Intervista a Juno, il 25 gennaio al mare culturale urbano per "Because the Night- Il palco delle cantautrici"
Domenica 25 gennaio, ore 19.00, al mare culturale urbano (Cascina Torrette, Via Quinto Cenni, 11, Milano), va in scena il terzo appuntamento della settima stagione di Because The Night- Il palco delle cantautrici. Sul palco l'ideatrice e Direttrice della rassegna, Marian Trapassi, e la cantautrice Juno.
Alessia Borganti, in arte Juno, è una cantautrice e producer del ‘99.
Nata a Milano e cresciuta in provincia, si laurea in Canto Pop Rock al CPM Music Institute, per poi studiare Electronic Music Production in SAE.
Ha all’attivo i singoli Luna, Cosa devo fare? e Se un albero cade, tutti e tre autoprodotti e pubblicati nel 2025.
Il nome Juno è un diretto riferimento alla celebre sonda spaziale della NASA, metafora di un universo musicale in perenne esplorazione, con testi dalla forte componente introspettivo/emozionale e un sound felicemente contaminato, connubio di pop-rock ed elettronica. Un ruolo determinante nelle produzioni di Juno è giocato dall’effettistica vocale, che le consente di ampliare a dismisura la palette di colori e registri della voce naturale, rendendo la sua narrazione più nitida e centrata.
Intimista e- come tiene a precisare- "non rassegnata", Juno ci racconta delle sue canzoni...e di quel libro sul comodino che, come la sua musica, è un invito a coltivare lo stupore.

Alessia, il suo progetto musicale- Juno-richiama la celebre sonda spaziale della NASA, vuole spiegarci meglio la metafora?
Certo!
Era un po’ di tempo che cercavo un nome d’arte che avesse significato per me; un giorno ero particolarmente determinata a trovarlo e, per caso, ho letto un articolo che raccontava di “Juno” sonda destinata ad esplorare Giove, che- nel periodo in cui leggevo- aveva esteso il suo viaggio al satellite “Io”. Mi ha colpito subito la similitudine che c’è tra la sonda e il ruolo che la musica ha nella mia vita: la musica è infatti lo strumento che più scava dentro di me, restituendo all’ascoltatore cosa succede al mio interno. Esattamente come il satellite Io, che è il più attivo vulcanicamente del sistema solare e dunque sempre in mutamento, l’essere umano è un moto continuo di emozioni e pensieri: l’esistenza non è statica, non c’è mai un punto di fine mentre siamo in vita. La sonda, la musica, orbitano intorno per raccontarcelo.
Quanto ha influito la sua formazione accademica sulla sua produzione musicale?
Moltissimo. Studiare ti fa capire quante cose non conosci e ti fa venire voglia di conoscerle.
Purtroppo a volte ha influito anche in maniera negativa, rendendomi troppo critica.
Quali sono i suoi riferimenti musicali?
“Fred again..” per la naturalezza e spontaneità con cui sembra viversi la musica, oltre alla creatività smisurata e alla capacità che ha di navigare fra un genere e un altro quasi giocando.
“Kimbra” per la versatilità che dimostra nei live e per la capacità che ha di immergersi completamente nella performance (vi consiglio tanto di guardare una delle sue live session, sono incredibili).
Ce ne sarebbero troppi altri su cui soffermarmi ma mi limiterò a fare qualche altro nome: “Mezzosangue”, “Stromae”, “Sevdaliza”.
Crede che la sua musica possa essere incasellata in un genere o la sua attitudine contaminante è talmente forte da rendere impossibile una definizione canonica?
Esistono tantissimi sottogeneri quindi probabilmente anche la mia musica è in qualche modo incasellabile; ad oggi non sono ancora riuscita a mettere a fuoco un genere: i brani già usciti sicuramente fanno parte del filone pop, ognuno contaminato da un altro genere più o meno sperimentale, ma mi rendo conto che sto andando sempre più verso una matrice elettronica, soprattutto nei brani che sto producendo in questo periodo.
E’anche produttrice…luci e ombre del suo lavoro?
Direi che le luci se le prende tutte la libertà di espressione: il non aver bisogno di passaggi intermedi tra l’idea che hai in testa e il risultato. Fra le ombre direi il lavorare troppo da soli, soprattutto quando si è molto critici con se stessi, infatti io cerco sempre di includere altre persone nei miei lavori o comunque di lasciarmi influenzare, anche da altri/e producer.
Com’è avvenuto l’incontro con Marian Trapassi?
Io e Marian ci siamo incontrate durante la serata finale del “Dinamica Contest”, abbiamo scambiato due parole e lei è stata subito molto disponibile ad offrire il suo spazio per mettere in luce cantautrici emergenti. Le ho inviato la mia candidatura e così mi ha contattata.
Quanto è importante per lei contribuire, attraverso la partecipazione a Because The Night, ad accendere i riflettori sulla discriminazione di genere?
Molto. Trovo ci siano ancora dei passi da fare in questa direzione e soprattutto trovo molto genuina la rete di supporto che sta nascendo da questo problema. Mi è capitato di partecipare ad altri format che avessero questo scopo e durante quelle serate ho conosciuto amiche e artiste molto valide. Se posso essere parte di iniziative concrete che mirano alla sensibilizzazione sul tema ne sono solo che felice.
Il brano che ha scritto che- fino ad ora- la rappresenta maggiormente?
Fra i brani editi sicuramente “Cosa devo fare?”, fra gli inediti il penultimo che ho scritto, che spero sentirete entro l’autunno 2026.
Cinque canzoni per lei irrinunciabili?
5 è difficilissimo..
Whispers Pt. 1 e 2 - Culprate
Wait - M83
Iron Sky - Paolo Nutini Abbey Road Live Session
Monde - Luidji
Leavemealone - Fred again..
La sua musica in tre aggettivi?
Intimista, triste (ma non rassegnata attenzione eheh), eterogenea.
Il libro che ha sul comodino?
Botanica della meraviglia - Maura Gancitano e Andrea Colamedici
L’artista con il quale le piacerebbe collaborare?
Ascolto principalmente musica straniera, per questo vorrei dirne uno italiano: “prima stanza a destra”. La sua musica ha un’atmosfera che mi piace moltissimo.

Photo credits: Laura Salomoni
