"Mi piace pensare che ognuno di noi sia sincronizzato secondo il proprio fuso orario"- Intervista alla scrittrice Arianna Lepre
Nerospinto ha incontrato la scrittrice cremasca Arianna Lepre. Il suo esordio, "Diario dal deserto" sta conquistando i lettori con il racconto avvincente e sincero dell'esperienza di Arianna come assistente di volo presso Emirates.
Su tutte le piattaforme digitali è disponibile “Hello Tomorrow”, firmata dal musicista e produttore Salvatore Papotto aka Berlin-Babylon Project: una ballad pop/rock che vuole essere, idealmente, la colonna sonora del diario di viaggio. La voce del brano è quella, suggestiva e ricca di colori, di Roberta Usardi.
Il brano “Hello Tomorrow” (Edizioni La Stanza Nascosta Records) fa parte inoltre del booktrailer di “Diario dal Deserto”: quasi quattro minuti di immagini e brevi frammenti video inediti dell’esperienza di Arianna Lepre in Emirates, montati dalla videomaker Irene Franchi.
Il libro, disponibile per l'acquisto su Amazon, è la lettura adatta per stemperare il grigiore da fine delle feste e ricominciare a sognare.
Ciao Arianna, presentati ai lettori di Nerospinto.
Ciao! Sono Arianna, ho 34 anni e da 10 sono assistente di volo.
Quando e perchè hai deciso di scrivere “Diario dal deserto”?
Ho iniziato a scrivere Diario dal Deserto durante la pandemia nel 2020, senza la vera intenzione di scrivere un libro, ma più con l'idea di scrivere per me. Ero ferma, non potevo più viaggiare e avevo un grande ricordo e una forte nostalgia della mia vita passata, di voli e di viaggi, che in quel momento sembrava così lontana.
Sei soddisfatta del riscontro di pubblico che il libro sta avendo?
Moltissimo! Il libro piace, i lettori si immedesimano nelle mie avventure e nei posti lontani che descrivo. Per alcuni è anche una spinta a partire o a mettersi in gioco. Ne sono molto felice.
Negli anni c’è stata una evoluzione nel tuo modo di concepire il viaggio? L’esperienza con Emirates è quella che più ha influito su questo (eventuale) mutamento di prospettiva?
Sicuramente. Emirates ha trasformato una ragazzina di città provinciale in una donna di mondo! Ho imparato a conoscere culture, persone, pietanze e tradizioni lontane che se prima erano solo “diverse” ai miei occhi, oggi fanno parte della mia vita. Penso di essere cambiata molto. Il viaggio mi ha aperto la mente a 360 gradi.
Ci sono dei libri che sono stati particolarmente importanti nella tua formazione?
Sì, il primo e quello che più mi ha colpito e coinvolto è Vagamondo di Carlo Taglia. Vedo in lui un esempio di grande coraggio, sia per quello che ha fatto, sia per averlo poi raccontato nel suo libro.
Sei una conoscitrice della letteratura odeporica o narrativa di viaggio?
Devo dire la verità: poco! Durante quegli anni così frenetici e intensi c’era ahimè pochissimo tempo per leggere, viaggiavamo e basta. Mi sto avvicinando più ora, avendo più tempo per leggere, e meno occasioni per viaggiare come prima.
Ti piacerebbe che “Diario dal deserto” fosse tradotto in altre lingue, per raggiungere un numero maggiore di lettori in tutto il mondo?
Assolutamente sì! Ho tanti colleghi e amici sparsi nel mondo che sono sicura lo leggerebbero volentieri, se fosse tradotto almeno in inglese. È il mio prossimo obiettivo!
Quante lingue parli?
Posso dire che ne parlo bene tre: l’italiano, che è la mia lingua madre. Lo spagnolo e l’inglese, che sono le due lingue di specializzazione dei miei studi. Poi c’è un po’ di francese che ricordo dalla scuola e vorrei imparare il portoghese e l’arabo, naturalmente.
Qual è il posto che consideri casa?
Dopo così tanti anni in giro, non lo so più nemmeno io a volte! Casa è un po’ la Val di Sole, un luogo che ho nel cuore e dove ho cominciato a scrivere Diario dal Deserto. Ma un po’ è anche Crema, dove sta la mia famiglia.
E un po’ è ancora Dubai, dove sono rimaste le mie amiche più care.
Qual è stata, fino ad ora, la presentazione più emozionante del tuo libro?
Tutte! A Crema ne ho tenute tre, in luoghi diversi (la libreria Mondadori, la Pro Loco e la biblioteca). Ogni presentazione è emozionante e unica. Ora sono pronta a lanciarmi in nuove città!
Ci citi un passo del tuo libro, che ritieni particolarmente significativo?
“Camminammo su quell’isola tutto il pomeriggio scoprendo spiagge e paesini: era incantevole. L’oceano era abbastanza freddo, soffiava un leggero vento e io guardando l’orizzonte pensavo a dove mi trovavo, a quanto ero lontano da casa, a tutto quello che stavo esplorando e imparando, e a quanta strada avevo fatto. Da sola. Sentivo che quello che stavo vivendo e apprendendo valeva molto di più di qualsiasi lezione avessi seguito all’università. E ne ero veramente felice”.
Citando “Hello Tomorrow”, che per anni è stato lo slogan di Emirates e che è il titolo del brano che accompagna il booktrailer di “Diario dal deserto”, che rapporto hai con il domani e in generale con il tempo?
Penso che passi sempre troppo in fretta! E in generale, credo che non esista un tempo che si possa definire giusto o adeguato per tutti. Siamo tutti diversi, mi piace piuttosto pensare che ognuno di noi sia sincronizzato secondo il proprio fuso orario.
