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Stefano Salvadori incontra Danilo Di Pasquale, casting director per alcune delle più importanti maison e case editrici di moda, per un’intervista a tutto tondo sulla moda.
Ciao Danilo, iniziamo con una domanda “rompighiaccio”: dieci parole per definirti
Mi definisco puntuale,ostinato,preciso, sognatore, entusiasta, propositivo, immarcescibile, simpatico, intelligente, collaborativo e (posso aggiungere?) anche modesto.
Dalla tua bio: ti sei diplomato all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma, per poi trasferirti a New York dove hai lavorato come assistant producer e casting director. Seguono John Casablancas Modeling, ITACA, fino alla decisione di metterti in proprio e concentrarti sui castings. Il casting è una sorta un palcoscenico su cui la modella mette a nudo sé stessa, esponendosi agli occhi dei selezionatori?
Io credo che i casting siano una vetrina per le modelle/i di fronte ai clienti ma, a volte, bisogna tener conto del fattore umano: un po’ di nervosismo e i tempi brevissimi di durata di un casting non permettono ai modelli di mostrare il meglio e/o a noi di capirlo e afferrarlo.
Talvolta, anche se non dovrebbe accadere, i casting sono un palcoscenico per designer, stylist e casting director. Non dobbiamo infatti dimenticare che la moda è un concentrato di personalità ed ego, difficili da contenere!
Quali sono le regole d’oro di un selezionatore?
Questa è la domanda più difficile. Bisogna sempre pensare che il casting non deve raccontare il casting director ma deve bensì interpretare l’idea dello stilista/cliente/fotografo. Spesso devo scegliere una modella che non rientrerebbe nel mio gusto personale ma che identifico come “perfetta” per il cliente che mi ha commissionato il lavoro. Si tratta di mettere da parte il proprio ego per concentrarsi su quello di chi mi paga. E’ una questione di rispetto e di professionalità.
Devo dire che con molti clienti si crea uno scambio di idee creative, molto proficuo: io contamino loro e loro contaminano me. In questi casi si crea una sinergia meravigliosa.
“È piccola, ma con quel viso e quella grinta cercheranno di imitarla tutti a New York” disse Sarah Doukas dell’Agenzia Storm di Kate Moss, allora poco più che quattordicenne. Ora a quarant’anni è ancora fra le Top Model più richieste, nonostante gli scandali di cui è stata protagonista. Cosa la rende cosi speciale agli occhi, non solo del pubblico, ma soprattutto degli addetti ai lavori?
Mi piace Kate Moss ma non è la mia modella preferita. Credo che una parte del suo successo sia legata al “personaggio” Kate Moss. Le aziende che la scelgono come testimonial sanno molto bene quanto lei abbia una grande presa sul pubblico. Un po’ maledetta, stizzosissima, imitata e copiata dalle donne di tutto il mondo.
E’ un personaggio, e come tale, rende e vale i soldi che le danno.
Bellezza? Stile? Fascino? Personalità? Cosa è necessario oggi per essere “Model”?
Fotogenia. E’ l’unica cosa veramente fondamentale per fare la modella. Il resto, dallo stile al fascino (di cui molte,anche famose, sono sprovviste dal vero) lo si apprende lavorando e costruendo la propria carriera. A contatto con i “miti” della moda, si può difatti imparare di tutto.
Quali sono oggi le regole dettate dalla moda?
Oggi, forse per fortuna, la regola è non avere regole! Chanel fa sfilare le snickers; Louis Vuitton manda in passerella uno stile da teenager. Credo che l’evoluzione dei tempi e dei costumi sociali abbia sdoganato tutto e tutti. La democrazia esiste anche nella moda!
Un tempo le modelle erano indossatrici, ossia si limitavano ad indossare un capo durante una sfilata o uno shooting fotografico. Con il passare del tempo, la modella è diventata parte integrante del sistema moda, volto noto quanto il brand che rappresenta, icona di stile e bersaglio dei paparazzi. Puoi spiegarci il perché di questa evoluzione?
Le modelle hanno colmato un vuoto: quanti stilisti celebri ci sono? Quanti sono famosi come lo erano i designer negli anni ’50/’60/’70/'80? Pochi e di questi pochi la maggior parte sono gli stessi dagli anni ’70. Le modelle hanno portato celebrità e riflettori sulla moda. Oggi i social networks ne hanno fatto delle celebrities 2.0
Esempio: pochissimi sanno chi sia Alexander Wang (nuovo idolo del popolo della moda) ma tantissimi sanno che alcune super top sfilano per lui.
Gli anni Novanta sono stati gli anni delle storiche Top Model, come Naomi, Christy, Linda, Cindy, donne che hanno incarnato in pieno lo spirito della moda del tempo, diventando delle vere stelle, paragonabili alle più famose rockstars. Oggi abbiamo Bianca Balti, Cara Delevigne, Maria Carla Boscono, altrettanto famose ed adorate dagli stilisti di riferimento. Quali sono le maggiori differenze tra queste due generazioni di modelle?
Non c’è un paragone tra Cindy, Linda e Claudia e MariaCarla, Bianca o Cara. Impossibile oggi replicare gli anni ’90. Non esiste più il benessere economico di quegli anni, tanto che, se oggi una top dichiarasse di non alzarsi dal letto per meno di € 10.000 al giorno, la prenderebbero a calci e l’opinione pubblica non ne farebbe un idolo (come fece con Linda Evangelista, artefice di questa famosa affermazione) ma anzi la massacrerebbe mediaticamente.
I ruggenti e floridi anni ’90 sono definitivamente tramontati.
La direttrice di Vogue Franca Sozzani, il fotografo fashion Giampaolo Sgura e lo stilista Andrea Incontri sono senza dubbio tre importanti e rappresentativi personaggi della moda oggi. Quale è, secondo te, il legame tra loro e il mondo delle modelle?
Premesso che Franca Sozzani è “La Moda”, sono tutti e 3 grandi professionisti con un preciso stile personale e le modelle che scelgono rappresentano alla perfezione il loro “mondo”. Ovviamente Franca Sozzani, inutile dirlo, ha la competenza e la capacità di scoprire e lanciare nuove modelle.
Da qualche anno abbiamo assistito all’ascesa delle figlie e nipoti di cantanti (Georgia May Jagger, Amber Le Bon), politici (Cara Delevigne), attrici (Elettra Rossellini Wiedemann). Pensi che il nome di famiglia le abbia, in qualche modo, facilitate, “imponendone” il volto sulle copertine delle maggiori riviste di moda, nonché delle più prestigiose campagne pubblicitarie? Georgia May sarebbe stata notata senza il suo ingombrante cognome?
Da sempre le “figlie di”, “sorelle di”, “parenti di”, beneficiano di “quel” cognome che le agevola. Non è una tendenza di oggi, esiste da sempre. Ma oggi esse hanno modo di diventare personaggi grazie allo strumento di cui parlavo prima , ossia i social networks !
Raccontaci la tua esperienza come coach e giudice di School of Glam-Questione di Stile, un nuovo format dedicato allo stile e alla moda in onda su FoxLife. Quale messaggio vuoi trasmettere agli spettatori riguardo al mondo della moda? Pensi che lo stile sia una dote innata oppure qualcosa che si possa apprendere, seguendo le dritte giuste?
Purtroppo il messaggio che passa da qualunque programma che si occupa di moda in tv è filtrato dalla penna degli autori che ne scrivono i testi. Nel mio caso, cerco di metterci la credibilità e la professionalità che mi hanno portato dove sono. Credo che i cosiddetti talents, più che insegnare qualcosa, diano allo spettatore la fiducia necessaria per fargli dire “forse potrei provarci (e talvolta riuscirci) anche io”. La famosa democratizzazione di cui ho parlato in precendenza!
Per concludere, quali sono i nomi (e i volti) sui cui ti senti di scommettere ?
Sasha Luss, Anna Ewers ed Elisabeth Erm, tenendo conto che ormai, ogni stagione, la moda ha bisogno di nuove modelle. E forse, si tornerà a parlare di vestiti e stile, anziché di top model .
Editing a cura di Letizia Carriero
Un grande spettacolo dal 6 al 18 Maggio all’Elfo Puccini: La ballata del Carcere di Reading da Oscar Wilde.
La Sala Fassbinder ospita La Ballata del Carcere di Reading da Oscar Wilde, con la regia di Elio De Capitani. In scena Umberto Orsini e Giovanna Marini. Lo spettacolo è una produzione della Compagnia Umberto Orsini srl. La traduzione e l’adattamento è a cura di Elio De Capitani e Umberto Orsini.
Nel 1895 Oscar Wilde, in seguito a una causa per diffamazione da lui intentata al Duca di Queesberry, fu a sua volta accusato di comportamento contrario alla morale pubblica e condannato a due anni di carcere, che scontò nella prigione di Reading.
Ballata del carcere di Reading nasce da questa terribile esperienza ed è una delle sue opere più autentiche e scopertamente sincere. La ballata è un lamento poetico in due momenti: l'impiccagione di un giovane detenuto, il rituale assurdo e feroce dell'esecuzione, e la meditazione, profondamente religiosa, sul male e la redenzione.
Dall'incontro di Umberto Orsini e Giovanna Marini in un altro spettacolo, Urlo di Pippo Delbono, dove Orsini aveva portato la sapienza dei suoi frammenti di Wilde e Shakespeare e Giovanna la sua antica esperienza del canto degli umili, nasce l'idea di portare in scena questo testo di Wilde.
Elio De Capitani è stato coinvolto nel progetto, che aspettava solo un’ultima spinta per affrontare qualcosa a cui pensava da tempo, “"il dilemma, o meglio il paradosso di Wilde”. Così nel 2005 lo spettacolo ha preso corpo, andando in scena nel mese di giugno al Festival AstiTeatro (co-prodotto allora Emilia Romagna Teatro Fondazione e dal teatro Eliseo).
Come entrarci in questo gioco, tragico e leggero? Come reggere il metro popolare della ballata e il lirismo spietatamente wildiano?
"Giovanna Marini ha scritto cinque ballate, ha preso in parola Wilde, componendo una musica che sta tra la ballata irlandese e l'elisabettiano John Dowland, arrivando e fino a Schubert, per passare anche per i Beatles.
Umberto Orsini interpreta Wilde con una leggerissima distanza, giocando con la vertigine sapiente dell'emozione e cogliendo il frutto più piacevole e più difficile al tempo stesso: il lato artistico-estetico, la bellezza dei versi, per lasciare allo spettatore di fare i conti con il resto".
De Capitani immagina e studia una scrittura che sia "strategia di dislocazione sapiente delle forme e dei materiali da combinare con le parole cantate di Giovanna, con la sua musica altrettanto ostinata e precisa".
Magda Poli sul Corriere della Sera definisce lo spettacolo: “La traduzione, curata come l'adattamento da De Capitani e Orsini, è in prosa con poche rime e restituisce un senso di ragionata semplicità. Ed è la ragione che domina l'interpretazione di Orsini: una esposizione pacata dei sentimenti che un carcerato, la voce narrante, prova spiando gli ultimi giorni di vita del giovane assassino, il suo bere l'aria del mattino, il suo rubare con lo sguardo quel pezzo d'azzurro che in carcere è chiamato cielo. Dall'annullamento di ogni enfasi, dal lucido controllo ricercato dall'ottimo Orsini, si esalta l'orrore per la crudeltà della vita in prigione, la pietà e la simpatia, in senso etimologico di sofferenza partecipata e schierata, per il mondo dei reietti. La voce di Giovanna Marini cesella in cinque ballate le suggestioni del poema, con la sua musica colta e popolare che unisce evocazioni di antichi temi irlandesi a Lieder schubertiani. L'allestimento scarno e la bravura degli interpreti esaltano la voce di Oscar Wilde che chiede rispetto per ogni essere umano, anche se assassino.”
Uno spettacolo imperdibile dal 6 Maggio aspetta tutti gli appassionati di teatro! Nerospinto consiglia di segnarlo in agenda.
Elfo Puccini
Corso Buenos Aires 33
Martedì/sabato ore 21.00, Domenica ore 16
Prezzi: intero € 30.50 - ridotti € 27 e € 16 Martedì € 20
Info e prenotazioni: 02/0066.06.06 - www.elfo.org
Una grande inaugurazione l’8 Maggio 2014 alle ore 18.30: GHORAMARA… sulle rive di un’isola che svanisce.
La galleria AMY D Arte_Spazio in occasione del Photofestival di Milano espone dal 29 aprile al 25 maggio 2014 le opere di Daesung Lee dal titolo “GHORAMARA… sulla riva di un’isola che svanisce”, progetto economART sui profughi ambientali dell’effetto serra.
La mostra Personale di Daesung Lee è curata di Anna d’Ambrosio e inaugurerà l’8 Maggio alle ore 18.30.
Il direttore della Scuola di Studi Oceanografici ha affermato all’Indipendent Sugata Hazra: “È solo questione di tempo, qualche anno e sarà anche lei inghiottita del tutto dalle acque marine che sono in costante aumento”.
Queste parole si riferiscono a Ghoramara, un’isola del delta del Gange i cui abitanti, come guerrieri, resistono a quello che per loro è il peggior nemico: l’effetto serra.
Dal 2007, anno in cui anche la vicina isola di Lohachara è scomparsa sotto il livello del mare, 10mila persone insieme ai profughi di Ghoramara hanno trovato rifugio sull’isola di Sagar, che ha già perso a sua volta oltre 3.000 ettari di superficie.
Sono dozzine di isole, con oltre 70mila abitanti, che rischiano di ingrossare l’esercito di profughi climatici.
Dopo l’isola polinesiana di Tuvalu anche le isole Maldive, Marshall, così come le zone costiere dell’India, Egitto, Bangladesh sono a rischio con tutto il loro delicato ecosistema.
L’artista coreano Daesung Lee ha ripreso uomini, donne, bambini, animali nella loro bellezza fiera. Sono ritratti di destini intrecciati ed ineluttabili; come guerrieri solitari che resistono ancorati a pochi lembi di terra.
L’intento della fotografia di Lee è La bellezza della costa erosa che scompare con immagini surreali e fiabesche simbolo di un fato impossibile da evitare.
“Gran parte degli oggetti che usiamo nella vita quotidiana sono prodotti da persone che non conosceremo mai… questo “effetto farfalla”, eco dello sfrenato consumismo occidentale, crea seri danni altrove, il mondo è più connesso dalla globalizzazione di quello che immaginiamo”. …Tutto è connesso, nulla vive nell’isolamento. Afferma Daesung Lee.
Daesung Lee è un fotoreporter internazionale e con il suo talento ha deciso di ritrarre queste persone, la gente di Ghoramara Island (West Bengal, India). Le sue immagini, che raccontano la vita di un’isola colpita dal cambiamento climatico e la storia di una popolazione che ha dovuto lasciare i luoghi d’origine, hanno vinto il Sony World Photography Awards 2013.
Una mostra emozionate e forte vi aspetta all’AMY D Arte_Spazio!
INFO
In mostra dal 29 aprile al 25 maggio 2014
Lunedì - venerdì 09.00 - 12.00 / 15.00 -19.00
Sabato e festivi su appuntamento
Con la partecipazione di: The Secret Gardens
AMY D Arte_Spazio
Via Lovanio 6, 20121 Milano (Italy)
Tel. +39.02.654872
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.amyd.it
MM2 Moscova / bus 43-94 Via Statuto
Dal 5 al 7 Maggio un grande spettacolo, un balletto da non perdere, un appuntamento da segnare in agenda: Le Quattro Stagioni.
Le Quattro Stagioni sono una produzione Spellbound Contemporary Ballet con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività culturali. Lo spettacolo ha debutta il 6 Marzo 2010 al Teatro Verdi di Pisa. La coreografia e set concept è a cura di Mauro Astolfi, gli interpreti sono Maria Cossu, Marianna Ombrosi, Alessandra Chirulli, Giuliana Mele, Gaia Mattioli, Sofia Barbiero, Mario Laterza, Giacomo Todeschi, Michelangelo Puglisi. Le musiche originali sono di Luca Salvadori
e le musiche sono a cura di Antonio Vivaldi, il disegno luci di Marco Policastro, l’elaborazioni video di Enzo Aronica e le scene di Esse a Sistemi.
Il coreografo Mauro Astolfi spiega così le sue quattro stagioni: “Dietro l’apparente quadro iconografico rappresentato dal susseguirsi delle ”stagioni” con tutta la simbologia annessa, i suoi simboli atmosferici…si percepisce un significato molto profondo, meno visibile, ma che arriva a toccare piani molto vasti e meno soggettivi. Le “mie “ Quattro Stagioni abitano fuori e dentro una piccolo spazio, che si innalza, trascina e soffoca a momenti..ma che ripara, unisce, protegge…sembra una casetta, ma è una nave, un albero…un posto misterioso da cui osservare le stagioni che mutano, un posto da dove partecipare in prima persona al ciclo della natura che si rinnova…e l’autunno, non solo foglie che cadono, la primavera, non solo fiori che spuntano…ma una natura dentro di noi, un rituale magico primordiale…un evento che si immagina, poi si cerca di imitare, poi si cerca di impossessarsi dello spirito stesso dell’evento. Gli eventi si evocano per diventarne parte integrante, partecipando al dramma della natura che muore..ma vedere un po’ più in là il seme della futura rinascita. Spellbound Contemporary Ballet vive questa avventura sprofondata nella terra e sul ramo più alto degli alberi…quando è sera si torna a casa.”
Luca Salvadori, che si è occupato delle musiche dello spettacolo, commenta e descrive i suoni che vengono evocati dalle diverse stagioni: “L’alternarsi delle stagioni è come un cerchio che si chiude e ricomincia, una spirale continua, senza interruzioni, sempre diversa e sempre uguale; la musica sarebbe una materia ideale per raccontare questo ciclo di perenni ripetizioni variate, ma è inadeguata a renderne la concretezza, quella solida realtà che regola la vita sulla terra. Per questo ho deciso di usare frammenti musicali eterogenei che di volta in volta accendessero un piccolo riflettore su un dettaglio significativo: i suoni della natura, le voci degli uccelli, un ritmo di danza, una melodia modale dal sapore arcaico, sonorità elettroniche astratte, il suono di uno strumento insolito come la glassharmonica o il flauto basso, ad esempio. Come dire, un caleidoscopio di situazioni che si riunissero, di volta in volta, sotto l’etichetta di una “stagione” per offrire una chiave di lettura parziale, evocativa più che esplicativa: suggestioni in luogo di spiegazioni. Il confronto con il capolavoro di Vivaldi ho cercato di virarlo in positivo (la sfida sarebbe stata persa in partenza, ovviamente) provando a considerarlo una risorsa dialettica: complementarietà nelle differenze, ricchezza raggiunta dall’avere più punti di osservazione per mettere a fuoco un oggetto sfuggente. Di conseguenza vi ho accostato materiali e stili eterogenei, come immaginando la complessità di un paesaggio sonoro che nelle mutazioni cerca una delle ragioni di esistere. Queste musiche sono state pensate per la danza, per le coreografie di Mauro Astolfi, e quindi sono nate col desiderio di volersi completare altrove, fuori dalla dimensione del puro suono, e consapevoli che, una volta entrate nel cerchio magico dei corpi in movimento, avrebbero ricevuto in cambio qualcosa. Forse la misteriosa spirale di intersezioni e reciproche influenze tra musica e danza è un altro modo per rappresentare la mutevolezza inafferrabile delle stagioni.”
Lasciatevi trasportare in un favoloso viaggio tra le stagioni, immergetevi nelle sonorità musicali diverse che ogni stagione evoca e lasciatevi affascinare dalle coreografie.
AL TEATRO MANZONI
Via Manzoni 42, Milano
T. 02 7636901
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DAL 5 al 7 MAGGIO 2014
ORARIO: ore 20,45
BIGLIETTO:
- poltronissima € 25,00
- poltrona € 16,00
Da 2 Maggio al 4 Giugno una rassegna dedicata al grande regista e fondatore, insieme a Luigi Comencini, della Cineteca di Milano: Un secolo di Alberto Lattuada.
Presso il MIC - Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana presenta Un secolo di Alberto Lattuada, rassegna in 10 film, dedicati al regista e fondatore della Cineteca di Milano, in occasione del centenario della nascita.
Alberto Lattuada, estremamente erudito e grande amante della cultura, è uno degli artigiani del cinema italiano di maggior valore nel periodo della grande commedia italiana.
Dopo l’esordio alla regia all’inizio degli anni ’40, Lattuada si impegna nella trasposizione sullo schermo di celebri opere letterarie: nel 1947 si ispira al romanzo di Gabriele D’Annunzio per la realizzazione del film Il delitto di Giovanni Episcopo, che mostra un uomo umiliato e offeso, interpretato da Aldo Fabrizi, alle prese con una società inerte e indifferente. L’anno successivo gira nella Pineta del Tombolo insieme a Tullio Pinelli e Federico Fellini Senza pietà, descrizione di un paese in rovina dove, insieme agli aiuti degli americani, sbarcano violenza, contrabbando e malavita. Del 1949 è Il mulino del Po, tratto dal romanzo di Riccardo Bacchelli, un affresco sulle lotte sociali dei contadini delle campagne padane alla fine dell’Ottocento. Alberto Lattuada realizza poi Anna, che introduce il genere del melodramma contemporaneo nel cinema italiano.
Uno dei film più particolari del regista è Il cappotto, dal racconto di Gogol, girato a Pavia con protagonista Renato Rascel. La pellicola si svincola definitivamente dal neorealismo, guardando amaramente l’ipocrisia di una società perbenista che isola le persone nella loro solitudine.
Negli anni ’60 il regista si dedica a film con tematiche differenti: I dolci inganni analizza la trasformazione sentimentale e sessuale di un’adolescente innamorata di un uomo molto più grande di lei; Mafioso si incentra sulla mafia siciliana, osservata con fredda e asciutta eleganza; Don Giovanni in Sicilia, ispirato al romanzo di Vitaliano Brancati, segue le vicende di un avvocato diviso tra l’amore e il lavoro tra il nord e il sud d’Italia.
Negli anni ’70 Lattuada tratta la tematica dell’erotismo con film come Oh Serafina, tratto dall’opera di Giuseppe Berto, ma gira anche un film fantascientifico, Cuore di cane, ispirato al romanzo breve omonimo scritto nel 1928 dal russo Michail Bulgakov.
Per reperire maggiori informazioni e visionare il programma completo della rassegna visitare il sito www.cinetecamilano.it.
Una rassegna, dedicata ad un grande regista italiano, da non perdere vi aspetta dal 2 Maggio al 4 Giugno al MIC!!
INFO
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T 02 87242114
MODALITÀ D’INGRESSO ALLE PROIEZIONI
Biglietto d’ingresso intero: € 5,50
Biglietto d’ingresso ridotto: € 4,00
Biglietto d’ingresso adulto + bambino: € 6,o0
Un ponte festivo con i fiocchi, quello di Le Cannibale: mettete da parte gite fuoriporta e pranzi luculliani e preparatevi ad una serata imperdibile.
Cosa c'è di meglio che smaltire le calorie in eccesso, accumulate su tavole imbandite, con una buona dose di sana elettronica sparata alla massima potenza?
Il 24 aprile è giunto infatti in città Breach, genietto inglese esordito nel 2007, in grado di parlare, con la sua musica, a tutti gli amanti della house, da quelli amanti delle sonorità morbide sino agli adepti delle sperimentazioni.
Breach è stato anche autore di inni mainstream, come"Something for the weekend", nonchè di pietre miliari della dancefloor come "Jack".
Per il 30, invece, il Tunnel si regalerà un'atmosfera più visionaria, con il dj set di Boddika: forte del suo background drum'n'bass (poi virato su territori crudemente techno), il nostro eroe è pronto a travolgervi con deviazioni impossibili, alchimie sonore spaziali e affilate cavalcate digitali.
Le Cannibale
Tunnel Club
Via Sammartini, 30
Milano
Mercoledi 30 aprile
Boddika
13 euro in lista entro le 01.00
tavoli disponibili su entrambi i privè
Per mettersi in lista:
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Telefono: 349 8941305
Al Palazzo Reale di Milano continua la mostra dedicata all’uomo che ha rivoluzionato l’arte contemporanea del ‘900, Piero Manzoni, iniziata il 26 marzo.
Piero Manzoni è figlio di Egisto dei conti Manzoni, nasce a Soncino ma cresce a Milano, dove termina gli studi. Inizia a dipingere nel 1955 con impronte di oggetti banali come ad esempio chiodi, forbici o tenaglie ma è nel 1958 che mette a punto le "tavole di accertamento" e gli "Achromes" (in francese: incolore) per le quali viene ritenuto tutt’ora un artista rivoluzionario. Gli “Achromes” sono tele o altre superfici ricoperte di gesso grezzo, caolino, su quadrati di tessuto, feltro, fibra di cotone, peluche o altri materiali. Comincia ad esporre le sue opere alla Galleria Bergamo e tiene inoltre una personale mostra alla Galleria Pater di Milano con Enrico Baj e con l’amico di famiglia nonché personalità di spicco, Lucio Fontana.
Negli anni successive, oltre a continuare la ricerca sugli "Achrome", inizia a creare oggetti concettuali come le "Linee" e progetta di firmare corpi viventi come se fossero opere d'arte, rilasciando "certificati di autenticità", ad esempio firmando la sua scarpa destra e dichiarandola opera d'arte. Produce 45 "corpi d'aria": comuni palloncini riempiti d'aria che poi saranno chiamati "fiato d'artista". Nel 1961 l'autore sigillò le proprie feci in 90 barattoli di latta, identico a quelli per la carne in scatola, ai quali applicò un'etichetta, tradotta in varie lingue, con la scritta «merda d'artista. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961». Sulla parte superiore del barattolo è apposto un numero progressivo da 1 a 90 insieme alla firma dell'artista.
L'artista mise a questi barattoli il prezzo corrispondente per 30 grammi di oro, alludendo al valore dell'artista che grazie ai meccanismi commerciali della società dei consumi poteva vendere al valore dell'oro una parte di se stesso.
Il controverso artista milanese famoso a livello internazionale per i suoi "Achrome" e "Merda d'artista", viene raccontato in un’esposizione che grazie ad un percorso che documenta con opere primarie tutti gli aspetti della sua attività artistica.
A poco più di cinquant’anni dalla morte improvvisa di Piero Manzoni, la sua opera è riconosciuta sempre più come una delle esperienze fondamentali dell’avanguardia del XX secolo.
Avete fino al 2 giugno per visitare la mostra che rende doverosamente omaggio all’ artista che ha rinnovato profondamente l'idea stessa di arte d'avanguardia, non perdetevela!
Biglietti:
INTERO: 12,50 euro
RIDOTTO: 11,00 euro valido per studenti under 26, under 18 anni, over 60, disabili, militari, forze ordine non in servizio, insegnanti
RIDOTTO SKIRA: 11,00 euro valido per possessori tessera Club Skira
Tornano gli Hippie!
Uno speciale evento che si terrà lunedì 28 e martedì 29 aprile al Teatro della Cooperativa di Milano.
Il movimento che è durato poco più di tre anni, precisamente dal 1965 al 1968, che ha rifiutato la società capitalistica, gli status symbol e immaginato un mondo fondato sull’amore; non solo “Peace&Love”, ma anche rispetto per l’ambiente, intercultura, antimilitarismo, modelli di famiglia ribaltati, sessualità allargata, cura del corpo e dell’alimentazione condizionando un’intera generazione e non solo, sarà messo in scena in un’esaltante spettacolo al Teatro della Cooperativa di Milano.
Nessuna “lezione” sugli hippie o sui movimenti degli anni Settanta, piuttosto il bisogno di capire insieme che cosa è successo e che cosa possiamo fare oggi. Un tempo che sul fronte crisi economica e disoccupazione ci riporta al 1977 e al “No Future” dei Punk, con giovani affamati dagli stessi bisogni, ma molto più soli e sotto ricatto rispetto a quegli anni.
Non sarà inscenata nessuna operazione di memoria come si potrebbe pensare, ma ci sarà un continuo rimbalzo sulle eredità culturali che il movimento ha lasciato, un dialogo tra ieri e oggi con Livia Grossi, giornalista del “Corriere della Sera”, e Luca Pollini, giornalista e scrittore, autore del libro “Amore e rivolta a tempo di rock”.
Sarà un’occasione per riflettere sui bisogni di oggi e sul passaggio di testimone più o meno mancato, grazie ad un reading che racconta, tramite letture, musica, testimonianze e video originali, i sogni e le battaglie di un’epoca in cui lo stare insieme, “il collettivo” aveva un senso politico concreto. I pensieri dei maestri di contro cultura e quelli della gente comune, testimonianze di chi ha vissuto quegli anni e la voce di chi non era nato.
Nel foyer del teatro, bancarelle autogestite con vestiti, gioielli, poster, manufatti artigianali di autoproduzione.
La prima tappa di un percorso alla ricerca di nuove parole d’ordine, nuovi totem, nuove comunità di senso vi aspetta al Teatro della Cooperativa in via Hermada 8, Milano!
Per ulteriori info: www.teatrodellacooperativa.it
tel.02.64749997
ORARI:
feriali h. 20.45
PREZZI:
intero 18 € - ridotti 13/9 €
ufficio stampa: Maurizia Leonelli – 347.5544357 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sabato 17 Maggio una grande giornata per chi desidera conoscere, imparare e crescere.
Un giorno dedicato ai musei: la giornata internazionale dei Musei 2014.
Per l’occasione, per il secondo anno il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia da Vinci, in collaborazione con ICOM-Italia, organizza sabato 17 Maggio una serie di incontri dedicati ai professionisti dei Musei.
L’appuntamento vuole offrire un momento di confronto e dialogo in cui condividere e presentare best practices attorno al tema di quest’anno: “Museum collections make connections - Creare connessioni con le collezioni”.
Il tema di quest’anno vuole ricordare che i musei sono istituzioni vive, al centro dei grandi cambiamenti della società contemporanea, che aiutano a creare legami, tra generazioni e culture del mondo, e dare una possibile risposta alle domande che la società contemporanea si pone.
La giornata inizierà alle 14.30 con una sessione plenaria per iniziare ad approfondire il tema della prossima Conferenza Generale di ICOM che si terrà a Milano nel 2016 e prosegue con una serie di workshop in parallelo che intendono porsi come una piattaforma collaborativa per uno scambio di conoscenza ed esperienza.
La giornata è parte di una tradizione che, dal 1977, celebra i musei e le istituzioni culturali con lo scopo di sensibilizzare il pubblico sulla funzione di queste istituzioni nello sviluppo della società. Ogni anno oltre 35.000 musei in tutto il mondo, da 143 paesi diversi, sparsi sui 5 continenti, partecipano a questa giornata.
Il programma del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia da Vinci è il seguente:
Sessione Plenaria Sala Cenacolo 14.30 - 15.10
Introduce i lavori Federica Manoli Coordinatore regionale Lombardia, ICOM-Italia, Museo Poldi Pezzoli
Saluti di
Fiorenzo Galli Direttore Generale, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci
Alberto Garlandini Presidente ICOM-Italia, Membro del Board ICOM-Internazionale
Musei e paesaggi culturali Daniele Jalla ICOM-Italia, Comitato per il programma della Conferenza Generale Milano 2016
I Sessione – 3 workshop Sala Cenacolo - Sala Conte Biancamano - Sala Bifora 15.20 -16.30
Temi
1. Curatori e conservatori
Supereroi nel museo contemporaneo?
2. Digitale museale
L’evoluzione dei linguaggi a servizio di una strategia integrata
3. Musei | Pubblici | Risonanze
Biografie culturali e autobiografie in dialogo
II Sessione – 3 workshop Sala Cenacolo - Sala Conte Biancamano - Sala Bifora 16.40 - 17.50
Temi
4. Da locale a connesso
I musei lombardi si mettono in rete
5. Dalla complessità alla sostenibilità
Evoluzione, usi e tendenze degli spazi non espositivi dei musei
6. Il Museo di tutti
Esperienze di inclusione e accessibilità
Un’occasione da non perdere! Nerospinto consiglia di segnare in agenda questa giornata particolare e culturale!
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Via S. Vittore 21 - 20123 Milano T 02 48 555 1 F 02 48 0100 16
Per maggiori informazioni e iscrizioni alla giornata visitare il sito http://www.museoscienza.org.
L’autore di Rosemary’s Baby Ira Levin, porta in scena, grazie all’adattamento di Ennio Coltorti, al Teatro Manzoni di Milano Trappola Mortale interpretato da Corrado Tedeschi, Ettore Bassi e Miriam Mesturino.
Dall’8 al 25 Maggio sarà in scena un classico del giallo teatrale che si presenta come un perfetto gioco a incastri tra umorismo, suspence e forte tensione narrativa in una nuova edizione rimodernizzata da Luigi Lunari nella quale computer e tecnologia sostituiscono le vecchie macchine da scrivere, in modo da rendere ancora più avvincente un testo considerato un intramontabile del teatro del giallo. "Due terzi thriller, un terzo commedia", così lo descrive la critica per il perfetto incastro tra i momenti di forte suspence a quelli molto spiritosi, a tratti anche comici.
Questo avvincente testo teatrale che usa il pretesto del tono noir per descrivere l’avidità dell’uomo senza scrupoli alla continua ricerca del potere, della realizzazione personale e dei propri insaziabili istinti.
Sydney Bruhl è un commediografo ormai finito, incapace di dare tensione e drammaticità ai testi che porta in scena. La prima del suo ultimo spettacolo, un giallo, è un incredibile fiasco. Forse solo un nuovo inatteso successo potrebbe salvare la sua reputazione di scrittore e l'occasione d'oro gli viene offerta dal giovane Clifford Anderson che ha appena terminato di scrivere un giallo veramente avvincente: Trappola mortale. Emerge, con forza ed evidenza, il fatto che dentro ogni trappola se ne nasconde un’altra, come dentro ogni uomo non esiste una sola anima, ma una confraternita in lotta tra di loro.
Lo spettacolo è stato rappresentato per cinque anni consecutivi con un totale di 1793 repliche dopo la prima,avvenuta il 26 febbraio 1978 al Music Box Theatre di Broadway, guadagnandosi così il titolo di giallo rappresentato più a lungo a Broadway. Nel 1982 Sydney Lumet ne dirige il film con protagonisti Michael Caine e Christopher Reeve.
Ricordiamo anche una straordinaria edizione italiana, di 25 anni fa, tradotta da Luigi Lunari e sempre con la regia di Ennio Coltorti che vinse il biglietto d’oro, di cui era protagonista Paolo Ferrari.
Ti consigliamo di non perderti un giallo scritto per uccidere!
Per ulteriori informazioni : http://www.teatromanzoni.it/manzoni/
Biglietto:
poltronissima € 32,00
poltrona: feriali € 20,00
sabato e domenica € 22,00
Orari:
feriali ore 20,45
domenica ore 15,30
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