Io, Anna Kuliscioff.
Alle spalle della Pinacoteca di Brera, intorno al battito artistico della città, avvolto nei misteri dei flussi artistici, di cui con un po' d'attenzione puoi sentirne il profumo, esplode e si innalza dal Palazzo Moriggia la storia di una donna dalla vita eroica, che ha il potere in questo marzo 2025 di farti sentire vividamente la durezza del pellame delle sue scarpe.
Nel centenario della sua scomparsa, la Fondazione Anna Kuliscioff voluta fortemente da Giulio Polotti, politico italiano nel Partito Socialista noto ai meneghini come "il sindaco d'agosto", e dal Comitato Promotore per le Celebrazioni del Centenario della morte di Anna Kuliscioff è allestita fino al 30.03 nella Sala Vetri Io, Anna Kuliscioff.
Inizialmente prevista fino al 15 Marzo è stata prolungata fino alla fine del mese.
Nel percorso creato nella Sala Vetri, dall'alto la luce di primavera irradia la documentazione fornita dalla Fondazione per illustrare e così tramandare la memoria di Anna Kuliscioff, donna che ha fatto della lotta per l'uguaglianza, la sua ragione di vita. Sono ripercorse le tappe fondamentali della sua vita e il gran pregio dell' esposizione è aver saputo creare una forte sinergia tra narrazione e documentazione a supporto, tale da testimoniare l'evidenza dell'infaticabile lavoro di coerenza della sua vita coi suoi valori.
E' un'esposizione di valori umani, ardente lotta per il diritto all'uguaglianza, alla salute, al lavoro di una donna e poi medica dal carattere straordinario.

Figura emblematica della lotta per i diritti della donna e per una reale parità fuori e dentro la famiglia, argomenti trattati nel suo "Monopolio dell'uomo", ed esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, Anna Kuliscioff nasce in Crimea intorno al 1855 da una famiglia di commercianti ebrei. Vive segnata da una formazione culturale elevata che la porta a desiderare di voler continuare gli studi. Per questa ragione si trasferisce a Zurigo iscrivendosi al Politecnico -Dipartimento di Scienze esatte- che con lei iscrive per la prima volta una donna.
Richiamata in patria dallo Zar insieme a tutti gli studenti all'estero, in una protesta in piazza strappa il suo libretto universitario, atto fortissimo e dimostrativo di quanto i suoi sforzi premiati all'estero valessero nulla nella sua patria, poiché donna.
Dal primo passo nello spazio espositivo ci si rende conto immediatamente di stare per valicare una sottilissima linea temporale che ha il potere di non portarti mai in un tempo sconosciuto, poiché quello che vedi, leggi e senti è terribilmente attuale, urgente e aderente alla vita di tutto quanto il nostro tempo.
E così tutto quello che gira intorno a te lo fa in una danza di modernità direttamente chiamata dagli ultimi anni del 1800.
La vita della Dott.ssa Kuliscioff è costellata da lotte private e pubbliche. E' ancora più nelle lotte private che si riconosce il potere della coerenza di pensiero ed azione della donna Kuliscioff. Una vita vissuta sotto la spinta di un bisogno primario: essere riconosciuta in quanto essere umano, in grado di "servire" la comunità mondo con tutta la sua lealtà, passione e forze riunite.
E' consapevole di questo che lotta prima contro il governo in Russia che dovrà lasciare, poiché ricercata dalla polizia, rifugiandosi prima in Svizzera dove conoscerà Andrea Costa, esule, anarchico, populista col quale inizierà a viaggiare in Svizzera, Italia e Francia dove conoscerà la prigione. Rilasciata, verrà in Italia a Firenze dove sarà arrestata 2 giorni dopo il suo arrivo. Nel processo si dichiarerà "nubile, benestante, socialista ma non internazionalista, venuta a Firenze per frequentare l’Università […]" . Dopo quasi due anni di prigionia viene rilasciata ed espulsa dal paese. Dalla relazione con Costa nascerà Andreina ed è da quel momento che la sua lotta pubblica investirà fortemente la sfera privata. La mentalità maschilista di Andrea Costa la relega all'unico ruolo di madre non vedendola ormai più come compagna di lotta, così mandando in frantumi il desiderio di lei di un rapporto paritario.
Il coraggio e l'orgoglio prima, la determinazione poi o forse un contemporaneo mix delle sue forze identitarie fanno ancora una volta scegliere ad Anna l'amore per sé e l'ardente voglia di ritornare agli studi. Parte per la Svizzera, tornerà in Italia dove tenterà di iscriversi all'Università prima a Milano poi a Pavia ma riuscirà a farlo solo a Napoli dove si laureerà in Medicina, riuscendo così a collaborare con esponenti del settore scientifico del calibro di Camillo Golgi, futuro premio Nobel per la medicina.
Ed è a Napoli che incontra Filippo Turati per la prima volta e col quale inizia una relazione che dura tutta la vita.
Con la sua tesi di laurea sulle febbri puerperali contribuisce ad aprire la strada a scoperte che salveranno milioni di donne.

Il suo impegno instancabile come medica e la sua costante attenzione alla condizione femminile e alla lotta per l'ottenimento dei diritti contro le discriminazioni le farà scrivere: "la questione della donna non è una questione di etica né di questa o quella forma matrimoniale, ma è puramente una questione economica".
Ed è anche qui che riflessa sui vetri degli espositori la vita sospende il respiro perché potrai riconoscere l'esatta aderenza di un tempo andato con uno presente. Il Gender Gap nel 1890. Sei nel 1890, in quella conferenza, su quelle righe e non sai come strappare a quell'età quella donna dalla straordinaria personalità di cui avresti tanto bisogno nei tuoi giorni di questo Marzo 2025.
Ti risuonerà così forte che potrai sentire il caldo abbraccio di una instancabile donna che ha sorretto prima di te quella tua stessa dura lotta. Il caldo abbraccio di chi da lontano non ti fa sentir sola e ti affianca in questa modernità.
E' all'intera società che l'esposizione della mostra di Anna Kuliscioff grida modernità dal lontano fine '800.

Nei pochi metri quadrati a disposizione si riassume in modo emozionante la vita di una eroina di cui tanto avremmo bisogno nei nostri giorni.
Approfittate delle ultime ora di esposizione per lasciarvi ispirare dalla incomparabile vita di Anna Kuliscioff, a cui il paese Italia deve un gigantesco grazie.
Redazione e testo a cura di Maria Michela Gentile
