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Io non ti conosco è il titolo del primo cortometraggio diretto e scritto, insieme a Marianna Cappi e Francesco Bruni, dall’attore Stefano Accorsi che è stato presentato in anteprima al Festival del Cinema di Roma, nel museo Maxxi. Negli 8 minuti di proiezione viene raccontata la storia di Massimo, interpretato dallo stesso Accorsi, che ancora profondamente innamorato della moglie Viola, Vittoria Puccini, dopo tanti anni di matrimonio decide di farle una sorpresa regalandole dei fiori. Questa vicenda però avrà dei risvolti inaspettati. In pochi minuti vengono raccontati con immagini e colori, emozioni, ricordi, particolari in modo magistrale. Nel cortometraggio, prodotto da YOOX Group e presentato per il sito thecorner.com, compaiono anche Gianfelice Imparato e Gianmaria Martini.  Durante un’intervista l’attore-regista ha confessato che “Quando mi è stato proposto di realizzare un cortometraggio ho accettato senza esitare. Qualche anno fa un fioraio mi raccontò una vicenda che non ha mai smesso di girarmi in testa, una storia semplice che però dice tanto della vita dei protagonisti”. Una sfida importante per l’attore bolognese che per la prima volta, e forse non l’ultima, si cimenta nel ruolo di regista.  “Emozione più che sfida” ammette Accorsi “ Su sei giorni che ho girato, in cinque ero sia davanti che dietro la macchina. Il sesto ero solo dietro la macchina e devo dire che me lo sono goduto tantissimo. Quindi è stata una bella esperienza più che una sfida”.

La natura, le foreste di Takeshi Shikama trasmettono qualcosa di aulico, eterno e armonico che non si ritrova in tutte le fotografie di paesaggio.

Una serie in bianco e nero che ricordano un sapore antico, magico, potente: un inno alla grandezza di Madre Natura, ispiratrice di questi scatti e complice della realizzazione personale dell'autore,della riscoperta delle sue origini in foreste centenarie.

 

La galleria RBcontemporary dal 7 novembre al prossimo 6 dicembre ospita la prima personale in Italia dell'artista Takeshi Shikama, autore giapponese che dedica la sua intera produzione alla natura, alla sua potenza e maestosità.

 

L'intento è quello di farle un omaggio, nella speranza che queste fotografie non possano mai diventare un suo requiem. Nelle ore immerso nelle foreste si ritrova testimone della sua forza ed eleganza e attraverso la sua macchina fotografica immortala tale potenza in un'immagine, che diviene a tutti gli effetti un ritratto.

 

Le foreste in questione sono moltissime e in luoghi ben distanti tra loro, inizialmente i boschi di conifere giapponesi, le zone acquatiche di Okkaido e successivamente si è spostato verso l'America e l'Europa, dove ha ritrovato altrettanti ritratti da fermare, come la serie fatta a Yosemite National Park, al Central Park di New York, ai Jardin du Luxemburg a Parigi e in Scozia all'isola di Skye.

 

La tecnica utilizzata per queste stampe è molto interessante: Takeshi Shikama è rimasto uno dei pochi fotografi che stampa personalmente le proprie foto con la tecnica ottocentesca del platino, un processo in grado di restituire all'immagine la più ampia gamma di tonalità cromatica in bianco e nero.

Tutto questo attraverso avviene tramite la stesura del platino sulla carta, che, con il suo graduale depositarsi sulla carta che a sua volta l'assorbe, conferisce un tono più opaco all'immagine. La carta utilizzata è, anch'essa, unica nel suo genere: si chiama Gampi, è di origine giapponese e viene realizzata a mano. E' una carta priva di acido, molto sottile e ricca di trasparenze.

 

 

L'esposizione è stata inaugurata il 7 novembre presso la galleria RBcontemporary a Milano e sarà visibile fino al prossimo 6 dicembre, l'ingresso è gratuito.

La galleria si trova in Via Foro Bonaparte 46, Milano

ed è possibile visitarla dal lunedì al venerdì

orari:10-12.30   14-18

 

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito http://contemporary.rbfineart.it

 

oppure chiamare il numero 02 87 57 85

 

Francesca

Il Calendario Pirelli compie 50 anni, e a festeggiare un traguardo così importante ci sono gli inediti scatti del grande fotografo tedesco Helmut Newton.

Gli scatti in questione sono quelli che fece per l'edizione del 1986 e che poi non furono pubblicati, perché non graditi all'azienda.

 

Proprio per questo accaduto, ovviamente, i rapporti tra il grande maestro e la Pirelli si incrinarono; inoltre l'assenza del nome dell'artista nella lunga lista dei grandi fotografi che firmarono il Pirelli ha sempre stupito un po' tutti.

 

Oggi quindi, si ritorna sui propri passi e riprende vita un progetto ormai 'fantasma', un progetto che aveva fatto molto parlare di sé, anche con un libro monografico che si interrogava su quali fossero realmente le ragioni dell'esclusione delle fotografie.

Si dice che uno dei motivi sia stata la rivalità con la consociata inglese che aveva scelto il grande Bert Sterne, ultimo ritrattista della bellissima Marilyn Monroe, per la realizzazione del calendario, e che poi venne selezionato per l'edizione definitiva.

 

Lo shooting riprende un tema a lui non familiare, ma sicuramente interessante: la donna povera. Un contest intrigante per un fotografo abituato a rappresentare la donna altoborghese in tutte le sue sfaccettature. Così colse questa occasione per approfondire questo tema e, con l'aiuto di location decisamente evocative, ha cercato di raccontare questa donna, non più con un nudo esplicito, ma in black and white  con un'ambientazione neorealista.

 

Le location in questione furono prima Montecarlo e, successivamente, nel Chianti e nella campagna senese, tra fieno, vigne, poggi, cipressi, colline, ruderi medievali, ma anche macchinari agricoli, ingranaggi, trattori e grandi ruote.

 

Di questi 12 scatti solo otto son stati realizzati interamente da Helmut Newton, i restanti quattro li eseguì Manuela Pavesi, una delle stylist più apprezzate ancora oggi nel mondo della moda, sotto precisissime istruzioni del maestro che aveva dovuto lasciare il set per un malore della moglie.

 

Rimaniamo quindi in attesa dell'uscita del calendario per vedere questi scatti e risentire l'emozione di avere davanti a sé per la prima volta un Newton mai scoperto.

 

 

Meladailabrianza, in occasione dell’evento Stand Up- Fuori c’è la rivoluzione vol.2 dello scorso 22 novembre, ha presentato “OHANA significa famiglia”,  la campagna che si pone come fine quello di riuscire ad abbattere alcuni degli stereotipi che circondano il desiderio delle coppie omosessuali di creare una famiglia e di diventare genitori.

Portando a testimonianza ricerche scientifiche la cui attendibilità è ampiamente comprovata e che suffragano la possibilità di un bambino di crescere in modo sano con genitori omosessuali, questa campagna si impegna a far compiere dei passi avanti nel superamento dei pregiudizi di cui le famiglie omosessuali sono ancora vittime.

Meladailabrianza con “OHANA significa famiglia” vuole anche porre l’attenzione sulla necessità di leggi e diritti che garantiscano e tutelino il diritto alla famiglia, anche a quelle composte da membri dello stesso sesso.

Sui manifesti della campagna quella che viene raccontata è una storia. La storia di una coppia,

come tutte: raggiunta la stabilità, i sogni si allargano. “Noi ci amiamo e … Abbiamo preso casa, ora

scegliamo i mobili. Abbiamo cambiato macchina, ora è più grande. Abbiamo dipinto la cameretta,

ora aspettiamo un bambino”. In poche righe viene narrata l’evoluzione di un amore, che ogni

giorno si fa più forte, più stabile e più grande a ogni conquista. Date forza e robustezza alle

fondamenta del futuro, le coppie omosessuali sono in attesa, l’attesa di un cambiamento nella

società e negli interlocutori a cui la richiesta stessa di avere un bambino è rivolta. L’attesa di un

figlio come simbolo del limbo in cui molte coppie omosessuali sono costrette a vivere non potendo

realizzare appieno il proprio progetto di vita e d’amore.

Meladailabrianza è questo che reclama: il giusto termine di quest’attesa. Con questa campagna, Meladailabrianza si augura che prima o poi tutti abbiano la possibilità di “un risveglio felice”.

Meladailabrianza

web: www.meladailabrianza.blogspot.com

email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

OHANA #significafamiglia

“The first 24 hours music video”: dura infatti 1440 minuti il video della nuova canzone di Pharrel Williams, Happy, contenuta nella colonna sonora di Cattivissimo Me 2.

Un primato assoluto: un video musicale che dura un’intera giornata, tra performances di danza, ballerini improvvisati e non, e le immancabili guest star a fare da contorno al cantante, protagonista assoluto della scena: da Tyler The Creator a Earl Sweatshirt, Kelly Osbourne fino a  Jamie Foxx.  Il tutto fra strade cittadine e edifici pubblici, sotto gli sguardi stupiti dei passanti.

Il video può essere visualizzato su un sito dedicato, dotato anche di un player per fare rapidi skip di 60 minuti (mantenendo il punto della traccia dove eravamo arrivati) oppure semplicemente andare avanti manualmente lungo il video.

Un’idea assolutamente innovativa, pronta a scrivere una nuova pagina del mondo della musica.

Il video è anche saggiamente montato, riuscendo a non risultare mai noioso e ripetitivo, anzi, in grado di tenere sempre viva l’attenzione del pubblico oltre lo schermo.

Il video può essere visualizzato sul sito:

http://24hoursofhappy.com/

Questa sera dalle ore 19.00 l’Associazione Ohibò ospiterà la mostra Minimal Art di C[h]erotto.

C[h]erotto (all’anagrafe Giancarlo Pasquali) nasce qualche anno fa con le idee non ancora ben chiare su quello che farà da grande: è indeciso tra il grafico e l’edicolante. Da bambino sfoga la propria creatività disegnando, da grande (più o meno) nulla cambierà: ed ecco che, nell’indecisione, è la bizzarra vocazione per il mestiere di grafico ad avere la meglio. Grazie all’amore congiunto per grafica, fumetti, letteratura e stile minimale, in una notte di novembre del 2011 nascono i Minimal Incipit: pannelli di cartone pressato formato A4 realizzati abbinando le prime righe di un romanzo, un segno grafico minimale che ne rappresenta l’essenza, il tutto condito dalla predominanza di un unico colore. Il risultato è un elemento decorativo che fa bene agli occhi e al sorriso. In contemporanea inizia a realizzare, con lo stesso stile e in collaborazione con il blogger Cannibal Kid, delle locandine di film cult che vengono recensiti sul blog dell’associaizone culturale L’Orablù. Nel 2013 un nuovo progetto che trae ispirazione dai Minimal Incipit: questa volta si tratta di sport. Anzi, di Parole di Sport: le migliori frasi dei migliori campioni sportivi diventano più di un elemento decorativo. Quasi un mantra da leggere ogni giorno prima di uscire di casa. Accompagnerà la serata un ricco buffet gratuito e la musica di Val Bonetti – acoustic guitar-, un chitarrista di Milano che collabora con diversi musicisti dal Blues al Jazz al Pop. In questa occasione, in veste solista, Val proporrà alcuni brani tratti dal suo album d’esordio di chitarra acustica “Wait” e altre novità. il suo lavoro ha suscitato l’entusiasmo di un numero considerevole di riviste specializzate in Europa e negli Stati Uniti; notevole per un artista indipendente al suo esordio. “Caldamente consigliato! ”

 

MINIMAL ART
presso  Associazione Culturale Ohibò Via Benaco 1, 20139  Milano
Sabato 23 novembre ore 19:00 Ingresso libero + aperitivo con tessera ARCI
 

Ingresso libero con tessera arci

Per informazioni:

http://www.associazioneohibo.it/wordpress/minimal-art/

www.valbonetti.com

Qui di seguito il link della pagina facebook dell'evento: https://www.facebook.com/events/248520635302899/?fref=tsù

 

Come di consueto, rieccoci alla consueta rubrica del venerdi: il weekend presso la Sacrestia Farmacia Alcolica.

Come ogni settimana, il team del locale hanno pensato per voi ad una tre giorni di musica, buon cibo e divertimento.

Prendete carta e penna:

 

Venerdi 22 novembre dalle 22

Free entry

MILANO TOWN SOULDIERS ( The Soul Allnighter )

Una selezione musicale, rigorosamente su vinile originale, totalmente orientata a tutte le sfaccettature della musica Soul: dal suono Northern Soul dei dischi 60's più rari al Modern, dal Soul Crossover dei 70's e 80's alle ultime produzioni delle etichette indipendenti contemporanee.

Il tutto arricchito da ospiti italiani e internazionali.

Alle selezioni:

LUIS & JIMMY SOULFUL (Soulful Torino)

FRED BULLY (Lambrate Town Souldiers)

FABIO CONTI (Lambrate Town Souldiers)

Fb page: https://www.facebook.com/events/457666767686886/https://www.facebook.com/MilanoTownSouldiers

 

Sabato 23 novembre a partire alle 21

WHENMUSICATTACKS con

 

KINGSHOUTERS

AIRACOMET

THE TRIP-WEEKEND

EOS

Djset a cura di IN MEXICO

Fb page: https://www.facebook.com/events/570270913046853/https://www.facebook.com/WhenMusicAttacks

 

Domenica 24 novembre

Musica live e buon cibo

Start h 17.30

LORO SONO I N.E.T!

Pomeriggio in musica in compagnia di Alessandro De Gasperi (guitar), Giorgio Di Tullio (drums), Luca Dell'Anna (keyboards) e Ivo Barbieri (bass).

Fb Page:https://www.facebook.com/events/750376498311921/

 

A seguire, a partire dalle 21

JAM SOUNDS GOOD

Un appuntamento con il blues..per chi ama il sound del Mississippi...a Milano!

 

Fb Page: https://www.facebook.com/events/214028755445565/https://www.facebook.com/JamSessionBluesFunkMilano

 

Boy George, il ragazzo terribile del pop inglese, torna sulle scene con un nuovo disco e una nuova consapevolezza di sè.

Il 52enne del Kent, artista camaleontico e precursore della commistione tra pop e reggae, presenta il suo nuovo album a 20 di distanza dalla sua ultima produzione in studio.

Il nuovo lavoro, "This Is What I Do" (uscito ad ottobre), è stato battezzato dalla stampa britannica come il comeback dell'anno ed è in effetti un compendio di quanto è accaduto negli ultimi anni alla popstar britannica, dall'arresto per aggressione ai lavori socialmente utili, dalla caduta nella spirale dell'alcol e della droga alla rinascita.

Rinascita. Questa è la parola giusta per descrivere il nuovo percorso di vita di George Alan O'Dowd, visibile sin dalle fotografie che circolano sul web e che accompagnano le sue molteplici interviste.

Un nuovo stile di vita, zero alcol e sigarette, yoga e meditazione hanno trasformato un "mostro" di 102 kg, dallo sguardo perso, in un uomo affascinante e dallo sguardo limpido, consapevole dei suoi limiti e delle sue fragilità.

Un percorso di rinascita avvenuto grazie anche all'appoggio di molte stars, come Elton John, e scelte che si sono rivelate oculate, come il rifiuto a partecipare all'edizione locale del Grande Fratello VIP.

Consapevolezza del presente ma anche del passato: icona gay per eccellenza, con il suo look androgino e i suoi testi ha influenzato il panorama sessuale degli ultimi trent'anni ed è stato un punto di riferimento per migliaia di giovani omosessuali.

I Culture Club faranno anche parte del suo (e del nostro) passato (non ci sarà una nuova reunion, giura), ma, nonostante ciò, chi riesce a star fermo quando partono le prime note di Do You Really Want To Hurt Me, Miss Me Blind a Karma Chameleon?

Nessuno.

Welcome Back Mr Boy George!

 

Metti che all’ultimo anno di Liceo una mattina arriva a scuola un regista, metti che quel regista di nome fa Nanni e di cognome Moretti, metti che tu non hai mai pensato di fare l’attrice fino a quel momento e che invece lui decide che vuole proprio te. Nasce così l’astro Jasmine Trinca, da un incontro quasi casuale che ha regalato al cinema italiano una delle più interessanti e talentuose attrici della nuova generazione, quella dei trentenni cresciuti davanti la macchina da presa.

Jasmine ha un viso magnetico, forse quell’espressività così forte non era ancora venuta fuori per una come lei che si dedica solo alla scuola e allo sport, tanto da arrivare con tutta l’inconsapevolezza dei suoi 19 anni ai provini per “La stanza del figlio”, storia intima e difficile premiata con la Palma d’Oro al Festival di Cannes. Era il 2001, e da quell’esperienza di condivisione dell’arte cinematografica con un grande regista inizia un percorso sempre in ascesa: quel volto dolente e ancora fanciullesco smette di essere paffuto e si smagrisce per essere prestato alla disturbata protagonista de “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana, ancora un trionfo di critica e di pubblico, ancora una recitazione dimessa, lontana dai toni impostati delle accademie.

E’ questo uno dei punti focali del percorso di attrice della giovane Jasmine, arrivata all’università dopo il diploma a pieni voti ma mai passata per una scuola di recitazione istituzionale, a contendere ruoli di primo piano alle sue colleghe sfornate in larga parte dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Continuano ad amarla i registi italiani, definendo anno dopo anno un talento sicuramente innato e forgiato direttamente sul set: Michele Placido, Giovanni Veronesi, ancora Nanni Moretti per “Il caimano”, passando per piccoli progetti come l’esilarante cortometraggio di Paolo Calabresi “La sottile mensola rossa”

(http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/187402/calabresi-la-sottile-mensola-rossa.html).

Non è una bulimica di film Jasmine, non è presenzialista ma ai Festival sorride sempre e non si nega mai all’obiettivo dei fotografi con uno sguardo aperto e sfuggente al tempo stesso, tenendo rigorosamente lontana dai riflettori la vita privata, il compagno, la nascita della figlia. Poche interviste, pochi capricci da diva e una seria dedizione al proprio lavoro, quello che forse non si aspettava di fare ma che è diventato un riflesso di sé: arrivano quest’anno il personaggio di Antonia per “Un giorno devi andare” di Giorgio Diritti e quello di Miele per la prima regia di Valeria Golino; storie pesanti come macigni, racconti dell’anima che solo attraversando nel profondo il significato dell’arte recitativa si possono offrire al pubblico senza retorica, spogliandosi di frivolezza nell’immagine netta ed essenziale delineata dalla regia. Altri successi, altre conferme di una giovanissima attrice diventata ormai donna, cresciuta e sbocciata dentro il suo talento senza clamori.

Ha 30 anni, nel 2010 sale sul palco di uno dei più importanti Festival di cinema del mondo e dedica il suo premio “All'Italia e agli italiani, che fanno di tutto per rendere l'Italia un paese migliore nonostante la loro classe dirigente”. Ecco il dissidente della nuova generazione del cinema italiano, primo italiano miglior attore a Cannes dopo il “mostro” Marcello Mastroianni, senza alcuna voglia di essere paragonato a lui né a nessun altro, perché Elio Germano rimane sempre se stesso, continua a vivere a Roma viaggiando in autobus e facendosi vedere solo per difendere l’arte, per dire con l’occupazione del Teatro Valle che la libertà d’espressione vale più dei soldi e dei giochi di potere.

Basterebbe sapere questo per capire cosa vuol dire fare l’attore per il 33enne romano iperamato dai registi, pieno di una plasticità espressiva che lo ha fatto passare dal bambino monello di “Ci hai rotto papà”, alle principali serie tv degli ultimi anni – “Un medico in famiglia” e “Paolo Borsellino” tra tutte – al cinema di qualità dei Luchetti, Scola, Virzì, Ozpetek, Salvatores, quasi senza prendere fiato.

Mai uguale a se stesso, regala al pubblico ruoli memorabili in una varietà di toni quasi insuperata: ruba la scena (e la ragazza) al bel Riccardo Scamarcio nella parabola politico-familiare di “Mio fratello è figlio unico”, vestendosi -  e spogliandosi suo malgrado - di grottesca rabbia contemporanea in “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì. Un precario ucciso dall’illusione del futuro racchiusa in un’ingombrante macchinario che nessuno vuole comprare; dal fallimento professionale la trasformazione diventa poi più radicale per l’estremo dolore di sopravvivere a chi si ama ne “La nostra vita”: una rabbia diversa, sorda più che isterica come nel film di Virzì, ma ugualmente piena di sfumature disperate come segno di una generazione stanca di effimero.

Evade dai circuiti della mente con una straordinaria capacità di non relegare il suo personaggio al ruolo di colpevole, di salvarlo dall’abiezione facendo sentire lo spettatore quasi triste per la sua disperata fine: lo fa vestendo i panni di Quattro Formaggi nel dramma a tinte fosche “Come Dio comanda”, facendo da contraltare al superbo Filippo Timi protagonista della pellicola.

E non poteva mancare il suo volto pieno di meraviglia alla corte di Ferzan Ozpetek, innamorato dei suoi attori immersi sempre in atmosfere di enigmatica grazia: “Magnifica presenza” rapisce Elio nel sogno di una casa affollata di misteri, consegnando i suoi occhi alla magia più dolce e malinconica. Ma il sogno, quello stavolta della tranquillità di provincia e dei buoni sentimenti, si infrange nel “piccolo” e riuscitissimo “Padroni di casa” di Edoardo Gabbriellini, tutto proiettato verso il breve, travolgente epilogo. Complice dell’ottima prova d’attore il coprotagonista Valerio Mastandrea, che con il nostro porta in scena un’intesa coatta di feroce bellezza. L’ultimo approdo è ora al cinema

http://www.mymovies.it/film/2012/lultimaruotadelcarro/

Guardiamolo, il nuovo Elio, con l’emozione inedita del racconto che si rinnova, nel corpo e nella parola, ad ogni nuovo ciak.

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