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La mostra del cinema di Cannes 2013 è stata già ribattezzata da molti come l’edizione degli esordienti.
Dei registi esordienti in particolare, che hanno portato nella cittadina del sud della Francia le loro pellicole e i loro lungometraggi e cortometraggi per mostrarli al grande pubblico come si fa con gli abiti in vetrina. Tanto per esserci anche loro e non per vincere qualcosa o partecipare al concorso cinematografico vero e proprio.
E così in qualche sala di qualche albergo della Croisette è possibile guardare anche pellicole assurde o noiosissime come il primo lavoro da regista di Keanu Reeves, Man of Tai Chi che ha come attore protagonista un vecchio amico del regista, ed ex stuntman di Matrix, e una trama che più noiosa non si può.
Come si può evincere dal titolo la pellicola è stata girata prevalentemente in Cina, tra Pechino e Hong Kong, e narra la storia di un giovane combattente di arti marziali reclutato da un uomo cattivo e spietato, interpretato dallo stesso Reeves, per combattimenti clandestini, pericolosi e illegali.
Insomma una vera barba anche per gli appassionati del genere dato che la griglia narrativa è molto simile a un’altra sessantina di film sul genere e che gli attori, pur avendo esperienza da vendere, sembrano alle prese con la loro prima recita scolastica.
Eppure la regia della pellicola e la tecnica delle riprese erano state pensate dal neo regista in maniera molto ambiziosa tanto che durante la pre-produzione era stata fatta circolare una clip in cui si annunciava e si mostrava che le sequenze di combattimento sarebbero state girate con un avanzatissimo sistema di ripresa Bot & Dolly. Peccato che lo stesso sistema abbia finito per rivelarsi troppo impegnativo da utilizzare impedendo così di integrarlo nelle riprese come ha spiegato lo stesso Reeves e che anche per questo alla fine la pellicola appaia davvero sotto tono in quasi tutto.
Rimane il sospetto che anche il famoso attore americano si sia lasciato affascinare dalla facilità con cui le pellicole asiatiche o di registi asiatici abbiano fatto incetta di premi nelle ultime più importati manifestazioni cinematografiche internazionali.
Man of Tai Chi però è una pellicola proprio scialba. La storia non decolla e i combattimenti anche se sono spettacolari si ripetono in una sequenza che lascia allo spettatore poco tempo per affezionarsi alle vicende e alle disavventure del giovane protagonista.
Keanu Reeves invece ha tenuto a rimarcare che ha voluto presentare agli spettatori un giovane che è ancora innocente in questo mondo corrotto e pieno di pericoli. Il protagonsita deve fare un viaggio spirituale e qui metterà in discussione i propri valori e si lascerà affascinare dalle tentazioni del mondo moderno. Addirittura!
Reeves si è ritagliato per sé la parte dell’antagonista cattivo anche se a lui piace definirsi in questo film più un seduttore di anime e un maestro di vita.
Probabilmente per gli amanti del genere l’unica particolarità da segnalare è il contributo alla pellicola del bravissimo coreografo, Yuen Woo Ping, anche lui già in Matrix e in lavori come La tigre e il dragone e che ha curato personalmente tutte le action del film.
Un film che ha in tutto diciotto combattimenti e quaranta minuti di esclusivo kung-fu movie.
Come dicevo: una vera noia!
I fratelli Coen ritornano al cinema delle loro origini e lo fanno con una pellicola divertentemente amara dove le speranze e i sogni di un giovane e aspirante cantante si scontrano e si fondono con la dura realtà dei sobborghi operai di New York City e la difficoltà di emergere nel mondo dell’arte e della musica dei primi anni Sessanta del Novecento.
In Inside Llewyn Davis, presentato all’ultima mostra del cinema di Cannes, c’è una realtà oggettiva fatta di sacrifici e di speranze e c’è il mondo onirico e intimamente drammatico del protagonista. Due universi che non possono incontrarsi e che sono destinati a rimanere paralleli nonostante la fatica, l’impegno e le indubbie doti artistiche del giovane Llewyn Davis. Gli anni Sessanta al Greenwich Village hanno visto la nascita e l’affermazione della musica folk come genere emblema di una generazione di musicisti e di appassionati, un genere che avrebbe cambiato per sempre la storia della musica internazionale e che avrebbe avuto in Bob Dylan il suo guru più importante.
Il folk, però, nasce da più lontano. Come inno di passione e di speranza ad opera di giovani dei sobborghi operai della City che tra un turno in fabbrica, un lavoro estivo e uno provvisorio arrivano al Village pieni di sogni e speranze ma soprattutto con l’irrefrenabile desiderio di dare una svolta alla loro vita. Figli di operai che sognano il palcoscenico e la loro musica che passa nelle radio più famose d’America.
Llewyn Davis è uno di questi ragazzi. Vive alla giornata, dorme da conoscenti ogni volta diversi che lo ospitano su piccoli e logori divani in altrettanto piccoli e dimessi appartamenti e non riesce a guadagnare neppure un dollaro al giorno. E come per i migliori personaggi ebrei pensati dai fratelli Coen per le loro pellicole è perseguitato da una sfortuna incredibile. Che lo stesso Llewyn ha contribuito a costruire e di cui è in buona parte responsabile.
Fragile, malinconico, introverso e irresistibile, il giovane protagonista riesce a non concludere nulla neppure con il socio musicista con cui parte alla conquista di New York immaginando di suonare in un duo e di conquistare così pubblico e critica. Il socio però lo molla presto e Llewyn rimane solo a gestire la sua vita e la sua ebraicità cercando il successo ma sentendosi in colpa per questo, desiderando essere famoso al più presto ma volendo conservare il suo purismo artistico.
Llewyn è probabilmente uno dei personaggi più infelici e belli mai creati dai fratelli Coen.
Il film è per i nostalgici dell’epoca e anche per chi da contemporaneo ne vuole respirare l’aria più autentica. I registi sono riusciti a riportare fedelmente le ambientazioni degli anni Sessanta, gli studi di registrazione, i locali dove la musica folk spopolava e perfino i tipici appartamenti newyorkesi con le scale antincendio esterne improvvisando un omaggio cinematografico a Colazione da Tiffany facendo anche apparire un gatto che, a differenza dell’altro con la bella protagonsita del film del 1961, riesce a essere più scaltro, fortunato e vincente del protagonsita Llewyn.
È l’amaro di tutti i film intimisti dei fratelli Coen, il loro marchio di fabbrica più famoso e meglio riuscito e che fa di Inside Llewyn Davis la pellicola più struggente dell’ultima mostra del cinema di Cannes. Il protagonsita del film è l’attore Oscar Isaac, ma c’è anche una piccola e divertente parte interpretata da Justin Timberlake che canta in maniera intimista e dolce e che dà al film dei Coen un paio di fotogrammi di commercialità pura.
Inside Llewyn Davis rimane soprattutto un film emozionante dove lo spettatore vive con apprensione e compassione le vicende del protagonsita fino al suo provino più importante dove si esibisce nella ballata triste e intimista davanti al manager che lo liquida con una delle frasi più comiche e irriverenti di tutta la narrazione.
Le speranze non fanno mangiare. L’arte non paga e la musica folk è solo per pochi eletti.
O almeno sembra. Ma non è tutto vero. Llewyn Davis canta, continua a cantare.
In fondo il vero senso della vita rimane quello di essere fedeli al proprio, irrealizzabile, sogno.
La Festa Nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà è sbarcata al Carroponte.
Il Carroponte ha risposto presente e ha riempito la propria programmazione con una serie di imperdibili concerti.
Il nome Mauro Ermanno Giovanardi vi dice niente?
Cantante, produttore discografico e bassista italiano.
Noto al grande pubblico come ex leader dei La Crus, raffinata band di musica d’autore che si è sciolta definitivamente nel 2008.
Il 23 luglio alle 21.30 salirà sul palco e non sarà solo.
Con lui ci saranno i Sinfonico Honolulu.
Livornesi sanguigni, ottimi musicisti e curiosi sperimentatori.
Tra loro pare esserci stato un vero colpo di fulmine, quanto meno a giudicare dalle parole d’amore che il cantante lombardo ha dedicato ai suoi nuovi compagni di viaggio:
“L'amore a prima vista è un sentimento di passione romantica che si sviluppa fra perfetti estranei al loro primo incontro. L'espressione può essere usata con diverse sfumature di significato: attrazione, infatuazione, innamoramento. Questo è quello che mi è successo quando ho incontratoil suggestivo universo musicale del Sinfonico Honolulu”.
Romantici di Milano, avete segnato questa data?
Mauro Ermanno Giovanardi e i Sinfonico Honolulu vi aspettano per un’imprevedibile ed intrigante commistione di linguaggi che promette grandi emozioni.
Inizio concerto ore 21.30
Ingresso 10 euro
Carroponte, via Granelli 1, 20099, Sesto San Giovanni (MI)
E’ facile pensare a Moncler limitandosi all’idea di un piumino, che diciamocelo, non è proprio uno uno degli stilemi della chiccheria! Ma se guardiamo poco oltre è facile scoprire come la Maison rappresenti in realtà una piccola avanguardia in termini di stile e materiali. La collezione Moncler Gamme Bleu P/E 2013 uomo lascia spazio all’interpretazione e soprattutto ad uno stile, che, come il clima si rivela di fatto versatile. E’ più difficile per un maschietto risultare elegante senza però perdere quel pizzico di sport soul che è insita nel DNA. Tutto questo porta spesso a conseguenze “estreme”, sia da un lato, che dall’altro. E così si finisce per sembrare fighetti se ci si lucida troppo o privi di gusto se ci si trascura! Un filo sottile! Proprio su questo filo si pone la Gamme Bleu che rende omaggio al mondo della vela con una collezione che unisce l’anima sportwear di Moncler all’haute couture hand mate.
Quello che salta agli occhi di questa collezione è senza dubbio una nuova idea di principe, o di principi, che non sono affatto azzurri, ma tecnici. Tecnici come i tessuti impermeabili frutto dell’expertise Moncler. Dimentichiamo il cavallo, quest’estate il principe arriverà in barca a vela, con mantella di nylon impermeabile come il cappello marinière. Capi davvero lontani dalla banale idea di un piumino! Ne risulta un uomo fresco, disinvolto che sa essere sportivo e chic nello stesso momento, un uomo senza patria, non riconducibile, nuovo. Compaiono colli alla marinara e calzoncini corti con calzini sotto il ginocchio, abbinati genialmente a capi classici sartoriali, come trench, cardigan, polo e completi “bon ton sport” a quadretti Vichy. Tutti attraversati dai codici tipici dell’abbigliamento nautico come le cuciture nastrate e i dettagli ispirati allo spinnaker. La gamma cromatica della collezione va dal total white look al “black tie”, entrambi mescolati al rosso e al blu in un gioco di esuberanti contrasti che si accentuano nei look in bianco e nero con un tocco di “giallo cerata”.
Strano pensare come l’eleganza possa nascere dal concetto di sport, apparentemente filosofie distanti, si nutrono in realtà di una complementarità affascinante. Quello proposto è un uomo simpatico, soprattutto ironico, che si diverte e sa giocare restando pur sempre elegante. E’ questo il concetto biologico di Moncler, azienda fondata nel 1952 da René Ramillon, artigiano di attrezzature da montagna francese. Il nome Moncler è l'acronimo della località Francese Monestier de Clermont, nei pressi di Grenoble, dove l'azienda è stata fondata. Oggi Moncler propone interpretazioni inedite del concetto di piumino, e va ben oltre! Come un autentico luxury brand, ha esteso i suoi confini. Oggi il nome Moncler è il brand core di una serie di marchi che differenziano l’offerta merceologica della Maison. Alla quale si affiancano altre linee come la Gamme Rouge,linea femminile fondata nel 2006 e inizialmente disegnata da Alessandra Facchinetti. Attualmente la linea è passata alla direzione artistica di Gianbattista Valli. Gamme Rouge propone giochi di volumi e proporzioni, impreziositi da ricami e manifatture davvero sofisticate.
Per quanto riguarda la linea maschile Gamme Bleu, è stata fondata nel 2009 e affidata alla direzione di Thom Browne. Designer americano di grande successo che disegna parallelamente un’altra linea che porta il label Browne. Dal primo fashion show la linea è stata sempre presentata a Milano durante la settimana della moda maschile. Le locations e le ideazioni delle sfilate hanno sempre posto un accento sull’ironia e sul concetto di sport, come un campo da tennis o una piscina coperta oppure una pista da sci artificiale. Thom Browne era trall’altro un nuotatore, questo amplifica e chiarifica ancora di più quanto nella storia di questa azienda possa essere implicita l’idea dello sport. Le favole si aggiornano e le corone vengono rimpiazzate da un sorriso. Esiste un tempo per sognare e un altro per giocare. Ma la bellezza è per sempre.
Il week end del 1° Giugno la scuola di Yoga [hohm] street yoga festeggia il suo primo compleanno. I suoi maestri propongono 5 lezioni GRATUITE per festeggiare.
Per l’occasione si avrà l’occasione di praticare assieme lezioni aperte a soci e amici.
h 11.00 QUIET PRACTICE
h 13.00 STREET VINYASA
h 15.00 HOHMOGENIC
h 17.00 QUIET PRACTICE
h 19.00 STREET VINYASA Vieni a provare, porta i tuoi amici, le porte di [hohm] saranno aperte dalle 10.30 alle 19.00.
Un’occasione unica per provare senza impegno la pratica dello Yoga proposta dalla scuola.
Vi invito a conoscere uno dei maestri della scuola, Marco Migliavacca, leggendo la sua intervista esclusiva per Nerospinto:
http://www.nerospinto.it/new/2013/oggi-chiacchiero-con-marco-migliavacca-maestro-di-yoga-vinyasa/
[hohm] street yoga
via S.Calocero, 3 - Milano (MM2 S.Ambrogio)
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. http://hohmstreetyoga.com/ tel. 3381748044
Namasté, Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano Fondatore della pagina Fb: Yogamando Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Como, che nel 2014 diventa Città della Luce, dedica un Festival al tema della luce e alla ricerca scientifica in merito, in vista di EXPO 2015 che vedrà la città coinvolte in prima linea in eventi e manifestazioni.
Il Festival della Luce vuole essere un evento che porta il nome di Como nel mondo quale città della scienza
Dal 30 maggio all'1 giugno, avrà luogo a scopo di presentazione “Aspettando il Festival della Luce”, una manifestazione che si animerà con performance, mostre, spettacoli e dimostrazioni per promuovere la diffusione della cultura scientifica.
Qui il programma dei tre giorni:
30 maggio 2013
Ore 20.45, presso Palazzo Terragni, Como, “Luce della Scienza e della Ragione”.
Interverranno Giulio Giorello, Università degli Studi di Milano; Paolo Di Trapani, Università degli Studi dell’Insubria; Armando Massarenti, Il Sole 24 Ore.
31 maggio 2013
Ore 13.30, presso l’Auditorium Scacchi in Camera di Commercio, Como“L’efficienza energetica al servizio
dell’illuminazione pubblica". Convegno organizzato da Sviluppo Impresa.
Ore 18.00, presso Palazzo Terragni, Como
“Creatività, Genio e Innovazione”. Il Volto e la Luce dell’Occidente nell’Arte. Interverrà Flavio Caroli. Ore 21.00, presso Palazzo Terragni, Como.
Il Lampo di Genio: Processi mentali dell’atto creativo di Edoardo Boncinelli, Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, Parole che scintillano di Annamaria Testa, Università Bocconi di Milano e Giovani Innovatori, il racconto di nuove e promettenti start-up.
Moderatori della serata: Giorgio Carcano, Presidente ComoNExT, Alessandro Cecchi Paone.
1 giugno 2013
Ore 10.00-18.00, “Luce in Mostra”, presso Villa del Grumello, Como.
Ore 18.00, presso Villa del Grumello, Como.
“Esperienze di Luce”. Luce e colore nella natura: fenomeni ed esperienze con Paolo Di Trapani, Light in light, ComoNExT.
Ore 19.00, presso Villa del Grumello, “Suonare la Luce” , Concerto per Arpa Laser con Maurizio Carelli, musicista e inventore.
Per maggiori informazioni: www.festivaldellaluce.it
Lora Lamm, la grafica pubblicitaria “delle donnine”, artista, pittrice del secondo dopoguerra milanese è in mostra negli spazi del m.a.x. Museo di Chiasso con un’esposizione dal titolo “Grafica a Milano 1953-1963”. La raccolta di opere in mostra si inserisce nel filone della grafica contemporanea e propone un focus sull’attività giovanile della celebre creativa nella città di Milano fra gli anni ’50 e ’60. Lora Lamm opera una trasformazione nel campo del graphic design: i suoi lavori hanno forte capacità comunicativa, sono ricchi di colore e dai tratti leggiadri, e le semplici forme disegnate risultano immediate e al contempo vitali e giocose. L'esposizione raccoglie una sessantina di manifesti e un centinaio fra bozzetti, biglietti di invito, carte da pacco, packagin: tutti lavori che Lora Lamm realizzò su commissione de La Rinascente, Pirelli, La Centrale del Latte di Milano, Elisabeth Arden. Una sala dell’esposizione è inoltre dedicata al periodo tra gli anni '50 e '60 in cui avvenne un sodalizio collaborativo tra Lora Lamm e Max Huber, portando alla scoperta dei lavori di entrambi. Lora Lamm, con la sua grafica lineare, pulita e spensierata ha rivoluzionato l’immagine e la comunicazione nell’Italia del dopoguerra proponendo campagne pubblicitarie di impatto immediato e forte carica emozionale. La mostra è aperta fino al 21 luglio 2013.
Per informazioni: www.maxmuseo.ch
Sempre più di frequente i ritmi di lavoro, le tempistiche della giornata, le nostre abitudini rendono davvero complesso affrontare la gestione della pausa pranzo con la giusta serenità, ma soprattutto con la dovuta calma.
Gli spostamenti tra più sedi di lavoro, o l'impossibilità di prendersi il tempo necessario per consumare normalmente un pasto, favoriscono lo svilupparsi di abitudini alimentari totalmente improvvisate e più o meno deleterie.
Lo spettro di soluzioni adottate, giustificate da ragioni valide solo in parte o per nulla, spaziano tra i due estremi del digiuno, nella prospettiva di compensare con i due pasti rimanenti, e dell'abbuffata continua con cibi spazzatura, passando per una monoporzione ipercalorica (che permetta di affrontare "con energia" l'intera giornata) sino al menù a base di sola frutta o verdura, che anche se consumate in grandissima quantità "possono solo fare del bene".
In realtà, le opzioni appena citate comportano conseguenze quasi sempre sfavorevoli: dalla totale mancanza di forze e concentrazione, al senso di pesantezza e sonnolenza dovuto al rallentamento digestivo (nei casi in cui si ecceda con le porzioni o si consumi il proprio pranzo troppo rapidamente), sino ad un senso di gonfiore dovuto all'eccesso di fibre (frutta/verdura) che può inoltre provocare meteorismo.
Per non parlare dei cibi troppo salati, come formaggi e salumi, che sviluppano una sete notevole: per quanto il consumo giornaliero consigliato sia di 1,5 lt di acqua, la sua assunzione in grandi quantità durante i pasti compromette ulteriormente la digestione.
Con un minimo sforzo organizzativo è però possibile rimediare a queste condizioni: se proprio non è possibile concedersi una pausa utile per il pranzo, si può compensare con una serie di accorgimenti per non arrivare al termine dell'orario lavorativo completamente debilitati o appesantiti da una dieta che non ci appartiene.
Propongo di seguito una serie di soluzioni, alternative fra loro, che possano soddisfare gusti e adattarsi alle abitudini più varie, in modo da porre il maggior numero di persone in condizione di poter rivalutare la propria condotta alimentare. Non pretendo di essere completamente esaustiva, né di imporre pratiche da adottare: semplicemente, vorrei fornire spunti da cui trarre idee e far scaturire qualche riflessione.
Modalità panino: è assai pratica soprattutto se si fanno molti spostamenti o si deve mangiare alla scrivania, ma è anche molto versatile nel momento in cui lo si prepara da casa. Un consiglio è preferire il pane di segale o quello di grano duro, in quanto saziano più a lungo, ma soprattutto variare i contenuti: ai classici salumi (che contengono nitriti e nitrati) preferite il prosciutto crudo o sostituite con del salmone, della ricotta o formaggio primosale, ma anche delle mousse di legumi (frullati e conditi con un filo d'olio e delle spezie). Non è da denigrare la possibilità di arricchire la vostra farcitura con verdure grigliate o fresche foglie d'insalata.
L'alternativa di acquistare un panino al bar è certamente allettante, e può velocizzare i ritmi, ma non è priva di problematiche: spesso il pane non è fresco e contiene strutto o olii vegetali per preservarne la morbidezza, inoltre l'imbottitura che viene usata si compone di due fonti proteiche (salumi e formaggi) che combinate possono affaticare la digestione.
I vantaggi del prepararsi a casa il proprio spuntino sono evidenti non solo a livello salutistico, ma anche economico!
Un ultimo ragguaglio: se si opta per questa soluzione è bene aumentare proporzionalmente la colazione e la cena, o prendere in considerazione la possibilità di una merenda, sempre ponderando gli apporti dei vari alimenti.
Modalità "pranzo da casa": è preferibile, ma non sempre realizzabile; l'ideale sarebbe cucinare la sera precedente e portare l'eccesso al lavoro o, quando si ha più tempo, preparare in anticipo una quantità che copra 3/4 pranzi (da conservare in frigorifero) così da non dover cucinare giorno per giorno e potersi giostrare per un lasso di tempo più ampio.
Questa seconda modalità è attuabile ad esempio nel caso dei cereali (farro, orzo, riso) che possono essere bolliti, conditi e comodamente suddivisi: le insalate di cereali sono ottime anche fredde, accompagnate da altre verdure.
Non sono da escludere anche porzioni di pasta e riso accompagnate anch'esse da verdure o pesce, verdure ripiene o torte salate.
Un'idea proteica è invece quella di preparare un'insalata con uova sode, gamberetti e scaglie di grana/cubetti di formaggio.
L'importante è sempre evitare di affiancare due fonti proteiche nello stesso pasto in quanto affaticano notevolmente la digestione.
Modalità "snack": per chi ad un pasto completo preferisce l'alternarsi di 2/3 piccoli spuntini diluiti durante la giornata.
Anche in questo caso sono necessarie alcune avvertenze: innanzitutto è utile alternarli, in modo che abbiano apporti differenti e non forniscano solo, ad esempio, carboidrati; questi ultimi, infatti, determinano oscillazioni nella glicemia che portano a richiederne sempre più (quindi ad avere sempre più fame), limitando il senso di sazietà.
In questo caso rientrano snack e tramezzini offerti dalle macchinette: per quanto golosi e facilmente reperibili, sono ad altissima intensità calorica, ma saziano molto poco.
Per chi si sentisse spiazzato, le idee utili per qualche pausa ristoratrice sono davvero molte: potete portare con voi un pacchetto di classici crackers (possibilmente non salati in superficie) o crackers di farro con semi di lino (reperibili nei negozi biologici, saziano di più), ma evitate le gallette di riso; potete optare per uno yogurt bianco intero, o greco, dal buon profilo nutrizionale; della frutta secca, semplice da trasportare e ottima in abbinamento ad una manciata di uvetta, o frutta fresca di stagione (le macedonie sciroppate disponibili ai distributori automatici sono da escludere in quanto cariche di zuccheri); qualche pezzo di parmigiano.
In alternativa a cracker o schiacciatine, potete pensare di tenere in ufficio una confezione di pane di segale e gustarvene una fetta come sostitutivo ai due.
In qualsiasi caso, un'ottima abitudine è adattare i rimanenti pasti della giornata cercando di equilibrarli al meglio.
Quelli qui riportati non vogliono essere dettami insindacabili, ma consigli generici da adottare con discrezione in base alle esigenze personali di ognuno.
Per una trattazione più approfondita delle tematiche trattate o suggerimenti personalizzati rimando al parere più autorevole della Dott.ssa Arianna Rossoni che saprà fornirvi indicazioni più precise in merito.
http://www.alimentazioneinequilibrio.it/
Ma soprattutto ricordatevi, anche al lavoro, di prendervi cura di voi stessi...concedendovi un delizioso pranzetto!
Torniamo indietro nel tempo. Torniamo agli anni 50.
Forse molti di noi, io compresa, non hanno vissuto questo periodo, ma in qualche modo non ci è estraneo, anzi addirittura familiare, e non per caso.
Tra il 1950 e il 1970 l’Italia vive uno dei suoi momenti più gloriosi, una sorta di rinascimento culturale, in cui arte, letteratura e cinema raggiugono livelli di magnificenza e grandezza.
Roma si trasforma in un crocevia di menti geniali: un drappello di produttori, registi, sceneggiatori, attori, scenografi, impongono in tutto il mondo, forse per la prima volta, l’eccellenza “made in Italy”.
Proprio in quegli anni da Rimini arriva nella città eterna un giovane pieno di voglia di fare e di speranza con un passione sfrenata per il cinema: Federico Fellini. Allora non era nessuno, ma il suo nome era destinato ad essere iscritto dell’albo dei più grandi e influenti cineasti della storia del cinema mondiale.
Nel 1950 debutta alla regia con Luci del varietà e dal quel momento è un susseguirsi di successi e riconoscimenti.
Per i successivi quarant’anni Federico Fellini traccia un solco indelebile della storia del cinema con una serie impressionante di film di culto: La strada, La dolce vita, 8 ½, Amarcord, La citta delle donne, sono solo alcune delle opere indimenticabili che ci ha lasciato, considerate e citate in tutto il mondo come delle pietre miliari della cinematografia mondiale.
Nel corso della sua carriera il maestro vinse ben cinque Oscar, una Palma d’oro e un Leone D’oro alla carriera, tutti riconoscimenti che l’hanno reso il regista più celebrato di tutti i tempi, e non senza motivo.
Fellini con il suo inconfondibile stile ha dato un’identità riconoscibile in tutto il mondo al cinema italiano. Il regista ha saputo recuperare la lezione del Neorealismo di Roberto Rossellini e inventare un suo universo fantastico fatto di suggestioni oniriche, ricordi autobiografiche, inclinazione alla satira, ambiguo erotismo, riflessioni esistenziali, attenzione per la provincia italiana e i cambiamenti della società. Tutte componenti che hanno permesso a Fellini di creare una poetica originale costituita da personaggi e immagini proverbiali e inconfondibili, destinate ad entrare nell’ immaginario comune come icone e metafore della cultura contemporanea.
In occasione del ventesimo anniversario della scomparsa del grande regista Photology ha organizzato una mostra fotografica itinerante dal titolo dal titolo Fellini at Work che, partendo da Milano, toccherà diverse città italiane.
Obiettivo della rassegna non è una mera celebrazione del regista, ma la creazione di un vero e proprio percorso di conoscenza, che porti lo spettatore a immergersi totalmente in quegli anni e ad avere una visione di Fellini non solo come personaggio, ma come uomo.
Le inquadrature, quindi, non potevano altro che essere di una persona che conosceva bene il maestro: il paparazzo Tazio Secchiaroli, padre della fotografia d’assalto, primo fotoreporter cinematografico al servizio del grande Fellini che, apprezzando le sue doti artistiche, lo chiama come fotografo di scena durante le riprese dei suoi film.
La vita condivisa di quegli anni sui set, ma anche negli uffici o dentro i laboratori di scenografia, provocano una simbiosi esplosiva tra due personaggi, in fondo, non molto diversi: entrambi artisti di grande talento, entrambi rappresentanti di vizi e virtù della loro epoca.
Una combinazione perfetta che non può non accrescere il valore di questa deliziosa mostra capace di far tornare indietro nel tempo, agli splendenti anni 50, quando il “made in Italy” nella letteratura, arte e società era simbolo di eccellenza.
FELLINI AT WORK - TOUR DELLA MOSTRA IN OCCASIONE DEL VENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DEL
REGISTA (31 OTTOBRE 1993):
Photology, via della Moscova 25, Milano
La mostra continua fino al 31 maggio 2013
Dal lunedì al venerdì h11-19
Tel 02-6595285 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Photology a Noto
Via Carducci, 12
Noto (SR)
21 Luglio - 31 agosto 2013
Agenzia NFC
Via XX Settembre, 32
Rimini
14 Settembre - 31 Ottobre 2013
Cosa significa essere fashion designer negli anni della recessione e del lavoro flessibile, in un Paese che ormai da tempo svende la propria creatività con l’arguzia di una sciocca ereditiera che mette le proprie opere d’arte su ebay?
Significa rimboccarsi le maniche, significa credere profondamente e costantemente nel proprio talento – quando hai la fortuna di averne, secondo me hai il dovere morale di alimentarlo e farlo crescere, altrimenti è uno spreco (anche questa è sostenibilità!)– ma soprattutto significa abituarsi a sviluppare il pensiero creativo ben al di là delle proprie capacità artistiche: come in moltissimi altri ambiti, vince chi, oltre a saper disegnare una bella collezione di abiti e capospalla, è in grado di proiettarsi nel futuro e di modellare la propria passione a favore del mercato del lavoro.
Uno splendido ed incoraggiante esempio ce lo danno Gabrielle Sarah Drew e Chiara Bongiorno, due designer intraprendenti che dopo anni di gavetta – una fase imprescindibile che giova a tutti – nel ruolo di assistenti di linea e art director di diversi e prestigiosi brand (Etro, Krizia, Elio Fiorucci ed altri) hanno scelto di incrociare le proprie strade per dare vita a Tela, uno studio di consulenza in cui “passione e creatività sono come la trama e l’ordito di un intreccio compatto per solide ed ispirate collaborazioni, dove professionalità e spirito d’innovazione sono alla base di ogni progetto”.
Probabilmente molti si staranno chiedendo come tutto ciò abbia un'attuazione concreta, quindi cerco di essere più chiara: in pratica disegnano, progettano e realizzano “conto terzi” delle linee di moda, mettendo la propria creatività a servizio delle aziende committenti, dando libero sfogo all’entusiasmo, alla curiosità, alla fame di novità.
Miei cari giovani aspiranti stilisti, questo è il futuro: non incagliatevi nel sogno anni 80 di diventare Giorgio Armani.
...e a proposito di curiosità e fermento: non perdetevi il mercatino che le ragazze organizzano venerdì 31 maggio e sabato 1 giugno presso il loro studio milanese in via Cesare Correnti, 12.
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