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Il 6 ottobre 2013, alle h. 21.00, presso il Teatro dell’Elica, situato nella Piazza della Libertà  a Lissone, si terrà lo spettacolo "The Tempest", libera interpretazione del testo “La Tempesta” di William Shakespeare. Regia di Giorgia Montani, con attori quali Marika Baruzzo ed Andrea Brivio, la rappresentazione rielaborerà la classica opera, donandole tocchi nuovi ed inaspettati. "The Tempest" è strutturato per chi ama conoscere, plasmare e capire il nostro passato, le opere che ci hanno formato. Uno sguardo più consapevole e critico, un modo per rinnovarsi e re-inventarsi. Il Teatro dell'Elica è un'iniziativa di Sergio Missaglia, si costituisce come Associazione nel 1992 ma ha origine nel 1986 come civico laboratorio teatrale (Teatro Gruppo Lissone). Questo teatro, attivissimo sia per quanto riguarda spettacoli che nell'organizzare corsi  di formazione volti ad un pubblico tanto adulto quanto più piccolo, organizza numerose rassegne teatrali, sempre collaborando con il Comune di Lissone. Con "The Tempest" sfora le frontiere della realtà, arrivando nel dominio dell'immaginifico. Un viaggio tra i flutti di pensieri, di gesti, parole soppesate, che riempiono l'aria. Tra fantasia, vento e pensiero, uno spettacolo imperdibile.

Costo biglietto: 5 euro info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Noi di Nerospinto vi invitiamo a prendere parte ad un grande appuntamento con la musica elettronica  venerdì 4 ottobre.

La Stagione San Fedele Musica 2013-2014 “Tracce e percorsi acustici ed Elettronici” ospita infatti, nella prestigiosa cornice dell’Auditorium San Fedele, Tim Hecker, tra i più ispirati compositori del minimalismo ambient sperimentale.

La serata, organizzata in collaborazione con la rassegna musicale e artistica S/V/N, si compone di due momenti: l’ascolto con acusmonium di alcune parti dell’opera Islands del canadese Barry Truax, pioniere della sintesi granulare e del soundscape di Vancouver e dell’opera Stati d’acqua, un impressionante affresco con paesaggi sonori registrati in Amazzonia di David Monacchi, uno dei più importanti rappresentanti della corrente eco-acustica.

Sarà poi la volta di Tim Hecker, che presenterà il suo nuovo album “Virgins” (in uscita il 14 ottobre), un lavoro arioso, che aspira all’infinito e che incorona un anno speciale per l’artista canadese, reduce dalla vittoria del Juno Award 2012  per il miglior album elettronico.

Le atmosfere eteree di Hecker ben si sposano con la location della serata, un auditorium recentemente ristrutturato grazie anche all’installazione di un dispositivo di diffusione della musica elettronica unico in Italia.

Le attività culturali proposte dalla Fondazione Culturale San Fedele mirano, da sempre, al dialogo tra le culture, alla promozione della giustizia e alla formazione dei giovani (Premio San Fedele Giovani Artisti); all’auditorium si affianca la chiesa cinquecentesca, che ospita grandi concerti di musica sacra.

 

Indira Fassioni

 

Stagione SAN FEDELE MUSICA 2013 – 2014

TRACCE E PERCORSI ACUSTICI ED ELETTRONICI

In collaborazione con S/V/N/

una produzione  Basemental, Neoma e Terzopaesaggio

 

 

Venerdì 4 ottobre 2013, ore 21

Auditorium San Fedele (Via Hoepli, 3b)  – Milano

 

EcoAcousticMusic & SOUND-ART

TIM HECKER live

 

La performance sarà preceduta da un’introduzione acusmatica con musiche di:

Barry Truax estratti da Islands (1991-2000)

David Monacchi Stati d’Acqua (2006)

 

regia esecutiva di Giovanni Cospito e Dante Tanzi

 

ingresso €12 / €8 (Under 25)

info e prevendite: Biglietteria Auditorium lun-ven 10/12.30 – 14/18

tel.0286352231 fax. 0286352803 -  www.centrosanfedele.net

acquisto on line:  http://www.crea.webtic.it/Default.aspx?sc=5213

 

Per informazioni al pubblico:

Fondazione Culturale San Fedele

Piazza San Fedele  4, 20121 Milano

Auditorium: via Hoepli 3/b, 20121 Milano

Segreteria Centro Culturale San Fedele

Alessandra Gorla tel.0286352231 fax. 0286352803

 

Erano i mitici e compulsivi 80's.

Un decennio con il quale avrebbe dovuto fare inesorabilmente i conti tutto quello venuto dopo.

Erano gli anni della new wave, del post punk, del synth, dell'electro e i primi passi dell'indie-pop, della dance e dello sperimentalismo musicale. Dei jeans a vita alta, dei capelli cotonati e i colori fluo.

 

Erano e ritornano a partire da sabato 5 ottobre per una volta al mese al POLYESTER CLUB, l'unico party a Milano 80's oriented dove tutti gli stilemi underground e pop degli anni 80 confluiscono in una sola one night.

Dopo quattro stagioni al Toilet, la factory del POLYESTER si sposta al Q21 (Via Padova 21, Milano), nella Room 2, durante il Cockette Party (in scena nella Room 1).

 

Difficile definire la miscela vincente che ha portato al successo di un progetto che con gli anni ha visto crescere sempre di più il numero dei suo affiliati. Per questo motivo la redazione di Nerospinto ha incontrato per voi le tre anime della serata, i djs resident di questa edizione del POLYESTER: Simone Black Candy, Ziggy e Starcrazy.

 

Simone, volevo cominciare l'intervista con te che ormai da 5 anni sei al timone di quello che più che un semplice party si presenta come un vero e proprio progetto creativo. Come prende origine e da dove nasce l'idea del "POLYESTER" e la scelta del suo nome? 

Black: POLYESTER riunisce tutti i cliché dei vari party underground, con una miscela fresh che alla fine diventa mainstream: immagina di prendere un party in casa, con qualche amico artista e gente pazza, casuale ma non troppo, immagina poi di trasportare questa festa in un club (stile Sound, quello dove andava Christiane F), ecco l'idea è pressappoco questa. Un club party ma con l'anima da festa in casa. In breve ciò che rende Polyester differente da altre serate con lo stesso tema è l'attitudine: prendere gli anni 80 come spunto, per mixarli con tutto quello che c'è di buono oggi, dall'elettronica al rock. Un modo nuovo e tutt'altro che nostalgico di concepire gli 80's. Un'influenza che si respira oggi ovunque, dall'arte alla pubblicità, dalla moda alla musica.

Il nome, invece, è un chiaro omaggio al film "Polyester" di John Waters, nonché manifesto indie-pop della serata.

 

Ziggy, questo è il tuo primo anno da resident dj al Polyester, ma già a partire dal tuo nome d'arte è dichiarata l'appartenenza ad un decennio che in gran parte porta la firma di Bowie. In che modo secondo te uno dei protagonisti di quell'epoca ha condizionato le tendenze non solo musicali degli anni 80 e in che misura ha poi segnato anche la tua di formazione musicale?

Ziggy: "no one reads a moment better than Bowie"

Non si può parlare di anni 80 senza parlare di Bowie. Tutti quelli che hanno lasciato un segno in quegli anni sono figli della sua ricerca senza tempo.     Bowie, piuttosto che rivolgersi al mainstream, ricercava il suono del suo tempo negli stili periferici, nelle avanguardie. In un certo senso con la sua musica ci ha dato una guida per leggere la nostra era. Ziggy era l'apoteosi dell'apparenza, era l'artificio supremo, la posa portata alla massima espressione, ma sapeva essere anche un'anima frammentata, un'anima disperatamente in cerca del proprio io.

Io sono figlio della sua schizofrenia. Nella mia selezione musicale c’è la ricerca continua di suoni e colori di frammenti che mi ha lasciato in eredità.

 

Starcrazy, abbiamo parlato con Ziggy dell'impronta che ha avuto Bowie nella sua ricerca musicale. Quali sono stati per te invece i modelli o le tendenze musicali di quel decennio a cui si ispirerà la tua selezione musicale della serata?

Sicuramente le mie influenze musicali hanno origini non essenzialmente da un genere, ma dal fatto che sin da piccola ho coltivato una passione per ciò che riguarda la musica e la creazione musicale, infatti oltre a mettere i dischi canto e creo musica con la mia band. Anche l'aver scelto studi artistici prima al liceo e poi all'Accademia di Belle Arti hanno arricchito certe visioni nell'ambito musicale. Se devo entrare nello specifico però posso dire che durante l'adolescenza ho vissuto il periodo Grunge con una colonna sonora caratterizzata da gruppi come i Nirvana. Crescendo poi ho iniziato ad amare bands che fanno parte di quello che viene considerata l'era indie anni '90 come gli Suede, da dove nasce il mio nome come Dj, o gruppi come le Elastica, i Menswear o i Mansun tanto da spingermi a trasferirmi a Londra per un paio di anni. Anche il periodo londinese ha influenzato la musica che suono durante le serate perchè diciamo che il mio orecchio si è formato ascoltando Djs come Erol Alkan quando ancora agli albori aveva creato Trash, la prima serata Indie a Londra e dove i Djset sono un'amalgama di generi alternativi ma comunque diversi tra loro. Ovviamente c'è una ricerca costante di suoni nuovi e di nuova musica, ma diciamo che la base rimane la mia storia.

 

Questa è una domanda per tutti e tre. Gli anni 80 ci hanno consegnato delle icone non solo musicali, ma anche di stile e tendenza che sono entrate a far parte dell'immaginario collettivo poi delle generazioni successive. Perciò per libera associazione d'idee, qual è la prima cosa che vi viene in mente pensando a quel decennio?

Black: Bowie che canta Let's Dance, la Mute Records e lo spot dell'AIDS.

Ziggy: un sacchetto pieno di Marshmallow e il walkman blu senza l’autoreverse e con le cuffie di spugna arancioni.

Starcrazy: Se penso agli anni 80, che seppur fossi molto piccola ho vissuto di riflesso grazie a mia sorella maggiore, le cose che mi vengono in mente così d'impulso sono: il primo concerto che ho seguito in diretta in televisione di Madonna a Torino e la celebre frase “Siete caldi? Anch'io!”, i braccialetti neri di plastica ricavati dalle guarnizioni che dovevano riempirti l'avambraccio, il primo video di Cindy Lauper che canta “True Colors” trasmesso su Superclassifica Show il sabato pomeriggio con la faccia tipo mirror ball che presentava , i poster dei Duran Duran che tappezzavano la stanza , gli scaldamuscoli, i calzettoni colorful glitterati, gli orecchini a croce e da non dimenticare assolutamente le mega spalline.

 

Tre modi per definire il POLYESTER:

Black: Trascinante. Pazzo. Lisergico.

Ziggy: Sinergico. Compulsivo. Etereo.

Starcrazy:  Punk, Fun & Done!

 

 

POLYESTER / Opening party / Q21 CLUB 5 ottobre 2013 / dalle 23.30 alle 5.00 Q21 CLUB – Via Padova 21, Milano (MM Loreto). Ogni primo sabato del mese, Room 2 Ingresso con drink incluso: 18 euro / riduzione 15 euro Liste: 345 4670794 - 345 6054350

 

RESIDENT DJ > BLACK CANDY / STARCRAZY / ZIGGY

LIVE ART & HUMAN COLLAGE > MELANCHOLIE (MIT MONSTERN)

I pazzi di Melancholie ti trasformeranno ogni mese in un'opera d'arte vivente. I loro strumenti sono la carta e le immagini, il loro supporto sarà il tuo volto.

 

Partecipa all'evento su FB> http://www.facebook.com/events/612302095488660

 

 

 

 

 

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Giannino Ferlin – My time

 

La nona edizione della Giornata del Contemporaneo, patrocinata da AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani), presenta, il 5 ottobre 2013 alle h 18.00, visitabile fino al 14 ottobre, un’esposizione di alcuni quadri scelti dalla serie di Giannino Ferlin, My Time.

Con non-colori austeri e rigorosi, Ferlin traccia i segmenti e le linee di uno spazio e di un tempo che non appartiene più all’uomo, ma all’immagine che esso si configura, in perenne lotta con un “panta rei” (tutto scorre. Eraclito) vitale che lo affligge e lo ottunde.

Libertà supposte, immaginate o costrittive, tempi incalzanti, secondi in libera caduta verso una definizione del momento rielaborata dalle leggi umane attraverso immagini d’ineluttabilità e freddezza.

Con abili pennellate, Ferlin ci descrive l’uomo come rimembranza, come continuo divenire che lascia le sue orme su un tracciato sdrucciolevole ed incerto: memoria di un trascorso, affermazione del presente, speranza e attesa di ciò che verrà. Il tempo di Giannino Ferlin si plasma con le assenze dei colori, riempiendo i vuoti con ombre e luci inaspettate: attraverso solchi e rilievi, la materia pittorica si modifica e cresce. Passato in negativo, presente in positivo, futuro che emerge dalla superficie bidimensionale incidendo lo spazio.

Una scelta di forme e colori sapientemente ponderata, l’idea di tempo, tanto inconoscibile, che si fa quadro.

 

“GIANNINO FERLIN - MY TIME”

A cura di Elena Amodeo e Vittorio Schieroni M4A - MADE4ART, Via Voghera 14 - ingresso da Via Cerano, 20144 Milano 5-14 ottobre 2013 Inaugurazione in occasione della Nona edizione della Giornata del Contemporaneo organizzata da AMACI sabato 5 ottobre dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 16 con cocktail alle 18 Orari di apertura galleria: lunedì e sabato ore 16-19, martedì-venerdì ore 10-13 e 16-19 www.made4art.it, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., t. +39.02.39813872

 

 

 

 

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Negli ultimi decenni, in una società sempre più multietnica, la cucina italiana ha conosciuto nuovi impulsi, qualche stravolgimento e anche indubbi arricchimenti dovuti a una disponibilità merceologica sempre più globale. Il mercato offre nuovi prodotti alimentari per soddisfare le esigenze dei consumatori di più recente acquisizione. Molti ristoranti propongono piatti che uniscono ingredienti di più parti del mondo dando a tale abbinamento molta enfasi e visibilità. Ma, più sottotono, anche la cucina casalinga è cambiata ed è considerata ormai abitudine che almeno uno degli ingredienti etnici più radicati rientri di tanto in tanto nei nostri menù. Chi non utilizza, insieme a ingredienti nostrani, prodotti come il couscous, la salsa di soia, le salse piccanti messicane o orientali, il wasabi, le alghe, i nachos, gli spaghettini di soia e via discorrendo? Elenco a cui vanno aggiunti prodotti agricoli di più recente diffusione come quinoa e amaranto, che stanno trovando crescenti consensi e il loro consumo è caldeggiato dalla FAO. Di questo fatto puramente fisiologico da noi si è voluto farne una moda, una sorta di indicatore di cosmopolitanismo, e non trovando un termine italiano che lo indichi al meglio è stato mutuato dall’inglese il termine fusion. Inoltre, nell’interpretazione provinciale italiana, fusion è un fenomeno recente, e pertanto comprende solo piatti di nuova acquisizione, innovativi, di tendenza. Ma quando cime di rapa e broccoli portati dagli immigrati del Mezzogiorno arricchivano le tavole “nordiche” legandosi ai loro ingredienti nessuno ha mai pensato di enfatizzare i nuovi abbinamenti.

E’ che in Italia la visione storica non è un approccio molto diffuso, così come la memoria storica non è dote sempre diffusa. Ma se ci alzassimo sulla punta dei piedi per guardare in direzione del passato, forse sarebbe più facile acquisire una visione più complessiva. La cucina in generale e quella italiana in particolare è “storicamente”, “tradizionalmente” fusion considerato che a ogni scoperta geografica, a ogni inaugurazione di nuova rotta o di percorso mercantile, a ogni invasione e occupazione straniera del territorio, c’è stato un arricchimento di prodotti. Era fusion la cucina speziata medievale, e un apporto notevole, in epoca moderna, è dato dalla scoperta delle Americhe e dal conseguente ingresso di mais, pomodori, patate, fagioli, peperoni… Cosa sarebbe la nostra tavola senza questi ingredienti? Il pomodoro, per esempio, è associato alla dieta mediterranea come se fosse un prodotto autoctono: è ingrediente della celebrata pommarola che circa mezzo millennio fa, abbinata agli spaghetti, diede vita a un piatto fusion, ed è fusion esattamente come un pomodoro affettato e condito con un filo di olio d’oliva, o una pizza margherita. Potremmo continuare con la pasta e fagioli, con gli sformati di patate… Da non trascurare la polenta con il baccalà: questo piatto unisce l’americana farina di mais al baccalà, pesce oceanico conservato sotto sale che veniva, ed è, importato in Italia dal Portolgallo o da altri paesi europei, all’epoca considerati lontani (per cui esotici come le americhe); conseguentemente potremmo considerarlo, per dirla tutta, un piatto fusion vintage very exotic… e sicuramente trendy.

Testo a cura di Fabiano Guatteri 

Mercoledi 6 novembre si è tenuta a Milano, nell'incantevole cornice di Cascina Cuccagna, la conferenza stampa di presentazione della terza edizione di Medimex, il Salone dell'Innovazione Musicale, che si terrà presso la Fiera del Levante di Bari dal 6 all'8 dicembre.

Una tre giorni dedicata alla musica e all'innovazione voluta da Puglia Sounds e Teatro Pubblico Pugliese, che vuole dare credito alla cosiddetta "industria della creatività", un settore portante dell'economia italiana ma spesso bistrattato dalla politica e dall'opinione pubblica. Non a caso, le tre parole d'ordine di questa edizione sono "ricerca, innovazione e internazionalizzazione", in quanto la cultura musicale può e deve essere un volano sia per lo sviluppo economico del paese sia per la crescita spirituale dei cittadini.

Alla conferenza hanno partecipato, tra glia altri, Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, Carmelo Grassi, presidente del Teatro Pubblico Pugliese e Enrico de Angelis, direttore del Premio Tenco.

L'obiettivo del Medimex è far conoscere talenti musicali pugliesi, nazionali e internazionali, muovendosi su quattro filoni ben distinti: la musica live, i cambiamenti che stanno interessando il mondo della discografia, le nuove tecnologie e lo sviluppo della professioni che gravitano nell'industria della creatività.

Grande spazio verrà dato alla musica live, con la presenza di showcase di artisti creativi ed eterogenei quali Bobo Rondelli e l'Orchestrino, Achilifunk Sound System, Hoba Hoba Spirit e Blackmail.

Ad arricchire il tutto, vi saranno anche numerosi incontri d'autore condotti da giornalisti del calibro di Ernesto Assante , Gino Castaldo e Francesco Costantini che intervisteranno grandi nomi della scena musicale attuale come Claudio Baglioni, Fedez, Marco Mengoni, Piero Pelù, Francesco de Gregori, Fiorella Mannoia, Pino Daniele, Niccolò Fabi, Renzo Arbore e la rivelazione inglese Birdy. Previsto anche un collegamento streaming con Lorenzo Jovanotti, vincitore di un prestigioso riconoscimento.

Non mancheranno workshop e dibattiti su tematiche attuali quali streaming e podcast (in collaborazione con Deezer), il dj superstar, le riforme del diritto d'autore , musica e diritti umani, il digitale, ai quali parteciperanno, tra gli altri, Cristiano Godano, Luca de Gennaro, Carlo Massarini, Manuel Agnelli e  Luca Valtorta.

Seguiranno tavole rotonde, mentoring, cluster creativi e tutto ciò che permette agli operatori del settori e ai giovani emergenti di incontrarsi e di farsi conoscere.

Ci sarà anche spazio per Casa Bertallot, in diretta dal Medimex, il nuovo show radiofonico di Alessio Bertallot che contamina stili, arti e media, rifondando la radio del web.

La terza edizione del Medimex si concluderà con un evento senza precedenti: la cerimonia di consegna delle Targhe Tenco 2013, trasferitasi per l'occasione da Sanremo alla splendida cornice del Teatro Petruzzelli.

Domenica 8 dicembre alle 21, il pubblico potrà assistere ad uno spettacolo musicale di grande qualità, impreziosito dalle performances di  Niccolò Fabi, Cesare Basile, Vinicio Capossela e Mauro Ermanno Giovanardi. A consegnare i premi, assegnati da una prestigiosa giuria composta da 44 giornalisti musicali ai migliori dischi d'autore dell'anno, vi saranno Davide Riondino e Dario Vergassola.

 

Medimex

Salone dell'Innovazione Musicale

6/7/8 dicembre Bari-Fiera del Levante

Per informazioni su calendario completo e ingresso:

http://www.pugliasounds.it/medimex/

 

A Villa Manin (Passariano, Udine) saranno esposte dal 20 ottobre 2013 al 19 gennaio 2014, 180 fotografie del celebre fotografo Robert Capa, una retrospettiva europea organizzata per il centenario della sua nascita.

Endre Ernő Friedmann, questo il suo vero nome, nasce a Budapest nel 1913, ma a causa delle proteste contro un governo di estrema destra è costretto, in età adolescenziale, a migrare verso la Germania. Spostatosi a Berlino con l’intento di divenire un grande scrittore si appassiona invece alla fotografia. A causa delle leggi razziali che si iniziano a diffondere negli anni ’30, Endre è nuovamente obbligato a fuggire dalla Germania essendo di origini ebree. Si trasferisce in Francia dove la sua carriera di fotografo stenta a decollare: cambia nome in Robert Capa e fonda insieme ad altri freelance l’agenzia Magnum Photos.

Grazie al sostegno del gruppo di artisti del quale fa parte si reca in Spagna per documentare l’orrore del regime franchista e della guerra civile: è la svolta decisiva nella sua carriera di fotografo. Nel 1936 a Cordova ritrae un soldato ucciso, questa fotografia diventa famosa in tutto il mondo e, nonostante diatribe circa l’autenticità di questa immagine, diventa simbolo della guerra civile.

Durante la seconda guerra mondiale Capa è in Nord Africa, successivamente viene paracadutato in Sicilia dove scatta moltissime fotografie al seguito di un piccolo esercito americano. A Palermo presenta le sue immagini a Life e continua la sua documentazione delle battaglie interne all'isola: "Era la prima volta che seguivo un attacco dall'inizio alla fine ma fu anche l'occasione per scattare ottime foto. Erano immagini molto semplici. Mostravano quanto noiosa e poco spettacolare fosse in verità la guerra. Il piccolo, bel paesetto di montagna, era completamente in rovina. I tedeschi che lo avevano difeso si erano ritirati durante la notte abbandonando alle loro spalle molti civili italiani, feriti o morti. Ci eravamo distesi per terra nella piccola piazza del paese, di fronte alla chiesa, stanchi e disgustati. Pensavo che non avesse alcun senso questo combattere, morire e fare foto (...)”.

Dopo la Sicilia, Capa si reca in Normandia e documentando lo sbarco rimane terribilmente scosso, fa continue riflessioni sulla guerra e l’inferno “che gli uomini si sono creati da soli”. Il reportage sul D-day lo incorona fotografo di guerra ma sancisce anche un lungo momento di profondo turbamento emotivo.

Terminata la guerra, nel 1947, fonda insieme a Hernri Cartier Bresson e altri fotografi di calibro mondiale l’agenzia Magnum che diverrà una delle più celebri del mondo.

Passionale e innamorato della vita, non riesce a rimanere sordo al richiamo di ripartire per documentare un altro massacro e nel 1954 parte per l’Indocina con le truppe francesi ma nel tentativo di scattare una foto metterà il piede su una mina e l’esplosione sarà letale.

Oltre alle meravigliose fotografie sarà proiettata la pellicola “The journey”, documentario dedicato ai sopravvissuti dell’Olocausto che testimonia le capacità di cineasta dell'artista. Una carriera, quella cinematografica, che rimase sempre in secondo piano rispetto a quella di fotografo.

Indira Fassioni

 

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Ogni stagione ci vengono proposti i trend del make up, le mode da seguire prese dalle passerelle di tutto il mondo. Una corsa all'acquisto dell'ultima limited edition, accaparrarsi il pezzo che farà del nostro make up di stagione un punto focale di noi stesse. Quest'inverno occhi o bocca? La scelta é questa ma.... In fondo cosa cambia rispetto al solito? Se guardiamo dal Novecento in avanti i trend ovviamente si focalizzano sull'uno e sull'altro, cambiando tratti, colori, nuance ma fondamentalmente cercando di replicare un universo portato della moda che non sempre e a tutte appartiene. Culturalmente il make up fonda le sue radici sul voler apparire, dagli Egizi, una delle prima civiltà di cui si conosce l'uso e la creazione di prodotti trucco per donne e all'epoca anche per gli uomini. Voler essere più belle, far risaltare la propria immagine, è il punto focale,ma, dunque? Forse non sarebbe meglio per ognuna di noi avere il suo di trend? Seguire le mode è ancora culturalmente valido? Sarebbe interessante osservare intorno a noi più creatività e movimento di ricerca verso la bellezza di se stesse che non verso una univocità e globalizzazione di trucco, agognando ad una irraggiungibile immagine di modelle delle passerelle. Personalità dovrebbe essere la parola chiave dei i prossimi trend. Non sarebbe provocatoriamente ora?

Grande appuntamento per gli amanti dei musical e delle storie d'amore immortali!

In città arriva infatti Ghost-Il Musical, lo spettacolo che porta in teatro lo storico film statunitense del 1990, che narra del legame indissolubile tra due innamorati separati dalla morte, ma uniti dall'amore.

Le vicende di Sam, Molly e Oda Mae Brown, portate sul grande schermo da Patrick Swayze, Demi Moore e Whoopy Goldberg, riviveranno a teatro grazie alla bravura del cast, tra cui spicca la frizzante Loretta Grace (già in Sister Act-Il Musical) e le musiche di Dave Stewart (Eurythmics) e Glen Ballard.

Del cast fanno parte giovani e dotati attori come Davide Paciolla e Sebastiano Vinci, le cui voci si intrecciano con le note suonate dal Maestro Fabio Serri, in un tripudio di colori, suoni e parole che vi faranno compagnia per sempre.

La produzione è quella delle grandi occasioni: MAS Music, Arts&Show e Poltronissima, che hanno portato in Italia successi come Priscilla la Regina del Deserto-Il Musical.

Siete pronti ad emozionarvi, a cantare e a credere nell'amore che non muore mai?

Appuntamento al Teatro Nuovo dal 10 ottobre!

 

Ghost Il Musical

10 ottobre-31 dicembre 2013

Per maggiori informazioni:

http://www.teatronazionale.it/

http://www.ghostilmusical.com/

 

Probabilmente uno degli ostacoli per chi guarda la pratica dello Yoga dall'esterno è sicuramente quello di vedere complicatissime posizioni e contorcimenti vari facendo pensare subito che non ci si potrà mai piegare o esser flessibili abbastanza per eseguire determinate Asana.

 

Complici anche le immagini che raccontano solo di esperti praticanti e non, magari, di una normale casalinga in Trikonasana (la posizione del Triangolo) che trae ugualmente beneficio da un Asana.

 

Il muscolo, tecnicamente parlando, è un fascio di fibre che mediante impulsi nervosi si attivano distendendosi, rilassandosi e contraendosi a seconda delle situazioni alle quali sono sottoposte.

Nel tempo le fibre tendono ad accorciarsi e a rendere “legnosi” piegamenti e movimenti che richiedono elasticità e flessibilità ma anche potenza fisica e uno sforzo al di sopra del normale carico al quale quotidianamente esponiamo i muscoli.

La causa principale del tremolio mentre abbiamo i muscoli in tensione è proprio questa: i muscoli sono corti.

Un muscolo ben sviluppato e visibile non garantisce di certo potenza o elasticità.

Un muscolo in salute è proprio quello che possiede entrambe le caratteristiche.

 

Le Asana si prendono cura del corpo cosidetto “grossolano”, del corpo formato anche dalle nostre fasce muscolari che piano piano vengono stimolate per far riacquisire tonicità e flessibilità ma anche potenza.

Da non dimenticare che le posture dello Yoga vanno a toccare  anche quei muscoli che con la normale attività fisica non prendiamo in considerazione come i muscoli del collo piuttosto che i muscoli interni delle anche. Inoltre pongono l'attenzione sull'allineamento muscolare e della colonna vertebrale in armoniche posizioni che non possono esser considerate mere posizioni ginniche.

Altro motivo di differenziazione, rispetto ai normali esercizi fisici, risiede nel fatto che le Asana sviluppano in noi caratteristiche più profonde ed emotive quali la concentrazione, l'equilibrio mentale e il piacere dell'abbandono del quale molti di noi hanno paura. Affidarsi al proprio sistema muscolare, al proprio corpo, indica un sentimento di fiducia che possiamo portare nella vita di tutti i giorni.

Perché mai dovremmo dar fiducia agli altri se siamo noi stessi i primi a non fidarci di noi stessi?

Provate per credere.

 

Le Asana si occupano della parte più grossolana dell'essere umano, il corpo fisico. Ma ciò non vuol dire che sia meno importante della nostra psiche. Ricordiamoci che il nostro corpo è il tempio del nostro spirito, come scriveva Pavel Nikolaevič Evdokimov, e' il luogo dove ha sede l' Io individuale ed il Se' cosmico, ed esso deve essere sempre in forma, forte, agile e sano.

Il corpo fisico, per lo yogi, non e' un ostacolo sulla via della realizzazione, è piuttosto un mezzo per raggiungere la realizzazione.

 

Morbidamente e con il tempo le Asana insegnano ad avere fede nel proprio corpo e a raggiungere il proprio e personalizzato “risveglio muscolare”. Le fibre dei muscoli principali e secondari vengono trascinate in un' equilibrata distensione che li porta ad esser più ricchi di salute e  in armonia con tutte le altre parti del corpo e dell'anima.

Ad esempio, la contrazione del viso. Capire come rilassare il proprio volto è una vera e propria scoperta: quante volte contraiamo il viso non volendo? E sapete che alcune rughe d'espressione vengono chiamate così proprio perché sono date dalle continue contrazioni, anche inutili alle volte, del nostro viso?

Apparte un vantaggio estetico, il viso rilassato apre delle possibilità e una bellezza tutte da riscoprire.

Si appare più disponibili e aperti al dialogo, il tutto dosato da uno sguardo che, coltivato con Asana come Virabhadrasana, può “bucare” le anime di chi vi sta davanti eliminando le inutili barriere di cui ci facciamo spesso carico e che sono la causa di incomprensioni e veleni mentali.

 

Possiamo sintetizzare le Asana, quindi, come una combinazione di “Azioni” congiunte che portano al risveglio muscolare. Per semplicità vi elenco le principali Azioni sul corpo fisico:

 

1- Azione sul corpo fisico: attraverso una regolare pratica l' intero organismo viene stimolato, vitalizzato e riequilibrato.

 

2- Azione sul rachide: indipendentemente dall'eta' anagrafica la rigidità e l'indebolimento della colonna vertebrale sono sinonimi di invecchiamento. Tutte le posizioni hanno una benefica azione sul rachide che viene fisiologicamente piegato, ruotato, e allungato. La staticità della posizione rivitalizza i gangli nervosi che partono dal rachide stesso. L'allungamento corregge le piccole imperfezioni strutturali garantendone l' elasticità.

 

4- Azione sui muscoli: vengono tonificati tutti i muscoli superficiali e profondi attraverso la combinazione: contrazione-rilassamento- allungamento.

 

5- Azione sulle articolazioni: si sciolgono e si elasticizzano con tempistiche che variano da persona a persona in base al suo background e tipologia fisica. A ogni corpo il suo tempo.

 

6- Azione sulla circolazione: l'effetto benefico sulla circolazione avviene sia con i lunghi stiramenti muscolari che favoriscono il ritorno venoso ( il muscolo si svuota completamente e poi richiama sangue ossigenato), sia con l'aiuto della forza gravitazionale.

 

7- Azione sul sistema endocrino: anche le ghiandole vengono stimolate od inibite a seconda delle necessita' con specifiche Asana.

 

8- Azione sulla respirazione: l'attenzione costante affina sempre più la respirazione che si fa più lenta e regolare, si espelle molta anidride carbonica e si immagazzina più ossigeno con effetto calmante sulla mente.

 

Namasté,

Vittorio Pascale

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

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