Intervista a Lucia Vasini, in scena al Teatro Bello di Milano con "Note di donne note"
Nerospinto ha incontrato Lucia Vasini, attrice, regista e insegnante di teatro, che sarà sul palco del Teatro Bello, domenica 24 novembre, ore 17.00, con Note di donne note- La Musica d’Autore omaggia le donne, spettacolo musical-teatrale.
Note di donne note vuole essere, metaforicamente, un inchinarsi, un “togliersi il cappello” (rosso-nella felice intuizione del regista Giulio Guerrieri- come rosse sono le scarpette dell’artista messicana Elina Chauvet, nella celebre installazione diventata il simbolo della lotta per i diritti delle donne e contro la violenza di genere) di fronte all’intelligenza artigianale delle donne, in un viaggio che dalla fine dell’800 arriva ai giorni nostri.
Nell’anniversario dalla morte di Lea Garofalo, la donna che sfidò l’'ndrangheta, Teatro Bello propone una celebrazione della vivacità intellettuale, della passione, del saper fare, della sensibilità di un universo femminile prezioso e autentico: da Elena Lucrezia Cornaro Pisapia, prima donna italiana laureata al mondo, ad Alda Merini, la poetessa dei Navigli, passando per l’iconica Frida Kahlo; da Anna Magnani a Oriana Fallaci; dall’indimenticata Mia Martini alla cantante e attivista argentina Mercedes Sosa; dalle madri coraggio dei desaparecidos del Sudamerica- le Madres de Plaza de Mayo- fino a Franca Rame, simbolo di impegno civico e vittima di una violenza che raccontò nel monologo “Lo stupro” del 1975.
E ancora: l’autrice María de Zayas, una delle rappresentanti del c.d. protofemminismo spagnolo, e la poetessa, autrice e docente Frances Ellen Watkins Harper, prima donna afroamericana a pubblicare un racconto breve, nonché influente abolizionista, suffragetta e riformatrice, che ha lavorato fattivamente alla ricerca di pari diritti, opportunità di lavoro e istruzione per le donne afroamericane.
Suggestioni e colori, inquietudine e bellezza, dramma e speranza si alternano nei brani di Battisti e De Gregori, Franco Califano e Pino Daniele, Ivano Fossati ed Enzo Jannacci. Note spesso affidate alla potenza della voce femminile (La nevicata del ’56, Padre davvero, E non finisce mica il cielo) o dalle donne ispirate (Sally, Anna verrà, Mimì sarà…)si intrecciano alle parole in un racconto sospeso tra registro lirico e militanza della memoria.
Lucia Vasini porterà sul palco il monologo “Lo Stupro” di Franca Rame, alcune poesie di Alda Merini e la sua rilettura di Vincenzina e la fabbrica di Jannacci e Beppe Viola, che cala l’ascoltatore nella Milano operaia e periferica, restituendo un ritratto di donna autentico e dolente.
Diplomata presso la scuola del Piccolo Teatro di Milano, ha studiato canto e recitazione con Linda Wise e seguito diversi stage con Judy Weston a Los Angeles.Ha lavorato con i grandi del teatro, da Dario Fo e Franca Rame, passando per Paolo Rossi, che per anni è stato suo compagno di vita e con il quale ha avviato un longevo e felice sodalizio artistico dalla fine degli anni Ottanta. Ha preso parte a diversi programmi televisivi (tra i quali "Su la testa!", "Proffimamente non stop", "Diego al 100%", "Colorado", "Blog", "Cantagiro" (1993) e a diverse produzioni cinematografiche, dal cult "Kamikazen - ultima notte a Milano" (1987), per la regia di Gabriele Salvatores, a"Il toro" di Carlo Mazzacurati (1994), fino al più recente “Evelyne tra le nuvole” (2023).
Note di donne note- La Musica d’Autore omaggia le donne è una sfilata di talenti femminili accomunati da un inestimabile fattore umano: donne che sognano, che creano, che lottano e che resistono, donne che si si fanno attrici del cambiamento sociale.
Quale tra queste storie di violenza e di dolore ma anche di riscatto, di queste parabole di libertà e emancipazione, da spettatrice, la colpisce di più?
Donne che sognano e creano, donne autonome che sono curiose e credono in ideali, donne consapevoli e coraggiose.
Ecco, forse, la parola più importante, quella che fa risuonare il mio cuore: coraggio.
Brecht ha scritto un monologo famoso, “Madre coraggio e i suoi figli”…questa è un’ epoca molto difficile dove le minoranze sono schiacciate e anche il pensiero femminile viene impunemente calpestato.
Oggi come non mai occorre lottare per la libertà di pensiero e per i diritti umani e io ho sempre creduto che saranno le donne a rendere questo mondo più bello e senza guerre.
Che ruolo avrà lei in scena? Cosa dobbiamo aspettarci?
Io non so cosa il pubblico dovrà aspettarsi da me in scena…
Credo in quello che diceva Peter Brook, lo spettacolo viene fatto al 50% dal pubblico e al 50% dall’attore.
Sicuramente la musica creerà magia e io cercherò parole, testi e modi per dialogare con essa, perché credo che la musica sia la forma di arte più alta.
“Se la musica è nutrimento dell’amore datemene in abbondanza”(Shakespeare).
Più che strettamente teatrale (lei stessa ha sottolineato più volte come Franca Rame e Dario Fo si siano posti lungo la scia della commedia dell’arte del ‘500) quella dei suoi due mentori è stata una rivoluzione culturale?
Esattamente, hanno sottolineato l’esistenza e l’importanza della cultura popolare, non più prerogativa esclusiva della classe dominante.
In “Mistero Buffo”è confluita anche una ricerca sui testi della letteratura medievale, nei quali c’è - a volte- una compresenza di sacro e comico.
C’è un saggio di Massimo Bonafin che indaga le intersezioni inattese, gli attraversamenti pericolosi, fra il comico, il sacro, l’osceno…lei come la pensa? La mente moderna ha creato delle scissioni astratte in zone che, in realtà, sono strettamente confinanti?
Credo che sia proprio così!!! E voglio leggere questo saggio che lei cita, molto interessante.
“Vi siete mai chiesti quante volte al giorno dite grazie?
Grazie per il sale, per la porta, per l’informazione. Grazie per il resto, per il pane, per il pacchetto di sigarette. Grazie di cortesia, quasi vuoti. Grazie a te. Grazie di tutto. Grazie infinite. Grazie mille. Grazie professionali: grazie per la sua risposta, il suo interessamento, la sua collaborazione. Vi siete mai chiesti quante volte nella vita avete detto grazie sul serio? Un vero grazie. A chi? All’insegnante che vi ha fatto amare i libri? Al ragazzo che è intervenuto il giorno in cui siete stati aggrediti per strada? Al medico che vi ha salvato la vita? Alla vita stessa?”
Questa è l’apertura de Le "Gratitudini", il romanzo di Delphine de Vigan, del quale sta portando in scena, insieme ad altri interpreti, l’adattamento teatrale. A chi (o a cosa) va il suo grazie più sentito?
Credo che questo spettacolo, “Le Gratitudini”, sia uno dei testi più utili in questo momento, sempre in un contesto dove il teatro svolge un ruolo importante nella società, è un teatro di utilità sociale.
Dire grazie ogni mattina per qualsiasi piccola cosa positiva della tua vita ti aiuta ad apprezzare le cose che hai.
Ti aiuta a stare nel momento presente e a vedere il bene
In fondo Calvino ne “Le città invisibili” scrive :
” … cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio …”
Grazie di questa intervista.
, il romanzo di Delphine de Vigan, del
