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Siamo a Parigi, dove l'Haute Couture sta terminando le sue passerelle dopo averci presentato collezioni contrastanti e bellissime ognuna a modo suo. Si é parlato di 'sport couture' per Chanel, una collezione eccentrica sicuramente non in linea con i canoni dell'alta moda, luxury tennis abbinate ad abiti da sera, un nuovo must di Lagerfeld che sicuramente renderà le scarpe di Chanel un feticcio della prossima stagione. Anche Dior fa sfilare degli abiti abbastanza provocatori e da capire, che Raf Simons ci dice sono fatti per essere indossati più nel quotidiano per le sue 'dame'. Armani Prive, Versace, Jean Paul Gautier, Giambattista Valli presentano collezioni più classiche tuttavia degne di estrema nota. Versace ci porta in passerella una elegante e provocatoria Lady Gaga, con dei vestiti che finalmente rievocano fasti del passato e Jean Paul Gautier porta Dita Von Teese, in versione farfalla. Valentino con Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli stupiscono, confermando quello che si era già visto nell'ultima edizione pret a porter a Parigi, abiti ancora legati all'Haute Couture da sogno allo stesso tempo reso moderno da dipinti, decori, inserti, vestiti da brivido, sicuramente i migliori in questa alta moda moda parigina.

«Non lo farò mai più. Cantare all’Olimpiade è stato un incredibile onore. Sono stata fiera di averlo fatto. Quello è stato il momento perfetto per dire: fantastico, grazie a tutti, ma basta così. A volte devi capire quando arriva l’ora di abbandonare la festa». Così, in un’intervista esclusiva a Vanity Fair, Victoria Beckham infrange le speranze di chi, a vent’anni dalla formazione delle Spice Girls nel 1994, sperava ancora di vedere riunito il quintetto pop. Nell’intervista di copertina, illustrata dagli scatti inediti di Sebastian Kim e pubblicata nel numero in edicola da mercoledì 22 gennaio, Victoria spiega che la sua vera passione oggi è la moda, e che comunque vede un importante nesso tra la sua professione passata e quella attuale di stilista: «Le Spice Girls hanno avuto successo perché celebravano le donne, che in fondo è quello che faccio ancora oggi». A Vanity Fair poi l’ex popstar racconta l’emozione di aver visto suo marito David giocare l’ultima partita della sua ventennale carriera di calciatore, lo scorso maggio a Parigi: «Ho provato grandissima emozione e grande orgoglio. David non potrebbe essersi dato di più allo sport. Per anni lo abbiamo condiviso – in un certo senso lo condividiamo ancora – con tanti suoi fan. È bello, adesso, averlo a casa».

 

La stagione più fredda è ormai arrivata e vogliamo deliziare voi lettori raccontandovi l'inverno di Palazzo Reale, che si tinge di colore e di forme maghifiche, dando spazio alla fantasia e all'astrazione con la grande monografica dedicata al celebre Vassily Kandinsky. In esposizione dal 17 dicembre al 27 aprile oltre ottanta opere dell'artista russo, provenienti dal parigino Centre Pompidou. Il percorso espositivo approfondisce la carriera di Kandinsky e il contesto socioculturale in cui l'autore moscovita sviluppò la sua inconfondibile poetica.

Si tratta di un'importante retrospettiva, nella quale non solo si celebra il pittore e teorico dell’arte russa del secolo scorso, ma che si presta a fare luce sulla singolarità e particolarità delle sue opere, alla ricerca di una chiave di lettura, che ne sveli la complessità emotiva ed il livello concettuale.  L'esposizione si snoda dai primi lavori giovanili fino alla semplificazione formale degli anni maturi, dal periodo del Bauhaus di Weimar alle realizzazioni degli anni Trenta. Partendo dall'arte figurativa il pittore giunge solo in un secondo tempo ai lavori astratti, ma che comunque hanno una logica sottesa ed una propria armonia, sono infatti studiati nei minimi particolari ed intesi come strumenti di sommovimento dell'anima e delle emozioni dello spettatore.

Considerato il fondatore della pittura astratta, Kandinsky rappresenta un momento fondamentale dell’evoluzione pittorica del Novecento: nel 1912 insieme a Franz Marc, Paul Klee ed altri, fonda il gruppo Il cavaliere azzurro, che voleva realizzare lo scopo di promuovere l’arte moderna inserendola in un rapporto basato sulla musica, in cui le associazioni spirituali e simboliche del colore dovevano riuscire ad arrivare, come una musica, all’anima dell’osservatore.

Nei capolavori esposti una sinfonia di punti, linee, superfici e colori, in cui ogni elemento ha, secondo Kandinsky, una precisa funzione comunicativa e simbolico-musicale, tanto che molte delle sue realizzazioni prendono nomi da espressioni musicali: le Impressioni, dove resta un’impressione del mondo esteriore, le Improvvisazioni, che sono le opere che nascono spontaneamente e inconsciamente dall’intimo dell’artista e le Composizioni, costruzioni coscienti ed analitiche dello studio artistico.

Bollate come arte degenerata da Adolf Hitler nel 1937, le opere di Kandinsky non mancano ancora oggi di trasmettere una sensazione di equilibrio dell’anima, di pace interiore che viene riflessa in composizioni e colori accuratamente studiati, in cui ogni tonalità ed ogni forma corrispondono a suoni precisi e ai diversi timbri degli strumenti musicali. L’arte di Kandinsky, così apparentemente semplice e leggera, è in realtà un intricatissimo gioco di partiture, suonate da un’orchestra invisibile che accompagna l’osservatore, facendolo letteralmente scivolare fra un’opera e l’altra, come al ritmo di una musica segreta, come nello spazio di un sogno.

 

 

 

VASSILY KANDINSKY. La collezione del Centre Pompidou: 

Dal 17 dicembre 2013 al 27 aprile 2014 Palazzo Reale, Milano

 

Orari: Lunedì 14:30 – 19:30

Martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9:30 – 19:30

Giovedì, sabato 9:30 – 22:30 Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.

 

Biglietti:

Intero: €11,00 Ridotto: €9,50

Audioguida inclusa nel biglietto

 

Per prenotazioni e informazioni:

www.kandinskymilano.it      #kandinskymilano

 

 

 

 

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Arriva il quarto appuntamento con il format di conferenze lampo nato a Notting Hill! Dopo il successo delle prime tre serate completamente sold out, torna anche nel 2014 l’appuntamento con 5x15, mercoledì 15 gennaio alle 19.45 al Circolo Filologico Milanese. Il format di conferenze lampo che da Notting Hill sta facendo il giro del mondo continua ad appassionare anche il pubblico di Milano.

Ogni mese vengono proposti cinque ospiti eccezionali, invitate a raccontare le proprie idee, conquiste e ispirazioni in storie di 15 minuti, che indichino intuizioni originali e all'avanguardia.

Gli oratori che questa volta dovranno conquistare il pubblico saranno: lo scrittore e regista Ivan Cotroneo che illusterà al pubblico come "Raccontare storie", la giornalista italo-siriana Susan Dabbous con i suoi quindici minuti dedicati alla "Jihad rosa", il produttore cinematografico Benedetto Habib (produttore dell'ultimo film di Paolo Virzì "Il capitale umano" in uscita il 9 gennaio) che tratterà "Come passare dal capitale finanziario al Capitale Umano e vivere felici", il cardiochirurgo pediatrico Stefano Marianeschi che condividerà la sua esperienza in "Un medico con la valigia", la regista teatrale Serena Sinigaglia con un intervento che racconterà il suo nuovo spettacolo "Italia anni Dieci", che debutta a Milano il 16 gennaio.

5x15, un incrocio fra TED e Hay Festival, nasce 3 anni fa a Notting Hill. Le sue promotrici Rosie Boycott (ex direttore dell’Independent On Sunday e dell’Express) Daisy Leitch e Eleanor O’Keeffe, hanno accolto con entusiasmo l'inizio dell’edizione italiana del format, fortemente voluta e organizzata a Milano da Leopoldo Zambeletti e Marilù Martelli. 5x15 dal 2010 ha suscitato un grande clamore non solo a Londra ma anche a Parigi e New York, e prossimamente approderà anche a Dublino e Sidney. Da ottobre 5x15 ha debuttato a Milano con serate che hanno registrato il tutto esaurito.

Ingresso: 12 euro Gratis fino a 18 con prenotazione fino ad esaurimento posti

http://www.5x15.it

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600 gioielli e la storia della maison di gioielli più famosa al mondo. "Cartier. Le style et l'histoire" sará al Grand Palais di Parigi fino al 16 febbraio. Fondata nel 1847, la maison ci regala registri, disegni e gioielli o complementi. Bracciali, anelli o portasigarette e orologi.

Nei gioielli Cartier ci fa vedere  una serie di sontuosi diademi che illustrano il virtuosismo degli atelier e le ambizioni di una certa clientela.

Clienti importanti. In tanti sul tappeto rosso hanno indossato le creazioni francesi e anche nella vita privata.

Una raccolta prestigiosa di una ventina di pezzi, alcuni ufficiali, altri personali, proveniente dalla collezione del Principato di Monaco rievoca il gusto raffinato della principessa Grace Kelly. 

Prima esposizione organizzata nella prestigiosa cornice recentemente restaurata del Salon d’Honneur del Grand Palais, Cartier è sicuramente uno dei brand che può dare lustro al progetto e soprattutto rendere omaggio alla città di Parigi e al suo stile.

 

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Dal 13 al 25 Novembre 2013 è stato presentato un omaggio alla celebre fragranza Miss Dior al Grand Palais di Parigi, Galerie Courbe, con una mostra che ha visto esposte opere esclusive create per l'evento, foto d'archivio e abiti iconici legati alla fragranza, come quelli indossati, nella recente campagna pubblicitaria, dalla testimonial Natalie Portman. 

 

Miss Dior, il primo profumo creato da Christian Dior nel 1947, è una fragranza diventato allo stesso tempo simbolo e mito. Creato da Paul Vacher nello stesso anno in cui la casa di moda francese lancia il New Look, deve il suo nome alla sorella dello stilista, Catherine Dior.

 

Ha visto nel corso degli anni ben due rilanci, rispettivamente avvenuti nel 1982 e nel 1992. Più di recente , nel 2005, abbiamo potuto assistere all'uscita sul mercato di Miss Dior Chérie, un'edizione dedicata alle più giovani. 

 

Per evidenziare lo stretto legame che ha sempre legato Miss Dior all'arte, la maison ha commissionato a 15 artiste da tutto il mondo la realizzazione delle opere esclusive che sono state esposte per l'occasione al Grand Palais di Parigi.
 
 

 

Tre storie, tre metropoli famose, amori e conflitti in corso per raccontare il modo di vivere di persone del tutto differenti tra loro ma accomunate da conflitti interiori e scelte di vita simili.

Probabilmente condizionato dalle vite parallele di Plutarco, Haggis firma a suo modo un altro lavoro sui sentimenti e sul romanticismo. Solo che questa volta decide di infilarci l’elemento novità del lato più oscuro che accompagna i protagonisti della sua pellicola.

Presentato lo scoro settembre, in anteprima, al Festival del Cinema di Toronto Third Person non ha mancato di stupire gli spettatori e di convincere più di un critico per la capacità straordinaria del regista di muoversi tra soggetti diversi e in location distanti tra loro.

Le storie di Third Person si svolgono a New York, a Parigi e a Roma. Nella pellicola francese, viene presentato agli spettatori un triangolo amoroso complicato ma decisamente originale, nella metropoli americana, la storia ruota attorno a una donna che cerca di riottenere la custodia di suo figlio, dopo che è stata accusata di aver tentato di ucciderlo. La sua tenacia e i suoi sforzi per dimostrare la propria innocenza sono raccontati in maniera intensa e coinvolgente, tanto da risultate quasi impossibile allo spettatore non identificarsi con il suo dramma.  A Roma, invece, la trama si fa più complicata e dal vago sapore della spy story. Un uomo d'affari americano si innamora di una donna italiana e cercare di aiutarla in ogni modo a liberare sua figlia, rapita da un boss locale.

Third Person è quel genere di pellicola che io amo definire trasversale, che può colpire in egual modo la sensibilità femminile e lo scetticismo maschile. Un film da andare a guardare appositamente in coppia e che lascia spazio a ogni ulteriore confronto.

Bellissima la fotografia di Gianfilippo Corticelli che regala stralci di Parigi e New York da lasciare senza fiato. Il direttore della fotografia, però, non il solo italiano a lavorare a questa pellicola che si avvale anche di Dimitri Capuani e Luca Tranchino come Art Director, di Dario Marinelli come compositore della colonna sonora originale e delle scenografie di Raffaella Giovanetti.

Se a questo aggiungiamo una piccola parte nel film di Riccardo Scamarcio possiamo ritenerci davvero soddisfatti. Anche gli autori stranieri amano parlare italiano sul set cinematografico.

 

 

 

Nerospinto vi invita a riscoprire i bei tempi andati in un nostalgico, decadente e non convenzionale ritorno alle origini della  modernità dell'arte e della cultura europee, perdendosi tra i dipinti degli anni di maggior splendore delle capitali, del lusso spensierato e dell'età dell'oro della Ville Lumière.

La Belle Époque torna infatti a far parlare di sé alla Galleria Bottegantica in via Manzoni a Milano, dove un'esposizione che si tiene dal 25 ottobre al 21 dicembre permette di ammirare una serie di opere di alcuni dei più importanti pittori italiani degli ultimi anni dell'ottocento, tra i quali Giovanni Boldini, Caputo Ulisse, Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi, Antonio Mancini, Pompeo Mariani ecc.

Entrando ci si trova letteralmente circondati dai dipinti, donne maliziose, eleganti, semisvestite e seducenti ci osservano dalle pareti, figure impegnate in attività quotidiane e divertimenti vari o in pose maliziose. Le opere non seguono un percorso studiato ma semplicemente ci osservano, come noi osserviamo loro, e si affollano, senza lasciarci lo spazio per crearci un orientamento mentale tra questi capolavori di altri tempi.

Belle Époque non è solo un termine entrato con forza nel linguaggio comune ma descrive un'intera epoca, quella a cavallo tra il finire dell'ottocento ed il secolo successivo, fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Un'epoca che fu per l'Europa di fasti e scoperte scientifiche, un periodo di divertimenti e benessere, di pace e prosperità, di progresso e gioiose speranze per il futuro. Un tempo insomma, in cui le capitali europee, Parigi in primis, ma anche Londra,  divennero il fulcro della vita culturale ed artistica, dello sviluppo scientifico e del progresso economico e sociale. Fu il momento della nascita dell'elettricità, di mezzi di trasporto moderni come le automobili, della radio, delle origini del cinema e del manifesto pubblicitario (di questi anni le creazioni di Toulouse-Lautrec), del fondersi tra arte e produzione industriale culminata con la grande Esposizione Universale di Parigi del 1900.

Al tempo il livello economico delle classi elevate prosperava  e nuovi stili di vita si andavano diffondendo, le nuove occupazioni per il tempo libero, divertimenti come circhi e teatri, lo sviluppo di locali che lasciavano spazio ai piaceri anche più licenziosi ed in cui la morale spesso cedeva al vizio ed al lusso. Si diffondevano le vacanze, le passeggiate e le danze. Nascevano in quegli anni l'Impressionismo e l'Art Nouveau, il Can Can ed il Cabaret. Si dipingeva una vita sfarzosa e brillante nelle grandi capitali europee ed in particolare a Parigi, si delineava una vita cosmopolita ed a tratti artificiale, supportata dalla convinzione che il novecento avrebbe portato progresso e felicità.

I riferimenti culturali e filosofici sono all'artista ed al letterato cosmopolita e vagabondo, all'intellettuale che si perde tra le folle nella grande città  o si stordisce i sensi nei caffè, al poeta che ha perso la sua aureola per la strada, al Flâneur descritto da Benjamin e da Baudelaire in "Le peintre della vie moderne":

"Girovagare nel flusso continuo e inarrestabile della metropoli, cercare rifugio nella folla, imprimere nella memoria le immagini di un'intensa stimolazione percettiva e infine trasferire l'effimero in 'un fantastico reale': in questo sembra condensarsi la ricerca della modernità". 

La selezione di dipinti e disegni che si accumulano in Galleria racconta di momenti d'intimità e di riti mondani, promenades e rendez-vous, gite al mare, saltimbanchi e persone impegnate nella vendemmia, lavori serali rischiarati dalla novità della luce elettrica, ci descrive la vita notturna nei teatri, i veglioni e i casinò, le virtù e i peccati di un’epoca che annuncia la modernità.

La donna diventa protagonista in queste opere; come femme fatale ma anche nel suo essere composta e morigerata, nella sua maliziosa ingenuità, nelle sue piccole ma costanti contraddizioni, che al tempo più che mai prendevano corpo mentre lo sguardo ed i costumi della società si andavano evolvendo. Una femminilità che esplode nel conflitto tra vanità e lusso, diventando icona di un tempo in cui la felicità è un obbligo, uno status necessario, irrinunciabile quanto inevitabile.

Particolare attenzione va data alle creazioni di Giovanni Boldini come "La lettera mattutina", ritratto della contessa Gabrielle De Rasty, carico di sensualità, o ancora "Nudo di donna con calze nere" altrettanto ardito. L’alta borghesia industriale e finanziaria  di fine ottocento assolda  i pittori per celebrare i suoi riti e la sua smagliante esuberanza attraverso i ritratti delle sue donne. Così in Francia, ma anche in Italia.  I “Bei Tempi” italiani furono forse meno intensi di quelli parigini, ma sempre seducenti e irripetibili.

I soggetti sono per certi versi gli stessi che furono quelli dell'Impressionismo sviluppatosi dopo la metà dell'ottocento; le toilette femminili, i nudi, le passeggiate nei prati, scene di gite e viaggi, vie cittadine, caffè e balletti, i dietro le quinte dei teatri, il circo.

I pittori impressionisti mostrano molto bene lo spirito degli inizi della Belle Époque: dipingono l’agitazione e l’animazione delle vie e dei boulevard (La Rue Montorgueil; Fete du 30 juin 1878 di Claude Monet, 1878), gli interni dei teatri, l’ambiente di festa nei giardini parigini (Un dimanche après-midi à la Grande Jatte dei Seurat, 1886), i saloni, i bar (Un bar aux Folies-Bergère di Manet, 1882), i café-concerto (Le Café-Concert di Degas, 1877), i balli (Le Bal du Moulin de la Galette di Renoir, 1876), per questo tra i vari movimenti artistici di quegli anni la prima associazione che salta alla mente è quella con il movimento Impressionista, anch'esso ritraeva istanti di vita reali delle classi più agiate.

Immagini  di un passato che non ritornerà, le atmosfere ritratte hanno in parte perduto quell'aria  un po' artificiosa e da allegra rivista patinata, per rientrare in un immaginario carico di nostalgia  e di rimpianto per  ciò che  era  una volta, ed ora non è più.

 

LA BELLE ÉPOQUE Da Boldini a De Nittis a cura di Enzo Savoia e Stefano Bosi

Milano, Galleria Bottegantica (via Manzoni 45) 25 ottobre – 21 dicembre 2013

Orari: martedì – domenica 10.00-13.00; 15.00-19.00 Chiuso lunedì

Ingresso: gratuito

Informazioni: Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Web: www.bottegantica.com

 

Giovanna Canonico

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Ebbene si, ci hanno stupito tutti i designer ognuno a modo suo. Le settimane della moda si sono appena concluse, New York, Londra, Milano e in ultima Parigi, dando uno scorcio di quello che sarà la primavera 2014, nella moda ma forse non solo. C'era aria di ripresa, finalmente, un respiro e una decisione verso un mood più ricco e opulento: tessuti dorati, paillettes, ricami in oro, decori sontuosi. Anche su semplici felpe, su borse, accessori, il dettaglio fa da padrone. Così vediamo Dolce e Gabbana tutto in oro, Armani in ricerca di tessuti prestigiosi, Valentino con decori in stile greco, ma anche i designer cosiddetti emergenti ci parlano di una moda che bada al dettaglio, al rinnovato, al costoso ma di valore e si è visto ai saloni milanesi di White e Super. Anna Wintour, direttrice di Vogue America insieme ad altre puntano l'attenzione come non mai sul nuovo con iniziative importanti sponsorizzate dalla rivista e tutte dedicate agli stilisti emergenti. Non sarà sicuramente un caso che a chiudere tutte le sfilate é stato un marchio come Hermes, che rappresenta l'idea di brand con un passato importante ma che é riuscito a rinnovarsi nel tempo e continua a farlo ancora oggi, e che rappresenta per eccellenza il lusso del fashion.

A Palazzo Reale oltre 80 Capolavori dal Centre Pompidou di Parigi, opere dei più celebri scultori e pittori del XX secolo che raccontano un periodo fondamentale dell'evolversi del genere del "ritratto" nella storia dell'arte figurativa. A sconvolgere e mutare di continuo la rappresentazione della figura umana si possono citare diversi avvenimenti essenziali, suggeriti dallo stesso Michel Bouhours, conservatore del Centre Pompidou e curatore di questa splendida mostra. Questi sono: l'invenzione della psicoanalisi, l'esperienza dei regimi totalitari e l'annullamento dell'individuo nei campi di concentramento, la nascita della fotografia, la cui forza prorompente generalizzava e sconvolgeva quel che fino ad allora si era considerato arte. E ancora si può citare l'immaginario collettivo massificato e spersonalizzante generato dai media e le avanguardie, con la prorompente spinta all'astrazione che l'arte andava sviluppando. "Tutto pare" - scrive Bouhours, - "concorrere all'idea dell'arrivo in un mondo senza più volti. E nonostante questo, cresce all'epoca una sorta di frenesia a farsi fare il ritratto, come per far entrare se stessi in una vertigine di ubiquità e di istantaneità dettate dai media contemporanei: l'immagine della propria immagine si è imposta".

Il ritratto non è scomparso con l'arte moderna quindi, al contrario è stato rielaborato in maniera personale da grandi maestri come Matisse, Picasso, Bacon. L'esposizione dunque esplora la ricerca sulla figura, protagonista delle innovazioni del XX secolo attraverso lo studio dei volti umani e delle forme, con opere di Constantin Brancusi, Max Ernst, Joan Miró, Fernand Léger e sculture di Matisse e Derain. Marca il confine tra ritratto e composizione, includendo opere di De Chirico, Baselitz, Bacon, Picasso e Alberto Giacometti e chiude con l'evoluzione della ritrattistica dopo l'affermazione della fotografia e il monopolio della raffigurazione realista da parte della forma d'arte "emergente", attraverso opere di Tamara de Lempicka, Errò, Elizabeth Peyton.

 

Sono sette le tematiche fondanti: I misteri dell'anima, L'autoritratto, Il volto alla prova del formalismo, I volti in sogno, Il Surrealismo, L'impossibile permanenza dell'essere, Dopo la fotografia, La disintegrazione del soggetto. La mostra è un evento spettacolare perché non capita tutti i giorni di ammirare in un'unica occasione i capolavori di Picasso, i colorismi di Matisse, le suggestive intimità di Modigliani, le astrazioni di Miró, le composizioni di De Chirico, gli smembramenti e le deformazioni di Bacon. Gli artisti entrano in un muto dialogo tra loro mettendo in relazione l'analisi e la ricerca geometrica sui volti, il gioco delle forme, lo sguardo all'interiorità, la sintesi e la scomposizione, la trasformazione e lo smembramento. Il tutto in un muto gioco di introspezioni, astrazioni e disfacimenti, che riportano le avanguardie storiche all'antico splendore ed indagano il complicato rapporto dell'uomo con se stesso e con la propria immagine. 

Milano, Palazzo Reale

Dal 25 settembre 2013 al 9 febbraio 2014

Lunedì: 14.30-19.30

Dal martedì alla domenica: 9.30-19-30

Giovedì e sabato: 9.30-22.30

Per informazioni: www.ilvoltodel900.it

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