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Cosa siamo se non il frutto della nostra educazione? Siamo quello che ci hanno insegnato, ma anche quello che abbiamo scelto di essere. E' l'educazione siberiana: dura, spietata, romantica e implacabile. Ti segna la pelle, come i tatuaggi che alcuni dei protagonisti portano e che sottolineano un'altra chiave di lettura del film: la trasmissione del sapere e l'ostinazione dei protagonisti nel dare un senso alla vita, codificarla attraverso segni e usanze.
Il rischio di banalizzare l'omonimo romanzo di Nicolai Lilin, libro potente e epico, ricco di spunti narrativi, era dietro l'angolo. Ma Salvatores ha schivato il pericolo lavorando (bene) sulla sceneggiatura, scegliendo di aggiungere una dimensione più ampia, che abbraccia 10 anni e aggiunge un finale inedito.
La Russia, lo sfondo (freddo) del film, a cavallo tra la fine dell'epopea sovietica e l'inizio del nuovo corso democratico, una linea immaginaria che segna implacabilmente anche i rapporti umani. Un film in costume che documenta con dovizia un mondo che non c'è più. Ma la centralità del cinema di Salvatores, come sempre, è la narrazione dei rapporti umani, l'amicizia, la lealtà, l'amore e come questi si evolvono e involvono.
Questo filtrato dagli "siberiani", discendenti degli Urca deportati da Stalin, stirpe criminale in decadenza, che cerca con i denti di resistere alla meschinità della corruzione e dalla modernità alle porte, che solletica nell'uomo moderno il sogno della ricchezza facile. E poi l'odio nei confronti del potere e dei suoi strumenti istituzionali: l'esercito, la polizia, i banchieri e anche i criminali corrotti, quelli che trafficano droga. I siberiani contro tutti.
Di fatto Educazione Siberiana è il film più ambizioso e coraggioso del regista milanese. Salvatores osa e riesce a trasmettere quel baratro (la modernità incipiente) nel quale il fiero popolo siberiano è destinato a cadere: sequenze epiche (il fiume in piena), scene di combattimento corpo a corpo e incisi cinematografici destinati a rimanere impressi nella memoria dello spettatore (la scena della giostra su tutte, con sottofondo Absolute Beginners di Bowie, scelta a sostegno narrativo della condizione dei ragazzi, adolescenti che si affacciano nel mondo).
Ma il centro del film rimane l'epoca dell'educazione e il protagonista di questa storia, il nonno Kuzja (il superbo John Malkovich), il maestro d'armi, il vecchio carismatico che trasmette valori e ideali al giovane Kolima. L'educazione di cui parlavamo all'inizio, insegnamenti che si possono fare propri o che possiamo buttare al vento, come semi che non germoglieranno mai più.
Da una parte la musica di Burial. Colui che si definisce 'Il super eroe spazzatura’, produttore londinese underground dubstep il cui debutto nel 2006 con l’omonimo album è stato in grado di spaccare in due le opinioni dei critici inglesi. Burial è stato segnalato dalla rivista Wire come album dell’anno e da Mixmag al quinto posto tra i migliori dischi. Il secondo è stato una delle uscite britanniche tra le piú attese del 2007, quando ancora conduceva due vite parallele vivendo quella da producer sotto lo pseudonimo di Burial e quella di William Bevan come identitá che ha rivelato solo nel 2008 al quotidiano britannico The Independent. Nativo del sud di Londra, Bevan ha continuato a registrare come Burial pubblicando diverse opere con la collaborazione di artisti del calibro dell'ex compagno di scuola Kieran Hebden (Four Tet), Thom Yorke, Massive Attack, e Jamie Woon e i due EP supplementari Hyperdub - Street Halo e Kindred - nel 2011 e 2012 che nella versione giapponese sono usciti combinati in un solo CD. ‘’Untrue’’, seconda uscita del 2007 vincitrice di una nomination al Mercury Prize che lo ha reso agli occhi di qualcuno come il prossimo Aphex Twin, è un panorama dagli oscuri motivi ambient che si rifanno al mood del tempo inglese, frastagliati da spettrali loop vocali. ‘’Untrue’’ é il riassunto di un’attesa, è come se cercasse di catturare i momenti che dividono le nuvole grigie delle uggiose giornate londinesi dalla comparsa di flebili raggi di sole. Nelle notti d’estate Burial percorreva le buie strade della sua cittá e in preda a diverse suggestioni urbane tornava nel suo studio e iniziava a lavorare alla sua musica in una sorta di ipnosi di sé stesso, quando tutto intorno sembrava quasi essere in letargo. ‘’Quello che voglio è creare la stessa sensazione di quando si cammina sotto la pioggia e un brivido percorre il bordo della tua mente dove riecheggia un triste suono lontano, un grido sembra più vicino’’.
Dalle melanconie urbane di Burial si passa alle lontane ambientazioni musicali desertiche del duo berlinese Monolake con ‘’Gobi. The Desert’’. Rispetto ai loro precedenti lavori ‘’Hong Kong’’ e ‘’Interstate’’ nati da delle registrazioni su campo di onde, insetti e strade affollate fuse alla techno minimal in cui si perde ogni riferimento all'ordine e alla realtà, ‘’Gobi. The Desert’’ suona come la virata opposta. E’ il loro album meglio riuscito che evoca i canti della terra, la refrigerazione dei venti notturni, il cinguettio della fauna microscopica e distante che si mischia al rimbombo dei bassi dello studio di registrazione digitale. Le indagini sulla natura sono diventate la fonte di ispirazione per i Monolake che si mescolano ad una profonda ricerca sul suono, il ritmo e l'interazione tra suono e la sua struttura. Robert Henke e Behles Gerhard non si dedicano solo alla produzione della loro musica ma anche allo sviluppo di software utili alle loro creazioni. Per esempio Gerhard Behles è un ingegnere e fondatore di Ableton, un programma conosciuto in tutto il mondo acquistato da musicisti e designers di fama mondiale.
Due ambientazioni musicali opposte in un unico trip ad altissima qualitá audio ovvero quella dell’Acusmonium, un’orchestra di altoparlanti destinata all’interpretazione di musiche elettroacustiche con lo scopo di spazializzare e “orchestrare” il suono. La sua diffusione avviene tramite altoparlanti diversi fra loro sia in “colore timbrico” che “ potenza” e “dispersione”; opportunamente distribuiti nello spazio e con l’aiuto di una “console di proiezione” variano l’intensità e il colore dei suoni proiettati immergendo completamente l’ascoltatore nel cuore dell’espressività dell’opera.
BURIAL & MONOLAKE ‘’Paesaggi hyper-urban & Utopie ambientali’’
4 marzo ore 21.00 presenta Massimiliano Viel Sound reactive visuals a cura di Andrew Quinn proiezione acusmatica: Dante Tanzi e Giovanni Cospito Musiche di Burial e Monolake Biglietti 8 € / 5 € (prevendita in Auditorium: LUN-VEN 10-12.30 e 14.00-18.30)
FONDAZIONE CULTURALE SAN FEDELE piazza San Fedele 4, 20121 - Milano Auditorium: via Hoepli 3/b, 20121 - Milano
Sono passati ormai più di 5 di mesi dall'ultima esibizione live dei Ministri, che hanno partecipato lo scorso agosto allo Sziget, noto festival ungherese, e quasi un anno di dall'uscita di “Fuori” il terzo disco della band milanese che torna finalmente a far parlare di sé annunciando il lancio del loro quarto album previsto per il 12 marzo 2013.
Il gruppo già da settembre aveva iniziato a far girare voci sul web sulla pubblicazione di un nuovo lavoro pronto “non prima di aprile 2013”, come aveva dichiarato Davide Autelitano, il cantante della band, accompagnando la notizia con uno screenshot dell'elaborazione di uno dei nuovi pezzi. Ma per la gioia dei fan l'attesa del progetto inedito sembra essere stata ridotta.
“Per un passato migliore” è il titolo del prossimo disco realizzato per Godzillamarket in licenza con Warner Music, al contrario dei precedenti lavori pubblicati sotto l' etichetta discografica Universal Music (“Tempi bui” 2009, e “Fuori” 2010). L'album è stato anticipato dal singolo “Comunque”, già in circolazione nelle radio dal 31 gennaio 2013.
Per la registrazione il trio milanese si è affidato a Tommaso Colliva, già produttore di noti nomi del panorama rock nazionale e internazionale come Muse, Afterhours e Calibro 35, mentre la copertina del disco è stata realizzata dal Collettivo 84, un gruppo di sei giovani artisti milanesi.
Il primo estratto è stato accompagnato dalla pubblicazione del video, diretto da Marco Proserpio e Jacopo Farina per Sterven Jonger. Il lavoro, come dichiarato da Sterven, intende raccontare i Ministri come sono realmente, lontano dai riflettori e dalle luci del palco; al contrario del set scelto per la realizzazione di “Noi fuori”, l'ultimo video del precedente album, che vedeva il cantante della band circondato da un trionfo di oggetti kitsch, emblema di un mondo costruito da mode di plastica passeggere. Il video è stato girato con quattro camcorder VHS amatoriali che rendono le immagini distorte, sfuocate, rumorose ed uniche grazie agli effetti usati che sono interni alle macchine stesse.
Il video, innovativo e di grande impatto visivo, si annuncia essere ancora una volta, come il primo singolo estratto, il manifesto di un gruppo senza peli sulla lingua, che vanno dritti al sodo e che non hanno paura di denunciare, anche attraverso i loro testi “politically uncorrect”, la crisi sociale che caratterizza i nostri tempi ed in particolar modo il nostro Paese.
A distanza ravvicinata dalle elezioni può farci sorridere il fatto che almeno questi Ministri, un gruppo di tre giovani ragazzi di Milano, si diano da fare con la loro passione per la musica per portare a riflettere le nuove generazioni sul bisogno e la volontà di continuare a provarci per dare il meglio sempre e comunque.
Per chi deciderà ascoltarli e acquistare il loro quarto disco, l’album sarà disponibile:”..in tutti i negozi di dischi rimasti. Non necessariamente i migliori”, come ha dichiarato irriverentemente il gruppo sulla pagina facebook ufficiale.
La promozione dell'album inizierà in concomitanza con le date del nuovo tour che partirà dal Blackout di Roma il 15 marzo e toccherà l'Alcatraz di Milano il 21 marzo, data che si annuncia essere prossima al sold out.
Qui di seguito la tracklist di “Per un passato migliore”:
1. Mammut
2. Comunque
3. Le Nostre Condizioni
4. La Pista Anarchica
5. Stare Dove Sono
6. Spingere
7. Se Si Prendono Te
8. Caso Umano
9. Mille Settimane
10. I Tuoi Weekend Mi Distruggono
11. I Giorni Che Restano
12. La Nostra Buona Stella
13. Una Palude
A tre anni di distanza dall'ultimo album, "I mistici dell'Occidente", Rachele Bastreghi, Francesco Bianconi e Claudio Brasini aka I Baustelle, presentano "Fantasma" con l'orchestra Ensemble Symphony, sinfonica di 48 elementi.
Sonorità indie rock che rievocano atmosfere noir e cupe, come la bambina raffigurata in copertina che vuole omaggiare il cinema horror italiano degli anni Settanta. Per ascoltarli dal vivo vi conviene essere già in possesso del biglietto, almeno per quanto riguarda la data di stasera, lunedi 25 febbraio 2013.
In alternativa dovrete aspettare il 10 aprile.
Enjoy Baustelle, noi lo faremo!
Cheers!
Il pesce viene escluso dalla dieta vegetariana, banalmente perché viene ucciso. A differenza dei mammiferi di cui l’uomo si nutre, il pesce non emette alcun grido, ma muore di asfissia e provoca meno empatia rispetto alla morte di un qualsiasi mammifero. Alcuni ricercatori in Irlanda hanno da pochissimo concluso uno studio per determinare se l’aragosta una volta bollita viva soffra o meno. Un vegetariano per definizione non mangia nulla che viene ucciso e di conseguenza non si nutre di pesce. Quelle persone che si nutrono di pesce, ma escludono ogni altro animale dalle loro tavole si definiscono “pescetariani” e non sono vegetariani.
Dal punto di vista ambientale la pesca è un bene o meno?
I pesci allevati sono per la maggior parte predatori che richiedono enormi quantità di pesce pescato per essere nutriti. Il futuro stesso della pesca è, di conseguenza, messo a rischio. Tonno rosso, Salmone e Halibut del Pacifico sono tra le specie più minacciate dal saccheggio operato dai pescatori ai danni delle specie di cui questi animali si nutrono. Paradossalmente per tutte queste specie sono in corso delle politiche destinate a sostenerne il recupero perché tutte vittime di un eccesso di pesca. È evidente che se le si priva degli alimenti, qualsiasi politica di recupero sarà vana. (dati Hungry Oceans della FAO)
Diciamo che un uso più consapevole di questo alimento sarebbe raccomandato anche per pescetariani o onnivori, proprio per evitare il disastro ambientale che già si intravede nel Mediterraneo.
Per la salute il pesce è fondamentale?
In realtà nessun alimento è fondamentale ed è facilmente sostituibile. Ad esempio, i tanto millantati Omega-3, sono presenti in molti alimenti di origine vegetale, come i semi di lino o i semi di canapa. Da questi si estrae un olio che è ricchissimo di Omega-3, ma anche di Omega-6 nel corretto rapporto che serve all’uomo, senza sbilanciare minimamente la dieta. Quanto alle proteine, come in tutte le diete vegetariane, sono facilmente reperibili in cereali e legumi, o nel caso del vegetarismo in uova e latticini.
Un uso consapevole di ogni alimento, contribuisce al benessere del pianeta. Ogni piccolo gesto può produrre effetti inaspettati.
Jerry Bouthier è elegante. Non solo perchè ha frequentato le passerelle parigine e londinesi, neanche per il suo lavoro di sound designer per Viviene Westwood, ma per il suo stile musicale. Sostanzialmente lui è uno della vecchia scuola, anni novanta, quando l'house approdava in inghilterra in club come Ministry of Sound, aperto da pochi anni, nel quale, con suo fratello Tom, hanno lavorato per diversi anni. È questa la parentesi di quattro anni in cui Bouthier si afferma internazionalmente, prima, in Francia, ha comunque scatenato il suo estro come pioniere della scena elettronica francese. Immagino quegli anni tra le migliori discoteche del tempo, dal Velvet Underground al Club uk e molte altre, in un turbinio di buona musica, droga e sesso, non dimentichiamoci che quelli sono gli anni migliori del clubbing, nel 1988, addirittura, ci fu l'estate nominata dalla stampa come “Second summer of love”.
Il sound eclettico di Jerry appassiona tutti, in un misto di beat dritti e sinfonie acid, ed entra a far parte della grande famiglia Kitsunè. Inizia così un altro capitolo della sua vita, tra moda, cultura e tendenza. Selezionatore di grande esperienza, cultura e stile, si inserisce in circuiti che lo portano a suonare in serate per Jean-Paul Gaultier, Giles Deacon, Nu Look per dirne un paio. Sono gli anni del BoomBox e del Ponystep, di Vivienne Westwood, di Sonia Rykiel, il ritorno a parigi e i viaggi a Tokyo.
Jerry, però, non è molto prolifico come produttore, e a parte qualche singolo e un paio di remix, aiutato anche da Andrea Gorgerino, con il quale avvia anche un progetto parallelo JBAG. Non è questo un dato negativo, se da una parte non potremo apprezzare progetti discografici, dall'altra sono tantissimi i mixtape, i set e i minimix che circolano in rete e che possiamo gustarci (il massimo, ovviamente, sarebbe sentirlo dal vivo) ed attraverso questi Bouthier ci apre le porte del suo mondo, in modi sempre diversi, mai banali e al passo con le novità.
Jerry Bourhier è il selezionatore per eccellenza. Ricordo bene l'anno scorso al Tunnel Club, il giorno del mio compleanno, non potevo aspettarmi serata migliore. Ai tempi non lo conoscevo e non sapevo cosa aspettarmi, se non la solita qualità offerta dalla serata Le Cannibale, ma gioia per le mie orecchie lo spettacolo fu eccezionale. Il club gremito di gente, inutile dire bella gente (in occasione della settimana della moda a Milano non poteva che essere pieno di modelle e modelli), e lui sul palco, con l'insostituibile cappello, a danzare con le dita sui cdj. Il set fu pieno di sorprese, tra elettro-house e elettro-clash, tra novità degli ultimi mesi e grandi classici. Il massimo, per me, è stato ritrovarmi La Musique, dei Riot in Belgium, tra gli ultimi pezzi, in chiusura a una magistrale prova d'artista.
Jerry Bouthier non passa inosservato e perderlo sarebbe uno scempio per l'anima di un buongustaio dalle orecchie fini. Quest'anno avrete l'opportunità di sentirlo di nuovo al Tunnel Club, questo venerdì (22 Febraio), sempre in occasione della settimana della moda, la serata già da adesso si preannuncia molto calda e la neve fuori sarà solo la cornice di un'altra notte senza tempo.
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Dopo il successo del live a Villafranca di Verona in occasione del Perfect Day Festival, i Two Door Cinema Club tornano nel nostro paese. La rock band nord-irlandese vanta un fortunato esordio con l'album "Tourist History" (Disco d'oro in UK), da cui è stato estratto il singolo I Can Talk, uno dei brani più amati e suonati dai djs indie-rock di tutto il globo.
A due anni dal primo album, i tre ragazzi di Bangor tornano sulle scene con un nuovo lavoro: Beacon.
Lo presentano ai Magazzini Generali, venerdì 22 febbraio.
Data: venerdì 22 febbraio 2013 Tour: Two Door Cinema Club in concerto
Orario inizio: 21:00 Orario apertura cancelli: 19.00
Location Magazzini Generali - Milano Via Pietrasanta, 14 20141 Milano Milano (MI) http://www.magazzinigenerali.it/ 02 5393948
Forse conoscerete l’artista Lykke Li per il singolo , o per il video della canzone, che da tempo spopola su Facebook e i compagni social.
Forse non sapete, però, che il suo nome per intero è Li Lykke Timotej Svensson Zachrisson, che è svedese, che è in attivo dal 2007, che ha pubblicato il primo album, Youth Novels, nel 2008 e che ad oggi ha contribuito alle produzioni di artisti come i Kings of Leon, lo svedese Kleruup, il famosissimo duo elettronico Röyksopp e il rapper, nonché produttore discografico, Kanye West. E che proprio lei, nel 2010, è stata una dei volti ufficiali per la collezione Levi's Curve ID, insieme a Pixie Geldof e a Miss Nine.
Sorpresi? Non avete ancora sentito tutto. Lykke Li vanta anche collaborazioni in campo cinematografico e televisivo: una versione remixata della sua canzone , in featuring con il cantante Kleerup, nei telefilm Misfits e Ringer. La cantante ha inoltre partecipato ai due più importanti show serali concorrenti in America, il Tonight Show presentato da Jay Leno e il Late Show di David Letterman.
Ma torniamo alla musica, Li ha inciso il suo secondo disco Wounded Rhymes nel 2011, ed è subito stato annoverato tra i best albums dell’anno da riviste quali l’ Observer, il New York Times e Rolling Stone. Wounded Rhymes contiene dieci tracce, tra cui I Follow Rivers che, divenuta immediatamente successo mondiale, ha ispirato numerose cover, tra le più famose quella del gruppo belga Triggerfinger e la
inserita nel film di De rouille et d'os di Jacques Audiard del 2012, in competizione al festival di Cannes.
Perché tutto questo successo? La canzone è un flusso perpetuo di parole come, appunto, il corso di un fiume. Nel video, diretto da Tarik Saleh, Li vestita e velata di nero insegue un uomo (l’attore Fares Fares) attraverso un paesaggio arido e innevato. La canzone continua a ripetere “I follow you” con voce straziata, tutto è freddo intorno a loro, lui scappa disperato, forse spaventato dalla figura che sembra evocare dolore e potrebbe significare tutto ciò che di oscuro c’è in una relazione. Lei non lo lascia andare, lo segue, se dovesse servire lo farebbe fino al fondo dell’oceano dove l’acqua è “scura come una condanna a morte”, si toglie le scarpe per riuscire a muoversi meglio, riesce a raggiungerlo e per lui è la fine della corsa, il momento della resa, dell’abbandono a lei che sembra recargli tanta sofferenza, ma dalla quale è impossibile scappare. Lui piange inerme, lei lo stringe con forza, l’inquadratura si chiude in un abbraccio soffocato dal pianto. Questo è il motivo del suo successo. È proprio così che ci si sente ascoltando questa canzone, presi da una trance ossessiva, dal pensiero della persona amata, desiderata, forse impossibile da raggiungere, ma pronti a inseguirla persino tra le acque impervie di un fiume in piena.
Noi di Nerospinto amiamo Lykke Li perché è un’icona contemporanea in fiore in grado di dare voce alle nostre emozioni e ai nostri desideri più profondi attraverso la sua sensuale allure e la sua voce accesa e intensa.
Fotografo francese di straordinario talento, esponente della cosiddetta “fotografia umanista”, pioniere del fotogiornalismo insieme a Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau ha legato la sua arte alla sua Parigi. Quella città che lo ha sempre considerato come figlio suo, gli ha regalato spunti per la sua arte, materiale “umano” per i suoi scatti.
“Per tutta la vita mi sono divertito, ho fatto il mio piccolo teatro”, amava ripetere il reporter, cui oggi Milano dedica una straordinaria rassegna antologica, “Paris en liberté”, allestita dal 20 febbraio al 5 maggio presso lo Spazio Oberdan in viale Vittorio Veneto, 2: oltre 200 fotografie originali (selezione delle oltre 450.000 che compongono gli Archivi Doisneau), tutte in bianco e nero, che testimoniano il binomio inscindibile tra uno dei più grandi artisti del Novecento e la città che ha amato e immortalato con il suo obiettivo. Gli scatti sono stati tutti effettuati nella Ville Lumière tra il 1934 e il 1991.
“Il mondo che cercavo di mostrare era quello in cui mi sarei trovato bene”, ripeteva spesso Doisneau, “abitato da persone cordiali e colmo della tenerezza che bramo. Le mie foto costituivano una prova della possibile esistenza di quel mondo”. Ecco dunque che il percorso espositivo, organizzato per aree tematiche, ripercorre i soggetti a lui più cari e conduce il visitatore in una emozionante “passeggiata” tra i giardini di Parigi, lungo la Senna, per le strade del centro, i vicoli e la periferia, negli angoli più nascosti e al tempo stesso curiosi: nei bistrot, negli atelier di moda e nelle gallerie d’arte della capitale francese. E poi tra le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati, gli animali e il loro modo di vivere questa città senza tempo, ormai scomparsa e fissata solo nell’immaginario collettivo; quella dei clochard, delle antiche professioni, dei mercati di Les Halles, dei caffè esistenzialisti di Saint Germain des Prés, punto d’incontro per intellettuali, artisti, musicisti, attori. Una Parigi umanista, generosa e sublime, che si rivela nella nudità del quotidiano. Una Parigi immortalata nella sua verità quotidiana dall'obiettivo di Doisneau, che ha saputo cogliere con ironia e al tempo stesso con poesia il carattere più intimo dei parigini.
Ma “quella di lasciare alle future generazioni una testimonianza della Parigi dell'epoca in cui ho tentato di vivere”, scriveva Doisneau il 23 ottobre 1984, “è stata l'ultima delle mie preoccupazioni. Se mi fossi sistematicamente imposto una missione del genere avrei accumulato milioni di immagini, ma in cambio chissà quante giornate senza piacere. No: nella mia condotta non c'è mai stato nulla di premeditato. A mettermi in moto è sempre stata la luce del mattino, mai il ragionamento. D'altronde che c'era di ragionevole nell'essere innamorato di quello che vedevo”?
Durante tutto il periodo di apertura, l’esposizione sarà accompagnata da una serie di eventi collaterali dedicati alla capitale francese e alla fotografia; tra questi, fino al 23 febbraio, la rassegna cinematografica “Paris au cinema”, a cura della Fondazione Cineteca Italiana, che presenterà alcuni capolavori ambientati a Parigi, protagonista indiscussa e assoluta delle pellicole: si andrà dalla stravagante Parigi di Zazie dans le metrò (L. Malle) a quella romantica di Ninotchka (E. Lubitsch), dalle atmosfere cupe e già prebelliche di Albergo Nord a quelle dell'amore tragico di Mentre Parigi dorme (entrambi di Marcel Carné), dagli ambienti eleganti e raffinati di Cenerentola a Parigi (S. Donen) a Miss Europa (A. Genina), ai quartieri equivoci di Questa è la mia vita (J-L. Godard) e Perfidia (R. Bresson), dal mondo piccolo borghese de Les 400 coups (F. Truffaut) al sottobosco di una malavita balorda ma irresistibile di Fino all'ultimo respiro (J-L. Godard).
Scheda tecnica
ROBERT DOISNEAU. Paris en liberté
Milano, Spazio Oberdan (viale Vittorio Veneto 2)
20 febbraio - 5 maggio 2013
Orari
martedì e giovedì h 10 – 22; mercoledì, venerdì, sabato, domenica h 10 – 19.30; lunedì chiuso
Informazioni al pubblico:
Provincia di Milano/Spazio Oberdan, tel. 02 7740.6302/6381; www.provincia.milano.it/cultura
http://www.cinetecamilano.it/
Mercoledì 13 marzo 2013 ore 19.30, inaugurazione del nuovo ristorante TAIYO di Viale Monza 23.
A fare gli onori di casa la famiglia Wu, presente da molti anni sul territorio milanese, vanta una lunga esperienza in ristorazione asiatica e fusion. È nel mix tra modernità e tradizione che si rispecchia la nuova cucina di Taiyo. Una versione contemporanea del classico ristorante giapponese, dove i piatti sono sapientemente combinati in un equilibrio di sapori, dalla cucina giapponese classica a incontri più raffinati come gamberi rossi di Sicilia, tonno impanato al sesamo, ricciola al pistacchio, carpaccio di angus, sweat heart maki, exotic roll, astice roll, ikkameshi, calamaro ripieno, tempura, manzo alla coreana.
I ristoranti Wu Taiyo si distinguono per lo speciale connubio tra cucina orientale di alta qualità e preziose location.
In particolare, nella nuova location di Viale Monza il legame tra tradizione e modernità è rafforzato dal design, magistralmente curato dall’architetto, scenografo e designer Maurizio Lai. Di forte impatto visivo, il sushi Restaurant Taiyo si ispira a un’estetica internazionale e all’avanguardia. Ricco di molteplici elementi scenografici che ne caratterizzano le atmosfere, l’ambiente è formato da una grande sala centrale e due sale secondarie, fortemente impreziosito di allestimenti luminosi e materici. Degno di nota il particolare del soffitto in maglia metallica a disegno geometrico retroilluminato.
Wu Taiyo risulta essere, quindi, non solo un ristorante, ma un percorso itinerante attraverso tutti i sensi.
Il grafema TAIYO significa sole, ma anche Levante e arancio (il caldo leit motiv che decora i ristoranti Wu-Taiyo) ed è sinonimo di felicità e di fantasia. Il Sole, quindi, per la famiglia Wu include una sfera di significati che rappresentano il lato positivo della vita e, ovviamente, l ’amore per il cibo.
Questa la filosofia Wu Taiyo, amore per la cucina, per i clienti (tutto il personale del ristorante giapponese Taiyo parla correttamente italiano, per meglio comprendere le singole esigenze del cliente), amore per l’estetica e per i dettagli, e, soprattutto, amore generato dall’incontro tra cultura orientale e occidentale, specchio della realtà attuale, che Wu Tayio si propone di rappresentare in tutto il suo splendore.
Il nuovo ristorante di Viale Monza è un oasi pacifica situata nel centro di Piazzale Loreto, un’occasione per prendersi una pausa dal traffico cittadino e assaporare deliziose creazioni, facilmente raggiungibile con i mezzi.
Ad accompagnare la serata l’intervento musicale dei Deejay WestBanhof e Hell’s Shoes.
L'evento è realizzato in collaborazione con Uber, sito: www.uber.com
Taiyo Sushi Restaurant
Viale Monza 23, Milano
02-26113972 Sito: http://www.wutaiyo.com
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