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Non ci sono storie. I Sigur Rós sono uno dei gruppi artefici della migliore musica ambient di sempre e noi di Nerospinto siamo tutti eccitati per il loro grande ritorno in Italia. I loro album sono un amalgama affascinante frutto di una speculazione musicale attraverso molteplici generi, tra il post rock,il dream pop e l’ambient, che fanno del risultato finale un sound sui generis che ha reso la loro musica unica . Non importa che non capiate una parola del celebre falsetto trascendentale di Jonsi Birgisson, sará perché non parliate islandese, sará perché non siete esperti di Hopelandic, un linguaggio inventato dalla band per meglio adattare la linea vocale a quella melodica , quello che conta è che nessuna barriera linguistica è mai stata in grado di ostacolare il totale coinvolgimento del pubblico di fronte ai loro paesaggi sonori atmosferici, profondamente emozionali, quasi onirici.
Valtari/rullo compressore del 2012, nonché follow-up di Með suð í eyrum við spilum endalaust del 2008 che li aveva visti cimentarsi in qualcosa di piú mainstream rispetto alla loro produzione precedente, è il sesto album della band che pone fine alla loro breve "pausa a tempo indeterminato". Se quello del 2008 poteva sembrare un prodotto piú commerciale, ne è prova lampante la traccia Gobbledigook , Valtari è sicuramente stato in grado di riportarli in una direzione opposta, quella che li ha resi celebri suscitando apprezzamenti da parte di famigerati colleghi del calibro di Björk che li aveva giá notati quando ancora erano poco conosciuti. La sua gestazione è stata lunga: Valtari trova le sue radici in una collaborazione del 2003 con il Coro 16 del Barbican di Londra, e di fatto la registrazione è iniziata nel 2007, quando i Sigur Rós decidono di portare avanti l'idea di un album interamente corale. Ma altri progetti, e la mancanza di un obiettivo chiaro, ha impedito loro di compiere progressi significativi per un po ', è stato solo a due anni fa che risale la messa a punto del disco con i vari esperimenti che avevano condotto nel corso degli ultimi quattro anni e che hanno portato alla sua realizzazione. Il risultato finale è stato quello di otto canzoni per un totale di quasi un'ora, probabilmente il loro disco più ‘tranquillo’ e di conseguenza la loro uscita più sconcertante. Eppure, in un certo senso, questo è uno dei loro dischi più belli di una carriera che non è mai risultata a corto di eleganza. Gran parte dell'album suona come se fosse costituito da ciò che, negli anni precedenti, è stato qualificato come una lunga introduzione fluttuante alle canzoni. Pezzi che si sviluppano in un crescendo musicale che inizia il suo percorso molto lentamente per poi raggiungere il culmine nel falsetto tipico di Jónsi, dai caldi suoni elettronici, a quelli irruenti della chitarra quasi percossa con l’archetto del violoncello che creano dissonanze ai limite della sperimentazione. Un album per lo piú strumentale dalle ambientazioni magiche che vuole mettere alla prova sia l’ascoltatore che le stesse capacitá indiscutibili e lungimiranti della band.
Risale a pochi giorni fa la notizia, direttamente da uno studio di registrazione di Los Angeles, che annuncia l’arrivo di # SR7 quello che dovrebbe essere il loro settimo album che vedrá la luce entro il 2013. Finora è stato chiamato come # SR7 , ma non è chiaro se il titolo sia stato utilizzato dalla band in attesa di quello ufficiale. Per ora possiamo cercare di ricostruirne il mood, anche se solo per poco, con il teaser qui di seguito legato all’uscita di questa creazione e che allo stesso tempo promuove il tour e sembra possa essere un frammento di una versione in studio di 'Brennisteinn', pezzo che ha debuttato lo scorso anno in un concerto nella loro nativa Islanda.
I Sigur Ros approderanno a Milano il prossimo 19 febbraio portando con loro l’inconfondibile eterea alchimia delle loro melodie che prendono per mano l’ascoltatore accompagnandolo in un viaggio intriso di nostalgia e mai di tristezza, in quello che non mancherà di dimostrarsi uno show indimenticabile ad alto contenuto emozionale che ci trascinerà in una scaletta da lasciarci senza fiato. (
) Impossibile non esserci!
Martedì 19 Febbraio 2013 Assago (MI) - MEDIOLANUM FORUM
Via Giuseppe di Vittorio, 6
Apertura porte Ore: 19.00 - Inizio Concerti Ore: 21.00
prezzi dei biglietti: parterre in piedi: 32 euro + diritti di prevendita
tribuna non numerata: 32 euro + diritti di prevendita
Biglietti in vendita su www.ticketone.it, www.vivaticket.it, www.ticket.it, www.geticket.it, www.bookingshow.it
Riapre a Milano Identità Golose, la nona edizione del Congresso Internazionale di Cucina d'Autore. Un evento irrinunciabile che, da domenica 10 al 12 febbraio presso il Mi.Co Milano Congressi di via Gattamelata, presenterà come tema Il valore rivoluzionario del rispetto. Nel corso dei tre giorni si parlerà del rispetto per tutti gli attori e i soggetti che compongono la cultura dell’alimentazione sia a livello locale che globale, compresi i clienti e i ristoratori stessi.
Sul palco grandi professionisti del settore, stranieri e italiani. Esperti di cucina e pasticceria, maestri e artigiani del gusto, creatori di capolavori in grado di unire il sapore della tradizione alla magia della creatività, saranno pronti a cucinare e svelare al pubblico i segreti della cucina e della tavola.
Novità di quest’anno la partecipazione di Host, il Salone Internazionale dell'Ospitalità, che all’interno del Mi.Co terrà una serie di incontri e attività sul rispetto e sulla cucina creativa eco-sostenibile.
Come lo scorso anno, si accompagneranno all’evento iniziative collaterali come il Milano Food&Wine Festival, dal 9 all'11 febbraio, percorso enologico d’eccellenza, e Ristoranti Fuori Congresso.
Identità Golose Milano, The International Chef Congress
Mi.Co Via Giovanni Gattamelata, 5 (Zona Fiera) 20145 Milano (MI)
Dal 10/02/2013 al 12/02/2013
Dalle ore 10.00 alle ore 19.00
Per info e prezzi:
Possibilità di iscriversi online o compilando e consegnando l'apposito modulo.
Avere l’opportunità di visitare un grande museo seduti comodamente sul divano, magari sorseggiando una bibita fresca, piacerebbe a tutti, anche a chi di arte non capisce molto o non è molto interessato. Questa è una delle possibilità che la rete offre grazie alla Galleria dell’arte perduta, ed è il caso di prenderla al volo visto che si tratta di un esperimento temporaneo.
La Galleria dell'arte perduta (Gallery of Lost Art) è una mostra on line temporanea che racconta le storie di opere d'arte che sono scomparse, sono andate distrutte, rubate, rifiutate dai committenti, respinte dai musei, cancellate, che sono state realizzate con materiali degradabili e quindi effimere: alcuni dei più importanti esempi di arte degli ultimi 100 anni non hanno avuto una lunga vita, ora è possibile ammirarli, conoscerli e studiarli sul web.
Questa galleria virtuale, visibile per un anno sul sito galleryoflostart.com, esplora alcune delle straordinarie e inconsuete circostanze che si nascondono dietro la scomparsa dei maggiori capolavori. Archivi di immagini, film, interviste, blog e saggi sono a disposizione del visitatore per esaminare e capire le opere di oltre 40 artisti del XX secolo.
Il sito è stato realizzato in formato digitale dagli studio ISO e prodotto dalla Tate Gallery in collaborazione con Channel 4 e con il supporto dell'AHRC, The Arts and Humanities Research Council. La curatrice Jennifer Mundy afferma che la storia dell'arte tende ad essere la storia di ciò che è sopravvissuto; solitamente musei raccontano storie partendo dagli oggetti delle loro collezioni, ma questa esibizione si focalizza sul significato delle opere, sul loro valore per la storia dell'arte mondiale.
Sono dieci le sezioni in cui è diviso il museo virtuale: arte attaccata, distrutta, scaricata, effimera, cancellata, perduta, respinta, rubata, fugace, non realizzata. Per ognuna sono stati selezionati degli autori la cui opera viene sezionata, commentata, analizzata e studiata; viene data la possibilità di capire il motivo che ha spinto l’autore a muoversi su un terreno tanto fragile, a spingersi a indagare in un campo tanto difficile da capire. L’arte contemporanea ha questa componente che non tutti capiscono: è arte concettuale. Può essere povera, semplice, ma nasce sempre da un’esigenza di raccontare, spiegare, esemplificare un qualche messaggio o tema che all'autore sta a cuore. Tra gli artisti presi in considerazione ci sono alcuni dei più importanti nomi dell’arte mondiale: Bacon, Braque, Christo e Jeanne-Cloude, Otto Dix, Frida Kahlo, Mirò, Henry Moore, Schiele, e molti altri.
Si tratta di un modo nuovo e sorprendente per conoscere l’arte e la sua storia, per comprendere meglio le motivazioni che hanno mosso gli artisti nel loro lavoro, per capire il perché di certe scelte stilistiche, formali, di contenuti e di materiali. Le schede tecniche, le descrizioni accurate, la narrazione della storia delle opere ci permette di conoscere a fondo alcuni degli aspetti dell’arte perduta, di quelle opere che non possiamo vedere nei musei ma che hanno fatto comunque la storia della storia dell’arte.
A noi di Nerospinto la Galleria dell’arte perduta piace perché è un progetto originale, stimolante e decisamente moderno. È un’idea nuova che speriamo possa essere presa in considerazione anche da altri musei nel mondo, magari per mostrare tutte quelle opere che continuano a giacere nella polvere di bui magazzini e non vengono esposte alla visione del grande pubblico.
Festival del Cinema. Venezia? Roma ? Cannes? No, Como con la sua prima edizione del Lake Como Film Festival. Il lago di Como per bellezza e storia è stato set di importanti pellicole cinematografiche internazionali come Casinò Royal, Una vita difficile, Guerre stellari, Ocean’s Twelve e tantissimi altri capolavori. Registi del calibro di Woody Allen, Sergio Leone, Alfred Hitchcok, Luchino Visconti hanno scelto la cornice comasca per scene di alcuni loro film.
Le ville e le dimore storiche del Lario (da Villa Pliniana a Villa del Balbianello, da Villa Serbelloni a Villa Olmo e non solo) sono state anche per numerosi spot pubblicitari di noti brand del mondo della moda, un nome su tutti Hermes.
Il lago di Como sale così alla ribalta con la prima edizione del Lake Como Film Festival, un Festival dedicato al Cinema di paesaggio con proiezioni di pellicole classiche, anteprime e mostre che si svolgerà a luglio 2013. Ideato ed organizzato dall'Associazione culturale “Lago di Como Film Festival”, l’evento proporrà un vasto ed interessante programma con pellicole di alto livello in location da sogno. Filo conduttore e tema del Festival è “Cinema e Paesaggio”: preponderante la sezione “Panoramiche Film”, che si svolgerà dal 15 al 25 luglio a Villa Olmo con 7 serate di proiezioni all’aperto.
Gli spettacoli saranno preceduti e seguiti da incontri e aperitivi con registi, attori, sceneggiatori. Unita a Villa Olmo, attraverso “Il Kilometro della Conoscenza”, la bellissima Villa del Grumello che ospiterà la sezione ‘Panoramiche Doc”, proiezioni pomeridiane di 7 documentari focalizzati sul tema del paesaggio. Dal 1° al 14 luglio vi sarà un’anticipazione della rassegna, dal titolo “I giardini del cinema” con un itinerario che si snoda tra i luoghi del Lago di Como.
L’idea di valorizzare il cinema a Como con la creazione del Lake Como Film Festival, è nata nel 2012 con la pubblicazione della guida “Le stelle del Lago di Como”, edita dalla Camera di Commercio di Como. La guida presenta una quindicina di film girati in splendide location del Lago e ha come obbiettivo la valorizzazione del cineturismo lariano.
Avere l’opportunità di visitare un grande museo seduti comodamente sul divano, magari sorseggiando una bibita fresca, piacerebbe a tutti, anche a chi di arte non capisce molto o non è molto interessato. Questa è una delle possibilità che la rete offre grazie alla Galleria dell’arte perduta, ed è il caso di prenderla al volo visto che si tratta di un esperimento temporaneo.
La Galleria dell'arte perduta è una mostra on line temporanea che racconta le storie di opere d'arte che sono scomparse, sono andate distrutte, rubate, rifiutate dai committenti, respinte dai musei, cancellate, che sono state realizzate con materiali degradabili e quindi effimere: alcuni dei più importanti esempi di arte degli ultimi 100 anni non hanno avuto una lunga vita, ora è possibile ammirarli, conoscerli e studiarli sul web.
Questa galleria virtuale, visibile per un anno sul sito galleryflostart.com, esplora alcune delle straordinarie e inconsuete circostanze che si nascondono dietro la scomparsa dei maggiori capolavori. Archivi di immagini, film, interviste, blog e saggi sono a disposizione del visitatore per esaminare e capire le opere di oltre 40 artisti del XX secolo.
Il sito è stato realizzato in formato digitale dagli studio ISO e prodotto dalla Tate Gallery in collaborazione con Channel 4 e con il supporto dell'AHRC, The Arts and Humanities Research Council. La curatrice Jennifer Mundy afferma che la storia dell'arte tende ad essere la storia di ciò che è sopravvissuto; solitamente musei raccontano storie partendo dagli oggetti delle loro collezioni, ma questa esibizione si focalizza sul significato delle opere, sul loro valore per la storia dell'arte mondiale.
Sono dieci le sezioni in cui è diviso il museo virtuale: arte attaccata, distrutta, scaricata, effimera, cancellata, perduta, respinta, rubata, fugace, non realizzata.
Per ogni sezione sono stati selezionati degli autori la cui opera viene sezionata, commentata, analizzata e studiata. Viene data la possibilità di capire il motivo che ha spinto l’autore a muoversi su un terreno tanto fragile, a spingersi a indagare in un campo tanto difficile da capire. L’arte contemporanea ha questa componente che non tutti capiscono: è arte concettuale. Può essere povera, semplice, ma nasce sempre da un’esigenza di raccontare, spiegare, esemplificare un qualche messaggio o tema che all’autore sta a cuore.
Tra gli artisti presi in considerazione ci sono alcuni dei più importanti nomi dell’arte mondiale: Bacon, Braque, Christo e Jeanne-Cloude, Otto Dix, Frida Kahlo, Mirò, Henry Moore, Schiele, e molti altri.
Si tratta di un modo nuovo e sorprendente per conoscere l’arte e la sua storia, per comprendere meglio le motivazioni che hanno mosso gli artisti nel loro lavoro, per capire il perché di certe scelte stilistiche, formali, di contenuti e di materiali. Le schede tecniche, le descrizioni accurate, la narrazione della storia delle opere ci permette di conoscere a fondo alcuni degli aspetti dell’arte perduta, di quelle opere che non possiamo vedere nei musei ma che hanno fatto comunque la storia della storia dell’arte.
A noi di Nerospinto la Galleria dell’arte perduta piace perché è un progetto originale, stimolante e decisamente moderno. È un’idea nuova che speriamo possa essere presa in considerazione anche da altri musei nel mondo, magari per mostrare tutte quelle opere che continuano a giacere nella polvere di bui magazzini e non vengono esposte alla visione del grande pubblico.
A inizio di weekend, a conclusione di settimana che, per forza di cose, è stata, per chi più, per chi meno, stressante e logorante, un'oasi di pace e tranquillità prende forma sulla riva destra del Naviglio Grande. Al Toilet Club, Nancy Posh, nota Dj dell'ambiente alternative milanese, oggi, Giovedì 7 Febbraio, allieterà le nostre stanche menti, con un dj set del tutto differente dal solito: playlist personale, casalinga, oserei dire, che so, per fare pulizie, cucinare, rammendare. Playlist distensiva, meglio di una tisana alla valeriana, meglio della tisana alle erbe della Pompadour che sa di piedi, meglio del Lexotan, meglio del Valium. A corredare questo seducente quadretto, tarocchi by Mirko Chopper Ciotta V. E chi ha bisogno della zingara Cloris o della cartomante di "cleò de 7 a 5"?
"Sei indeciso sul tuo futuro lavorativo? L'amore ti fa penare? Oppure va tutto bene ma ti aspetti la mazzata e vuoi sapere quando arriva?Fatti fare un giro di carte da chi le legge con passione da molti anni. Ti aiuterà a capirci meglio qualcosa e sorridere. "
A nessuno va tutto bene, ciascuno a bisogno di rassicurazioni e abbracci. All'Antibagno ce ne saranno in abbondanza per tutti.
info utili
INGRESSO GRATUITO con tessera ARCI, ARCIGAY, ARCILESBICA, UISP
www.circolotoilet.it
Costi tessera Arci: 13 €
Bibite 3 €, cocktail 7 €
TOILET CLUB
via Lodovico il Moro 171, Milano
Francesco Zingaro
Noi di Nerospinto amiamo le contaminazioni, (forse lo abbiamo già detto!) e il vapore creativo e geniale che si origina dall’incontro della calda Napoli con la gelida Madre Russia. Amiamo il ridere dolceamaro della commedia dell’arte che si declina in chiave contemporanea e rivela tutta la sua carica popolare e verace.
Totonno ‘o Pazzo, al secolo Antonio Petito, il più grande interprete di Pulcinella della seconda metà dell’Ottocento e sgrammaticato autore di numerosi testi teatrali, viene ricordato per il suo gusto particolare di mescolare, in arditi déguisements, le tradizionali pulcinellate napoletane con storie rubate al melodramma e ai romanzi d’appendice italiani e francesi, in grande voga nel pubblico dell’epoca. Di lui si ricorda anche la capacità di inserire nei suoi spettacoli elementi di attualità, in un approccio col pubblico diretto e smaliziato, che metteva a nudo le convenzioni teatrali a volte quasi anticipando le avanguardie simboliste e futuriste.
Facciamo nostro questo spirito di contaminazione, facendo dialogare Petito con il poeta russo Aleksandr Blok e il suo testo teatrale del 1906 Balagancik (Il baraccone dei saltimbanchi). Indagando un immaginario al confine tra la favola e la farsa, Petitoblok racconta le tragicomiche sventure in cui si cacciano Pulcinella e Felice Sciosciammocca in fuga da una Signora Morte improbabile e disperata. Questa volta, a dar loro filo da torcere, è un eccentrico Ciarlatano, ex commediante napoletano in esilio nei teatri d'avanguardia di San Pietroburgo, tornato in patria proprio con il progetto di ammazzare, o meglio, cancellare dal mondo del teatro, Pulcinella e Felice. Imprigionati nel suo sgangherato Baraccone in compagnia di Colombina, una marionetta meccanica candida e coraggiosa, il nostro duo di avventurosi perdigiorno sperimenta e confonde il lato umano e quello meccanico della paura, della fame e dell’amore.
Elfo Puccini, sala Bausch - Dal 12 al 17 febbraio - Martedì/sabato 19.30, domenica ore 18.30 - Posto unico 15 euro - www.elfo.org
12 - 17 febbraio, Nuove storie in sala Bausch, Corso Buenos Aires, 33 20124 Milan
liberamente ispirato alle opere di Antonio Petito e Aleksandr Blok
drammaturgia Antonio Calone
regia Emanuele Valenti
con Giuseppina Cervizzi (la Morte), Christian Giroso (Felice Sciosciammocca), Valeria Pollice (Colombina), Giovanni Vastarella (Pulcinella), Emanuele Valenti (il Ciarlatano)
costumi Daniela Salernitano
spazio scenico Emanuele Valenti, Daniela Salernitano
maschera di Pulcinella Marialaura Buonocore
disegno luci Antonio Gatto
Punta Corsara, 369gradi, Armunia/Festival Inequilibrio
Lei era un’affascinante ragazza di buona famiglia, cresciuta da genitori liberali con cui parlava e si confrontava su tutto. Alta, magra, sofisticata e ironica. Lui, era nato in una famiglia umile e con poche risorse finanziarie, si era arrangiato sempre come aveva potuto ma era bravissimo a recitare e seppur non classicamente bello aveva il carisma e la determinazione dell’uomo rude che piace al primo sguardo. Non potevano essere più diversi Katharine Hepburn e Spencer Tracy eppure la loro storia d’amore e il loro sodalizio artistico durarono per ventisei anni e nove film, tra cui il celeberrimo Indovina chi viene a cena. Katharine e Spencer si conobbero nel 1941 sul set della pellicola La donna del giorno dopo e furono subito scintille. Essendo diversi per educazione e stile i due diedero immediatamente vita a una serie di schermaglie verbali e fisiche. In realtà, solo il preludio di un grande amore. Un amore tormentato ma indiscusso e assoluto che fece sì che la Hepburn accettasse ruoli da coprotagonista o da seconda attrice pur di recitare al fianco dell’uomo che amava. Che il rude ma simpatico Spencer Tracy riuscisse a ridimensionare l’altezzosa e viziata Katharine non dispiaceva a nessun regista di Hollywood e il sentimento che li univa era una garanzia per le pellicole che giravano insieme. Katharine era una donna innamorata e anche se il costume e la cultura dell’epoca le impedivano di farsi vedere in giro con un uomo sposato, e meno che mai in atteggiamenti di intimità e confidenza, sulla scena questo amore traspariva completamente. Memorabile la scena del film Lo stato dell’Unione, in cui la Hepburn interpreta la moglie di Tracy e lo convince a rinunciare a una candidatura politica sbagliata, lontana dai principi e dai valori di suo marito. La pellicola è del 1948 e i due stanno “segretamente” insieme già da anni ed è questo che vede lo spettatore. Una donna innamorata del suo uomo e che cerca di proteggerlo e salvarlo da tutte le brutture del mondo. Nessun amore cinematografico può essere uguale. Ed è un sentimento che ritorna in tutti e nove i film girati dai due. Spencer Tracy ricambia assolutamente questo sentimento e quando può si chiude nella casa di Katharine e vive la sua esistenza parallela con quella che considera la donna della sua vita. Lui, però, ha ricevuto una educazione cattolica, da genitori all’antica, molto differenti dai genitori della Hepburn che lottavano a favore dell’aborto e del voto alle donne. Ama Katharine ma non divorzierà mai dalla legittima moglie sposata nel 1923 e dalla quale ha avuto due figli, uno dei quali con problemi di salute molto seri. E così la donna altezzosa ma innamorata cede anche nella vita privata come aveva fatto nei film con Spencer e accetta il ruolo di coprotagonista pur di stare accanto all’uomo che ama. E lo fa con dignità e classe anche quando Tracy muore nella casa di famiglia a Los Angeles, il 10 giugno del 1967.
Per rispetto alla moglie e ai figli Katharine decide di non partecipare ai funerali pubblici.
L’atto d’amore più importante di tutta la sua vita. Quello che Spencer Tracy avrebbe apprezzato di più.
Tra le serie Tv in uscita in questi primi mesi del 2013 di sicuro “The following” è la più attesa e controversa.
Il protagonista è un ex agente dell'FBI, Ryan Hardy, interpretato da Kevin Bacon (vi ricordate il ballerino di “Footlose”?), esperto nell'eleborazione di profili psicologici, che ritorna in attività quando lo scaltro e spietato serial killer che aveva arrestato nove anni prima, Joe Carroll, evade dalla prigione nella quale era rinchiuso. Inizia una caccia all’uomo per evitare che Carrol porti a termine la sua opera: uccidere l’unica ragazza che è sopravvissuta a una sua aggressione. La verità più agghiacciante è che la fama raggiunta da questo crudele assassino ha fatto in modo che una schiera di fanatici sia disposta a tutto per completare il suo grande disegno, perpetuando i suoi delitti anche dopo l’incarcerazione.
Una serie decisamente adrenalinica, ricca di colpi di scena e suspence, tuttavia molto violenta, con scene esplicite di torture e corpi mutilati. Negli Stati Uniti questo fattore ha portato molto critiche alla serie che, nonostante sia molto ben fatta, potrebbe essere di ispirazione per atti violenti immotivati. Soprattutto se si considera la facilità estrema con cui è possibile reperire un’arma da fuoco nel nuovo mondo. Altra tematica sconvolgente e soprattutto molto interessante dal punto di vista sociologico è la potenza dei social network: il sanguinario killer Carrol comunica con i suoi seguaci attraverso twitter, mandando messaggi criptati che gli adepti sono in grado di capire. Sembra che i timori legati alle nuove tecnologie possano prendere vita e in questa serie i riferimenti a questa possibilità sono chiari fin dal titolo. Un mix vincente e molto curato che spiazza completamente l’ascoltatore: la coppia di protagonisti, l’agente dell’FBI e l’assassino, sono opposti e complementari, il buono e il cattivo presentano sfumature caratteriali e comportamentali contraddittorie: Hardy è un alcolizzato, Carrol non ha mai assunto droghe, l’uno è impulsivo, l’altro calcolato e raziocinante, inoltre amano la stessa donna. Insomma, “The following” ha tutte le carte in regola per piacere a noi di Nerospinto: controversa e ambigua, ci terrà con il fiato sospeso, non mancheremo nemmeno una puntata! E voi l’avete visto? Cosa ne pensate?
Ultima grande icona dello spettacolo prima dell’avvento della televisione, Edith Giovanna Gassion, meglio nota come Edith Piaf, ebbe una vita breve ma intensa, incarnò con tutto il suo metro e 47 centimetri di altezza le angosce, i turbamenti e le sofferenze di quell’epoca che si snodò dagli anni ’30, passando per la seconda guerra mondiale e concludendosi con la rivoluzione culturale degli anni ’60. Conobbe artisti come Jean Cocteau, Jean Paul Sartre e Marc Chagall, fu adorata da Marlene Dietrich, ma al successo di pubblico corrispose purtroppo una vita costellata da una serie interminabile di eventi tragici e dolorosi che contribuirono a costruire l’aura di mito attorno alla sua minuta figura. Malata di artrite reumatoide iniziò ben presto ad abusare della morfina che, unita alla dipendenza di alcolici, la portò alla prematura morte a soli 48 anni. Chi ebbe il privilegio di conoscerla la descrisse come una donna fiera, forte, coraggiosa oltre ogni limite, sprezzante del pericolo, ironica, sempre pronta a rialzarsi dopo ogni perdita. La sua vera forza fu la sua arte, la sua voce graffiante, profonda e agguerrita, quella voce capace di far tacere le persone nelle strade, la voce che la portò a riempire i teatri più importanti del mondo, a guadagnarsi da vivere ancora bambina. Non rinunciò nemmeno ad esibirsi negli ultimi mesi di vita quando, quasi calva e incapace di reggersi in piedi, svenne durante uno spettacolo a Parigi mentre cantava con la consueta determinazione uno dei suoi inni, “Padam”.
Insomma Edith Piaf è decisamente una eroina da Nerospinto, la amiamo per la sua anima gentile e leggiadra, piena di contraddizioni e turbamenti. La amiamo per il suo accanito attaccamento alla vita, per essersi fatta amare senza mai nascondere nessun lato della sua personalità. Fu diva, ma ogni volta che saliva sul palco provava quella strana sensazione di imbarazzo e reverenza nei confronti del pubblico. Amiamo Edith Piaf perchè non rimpianse nulla, nulla di nulla.
Consigliamo la visione del film Le vie en rose, con Marion Cotillard
E questo video:
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