Intervista all'icona del jazz milanese Paolo Tomelleri, domenica 19 maggio al teatro Bello con "Jazz go to Europe"
Nerospinto ha incontrato Paolo Tomelleri, icona del jazz milanese e protagonista, in qualità di musicista e narratore storico, della rassegna I Grandi del jazz. Lo accompagneranno, sul palco del Teatro Bello, il 19 maggio, alle ore 17.00 , Emilio Soana alla tromba, Rudy Migliardi al trombone, Fabrizio Bernasconi al pianoforte, Marco Mistrangelo al contrabbasso, Tony Arco alla batteria, Irene Natale alla voce.
Lei è stato per oltre trent’anni il sassofonista e clarinettista di Jannacci. Che ricordo ha del cantautore milanese?
L’amicizia, storica, con Jannacci, ha preceduto la nostra collaborazione professionale, così come è accaduto anche con Gaber, con il quale ci conoscevamo fin da ragazzini. Sono stato l’arrangiatore di Jannacci per ben più di trent’anni. Ho fatto parte del gruppo “I Giullari” di Gaber dal 1973 al 1978, insieme abbiamo vissuto un’epoca di grande fermento musicale. Sia Gaber che Jannacci incidevano, inizialmente, per la Ricordi…
Che tipo era Luigi Tenco, all’epoca de I Cavalieri?
Un tipo strano, la sua partecipazione al gruppo era marginale, in particolare non voleva mai apparire nella pubblicità de I cavalieri, complici forse le resistenze della famiglia d’origine, che propendeva ad identificare la figura del musicista con quella del giullare…ma è una mia teoria, di cui non sono del tutto certo.
Dal 1993 ha condotto la Paolo Tomelleri Big Band, un’orchestra di ben 20 elementi . Qual è il vostro repertorio?
La Big Band era il mio giocattolo! Abbiamo ripercorso i brani più popolari del Jazz Americano, prediligendo quello degli anni trenta, il jazz classico…per intenderci il jazz delle grandi orchestre di 15/20 elementi dirette da Benny Goodman e da Artie Shaw. E’ stata una big band di stile Swing, con virtuosi quali Emilio Soana alla tromba, Rudy Migliardi al trombone, Alberto Buzzi e Carlo Bagnoli ai sassofoni, Sergio Farina alla chitarra e tanti altri… ricordo con piacere le esibizioni al Teatro Dal Verme di Milano, al Jazz Ascona, uno dei più importanti eventi mondiali dedicati al jazz e al New Orleans Beat, a La Salumeria della Musica…
Purtroppo poi ho dovuto sciogliere la big band…la sua gestione era diventata, dal punto di vista economico, troppo impegnativa…il Covid ci ha dato-come si dice- il colpo di grazia.

Tre voci femminili della scena jazz ( e dintorni) italiana, che ama particolarmente?
Sicuramente quella che stimo di più è Laura Fedele. In rete circola la notizia, erronea, che io sia stato il suo produttore, in realtà la nostra è stata unicamente una collaborazione “paritaria”, non l’ho scoperta né “lanciata”. Non voglio dare altri nomi per non fare torto a nessuna, c’è attualmente, in Italia, una grande fioritura di cantanti jazz estremamente qualificate. Ai tempi dei miei inizi, invece, qualche cantante di musica leggera (penso ad esempio alle brave Wilma De Angelis e Jula De Palma) faceva esclusivamente qualche “scappatina” nel jazz, qualche incursione.

Lei era presente, al Teatro Bello, alla proiezione del 2 maggio del 2021, del cortometraggio “Si troverà una sera”. Che ricordo ha di quella ripartenza?
E’ stato emozionante riprendere dopo la pausa forzata del Covid. Amo il Teatro Bello e credo che sia la dimensione ideale per accogliere concerti jazz! Il Teatro Bello è il luogo di elezione per il jazz, che attualmente non ha bisogno di grandi spazi (sarebbero inutili) ma di una dimensione raccolta che favorisca una fruizione intima e suggestiva.
L’appuntamento del 19 maggio con la mini-rassegna “I grandi del jazz” è dedicata al Jazz in Europa. Vuole darci qualche anticipazione sull’evento?
Si tratta della seconda data della mini rassegna “I grandi del jazz”, che ho voluto intitolare Jazz go to Europe. Si tratta di brani che ho attinto dalla tradizione della musica leggera, etnica, folklorica europea e che sono entrati a buon diritto nel repertorio jazzistico. Penso a Estate di Bruno Martino, a Les feuilles mortes (composto da Joseph Koosma su versi di Prèvert, per la colonna sonora del film Mentre Parigi Dorme del 1946 diretto da Marcel Carné, divenuto celebre nella versione di Yves Montand e trasformatosi velocemente in uno standard jazz), a Podmoskovnye večera, meglio conosciuta in Italia come Mezzanotte a Mosca… tutti brani che si prestano particolarmente ad una rilettura in chiave jazzistica.
Barbara Spadafora
