Giovanni Luca Valea, artista non addomesticabile sospeso tra canzone d'autore, narrativa e teatro
Il cantautore, poeta e scrittore Giovanni Luca Valea racconta, in esclusiva per Nerospinto, il suo “Un ultimo bicchiere”, uscito su etichetta La Stanza Nascosta Records.
“Dicembre, metà”, il singolo di lancio- ci dice Giovanni Luca Valea- è un brano che spera di fare luce su quelle terre un po’ selvagge che sono la nostalgia e la solitudine. La canzone racconta molto di me, ma credo che più di qualcuno possa ritrovare una parte di sé. Dalla malinconia fino all’alcol, passando per il pianoforte e la speranza di trovare le parole migliori.
Ho avuto la fortuna di lavorare con Virginia Settesoldi e Marco Gambineri. Gli splendidi accordi di chitarra di Virginia, accorsi in maniera provvidenziale in soccorso dei miei, hanno fatto del testo di “Dicembre, metà” la canzone che desideravo. Marco, con il suo video, ha saputo cogliere tutto ciò che non avevo neppure detto. Sono molto grato a entrambi. In fin dei conti, sono un uomo fortunato.
“Dior” è la storia di una giovane donna che crede nel successo e non disdegna la prostituzione per raggiungerlo. Non c’è giudizio, nessuna condanna: soltanto volevo mettere in discussione l’idea mitologica del cosiddetto “mestiere più antico del mondo”. Non incontro spesso volti felici, in tal senso – vedo, al contrario, parecchio sfruttamento.
“Miss Malinconia”è una canzone per la bellezza che porta con sé chi è malinconico, se non addirittura triste. Che sia una posa oppure no. È un concetto più o meno vicino al pensiero di Herman Hesse. In un mondo nel quale è impossibile non essere vincenti, preferisco l’altra faccia della medaglia, quella che viene considerata sconfitta. È più interessante e merita ogni attenzione.
“Lucy che sogna” è una storia di pescatori, di mari che fanno paura, di antichi adagi calabresi. Sognare di scappare e avere paura del mare mentre Lucy, intanto, sogna e – forse – muore. È il brano liricamente più alto del lavoro fatto con Salvatore Papotto, un continuo alternarsi di registri popolari e licenze poetiche.
“La leggenda” è una canzone che sono stato felice di scrivere. Non so quando e se tornerà questo tipo di luce. La musica, scritta interamente da Salvatore Papotto, sottolinea perfettamente tutto quello che le parole hanno intenzione di dire. In fondo ci sono io, con il mio consueto cappello. Un cameo, del tutto immeritato.
Su “Soltanto una bugia” Valea è lapidario: vecchie storie per nuove canzoni. È soltanto una bugia ed è meglio così.
“Chissà se senti il vento” è una canzone felice, un amore che va bene e una promessa. Penso che dovrei fermarmi più spesso a godere della felicità; poi, però, ho sempre un impegno e dimentico tutto.
“Signora Salvezza” è una preghiera più o meno laica, un discorso sull’essere umano. Sulla diversità che abita questa terra. Ogni cosa desidera la salvezza.
Un ultimo bicchiere- chiosa Giovanni Luca Valea- è un lavoro che segna un arrivederci, immagino, a tempi più lontani. Non si può certamente credere che la luce entri tutti i giorni dalla finestra e illumini la mia scrivania. In fondo, non è così necessario per la gente. Eppure, nonostante la malinconia di queste poche righe, sento questo lavoro più intensamente maturo del precedente. Gran parte dei meriti va a Salvatore Papotto. Non soltanto ha arrangiato i brani in maniera esemplare e con una perfetta aderenza al tessuto delle canzoni, ma pure ha avuto il bel coraggio di scrivere la musica a questi piccoli ritratti o grandi storie – qualche volta assecondando le mie idee, altre procedendo in solitaria. Lo reputo, a tutti gli effetti, un onore immenso: ho potuto apprendere o semplicemente ammirare. Credo si tratti di un LP omogeneo, a livello di tematiche e di arrangiamenti. Ho curato molto i testi e, ad alcuni di loro, sono realmente affezionato. “Un ultimo bicchiere” è anche la promessa di smettere di bere (per poi, va da sé, ricominciare) o semplicemente la stanza fumosa che non voglio lasciare. E, dunque, un ultimo bicchiere.
Artista non addomesticabile e non classificabile, Valea fa senz’altro parte di quel ricco sottobosco di cantautori al quale, complice la fiammata sanremese di popolarità di Lucio Corsi, il grande pubblico si sta, seppur timidamente, accostando.
La canzone d’autore- tra l’altro- è solo uno dei linguaggi padroneggiati con maestria da Valea, che è artista a tutto tondo, ispirato e prolifico.
Presto uscirà il suo secondo romanzo, “Pablito o della pioggia che si aspetta”, per Robin Edizioni.
Intanto il suo spettacolo teatrale “Briciole”, dalla vena surreale, sta attraversando l’Italia, portato sul palco dalla compagnia indipendente Le Muse di Prato, con un’ottima risposta di pubblico e critica.

