Eterno e visione
Una mostra alle Gallerie d’Italia racconta Roma e Milano tra Neoclassicismo e età napoleonica
Dal 28 novembre 2025 al 6 aprile 2026 le Gallerie d’Italia di Milano ospitano “Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo”, un progetto espositivo di grande rilevanza culturale che indaga uno dei momenti più intensi e contraddittori della cultura europea tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento. Curata da Francesco Leone, Elena Lissoni e Fernando Mazzocca, la mostra attraversa l’età napoleonica mettendo in dialogo due città-cardine dell’immaginario artistico e politico del tempo. Roma e Milano emergono come luoghi complementari di elaborazione del linguaggio neoclassico, dove il confronto con l’antico non si traduce in mera imitazione, ma diventa strumento per ripensare i modelli estetici, politici e culturali del tempo.
Il Cavallo Colossale di Canova: manifesto del sogno neoclassico
Il percorso espositivo si apre con un’opera dal forte impatto visivo e simbolico: il Cavallo Colossale di Antonio Canova, monumentale scultura in gesso dipinto a finto bronzo dallo stesso scultore. Pensato inizialmente come parte di un monumento equestre dedicato a Napoleone, il cavallo fu successivamente riutilizzato per progetti celebrativi destinati ai Borbone, Carlo III e Ferdinando I. La sua storia, segnata da smembramenti e oblio, sezionato negli anni Sessanta del Novecento e a lungo dimenticato nei depositi del Museo Civico di Bassano del Grappa, riflette emblematicamente le sorti dell’arte neoclassica stessa. Oggi il Cavallo Colossale riemerge nella sua integrità grazie a un eccezionale intervento di restauro promosso da Intesa Sanpaolo nell’ambito del progetto Restituzioni. Un video accompagna il visitatore, documentando il complesso lavoro tecnico e scientifico che ha reso possibile il recupero di questo autentico manifesto dell’ambizione monumentale neoclassica.

Attorno al capolavoro canoviano si sviluppa una riflessione sulla tradizione del monumento equestre, uno dei generi più carichi di significati politici e simbolici della storia dell’arte. Canova guardava ai modelli dell’antica Roma e alla grande tradizione rinascimentale italiana, da Donatello a Leonardo, fino a Bernini. Non a caso, infatti, nello stesso spazio è esposta la celebre Testa Carafa di Donatello, testa di cavallo in bronzo proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che stabilisce un dialogo diretto tra Rinascimento e Neoclassicismo, tra memoria storica e reinvenzione moderna.
Roma e Milano nell’età napoleonica
Il cuore della mostra è il confronto tra Roma e Milano in uno dei passaggi più decisivi della storia italiana ed europea. Tra il 1796 e il 1814, con l’arrivo di Napoleone e la nascita della Repubblica Cisalpina, della Repubblica Italiana e infine del Regno d’Italia, la Penisola viene attraversata da profonde trasformazioni politiche, sociali e culturali.
In questo scenario, Roma riafferma il suo ruolo di capitale delle arti, meta imprescindibile per gli allievi delle accademie europee e luogo privilegiato del confronto con l’antico. Milano, al contrario, si afferma come capitale politica e amministrativa, dove il classicismo si traduce in un linguaggio civile, legato alle nuove istituzioni e alla costruzione di una modernità urbana. Due modelli differenti ma strettamente interconnessi, uniti dall’esigenza di fondare il presente su un’eredità condivisa.

Questa dialettica si riflette con forza nelle immagini urbane delle due città. Le celebri Vedute di Roma di Giovanni Battista Piranesi fissano per l’Europa un’immagine potente della città eterna, sospesa tra rovina, grandezza e tensione al sublime. A esse fanno eco le Vedute di Milano di Domenico Aspari, incisore e docente all’Accademia di Brera, che restituiscono il volto di una città in profondo mutamento. Ridisegnata dagli interventi di Giuseppe Piermarini, dal Teatro alla Scala al Palazzo Reale, Milano appare come un organismo urbano in trasformazione, caratterizzato da nuovi equilibri architettonici e spaziali. Capitale prima della Repubblica Cisalpina e poi del Regno d’Italia, conosce una crescita rapida, supera Roma per dimensioni e aspirazioni e si misura con le principali capitali europee, affermandosi come centro propulsore della vita artistica, urbana e civile del Paese.
Dal disegno al progetto nazionale
Nel dialogo tra Roma e Milano il disegno assume un ruolo centrale, non solo come pratica formativa, ma come vero e proprio luogo della sperimentazione intellettuale. Artisti come Luigi Sabatelli, Bartolomeo Pinelli, Tommaso Minardi, Pelagio Palagi e Francesco Hayez si muovono tra le due città confrontandosi con l'eredità di Michelangelo, Dante e della tragedia antica. A Roma confluiscono gli allievi delle accademie del Regno Italico, chiamati a perfezionarsi all'Accademia d’Italia voluta da Canova; a Milano, invece, il classicismo si apre a nuovi linguaggi con una sensibilità più moderna e narrativa.

In questo contesto emerge la figura di Giuseppe Bossi, grande protagonista del Neoclassicismo italiano. Pittore, teorico, collezionista e fondatore della Pinacoteca di Brera, Bossi incarna l’anima più riflessiva e filosofica del movimento. Amico e collaboratore di Canova, esplora il sublime attraverso soggetti tratti dalla storia e dalla tragedia antica, dando forma ad allegorie civili e monumentali cartoni preparatori, molti dei quali resteranno incompiuti. Opere come L’ultima scena dell’Edipo Re o la Sepoltura delle ceneri di Temistocle testimoniano una concezione dell’arte come strumento educativo e morale, capace di immaginare un’Italia moderna profondamente radicata nel suo passato classico.
L’immagine simbolica dell’Italia tra mito e politica
Uno dei nuclei più significativi della mostra è la riflessione sulla costruzione di un’immagine simbolica dell’Italia, intesa come progetto politico e ideale prima ancora che come realtà nazionale. Emblematico è il monumentale dipinto di Giuseppe Bossi, La Riconoscenza della Repubblica Italiana a Napoleone, conservato nel Salone Napoleonico dell’Accademia di Brera. Oggi non più trasportabile per le sue imponenti dimensioni e la sua fragilità, l’opera è evocata nel percorso espositivo attraverso una riproduzione fotografica, che ne restituisce il rilevante valore storico e simbolico.
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L’opera celebra Napoleone come sovrano ieratico accanto alla personificazione allegorica della Repubblica Italiana, raffigurata con il capo cinto di torri e l’ulivo della pace. Presentata con grande successo a Brera nel 1802, l’immagine divenne un potente manifesto delle ambizioni politiche e culturali dell’Italia napoleonica, anticipando l’iconografia risorgimentale. Quest'opera dialoga idealmente con l’Italia piangente del monumento funerario di Vittorio Alfieri scolpito da Canova in Santa Croce, rappresentato attraverso gli studi preparatori dell’artista.
Napoleone Re d’Italia

Molto interessante è lo spazio dedicato all’incoronazione di Napoleone a Re d’Italia, celebrata il 26 maggio 1805 nel Duomo di Milano. In mostra sono esposti gli Onori d’Italia: la corona, lo scettro, la mano di giustizia e il magnifico mantello verde, restaurati da Intesa Sanpaolo e restituiti al loro splendore cerimoniale.
I ritratti ufficiali di Andrea Appiani e François Gérard fissano l’immagine del sovrano e dei suoi familiari, unendo celebrazione del potere, simbolismo politico e una sottile introspezione psicologica, restituendo la complessità di una figura che seppe usare l’arte come strumento di legittimazione e propaganda.
Il Foro Bonaparte: l’utopia di una nuova Roma
Il percorso si chiude idealmente con una grande utopia urbana: il progetto del Foro Bonaparte, concepito nel 1801 da Giovanni Antonio Antolini. Questa immensa piazza circolare, mai realizzata, si ispirava ai modelli dell’antichità e avrebbe dovuto trasformare Milano in una nuova Roma moderna, dotata di edifici pubblici, botteghe, terme, un teatro e un Pantheon laico.

Le straordinarie tavole conservate alla Bibliothèque nationale de France, esposte qui per la prima volta, raccontano un sogno di ordine, razionalità e memoria civica, simbolo delle ambizioni di una città che immaginava se stessa come capitale di una modernità fondata sul mito dell’antico.
Oltre la mostra: le Gallerie d’Italia
La visita a Eterno e visione è anche l’occasione per riscoprire le Gallerie d’Italia nella loro interezza: salite le monumentali scale marmoree, raggiungete il piano nobile e lasciatevi sorprendere dalle sale affrescate, dai fregi e dalle decorazioni che evocano le fastose dimore storiche, fino alla collezione permanente, dove arte antica e moderna dialogano in modo continuo.
La mostra temporanea si inserisce con naturale coerenza nel percorso delle Gallerie, proponendo un itinerario che non si limita a raccontare il Neoclassicismo, ma invita a riflettere su come, nei momenti di svolta storica, la memoria possa farsi progetto e il sogno dell’antico trasformarsi in idea di modernità.
Informazioni utili
Mostra: Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo
Sede: Gallerie d’Italia – Milano (Museo di Intesa Sanpaolo)
Date: 28 novembre 2025 – 6 aprile 2026
Info e prenotazioni: www.gallerieditalia.com
Foto allestimento a cura di Maria Parmigiani
Articolo a cura di Anna Olivo
