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16esima Quadriennale d'Arte di Roma: una grande vetrina sul cantiere della contemporaneità

E' una tiepida giornata di sole autunnale a salutare la 16esima Quadriennale d'Arte di Roma.

Il Presidente della Repubblica, accompagnato dal Presidente della Fondazione La Quadriennale di Roma Franco Bernabè e dalle maggiori cariche istituzionali coinvolte nell'iniziativa, è il primo visitatore della maggiore esposizione statale dedicata all'arte contemporanea italiana.
Manifestazione che finalmente ritorna, dopo una pausa lunga ben otto anni, e alla quale partecipa tutta la città di Roma, anche attraverso il Fuori Quadriennale, che accompagnerà la mostra ufficiale fino alla chiusura.

A 2 milioni di Euro ca. ammontano gli investimenti occorsi, sostenuti per metà da un finanziamento della Direzione Arte e Architettura contemporanee e Periferie Urbane del Mibact, e per l'altra da marchi celebri delle migliori realtà industriali e imprenditoriali italiane.
Giacciono disseminate lungo l'intero Piano Nobile dell'imponente Palazzo delle Esposizioni 150 opere di 99 artisti, per lo più realizzate appositamente per l'occasione e ideate quindi in rapporto al particolare spazio che sono chiamate ad occupare.

La mostra si ispira al romanzo-reportage di Pier Vittorio Tondelli Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni Ottanta, e non solo per la scelta del titolo, quell'Altri tempi, altri miti che è il medesimo del suo sommario: ne ricalca anche la natura proteiforme di riflessione sviluppata attraverso la raccolta di articoli e resoconti firmati dall'autore nel corso degli anni. La forma utile a significare la realtà frammentaria, non riducibile ad unità, dell'aspetto sociopolitico della penisola; qua veste parimenti adattissima all'idea di divenire inesausto del panorama artistico italiano che si vuole trasmettere.

Come il romanzo di riferimento è diviso in 12 blocchi tematici, così le opere presenti al Palazzo delle Esposizioni sono suddivise in 10 sezioni che il visitatore potrà esplorare secondo un ordine assolutamente arbitrario a partire dalla Rotonda centrale, la quale sarà teatro di performance, incontri e proiezioni – in occasione dell'odierna preview per la stampa, è il protagonista di molte pellicole di Pasolini, Ninetto Davoli, ad occuparla: elegantissimo, un sorriso smagliante e vagamente sardonico stampato sul volto, stringe le mani di chiunque gli si avvicini, avventurandosi sul piccolo palco allestito al centro dell'atrio. Proprio l'impossibilità di raccogliere l'arte del nostro tempo sotto l'egida di un'etichetta unitaria ispira la sezione curata da Simone Ciglia e Luigia Lonardelli, che ha per titolo il mantra dello scrivano Bartleby di Melville: I would prefer not to / Preferirei di no.

L'arte contemporanea rifugge qualsiasi inquadramento, si evolve e ripensa se stessa continuamente, non si lascia imbrigliare in alcuna "prigione dialettica": il "Nope" al neon di Claire Fontaine campeggia inequivocabile in alto sopra le opere degli altri 12 artisti coinvolti.
Come nell'ottocento Tocqueville si interrogava sul mistero della modernità, così fanno gli artisti riuniti nella sezione curata da Luigi Fassi, che prende il nome dal capolavoro del sociologo francese, La democrazia in America.
I temi chiave sono gli stessi di allora: il rapporto tra libertà e uguaglianza, la funzione della stampa, la parità di condizione di partenza dei cittadini e di coloro che cittadini vorrebbero diventarlo, i migranti. Temi sui quali è necessario fermarsi a riflettere, magari contemplando le Egadi sospese in un tempo lontano immortalate da Renato Leotta.

Simone Frangi cura la sezione Orestiade italiana, ispirata al Pasolini di Appunti per un'Orestiade Africana del 1970: la miscellanea di opere qui raccolte, fra le quali "I libri d'artista" di Danilo Correale, intende offrire uno spaccato dell'odierna situazione dell'arte visiva e delle altre istanze culturali sul peculiare panorama del Belpaese, in rapporto quindi ai suoi tratti caratteristici, quali gli storici conflitti latenti, il ruolo della nostra nazione in un'Europa ancora dilaniata dai contrasti, le questioni coloniali e quelle migratorie.

Luca lo Pinto invita a suo modo il visitatore ad aguzzare la vista, con una sezione ispirata ad una frase dell'artista Marisa Merz – A occhi chiusi, gli occhi sono straordinariamente aperti. Una sorta di indagine sui diversi modi di partecipare, da spettatori, ad un'esposizione: non a caso Rä di Martino propone immagini che rievocano i visitatori della Quadriennale del lontano 1966. Si prosegue con De rerum rurale, sezione che Matteo Lucchetti dedica alla (ri)scoperta di mondi il cui minimo comune denominatore è l'avvenuto evidente azzeramento di qualsiasi forma di civilizzazione: cui fa seguito la necessità di ripensare completamente il modo di abitare gli spazi, adattandosi ad un ambiente rinnovato e contemporaneamente dando forma nuova al nostro esistere. Michelangelo Consani, ad esempio, plasma la sua idea di rivoluzione silenziosa e lo fa a partire da materiali inconsueti.

Con La seconda volta Cristiana Perrella dà, appunto, una seconda occasione ai materiali di scarto più disparati, cogliendo dell'arte la sua ormai diffusamente riconosciuta accezione di rinascita: Martino Gamper omaggia Duchamp con una sedia smontata e riconfigurata, a partire dal sellino di una bicicletta.

Ma un'altra occasione è anche quella che Denis Viva offre alle zone Periferiche: nell'immaginario collettivo zone d'ombra, culle di degrado e malcostume, e in questa sezione invece riconsiderate in chiave di salubre alternativa all'omologazione – quella che traspare con tanta veemenza dai volti dell'anonimo ritratti da Paolo Gioli. Marta Papini ha organizzato, per la sezione Lo stato delle cose, un programma di sette mostre e sette eventi che coprirà l'intera durata della Quadriennale, col proposito di far conoscere i mondi degli artisti a coloro che di solito possono interfacciarsi soltanto col prodotto ultimo di un complesso processo creativo.

Ironico e dissacrante il fermo immagine di Cristian Chironi "My house is a Le Corbusier". E uno sguardo alla sfera più personale dell'artista è ciò che offre anche la sezione curata da Michele D'Aurizio, che in Ehi, voi! Riunisce ritratti e autoritratti sia degli artisti, sia di tutti i personaggi che orbitano nelle loro sfere, professionali e non: irriverente il "Self-portrait as Marlene Dietrich" di Francesco Vezzoli – lo stesso Vezzoli che ritroviamo in questo stesso periodo al Chiostro del Bramante, in occasione della mostra Love. L'arte contemporanea incontra l'amore. Una natura morta di Boccioletti, a gradazione alcolica decisamente elevata, fa infine da sfondo a Cyphoria, riflessione introdotta da Domenico Quaranta sulla digitalizzazione sempre più diffusa e sul suo rapporto con l'arte del nostro tempo, che certo non può fare a meno di confrontarsi con mondi virtuali sempre più pervasivi della quotidianità.

Il 28 ottobre 2016 una prestigiosa giuria internazionale assegnerà il Premio Quadriennale di 20.000 Euro, e sarà poi affiancata dal direttore artistico di uno degli sponsor dell'iniziativa, illycaffè, nel conferimento del Premio Illy Under 35 di 15.000 Euro.

16esima Quadriennale d'arte Altri tempi, altri miti
Palazzo delle Esposizioni, Via Nazionale 194, Roma
13 ottobre 2016 – 8 gennaio 2017 dom., mart., merc., dom. dalle 10.00 alle 20.00; ven., sab. dalle 10.00 alle 22.30
biglietto: intero Euro 10,00, ridotto Euro 8
open Quadriennale per studenti Euro 8,00; per scuole Euro 4,00 a studente
www.palazzoesposizioni.it / www.quadriennale16.it / @la_Quadriennale / #quadriennaledarte / #Q16 catalogo NERO Euro 30,00

Isabella Michetti

Redazione Nerospinto

Sito web: www.nerospinto.it Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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