Identità Milano 2026, la cucina d’autore prova a immaginare il futuro
Dal 7 al 9 giugno l’Allianz MiCo ospita la 21ª edizione del congresso fondato da Paolo Marchi e Claudio Ceroni. Al centro, il tema “Identità Future: la libertà di pensare”.
Dopo il traguardo dei vent’anni celebrato nel 2025, Identità Milano torna dal 7 al 9 giugno negli spazi dell’Allianz MiCo North Wing con la sua ventunesima edizione. Tre giorni dedicati ad alta cucina, pasticceria, vino, mixology, servizio di sala e hôtellerie, per provare a capire cosa sta cambiando davvero tra cucine, sale, alberghi e nuove forme di consumo.
Nato nel 2005 da un’idea di Paolo Marchi e Claudio Ceroni, il congresso è stato il primo appuntamento italiano dedicato alla cucina d’autore e oggi resta uno dei luoghi più importanti di confronto sul presente e sul futuro della gastronomia. L’edizione 2026 arriva con numeri significativi: 192 relatori, 97 masterclass e 13 approfondimenti tematici.
Il filo conduttore sarà “Identità Future: la libertà di pensare”. Non una libertà astratta, ma la possibilità concreta di liberarsi da formule ormai logore e guardare altrove: nel rapporto con il territorio, nel modo di intendere il lavoro, nell’attenzione al cambiamento climatico e nel coinvolgimento delle nuove generazioni.

L'edizione 2025 (crediti: Brambilla-Serrani)
Grandi nomi e nuove prospettive
Il Main Stage ospiterà alcuni protagonisti della scena internazionale, tra cui Alain Ducasse, Virgilio Martínez, Santiago Lastra, Luiz Filipe Souza, Mitsuharu Tsumura, Josean Alija, Antonio Bachour e Charles Spence, psicologo sperimentale dell’Università di Oxford. Voci diverse, chiamate a raccontare la cucina non solo come tecnica, ma come visione culturale, economica e sociale.
Accanto agli ospiti internazionali, forte sarà anche la presenza italiana. Tra i nomi attesi Antonino Cannavacciuolo, Massimiliano Alajmo, Niko Romito, Carlo Cracco, Davide Oldani, Corrado Assenza, Antonia Klugmann, Gennaro Esposito, Moreno Cedroni, Andrea Aprea, Chiara Pavan e Franco Pepe. Chef diversi per generazione, stile e territorio, che insieme restituiscono l’immagine di una cucina italiana ancora in movimento.
Tra le novità principali dell’edizione 2026 c’è Next Gen Lab, progetto realizzato in collaborazione con Sidewalk Kitchens. Allestito sulla terrazza dell’Allianz MiCo North Wing e accessibile anche al pubblico esterno, sarà dedicato allo street food d’autore. Non una semplice area ristoro, ma un laboratorio urbano pensato per intercettare format giovani, rapidi, dinamici e di qualità.

(crediti: identitagolose.it)
Giovani, ospitalità e nuove geografie del gusto
Il tema generazionale sarà uno degli assi centrali del congresso. Dopo il debutto nel 2025, Identità Young diventa un progetto più ampio, con tariffe agevolate per under 35 e iniziative pensate per studenti, giovani professionisti e nuove leve della ristorazione. Parlare di futuro senza coinvolgere chi quel futuro dovrà costruirlo sarebbe, del resto, una contraddizione.
Cresce anche il racconto dell’ospitalità con il Pavillion Hospitality, dedicato all’hôtellerie e alle nuove forme dell’accoglienza contemporanea. In dialogo con questa sezione, la Bar Experience porterà al congresso la mixology italiana e internazionale, raccontando il bar non solo come luogo del drink, ma come spazio di servizio, relazione e progettazione.
Non mancheranno gli approfondimenti ormai storici, da Identità di Pasta a Identità di Pizza, Formaggio e Lievitati, accanto ai nuovi focus dedicati a territorio, bufala e Umbria, regione ospite dell’edizione 2026. Il Perù sarà invece Nazione ospite, con un percorso tra ceviche, cucina arequipeña, nikkei, pisco, caffè e cacao: una presenza pensata per raccontare la gastronomia come motivo di viaggio e chiave d’accesso a una cultura.
A firmare il piatto simbolo sarà Massimiliano Alajmo con “Relazioni – Gioco al Cioccolato”, dessert in 14 assaggi dedicato al valore della cura, dell’ascolto e del legame tra commensali. Un gesto gastronomico che interpreta il tema del congresso attraverso il linguaggio della condivisione.
Identità Milano 2026 si presenta così non solo come una vetrina di grandi nomi, ma come un tentativo di capire che forma prenderà la cucina nei prossimi anni. Tra giovani, ospitalità, nuove piattaforme urbane e territori da rileggere, il congresso torna a interrogare il mondo della gastronomia partendo da una domanda semplice e decisiva: quanto siamo ancora liberi di immaginare qualcosa di diverso?
