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Una rassegna di opere teatrali confezionate e esposte in un unico festival: artisti internazionali si esibiranno su un suggestivo palcoscenico dove letteratura, danza e musica si uniranno in un unico spettacolo emozionante. Neropinto adora!
Zoë Poluch, Valentina Desideri, Paula Caspão e Stefan Tiron, in residenza al Lavatoio di Santarcangelo, presentano la loro ricerca sulle modalità del vivere insieme, a partire da un testo di Roland Barthes
”I sottaceti” è il primo episodio di una serie di incontri tra Zoë Poluch, Valentina Desideri, Paula Caspão e Stefan Tiron.
A partire dal testo di una conferenza di Roland Barthes dal titolo “Comment vivre ensemble?” (Come vivere insieme?), i quattro artisti si incontrano in modi e luoghi diversi, in cui oggetti, corpi, piante, pietre o qualsiasi altra entità possano vivere insieme per un certo tempo – compresi i barattoli che, riempiti di salamoia e lasciati chiusi per un certo tempo, preservano la vita di ciò che contengono.
Il programma Anno Solare di Santarcangelo •12 •13 •14 Festival Internazionale del Teatro in Piazza ospita all’interno del ciclo “È primavera!” una residenza di ricerca e creazione di due settimane, che fa seguito a periodi di lavoro già svolti al PAF / Performing Arts Forum di St. Erme (F) e che si apre al pubblico venerdì 31 maggio alle 18,30 al Lavatoio di Santarcangelo per una presentazione e un dialogo attorno al lavoro.
“I Sottaceti” è infatti innanzitutto un progetto di ricerca, in cui si ritrovano artisti dalle diverse provenienze: la coreografa Zoë Poluch, canadese di origine ma spostatasi a Stoccolma per partecipare al prestigioso Master in Choreography; la danzatrice italiana Valentina Desideri, ora residente ad Amsterdam dove sta concludendo il Master in Visual Arts al Sandberg Institute; la filosofa e drammaturga portoghese Paula Caspão; l’artista visivo rumeno Stefan Tiron.
La presentazione pubblica del lavoro sarà accompagnata da un dialogo con gli artisti a cura della direzione di Santarcangelo •12 •13 •14 e, come per tutte le aperture di “È primavera!”, dalla proiezione di un film scelto dagli artisti in relazione al loro percorso.
Alle 20,30 al Lavatoio sarà proiettato “Il mangiaguardie” di Claude Faraldo (Francia 1973, 110’), storia di un imbianchino parigino (uno straordinario Michel Piccoli) che vive con la madre e la sorella e che d’improvviso manifesta un’irrefrenabile pulsione di rivolta: si barrica in casa, trasformandola in una specie di caverna, contagiando poi col suo esempio tutto il quartiere.
Il film – senza dialoghi, sostituiti prima da grugniti e poi da ruggiti liberatori – diviene così un apologo radicale di taglio anarchico e libertario condotto al ritmo farsesco del teatro dell’assurdo.
La residenza e la sua apertura al pubblico costituiscono anche un’occasione di incontro con due artiste – Zoë Poluch e Valentina Desideri – che saranno poi in programma a Santarcangelo•13 in luglio, rispettivamente con il solo di danza Example e con il progetto Fake Therapy.
Con questa residenza si chiude il programma di Anno Solare •13 e si rilancia lo sguardo al festival in arrivo, indicando una traiettoria internazionale, collaborativa, e centrata su ricerca e conoscenza più che su rappresentazione e spettacolo.
Accompagnerà la serata una degustazione a cura di Valloni Bruno, affinatore di formaggi, e di Le Rocche Malatestiane.
L’ingresso agli appuntamenti di È primavera! è gratuito.
Il programma fa parte del progetto Anno Solare, realizzato da Santarcangelo dei Teatri con la direzione artistica di Silvia Bottiroli insieme a Rodolfo Sacchettini.
Il progetto Pickles (Sottaceti) fa parte del programma “Jardin d’Europe” supportato da Cultura 2007-2013 Programma dell’Unione Europea e da Cullberg Ballet.
Neropinto segnala una bella iniziativa che si terrà a Brescia: un premio che fa da tramite tra gli artisti del passato e i giovani, il futuro dell'arte.
Una commistione tra arti figurative e performative per una serata da non perdere.
Sabato 1 Giugno 2013 dalle h 19.00, si terrà la quarta e ultima serata del Premio per le arti L.A. Petroni 2013. Il premio, nato per ricordare l’artista bresciana Lidia Anita Petroni, promuove il lavoro di ricerca degli artisti lombardi dando loro un'occasione di visibilità e confronto al fine di supportare i giovani emergenti nella produzione e nella circuitazione di nuove opere.
Quest'anno il premio è stato ampliato con due nuove sezioni: Musica, a cura dell'associazione Quid, e Arti figurative, a cura di Spazio Arte Duina.
Durante la serata verrà reso noto il nome dei vincitori delle tre sezioni. Alle ore 19.00, presso Spazio Teatro Idra, accompagnato da un aperitivo, si esibirà e sarà proclamato il vincitore della sezione musica (selezionato dalla giuria composta da Carlo Boccadoro, Mauro Montalbetti, Rossanno Pinelli, Emanuele Maniscalco, Andrea Rebaudengo), verranno, inoltre, mostrate le tre opere finaliste della sezione arte figurativa selezionate dalla giuria composta da Anna Lisa Ghirardi (critico d’arte) e Luciano Pea (docente LABA e artista). Sempre alle 19.00 sarà rivelato il vincitore della sezione arti performative, selezionato per il 25% dal numerosissimo pubblico presente in sala durante le serate dell’ 11-18-25 Maggio, per il 15% dalle votazioni online (canale youtube, facebook) e per il 60 % da una giuria d'esperti composta da Pietro Arrigoni (regista), Manuela Bondavalli (coreografa - Container12), Flavia Gottardi, Francesca Daldossi e Bruna Gozio (Centro Teatrale Bresciano), Nadia Busato (Giornalista e scrittrice), Luisa Cuttini (Ass. Danzarte), Davide D'Antonio (Residenza Idra), Francesco De Leonardis (Giornalista), Fausta Faini (Accademia della Voce), Francesca Mainetti (Teatro 19) Vittorio Pedrali (Eureteis), Paolo Peli (Associazione SR), Claudio Simeone (Amici Complici e Amanti), Simone Tonelli (Giornalista), Giuseppina Turra (attrice). Le compagnie che hanno partecipato al premio quest'anno sono: monza7amoretti (Milano), Fattoria Vittadini (Milano), Compagnia Lyria|Crema Laura (Brescia), Lab 121 (Milano), InBalìa | Compagnia Instabile (Milano), Pandemio.Performing.Arts (Brescia), Coop. AttivaMente | Residenza Torre Rotonda (Como), Compagnia CHRONOS3 (Milano), Compagnia Officina (Brescia). Nella stessa serata verrà presentato in prima nazionale lo spettacolo Cingomma, della compagnia Jessica Leonello, vincitore della scorsa edizione del Premio per le arti Lidia Petroni, alle ore 21.30 presso il Teatro Santa Chiara.
Premio per le arti L.A. Petroni 2013 Dove: Spazio Teatro Idra, Vicolo delle Vidazze 15, Brescia
Info: tel. 0303701163 – 3392968449 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
CINGOMMA
Di e con Jessica Leonello Regia: Jessica Leonello Aiuto regia: Veronica Capozzoli Disegno luci: Luca Serafini “Se il vostro treno è in ritardo, la coincidenza partirà puntuale”. B. Cendrars Non allacciate le cinture, allacciate la pazienza alla speranza, le stringhe delle scarpe per salire e scendere dal treno, la tracolla delle borse, il nord con il sud, in un pacco regalo, mettetegli un fiocco ed eccoci pronti a viaggiare sui binari di una “transitaliana”. Cingomma è un monologo che parte dalle nevrosi dei viaggi attuali, per tornare a come si viaggiava una volta, all’Italia che negli anni’90 viaggiava con coraggio, nelle ferie estive, sull’Espresso Milano-Palermo: una riflessione sui cambiamenti dei nostri viaggi che raccontano la nostra storia e cosa siamo diventati. E’ l’Italia che viaggiava in treno, quando ancora c’era FS, il tempo scorreva lentamente e il viaggiatore non era un cliente. Ma il viaggio è forse, innanzi tutto, un viaggio di ritorno alle radici che, come una gomma da masticare, cerchi di appiccicare sotto il banco, ma che ti lascia, inconfondibile tra le dita, un odore di fragola. Una narrazione sul piccolo mondo antico dell’Espresso Milano-Palermo, che oscilla tra narratore e personaggi con uno sguardo ironico e a tratti grottesco. Un viaggio al termine dello stivale e oltre, narrato così, come i ricordi sanno condire le immagini.
JESSICA LEONELLO Nel 2009 si diploma alla scuola di Mimo e Commedia dell’Arte “Louis Jouvet” di Bologna e prosegue la sua formazione nella Commedia dell’Arte seguendo laboratori con Eugenio Allegri e, in occasione della Giornata della Commedia dell’Arte, con Francesco Gigliotti, partecipando agli spettacoli della scuola al Teatro Dehon di Bologna e ad alcuni Festival tra cui il Festival Internazionale di Commedia dell’Arte di Venezia, il Festival “Zani et Arlichini” di Bergamo e il Festival Internazionale di Commedia dell’Arte “L’eredità della maschera” di Bologna. Partecipa come attrice, con la Compagnia “Semivolto” di Faenza allo spettacolo per bambini “Seme-Seme, Storia di un volo a testa in giù”, presentato in anteprima alla rassegna “In disequilibrio” alla Casa del Teatro di Faenza, presso il Teatro Due Mondi. Partecipa allo spettacolo “Giuditta” di Samir Oursana vincitore ex-aequo del Premio Scenario Infanzia 2006. Partecipa al laboratorio “alla ricerca di un metodo”, di preparazione e selezione per Carmen alla Scala di Milano, della regista Emma Dante. Prosegue la sua formazione, avvicinandosi al teatro di narrazione e allo studio del personaggio seguendo tra le altre, Giuliana Musso e Arianna Scommegna. Nel 2012 vince la III Edizione del Premio per le Arti L. Petroni indetto dal Teatro Inverso- Residenza Idra con lo studio “Cingomma”. E’ attrice nello spettacolo “Blister” e “Uno” di Teatro Inverso.
Prendete 5 giovani accomunati da una grande passione per l’arte, aggiungete una buona dose di creatività e intraprendenza, nonché un pizzico di sana incoscienza, ecco a voi Atchu Art.
Stiamo parlando di un collettivo nato nel maggio 2012 quasi casualmente, come una scommessa, ma che in breve tempo ha conosciuto notevoli successi e riconoscimenti.
Lo Yu, Ilena Russo, Luca Mezzadra, Ludovica de Adamich, Martina Nardulli e Marco De Simone, questi i nomi dei fondatori del gruppo, diversi l’uno dall’altro, ognuno con la propria personalità e le proprie abilità, ma accumunati dalla giovanissima età e dalla voglia di esprimersi attraverso l’arte.
Atchu Art è il nome che scelgono per il loro collettivo. Può sembrare di poco conto e banale, ma è tutto forchè scontato, anzi geniale.
La decisione di usare la parola “Atchu” nasce in maniera casuale, come del resto il loro incontro. Durante uno dei tanti brainstorming uno dei componenti fece un starnuto: un accaduto di poco conto, ma che diede una giusta intuizione. Quel gesto così inaspettato e naturale che la maggior parte delle persone cercano di mascherare, ma che è impossibile da evitare, esprime perfettamente la loro voglia di osare e sperimentare.
Così i ragazzi decidono che il loro nome sarebbe stato Atchu Art, simbolo di un’arte mai uguale, in continuo divenire, che vuole sorprendere lo spettatore e suscitare profonde emozioni. Quadri di gesso e un portone di rame a sbalzo per il Magna Pars Suites di via Forcella, questi sono i loro primi lavori come collettivo in cui sono già presenti gli elementi distintivi della loro arte. L’obiettivo del collettivo è la ricerca stessa: tutti i loro lavori nascono da un libero sfogo creativo e dalla voglia di andare oltre, di dare vita a qualcosa di nuovo e inedito, sperimentando ogni volta tecniche e materiali diversi, da quelli più rudimentali a quelli più contemporanei. Il vero fattore di differenza, da cui deriva il successo delle loro creazioni, risiede proprio nel significato stesso di collettivo: unione, discussione e confronto generano una forza creativa che altrimenti sarebbe irraggiungibile.
Nel loro sito si trova u pensiero di James Joyce che al meglio sintetizza il significato che ha l'arte per loro.
"Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch'essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un'immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l'arte."
Per ammirare la sorprendente creatività di Atchu Art venite sabato 1 giugno dalle ore 22.00 all’evento Chapeau organizzato da Modalità Demodé in collaborazione con Rosaspinto Arte&Comunicazione presso la prestigiosa location Spazio Giulio Romano (via Giulio Romano 8, mm Porta Romana).
Atchu Art http://www.atchuart.com https://www.facebook.com/AtchuArt E-mail - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La Fondazione Forma per la Fotografia ha inaugurato mercoledì la mostra Paradise del fotografo italo-svedese Joakim Kocjancic, che durerà fino al 23 giugno.
Nelle immagini dell'artista la città di Stoccolma avvolge le figure, con tracce di graffiti, saluti al paesaggio, messaggi da coloro che sono invisibili, catturati dal fotografo che è sia una parte dell'immagine, sia un elemento estraneo a essa, una persona sola che vede oltre la materia e che vuole andare fino in fondo, esplorare l'anima della città e delle persone che la animano.
Paradise offre un tour gratuito nel paese delle meravigliose illusioni, un incontro tra cielo e terra, tra bianco e nero, attraverso fotografie di vita in movimento, tentando di opporre resistenza a ciò che ci distrugge, i poteri e il tempo.
Joakim Kocjancic nasce a Milano nel 1975, dopo aver frequentato l'Accademia di Belle Arti di Firenze e Carrara, si sposta per diverse città europee e consegue un master di fotogiornalismo alla London College of Communication. Nel 2006 si stabilisce a Stoccolma e realizza alcune mostre, trovando la sua ispirazione nella fotografia di strada con riferimenti alla tradizione americana, giapponese e ovviamente al neorealismo italiano. Nel 2009 è membro dell'agenzia fotografica Linkimage ed è stata selezionato due volte al Foto Festival di Roma. Nel 2010 vince in Svezia il premio per la migliore fotografia in bianco e nero.
Dal 29 maggio al 23 giugno Fondazione Forma per la Fotografia Piazza Tito Lucrezia Caro 1 Milano
Info: www.formafoto.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 0258118067 0289075419
"E’ una storia da dimenticare, è una storia da non raccontare, è una storia un po’ complicata, è una storia sbagliata."
E’ la storia tratteggiata da Massimo Cotto ne "All’ombra dell’ultimo sole’" attraverso la musica, le canzoni, le storie e le passioni di Fabrizio De Andrè. Al Tieffe Teatro, in via Menotti a Milano, è stata notevole la partecipazione del pubblico, accorso in gran numero per la sera della prima. I frequenti applausi dei presenti in sala hanno sottolineato palesemente tutto il calore di chi ama la musica e la poesia di Fabrizio, protagonista indiscusso di questo musical dal sapore malinconico. Impossibile non perdersi in un viaggio nostalgico fatto di immagini indelebili e testi che centrano sempre il proprio bersaglio, cioè il cuore di chi li ascolta. Gli attori del racconto prendono tutti nome da un testo del cantautore genovese ed è appunto Genova il palcoscenico effettivo dell’intera vicenda. Una Genova disillusa, consumata e sempre impaziente, una Genova che diventa simbolo di battaglie e rivoluzioni partite dal basso, ma ugualmente rappresentative di un’umanità tutta italiana. La ballata dell’amore cieco, Quello che non ho e Morire per delle idee su tutte impressionano per quanto ancora siano capaci di descrivere e raffigurare sentimenti, emozioni e storie più che mai attuali. Colpiscono affermazioni come: «Ci raccontiamo rassicurati che basta la salute, ma la salute senza le palanche è una mezza malattia» o ancora «L'emarginazione è uno stato di grazia perché tiene lontani dal potere e quindi dal marcio che lo contraddistingue». Parole incisive che definisco la cifra emotiva dell’atmosfera presente in sala e che offrono spunti di riflessione dai quali è impossibile desistere. La cattiva strada allora non è solo quella cantata da De Andrè o quella dell’insegna al neon del bar di Via del Campo, ma è quella di chi ha il coraggio di schierarsi contro l’abbruttimento dei costumi passati e futuri, contro le sopraffazioni di classe, contro l’impoverimento intellettuale e culturale che oggi, giorno in cui il teatro italiano piange la scomparsa di Franca Rame, reclama profonda attenzione.
Nei primi giorni di maggio si è parlato moltissimo di “The Doors” fondamentalmente per due motivi: il primo, purtroppo, per la morte del leader fondatore e tastierista della band Ray Manzarek, il secondo per l’uscita di una pioneristica applicazione per Ipad che racconta il viaggio nel rock di Jim Morrison & Co. Una vera innovazione non solo in campo tecnologico, ma anche in campo di fruizione dei contenuti digitali: tutta la storia della band è racchiusa in un’app! Video inediti, fotografie, canzoni, confessioni, scavano nel più profondo intimo dei musicisti per regalare agli utenti in un solo unico pacchetto l’esperienza “The Doors”.
L’idea è stata progettata e finanziata da Jac Holzman, fondatore dell’Elektra Records la prima casa discografica che offrì nel 1966 un contratto ai Doors, e da Robin Hurley; con la partecipazione del batterista John Densmore, del chitarrista Robby Krieger, del tastierista Ray Manzarek, e di tutta l’eredità lasciata dal cantante e icona Jim Morrison. Holzman, noto al mondo discografico per le sue idee all’avanguardia, ha sempre spinto la band a creare testi e musiche innovative, che spiazzassero i fan e ne ha fatto il punto di forza di tutta l’immagine legata al gruppo.
Ora presenta e realizza un progetto da lui stesso definito visionario:
“Questo progetto è nato dal desiderio di digitalizzare il box set, di utilizzare le nuove tecnologie per dare ai fan una nuova e migliore esperienza. E proprio per questo motivo ha avuto senso scegliere The Doors. Sono sempre stati un passo avanti e la loro storia è una delle più grandi saghe del rock, insieme con la band, raccontiamo una storia avvincente con materiali provenienti dagli archivi dei Doors e da un centinaio di altre fonti che abbiamo recuperato in questi anni – un vero e proprio tesoro tra cui si trovano foto inedite, interviste mai viste, girati dietro le quinte degli eventi live. Il tutto consegnato in un singolo download: questo è un approccio avvincente per mostrare l’intera carriera di una band. Credo che abbiamo gettato le basi per il futuro delle applicazioni musicali … indubbiamente una buona cosa da fare!”
Proprio queste parole, pronunciate da un uomo molto vicino alla band mi hanno fatto riflettere. Consegnare in un unico pacchetto pre confezionato una storia lunga anni è un vero peccato: è perdersi il gusto di andare in negozi di dischi usati per pescare il vinile che manca alla tua collezione, è strappare il poster ingiallito del bel Jim che ti guarda con gli occhi tenebrosi, è il non assaporare il piacere di una canzone ascoltata per la prima volta. Una vera passione coltivata negli anni perde di significato se servita tutta in un’unica soluzione e chi ha collezionato cimeli di un gruppo rock storico ne sa qualcosa. Sicuramente case discografiche e produttori devono cavalcare l’onda del momento e se il mercato richiede un’app che app sia. Tuttavia non posso nascondere, data la mia natura nostalgica, una punta di disappunto verso un’operazione che non ha nulla del tributo ad uno delle più grandi band di tutti i tempi ma è una trovata commerciale, tant’è vero che in concomitanza con l’applicazione sono stati rimasterizzati la maggior parte dei loro cd. D’altra parte probabilmente questa operazione porterà molti giovanissimi ad avvicinarsi ad una storia grandiosa ed avvincente, fatta di miti ed eroi, poesia e musica, sperando che la curiosità suscitata dalla tecnologia li spinga a generare un nuova passione.
Sabato 1 giugno dalle ore 22 l'associazione Ohibò presenta il Festival Beat Warm Up, una serata dedicata alle atmosfere dei primi anni 60, in particolare della Liverpool degli anni d'oro, quando sulle sponde de fiume Mersey si ballava fino all'alba a ritmo di Twist' n' Shake e Rock' n' Roll.
L'evento inizia con un aperitivo accompagnato da dischi e vinili scelti da Gianni Fuso (Festival Beat e Bus 1 Crew), seguito da un live dei Beat Barons, band composto da un italiano, un inglese, un americano e uno scozzese, che animeranno l'atmosfera.
Ci sarà poi una preselezione per la gara di Twist & Roll, un gruppo di des selezionerà dieci persone tra i ballerini che si contenderanno i favolosi premi che verranno assegnati con la gara ufficiale durante il dopo concerto.
A seguire partirà la gara di Twist con i ballerini selezionati che si contenderanno un pernottamento di due persone, con un aperitivo e una cena inclusi, per una notte in un hotel di Salsomaggiore Terme a Parma.
Info: www.festivalbeat.net www.associazioneohibo.it
Poestate, il festival di poesia e laboratorio culturale, ritorna nella città di Lugano con un ricco cartellone di
eventi, spettacoli e workshop.
Dal 30 maggio al primo giugno, nel Patio Palazzo Civico in Piazza Riforma, si svolgerà un laboratorio “a cielo aperto” dedicato alle varie espressioni e contaminazioni artistiche e culturali. Giunto alla sua 17esima edizione, Poestate ospiterà artisti di fama mondiale: poeti, scrittori, musicisti, giornalisti, artisti saranno i protagonisti di una delle manifestazioni culturali più importanti della Svizzera. Letture, declamazioni, conferenze, tavole rotonde, esposizioni, performance, incontri animeranno la città ed intratterranno appassionati e curiosi.
Durante il Festival, il premio POESTATE 2013 alla carriera sarà consegnato a Evghenij Solonovic, accademico e traduttore letterario russo di poeti italiani e della Svizzera Italiana.
Per maggiori informazioni sul programma: www.poestate.ch
Ebbene sì: anche lo Yoga è stato portato in tribunale. Dove? Nella contea di Encinitas a pochi chilometri da San Diego.
In breve: tutto è cominciato l'anno scorso, quando la KpJois Foundation ha fatto una donazione generosa - cinquecentomila dollari - alle nove scuole della contea, per finanziare un programma di «salute e benessere» per gli studenti, attraverso l'insegnamento delle tecniche yoga. Nello specifico Yoga Ashtanga che un’“esperta di studi religiosi” ha affermato, in un video della Fox, essere strettamente connesso alla religione Induista.
Trattasi di cospirazione/incomprensione?
No, semplicemente di ignoranza. Ignoranza che uso come termine per indicare coloro che non sanno, che sono all’oscuro di un determinato argomento.
L’America è il paese delle grandi opportunità e dei grandi fraintendimenti che sono figli di rielaborazioni oscene di discipline Orientali e nobili come il Buddhismo, lo Yoga, la Meditazione, ecc.
Sembrerebbe che queste discipline siano state trattate alla pari di un pomodoro o di un ortaggio: diventano prodotti di massa insegnati e divulgati da gente sbagliata che “compra” on-line un DVD su come insegnare o sulle Asana esattamente come i corsi di fitness di Jane Fonda. Poco a poco, paradossalmente, si inizia ad insinuare persino l’idea che lo Yoga sia una religione, una sorta di messaggio pubblicitario con contenuti subliminali. E la cosa più strana (e scandalosa in realtà) è che ci siano anche degli “studiosi” che affermano che lo Yoga sia interconnesso con la religione Indiana.
Ovviamente nessuno può nascondere che lo Yoga si sia sviluppato in India in cui la religione vigente era l’Induismo. Ma non si può affermare che chi lo pratica diventi Induista! E’ come dire che se si mangia la pizza, emblema della cucina di Napoli, si inizia a parlare napoletano.
Scomodando nuovamente l’etimologia della parola Yoga, unione, facilmente si può intendere che non si traduce come un “evviva Shiva!” ma come un verbo che esprime nella sua estrema semplicità concetti come un legame e un saldo contatto tra l’uomo e la sua parte divina che può essere Dio, Gesù, se stesso o le parti più buone che ci sono in lui.
Un altro punto di vista sulla questione avvenuta nella contea di Encinitas in America: e se invece lo Yoga fosse stato insegnato in modo errato? Purtroppo capita spesso di imbattersi in insegnanti che fanno pensare allo Yoga come qualcosa di strano o a una pratica legata all’Induismo. Far ripetere come un pappagallo “Ohm” o qualsiasi altra parola presa dai mondi Orientali non serve a molto nonché fa alimentare la sensazione di disagio delle persone verso questa disciplina.
Come vi sentireste o cosa capireste se vi mettessi un mala nella mano (un rosario buddhista) e vi dicessi: “Bene, ora ripeti 10 volte questo mantra in sanscrito?”.
L’Ohm o i mantra (come le preghiere Cristiane) sono potenti mezzi che canalizzano le energie mentali e della concentrazione ma, ovviamente, come tutte le cose, bisogna comprenderne a fondo significato e utilizzo.
Mi domando: perché allora non si dice Amen in una Sadhana? Perché fa più figo utilizzare l’Ohm?
“Ohm mani padmehum”, “Ave Maria Piena di Grazia…” o “Tiro fuori la parte migliore della mia interiorità”. Lasciamo che l’individuo scelga cosa ripetere nella sua testa mentre pratica.
Lasciamo ai bambini la libertà di scegliere e studiare come coltivare da grandi la propria mente.
Namasté, Vittorio Pascale
allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
studioso di Buddhismo tibetano
fondatore della pagina Fb: Yogamando
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Per approfondimenti sull’articolo citato de ilGiornale.it: http://www.ilgiornale.it/news/interni/religione-vera-o-ginnastica-anche-yoga-va-tribunale-921053.html
Paesaggi e volti senza tempo immersi in una dimensione fantastica, cangiante e spirituale. E' quello che Daniela Cavallo, classe 1982 (e tra le artiste che meglio rappresentano la sua generazione), mostra attraverso la fotografia e l'elaborazione digitale delle immagini.
Come è andata questa prima parte dell'anno?
E' cominciato con un momento di grande riflessione sia sull'arte che sulla mia ricerca personale. Penso che ogni artista debba rispondere a svariate domande sul sistema dell'arte che sta cambiando. Deve aprirsi, ampliare la propria visione per poter rispondere a esigenze che non sono solo più quelle del critico e della galleria. Siamo contaminati da vari linguaggi (cinema, pubblicità, ecc.) e il tempo è più veloce: è tutto più labile. Io ho cominciato nelle gallerie e le avrò sempre come punto di riferimento, ma mi sono disinibita rispetto al concetto di contenitore d'arte. Esistono dei circuiti liberi e indipendenti (come Art Kitchen o Sponge) dove è facile trovare una ricerca più autentica. Bisogna guardare al futuro con sguardo lungimirante verso nuovi orizzonti che non si conoscono o si conoscono poco. Soprattutto ora che c'è una grandissima crisi nell'arte e con i problemi che ci sono in Italia nel trovare fondi, realizzare e costruire. Manca un sostegno statale verso i giovani artisti, motivo per cui è naturale pensare a un trasferimento all'estero. Basterebbero iniziative semplici: un albo degli artisti, proposte di spazi e una maggiore regolamentazione.
E di positivo cosa vedi nel nostro Paese?
Sicuramente i rapporti e il confronto con gli altri artisti. C'è una bella competizione a livello di idee. Faccio due esempi che mi riguardano: Mirko Canesi e Barbara Giorgis.
La tua ricerca da cosa parte?
Innanzitutto uso un filtro importante: il benessere. Lavoro solo per seguire la mia ricerca. Mi rendo conto che sia un lusso, ma è quello che mi porta più gioia. Sono libera. Parto da motivi interiori, che vengono da uno squilibrio emotivo. Mi baso molto su una letteratura di tipo new age/scientifica. Sto cercando di capire di più sulla fisica quantistica, perché mi sono resa conto che si tratta di filosofia vera e propria.
Un esempio?
Krishnananda & Amana, Fabio Marchesi. Quest'ultimo è un ricercatore che si occupa di benessere e scrive libri che mi colpiscono molto. E' grazie a lui se ho scoperto la teoria dell'entanglement.
Me la puoi spiegare?
Se due particelle gemelle vengono separate (anche di molto) in una vedremo succedere esattamente le cose che succedono all'altra (per esempio, se una viene stimolata, anche nell'altra si vedranno delle reazioni, se una muore, anche l'altra morirà). Credo che questo fenomeno accada persino nelle relazioni umane più strette. Anche se una amore finisce, un'anima in comune rimane sempre. In un lavoro aggiungo alle mie emozioni, le mie relazioni con il prossimo.
A cosa stai lavorando ora?
Ho due progetti in corso. Il primo è una serie di ritratti di donne dedicato ad un femminile positivo che accoglie. L'altro, invece, raccoglie i biglietti con i desideri che mi hanno affidato i visitatori della mia ultima mostra, Mystic World, presso la Galleria Il Milione di Milano. Li metterò dentro delle bottiglie e il solstizio d'estate, il 21 giugno, li lascerò andare nel naviglio. Ho pensato che Milano fosse la città giusta perché è viva, meravigliosa e risponde agli stimoli.
L'acqua fa sempre parte del tuo lavoro, perché?
Prima di tutto siamo fatti dal 80% di acqua. Poi mi affascinano gli esperimenti del dottor Masaru Emoto, che ha sottoposto contenitori d'acqua a parole diverse: a seconda che fossero positive o negative l'acqua reagiva differentemente. Immaginati cosa può succedere a esseri composti per la maggior parte da questo elemento. Poi, è un simbolo per sua natura femminile e a me piace molto anche fotograficamente parlando. E' meravigliosa e si presta alle proiezioni di tutti. Chi non ha mai fatto un sogno dove era presente anche l'acqua?
Pensi di utilizzare anche altri strumenti, come la pittura e la scultura?
L'elaborazione fotografica digitale e le azioni relazionali sono i miei linguaggi. La prima mi piace perché ha un tempo veloce (al momento dello scatto) e uno più lungo (elaborazione). Mentre le azioni relazionali sono fondamentali.
Dall'ispirazione come arrivi alla realizzazione?
Sono molto empirica. Non mi do dei limiti mentali forti, accolgo tutto. Parto da una temperatura emotiva, seleziono fino a che non trovo il nucleo e lavoro su quello: intuizioni visive, idee. Poi rimangono solo le cose più interessanti. Grande importanza ha anche il dialogo e il feedback delle persone che mi stanno attorno e di cui ho grande stima.
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