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Como città per la Moda.
Como città della Seta.
Como città delle Eccellenze.
Nata e cresciuta in una realtà familiare imprenditoriale tessile, conosco da vicino il valore
del patrimonio tessile comasco. Sin da piccola ho respirato nell’azienda di famiglia la
creatività e l’amore per la seta…Un mondo straordinario che ancora oggi eccelle nel
mondo…
Un patrimonio da preservare e da far conoscere alle generazioni. Una tradizione che deve
far pensare a Como città della Moda per la sua storia nella lavorazione della seta…
Nasce così la mostra “Silk Reloaded”, un evento multimediale e interattivo che Como
presenta alla città dal 7 dicembre 2013 al 6 gennaio 2014.
Un’esperienza polisensoriale che accompagnerà il pubblico in un
viaggio nel mondo tessile, tra passato, presente e futuro, per riscoprire la bellezza e il
fascino di professioni e realtà del mondo della moda, dell’innovazione e della ricerca.
A caratterizzare l’evento sarà una scenografia emozionale, un vero e proprio show multimediale con giochi grafici e animazioni e con particolari effetti di luci e colonna sonora. Attraverso flashback e salti temporali nel futuro ancora da immaginare, i visitatori percorreranno un viaggio che dalla tradizione dell’antica lavorazione della seta si snoda attraverso l’attualità delle aziende tessili comasche, il glamour della moda, l’avanguardia della tecnologia, con uno sguardo anche alla ricerca rivolta all’ecosostenibilità. Il pubblico sarà invitato a interagire con alcuni oggetti in mostra, antichi e contemporanei: pezzi unici provenienti dal Museo Didattico della Seta di Como, tessuti forniti dalle aziende comasche, stampanti ink jet e 3D.
La creatività e l’originalità di Silk Reloaded ha coinvolto direttamente gli insegnanti e studenti dell’ISIS Setificio, e fa perno sul patrimonio del Museo Didattico della Seta, importante realtà del territorio, oltre che sul materiale contemporaneo e/o storico messo a disposizione dalle imprese del distretto e da varie realtà del territorio.
Silk Reloaded è un viaggio nella tradizione tessile comasca. Un percorso alla scoperta dell’artigianalità di uno dei distretti della moda più importanti al mondo. Como con la sua seta e le sue aziende che portano sul mercato prodotti di altissima qualità che sono gli ingredienti principali per la realizzazioni di collezioni abiti firmate dalle Maison del Fashion System.
Como città per la Moda…
Sara Biondi
Magena Yama, modella e performer di shibari, accetta di farsi intervistare da noi di Nerospinto; siamo entrambi pieni di curiosità, conoscere dal vivo quest’artista eclettica e sui generis.
Ci accoglie con un gran sorriso sulle labbra, in una casa grande e piena di luce.
Facciamo la conoscenza dei suoi gatti e, dopo esserci accomodati su un divano, sorseggiando un tè da lei preparato, ci apprestiamo a cominciare.
N: Chi è Magena Yama? Presentati.
Magena Yama è una ragazza normalissima, sempre stata appassionata di fotografia, che a 19 anni ha avuto in testa l’idea di provare.
Fatalità, tutto è stato fatalità: ho conosciuto un fotografo che era anche performer di shibari, Hikari Kesho, ai tempi organizzavo serate dark/gothic. Mancava la modella, così mi offersi io, mi piacque tantissimo. (http://vimeo.com/33671579 Hikari Kesho and Magena Yama performing The Cage, N.d.R.)
È stata un’esperienza intensissima.
Dallo shibari poi mi sono specializzata, sono stata all’estero, ho trovato fortunatamente una visibilità, ed ora forse rappresento un po’ questa nicchia all’interno della fotografia.
Magena Yama non è qualcosa di preciso: inizialmente proponevo un immaginario più fetish, ed ancora mi piace. Ora punto maggiormente sulla mia femminilità e sul mio aspetto, più avulsa dal contesto. Sono diventata più naturale, comunicativa.
Per me è sempre stato importante esprimere la mia idea di erotismo, sotto ogni aspetto, lato e forma. Cerco di evitare il sexy fine a sé stesso, c’è una sovrabbondanza di immagini e altre cose sexy, mentre l’erotismo sta morendo sempre di più. È molto facile scadere nel trash.
Magena è anche fotografa: mi piace ritrarre uomini, proporre un erotismo maschile dagli occhi di una donna.
Vivo l’eros come una missione e, senza esagerare, una dimensione anche spirituale: sono molto legata ancestralmente al dionisiaco, al primordiale. Forse a livello, sia conscio sia inconscio, cerco di proporre, in maniera attuale e moderna l’approccio delle baccanti alla sessualità e al loro essere donna.
Se dovessimo fare una metafora un po’ deistica delle varie espressioni, sarei Dioniso, Shiva e Kali, Ishtar, Artemide ed Ecate. Quello è l’immaginario, un qualcosa di pagano, eros come fonte di vita.
N: Potresti descrivere il rapporto fotografo-modella? È qualcosa di prettamente lavorativo, o c’è anche una sorta di comunione artistica?
Sicuramente c’è anche una questione di comunione artistica, insomma, c’è un rapporto.
L’ho capito anche mettendomi dietro all’obiettivo, non davanti. È un rapporto molto complesso, e il distacco che magari qualche fotografo ha nei miei confronti, poi ne risente sulla potenza dell’immagine. Ci dev’essere empatia e comunicazione, secondo me.
Ci deve anche essere tensione erotica, una trazione dell’anima e del corpo verso la realizzazione di un fine ultimo, sia nella fotografia di nudo che ritrattistica.
Una modella è anche Musa.
Alle volte poi, si crea questo stato di grazia nel quale si è sopraelevati dal concetto di fotografia, e diventa Emozione.
N: Com’è nata e come si è svolta la collaborazione con Cattelan?
(Ride forte, sorpresa e lusingata. N.d.R.)
È stata una cosa molto immediata e molto semplice: abitavo ancora a Gallarate, ed a gennaio andai a Le Dictateur, una galleria fotografica molto interessante, in Via Nino Bixio 47.
Ogni mese fanno un evento: esposizione o concerto.
Questa galleria nasce da un progetto di Pier Paolo Ferrari, il fotografo che collabora con Cattelan, e Federico Pepe.
Cattelan non c’era, sono andata da Pier Paolo, ho chiesto se avessero bisogno di progetti, lui mi disse di dargli subito il mio contatto e di inviare portfolio et cetera.
Lo feci aspettare due o tre giorni, poi gli inviai tutto, mi rispose entusiasta e m’invitò ad andare al suo studio, perché aveva un lavoro da propormi.
Io ero emozionata, andai, mi disse che stavano preparando un libro per un collezionista, Dakis. (http://visionfield.blogspot.it/2013/04/maurizio-cattelan-pierpaolo-ferrari.html N.d.R.).
Accettai immediatamente! Volai in Grecia, ad Atene, pagata, ero incredula. Sai, mi stupisco sempre: non sono una modella convenzionale, non sono affiliata a nessuna agenzia e non ho agenti. Quando riesco in qualcosa, è una vera soddisfazione.
Qui a Milano per il tipo di lavoro che faccio vengo derisa, snobbata, invece a Parigi è tutta un’altra storia.
N: Per quali fotografi vorresti posare, in futuro?
In realtà non ho una vera e propria “wish list”, ci sono dei personaggi con i quali vorrei collaborare, ma preferisco accettare ciò che mi accade con spontaneità ed entusiasmo.
Quando vedo una persona che mi piace, la contatto subito. Con un po’ di faccia tosta, certo, ma con molta semplicità mi propongo, e vedo che poi gli artisti, non tutti, sono di una disponibilità estrema.
N: Citaci dei fotografi bondage, italiani o stranieri, che ti piacciono.
Come riferimento italiano e internazionale, assolutamente Hikari Kesho.
Altri degni di nota: Frederic Fontenoy ( http://www.fredericfontenoy.com/Site/Fontenoy.html N.d.R.), il quale usa spesso il bondage nei suoi scatti. In Italia sono pochi quelli bravi.
Altri personaggi, non mi sentirei di consigliarti, più che altro perché non ricordo i nomi, sono pessima in questo. (Ridacchia. N.d.R.)
N :Spesso il corpo passa in primo piano, gettando ombra sul concetto che si desidererebbe esprimere: la tua ricerca all’interno dell’arte kinbaku è prettamente estetica, o desideri andare oltre?
La componente estetica c’è, ma esibendomi dal vivo si mescola l’emozionalità.
È una commistione di tratti ed emozioni, per farti un esempio: una legatrice con la quale lavoro spesso, Beatrice alias RedLily ( http://www.redlily.it/ ), porta l’amore nello shibari e focalizza l’idea di corda come prolungamento del cuore, d’amore. Altri, come Kirigami , con il quale però non ho mai lavorato, anche se potrebbe essere interessante(http://www.abbraccidicorde.com/ ), trasmettono la passione ferina e la violenza, il dolore come catarsi.
Il discorso estetico è comunque a priori di tutto, ma c’è tanto: fiducia, responsabilità. La bellezza è molto, cerco di lavorare con persone che sappiano trasmettere queste cose.
Il legatore e la persona legata sono come due danzatori, due meditanti che condividono un’esperienza unica.
Sono tante le emozioni che si mescolano nello shibari: in Germania vi sono persino persone che uniscono shibari a yoga.
Lo shibari inoltre stimola i punti dello shatzu, e le parti del corpo legate sono comunque legate a quella che è la medicina cinese, quindi i meridiani, i chakra. È complesso.
Se ci pensate, alla fine, i giapponesi impacchettano ciò a cui tengono: non è una cosa negativa, anzi.
Quindi: la formula indispensabile per poter creare dell’Arte o delle immagini con un potere espressivo è il legame tra chi fa e chi si presta, tra l’artista e la sua tela.
N: Hai un rigger (legatore) preferito? Se sì, quale?
Non posso non citare Hikari Kesho: mi ha introdotto lui, sia al bondage che alla fotografia, è stato il mio tramite.
Devo citare anche MaestroBD (http://www.maestrobd.it/ ), insegnante di RedLily, e RedLily stessa, perché è peculiare sia una donna. Bisogna bypassare il concetto di legatura come pura violenza sulla donna.
N: Come ti prepari (se ti prepari) per le legature?
Assolutamente stretching: la flessibilità è fondamentale. Più flessibile sei, più comoda sei.
Cerco di fare respirazione e meditazione: nella performance bisogna lasciarsi andare, ma si sta facendo uno show. Anche se si è inerti all’apparenza, si può dare tantissima espressione alle corde. Quando poi c’è dolore bisogna scarica il peso... insomma... non bisogna sembrare un sacco di patate appeso, bisogna dare grazia.
Le sospensioni sono comunque cosa complessa, è importante che il corpo sia completamente a suo agio. Le endorfine lavorano, all’inizio è paura, ma quando ci si rilassa è una sensazione di completo abbandono. È magnifico, come essere abbracciati.
N: Ci sono libri interessanti da leggere per informarsi un po’ sul bondage e BDSM?
Assolutamente sì: c’è un manuale, “l’arte italiana di legare”, scritto da Davide La Greca (Maestro BD) e RedLily. Altro libro interessantissimo è di una bondager americana che ha fatto la storia, il libro si chiama “Bondage Giapponese”.
Ci sono anche svariati corsi: è importante imparare in sicurezza e con competenza. Trovo sia anche molto importante andare a vedere delle performances, per farsi un’idea di come si lavori, di cosa si debba e non si debba fare.
Bisogna assolutamente diffidare della gente di false promesse: fare attenzione, tanta attenzione.
N: Definisci, secondo una tua personale visione, il BDSM e le pratiche ad esso connesse.
BDSM è un acronimo: B/D, bondage e disciplina, D/S, dominazione e sottomissione, S/M sadismo e masochismo.
BDSM è un vero e proprio codice deontologico, ci sono delle regole fondamentali: Safe, Sane and Consensual (Sicuro, Sano e Consensuale N.d.R.)sono le prime da doversi rispettare.
È un mondo molto vario: non c’è solo il bondage, ma anche come ho detto prima i rapporti D/S, regolamentati da una certa condotta, i vari feticismi come la pelle, il latex, poi il whipping, che ho provato anche io.
La base è l’estro degli amanti, il piacere del piacere, di divertirsi superando ogni tabù.
Consiglierei un libro: “BDSM” di Ayzad, ed anche il Vocabolario del BDSM. Se sì è interessati a conoscere questo mondo multiforme, questo è l’ideale.
N: Come reputi la scena BDSM italiana? E quella estera?
La mia impressione è che all’estero vi sia una maggiore libertà, il BDSM è davvero molto più sdoganato. In Italia non sarebbe possibile fare una cosa del genere, la sessualità alternativa in Italia è poco accettata, è vista come peccato, non come puro ludibrio.
Il Sadomaso è sì un’esperienza forte, ma è anche divertimento, tanto divertimento. Non bisogna trattarlo con leggerezza, ma con naturalezza.
N: Ritieni i siti d’incontro fetish (come FetLife et similia) e/o le serate per introdurre le persone vanilla (estranee al sesso estremo, N.d.R.) alla realtà BDSM, utili ed efficienti, o hai qualche critica?
Trovo FetLife molto utile, anche se, come tutti gli ambienti che hanno a che fare con internet, c’è sempre un margine di rischio.
Gli admins di FetLife cercano di dare una grandissima tutela: lo staff di quel sito aiuta a moderare le foto, si possono segnalare comportamenti scorretti, insomma, è una comunità buona e piuttosto sicura. Io sono iscritta, perché essendo un personaggio dell’ambiente, è un tantino un dovere che io presenzi.
Per quanto riguarda le serate... dipende dal contesto. Le persone autorevoli nell’ambiente organizzano serate secondo certi principi, e può essere una buona idea parteciparvi: conoscere le persone dal vivo è tutta un’altra cosa, ed è necessario rispettare le stesse regole che rispetteresti nel privato. A Roma, ad esempio, vi sono tantissime serate, gestite da persone davvero capaci.
Andarci in sicurezza, ecco.
N: Come ti rapporti con il dolore fisico?
Per me il dolore, sempre entro certi limiti, può essere più o meno intenso.
Quello nel bondage a terra è quasi nullo mentre in sospensione c’è sicuramente, è molto soggettivo e comunque non crea alcun danno. Essere sospesa a delle corde può certamente crearti dolore, è vero ma spesso nel BDSM il dolore è un veicolo, non deve essere distruttivo ma controllato, si può spiegare a livello scientifico e chimico e alla fine si tramuta in estremo piacere.
Il dolore noi cerchiamo di evitarlo in tutti i modi ma quel tipo di sofferenza può aiutarti a conoscerti meglio, a conoscere meglio alcune sensazioni e a riconoscere il piacere.
Anche l’orgasmo in sé ha una componente dolorosa, non esiste mai una sensazione standard o neutra, ecco: è un veicolo per conoscersi; per esempio i fachiri utilizzano il dolore per trascendere e provare esperienze oltremondane.
N: Come ti rapporti con la tua fisicità? La veneri, la disistimi o ti collochi in una posizione mediana?
Vivo un rapporto molto tranquillo con il mio corpo, la nudità è qualcosa di naturale: siamo nati nudi, quindi non è trasgressione ma espressione della natura, dell’amore di dio. Non mi spoglio per far vedere quanto io sia figa, se risulto bella quella è una conseguenza.
Personalmente vivo il naturismo che per me è terapeutico; è sempre stato così, per me è stato scontato posare nuda, immaginavo le foto che avrei voluto realizzare, pensavo ai pittori pre raffaelliti nel nudo.
Essere svestiti completamente è sincerità totale: nella società attuale il corpo è sessualizzato, invece il nudo è nudo, non è sesso. Mi preme molto chiarire questo concetto, dal momento che in Italia è evidente: un seno è sesso, invece no, un seno è un seno. Non c’è niente di male nel sesso ma l’ipersessualizzazione è malata. Ci sta che un corpo nudo sia erotico, siamo nudi quando facciamo l’amore. Il sesso è un modo per applicare l’erotismo, l’eros è qualcosa che c’è e si manifesta dal momento in cui c’è la vita.
N: Quanto e che tipo di valore dai al tuo corpo?
Per me il corpo è davvero sacro, è il tempio in cui, in questa vita, io agisco nel mondo, gli do un valore e un rispetto totale; anche per quanto riguarda il dolore.
Non che io voglia far male al mio corpo ma voglio stimolarlo, farlo vibrare.
N: Quale parte del tuo corpo preferisci? Questa preferenza collima poi con la parte del corpo che favorisci come soggetto delle fotografie?
Mi trovo sempre in difficoltà a dire cosa mi piaccia, valuto l’estetica totale. Certo, ho un bel fondoschiena e in foto lo propongo; ho una fisicità contrastante, sono minuta, ho il seno piccolo ma ho i fianchi generosi.
Cerco inoltre di puntare certo sul viso, ma non riuscirei comunque a puntare su una cosa sola, non ho un viso convenzionale ma credo di avere una buona espressività. Mi piacerebbe molto essere androgina, sarebbe perfetto equilibrare la mia parte maschile con quella femminile.
N: Quanto tempo spendi per la cura del tuo fisico e del tuo viso?
Pochissimo. Sono molto hippy: a parte la depilazione, punto molto sull’alimentazione, lo yoga che è perfetto per mantenere il fisico e l’elasticità del corpo. Mi dedico poco al corpo ma quotidianamente, anche usando dei buoni prodotti, ma sono davvero libera, in questo senso, forse da piccola mi truccavo leggermente di più.
N: Quali lavori ritieni ti abbiano fatto emergere?
Mi ha fatto emergere, anche se in un ambiente di nicchia, lavorare nello shibari.
Sono perfino andata da Magalli a Piazza Grande (programma di Rai 2 N.d.R.) per parlare dell’ambiente, in seguito alla morte di una ragazza a Roma. Bisognerebbe chiedere anche agli altri, a coloro che mi vedono, ma citerei come esperienza importante anche aver lavorato per Settimio Benedusi, che lavorava per Max (http://www.benedusi.it/blog/max-casting-ed-autoritratti/ N.d.R.), facendo degli autoscatti per lui e per il suo progetto. Su Storie Maledette (programma di Rai 3 N.d.R.) è andato in onda un video di una mia performance con il MaestroBD.
N: Il tuo personaggio pubblico corrisponde o si attiene alla la persona che sei in realtà?
Conta molto la percezione che ha il singolo di me, generalmente pensano che me la tiri ma invece sono una persona tranquillissima; chi ha lavorato con me lo sa e a parte qualche screzio sono tutti contenti nello lavorare con me. È una cosa molto soggettiva e incontrollabile, comunque in realtà sono abbastanza fedele: quello che rappresento è fedele alla mia persona e cerco di farlo seguendo la mia visione dell’erotismo e del mio essere donna. Ci sono in giro delle voci di ogni tipo e, se mi accorgerò di avere molta visibilità, cercherò di sfruttarla a mio favore.
N: Quali sono i vantaggi della “popolarità” e quali gli svantaggi?
Lo svantaggio c’è dal momento in cui sei esposta, quindi vai incontro a critiche e malevoci, però se te ne interessi ti deprimi per la cattiveria delle persone, ma dicono anche cose assurde che fanno davvero ridere. Il vantaggio è poter comunicare ed entrare in contatto con tantissime persone di tutto il mondo, basta contattarli e mandare i tuoi lavori che sei già a buon punto per poter collaborare. Puoi scambiare anche solo idee e confrontarti; personalmente anche solo una fotografia mi può ispirare tantissimo.
N: Hai mai desiderato studiare seriamente recitazione o qualche altra espressione artistica?
Mi piacerebbe tanto fare recitazione e potrei lavorare molto bene, forse anche meglio che in foto perchè fotografarmi non è semplice. In video mi piaccio e voglio sperimentare, come interprete e attrice di qualsiasi genere. Poi voglio fotografare: è interessante l’autoscatto perché non ha intermediari, ma se fossi dietro la macchina fare ritratti e principalmente di uomini, anche fotografia erotica di uomini perchè penso che manchi in Italia. Certo vorrei farlo anche con le donne ma per ora la mia urgenza è cercare modelli e protagonisti maschili.
N: Se volessi abbinare una tipologia di musica ad ogni tua espressione artistica (fotografia/shibari/workshop)?
Ah, è veramente difficile. Alla fotografia è facile associare una musica, se in quei momenti è presente o suona in sottofondo. Dovrei guardare bene le fotografie per dirtelo. Lo shibari potrebbe essere classica o ambient, musica giapponese tradizionale, se poi sono più aggressive magari anche del noise. Qualcosa di funky devo ammetterlo ancora non l’ho fatto, e adoro il funky. Cavolo, anche il groove!
N: Concludendo: vogliamo chiedere a Magena di consigliarci un film, un libro e un disco/gruppo che l'hanno segnata?
Per i film direi sicuramente Ken Park di Larry Clark, poi Dracula di Bram Stoker e Jane Eyre perchè adoro l’attrice. Per i libri, da piccola mi piacevano quelli sui vampiri come L’intervista col vampiro di Ann Rice. Oggi leggo libri di sociologia, filosofia e religione, vario molto: Il Tao della Fisica di Fritjof Capra, che è molto bello, parla di fisica moderna confrontandola con le dottrine orientali e per ultimo Essere o Avere di Erich Fromm. Per la musica passo dal metal estremo al funky (ride N.d.R). È difficile ma ne dirò alcuni: James Brown è incredibile, i Depeche Mode, da piccola ascoltavo i Cradle of Filth e i classici Metallica, poi cavolo i Tool li adoro, stiamo scherzando? Racchiudono tutto loro: musica, esoterismo, performance.
Andrea Facchinetti, Eleonora Casale
Spazio ai talenti emergenti. Largo ai giovani brand di moda e design. In quest’ottica, gli organizzatori di Pulsart Restart, festival dedicato alle arti contemporanee ospitato dalla città di Schio, Vicenza, presentano la prima edizione di OPUS.
OPUS è una mostra-mercato dedicata alla moda, al design e all'autoproduzione e nasce con il desiderio di sostenere la creatività dei numerosi artisti emergenti presenti nel territorio. Una selezione dei migliori designer basata sui valori di esclusività, ricerca e sperimentazione. La mostra-mercato nel segno del Talento si svolgerà il 15 dicembre presso lo spazio espositivo SHED, situato nel centro storico della città di Schio, che per una giornata si trasformerà in un vero e proprio mercato coperto dove il pubblico e i designer entreranno in contatto diretto.
OPUS diventa così una vetrina per giovani 20 designer emergenti con idee creative ed innovative. Uno spazio di incontro dove i designer potranno mettere in mostra e vendere le proprie creazioni frutto di ricerca e di studio.
Si è soliti dire che talvolta un’immagine o un gesto o un’espressione valgono come o più di mille parole: la vox populi è portatrice di verità difficili da confutare e anche in questo caso si può tranquillamente affermare che le fotografie di Lewis Hine racchiudono le storie di un’intera epoca attraverso sguardi, vestiti sporchi e sudore.
Sono i primi anni del ‘900, gli Stati Uniti sono in una profonda crisi economica e la forza lavoro deve essere sfruttata ad ogni livello: uomini, donne, persino i bambini vengono coinvolti nel lavoro in fabbrica, nei campi, nei cantieri.
Una nazione che cerca di emergere, di diventare grande, meta di tanti disperati che sbarcano a Ellis Island, con una valigia di cartone e tante, tantissime speranze di una vita migliore.
Il lavoro non manca e la fame è un buon pretesto per rimboccarsi le maniche: lo fanno tutti, ognuno da il suo contributo, i mattoni vengono pazientemente messi uno sull’altro per costruire quella che sarà la New York che conosciamo oggi.
In questo formicaio si muove Lewis Hine, sociologo e fotografo professionista: attraverso la macchina fotografica riesce a carpire meglio le dinamiche umane sottese al momento storico.
I bambini che urlano per vendere un giornale, che stanno su uno sgabellino per essere abbastanza alti per cucire con le macchine industriali, uomini senza imbrago che consumano un pasto su una trave sospesa.
E così Lewis Hine unendo le sue conoscenze di sociologia ad una spiccata sensibilità artistica realizza l’affresco di una società in divenire, con le sue gioie, le sue contraddizioni e la sua crudezza.
Tra campi di cotone e fumose sale attrezzi si consuma il dramma umano, lo spettacolo del sopravvivere, e Hine è sempre pronto ad immortalare l’attimo emblematico, un vero tesoro che rende giustizia ad un’epoca di depressione e sofferenza, a cui l’uomo strenuamente non si arrende.
Per la prima volta Lewis Hine approda a Milano, al Centro Culturale di Milano dal 20 novembre al 2 febbraio 2014. Provenienti dalla Collezione Rosenblum di New York, i sessanta vintage firmati da Lewis Hine (1874-1940) offrono al pubblico l’occasione di cogliere un grande affresco dell’America d’inizio Novecento. Dai celebri operai dell’Empire State Building agli immigrati di Ellis Island, dal reportage di Pittsbourgh al lavoro minorile in Pennsylvania, North Carolina e Virginia.
L’evento espositivo, ideato e fortemente voluto dal direttore del CMC Camillo Fornasieri, è curato da Admira. Kyle R. Scott, Console Generale degli Stati Uniti, interverrà il giorno dell’inaugurazione.
La mostra è aperta dal 21 novembre al 2 febbraio con i seguenti orari: lun.-ven. ore 10-13 e 15-18; sab. e dom. ore 16-20.
Mercoledì 27 novembre (ore 21, Palazzo dell’Informazione) sarà proiettato il film “L’America di Lewis Hine (60’ USA 1984)”. Il film è in versione originale con sottotitoli in italiano. Ingresso gratuito (occorre prenotarsi sul sito www.centroculturaledimilano.it o tel. 02.86.45.51.62)
Barbarella, Chiara all'anagrafe, è una di quelle dj che hanno suonato praticamente ovunque a Milano. Da dieci anni a questa parte la nostra Djette ha conquistato il panorama alternativo, glam, modaiolo milanese canzone dopo canzone, album dopo album, locale dopo locale. La sua avventura è cominciata all'atomic, come molti altri dj a Milano, e in breve si è ritrovata protagonista dell'epica della movida milanese. Di lei si trova tanto materiale online, tutti la descrivono come la regina del brit-pop, un'icona pop, tra provocazione e outfit molto particolari. Andiamo a scoprire qualcosa di più dietro la mente che ha partorito Cabrio Pop, la serata storica del venerdì del Rocket, adesso resident della seconda sala di Alphabet, sempre di venerdì, sempre al rocket, ma il nuovo rocket!
West: Grazie alla tua serata Cabriopop ti sei ritagliata una grossa fetta di pubblico di aficionados che ogni venerdì si fioccavano (e si fiondano) al rocket per sentirti. Secondo te qual’è stata la mossa vincente che li ha conquistati? Barbarella: Il Miao e della lingerie favolosa!
W: Come prepari la tua selezione prima di una serata? B: Accendo una sigaretta e apro l 'armadio... Scegliere cosa indossare e mi aiuta ad entrare nell'atmosfera della serata e ad immaginare cosa potrà succedere... Un mix tra rock 'n 'roll ed electro (girly yeye), a volte prevale l 'uno a volte l 'altro a seconda delle persone che mi stanno intorno e con cui mi piace sempre interagire e anche dal mio umore! Sinceri sempre, soprattutto quando si tratta di musica!
W: Il rocket è ormai la tua casa base, ma c’è un locale a Milano in cui vorresti suonare ma non ne ha i mai avuto l’occasione? E nel mondo in che locale uccideresti per salire in consolle? B: A Milano nn ti saprei dire. In questi anni ho avuto la fortuna di suonare in tantissimi posti tra cui i miei preferiti di sempre... Mi piacerebbe mettere musica al club Silencio a Paris (l'esclusivo locale di David Lynch n.d.r.),ci sono stata un paio di volte e mi sono innamorata all'istante.
W:Cosa pensi del cambio di location del Rocket? Ti è dispiaciuto abbandonare quel locale in cui sei cresciuta? Pensi che oltre al club sia cambiato anche il pubblico? B: Penso sia stato un bene per il rocket cambiare location, dopo dieci anni in cui si e ' fatto tutto ciò che si poteva immaginare sono davvero felice di iniziare questa nuova avventura in una dimensione diversa, cosa che penso incuriosisca il pubblico sia di affezionati che dei nuovi che ci vengono a trovare alle varie serate.
W: Come sono andate le prime serate ad Alphabet? B: Mi sono divertita tantissimo, è davvero bello lavorare insieme ad un gruppo di persone, tutti amici tra loro,così affiatati e deliziosi! E trovo musicalmente stimolante collaborare con Enza e Thomas Constantin!
W: Come hai scelto questo nome d’arte? B: Non ho avuto dubbi sulla scelta del nome "ovvio, Barbarella!". "Barbarella queen of the galxy " è un film con Jane Fonda da cui anche i Duran Duran hanno preso il loro nome ( dal cattivo del film). Questo nome per me unisce idealmente i sixties e gli eighties due annate musicali da cui ho preso e prendo tutt'ora molta ispirazione.
W: Quali sono state le date che ti hanno emozionato di più? B: La sera in cui ho fatto warmup a Peaches e durante il cambio palco mi ha detto qualcosa di carino su una canzone che avevo messo (ero agitatissima =D) e poi la nottata passata al rocket con i Franz Ferdinand a bere e mettere musica fino alle sei di mattina! Kapranos indimenticabile!
W: L’ultimo album che hai comprato? B: Shangri La di Jake Bugg e in rolling waves dei The Naked and Famous, li ho comprati insieme!
W: Cosa faresti se fossi l’ultima persona al mondo? B: ma tipo sola?!.. Un sacco di cincin con la vodka!!!
Ringraziamo Barbarella che ci da appuntamento ogni venerdì al Rocket (quello nuovo, attenti a non sbagliarvi), se non riuscite ad aspettare fino al weekend ecco una selezione di foto della serata di settimana scorsa, il resto dell'album fotografico QUI!

Nerospinto è lieta di presentarvi un evento gustoso ed imperdibile, si tratta dell'Inaugurazione di Insalate Italiane - Fast Food del Benessere - che con GIRO ALL’ITALIANA, GUSTO INFINITO invita ad assaggiare i suoi piatti tipici, leggeri e gustosi, giovedì 28 novembre dalle ore 19.30, presso il ristorante di via Fabio Filzi 10/ang. Via Caretto, Milano.
Dopo il successo dei primi tre anni, Insalate Italiane, vero e proprio network del mangiar sano per il mezzogiorno, allunga l’orario di apertura fino a cena. Ogni sera, infatti, dodici piatti realizzati con ingredienti tipici della cucina italiana saranno i protagonisti della serata.
Un menù completo dal pesce alla carne, passando alla pasta e i legumi, con intermezzi di verdure, fino al dessert. Tutti cibi rigorosamente sani, ma dal gusto deciso per appagare anche i palati più esigenti, senza sensi di colpa e con un occhio di riguardo al portafoglio.
Giro all’Italiana, gusto infinito vuole offrire momenti conviviali per coppie o gruppi di amici che cercano nel momento a tavola il calore e l’intimità di casa anche al ristorante.
Giovedì 28 novembre sarà possibile gustare un delizioso aperitivo e assaggiare alcuni piatti del menù.
Insalate Italiane – Fast Food del Benessere nasce nell’aprile del 2010 da un’idea di Giuseppe Maione a Milano, in via Vittor Pisani 13, con l’obiettivo di soddisfare in modo sano il piacere di mangiare senza rinunciare alla bontà della cucina italiana. Per questo motivo pone al centro della sua filosofia la flessibilità nel gusto e nelle proposte, garantita da un’alta qualità, tutto a prezzo competitivo.
Ad accompagnare la serata l’intervento musicale dei dj Erik Deep & West Banhof
Insalate Italiane s.r.l.
Via Fabio Filzi 10/ang. Via Caretto, Milano
tel. +39 02/ 67382625
+39 02/ 66983940
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.insalateitaliane.it
Nerospinto chiacchiera con Giuseppe Magistro e Fabrizio Ferrini, che hanno dato vita al Glitter.
1- La nuova stagione salta subito all’occhio per la nuova location che avete scelto, uno strip club tutti gli altri giorni della settimana e Glitter 666 il Sabato. Cosa vi ha portato a sceglierla?
Il Glitter è nato nel 1999 al Cafè Dalì (ora Santa Tecla) sul retro del palazzo arcivescovile di Milano, in quegli anni il party aveva una connotazione fortemente dark e il contesto in cui era insidiato era parte della messa in scena. Lo strip club è oggi il contenitore ideale di tutto quello che vogliamo rappresentare: decadenza, sensualità, esibizionismo e attraverso le Glitz Girlz una forma di intrattenimento inusuale per un pubblico prevalentemente gay.
2- Chi sono le Glitz Girlz? Possiamo definirle le madrine del Glitter?
Sono un gruppo di circa 10 ragazze (e anche due ragazzi) che prestano la loro figura per interpretare delle immagini, delle azioni che decorano il locale o colorano il piccolo palco. Ogni settimana sono interpreti di un ruolo o semplicemente corpi su cui appoggiare parrucche e lustrini. Non sono delle vere e proprie pr, infatti sono molto pochi quelli che le apprezzano. Sono in qualche modo una forma di arte pop, basata sull’apparenza, gli stereotipi, sull’ errore e l’incoerenza della rappresentazione,il tutto espresso però con un linguaggio molto formale e rigoroso. E’ un progetto serio, anche se viene percepito molto diversamente.
3- Ci racconti il vostro progetto “pronti partenza Glitter”?
E’ una canzone composta dal musicista Riva (una delle Glitz Girlz con lo pseudonimo di Rivette) in cui le Glitz Girlz parlano tra di loro in una telefonata immaginaria il sabato sera prima di arrivare al Glitter. Giorgio Calace e Tora Cellini hanno realizzato per noi il video. Il risultato è questo: http://youtu.be/DjQJjBaFk0U
4- Novità della nuova stagione del Glitter Club rispetto alle precedenti edizioni?
La vera novità è che sono passati 15 anni e abbiamo ancora molto da dire, forse la scorsa stagione pochi avrebbero puntato su di noi, invece siamo ancora qui. Stiamo costruendo la nostra storia e la nuova location con la conseguente risposta del pubblico sono la prova che siamo riusciti a comunicare in periodi molto diversi a gente sempre diversa. Il nostro lavoro è far divertire le persone ma prima ancora comunicare. Pensiamo di essere molto bravi in questo.
5- Origini del Glitter: ci racconti brevemente com’è nato il progetto?
Un gruppo di amici, una visione e tanto lavoro per concretizzarla in un’epoca pre facebook – twitter e qualsiasi altro tipo di tecnologia in aiuto. Le foto venivano scattate in pellicola e i cd si andava a comprarli a Londra, per farti un esempio.
6- Insomma, che ci dobbiamo aspettare dal Glitter per questa stagione 2013-14?
Aspettatevi specchi, moquette, lampadari di cristallo, molti ragazzi con la barba che volteggiano su pali da lap dance e belllissime ragazze in lingerie che ballano davanti ad una coppia di uomini che si baciano.
7- Pensi, personalmente, che ogni locale abbia un target specifico di persone oppure uno fa un po’ “quel che gli pare?”
Il nostro target spero sia quello abbastanza colto per capire la differenza, cosa fa la differenza.
Il 666 GLITTER vi aspetta presso il Vanilla Strip Club in Via Filippo Turati, 29 a Milano (MM TURATI - REPUBBLICA) dalle 24.00 alle 5.00 di ogni ogni sabato.
Vittorio Pascale | Responsabile Sezione Sesto Senso
A volte nel cinema italiano si formano coppie artistiche di grande successo, se poi le stesse sono anche divertenti e brillanti il buon risultato anche doppio.
Succede al cinema in questi giorni con la commedia Stai lontana da me firmata da Alessio Federici e interpretata alla perfezione da un meraviglioso Enrico Brignano e una ispiratissima Ambra Angiolini. Nella trama si scherza, e neppure poi tanto, sulla capacità innata di alcuni individui a catalizzare le disgrazie, intese non come tragedie di vita o di irrimediabile destino, ma come persone portatrici sane di piccoli incidenti, mancanti appuntamenti, accordi saltati e qualche rovinosa caduta accidentale. Fastidiosa e pruriginosa quanto si vuole, certo, ma mai da considerarsi insanabile. Insomma, esistono persone nella vita che sembrano non portare proprio fortuna?
Forse sì ma Alessio Federici le racconta con leggerezza e garbo cercando di sfatare tutto quelle cattiverie e brutture che sempre accompagnano gli individui in questione.
Perché non si può guardare Stai lontana da me senza tifare spudoratamente per lo sfortunato protagonista né provare simpatia per il personaggio di Brignano che da attore consumato ed esperto trasforma il personaggio “rognoso” in un goffo e mortificato aspirante fidanzato mollato da tutte le donne a cui succedono una serie di imprevisti e incidenti a raffica.
L’entrata in scena nella vita di Jacopo della bella e simpatica Sara sembra voler sfatare il mito del protagonista sulle donne e sulle persone che gli stanno vicino fino a che anche alla nuova compagna non cominciano ad accadere imprevisti su imprevisti.
Remake di una già fortunatissima commedia americana, il film di Federici è davvero carino, divertente e a vedere bene tra le righe e tra immagine e l’altra anche educativo. Si ride e si può anche riflettere. Indovinatissimo l’intero cast e bella la scelta della semplicità registica che fa apprezzare anche meglio l’interpretazione degli attori e la storia. Da vedere soprattutto in coppia.
Per il regista più newyorkese di tutti i tempi essere apprezzato e amato nella propria terra di origine non è mai stato difficile, anzi. E la sua ultima pellicola conferma appieno questo successo.
Allen che negli ultimi anni si è lasciato affascinare da Londra, Parigi, Roma e Barcellona, sperimentano un nuovo modo di fare cinema nelle metropoli europee più famose, con il suo nuovo film ritorna alle origini e gira l’intera pellicola negli Stati Uniti.
Blue Jasmine è un prodotto americano nel senso più ampio del termine. Lunghe panoramiche su grattacieli e su strade a quattro corsie, location glamour e frequentate da donne borghesi e benestanti, case da rivista patinata e coppie di sposi all’apparenza impeccabili.
Il regista, però, è proprio su questo che gioca e che costruisce la trama del suo racconto in immagini. Un matrimonio dall’aspetto perfetto in cui una moglie bella e sofisticata passa le sue giornate a preoccuparsi di cose futili e a sfoggiare il suo status e le sue buone maniere fino a che non comprende di essere sposata in realtà con un truffatore e che il suo piccolo mondo moderno è poco più che una farsa che gli si sta sgretolando sotto gli occhi.
Allora la bella ed elegante Jasmine decide di lasciare New York, il suo prestigioso appartamento cittadino, chiedere il divorzio e raggiungere la sorella a San Francisco, in un modesto e affatto grande appartamento. Sembrerebbe apparentemente una vera rivoluzione di vita.
E invece Jasmine è troppo ancorata alle sue abitudini, al suo modo di vivere e di relazionarsi con gli altri e al suo aplomb connaturato e non cede né concede.
Inveisce contro il fidanzato della sorella, che considera un perdente, contro il suo ex marito che odia quasi visceralmente, contro le abitudini che vigono a San Francisco e contro la sua stessa sorella colpevole di non essere abbastanza ambiziosa o glamour per gli standard colti ed eleganti che continua a mantenere Jasmine.
In realtà la bella e sofisticata donna newyorkese è annebbiata da psicofarmaci e antidepressivi e non riesce neppure a badare bene a se stessa, per cui la sorella si fa in quattro per cercarle una occupazione e sollevarla dallo stato di torpore, indolenza e farneticazione.
Jasmine così trova lavoro in uno studio dentistico ma anche qui le cose non sembrano andare per il verso giusto fino al finale tutto alleniano che gli spettatori non mancheranno di apprezzare.
Commedia pura e da intrattenimento assoluto Blue Jasmine ha sbancato il botteghino delle sale americane confermando Woody Allen autore amatissimo e il cinema made in USA apprezzato e tanto dai suoi spettatori. La protagonista della pellicola è Cate Blanchett, e a mio avviso non poteva essere nessun altra. Bella, bionda, sofisticata e credibile nel ruolo della snob newyorkese anche se lei americana non è. Ma le grande prove artistiche sono anche queste.
Il week end finalmente è arrivato!
Sgomberate la mente e lasciatevi trasportare dall'animazione di Toilet Club, il locale più folle di Milano.
Si parte venerdi con Cool kids can't die, l’unico “Queer Party” di Milano che da ormai 9 anni infiamma i Venerdì notte del Toilet Club. Il dj show di JAPI & LaEMI non è solo un set ma un vero e proprio spettacolo in 4D, dove la musica, il travestimento e l’interazione con il pubblico ne hanno decretato il successo.
Il pubblico di Cool Kids can't die (misto gay friendly), party dopo party, è sempre in crescita e in movimento; si ritrova come una grande famiglia e si scatena in pista e nella testa con pezzi Pop, Electro, Trash, Punk Rock, col tempo fusi con sonorità che vanno dagli anni ‘60 ad oggi, dando vita a mix inconfondibili e ad atmosfere uniche.
Questa settimana vi attende una serata speciale grazie al guest Andrea Ratti. Ricordate il dress code da pin up, altrimenti non entrate!
Si continua sabato con Toilette una serata spensierata, divertente, accattivante e a volte sconsiderata. Sorrisi eccessivi, balli proibiti, drink stellari e baci alcolici. Ad allietare la vostra serata facendo ballare fino al mattino Erik Deep & Lo Zelmo, i resident dj del sabato sera, con il loro inconfondibile (quanto inetichettabile) sound dance-pop, contaminato da elettronica, anni90, affiancati per questo weekend da Sabryna Trash, travestita di Calenzano (Firenze) che riscrive, ricanta e reinterpreta le canzoni Pop che le piacciono di più con tanta dignità, intelligenza, argutezza e simpatia.
VENERDI' 22 NOVEMBRE
► COOL KIDS CAN'T DIE
►Dj Show&Love resident JAPI e LaEMI
►Andrea Ratti
Dress code: pin up
SABATO 23 NOVEMBRE
❤ TOILETTE
❤ Erik Deep & LoZelmo Dj Set
❤ Sabryna Trash ❤
TOILET CLUB
via Lodovico il Moro 171, Milano
Aperto dalle 23 alle 4
(COCKTAIL a 5.00€ entro le 00:30)
INGRESSO GRATUITO con tessera ARCI, ARCIGAY, ARCILESBICA, UISP NON HAI ANCORA LA TESSERA ARCI? Richiedila almeno 24h prima di venire al Toilet compilando il form all’indirizzo www.circolotoilet.it/tessera
Info:
www.circolotoilet.it
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