Intervista alla cantautrice Sabrina Napoleone, il 14 gennaio sul palco del Mou per la rassegna "Because the Night- La notte delle cantautrici"
Quarto appuntamento il prossimo 14 gennaio, ore 21.00, sul palco del MOU (Milano, Via Pacinotti, 4), con la rassegna "Because The night- La notte delle cantautrici”, giunta alla quinta stagione.
La cantautrice e produttrice genovese Sabrina Napoleone presenta il nuovo album, “Cristalli sognanti” (uscito lo scorso ottobre su etichetta Lilith Label), nell'ambito della importante rassegna ideata e diretta dalla cantautrice Marian Trapassi, con la ratio di una valorizzazione della variegata scena indipendente italiana della musica d’autore al femminile.
Accolto con entusiasmo dal pubblico e dalla critica di settore, “Cristalli sognanti”, oltre alle consolidate sinergie con Giulio Gaietto alla produzione artistica, con Osvaldo Loi alla viola e con la cantautrice Cristina Nico, vede anche nuove collaborazioni: Salvatore Papotto e Stefano Luna, come coautori di alcuni brani, la violinista Alice Nappi, i cantautori Stefano Bolchi e Simone Meneghelli, la poeta Hilija Russo.
Abbiamo incontrato Sabrina Napoleone per una chiacchierata sul nuovo lavoro discografico e sugli spazi che le donne stanno faticosamente conquistando sulla scena musicale.
“Cristalli sognanti” è una discesa nei sotterranei dell’anima, dove la canzone d’autore si veste di art rock, dark wave, echi dub, tempi dispari, elettronica, suggestioni avant garde jazz, techno e tribal- si legge nella nota stampa di accompagnamento del suo nuovo album. Come definirebbe questo suo “modus operandi” artistico? Contaminazione, sperimentazione, iconoclastia?
Contaminazione e sperimentazione sono senz’altro gli elementi che mantengono in me vivo l’interesse verso la produzione musicale. Adoro l’attribuzione di iconoclastia, ma non ho mai preteso di arrivare a tanto. In tutta onestà ho solo perseguito il piacere di dare forma a qualcosa disinteressandomi abbastanza marcatamente delle mode.
In “Cristalli Sognanti” a sinergie storiche si affiancano nuove collaborazioni.
Vuole raccontarci come sono nate?
Uno dei primi brani (in ordine cronologico di composizione) è stato La Visione dell’Occhio di Dio scritta a quattro mani con il musicista e produttore Salvatore Papotto aka Berlin-Babylon Project. Ci conoscevamo professionalmente da qualche tempo e, in un tranquillo pomeriggio di segregazione, ho cominciato ad elaborare un’idea che Salvatore mi aveva mandato in ascolto qualche tempo prima. Nuova anche la collaborazione con il cantante e performer milanese Stefano Luna che assieme a Cristina Nico ha contribuito alla stesura e produzione di Stupidi Disperati. E infine è nuova anche la collaborazione con la violinista Alice Nappi che ha fatto numerose e azzeccatissime incursioni in vari brani dell’album.
Lei stessa ha definito lo strumentale “Mevidda” un tributo alle
riflessioni di Elias Canetti…
Mevidda è un brano interamente strumentale, arriva dopo le canzoni con tutte le loro parole. Il brano è costruito attorno alle voci della movida genovese, post restrizioni per la pandemia. Quella fiumana di persone, per lo più giovanissime, che affollava improvvisamente il centro storico, mi ha fatto ripensare a Canetti e alle sue riflessioni sulla massa come inquietante luogo di dissoluzione dell’individuo. Finalmente ragazzi e ragazze erano liberi di uscire ma sicuramente lontani dall’essere liberi. Una buona metafora per concludere un album che non può davvero finire ed inevitabilmente si avvolge in spire su se stesso.
La pandemia sembra tornare diverse volte nel disco, anche in senso metaforico, come contagio narcisistico…
Forse è cambiata la mia sensibilità rispetto al fenomeno o forse in questi anni c’è stata una tendenza sempre più diffusa. Il narcisistico, nutrito dai nuovi network sociali, sta alterando i rapporti tra le persone e sta provocando sempre maggiori diffidenza, disistima e disinteresse verso gli altri. Non è forse anche questa, parafrasando Kierkegaard, una malattia mortale?
Il disco sta avendo un notevole riscontro di critica e pubblico. Qual è stato ad oggi il live più emozionante? E la recensione che maggiormente l’ha colpita?
Il 15 ottobre, il giorno successivo alla pubblicazione, ho presentato per la prima volta l’album a La Claque di Genova. Non salivo sul palco da tre anni ed ero abbastanza terrorizzata. Però è stato bello condividere la serata con molte e molti delle artiste e degli artisti che hanno collaborato alla produzione. E’ stato bello incontrare di nuovo il pubblico e cantare, ridere e piangere con le persone che erano venute ad ascoltarci.
Per quanto riguarda la critica musicale, è sempre un onore sapere che ci sono persone che dedicano il loro tempo al mio lavoro, non è affatto una cosa scontata. In questo tempo di omologazione, l’impegno di alcuni addetti ai lavori è quanto mai indispensabile per restituire un po’ di senso a quei progetti che cercano una via personale. Mi ha colpito molto la recensione di Claudia Erba. E’ riuscita ad andare in profondità e a raccontare l’album in maniera competente ed interessante.
Parliamo, ahimè, di gender gap all’interno della filiera musicale. Quali sono le possibili soluzioni a questa piaga?
Credo che non ci sia altro modo per riempire il gender gap, che continuare ad insistere, a scardinare le abitudini e i preconcetti, e cercare di essere un piccolo modello. E poi bisogna continuare a creare occasioni.
A breve presenterà il suo lavoro sul palco del Mou, nell’ambito della rassegna “Because the Night- La notte delle cantautrici”, ideata e diretta da Marian Trapassi. Cosa pensa di questa iniziativa?
Penso che sia una di quelle occasioni e spazi necessari. Marian Trapassi, come me, lo sa bene e si sta impegnando da anni per valorizzare la scena musicale femminile. Sono felice di essere sua ospite e mi farebbe piacere ci fosse l’occasione di condividere il palco.
Il Lilith Festival, di cui è tra le fondatrici, sta facendo tanto per la nuova musica d’autrice. Quanto è importante perseverare in questa direzione?
Dopo tredici anni siamo ancora al lavoro. Sarebbe bello che non ci fosse più bisogno di spazi come il nostro, invece vediamo che nascono sempre nuove iniziative per valorizzare la musica delle donne. Se da un lato ci fa piacere essere, in qualche modo, state di ispirazione, dall’altro ci allarma perché ci sono sempre più donne che pensano ad una carriera professionale in ambito musicale ma sempre pochissimi spazi.

