A Parma, al Teatro al Parco (Parco Ducale, 1), andrà in scena l'undici gennaio, ore 18.00, il debutto nazionale dello spettacolo teatrale"TOMBOLA! Una questione di numeri", di e con Ilaria Margherita Pastore e Tiziana Francesca Vaccaro, per la regia di Tommaso Franchin.
Lo spettacolo, una produzione Solares Fondazione delle Arti – Teatro delle Briciole e Sciara Progetti, con il contributo di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna e Comune di Parma è un viaggio tra teatro e musica che intreccia vita, arte e gioco, per scoprire quanto è importante ridere dei nostri insuccessi e celebrare le piccole vittorie, abbracciando l'imprevedibile cammino della nostra esistenza.
Nerospinto ha raggiunto l'eclettica Ilaria Pastore, in viaggio per Parma.
Quanto è importante per lei fare Tombola nella vita?
Per quanto mi riguarda, il significato del "Fare Tombola nella vita" è in continua evoluzione. Bisogna sempre fare un check sul significato attuale rispetto a chi si diventa, a come ci si evolve e allo sguardo che si ha sulle cose. Oggi, per me, fare tombola può significare solo una cosa: combaciare con me stessa. Essere senza fare, sentirmi, andare verso la me al di là dei ruoli, in alcuni momenti anche al di là dell'arte, perché sto davvero capendo quanto possa essere pericoloso identificarsi in ciò che si fa e non in ciò che si è.
Come è avvenuto l’incontro artistico con l’autrice e attrice Tiziana Francesca Vaccaro e che cosa vi
accomuna?
L'incontro è avvenuto all'interno delle mie lezioni di musica dedicate ai neonati: Tiziana frequentava insieme a suo figlio Teo, allora di pochi mesi.
E' stato un incontro legato all'uso della voce, agli sguardi, alla comunicazione non verbale. E da lì ci siamo raccontate, scoperte, sia umanamente che artisticamente accorgendoci di essere legate a temi molto affini riguardanti la vita, la socialità, l'indagine e anche l'ironia. In modo molto spontaneo ci siamo dette: "Ma se creassimo qualcosa insieme?" e da lì, ogni giorno, abbiamo messo giù un mattoncino di idee, fino ad arrivare ad immaginare un vero e proprio progetto che potesse portare il pubblico sul palco con noi, in un percorso fatto di scambi, di sguardi sui temi fondamentali della vita attraverso le risate, le lacrime e...una partita a Tombola!
I singoli “Un bacio sulla fronte” e “La sufficienza”, contenuti nell’album “Stato di Grazia” , fanno
parte dello spettacolo teatrale Tombola! Una questione di numeri, del quale condividono lo spirito.
Può darci qualche altra anticipazione sulla parte prettamente musicale dello spettacolo?
In questo spettacolo la musica è un pò la mano tesa che accompagna tutti, anche noi due, in questa passeggiata che vede l'alternarsi del gioco, di personaggi, storie, domande, suggestioni. Ci sono canzoni ed interventi di teatro musica, jingle, parole ironiche e provocatorie, c'è un blues che lega l'argomento della morte all'ironia e tanti spunti d'autore, momenti estemporanei. Le musiche sono state pensate per essere un naturale proseguimento del testo e anzi, talvolta, hanno dato il via al testo stesso. Ho scritto cercando una chiave che potesse essere Pop nel senso più positivo del termine: musiche che possano essere irresistibili da cantare, ricordare, vivere, intervallate a canzoni d'ascolto dalla struttura tutt'altro che canonica, ma sempre legate ad immagini universali. In ogni caso, le parole sono state scelte con cura, aspetto che amo in modo viscerale e che mi aiuta spesso a capire ancora meglio cosa voglio raccontare davvero.
Negli anni ha sempre affiancato al lavoro in studio una intensa attività live, nel territorio nazionale e
in Europa, toccando anche il Messico. Attualmente, però, la situazione italiana non sembra rosea:
tour “faraonici” derubricati a showcase aziendali, sold-out costruiti a tavolino con biglietti
venduti a cifre irrisorie o addirittura regalati, concerti cancellati… Lei cosa ne pensa?
Io ho avuto la fortuna di suonare tantissimo in un periodo in cui la diffusione della musica dal vivo e, in particolare, di un progetto di musica originali, era qualcosa di importante per tutti: per il cantautore, per la gente e per i locali. Ho vissuto pienamente una fase live dove non c'era nemmeno l'ombra dell'impossibilità di suonare in giro se proponevi cose di qualità ed è stato stupendo, nutriente, mi ha dato modo di conoscere, vedere, fare. Oggi è tutto diverso e lo sappiamo, ma ci sono modi di restare vicini alla buona musica e i mezzi per scovare realtà che possano avvicinarsi all'aspetto davvero culturale del fare musica, dell'ascoltarla, del proporla.
Il problema grande, a mio avviso, è economico: i costi che i locali devono sostenere per poter proporre musica sono vergognosi e i concerti costano ormai tantissimo.
Per una famiglia media, partecipare tutti insieme ad un concerto è ormai un lusso.
Per un piccolo locale, proporre live di ascolto, è ormai un lusso.
E questo significa che la cultura, l'intrattenimento, stanno diventando cose per pochi.
Questo non può che andare a colpire poi tutta la catena organizzativa, anche a livelli più alti, dove la visibilità social, gli ascolti in stream dettano le regole, più del contenuto musicale.
E' un momento particolarmente distopico dove ci siamo allontanati dalle cose toccate con mano, da un ascolto che possa scuoterci anche perché fatto a mano.
Crediamo solo ai numeri e proprio questo è uno dei ragionamenti che ha fatto allarmare me e Tiziana e ci ha spinte ad indagare usando la Tombola come giocoso pretesto per affondare in una questione ormai tragica che riguarda la nostra qualità della vita.
Lei è compositrice, chitarrista, cantante, attrice teatrale (oltre che insegnante ed educatrice
musicale…) qual è il trait d’union tra queste diverse declinazioni del suo operato artistico?
Sono tante cose, sì, nella vita ho sempre lavorato sodo per intraprendere diverse strade, ma non sono un'attrice teatrale perché faccio parte di un progetto teatrale. Mi piace performare, mettere a disposizione quello che posso dare perché, in effetti, racchiudo tante piccole cose e mi piace esprimermi in più modi. Sicuramente il trait d'union è la voce, sono le parole, sono i racconti e la passione verso la possibilità di creare un ponte con le persone in modo tale che possano riconoscersi in un mio sguardo, in qualcosa che posso cantare, suonare, scrivere. E' un modo di stare al mondo.
Il brano che consiglierebbe di ascoltare a chi volesse approcciarsi al suo repertorio?
Oggi consiglierei di ascoltare a volume molto alto "Sì, lo voglio".
La canzone che vorrebbe aver scritto lei?
"Perth" di Bon Iver.
Stiamo per essere “investiti” dal Festival Di Sanremo. Chi vorrebbe vedere su quel palco?
Nessuno degli artisti che seguo e stimo e che, probabilmente per scelta o forse no, non ci sono ancora andati.
Perché noto che ormai, passare da Sanremo, significa spesso doversi piegare alla richiesta televisiva e di prodotto, rinunciando di molto alla propria natura artistica.
Questo fa male. In rarissimi casi questo non è accaduto (Tosca è un esempio bellissimo di coerenza e risalita grazie a Sanremo).
Sanremo ai miei occhi ha perso da tempo tutta quell'aura di personalità e qualità che mi teneva incollata anni fa.
Oggi purtroppo è evidente che dal cercare di fornire un servizio culturale si sia passati alla realizzazione di prodotti di solo intrattenimento.
E attenzione, non ho nulla contro l'intrattenimento che nella vita è fondamentale, ma lo è anche la cultura, il contenuto di spessore.
Margherita Vicario, Veronica Marchi, la Nina, Sara Fine, sono alcuni nomi femminili che stimo e che fanno musica di spessore, portano avanti progetti incredibili. Se restare come sono significa evitare Sanremo...va bene così. Se passare di lì significa divulgare invece un'identità integra allora spalancate le porte!
Tre buone ragioni per assistere al debutto nazionale di Tombola! Una questione di numeri?
- E' un'esperienza inaspettata, con angoli di imprevedibilità che riguardano tutti.
- E' coinvolgente, divertente, commovente.
- E' uno spettacolo intelligente.