Intervista al cantautore calabrese Vincenzo Greco, in arte Evocante- "Brunori, conosciamoci!"
Nerospinto ha incontrato il cantautore e artista multimediale Vincenzo Greco, in arte Evocante, che presenta “ All’improvviso-Canzoni Lievi Videoracconto live” sabato 22 febbraio, con inizio alle ore 21.00, al Pentatonic Live Club di Roma (Via Oscar Sinigaglia).
All’improvviso- Canzoni Lievi (Dialettica Label- Tunecore- la Stanza Nascosta Records), quarto album in studio del cantautore, uscito in digitale e su supporto fisico lo scorso ottobre, viene presentato dal vivo nella modalità del videoracconto, anticipato da un dialogo moderato dalla giornalista Claudia Erba.
La chiacchierata con Claudia Erba- spiega Vincenzo Greco- ha l’intento di coinvolgere il pubblico in una vera e propria ricerca di consonanza in un clima colloquiale, quasi familiare, dove i temi del disco diventano un canale, quasi un pretesto, per un incontro personale, libero e aperto.
Il videoracconto, una delle forme espressive care a Vincenzo Greco/ Evocante, che è anche artista multimediale, promette di portare al calor bianco, in una autentica escalation emotiva, i temi già esplorati nell’album, con incursioni nel precedente lavoro “Siamo esseri emozionali” (Dialettica Label 2024), anticipazioni del prossimo disco e stralci dello spettacolo teatrale L’infinito fra le mani - Spettacolo su temi proposti da Franco Battiato.
Il titolo del videoracconto, che vuole essere, nelle parole di Greco, un terzo livello narrativo, ulteriore a quello della musica e delle parole, è “All’improvviso…tornerà la luce”, un accostamento dei titoli di due tracce dell’album che suona quasi come una salvifica chiusura del cerchio.
In sincrono con il videoracconto il concerto, che vede Vincenzo Greco (voce, basso, piano e synth) affiancato da Stefano Cozza (chitarra elettrica), da Roberto Leone (chitarra acustica e basso) e dal produttore Salvatore Papotto (basso).
E’ rimasto maggiormente sorpreso dall’accoglienza che “All’improvviso- Canzoni lievi”
ha avuto presso la critica specializzata o dal riscontro del pubblico?
Potrei dire entrambi. Ma direi una mezza verità. Perché in qualche modo che alla critica il mio disco potesse piacere me lo aspettavo, in quanto un critico, a meno che non sia in mala fede, va a vedere alcuni aspetti che so esserci nel disco, e cioè l’attenzione alle sonorità, il linguaggio utilizzato, sia musicale che letterario, la circolarità del disco in genere. Il mio è un disco molto circolare, con rimandi delle canzoni tra loro, con parti ben definite, e un finale orchestrale che chiude e contemporaneamente apre (e infatti si intitola Finale aperto), con uno sguardo al disco stesso e a quello che potrebbe seguirne.
Quello che mi aspettavo di meno è l’accoglienza del pubblico.
Perché ormai non si ascoltano più i dischi, tutti hanno fretta, altro da fare, non c’è più quell’attenzione dedicata ai dischi che c’era prima. E invece noto che questo disco è stato ascoltato veramente e ha raggiunto quello che mi ero prefisso: alleggerire, per quella mezz’ora, lo stato d’animo dell’ascoltatore, senza per forza passare da soluzioni superficiali ed estemporanee. Ecco, questa attenzione e questo far proprio il disco mi ha molto sorpreso. Qualcuno mi ha scritto raccontandomi le emozioni che ha provato, fino addirittura arrivare alla commozione. Che responsabilità!
Parliamo dell’appuntamento al Pentatonic…come è nata l’idea del videoracconto?
E’ la naturale prosecuzione non solo del disco, ma anche dello spettacolo teatrale “L’infinito fra le mani” che, incentrato sui temi proposti da Battiato, ho da poco rappresentato. C’è anche, infatti, una versione video, con la recitazione integrata nel video stesso, e la musica suonata dal vivo, che ho presentato in Sicilia, a Milo, proprio dove Battiato viveva.
Io da tempo, del resto, produco video, legando immagini e suoni. Ricordo quanto fu per me divertente, e formativo, raccontare, anche dal punto di vista sociale, una stagione calcistica trionfale (si parlava della squadra di calcio del mio paese di nascita, la Vibonese, in serie D) unendo al mio girato le mie musiche, nate ovviamente per tutt’altre finalità.
Il mio ultimo disco, parlando di oscurità e luce, molto si presta ad essere rappresentato proprio attraverso le immagini, e infatti il videoracconto si muove tra oscurità e buio anche stavolta con richiami, rimandi, chiusure e aperture in una circolarità artistica che è favorita persino dal fatto che il protagonista è il sole, dal suo sorgere al suo tramontare. Non è che per tutto il video compaia il sole, ma compare all’inizio e alla fine, e ogni tanto fa capolino tra le varie scene, facendoci ricordare che, anche nei momenti più bui, non bisogna perdere la convinzione che …all’improvviso tornerà la luce.
Consonanze e risonanze le sono particolarmente care, ci vuole illuminare su questi
concetti?
Entrambi i fenomeni hanno a che fare con l’armonia. La consonanza, tanto per fare un esempio, è lo stare armonico di una nota in un contesto dove non stona: io mi inserisco in un contesto di musica tonale, non amo la dodecafonia, e quindi credo che certe note possano stonare, a meno che non siano volutamente dissonanti, ma è un altro discorso. Anche una persona può sentirsi consonante: per esempio, io quando mi trovo nel posto dove sono nato mi sento perfettamente consonante con il tutto. E persino tra persone si può percepire una consonanza: quante volte tra amici, come con le persone a cui siamo sentimentalmente legate, sentiamo questa sensazione?
La risonanza è il prolungamento di una nota. Spesso io al pianoforte mi dedico alla risonanze delle note per un mio pacere personale, perché quelle vibrazioni sento che mi entrano dentro, dandomi qualcosa di bello e di armonioso. Anche questo lo devo a Battiato, che in molte sue opere, molto poco conosciute, ha studiato il fenomeno della risonanza.
Ecco, tanto per tornare agli esempi di prima, quando stiamo bene in un posto siamo risonanza di quel posto: io stesso, davanti il “mio” mare, mi sento come un prolungamento di quel mare. O forse è il mare che si prolunga dentro di me, come avviene proprio nella risonanza, che sdoppia e triplica le note.
Perché questo fenomeno acustico avvenga, ci vuole del tempo, la nota deve avere bisogno di tempo per prolungarsi. Come noi abbiamo bisogno di tempo per percepire l’effetto risonante di noi stessi o di quel che ci circonda. E quello che vedo sempre più messo in pericolo, in questi tempi così affrettati e affannati, è proprio il concetto di tempo necessario. Oggi hanno tutti fretta e si pretendono risposte istantanee.
Che progetti ha in cantiere?
Ad aprile uscirà per le edizioni Arcana il mio nuovo libro “Il tempo moderno e i suoi inganni. Riflessioni critiche in musica: Ferretti, De André, Battiato, Waters”. Un libro coraggioso, molto rischioso, forse la cosa più rischiosa da me fatta, insieme allo spettacolo teatrale sui temi proposti da Battiato.
Questo libro non è una cosa a se stante ma prosegue il discorso iniziato con le mie opere precedenti: facendomi aiutare e guidare dai quattro autori citati, rifletto su cosa l’idolatria per il moderno ha prodotto, e soprattutto dove le nostre vite, personali e collettive, si stanno dirigendo, ora che si parla sempre più (a volte a sproposito) di intelligenza e creatività artificiale e sta delineandosi in modo sempre più dettagliato quella società del controllo di cui ci parlarono in tanti, da Orwell a Pasolini a Marcuse. Il libro, pur avendo un taglio filosofico, è comunque leggero, nessuno pensi a un mattone indigesto: sempre di musica si parla, e di noi stessi.
Poi ho un progetto musicale in realtà già registrato, un disco strumentale, molto vicino alla musica classica, intitolato “A quiet day” (è la prima, e forse l’ultima volta, che utilizzo un titolo in inglese, e anche i titoli dei brani lo sono, ma c’è una ragione concettuale, che a suo tempo dirò, non è un vezzo esterofilo che non mi appartiene affatto). E’ diviso in sei parti dedicate ognuna a un momento distinto della giornata, dall’alba alla notte. Anche in questo lavoro, c’è molta circolarità e molta quiete, spero trasmetta serenità. E’ possibile che ricavi un video pure da questo disco, anche perché sarei già a buon punto, visto che nel videoracconto di cui abbiamo parlato ci sono ben due momenti presi proprio da questo nuovo progetto (Sunshine e Sunset).
C’è poi un terzo progetto al quale sto pure lavorando, il rifacimento del mio primo disco, Di questi tempi, sia negli arrangiamenti che nella scaletta: ci saranno brani nuovi, mentre quelli poco inerenti il tema saranno messi da parte. Sto ancora nella fase iniziale, quella della scelta dei suoni: ora come ora, posso dirti che sarà un disco molto diverso dalle sonorità lievi di “All’improvviso” e diverso pure dalle sonorità alternative rock del disco originale che vuole rifare: sto sperimentando nuove sonorità, ogni tanto mia moglie, che ascolta da una stanza all’altra le mie estenuanti ricerche di sonorità (io faccio molta preproduzione a casa) mi dice “ma stai facendo una cosa da discoteca?”. La techno, utilizzata in un certo modo, effettivamente mi affascina.
Si è appena concluso Sanremo, il suo personale podio?
Facciamo come a Sanremo, mantenendo una suspence.
Terzo posto Fedez, mi ha stupito molto il fatto che mi sia piaciuto (di solito, proprio non mi piace). Il suo brano parla di cose serie, di psicofarmaci e di ansia. Lo ha fatto con misura, persino gli occhi sgranati facevano parte della scena e quindi non era una soluzione solamente spettacolare e fine a se stessa.
Secondo posto, Brunori. Per l’umiltà e la simpatia. E per il brano, che non è il mio preferito della sua produzione (il suo Kurt Cobain a me smuove molto, e poi tutto il disco A casa tutto bene), ma è comunque bello e di livello. E non furbo o ammiccante: il rischio, dato il tema della dedica alla figlia, c’era. E poi Dario è calabrese come me, anche se lui ha la fortuna di viverci, in Calabria, mentre io vivo lontano, e ogni volta che ci torno già sto male dopo le primissime ore di pura euforia, perché i giorni passati sono sempre pochissimi: è una questione, dicevo, di consonanza. Mi piacerebbe parlarne con lui: anzi, approfitto dell’occasione per un appello, che solo così, data la mia riservatezza e timidezza, posso fare: conosciamoci, ma non per motivi musicali, ma per motivi, appunto, di consonanza territoriale.
Primo posto Lucio Corsi, per la freschezza e per tutta la gavetta che ha fatto: è un musicista vero, non è un prodotto artefatto. Ha punti di riferimento importanti, ma non si limita a scopiazzarli, casomai li cita, ma si vede che ha una sua strada artistica.
Riferimenti Utili
Sito: https://www.vincenzogrecoevocante.it/
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