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Il Calabria Movie Film Festival si prepara alla sua settima edizione con una novità significativa: per la prima volta la giuria sarà composta da cinque professionisti del cinema e dell’audiovisivo. Dal 27 al 30 luglio, Crotone tornerà così a ospitare una manifestazione dedicata alla cinematografia breve, con cortometraggi provenienti da tutto il mondo e un’attenzione sempre più forte alla qualità dello sguardo, alla ricerca e alle nuove forme del racconto.
A valutare le opere in concorso saranno il produttore e talent manager Daniele Orazi, il regista e divulgatore cinematografico Antonino Giannotta, l’attrice Claudia Tranchese, l’attrice e regista Karen Di Porto e l’attore Ludovico Tersigni. Una giuria volutamente composita, che mette insieme percorsi, generazioni e sensibilità differenti: dalla rappresentanza artistica alla recitazione, dalla regia alla divulgazione, fino al rapporto sempre più stretto tra cinema, televisione, piattaforme e comunicazione digitale.
La scelta racconta bene l’identità che il festival sta costruendo anno dopo anno. Non solo una vetrina per cortometraggi, ma uno spazio in cui il cinema breve viene considerato per quello che è: un linguaggio autonomo, capace di intercettare talenti, sperimentazioni e storie che spesso anticipano direzioni future dell’audiovisivo.
Tra i nomi più autorevoli della giuria c’è Daniele Orazi, fondatore della DO Agency e figura centrale nel lavoro di rappresentanza artistica in Italia. Nel corso della sua carriera ha accompagnato il percorso di attori e registi tra i più riconosciuti del panorama nazionale, contribuendo alla crescita di produzioni arrivate nei principali festival internazionali.
Accanto a lui ci sarà Antonino Giannotta, regista, attore e divulgatore cinematografico calabrese, conosciuto anche attraverso i suoi canali social. La sua presenza porta in giuria uno sguardo trasversale, capace di collegare il cinema d’autore alle nuove modalità con cui oggi il pubblico scopre, commenta e attraversa le immagini.
Il mondo della recitazione sarà rappresentato anche da Claudia Tranchese, volto noto al pubblico televisivo e cinematografico. Ha preso parte a serie come I bastardi di Pizzofalcone, Gomorra - La serie, Generazione 56K e al film Netflix Sotto il sole di Riccione. Tra i lavori più recenti, il ruolo di Elisa Greco adulta nella quarta e ultima stagione de L’amica geniale e la partecipazione alla fiction La Preside, ispirata alla storia vera di Eugenia Carfora a Caivano, al fianco di Luisa Ranieri.

Claudia Trachese (foto: Calabria Movie Film Festival)
A portare uno sguardo da interprete, sceneggiatrice e regista sarà invece Karen Di Porto, artista dal percorso personale e riconoscibile, diviso tra cinema, televisione e teatro. Dopo essersi affermata come attrice, ha intrapreso anche la strada della scrittura e della regia con lavori come Maria per Roma, Il grande Boccia e Piazza, il suo primo documentario, dedicato alla propria radice ebraica.
Completa la giuria Ludovico Tersigni, tra i volti più conosciuti della nuova generazione di interpreti italiani. Amato dal pubblico per ruoli in serie come SKAM Italia e Summertime, ha condotto anche X Factor Italia, confermando una versatilità che negli ultimi anni lo ha portato a muoversi tra recitazione, conduzione, scrittura e arte.
“Siamo contenti di avere una giuria così varia, composta da professionisti che arrivano da percorsi diversi ma che, ciascuno a suo modo, racconta molto bene il presente del cinema e dell’audiovisivo”, dichiara la direzione artistica. “Per noi è un valore importante, perché dà ancora più forza al concorso e all’identità di questa edizione. È anche il segno della direzione che il festival sta cercando di prendere: tenere insieme sguardi, esperienze e sensibilità differenti, senza perdere coerenza.”

Karen Di Porto (foto: Calabria Movie Film Festival)
Prodotto da Calabria Movie APS, attiva dal 2020, il festival nasce con l’obiettivo di promuovere un cinema inedito e di qualità nel territorio calabrese, costruendo al tempo stesso un percorso culturale fatto di incontri, eventi e attività durante tutto l’anno. A idearlo sono stati tre giovani professionisti del cinema: Matteo Russo, Luisa Gigliotti e Antonio Buscema.
In un territorio spesso raccontato più per assenza che per possibilità, il Calabria Movie Film Festival prova invece a costruire presenza: portare opere internazionali a Crotone, creare occasioni di confronto, mettere in relazione pubblico, autori e professionisti. La settima edizione conferma questa direzione, scegliendo una giuria che non guarda al cinema da un solo punto di vista, ma ne attraversa le molte trasformazioni.
I biglietti e gli abbonamenti al festival sono disponibili dal 6 luglio.
Informazioni: https://calabriamovie.it/
A Nesso, sul Lago di Como, Samanta e Riccardo hanno dato vita ad un sogno che sa di casa e di strada: un progetto nato per far respirare il lago e le genti che lo vivono, per lasciare che il gusto diventi racconto e che l’accoglienza faccia da bussola, proprio come succede quando le strofe de “Lo sciamano” di Davide Van de Sfroos iniziano a vibrare di quella musica che ti accompagna, un passo alla volta, nella luce, tra pensieri e venti che sanno di verità.
E infatti Briisa de Ness non è soltanto un concetto inserito in una strofa. È anche il senso stesso del luogo: letteralmente la brezza di Nesso, una sfumatura che attraversa le volubili e caleidoscopiche giornate lacustri. Qui il lago non resta sullo sfondo: entra nei momenti, li cambia. All’Hotel Bistrot Pizzeria Briisa de Ness un pranzo in terrazza diventa teatro naturale, una cena si fa più morbida, e perfino il tempo sembra dilatarsi.

La cucina cammina con la stessa filosofia: tradizione e territorio insieme, senza trucco e senza fretta. La materia prima viene scelta con cura, i sapori restano genuini e la mano in cucina è tesa a rispettare la stagione, come si rispetta una promessa. Ci sono piatti capaci di richiamare i classici, ma anche idee in cui la creatività si appoggia alla bontà senza mai stravolgerla. C’è spazio per la carne selezionata, per le specialità di pesce e per i dolci artigianali. E poi c’è la pizzeria, cuore di allegria: impasti a lunga lievitazione, impasti che aspettano il loro momento, che diventano leggeri, fragranti e pieni di sapore.
E quando fuori si apre la stagione delle giornate limpide, la terrazza chiama. Il dehors diventa il luogo delle cose belle: cene romantiche, pranzi in famiglia che scaldano le ore, aperitivi al tramonto con lo sguardo fisso sull’acqua. L’atmosfera resta elegante, sì, ma mai eccessiva: è quel tipo di raffinatezza che non pesa, che invita a restare e a parlare.

Perché Nesso, poi, non è un semplice luogo su una mappa stradale a solo un ora da Milano: è un borgo da ascoltare. Tra vicoli in pietra e magici scorci, ci sono luoghi iconici che fanno da eco alle note dei Van de Sfroos. L’Orrido di Nesso con la sua cascata che scende fino al lago sembra un ritornello che torna uguale, eppure ogni volta diverso. E il ponte medievale della Civera tiene insieme i tempi, come certe storie che attraversano le generazioni. Se poi la giornata ti prende e non vuoi chiuderla subito, c’è anche l’idea di restare ancora un po’: le camere con vista lago permettono di vivere il territorio con più tranquillità.
Rientrare dopo aver scoperto Bellagio, Como, Argegno, Tremezzina e i sentieri panoramici è il modo migliore per dare continuità alla sensazione.
E tutto questo funziona anche grazie a una cosa semplice: l’ospitalità. Lo staff accoglie con professionalità e attenzione ai dettagli, ma senza irrigidirsi. L’obiettivo è trasformare la tua visita in un ricordo fatto di gusto e atmosfera, di servizio presente ma discreto, come una brezza che passa e lascia addosso qualcosa di buono.

Per questo, forse, l’Hotel, Bistrot, Pizzeria Briisa de Ness è proprio così: un frammento di lago e di musica. Una sosta che si ricorda, perché sa di territorio, sa di convivialità, e sa di quella strada interiore che capisci solo quando Lo sciamano ti mette addosso il giusto ritmo.
Hotel, Bistrot, Pizzeria Briisa de Ness
Via Borgonuovo 4, 22020, Nesso (CO)
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Phone: +39 031 3734223
PRANZO 12.00 – 14.30
CENA 19.00 – 22.30
CHIUSO IL MARTEDÍ
La gestione e la preservazione dell’acqua sono sfide climatiche sempre più urgenti. A certificarlo è il bilancio dell’Agenzia Europea per l’Ambiente che, in occasione della giornata Mondiale contro la siccità, ha evidenziato come, nonostante l’efficientamento tecnologico abbia permesso di ridurre i prelievi idrici del 14% negli ultimi 20 anni, la pressione sulle risorse idriche non sia diminuita. Tutt’altro.
Un apparente paradosso, che dimostra come garantire l'accesso all'acqua senza depauperare le falde acquifere sia diventata una priorità ambientale. Anche perché l’estensione delle aree soggette a stress idrico continua ad aumentare.
Il gran caldo e le temperature record toccate negli ultimi dieci giorni di giugno in tutta Europa – premessa per un’estate davvero rovente – non fanno altro che accelerare l’evaporazione di fiumi e invasi. Il tutto si trasforma in un’emergenza cronica, che nei mesi caldi diventa crisi strutturale, arrivando a colpire ben il 70% dei residenti nell'Europa meridionale (circa 105 milioni di persone), con l’Italia tra i primi Paesi per indice di sfruttamento idrico.

Uno scenario che rende impensabile un'inversione di tendenza entro il 2030, specialmente per l'Europa meridionale, identificata come l'epicentro del rischio idrico. Un quadro allarmante confermato anche dal recente rapporto European State of the Climate di Copernicus, che evidenzia che nel Sud Europa il deficit di acqua sotterranea e di umidità del suolo si sta accumulando di anno in anno, rendendo spesso insufficienti le precipitazioni invernali e primaverili per compensare lo stress termico dei mesi più caldi.
L'Italia, come detto, vive in prima linea questa vulnerabilità. In base all’indice di sfruttamento idrico plus (WEI+) che misura le condizioni di scarsità idrica stagionale più gravi per i paesi europei, l’Italia è ai primi posti con un indice del 27,2%, superata solo da Portogallo (30,7%), Romania (33,9%), Grecia (37,4%), Malta (66,7%) e, al primo posto, l’isola di Cipro (92,1%).
I dati evidenziano come la frequenza di anomalie termiche stia surriscaldando il suolo, provocando un deficit idrico profondo che i soli piovaschi stagionali non riescono più a colmare. In questo scenario, la resilienza idrica dei territori non dipende più solo dal meteo, ma dalla capacità di azzerare gli sprechi infrastrutturali prima che la risorsa si disperda nel sottosuolo. Una risposta industriale, strutturale e virtuosa a questa crisi climatica arriva dalla Lombardia con il modello BrianzAcque, l’azienda partecipata dai 55 Comuni della Provincia di Monza e della Brianza che da oltre 20 anni gestisce industrialmente il servizio idrico integrato del territorio.
“La tutela dell'oro blu richiede una visione di sistema – spiega Enrico Boerci, Presidente e Amministratore delegato di BrianzAcque – i nostri investimenti infrastrutturali servono a rinnovare le condutture, abbattere le dispersioni e garantire la resilienza del territorio di fronte a estati sempre più estreme. Tuttavia, la tecnologia e le reti da sole non bastano se non sono supportate da un uso consapevole della risorsa nelle case di tutti noi. L'acqua dolce è un bene finito e limitato, e il contrasto ai cambiamenti climatici passa inevitabilmente attraverso l'evoluzione delle nostre abitudini quotidiane”.

Per questo gli esperti BrianzAcque propongono 10 semplici accorgimenti per limitare gli sprechi:
Ridurre gli sprechi e adottare comportamenti più responsabili può sembrare una goccia nel mare. Eppure è proprio dalla somma di tante piccole gocce che può nascere un cambiamento concreto.
Ci sono piatti che non si limitano a essere mangiati: fanno rumore, sporcano l’immaginario, restano addosso. Gli spaghetti all’Assassina appartengono a questa categoria. Nati a Bari tra gli anni Sessanta e Settanta, sono una piccola sfida alle regole della pasta: non vengono semplicemente lessati e conditi, ma cotti direttamente in padella, quasi aggrediti dal fuoco, dal pomodoro concentrato e dal peperoncino, fino a diventare croccanti, bruciacchiati, ruvidi e irresistibili.
Ora quell’anima barese arriva a Milano con Urban Assassineria, il progetto firmato dallo chef Celso Laforgia e da Michele Salvati, già avviato a Bari nel 2021 e pronto a portare nel capoluogo lombardo una cucina del Sud riconoscibile, ma non chiusa nella nostalgia.
Il protagonista resta lui: lo spaghetto all’Assassina. Un piatto che vive di controllo e istinto, di tecnica e ascolto. Laforgia lo racconta quasi come fosse una conversazione con la padella: bisogna sentire il pomodoro che “chiacchiera”, seguire il fuoco, accompagnare gli spaghetti con un gesto ritmico, senza fretta. È lì che nasce quel “bruciacchiatello” perfetto, la parte più fragile e più desiderata del piatto.
Non è un caso che questa preparazione abbia conquistato anche Stanley Tucci durante la docuserie Searching for Italy, contribuendo a portare lo chef Laforgia e la sua Assassina oltre i confini pugliesi. Ma Urban Assassineria non vuole limitarsi a replicare un successo. L’obiettivo è più ambizioso: trasformare un piatto popolare, nato anche da una logica di recupero, in un’esperienza urbana, contemporanea, capace di parlare a Milano senza perdere Bari.

(foto: Laura Gobbi Pr Eventi Comunicazione)
Portare l’Assassina a Milano significa misurarsi con una piazza esigente, abituata alle aperture, alle mode e alle cucine regionali rilette in chiave metropolitana. Laforgia e Salvati sembrano saperlo bene. Per questo il nuovo locale non nasce come semplice “angolo pugliese” fuori sede, ma come un luogo dove tradizione e città provano a incontrarsi con intelligenza.
Michele Salvati, amico d’infanzia dello chef e anima organizzativa del progetto, ha lavorato sull’accoglienza e sull’identità del locale con un’idea chiara: creare uno spazio che sappia di casa, ma con il passo di una città cosmopolita. Perché Milano, quando riconosce autenticità e qualità, sa accoglierle. E forse è anche per questo che lo chef ironizza definendola “la seconda provincia della Puglia”: una città dove la comunità pugliese è forte, presente, affezionata ai propri sapori, ma anche pronta a vederli reinterpretati.
Da qui nascono due versioni pensate appositamente per Milano, entrambe con nomi cinematografici e un gusto volutamente evocativo. Milano Calibro 9 lavora sulla dolcezza del datterino giallo, sul pane abbrustolito in burro chiarificato al profumo di limone, sulle erbette e sulla salvia in pastella, richiamando da lontano la memoria della cotoletta alla milanese. Milano Rovente, invece, costruisce un ponte ancora più esplicito tra Nord e Sud: spaghetti alle cime di rapa, stracotto di ossobuco cotto otto ore con sedano, carota, cipolla, burro e salvia, e fonduta di taleggio allo zafferano.
Sono piatti che giocano, ma non tradiscono. La base resta quella dell’Assassina: pomodoro, fuoco, croccantezza, intensità. Attorno, però, Milano entra con i suoi simboli gastronomici, dalla cotoletta al risotto, dall’ossobuco allo zafferano.
Il dialogo continua anche nei bao, una delle firme più personali del menu di Laforgia. Accanto alle versioni con brasciola, bombetta, rape e parmigiana, arrivano due omaggi milanesi: il bao con cotoletta alla milanese e quello ispirato al risotto allo zafferano, con crocchè di riso, fonduta di grana e zafferano. Un richiamo dichiarato al risotto al salto, ma spostato dentro un formato street e contemporaneo.

Il bao con cotoletta alla milanese (foto: Laura Gobbi Pr Eventi Comunicazione)
Urban Assassineria non si esaurisce negli spaghetti. Il menu allarga il racconto alla cultura gastronomica pugliese: crostini squadrati preparati con l’impasto del tarallo, stracciatella, capocollo, pomodoro secco, braciola, cime di rapa. Anche qui, come nell’Assassina, la tradizione non viene semplicemente citata, ma rimessa in movimento.
Lo stesso accade nella parte dolce, dove la memoria pugliese diventa materia di gioco. Tra le proposte spicca il tiramisù rivisitato con pane di Altamura, scelto al posto dei savoiardi: una variazione che porta nel dessert una nota più fragrante, rustica e identitaria, trasformando uno dei dolci italiani più riconoscibili in un racconto ancora più legato al Sud. Accanto a questo, la Monaca di Monza, rilettura della classica tetta della monaca con impasto al caffè e crema chantilly alla mandorla, pensata per richiamare il caffè leccese. E poi spumoni, semifreddi all’olio d’oliva e, naturalmente, il pasticciotto.

Il tiramisù rivisitato con pane di Altamura
Il racconto pugliese passa anche dai produttori: olio, vini naturali e biologici, amari, birra Raffo. Piccoli segni di una terra che non viene usata come cartolina, ma come dispensa viva, fatta di sapori, gesti e abitudini.
Il senso del progetto è tutto in una frase: quando entri da Urban Assassineria, devi sentire di mettere piede in Puglia. Non una Puglia immobile o folkloristica, ma calda, rumorosa, conviviale, capace di prendere un piatto nato a Bari e farlo dialogare con Milano senza snaturarlo.
In fondo, il successo dell’Assassina sta proprio lì: è un piatto imperfetto nel modo più affascinante possibile. Brucia, graffia, resta croccante, chiede attenzione. Non cerca di piacere con eleganza composta, ma con carattere. E in una città come Milano, dove tutto corre e spesso tutto si assomiglia, forse un po’ di fuoco barese era esattamente quello che mancava.
In un mercato in cui l’acqua non è più soltanto acqua, ma sempre più spesso diventa racconto di origine, benessere, performance e stile di vita, OXY-GO prova a occupare uno spazio preciso: quello delle acque funzionali ad alto contenuto di ossigeno.
Il marchio nasce da Multibrand S.r.l., realtà empolese attiva dal 2013 nei settori sport, wellness e health. Un’impresa di dimensioni contenute, ma con un’ambizione chiara: portare nel segmento delle oxygenated water un prodotto italiano capace di competere con i pochi player internazionali che presidiano questa nicchia.
Il punto di partenza è l’acqua, selezionata nell’area del Monte Grappa, nelle Prealpi Venete, per le sue caratteristiche chimico-fisiche. A questa materia prima viene applicata una tecnologia di imbottigliamento a pressione, in vetro, studiata per trattenere l’ossigeno e preservare la struttura organolettica dell’acqua.

Ogni litro di OXY-GO contiene 150 mg/l di ossigeno, un livello che colloca il prodotto nella fascia alta del mercato delle acque iper-ossigenate. Ma il progetto non sembra voler parlare solo a una nicchia tecnica: l’obiettivo è intercettare un pubblico più ampio, fatto di sportivi, consumatori attenti al benessere, palestre, centri wellness, bar, ristorazione e canali farmaceutici.
Lanciata nel giugno 2024, OXY-GO ha venduto oltre 200.000 bottiglie entro la fine del 2025, pur senza una rete commerciale strutturata. Un dato che racconta un interesse già concreto attorno al prodotto e una potenzialità di crescita significativa, anche perché l’azienda dichiara di essere già in grado di fornire milioni di bottiglie, gestendo internamente filiera produttiva, logistica, packaging e conservazione della purezza.

OXY-GO si presenta come un’acqua naturale, iposodica, calcico-magnesiaca, leggera e digeribile, pensata non solo per l’attività sportiva ma anche per il consumo quotidiano. Non una bevanda “miracolosa”, dunque, ma una proposta funzionale che si inserisce in una tendenza più ampia: quella di scegliere prodotti semplici, puliti, ma con un valore aggiunto chiaro.
In questo senso, la forza del progetto sta proprio nella sua identità italiana. Da una parte la fonte delle Prealpi Venete, dall’altra un’impresa toscana che ha costruito il prodotto attorno a ricerca, tecnologia e cura della filiera. OXY-GO prova così a dare una risposta contemporanea a un gesto quotidiano come bere acqua, trasformandolo in una scelta più consapevole, legata al benessere, alla qualità e a una nuova attenzione per ciò che si porta ogni giorno sulla tavola o in allenamento.
Tra Baia del Silenzio e Baia delle Favole il tempo sembra essersi fermato: luoghi dal sapore di Dolce Vita, di anni ormai lontani. Anche le stelle in cielo sembrano sempre le stesse, poste lì a illuminare il suggestivo promontorio di Punta Manara e a conservare l’anacronistica bellezza di uno dei borghi più affascinanti d’Italia.
Ma da oggi, a Sestri, ci sono stelle che non si fermano: sono in riva al mare, pronte a donare luce al RIFF 2026, la rassegna cinematografica internazionale giunta alla sua decima edizione.
Ad aprire il festival, come già annunciato, è la partecipazione di Péter Magyar, premier ungherese eletto poco meno di un mese fa dopo sedici anni di presidenza Orbán. Insieme al regista Tamás Topolánszky e alla produttrice Claudia Sümeghy, presenta il documentario Spring Wind – The Awakening, dedicato alla sua rapida ascesa politica e scelto come film di apertura al Cinema Ariston per l’edizione di quest’anno.

Il red carpet della Riviera vede sfilare, tra le tante star attese, l’attrice Maria del Rosario, già nel cast di Una sterminata domenica, miglior film italiano a Venezia nel 2023, e ora in gara con Legionario.
Presente anche Saja Kilani, protagonista del film-denuncia La voce di Hind Rajab, che porta sul grande schermo la storia di Hind Rajab, bambina palestinese uccisa durante l’invasione della Striscia di Gaza da parte dell'esercito israeliano. L’attrice, canadese di origini giordane, sarà protagonista anche di uno dei talk in programma nei giorni successivi.

I talk, al via da mercoledì 6 maggio, saranno inaugurati da Luca Argentero al Duferco Lounge e daranno il via a un calendario fitto di appuntamenti che accompagneranno l’intera durata del festival.
Tra gli eventi più attesi, le quattro masterclass all’Annunziata con protagonisti del calibro di Matthew Modine, Stephen Frears, Silvio Soldini e Giovanni Veronesi. Accanto a loro, grandi nomi del cinema italiano come Claudio Amendola, Maria Grazia Cucinotta, Laura Morante, Lucia Ocone, Caterina Murino e Cristiana Dell’Anna, insieme alle nuove promesse Alessio Lapice, Letizia Arnò e Andrea Arru, tra i protagonisti della serie Gomorra – Le Origini.

A completare il quadro, il produttore e presidente della giuria film Nicola Giuliano, il presidente della giuria documentari Florent Beauverd e la presidente della giuria cortometraggi Giulia Grandinetti, considerata tra le più promettenti giovani registe italiane.
Accanto a loro, numerosi filmmaker under 35 arrivati da tutto il mondo per partecipare ai tre concorsi in programma.
Un festival che parla un linguaggio giovane, capace di aprire spazio alla riflessione sul presente e sul mondo che verrà.
Mentre le stelle, quelle in cielo, sono pronte a godersi lo spettacolo.
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