e andare a vedere, a sentire, capire.
Quale tra i riconoscimenti ottenuti nel corso della sua carriera la rende più orgogliosa?
Questa è una domanda difficile. Ho ricevuto tanti riconoscimenti e non ne ho ricevuto nessuno: questa è la bilancia che oscilla dentro il petto di chi vive da artista. (Sorride, N.d.R.)
Il tratto prevalente del suo carattere?
Il…Capricorno! (Ride, N.d.R.)
Non saprei…forse una spiccata sensibilità. Non ho ancora capito se è un pregio o un difetto, ma sicuramente mi accompagna costantemente.
Il suo preferito tra i grandi classici della musica Italiana dagli anni ’30 agli anni ’80, che ha riproposto con il TUDìP ENSEMBLE ?
“L’Illogica Allegria” di Giorgio Gaber. Quella canzone, quelle parole, la musica che suscita il profumo di quella giornata.
Nella sua musica ci sono anche suggestioni letterarie e/o filmiche?
Diciamo che amo lavorare alla creazione di veri e propri personaggi. Me li immagino proprio fisicamente, nei movimenti e nelle espressioni, vestiti compresi.
In ogni mio album è presente un/una protagonista con nome proprio di cui racconto la storia. Nel primo album “Nel mio Disordine” c’è Céu l’equilibrista. Nel secondo “Il faro, la tempesta, la quiete” c’è Jole, personaggio femminile che dialoga allo specchio. E nell’ultimo c’è “Renè” con la sua voglia di vivere, che troviamo nel brano “Via Verdi”.
Vale come film?
Il libro che ha sul comodino?
“L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza. Sto cercando il coraggio di lasciarlo entrare.

