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Una settimana in cui Brera si trasforma in una mostra d’arte contemporanea diffusa, dove gli stand sono le gallerie d’arte, le showroom, i palazzi storici e le fondazioni che diventano spazi espositivi inconsueti con oltre 400 artisti. Così oltre alle istituzioni storiche, dall’Accademia alla Pinacoteca, la zona si anima con molte iniziative dedicate alla scena contemporanea.

 

Da oggi, 23 ottobre al 27 si susseguiranno presentazioni di libri e cataloghi, inaugurazioni, con artisti e visite agli atelier, un fitto calendario che culminerà sabato 26 ottobre con la ”Notte bianca dell’arte” (ore 20-24).

 

Filo conduttore di questa prima edizione sono gli anni ’60 con la mostra digitale “Il mito degli anni Sessanta. Il respiro innovativo delle gallerie d’arte”, a cura di Claudio Cerritelli, un focus “virtuale” sull’arte che vede l’adesione di gallerie attive in quell’epoca, o specializzate negli artisti del periodo, come la Fondazione Giorgio Marconi, le gallerie Milano, Lorenzelli, Cortina e A arte Studio Invernizzi.

 

Alle Gallerie d’Italia, (Piazza della Scala 6) da visitare l’esposizione in corso “1963 e dintorni”, a cura di Francesco Tedeschi, che mette a fuoco un anno particolarmente denso di eventi. Mentre la Fondazione d’Ars (Umanitaria, via San Barnaba 48) presenta al pubblico la sua ricca collezione di opere degli stessi anni.

 

Tra gli eventi imperdibili la grande mostra ”Fault Lines” di Allora&Calzadilla, allestita dalla Fondazione Trussardi a Palazzo Cusani (fino al 24 novembre, ing. gratuito, dalle 10 alle 20). La prima personale in un'istituzione pubblica del duo che invade le sale barocche della dimora di Via Brera con opere sperimentali che combinano elementi e linguaggi diversi: cultura, fotografia, performance, musica, suoni e video. Per Jennifer e Guillermo (questi i loro nomi di battesimo), ritenuti tra gli autori contemporanei più impegnati, l'Arte è un pretesto per indagare concetti come l'identità nazionale e la democrazia.

 

Per luoghi e orari consultare il programma su brerart.com.

 

Milano e il design da indossare…

La location Spazio Asti 17 di Milano, sede di importanti eventi moda e design, accoglie la seconda edizione di DESIGN DA INDOSSARE. Dal 25 al 27 ottobre, la creatività di donne artigiane made in Italy è la vera protagonista! Pezzi unici, limited edition, sperimentazioni artistiche, handmade e artigianalità saranno i protagonisti di un Temporary Fashion Store… Design da indossare si conferma un importante appuntamento per chi ama uno “shopping diverso”, una nuova shopping experience nella creatività di designer ed artiste.

Idee, tessuti, materiali, forme e colori provenienti dal mondo del re-cycling e dell’ecosostenibilità raccontano la storia, la professionalità e la creatività delle designer presenti allo Spazio Asti 17.

Dall’ abbigliamento ai bijoux e gioielli, dagli  accessori alle collezioni di design e “sculture da indossare”. Ogni prodotto è un unicum, irripetibile. Attenzione ai dettagli, ricerca, sperimentazione, artigianalità e sartorialità sono elementi base di ogni creazione. Design da indossare è sinonimo di “slow fashion”! Le artiste amano creazioni a “misura umana”. Prodotti  nati da una lunga ricerca sia nelle forme che nei materiali utilizzati…Un percorso nella creatività di arte, design e fashion.

 

Per informazioni: www.spazioasti17.it

Sara Biondi

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La The Don Gallery di Milano ospita, dall’8 al 10 novembre, un temporary show “HENNESSY 4 STREET ART powered by THE DON GALLERY” dove sarà presentata un’opera inedita ispirata al famoso Cognac Hennessy realizzata dai quattro artisti italiani Bo130, Microbo, 2501 e Giacomo Spazio. Il rinomato Cognac, famoso in tutto il mondo per la sua qualità e raffinatezza, viene interpretato dai differenti linguaggi e codici di quattro affermati artisti. “Ci siamo ispirati alle innumerevoli sfumature di sapore che si provano in un sorso di Hennessy. Abbiamo puntato a rappresentare concetti come mescolanza, diversità e armonia.” Nasce così un'opera d'arte singolare!

L’eccellenza di Hennessy si esprime attraverso l'abilità centenaria dei custodi del marchio di saper creare un mix perfetto di sapori. Da qui, il trait d'union di Hennessy con gli artisti contempoeanei che maggiormente rappresentano la sua identità. Hennessy, sin dal lontano 1975, è stato uno di primi brand premium a legarsi al movimento della street art, intuendone il valore e la creatività e scegliendola come forma d’arte elettiva per la trasmissione del proprio savoir faire. I primi artisti che hanno messo a disposizione il loro talento per Hennessy sono stati Kesh e Burrows. Nel 2011 è stata la volta di Kaws e nel 2013 di Futura. Collaborazioni internazionali con affermati artisti contemporanei. In Italia, Hennesy diventa mecenate culturale attraverso il Temporary Show “HENNESSY 4 STREET ART powered by THE DON GALLERY”.

Hennesy mostra così i propri valori di creatività, innovazione ed apertura al mondo e a ogni forma d’arte.

 

Per informazioni: www.thedongallery.com.

In questi lunghi pomeriggi mi ritrovo sempre più spesso a collassare sul divano senza preoccuparmi particolarmente delle scadenze, dei doveri e degli impegni presi. Verso le tre migro dalla scrivania al divano, una birra in mano e una sigaretta nell'altra. Allungo le gambe e con i piedi su una sedia mi dedico all'ozio, che mi piacerebbe fosse otium letterario, ma a conti fatti mi limito a procrastinare.

L'unico aspetto positivo di quest'attività è il poter ascoltare buona musica da un ottimo impianto con la cassa dei bassi più grande dello schermo del mio computer. E' in uno di questi pomeriggio che ho scoperto i Gentleman's Dub Club. Guardando il cielo grigio fuori dalla finestra cercavo giustificazioni per il mio pessimo comportamento e i GDC si spandevano nell'appartamento col loro sound prettamente inglese e un poco mi è sembrato di essere a Londra, in periferia, o a Edimburgo, in un appartamento per studenti accanto al Royal Mile, vista sul castello e malinconia a catinelle.

 

Oggi però sacrificherò il mio ozio per parlarvi proprio del gruppo che mi ha tanto contagiato nell'ultimo periodo. Non sono reggae, non sono dub, non sono ska, sono tutto questo e molto di più. I Gentleman's Dub Club: un club di gentiluomini dediti a nient'altro che la musica, la loro musica.

 

Sono in nove i protagonisti di questo viaggio, nove ragazzi di Leeds che hanno conquistato il pubblico di mezzo mondo con il loro sound variegato e profondamente radicato nella più pura tradizione Dub inglese.

Il 12 ottobre hanno suonato a Milano, al Leoncavallo, e il 18 è uscito il loro primo album, preceduto solo da 2 Ep. Ne abbiamo approfittato e, grazie agli amici di Low Fi Promotion, organizzatori dell'evento, ci siamo procurati un'intervista che vi proponiamo senza censure! W: Com'è possibile gestire un gruppo di 9 membri? Non è difficile prendere delle decisioni e trovare il sound giusto che vada bene a tutti? GDC: Si, può essere difficile, sebbene condividiamo tutti una passione per la dub e la musica reggae, per questo tiriamo avanti da sette anni. Sappiamo cosa va bene per i GDB e cosa no. In passato abbiamo sperimentato diversi modi per scrivere e registrare la nostra musica, ma alla fine ci limitiamo a suonare qualsiasi cosa funzioni al meglio Live e che faccia uscire di testa il pubblico!

 

W:  Come descrivereste il vostro sound?

GDC: Ci ispiriamo alla dub, alla dubby-dubstep, roots, levers e allo ska. Non vogliamo limitarci a un genere, semplicemente suoniamo la musica che ci favenire voglia di ballare!

 

W: Chi sono gli artisti che vi hanno influenzato di più?

GDC: Tutti, da King Tubby a Mala, dai Iration Steppas a J DIlla, dai Madness ai Beach Boys, dai Channel One  a Capleton. E tutto quello che ci sta in mezzo. SIamo in 9 e abbiamo background musicali molto diversi, le nostre influenze sono tantissime.

 

W: Quali sono i punti forti della vostra carriera? GDC: Abbiamo rilasciato 2 EP negli ultimi anni, ma ad ottobre abbiamo rilasciato "FourtyFour", il nostro album di debutto e siamo molto eccitati per questo. Sono sette anni che lo prepariamo e adesso abbiamo aspettato fin troppo...! Questo è un importante passo per la band. Siamo stati abbastanza fortunati da poter suonare in alcuni locali e festival impressionanti negli anni. I più famosi sono l'Outlook Festival in Croazia (n.d.r. Il più grande festival di Bass music d'Europa), il Glastonbury Festival e il Bestival.

 

W: Cosa c'è dietro al nuovo album? GDC: In passato non abbiamo rilasciato molto materiale e la ragione è che volevamo intrappolare l'energia di un Live anche nelle produzioni. Tuttavia la soluzione è arrivata dal nostro bassista Toby Davi, che ha prodotto le registrazioni ed è responsabile della gestione di ricreare l'energia dei live nel disco. Questo è stato un grosso passo avanti per noi nella produzione dell'album, ma volevamo anche mostrare gli altri lati della band, infatti in "44" abbiamo inserito dub, ska, lovers e digi-dub.

 

W: Ho sentito la preview dell'album su ITunes e sembra avere molte più influenze electro delle altre produzioni, ho sentito bene? GDC:Certo. Negli ultimi anni la band è stato più che influenzata dall'EDM di tutti i tipi e abbiamo assorbito le influenze riportandole nei nostri show live e nelle produzioni. E' qualcosa che penso esploreremo ancora di più in futuro.

 

W: Perchè si chiama "44"?

GDC:Ottima domanda! Abbiamo cominciato a suonare a Leeds e ci riunivamo nel seminterrato di Niall e Toby, che è al 44 di Otley Road... Abbiamo voluto lasciare una traccia di come abbiamo cominciato e delle idee originali dietro il progetto, così "44" sembrò un ottimo titolo.

 

W: Qual'è la storia della canzone e del video dietro il singolo dell'album, Riot? GDC: ovviamente, la canzone Riot stata influenzata da quello che è successo a Londra 2 anni fa. Tutti nella band vivono a Londra e sono stati coinvolti in quello che è successo. La traccia (e il video) non sono una dichiarazione politica, ma solo una riflessione su quello che è successo.

 

W: Quanto è influenzata la vostra musica dalla politica e dalla lotta sociale?

GDC: Non scriviamo niente di apertamente politico, tantomeno le nostre lyrics. Sentiamo che il fatto stesso di suonare musica sia abbastanza un atto politico e una protesta.

 

W: Se foste le ultime persone sulla terra, cosa fareste? GDC: Ci faremmo una birra e una Jam! E proveremmo a trovare qualche ragazza...

 

Buon ozio con i Gentleman's Dub Club!

 

 

Ancora pochi giorni a disposizione per assistere al nuovo spettacolo di Ennio Fantastichini, il pluripremiato attore di cinema e teatro, che porta al Franco Parenti un capolavoro di humor e serietà. "Beniamino" è un vero e proprio cult londinese, dove Fantastichini interpreta un professore che combina l’eloquenza shakespeariana all’amore per il rock di Mick Jagger, che è costretto a vivere in una piccola comunità cittadina alla quale deve nascondere il suo amore per un allievo. Fantastichini affronta la tematica dell’omofobia con grande sensibilità e profondità, dove humor e dramma arrivano ad intrecciarsi dando la possibilità allo spettatore di riflettere divertendosi, lasciando una risata e uno spunto di riflessione a tutti coloro che lasciano il teatro. Comicità e serietà si intrecciano in un monologo che non pare neanche tale, dato che, grazie all’incredibile arte istrionica dell’attore, la scena rimane popolata da molti personaggi evocati magistralmente da Fantastichini. Potrebbe sembrare un divertissement omosessuale che ironizza su se stesso, ma in realtà racconta la tragedia di una fortissima incomunicabilità, di una libertà d’espressione frustrata, ove non si può nemmeno esprimere se stessi per paura che a qualcun altro non piaccia come siamo. E’ uno spettacolo contro l’omofobia, a favore dell’amore.

BENIAMINO di Steve J. Spears con Ennio Fantastichini voce al telefono Pino Tufillaro regia Giancarlo Sepe produzione Marioletta Bideri per Bis Tremila

Al Teatro Franco Parenti dal 24 ottobre al 3 novembre 2013 mart - giov - ven - sab h.20.30; merc h.19.45; dom h.15.45

Teatro Franco Parenti via Pier Lombardo 14, Milano Biglietteria 02 59995206

PER INFORMAZIONI www.teatrofrancoparenti.it

Nerospinto vi racconta l'Autunno Americano del Comune di Milano attraverso un viaggio inconsueto alla scoperta della mostra di Andy Wharol Palazzo Reale. Gli ultimi anni hanno visto un generoso proliferare di mostre riservate al re della Pop Art in un rinnovato interesse generale. Fino a poco tempo fa ad esempio era possibile visitare gratuitamente una piccola esposizione dedicata all'artista presso il Museo del 900. Da ricordare anche "The Andy Wharol Show" del 2004-2005 con cui la Triennale celebrava l'eclettismo dell'artista attraverso un approccio multimediale.

Cosa distingue allora questa nuova esposizione dalle precedenti e cosa le attribuisce fascino ed interesse?

La prima risposta che mi viene in mente è di sicuro il taglio personale e fortemente biografico che è stato dato al percorso espositivo. Le opere fanno parte della collezione di Peter Brant, amico di Wharol e curatore stesso della mostra, si tratta di 160 tra le più significative creazioni dell'artista Pop per eccellenza. L'esposizione  è caratterizzata per l'evidente tentativo di una maggiore vicinanza all'uomo rispetto al personaggio.

Wharol; all'epoca Andrew Warhola Jr, figlio di immigrati di umili origini, nato a Pittsburgh in Pennsylvania, il 6 agosto del 1928, dove trascorre un'infanzia in condizioni economiche drammatiche, divenuto il celebre artista noto al pubblico che tutti conosciamo, crede in un'arte che sia "Pop" e cioè "Popular" - Adatta a tutti.

A riprova della concretizzazione delle teorie estetiche del filosofo W. Benjamin sull' "Opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica" del 1936, per Wharol non vi è più un'arte aulica, da contemplare, un'artista che sia demiurgo e creatore, ma nel mondo nuovo dell'America degli anni 60, nella Società dei Consumi di massa, l'artista deve essere soprattutto un comunicatore; deve cioè saper rendere semplice ciò che altrimenti potrebbe risultare complicato, abbassare il concetto di aura ed unicità dell'opera d'arte fino al punto da sottometterlo all'ideale della fruizione di massa. Ė la democrazia dei consumi: un ricco ed un povero si trovano ormai ad acquistare gli stessi prodotti; una lattina di Coca Cola è sempre la stessa, così come la famosa Zuppa Campbell's (1962) riprodotta in serie dall'artista.

Influenzato dal New Dada e con poca simpatia per Pollock e l'espressionismo astratto degli Irascibili, per i quali l'arte viene generata da un'esplosione emotiva; l'arte è per Wharol produzione controllata, fredda tecnica e meccanica della riproducibilità, capacità di fare business. E il business per Wharol è tanto importante da portarlo a fare del lavoro artistico una specie di produzione in "fabbrica"; The Factory era il nome dello studio originario di Andy Wharol a New York City tra il 1962 e il 1968, e con lo stesso nome sono conosciuti anche i suoi studi successivi. Nello studio i collaboratori di Warhol producono serigrafie e litografie. Nei giorni in cui diviene famoso Warhol lavora giorno e notte ai suoi dipinti. L'uso di serigrafie è finalizzato a produrre immagini in massa, allo stesso modo in cui le industrie capitalistiche producono in massa prodotti per i consumatori.

"Don't worry there's nothing about art that a person can't understand" Rassicura Wharol.

"Niente di complicato e difficile nell'arte, che l'uomo moderno, l'uomo qualunque, non possa arrivare a comprendere". Una straordinaria democratizzazione del concetto di fruizione artistica, figlio della società industriale, in cui la produzione avviene in modo  meccanico - in serie - così, per Wharol, nell'arte come nella vita, l'accessibilità prevale sull'esclusività. Da qui, i modelli della sua arte; la pubblicità, il fumetto, quei divi del cinema e quelle celebrities riprodotte a ripetizione che sarebbero divenute delle icone.

In esposizione troviamo Liz Taylor, le sue celebri Marilyn, ed ancora, del 1963 "Trenta sono meglio di una" che ha come soggetto la Monna Lisa, che si ripete in maniera sequenziale in stile foto-tessera. Ed inoltre la riproduzione di foto segnaletiche di ricercati e criminali. Wharol gioca e si diverte a ricordarci la sua naturale propensione per un artista-macchina, che non inventa ma riproduce, che non interpreta ma ripete all'infinito.

Sono del 1964 "Le 12 sedie elettriche" che fanno di uno strumento di morte un motivo decorativo, così come "Mao", che ripreso in serie nel 1973 sembra più un soggetto da carta da parati che un leader politico.

E le opere dedicate ai dollari, già dal 1962, a dimostrare che un artista non deve temere di produrre business ma anzi deve esser fiero dei propri risultati economici. Facile leggervi il riscatto personale da un'infanzia in povertà.

"Making money is art and working is art and good business is the best art" ricorda.

Del 1964 il "Self-Portrait" - autoritratto di un uomo che ci tiene ad essere "la cosa giusta nel posto sbagliato o la cosa sbagliata nel posto giusto" in modo che qualche cosa di straordinario e inaspettato accada. L'autore ha un'indubbia fascinazione per ciò che è artificiale (il travestimento in alcuni autoritratti con occhiali e parrucche), ama definirsi superficiale; egli sviluppa un'estetica della rappresentazione  grazie a tecniche quali la serigrafia che rimpiazzino l'idea di stile con quella di copia ad alta diffusione e riproducibilità. L'amore per i soggetti comuni, banali, diffusi, viene celebrata in riferimento al fumetto con "Dick Tracy" poliziotto leale con i buoni ma duro con i criminali ed eroe della cultura popolare americana.  La passione per il cinema si mostra con "Il Bacio (Bela Lugosi)" scena tratta dal film Dracula del 1931.  L'interesse per le celebrities - feticcio di quelle stampate sulle figurine e collezionate dal Wharol bambino, è ripresa tra gli altri in "Elvis rosso"(1962).

Sebbene si definisse "superficiale" c'è un lato nell'artista che non pare esserlo affatto; lo ritroviamo ad esempio nei suoi "Flowers Large Flowers" del 1964, in cui la bellezza del fiore si accompagna alla consapevolezza della tragedia della sua morte.

Tra le ultime opere esposte in ordine cronologico sono di particolare bellezza il ritratto di "Jean Michel Basquiat" del 1982, le grandi tavole decorative che riprendono, giocando sulla simmetria, le famose macchie dello psichiatra Rorschach, e "l'ultima cena" del 1986, esposta a Milano nel 1987, che segna la chiusura della carriera dell'artista poco prima della sua morte. "L'ultima cena" e "La Monna Lisa" sono per Wharol un'ulteriore tappa alla ricerca delle celebrities, quali celebrità nel campo della storia dell'arte che riprodotte divengono patrimonio alla portata di tutti. D'altronde la fama stessa è alla portata di tutti secondo Wharol: "Ciascuno avrà i suoi 15 minuti di celebrità".

Wharol pare interpretare perfettamente le tendenze estetiche del suo tempo, comprende la bellezza e l'eccezionalità, ma anche la tragedia sottesa, di ciò che si ripete nella vita quotidiana, sempre uguale ma pure diverso, si interessa al valore e all'attrazione generata dall'oggetto di uso comune, dal bene di consumo, dalle immagini pubblicitarie, guardando il mondo con quella "ingenuity" che è sì genialità ma è anche purezza di sguardo, curiosità, capacità di stupirsi, ingenuità simile a quella di un bambino di fronte alle cose del mondo. Questa è la forza di Wharol, la sua vicinanza, la potenza della sua opera. Egli ha saputo vedere la bellezza anche in una scatola di zuppa, o in una sedia elettrica, ora, è forse nella loro edulcorazione che Wharol restituisce agli oggetti ed ai personaggi che ritrae quella forza e quel valore che furono il cuore della cultura del suo tempo e, per certi versi, anche del nostro, in un contesto in cui i mezzi di comunicazione si accavallano, i differenti linguaggi si sovrappongono e siamo bombardati da immagini che ripetono se stesse; fino a portarci ad osservare la copia, di una copia, di una copia, in una costante sensazione di déjà vu.

 

WHAROL. Dalla collezione di Peter Brant: dal  24 ottobre 2013 al 9 marzo 2014

Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12, Milano.

Lunedì: 14.30 - 19.30. Da martedì a domenica: 9.30 - 19.30. Giovedì e sabato: 9.30 - 22.30.

Biglietto: intero 11€/ ridotto: 9,50€

Informazioni: www.warholmilano.it      #wharol

 

 

Giovanna Canonico

Che fatica il rifacimento di pellicole mitiche! Massimo Venier se lo sarà detto mille volte quando ha pensato di riproporre in chiave moderna una delle commedie più riuscite e divertenti di Dino Risi.

Eppure armato di coraggio e di buoni propositi ce l’ha messa tutta e, a suo modo, ha ri-confezionato Il Vedono, anno 1959, in un film moderno e attuale chiamando a interpretare il ruolo della moglie ricca e dominatrice la Lucianina nazionale e volendo come marito succube ma di belle speranze, Fabio De Luigi. E per le nuove generazioni la pellicola potrebbe anche avere un senso e funzionare meravigliosamente. I due attori contemporanei sono bravissimi, divertenti, calati alla perfezione nella parte e molto credibili. La Littizzetto con chignon e tailleurini su misura incarna benissimo la ricca sciura imprenditrice e altezzosa, e De Luigi è magnifico nel ruolo del marito vessato, vanesio, impacciato ma adorabile e se io avessi qualche anno in meno direi che Aspirante vedovo si candida ad essere uno dei film più divertenti di questa fine anno.

Il fatto è che io, come molti altri italiani, conosciamo quasi a memoria il vecchio film di Dino Riso che oltre ad avere una sceneggiatura originale ha come protagonisti due “mostri sacri” del nostro cinema, i più bravi, due attori premiati e consacrati anche dal cinema internazionale e allora i paragoni e i confronti non solo sono inevitabili ma nascono davvero spontaneamente.

La pellicola del 1959 ha come protagonisti, appunto, Franca Valeri, che il ruolo della sciura milanese l’ha praticamente inventato e portato al cinema, che è passata con nonchalance assoluta dal teatro al grande schermo, alla televisione e poi ancora al teatro trasformando in oro tutto quello che toccava e da nientedimeno che Alberto Sordi, cioè la storia della commedia italiana, l’attore per antonomasia, il piacione sfigato ma adorabile.

Pertanto, tutto il talento, la bravura, la versatilità di Luciana Littizzetto e di Fabio De Luigi non possono bastare, è evidente. Non fosse altro che per quanto si impegnano sullo schermo quei ruoli sono già stati interpretati da altri e in una maniera così sublime che neppure un miracolo potrebbe far reggere il paragone. E infatti non è questa la strada.

Aspirante vedovo di Venier va visto perché ha un senso sociale e umano comunque attuale, quello che il regista mostra sullo schermo è la nostra Italia, il Paese del 2013 dove gli arrivisti continuano a mietere successi e tutti gli altri vanno dietro con il fiatone per poter raccogliere solo le briciole.

Il film di Massimo Venier va visto perché è divertente e fatto bene a prescindere da tutto e perché è inquietante e di grande sgomento comprendere quanto in Italia non sia mutato granché dal 1959.

Ultima considerazione, Aspirante vedovo come il film originale pone all’evidenza dello spettatore non solo una trama dove la ricca e potente signora sottomette il marito spiantato e di bell’aspetto ma il perenne conflitto di maschi contro femmine e viceversa. Un film visto e rivisto anche nella vita reale di ogni giorno e per questo assolutamente da rivedere anche sul grande schermo.

 

 

 

 

C’è chi danza per ricordare, altri per emozionare o emozionarsi, altri ancora per comunicare così come con un quadro o una canzone.

, progetto performativo del gruppo Osteoporosys Dance Theatre, fa della danza contemporanea un’arte in grado di offrire al singolo interprete l’occasione di misurarsi con il proprio io creativo. Sulla scia delle note musicali si muove un corpo flessuoso con le sue molteplici fisicità, vissute anche in modo ludico o malinconico, per esprimere identità segrete e nascoste dei performers.

Ecco che allora questo scambio artistico di vissuti trova sempre più una collocazione originale all’interno di eventi culturali, presentazioni ed eventi a tema, come Emotivamente, la serata di chiusura del Festival della cultura psicologica, organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia, che si terrà sabato 26 ottobre presso l’Hotel Enterprise di Milano.

Allo stesso filone artistico appartiene la compagnia di danzatori e autori Collettivo PirateJenny, anch’essa presente alla serata Emotivamente. I loro progetti nascono dal desiderio di ricreare un rapporto di fiducia con lo spettatore, privilegiare la comunicazione, recuperare l'artigianalità del mestiere del creativo e lavorare in piena tempesta in alto mare.

Emotivamente sarà l’occasione di incontro di queste due forme di espressione, esempi di contaminazione di danza, cultura e psicologia inseriti all’interno di una cornice mondana. Una nuova tendenza che vede l’arte interpretata in tutte le sue sfumature.

Serata Emotiva-mente, sabato 26 ottobre, c/o Hotel Enterprise Milano ore 19,30.

http://festivalculturapsicologica.com/

www.enterprisehotel.com

 

“Arte….. tu sei il mondo”

Ospitato nei suggestivi spazi post-industriali della DanceHaus Susanna Beltrami e della Fabbrica del Vapore di Milano, luoghi adibiti ad accogliere la creatività dei giovani e dare una “casa” alle loro creazioni, il Festival Exister, vetrina della danza contemporanea,ritorna anche quest’anno per la VI Edizione.

Ostinatamente ottimisti, ostinatamente in direzione contraria … guardando l’orizzonte perché è la che noi tutti ci dirigiamo: questa edizione del Festival porta il nome, provocatorio, di Orizzonti, per sottolineare la volontà dei suo organizzatori e partecipanti di tenere lo sguardo sempre rivolto verso il futuro, per andargli incontro, senza timori e con tanta voglia di lasciarvi il proprio segno.

Da sempre grande espressione della danza d’autore, Exister propone nelle tre giornate in programma, dal 25 al 27 ottobre, il meglio della creatività italiana e non, guardando però già alle prossime edizioni e ad una nuova identità che il festival assumerà nei prossimi anni, ascoltando, accogliendo e sostenendo chi con coraggio continua a danzare.

Rinsaldando il connubio con il network Anticorpi XL, primo network indipendente italiano dedicato alla giovane danza d’autore che coinvolge attualmente 28 operatori in 14 regioni, di cui ArtedanzaE20, associazione culturale finalizzata allo sviluppo della danza contemporanea e arti perfomrtive, è il referente per la regione lombardia, il festival quest'anno darà grande spazio a spettacoli prodotti proprio con il sostegno del Network: il coreografo Giulio D'Anna porta ad Exister, oltre al solo Bloody Body Blah, il suo nuovo spettacolo O O O O O O O O, progetto vincitore di CollaborAction, nuova azione del network AnticorpiXL a sostegno di un giovane coreografo del nostro territorio per la produzione di un nuovo spettacolo, cui è dedicata la serata di sabato 26.

Anche la giornata di domenica 27 è dedicata a performance sostenute da ArtedanzaE20 grazie a Dance_B, progetto di residenze creative in collaborazione con DanceHaus che offre una casa ad artisti selezionati. In scena due dei progetti ospitati e sostenuti nel 2013: il duo Sonenalè di Riccardo Fusiello e Agostino Riola con forEVER e Francesca Gironi con l'installazione-performance CAMILLE.

In collaborazione con AnticorpiXL, Exister porta a Milano anche Angela Belmondo con Hister, appena presentato alla vetrina di Ravenna di settembreoltre al gradito ritornodella Compagnia 7/8 Chili con Display.

Dalla Norvegia, il coreografo Ludvig Daae con il solo MM, progetto legato ad Areowawes, circuito che sostiene coreografi europei talentuosi  dando loro la possibilità di girare nei Paesi europei per residenze e performance.

Con grande gioia Exister accoglie quest'anno anche il debutto di Keep your fingers crossed, spettacolo realizzato appositamente per il festival dal coreografo Matteo Bittante.

 

Un’occasione da non perdere per assistere ad uno spettacolo che vi rimarrà nel cuore!

PER INFORMAZIONI

Date: 25-26-27 ottobre

 

“Arte….. tu sei il mondo”

 

Ospitato nei suggestivi spazi post-industriali della DanceHaus Susanna Beltrami e della Fabbrica del Vapore di Milano, luoghi adibiti ad accogliere la creatività dei giovani e dare una “casa” alle loro creazioni, il Festival Exister, vetrina della danza contemporanea,ritorna anche quest’anno per la VI Edizione.

Ostinatamente ottimisti, ostinatamente in direzione contraria … guardando l’orizzonte perché è la che noi tutti ci dirigiamo: questa edizione del Festival porta il nome, provocatorio, di Orizzonti, per sottolineare la volontà dei suo organizzatori e partecipanti di tenere lo sguardo sempre rivolto verso il futuro, per andargli incontro, senza timori e con tanta voglia di lasciarvi il proprio segno.

Da sempre grande espressione della danza d’autore, Exister propone nelle tre giornate in programma, dal 25 al 27 ottobre, il meglio della creatività italiana e non, guardando però già alle prossime edizioni e ad una nuova identità che il festival assumerà nei prossimi anni, ascoltando, accogliendo e sostenendo chi con coraggio continua a danzare.

Rinsaldando il connubio con il network Anticorpi XL, primo network indipendente italiano dedicato alla giovane danza d’autore che coinvolge attualmente 28 operatori in 14 regioni, di cui ArtedanzaE20, associazione culturale finalizzata allo sviluppo della danza contemporanea e arti perfomrtive, è il referente per la regione lombardia, il festival quest'anno darà grande spazio a spettacoli prodotti proprio con il sostegno del Network: il coreografo Giulio D'Anna porta ad Exister, oltre al solo Bloody Body Blah, il suo nuovo spettacolo O O O O O O O O, progetto vincitore di CollaborAction, nuova azione del network AnticorpiXL a sostegno di un giovane coreografo del nostro territorio per la produzione di un nuovo spettacolo, cui è dedicata la serata di sabato 26.

Anche la giornata di domenica 27 è dedicata a performance sostenute da ArtedanzaE20 grazie a Dance_B, progetto di residenze creative in collaborazione con DanceHaus che offre una casa ad artisti selezionati. In scena due dei progetti ospitati e sostenuti nel 2013: il duo Sonenalè di Riccardo Fusiello e Agostino Riola con forEVER e Francesca Gironi con l'installazione-performance CAMILLE.

In collaborazione con AnticorpiXL, Exister porta a Milano anche Angela Belmondo con Hister, appena presentato alla vetrina di Ravenna di settembreoltre al gradito ritornodella Compagnia 7/8 Chili con Display.

Dalla Norvegia, il coreografo Ludvig Daae con il solo MM, progetto legato ad Areowawes, circuito che sostiene coreografi europei talentuosi  dando loro la possibilità di girare nei Paesi europei per residenze e performance.

Con grande gioia Exister accoglie quest'anno anche il debutto di Keep your fingers crossed, spettacolo realizzato appositamente per il festival dal coreografo Matteo Bittante.

 

Un’occasione da non perdere per assistere ad uno spettacolo che vi rimarrà nel cuore!

 

PER INFORMAZIONI

Date: 25-26-27 ottobre

Luoghi: Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4, 20154 | DanceHaus, via Tertulliano 70, 20137 Milano

Prezzi: intero 15 euro / ridotto 10  euro (scuole danza, over 60 - under 26)

Contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. \ telefono +39 334 9985224

www.exister.it | www.facebook.com/festivalexister

 

Per il programma completo degli eventi del Festival consultare il sito

www.exister.it

Festival Exister è un progetto di ArtedanzaE20, con la Direzione artistica di Annamaria Onetti.

realizzato con il sostegno di MIBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Comune di Milano – Cultura, Fondazione Cariplo, AnticorpiXL, GAI – Associazione per i Giovani Artisti Italiani, Progetto ETRE.

E con la collaborazione di DanceHaus Susanna Beltrami e Fabbrica del Vapore

 

 

Di Indira Fassioni

 

 

 

"I don't care, I love it! : cantano le Icona Pop

Chi non ha canticchiato questo motivetto, almeno una volte, durante la lunga estate caldissima appena trascorsa?

La risposta esatta è "tutti"! Perchè si, "I love it", geniale hit pop-dance, calata come un'orda vichinga dalle fredde terre nordiche della Svezia, è stata la vera rivelazione della prima parte del 2013.

La Svezia si conferma terra di pop e melodie catchy, e le Icona Pop non fanno eccezione.

Le IP, al secolo le dj Caroline Hjelt e Aino Jawo, si incontrano nel 2009 ad un party e decidono subito di formare un duo, dando alle stampe il singolo di debutto "Manners", definito dalla sempre ben informata stampa inglese "maledettamente cool".

"I love it" giunge poco dopo e piano piano scala le classifiche mondiali, grazie anche al fatto di essere stato utilizzato per spot (Coca Cola light), sigle di telefilm (Glee, Snooki&JWoow) e video games (Need for Speed: Most Wanted).

Lo stile musicale delle Icona Pop è stato definito dalle stesse come un mix tra electropop, dance e indiepunk, un mix con il quale poter ridere e piangere allo stesso tempo.

A voi la scelta!

 

Icona Pop

22 ottobre 2013: rimandato

NUOVA DATA: 20 MARZO 2013

Alcatraz

Via Valtellina, 25  20159 Milano

 

Per info e rimborso biglietti:

www.ticketone.it

 

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