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Il 2026 non è un anno qualsiasi per Slow Food Italia. Segna un passaggio simbolico e concreto insieme: quarant’anni dalla sua nascita, avvenuta nel luglio 1986. Un traguardo che non è solo celebrazione, ma rilancio. Perché quarant’anni significano esperienza, ma anche responsabilità. Significano chiedersi, ancora una volta, quale mondo vogliamo costruire.
Durante l’assemblea dei soci alla FAO di Roma nel 2025 è stata rilanciata una visione chiara: un’altra idea di mondo. Non uno slogan, ma una direzione. Slow Food è cultura e azione politica attraverso il cibo. È un’associazione che tiene insieme memoria e innovazione, radici locali e dialogo globale. Perché il cibo è linguaggio. È ciò che permette di conoscersi, di incontrarsi, di rispettare le differenze. È uno strumento di relazione tra esseri umani e ambiente.
Come sottolinea Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia: tutelare la biodiversità è un atto di fiducia verso il futuro. Biodiversità significa varietà della vita, dalle specie vegetali e animali fino agli ecosistemi e alle comunità umane. È adattamento, resilienza, ma anche ricchezza sociale. L’educazione al piacere passa da scelte consapevoli. Ed è proprio da questa visione che nasce il programma 2026: un calendario di eventi che intreccia formazione, territorio e partecipazione.

FEBBRAIO
AGGIUNGI UN LEGUME A TAVOLA - Varietà locali, un tesoro a rischio estinzione -
Dal 7 al 15 febbraio – Giornata mondiale dei legumi: 10 febbraio
Si parte dal gesto più semplice: mettere un legume nel piatto. Il 10 febbraio si celebra la Giornata mondiale dei legumi, istituita dalla Fao per ricordarne il valore nutrizionale e il ruolo nei sistemi agroalimentari sostenibili. Attorno a questo alimento è nata Slow Beans, rete italiana che unisce produttori, cuochi e attivisti impegnati nella tutela delle varietà locali.
Dal 7 al 15 febbraio oltre 100 ristoratori e pizzaioli dell’Alleanza Slow Food propongono nei loro locali almeno un piatto dedicato ai legumi, privilegiando Presìdi e varietà territoriali. Un invito semplice ma potente: riscoprire la biodiversità partendo dalla tavola.
SLOW WINE FAIR 2026
Tema della quinta edizione: il vino giusto - BolognaFiere, dal 22 al 24 febbraio
A Bologna si torna a parlare di vino secondo Slow Food. Non solo buono da bere, ma giusto: prodotto nel rispetto dell’ambiente, della biodiversità e del lavoro umano. Oltre 1100 espositori da 28 Paesi e più di 7000 etichette per tre giorni di degustazioni, conferenze e masterclass.
Il concetto di qualità si amplia: un vino è davvero giusto quando tutela il territorio, garantisce dignità del lavoro e promuove inclusione. La viticoltura diventa strumento di rigenerazione sociale e culturale.
MARZO
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE FORESTE - La rinascita del castagno - Filattiera (MS), dal 20 al 22 marzo -
Tre giorni dedicati alla rete Slow Food dei castanicoltori. Conferenze, laboratori, degustazioni e un mercato che celebra la castagna come risorsa ambientale e culturale. La castanicoltura è presidio del territorio, tutela il paesaggio e contribuisce alla prevenzione del dissesto. Svolge infatti un ruolo fondamentale per le aree interne del Paese e contribuisce alla prevenzione del dissesto idrogeologico e degli incendi e favorisce la biodiversità, oltre a catturare CO2.
Slow Food sostiene il recupero dei castagneti storici e la valorizzazione dei saperi rurali: rigenerare le terre alte significa investire nel futuro delle aree interne.
APRILE
GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA – Agroecologia -
La crisi climatica impone scelte. L’agroecologia è la risposta concreta: un modello che lavora con la natura e non contro di essa. È equilibrio tra suolo, acqua, piante, animali e comunità.
Presìdi come la gallina bianca di Saluzzo, la pecora del Belice o la cipolla rossa delle Saline di Margherita di Savoia raccontano un’agricoltura diversa. Un’agricoltura che custodisce biodiversità e dignità del lavoro.
ANNO INTERNAZIONALE DEI PASCOLI E DEI PASTORI – ONU - Formare il futuro delle aree interne
A Calascio (Aq) proseguono le masterclass della Scuola di pastorizia, nata nel 2025. Formazione pratica e culturale per preparare i pastori del futuro: gestione dei pascoli, trasformazione casearia, benessere animale. I pascoli non sono solo spazi produttivi, ma paesaggi di comunità.
GUIDA AGLI EXTRAVERGINI
11 aprile – Torri del Benaco (Vr)
Giunta alla 27esima edizione, la guida valorizza olivicoltori che rispettano il suolo e il paesaggio. Dal 2025 esclude le colture superintensive. Un segnale chiaro: la qualità passa dalla cura della terra.
MAGGIO
DISTINTI SALUMI - Tema: con le mani. Dialogo sul saper fare norcino - Cagli (PU), dal 22 al 24 maggio -
Tre giorni dedicati alla norcineria artigianale italiana. Laboratori, mercato dei produttori e riflessione sul futuro del mestiere. Trasmissione dei saperi, sostenibilità, nuove generazioni. Un patrimonio culturale che vive grazie ai Presìdi e all’Arca del Gusto.
GUIDA ALLE BIRRE D’ITALIA 2027
29 maggio – Brescia
Una rete di esperti racconta il panorama brassicolo italiano. Oltre alle etichette, quasi 800 indirizzi dove bere e acquistare. Dal 2025 il premio Filiera valorizza chi investe nell’autoproduzione delle materie prime. Riferimento per dove comprare, bere e abbinare le birre col cibo, mentre con il riconoscimento ai locali golosi, la guida segnala coloro che dedicano una particolare attenzione all’offerta gastronomica.
GIUGNO
SLOW FOOD DAY IL 13 GIUGNO In tutta Italia - Un’altra idea di mondo -
È la festa della rete Slow food. Eventi nei Mercati della Terra, negli orti, nelle aziende associate. Un giorno intero per riaffermare il valore del cibo buono, pulito e giusto. Eventi nelle piazze, negli orti comunitari, nelle aziende dei produttori dei Presìdi e nei Mercati della Terra, insieme ai Cuochi e ai Pizzaioli dell’Alleanza.
LUGLIO
BUON COMPLEANNO SLOW FOOD ITALIA IL 26 LUGLIO
Il 26 luglio non è una data simbolica qualunque. Nel 1986 si chiudeva il congresso fondativo che avrebbe segnato l’inizio di un percorso destinato a cambiare il modo di guardare al cibo e all’agricoltura. Veniva eletto presidente Carlo Petrini e prendeva forma un’idea nuova di gastronomia: non più solo piacere, ma responsabilità.
In quel momento si gettavano le basi di un movimento che avrebbe messo al centro sostenibilità ambientale e sociale, relazioni tra persone e territori, rispetto per la terra e per chi la coltiva. A quarant’anni di distanza, quella visione continua a orientare scelte, progetti e battaglie culturali. Non è solo un anniversario: è la conferma che un’altra agricoltura, fondata su equilibrio e giustizia, è possibile e necessaria.
SETTEMBRE
TERRA MADRE SALONE DEL GUSTO 2026
Torino, dal 24 al 28 settembre - BIODIVERSITÀ
Torino (centro) ospita la 16esima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, in un anno simbolico che celebra i 40 anni di Slow Food Italia. Tema dell’evento, la biodiversità, di flora e fauna, ma anche dei cibi, dei saperi e delle culture, intesa come un tesoro da custodire e uno strumento fondamentale per garantire un futuro alle nuove generazioni. Per Slow Food la diversità è incontro, dialogo e cultura di pace: una ricchezza concreta, non teorica, capace di generare equilibrio tra ambiente, economia e società.
Il programma, costruito grazie all’apporto della rete internazionale di Slow Food, propone cinque giorni di conferenze, Laboratori del Gusto, appuntamenti a tavola con cuochi e produttori, attività per famiglie e scuole e nuovi format culturali diffusi nelle vie e nei quartieri della città, con il grande Mercato di Terra Madre come cuore pulsante della manifestazione. Attraverso progetti storici come l’Arca del Gusto e i Presìdi Slow Food, e reti internazionali che coinvolgono comunità di produttori da tutto il mondo, Terra Madre racconta un’altra idea di futuro, fondata sulla tutela della diversità, sulla cura del vivente e sulla costruzione di relazioni solidali tra popoli e territori.
OTTOBRE
SLOW WINE 2027
Milano – Superstudio Maxi – 17 ottobre 2026
Una guida che racconta vino, società e futuro. Esclude chi utilizza diserbo chimico e promuove trasparenza, come l’indicazione del peso della bottiglia. Degustazione dei vini premiati e confronto sui temi più attuali del settore.
OSTERIE D’ITALIA 2027
Torino – Ogr – 19 ottobre 2026
Osterie d’Italia è molto più di una guida gastronomica: è un viaggio dentro un’Italia che resiste, accoglie e si riconosce attorno alla tavola. Da oltre trent’anni segnala osterie e trattorie che mettono al centro qualità, convivialità e legame con il territorio. Qui il cibo non è solo proposta culinaria, ma cultura, memoria e identità condivisa, espressa attraverso stagionalità, semplicità e rispetto per il lavoro agricolo.
È una mappa di luoghi autentici, spesso lontani dai riflettori, dove l’ospitalità si misura nella cura delle relazioni e nella capacità di far sentire chi entra parte di una comunità. Una guida che valorizza chi cucina con coerenza, custodisce tradizioni locali e sceglie materie prime provenienti da filiere responsabili, raccontando un’Italia concreta, fatta di persone prima ancora che di piatti.
NOVEMBRE
FESTA ORTI SLOW FOOD
11 novembre – in tutta Italia - Tema 2026/2027: l’Arca del Gusto
Da oltre vent’anni Slow Food porta avanti in tutta Italia un progetto che parte dalla terra per costruire consapevolezza: gli orti scolastici. L’obiettivo non è solo coltivare verdure, ma seminare una cultura del cibo fondata sul piacere, sulla responsabilità e sul rispetto dell’ambiente. Il percorso mette al centro la formazione degli insegnanti e il coinvolgimento attivo delle comunità educanti. In questi anni sono state coinvolte più di 1.000 scuole e formati oltre 3.000 docenti. Ogni annualità è guidata da un tema specifico, presentato durante la Festa nazionale dell’11 novembre, che riunisce migliaia di studenti in un momento condiviso di apprendimento e celebrazione.
Dal 2024 il progetto si è ampliato con la nascita degli Orti di comunità: spazi ricchi di biodiversità dove cittadini e cittadine coltivano non solo ortaggi e frutta, ma relazioni e senso di appartenenza. Possono essere urbani, sociali, conviviali o terapeutici, e trovano casa in scuole, biblioteche, ospedali, contesti detentivi. Qui si promuovono varietà locali, semi autoprodotti, rotazioni colturali e pratiche agroecologiche come compostaggio e sovescio. L’orto diventa così luogo di cura e riflessione, capace di formare persone più consapevoli e attive nel sistema agroalimentare.
LINK UTILI
Slow food > https://www.slowfood.it/
Slow wine fair > https://slowinefair.slowfood.it
Slow food castanicoltori > https://www.slowfood.it/rete-slow-food-castanicoltori/manifesto-della-rete-slow-food-dei-castanicoltori/
Slow food scuola pastorizia > https://www.slowfood.it/scuolapastoriziacalascio/
C’è un momento, tra gli ulivi giovani e secolari, in cui il silenzio sembra raccontare più delle parole. È il soffio lento della terra del Sud Italia, la Puglia: un respiro che accompagna da generazioni la famiglia Buondioli, che ha scelto di ascoltarlo e di restituirgli valore attraverso l’olio. Qui, tra filari curati come fossero eredità fragili e preziose, nasce una storia che attraversa un secolo di stagioni, trasformandosi senza mai tradire le proprie radici.
Nel cuore dell’azienda tutto parla di continuità: mani diverse, epoche diverse, un’unica visione. Dalle prime raccolte del secolo scorso alla nuova energia portata da giovani produttori e agronomi, ciò che rimane immutato è la ricerca costante della qualità. Ogni passo, dalla cura dei terreni alla scelta dei tempi di molitura, è pensato per rispettare la natura e custodire un patrimonio che cresce insieme a chi lo lavora.

Oggi questa realtà agricola si presenta con un’identità forte, costruita con la tenacia di chi crede davvero nel proprio prodotto. Un olio extravergine che non è solo assenza di difetti, ma il risultato di tecnica, esperienza e di una fedeltà rara: quella di una tradizione familiare capace di evolversi senza perdere le sue origini.
Il loro Olio Extravergine di Oliva è presente nella Guida Oli d’Italia del Gambero Rosso e nella Guida agli Extravergini di Slow Food, che ne riconoscono l’eccellenza.

Giovedì 13 novembre, nel cuore di Milano, al RAW Restaurant, tempio gourmet fondato da Petra, che esalta la materia prima nella sua forma più pura, Domenico Buondoli, Product Manager dell’azienda di famiglia, ha presentato CENTVRY: l’olio che nel 2025 segnerà una nuova era per gli ulivi secolari (143 in tutto) dei Buondoli. Un monocultivar biologico di Ogliarola Garganica, unico al mondo, che conquista già dal primo assaggio. Profumo intenso e autentico, note erbacee intrecciate a mandorla e carciofo, e uno stile armonioso, leggermente amaro, con un finale elegantemente piccante.

CENTVRY non si limita a farsi assaggiare: ti avvolge, ti resta addosso. Una volta conosciuto, rende quasi impossibile tornare ai soliti oli a cui molti di noi sono abituati.
Il CENTVRY, come tutti gli oli dei Buondioli, è estratto a freddo e porta il marchio “Extravergine”. Viene venduto (online o presso rivenditori selezionati) sul sito: https://aziendabuondioli.com/ in confezioni di pregio. Il suo top, conservato in ceramica scura, del presidio “Slow Food” è il BuondiOli CENTVRY Limited Edition da 500ml -
Daniela Ferrando, giornalista, sommelier, assaggiatrice di oli e creatrice di format esperienziali, ha guidato con grande maestria la presentazione e ha concluso l’evento coinvolgendo il pubblico di circa 25 persone in una degustazione speciale. Un percorso sensoriale in due parti, capace di mostrare come lo stesso olio, raccolto in momenti diversi, possa esprimere al gusto e all’olfatto sfumature profondamente differenti.

Nella prima parte è stato proposto l’olio nuovo, più delicato e armonioso, accompagnato da una bruschetta di pane di Altamura e pomodoro invernale (un pomodoro dalla scorza importante, raccolto d’estate e conservato appeso fino alla primavera).
Nella seconda parte, invece, il pubblico ha scoperto un olio “datato” di alcuni mesi, verace, più amaro con note piccanti tardive che è stato abbinato alle fave di Carpino e alla cicoria appena scottata.
La degustazione si è conclusa con un gelato di pane, pomodoro e olio; un’interpretazione unica nel suo genere, realizzato direttamente dalla cucina del RAW Restaurant.
Presente anche Saverio di Pantura, realtà nata nel 2015 che, a bordo di cargo bike, porta in giro per l’Italia la storia e i sapori di Altamura. Pantura parte dal pane, suo elemento identitario che nel tempo si evolve con proposte sempre più ricercate, tra cui il celebre panino con polpo alla piastra, patate e pinzimonio, impreziosite dagli oli della famiglia Buondioli.
L’evento al RAW Restaurant ha mostrato con chiarezza ciò che spesso si dà per scontato: dietro a un grande olio non c’è soltanto una buona oliva, ma una visione. La visione di una famiglia che, da più di un secolo, coltiva la propria terra con rispetto, determinazione e un profondo senso di responsabilità verso il futuro. La storia dei Buondioli non è solo agricola: è culturale, identitaria, quasi narrativa. È la prova che tradizione e innovazione possono convivere senza annullarsi, anzi, rafforzandosi a vicenda, proprio come accade tra gli ulivi giovani e quelli secolari che disegnano i loro campi.
La presentazione di CENTVRY ha dato voce a questa eredità. Un olio nato da alberi antichi, curati come fossero custodi del tempo, e reinterpretato attraverso le competenze di una nuova generazione che guarda avanti senza spezzare il filo con il passato. Il pubblico milanese ha percepito tutto questo: l’aspetto tecnico, certamente, ma soprattutto quello emotivo. Perché CENTVRY non è solo un monocultivar biologico; è un racconto liquido, un concentrato di storia, territorio, scelte coraggiose e profumi che parlano la lingua più autentica della Puglia.

E così, tra storie, profumi, tecniche e sapori, CENTVRY ha celebrato molto più di un nuovo prodotto: ha celebrato un modo di essere, di produrre, di tramandare. Ha ricordato che l’eccellenza non nasce per caso, ma dall’amore ostinato verso la propria terra e dalla volontà di farla parlare attraverso ogni singola goccia.
Un’eredità che la famiglia Buondioli custodisce, protegge e continua a donare, anno dopo anno a chi ha la fortuna di incontrarla nel proprio piatto.
CENTVRY è riconosciuto dal presidio Slow Food “Olivi Secolari”, che tutela gli uliveti antichi e valorizza la biodiversità e il paesaggio agricolo tradizionale.
Un nuovo capitolo per La Molisana: La rivoluzione della pasta con lupini
Ogni fetta racconta una storia, e quella del panettone di Emanuele Russo è una storia di territorio, tradizione e innovazione. Chef e patron del ristorante Le Lumie di Marsala, Russo porta in tavola non solo un dolce natalizio, ma un’esperienza che racchiude sapori autentici e ingredienti accuratamente selezionati. Ma cosa rende unico questo panettone marsalese? La risposta è semplice: è un connubio di memoria e ricerca, un "compagno" che Russo promette di mantenere accanto tutto l’anno.

Ogni variante del panettone si ispira al territorio siciliano, con gusti che spaziano dagli agrumi tipici, come il Mandarino tardivo di Ciaculli, fino al Marsala e Fichi, omaggio ai classici Buccellati, le celebri sfoglie ripiene della tradizione. “Il mio obiettivo era creare un dolce che potesse raccontare la mia terra in ogni morso,” afferma Russo. E il suo processo di produzione ne riflette la cura: il panettone è realizzato con lievito madre rinfrescato tre volte, una lievitazione di oltre 30 ore e ingredienti locali come le uova fresche del cortile e le arance dell’orto semi-candite.

Per le grandi tavolate, Russo introduce quest’anno una versione speciale da 3 kg, perfetta per celebrare le festività natalizie in compagnia. Il panettone è disponibile in una gamma di sapori distintivi, tra cui caramello salato, pere e cannella, pistacchio con crema a parte e l’iconica combinazione Marsala e fichi. E per chi desidera riceverlo appena sfornato, Russo suggerisce di pianificare la consegna in anticipo, garantendo così che il dolce arrivi fresco e fragrante.

Alla domanda su cosa significhi per lui questo dolce, Russo risponde: “È la sintesi della mia identità, un modo per portare la Sicilia nelle case di tutti." E non resta che assaggiarlo.
Le Lumie
Contrada Fontanelle 178 B - Marsala
+39 0923995197 - 3349385512
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FB: @RistoranteLeLumie - IG: @lumie_

HEINEKEN continua ad essere leader non solo nel settore birrario, ma anche nell’innovazione e nella promozione di un consumo responsabile, con l’obiettivo di rimanere al centro della socialità italiana anche nei prossimi 50 anni.
Un modo inedito e gustosissimo di unire la tradizione culinaria italiana con una specialità tipicamente cinese. Sono stata a cena da Ghe Sem, dove i dumplings, i tipici ravioli del Sol Levante che tanto ci piacciono, svelano ripieni sorprendenti legati ai sapori e alle tipicità della nostra cucina. Insieme a questi, ho avuto modo di provare la novità che Ghe Sem lancerà a brevissimo: i bao, farciti secondo lo stesso principio.
DI CARNE, DI PESCE, DI VERDURE
Ma anche con sughi che caratterizzano alcune tra le più amate ricette di primi piatti, come la carbonara e la cacio e pepe (che ho amato, al punto da fare il bis). O ancora, con polpo, gamberoni, pesto, gricia, pollo alla mugnaia. Con oltre 25 tipi diversi di ravioli, anche dolci, ogni piatto stupisce con sapori che variano da boccone a boccone e non stancano mai, essendo proposti in formati “mini size”. Ci si siede a tavola, e sulle tovagliette si possono segnare le tipologie di ravioli desiderate e le quantità desiderate per ognuna di queste. Oppure, si può optare per le degustazioni a sorpresa, tutti i gusti o la selezione pensata per i vegetariani. Le farciture sono tutte preparate artigianalmente nel laboratorio di Ghe Sem, dove un team specializzato, composto da ragazzi cinesi, cura ogni dettaglio della preparazione, dalle forme ai colori. Ogni raviolo viene chiuso a mano e preparato con impasti artigianali.
LA NOVITA': I BAO ITALOCINESI
Da Ghe Sem ho avuto la possibilità di assaggiare in anteprima i bao, la novità che verrà proposta in menu a brevissimo: i Bao. Un altro prodotto tipico della gastronomia cinese, reinterpretato seguendo le ricette della cucina italiana, che sono protagoniste dei ripieni. Tra questi, spiccano l'ossobuco in gremolada, delizioso e quello radicchio, noci e gorgonzola, cremoso e sapido. Come per i dumplings, anche i Bao verranno proposti in versioni salate e dolci.
TRA ORIENTE E OCCIDENTE, TRA TRADIZIONE E CONTEMPORANEITA'
Questo menu giocoso e goloso rispecchia pienamente il concept stesso del ristorante, a partire dal nome. Un gioco di parole che evoca il Dim Sum cinese, al quale si ispira, utilizzando in realtà un modo di dire tipico del dialetto milanese, Ghe Sem, Ci Siamo. L’atmosfera che si respira è accogliente e moderna, con un design che riflette la fusione tra Oriente e Occidente. Ghe Sem è il luogo ideale sia per una cena romantica che per una serata tra amici. Scegliere i ravioli, farsi incuriosire dagli abbinamenti, dividere e scambiarsi pareri è divertente e crea al tavolo un'atmosfera rilassata e molto intima. Fabrizio, il proprietario, è molto accogliente e sa mettere gli ospiti a proprio agio, consigliando drink originali in pairing con le portate, un'alternativa stuzzicante e diversa rispetto ai "soliti" vino o birra. Quello che ho amato più di tutti è il loro signature a base di whisky, sciroppo allo zafferano e birra. Ghe Sem è ideale anche per l'aperitivo: i con un prezzo fisso di 12 euro, si può godere di un cocktail d’autore accompagnato da nuvole di gamberi con salsa agrodolce e tre dim sum assortiti.
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