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Fata Morgana: Memorie dall’invisibile

Dal 22 Ottobre 2025 al 9 Febbraio 2026, Palazzo Morando si trasforma in un miraggio tra mito, femminile ed esoterismo con Fata Morgana, la nuova mostra ideata dalla Fondazione Nicola Trussardi

di Anna Olivo

A Milano, nel cuore del Quadrilatero della Moda, il barocco discreto di Palazzo Morando si trasforma in un regno mistico. Varcare le sue soglie in questi mesi significa attraversare un miraggio: quello di "Fata Morgana: Memorie dall’invisibile", la nuova mostra ideata dalla Fondazione Nicola Trussardi a cura di Massimiliano Gioni, Daniel Birnbaum e Marta Papini. Il team curatoriale, di respiro internazionale, riunisce per la prima volta in Italia due ex Direttori della Biennale di Venezia, Gioni (2013) e Birnbaum (2009), che insieme a Papini danno vita a un percorso sospeso tra storia, esoterismo e inconscio. Il titolo dell’esposizione evoca immaginari che oscillano tra mito e letteratura, richiamando tanto la maga di Avalon quanto il poema surrealista di André Breton. Tra realtà e illusione, sogno e coscienza, la mostra indaga quella zona di confine dove il visibile si disgrega, aprendo varchi verso l’invisibile.

Tra mito e poesia: la Fata Morgana come chiave

Nel ciclo arturiano, Morgana è la sorellastra di Artù, maga ambigua, guaritrice e seduttrice, che accompagna il re morente verso Avalon, terra di passaggio tra la vita e la morte. Figura di potere e libertà, incarna un femminile che rifiuta la sottomissione e sceglie la conoscenza come forma di emancipazione, capace di oltrepassare i confini imposti e trasformare il reale con la propria visione. Nel 1940, durante il suo esilio a Marsiglia e alla vigilia della fuga dall’Europa sotto assedio fascista, André Breton le dedica un poema: Fata Morgana, un viaggio in un regno di apparizioni e metamorfosi dove l’amore e l’immaginazione diventano strumenti di resistenza contro il caos del mondo. La mostra milanese riparte da lì, da quella stessa tensione verso l’altrove. Come nel poema di Breton, anche qui si intrecciano visioni, oracoli e rivelazioni e, come nella leggenda, il visitatore è invitato a lasciarsi incantare da miraggi che parlano del nostro rapporto con il mistero.

Un palazzo che custodisce segreti

Non è un caso che l’esposizione abbia sede proprio a Palazzo Morando, antica dimora della contessa Lydia Caprara Morando Attendolo Bolognini, aristocratica milanese e appassionata studiosa di teosofia, alchimia e spiritismo. Proprio qui la contessa riunì una preziosa collezione di testi esoterici, oggi conservata presso la Biblioteca Trivulziana, che testimonia il suo raro interesse per l’occulto come forma di conoscenza e ricerca intellettuale. La mostra dialoga con questa eredità, trasformando il palazzo stesso in un organismo senziente, un teatro di presenze e memorie. Ogni sala diventa una Wunderkammer, in cui si riuniscono ritratti medianici, fotografie spiritiche, diagrammi terapeutici, sculture e installazioni digitali. Le oltre duecento opere costruiscono così un atlante dell’invisibile che attraversa due secoli di esperienze visionarie. Più di settanta protagonisti, tra medium, artiste, artisti, filosofi e mistici, tracciano un percorso che interroga i limiti dell’arte e della conoscenza.

Hilma af Klint e il linguaggio dell’invisibile

Il cuore pulsante della mostra è affidato a sedici tele di Hilma af Klint, presentate per la prima volta in Italia. La pittrice svedese, a suo dire guidata da presenze ultraterrene, tra il 1906 e il 1915 elaborò un linguaggio astratto e simbolico ben prima dei più famosi Kandinsky o Mondrian, normalmente riconosciuti come pionieri dell’astrattismo. Nei suoi dipinti, geometrie cosmiche e forme organiche dialogano come mappe energetiche, strumenti di accesso a un sapere universale. Le sue visioni, celate per decenni per volontà dell’artista stessa, incarnano l’idea di memoria dall’invisibile: ciò che agisce nei sotterranei della coscienza, in attesa di essere rivelato. Attorno a lei si dispiega un coro di voci: Georgiana Houghton con i suoi acquerelli realizzati grazie a spiriti guida, Annie Besant e le forme-pensiero teosofiche, i diagrammi terapeutici di Emma Kunz, o ancora, le architetture spirituali di Augustin Lesage e Fleury-Joseph Crépin e le fotografie ectoplasmatiche di Eusapia Palladino. Quest’ultima fu una delle medium più celebri del suo tempo, protagonista di numerose sedute spiritiche documentate da scienziati e artisti. Le sue fotografie, in cui compaiono misteriose emissioni di luce e ectoplasmi, restano un affascinante intreccio tra scienza, fede e spettacolo, e testimoniano l’interesse di un’epoca per l’invisibile come territorio di conoscenza.

Lo spiritismo come emancipazione

Uno dei nuclei più potenti di Fata Morgana è dedicato alle Medium e Mistiche, in cui lo spiritismo si rivela anche come pratica di emancipazione. Nell’Ottocento, in un mondo che negava alle donne una voce pubblica, le sedute spiritiche permisero loro di parlare, letteralmente, per bocca degli spiriti. Le opere e le performance di Chiara Fumai e Giulia Andreani restituiscono oggi la parola alle donne, intrecciando femminismo, memoria e critica sociale. Le fotografie di Palladino, gli ectoplasmi sospesi e i video contemporanei dialogano in una dimensione di sensualità e disobbedienza che ribalta il cliché della donna passiva e spirituale, restituendole il ruolo di mediatrice tra mondi.

Dal surrealismo a oggi: l’automatismo come porta sull’inconscio

Procedendo nell’esposizione si incontra il pensiero di André Breton e dei surrealisti. Nel suo saggio “Le message automatique”, pubblicato sulla rivista Minotaure nel 1933, Breton riconosceva nello spiritismo un precedente diretto del cosiddetto automatismo psichico, cioè l’arte creata senza il controllo della ragione. In mostra compaiono opere di Marcel Duchamp, Unica Zürn, Antonin Artaud, Man Ray e Lee Miller: figure che trasformarono la trance e l’insonnia in canali di accesso all’inconscio. Un territorio in cui poesia e follia si toccano, dove il gesto creativo diventa rito di conoscenza e di liberazione. 

Giardini cosmici

I giardini cosmici evocano un mondo vegetale e ultraterreno: nei disegni di Madge Gill e Madame Favre, i fiori diventano presenze spirituali, custodi di segreti ultraterreni, mentre nelle opere di Andra Ursuța le apparizioni fotosensibili assumono la forma di spettri effimeri e immagini angeliche, frutto di un processo che sembra sottrarsi al controllo dell’artista. La protagonista della sala è senza dubbio Predator’s ’R Us (2019), una scultura traslucida in cristallo di piombo che raffigura una figura semisdraiata in una posa classica, ma sovvertita da dettagli inquietanti, come piedi mutati in artigli alieni. L’opera, fragile e potente insieme, interroga la dualità del corpo umano: vulnerabile e predatorio, terreno e ultraterreno.  Accanto, le sale dedicate a Carol Rama, Judy Chicago e Louise Nevelson ampliano la riflessione sul corpo e sul femminile, mostrando come l’arte possa ancora oggi incarnare un sapere magico e politico, capace di ribaltare i paradigmi.

Corpi senz’organi e simulacri

Le ultime sale assumono un tono quasi profetico. I corpi senz’organi di Guglielmo Castelli, le maschere di Paulina Peavy e gli abiti rituali di Giuseppe Versino evocano anatomie fluide, ibride, prive di confini. L’espressione corpo senz’organi, coniata dal poeta Antonin Artaud e poi sviluppata dai filosofi Gilles Deleuze e Félix Guattari, indica un corpo liberato dalle strutture sociali e biologiche che lo determinano: un corpo di pura energia e desiderio, capace di reinventarsi continuamente. In questa prospettiva, la metamorfosi diventa linguaggio del desiderio, dove la materia si trasforma in spirito. In Simulacra, il dialogo tra passato e contemporaneità si fa vertiginoso: tra gli arredi barocchi di Palazzo Morando, l’arte di Jill Mulleady e i video di Diego Marcon riscrivono la presenza del fantasma nell’era digitale. Nel salottino dorato del piano nobile, l’opera Young Roman di Mulleady, ispirata al capolavoro di Stefano Maderno per la Basilica di Santa Cecilia, dialoga con lo spazio circostante evocando figure di santi e martiri visionari, ma anche i drammi contemporanei dei femminicidi italiani: un’immagine sospesa tra estasi e dolore.

Tra sogno e rivelazione

Più che una mostra, Fata Morgana: Memorie dall’invisibile è un rito. Come nel miraggio che porta il suo nome, ciò che si osserva cambia con lo sguardo: una città sospesa, un volto, una visione che si dissolve. È un’esperienza che unisce filosofia, storia dell’arte e magia, ma anche una riflessione sul presente, dominato da nuove illusioni tecnologiche e da un bisogno crescente di spiritualità. Gioni, Birnbaum e Papini non cercano di provare l’esistenza del soprannaturale, ma di mostrarne la potenza poetica: la capacità di espandere le definizioni tradizionali dell’arte e riscrivere le gerarchie del sapere. Ogni opera, ogni voce, ogni apparizione diventa, dunque, una soglia da attraversare per ritrovare, almeno per un istante, quell’unità perduta tra visibile e invisibile, che l’arte, da sempre, tenta di restituirci.

Riassunto

Visitabile dal 22/10/25 al 9/02/26

Ingresso gratuito

Location: Palazzo Morando | Costume Moda Immagine

Indirizzo: Via Sant’Andrea 6, Milano

Titolo mostra: Fata Morgana: Memorie dall’Invisibile

Curatori: Massimiliano Gioni, Daniel Birnbaum e  Marta Papini

Produzione: Fondazione Nicola Trussardi

Enti promotori: Comune di Milano - Cultura, Palazzo Morando, Fondazione Nicola Trussardi

Sito ufficiale: https://www.fondazionenicolatrussardi.com/



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