Jay Wolke e gli USA degli anni Ottanta
Jay Wolke è un fotografo di Chicago. Insegna presso l’Art and Design Department del Columbia College, sempre a Chicago. Il suo nome potrebbe non essere noto a molti, eppure troviamo le sue opere nei musei di tutto il mondo, persino nelle collezioni permanenti del MoMa di New York e di San Francisco, dell’Art Instituto of Chicago e del Whitney Museum of American Art.
La sua opera fotografica racconta gli Stati Uniti d’America, e non solo. In particolare si concentra sulla vita all’interno di alcune delle comunità più peculiari degli States. Ha pubblicato quattro grandi monografie sul tema. La prima è stata pubblicata dall’Art Institute of Chicago nel 1998 e si intitola “All Around the House: Photographs of American-Jewish Communal Life”. Gli ebrei americani, le loro comunità e la loro vita quotidiana sono i protagonisti assoluti di questi scatti. Nel 2004 è uscita una seconda monografia, ovvero “Along the Divide: Photographs of the Dan Ryan Expressway” tutta incentrata sul tessuto urbano americano e le grandi vie di comunicazione. Nel 2011 viene dato alle stampe “Architecture of Resignation: Photographs from the Mezzogiorno” una monografia dedicata al sud Italia. Nel 2017 ha pubblicato una quarta raccolta, ovvero “Same Dream Another Time”, con l’editore Kehrer Verlag.
Quest’ultima è stata molto apprezzata dal pubblico e dalla critica, perché è una testimonianza veramente unica della vita negli Stati Uniti tra anni Ottanta e Novanta. In quel periodo Jay Wolke si muoveva per l’America, soffermandosi soprattutto nelle grandi capitali del gioco americane, ovvero Atlantic City nel New Jersey, Las Vegas e Reno nel Nevada. Questi luogo sono stati rappresentate infinite volte dall’arte e della letteratura, spesso anche in chiave ironica, se non proprio cinica e disincantata. L’immagine caratteristica di certi luoghi è molto spesso grottesca, deformata, kitsch. Per Jay Wolke non è così. Ritrae soggetti che hanno una grande dignità. Ognuno ha una sua storia e una sua aurea. Il mondo di coloro che lavorano nei casinò e nel loro indotto è vario e sorprendente. Le grandi città di svaghi, di luci, di giochi e di colori sono tenute in piedi da lavoratori instancabili, di ogni tipo. Vediamo operai e autisti, baristi, facchini e cameriere. Ci sono anche reginette di bellezza, croupier, poliziotti. L’attività è continua, l’industria del divertimento non si ferma mai, eppure i personaggi da Jay Wolke sembrano prendersi momenti di pausa, come fossero fuori dal tempo.

I ritratti che se ne ricavano sono di grande valore artistico e un grande documento storico. Raccontano un microcosmo caratteristico di un certo periodo storico, che tuttavia ha qualcosa di eterno. D’altronde la cultura del gioco evolve continuamente, a seconda dei contesti e delle innovazioni tecnologiche. Negli anni Ottanta una città come Las Vegas rappresentava un unicum, un simbolo del sogno americano, in tutte le sue contraddizioni. Oggi le cose stanno cambiando moltissimo in questo settore perché le grandi piattaforme del gioco online, come PokerStars Casino, hanno dato una nuova dimensione al casinò. Anche la città inizia quindi a mutare. Las Vegas resta sempre una città piena di vita, di luci e di musica, ma l’atmosfera degli anni Ottanta sembra per molti versi non aver avuto eguali. Queste foto ci riportano a vivere momenti di un’epoca iconica per gli Stati Uniti d’America e per tutta la cultura occidentale del grande “benessere”.
Jay Wolke ha da sempre coltivato con molta dedizione la sua passione per la fotografia. Si è laureato in Incisione e Illustrazione all’Università di Washington e ha ottenuto un Master in Fotografia presso l’istituto di Design dell’Illinois Institute of Technology. A partire dal 1981 ha iniziato a lavorare come professore. Nel 1999 ha ricoperto il ruolo di Head of Art and Graduate Studies allo Studio Art College International di Firenze. Il suo legame con l’Italia è molto forte ed è stato testimoniato in molte differenti circostanze.
Il suo talento e la sua maestria hanno ricevuto numerosi riconoscimenti in ambito internazionale, come quello ricevuto dal National Endowment for the Arts dell’Illinois Arts Council, o come i premi della Ruttenberg Art Foundation e del Focus Infinity Fund.
Beniamino Strani
Mi chiamo Beniamino Strani, ho 24 anni e sono laureato in ‘Scienze dell’Informazione: Comunicazione Pubblica e Tecniche Giornalistiche’. Ho poi ottenuto un Master in ‘Critica Musicale’. Amo ogni forma di comunicazione e tra un articolo e un altro, pubblico delle poesie su un blog.
Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
