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Giovedì 19 marzo il Vinile di via Alessandro Tadino 17 si animerà grazie al dj set di Rollo//Dexx della Razzputin Crew. Una serata tutta da ballare con sound legati alla disco, all'indie dance, al 2 step, al future hip hop, al broken beats e al soul.
Rollo//Dexx, all'anagrafe Davide Monteverdi, è un grandissimo appassionato di musica, collezionista fai da te di vinili, e abile conoscitore di tantissimi generi musicali alternativi.
Quello di Rollo//Dexx si prospetta un dj set con solo vinili e il loro suono profondo e vintage, insomma una serata con musica bella, ascoltabile, ballabile e sorseggiabile.
Vinile
via Alessandro Tadino 17, Milano
Ingresso Libero a partire dalle 22.00
Qui il link dell'evento su facebook: https://www.facebook.com/events/982599801752288/
Venerdì 20 marzo all'Epoca di via Parenzo 7 gli appassionati della bass music e dell'hip hop potranno scatenarsi tutta notte grazie ad un party strepitoso. Deep Vibrations of L.A. è una serata in cui il sound graffiante e i bassi profondi provenienti da Los Angeles invaderanno un'ampia location underground milanese in stile vintage. Deep Vibrations of L.A. è un evento organizzato in collaborazione con Lady ANNICA, e prevede una line-up con due grandi musicisti capaci di dar vita a sonorità incredibili: Maky Sloan e Sub-Morph.
Maky Sloan è un dj e produttore musicale milanese originario del nord, e proprio le sue origini lo hanno spinto spesso alla ricerca di sonorità più meridionali, sviluppando in lui un forte interesse per le basse frequenze e i suoni jamaicani, anche grazie alle influenze londinesi che possiede. Il suo stile è un mix di bassi potenti e hip-hop, che si articola in diversi modi, dalla ChillTrap al Twerk.
Sub-Morph, Giammarco Meschino all'anagrafe, è un dj producer giovanissimo di Gaeta. È molto attento al sound underground, che continua ad innovare anche attraverso le influenze dei suoi primi mix dubstep e hardcore. Vive a Milano da un anno, ha due certificate nel settore della musica elettronica e continua ad evolvere il suo stile che si avvicina sempre più alla musica deep. Sta conseguendo il diploma di sound designer e continua a sperimentare e produrre, tanto che a breve uscirà il suo primo EP.
Deep Vibrations è una festa imperdibile per chiunque voglia divertirsi e ballare al ritmo di vibrazioni profonde!
Deep Vibrations of L.A.
Epoca
Via Parenzo 7, Milano
Ingresso dalle 23.00
Prezzo 10€ con consumazione
Scaricando dall'evento Facebook il flyer, sarà possibile avere un extra drink.
https://www.facebook.com/events/943820962304313/
Ricorda l'Ivory più ispirato e meglio apprezzato il nuovo lavoro cinematografico di Saul Dibb che con Suite francese si mette alla prova con un genere assolutamente pericoloso e affascinante: la commedia umana. E la prova gli riesce davvero bene.
La pellicola è equilibrata in ogni suo dettaglio. Dalle partiture per pianoforte, alla riduzione della sceneggiatura di un romanzo misterioso e complicato come l'ultima opera dell'ebrea ucraina naturalizzata francese, dai costumi essenziali ed eterei ai paesaggi dell'incantevole campagna francese. La storia di Suite francese è romantica nella misura in cui lo può essere il racconto di un amore al tempo della guerra e di due amanti che il momento, la storia, le condizioni sociali e la propria cultura avrebbero voluto lontani e distanti l'uno dall'altro.
Invece la bella e triste Lucille, ospite della severa e scontrosa suocera e in attesa di suo marito prigioniero di guerra, incontra e ama Bruno Von Falck, ufficiale tedesco tra gli occupatori del piccolo paese francese e costretto ad essere ospitato a sua volta nella stessa casa della giovane donna. Saul Dibb allora importa nel suo lavoro cinematografico la magnificenza della tragedia greca e della sua struttura imponente che mette inevitabilmente tra gli uomini e gli amanti la moira, ovvero il fato o il destino al quale non ci si può sottrarre e al quale Lucille e Bruno comprendono benissimo di non potersi sottrarre. Allora il tragico si sublima in amore e passione e i due giovani si arrendono ai loro sentimenti e alla loro sorte quasi con sollievo.
Il breve romanzo di Nemirovsky in realtà è più passionale, più ostico in molte sue pagine, più introspettivo nella maniera in cui la stessa autrice, poi morta in campo di concentramento, desiderava denunciare o sfogare una certa propensione della cultura e della società francese al tempo della seconda guerra mondiale.
Dibb, al contrario, confeziona una pellicola morbida e ispirata, tragica ma leggera dove la straordinaria interpretazione di Michelle Williams concentra e raccoglie l'intero successo del film e il senso ultimo dell'opera stessa. Chi conosce la vita vera e personale dell'attrice non può allora che commuoversi ancora di più...ma questa è solo una concomitanza.
Antonia Del Sambro
[gallery type="rectangular" ids="39732,39734,39735,39738,39739"]Dal 19 al 28 Marzo 2015 presso la Key Gallery di Milano, l'Associazione Carmilla presenta la mostra personale di Bibert Marsell "Under_Deep", a cura di Chiara Maria Sgobba.
Il lavoro di Bibert Marsell iniziato nel 2011 è stato fondamentale: una ricerca attuale giocata tra immagini del contemporaneo e della tradizione, una lettura ironica e disincantata della realtà. Questa nuova tappa creativa “Under_Deep” dell'artista, non ha smesso di trasmettere un certo senso di sbigottimento, infatti permane come nei precedenti lavori, quella sensazione di restare in bilico su un filo teso tra le cime di iceberg. Le opere sono ancora lontane dal compiacere e lusingare chi guarda, che svettano massicce a dispetto della gravità e lasciano increduli con il naso per aria. Bibert Marsell, maestro di collages, ne ha esposti per anni centinaia di metri quadrati ben mappati e lavorati, scoprendo strati su strati, pieghe nascoste e strappi più intimi: praticamente una pelle, fatta di carta e grafiche. Come un sapiente conciatore, per anni ha lavorato intensamente su superfici sensibili, ed ora il suo lavoro sembra scivolato “sotto pelle”, calandosi nelle profondità umane. Personaggi e miti del nostro repertorio o patrimonio culturale-iconografico, si svelano fragili più che mai, non ci fanno sorridere e non ci accompagnano nella quotidianità come in “SRH CoolAge” (2001), come nei nostri sogni o nelle nostre fantasie. Non sono più eroi invincibili dei nostri o di altri tempi, serie “Disperception” si mostrano impauriti, arrabbiati, persi in riflessi deformi e impietosi, tenuti in ostaggio in gabbie fatte di effetti ottici e trattati senza rispetto, come fanno a volte la vita e il tempo con i comuni mortali. La malattia, il dolore e la morte insieme alla passione e alla vita, quella che palpita e scorre appunto sotto pelle, coesistono in un universo nuovo di immagini intense che hanno un dono raro, quello della dinamica, custodiscono il movimento. Queste opere respirano e ci fanno sentire vivi, partecipi, capaci di assistere, comprendere, compatire, e in questo senso pare chiave l’opera “Abbiate Pietà” in cui Bibert Marsell interpreta la Pietà di Michelangelo inserendola in un contesto simile a un’Apocalisse Contemporanea, un nuovo dramma del tutto terreno, piove sul dolore contenuto e dignitoso delle due figure protagoniste, mentre la loro perfetta sofferenza resta chiusa in una mandorla divina, tutto attorno urla e chiede Pietà.
Bibert Marsell (Roberto Marsella) conosciuto sul web come Underbob, nasce a Taranto nel 1974.
Dopo aver studiato, specializzandosi in Grafica Pubblicitaria e Computer Design a Bologna e a Perugia, nel 2000 si trasferisce a Milano dove lavora come grafico, motion designer, videomaker e art director.
A Milano Bibert Marsell sviluppa CoolAge Art, un progetto di sperimentazione visiva che propone nuove soluzioni e grammatiche d'immagine. Sviluppa così una tecnica del tutto personale basata su collage, grafica ed animazione. In breve tempo collabora con molte realtà importanti di Milano come JWT Italy, Silvestrin & Associati, Creo, Equart, Fullsix, Filmlower, Except e lavora a progetti di comunicazione per Lacoste, Lee, Diesel, Natuzzi, Fuji Film, EMI, Universal Music, RCS MediaGroup, Diadora, DTC Diamond, Volvo, Max, Wind, H3G, WWF, Animal Planet, Discovery Channel, L'Oreal, Polti ecc.
È uno dei fondatori del collettivo Assemble.audiovisual.resar
www.underbob.com
http://underbob.wix.com/bibertmarsell
19 - 28 marzo 2015
Bibert Marsell Personal Exhibition "Under_Deep" a cura di Chiara Maria Sgobba
Vernissage giovedì 19 marzo 2015 - h 19.00
Key Gallery via Pietro Borsieri, 12 - Milano
Dal 29 marzo al 13 aprile 2015 presso lo Spazio Oberdan, Fondazione Cineteca Italiana presenta due documentari e un film inediti in Italia dedicati a Robert Capa, il leggendario fotografo ebreo ungherese, protagonista anche di una straordinaria mostra fotografica organizzata dalla Città Metropolitana di Milano nelle sale di Spazio Oberdan fino al 26 aprile 2015.
I documentari in programma sono "Robert Capa: In Love and War", una dettagliatissima ricognizione sulla vita personale e artistica del grande fotografo, che ricostruisce la vicenda umana e artistica di Capa attraverso materiali d’archivio straordinari e interviste a familiari (il fratello Cornell Capa, pure fotogiornalista), amici e colleghi, come Henri Cartier-Bresson, con cui Capa fondò l’agenzia fotografica Magnum; fra le testimonianze anche quella di Isabella Rossellini, che parla della breve storia d’amore fra il fotografo e la madre Ingrid Bergman. Il secondo documentario che verrà proiettato, sarà "L’homme qui voulait croire à sa légende" (2004) di Patrick Jeudy, un altro ritratto di Capa e una ricostruzione della sua straordinaria avventura a partire dal suo scatto più famoso, ovvero il repubblicano spagnolo colto mentre cade colpito a morte; anche questo film propone interviste e immagini d’archivio straordinarie, si vedono fra gli altri, oltre a John Morris e allo stesso Robert Capa, la compagna Gerda Taro, Ingrid Bergman, Clark Gable. Sarà infine possibile assistere all'unico film diretto da Capa, "The Journey", girato in Israele nel 1951, che racconta il viaggio degli immigrati che giungevano dall'Europa al porto di Haifa, e che da lì intraprendevano la loro nuova vita: dal soggiorno nel campo di transito, alla permanenza in un kibbutz dove i giovani raccontano le loro aspirazioni, impegnati nell'agricoltura ed in altri lavori manuali, apprendevano la lingua ebraica, condizione necessaria per continuare a vivere in Israele.
Nato a Budapest nel 1913, Capa, da molti considerato il miglior fotografo e reporter di guerra di sempre, con il suo lavoro ha reso testimonianza di cinque diversi conflitti bellici: La guerra civile spagnola (1936-1939), la Seconda guerra sino-giapponese (1938), la Seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948) e la Prima guerra d’Indocina (1954). Per Robert Capa la guerra era parte integrante della sua vita e della sua produzione, ed arrivò a considerarla primario momento creativo, nonostante la odiasse con tutto se stesso, sia ideologicamente, sia perché la donna che più amò nella vita, Gerda Taro, anch’essa fotografa in prima linea, morì schiacciata da un carro armato. Dopo il suo servizio nella guerra arabo-israeliana del 1948 Capa aveva deciso di non partire più per il fronte, ma nel 1954 fu inviato in Indocina in sostituzione di un collega di «Life» e qui trovò la morte saltando su una mina.
29 marzo - 13 aprile 2015
Robert Capa Tra Cinema e Fotografia
Spazio Oberdan Milano Viale Vittorio Veneto 2, angolo Piazza Oberdan 02.87242114 / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / www.cinetecamilano.it
Calendario proiezioni:
- Domenica 29 marzo h 17.00 - Giovedì 2 aprile h 19.00 - Venerdì 10 aprile h 16.30 "Robert Capa: In Love and War" R.: Anne Makepeace. Int.: Robert Capa, Isabella Rossellini, Henri Cartier-Bresson 2003, 90’, v.o. sott. it. Con un rigoroso lavoro di ricerca, Anne Makepeace, profonda conoscitrice di Robert Capa, ha setacciato i ricordi custoditi dagli amici della cerchia del fotografo e scoperto storie poco conosciute, reallizanndo un ritratto della vita personale del grande fotografo avvincente quanto la sua straordinaria parabola artistica e giornalistica. La Makepeace ha avuto libero accesso all’archivio dell’Internation Center of Photography di New York fondato dal fratello di Robert Capa, Cornell, a tutte le fotografie mai scattate da lui, a un’enorme quantità di suoi scritti e vari materiali provenienti da archivi di 25 diverse nazioni, senza contare le numerose interviste, tra cui l’ultimo colloquio tra Capa e il suo amico e collega Henri Cartier Bresson. Il profilo che ne emerge è la fotografia di una vita semplicemente incredibile. Il documentario è inoltre arricchito dagli indimenticabili scatti che diedero a Capa la celebrità e dai commenti di suoi amici e colleghi.
- Lunedì 6 aprile h 21.15 - Sabato 11 aprile h 15.00 - Lunedì 13 aprile h 19.30 "The Journey" R.: Robert Capa. Testi: Millard Lampell. Fot.: Jacques Latellier. 1950, 25’, v.o. sott. it. Un film realizzato da Robert Capa e voluto dall’United Jewish Appeal per favorire la raccolta di fondi a favore dei sopravvissuti alla Shoah che, arrivati nel porto di Haifa, divengono cttadini israeliani.
A seguire L’Homme qui voulait croire à sa légende R.: Patrick Jeudy. Sc.: Gérard Miller. Int.: Robert Capa, Ingrid Bergman, Clark Gable, Myrna Loy. 2004, 53’, v.o sott. it. Un documentario davvero prezioso che affronta senza remore la questione della foto più celebre di Capa, quella del miliziano colpito a morte nella guerra di Spagna: la sua possibile, per alcuni probabile, falsità, o meglio non genuinità. E anche questo film propone interviste e immagini d’archivio straordinarie: si vedono fra gli altri, oltre a John Morris e allo stesso Robert Capa, la compagna Gerda Taro – come lui fotografa di guerra, morta tragicamente durante la guerra civile spagnola –, Ingrid Bergman, Clark Gable.
Si segnala che i tre film sono stati messi a disposizione dall’Azienda speciale Villa Manin - Regione Friuli Venezia Giulia e da Cinemazero di Pordenone.
Ingresso: Intero € 7,00 Ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari: € 5,50 Proiezione pomeridiana feriale: intero € 5,50, ridotto € 3,50. Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema - e all’ Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano.
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Martedì 17 marzo 2015 secondo appuntamento della rassegna dedicata a Buster Keaton "Cinema Muto & Live Music: Buster Keaton: fino all'ultimo respiro", presso l'Auditorium San Fedele di Milano.
L'idea della rassegna è quella di presentare tre film muti di Buster Keaton, girati tra il 1927 e il 1929, prima dell’avvento del sonoro, con la presenza di prestigiosi improvvisatori che si occuperanno di creare la colonna sonora per questi tre capolavori. Si rinnova la collaborazione con Jean-Luc Plouvier, pianista residente della Cineteca Reale di Bruxelles, con il fisarmonicista Simone Zanchini, mentre del tutto inedita per San Fedele la presenza di Gabriele Mirabassi (clarinetto), tra i più originali virtuosi del panorama jazzistico internazionale, accompagnato da Peo Alfonsi (chitarra).
Nel cinema di Keaton, il personaggio da lui creato è caratterizzato da un misto di sprovveduta imperturbabilità, di comicità e di pathos. Nei tre film presentati, i più riusciti e compiuti della sua produzione, colpisce la determinazione del protagonista nell'affrontare le più improbabili avversità: è una costante delle sue pellicole, la perseveranza con l’intento di portare avanti fino in fondo un suo progetto, una sua convinzione, un suo modo d’essere. Fedeltà a una promessa, a un impegno, a un sogno e la sorte gli arride e ricompensa nei finali tanta pazienza. Più che Happy End, le conclusioni dei suoi film sono una rappresentazione del possibile snodo vincente anche nelle situazioni che sembrano votate al tracollo. Metafora della perseveranza ricompensata nell'America degli anni ’20, scrive Keaton: "Nei miei film, io non ero né un barbone (Charlot) né un disadattato (Harold Lloyd): quando trovavo lavoro, la mia regola di condotta era di far del mio meglio per soddisfare, come se avessi avuto l’intenzione di fare quel lavoro per tutto il resto della vita. Se mi capitava di guidare una locomotiva, cercavo di farlo bene: Chalrot, invece, l’avrebbe condotta verso il deposito più vicino e avrebbe lasciato perdere tutto."
Il primo appuntamento della rassegna presentato da San Fedele Musica e San Fedele Cinema, si è tenuto lo scorso 3 marzo, durante il quale è stato proiettato "The General" del 1926, accompagnato dal pianoforte di Jean-luc Plouvier, riscuotendo un buon successo. Questa volta il film proposto sarà "The Cameraman", il film più moderno del grande attore e regista statunitense, e a "sonorizzarlo" toccherà al clarinettista Gabriele Mirabassi, uno dei massimi virtuosi odierni del suo strumento, presente sulle più importanti scene mondiali del jazz, e sarà accompagnato alla chitarra da Peo Alfonsi.
"The Cameraman", conosciuto anche in Italia con il titolo di "Io... e la scimmia", è considerato uno dei grandi capolavori di Keaton, che in questo film veste i panni di un goffo operatore che con la sua macchina da presa tenta in tutti i modi di realizzare uno scoop con l’intento di impressionare la ragazza di cui è innamorato, ed è il primo lungometraggio per la Metro-Goldwyn-Mayer, e il suo penultimo film muto. Sarà anche l'ultimo realizzato in condizioni di relativa indipendenza, e alcuni critici lo considerano già leggermente inferiore rispetto ai precedenti capolavori. Il muto sta finendo, il contratto firmato improvvidamente limita di fatto l'autonomia del comico, e dopo lo squilibrato "Spite Marriage" ("Io… e l'amore", Edward Sedgwick 1929) inizierà un rapido e inarrestabile declino, tra alcolismo e drammi privati. Sebbene alcuni keatoniani preferiscano limitare il discorso metacinematografico del Cameraman, ponendo l'accento sul tema più generale e caro all'autore dei conflitti tra la realtà e l'illusione, la riflessione specifica sul cinema, peraltro già presente in Sherlock Jr. ("Calma, signori miei!" o "La palla n. 13", 1924), lascia trasparire qualcosa di più che un semplice pretesto illustrativo: è difficile, ad esempio, resistere alla tentazione di vedere nella sequenza della prima proiezione alla MGM un'affettuosa e raffinata parodia del cinema d'avanguardia. Nel finale, l'orgoglio tecnologico dell'operatore è spazzato via dalla semplice e straordinariamente premonitrice constatazione, che l'atto di girare un film è alla portata di chiunque, persino di una scimmia. "The Cameraman" è anche il formidabile racconto della città moderna, oscillante tra pieni e vuoti nei quali Buster si barcamena, con la contraddittoria grazia di chi è al contempo vittima e sovrano, stretto nel minuscolo spogliatoio della piscina e sperduto nell'immenso campo di baseball, tra autobus e automobili, grattacieli e porte girevoli, viali gremiti di folla e poliziotti, sale di proiezione e bettole cinesi, scale scese e salite dal seminterrato al tetto, il tutto letteralmente percorso a tamburo battente. Emblematico in tal senso l'attraversamento fulmineo dell'intera città per raggiungere Sally ancora al telefono, cui Woody Allen mezzo secolo dopo rese un celebre omaggio in Manhattan.
Il terzo e ultimo appuntamento della rassegna, si terrà martedì 21 Aprile e verrà proiettato "Spite Marriage" (1929), accompagnato dalla fisarmonica di Simone Zanchini.
Martedì 17 Marzo ore 20.454
Cinema Muto & Live Music Buster Keaton: fino all'ultimo respiro
The Cameraman (1928) Gabriele Mirabassi, clarinetto, Peo Alfonsi, chitarra Lingua originale con sottotitoli
Due grandi improvvisatori per sonorizzare il film più moderno di Buster Keaton. Il clarinettista Gabriele Mirabassi è uno dei massimi virtuosi odierni del suo strumento, presente sulle più importanti scene mondiali del jazz. Film visionario, in cui domina il tema dei conflitti tra la realtà e l'illusione, la riflessione specifica sul cinema. The Cameraman è anche il formidabile racconto della città moderna, oscillante tra pieni e vuoti nei quali Buster si barcamena, con la contraddittoria grazia di chi è al contempo vittima e sovrano, stretto nel minuscolo spogliatoio della piscina e sperduto nell'immenso campo di baseball, tra autobus e automobili, grattacieli e porte girevoli, viali gremiti di folla e poliziotti, sale di proiezione e bettole cinesi…
Auditorium San Fedele via Hoepli, 3B - Milano 02 86352231 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietti: Cineforum 3, ingresso 7 € / 4 € (ridotto) Auditorium 3 e 17 marzo, 21 aprile ore 20.45 Prevendita online o in Auditorium (via Hoepli 3A)
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La compagnia Koreja torna a Milano al Teatro dell'Arte con due spettacoli imperdibili: "La parola padre", dal 18 al 22 marzo e "Il pasto della tarantola", dal 19 al 22.
"La parola padre" racconta la storia di sei ragazze di nazionalità differenti: italiana, polacca, bulgara, macedone, che si incontrano casualmente durante il percorso della loro vita. Riusciranno a comunicare e comprendersi solo attraverso la lingua inglese, che tutte, più o meno bene, riescono a parlare. Lo spettacolo diretto da Gabriele Vacis analizza il rapporto tra gli adolescenti e la propria patria, un legame che i giovani d'oggi non sentono così forte come invece facevano i loro padri e nonni. Le esperienze vissute da queste giovani donne, completamente diverse e lontane l'una dall'altra, le porteranno a scoprire ricordi e sentimenti che le uniranno, scoprendo così di non essere poi tanto diverse.
"Il pasto della tarantola"è uno spettacolo in cui cultura e sapori tipici del Salento vengono sapientemente riuniti in un'unica performance in cui le attrici, oltre che raccontare le tradizioni che da secoli sono legate a questa terra, si trasformano in cameriere accompagnando gli spettatori in un viaggio alla scoperta del gusto. Mùscari, scapéce, vino negroamaro e tante altre prelibatezze delizieranno i palati dei fortunati 30 spettatori a cui lo spettacolo è aperto. Per la regia di Silvio Panini, un percorso artistico e culinario assolutamente da non perdere.
ORARI:
La parola padre - Palcoscenico da martedì a venerdì ore 20.30 / sabato ore 19.30 / domenica ore 16.00
Il pasto della tarantola - illyARTLAB da martedì a venerdì ore 19.00 / sabato e domenica ore 18.00
BIGLIETTI:
La parola padre - Palcoscenico intero €25/22 - convenzionati €22/20 - under 30 €17/15 - under 14 €10/8 - over 65 €12.50/11
Il pasto della tarantola - illyARTLAB €15 - €10
biglietto cumulativo per i due spettacoli €30
INFO:
Teatro dell'Arte - viale Alemagna 6 Milano
tel. 02 72434258
www.crtmilano.it /www.triennale.org
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Un delizioso ristorantino di pesce, dall’atmosfera accogliente e intima. La Pescheria Mattiucci saprà coccolarvi nel modo giusto.
In via Vincenzo Monti a Milano, zona di classe al tempo stesso accessibile e lontana dalla movida meneghina, si trova la Pescheria Mattiucci. Un locale piccolo e raffinato, caratterizzato da un arredamento composto da pezzi unici, mobili antichi, porcellana inglese, posate e bicchieri vintage.
La Pescheria Mattiucci è una famiglia di piccoli pescatori. L’idea nasce da Luigi Mattiucci, classe 1979, giovane uomo che conosce questo antico mestiere ma non viaggia più sulle barche. Decide invece di fidelizzare e raggruppare piccole flotte di pescherecci in linea con i valori del commercio equo solidale.
Una volta acquistato il pesce, viene utilizzato nei nuovi luoghi di lavoro, Napoli (pescheria e aperitivo), Londra (ristorante), Milano (bistrot e ristorante). Pulito, tagliato, unito ad odori della terra, cotto secondo le ricette della tradizione italiana, il pesce e’ qui pronto per essere mangiato.
Il menù prevede pochi piatti semplici, ma eccezionalità in qualità e freschezza. Tra questi, un ottimo crudo mediterraneo con ricciola, tonno e gamberi freschi, alici con straccetti di mozzarella campana oppure con provola e papaccelle; tortino di riso vialone nano con cozze e patate. Immancabili le polpettine di pesce, così come l’hamburger di mare.
Vi è anche la possibilità di menù degustazione a base di tapas di pesce.
Orari
Lunedi: 11.00 – 15.00 Martedì – sabato: 11.00 – 15.00 / 18.00 – 23.00 Domenica: chiuso
Pescheria Mattiucci
Via Vincenzo Monti 56 02/48009316 www.pescheriamattiucci.com/milan
Con la primavera alle porte, le gite fuori città sono d'obbligo.
Perché allora non concedersi una passeggiata nei dintorni di Lecco per poi farsi coccolare dai delicati sapori della trattoria Dac a trà?
Fondato dall'ex ct Roberto Donadoni e dall'ex vice allenatore del Milan Mauro Tassotti, il ristorante Dac a trà si caratterizza per tradizione, genuinità e innovazione. Un locale eclettico che vi accoglierà con inusuali contrasti di forme e colori, sorprendendovi per l'atmosfera contemporanea e l'informale raffinatezza dell'ambiente, ideale per concedersi un pranzo veloce o una piacevole cena.
Dac a trà - che in dialetto brianzolo significa "dagli retta" - si trova a Castello di Brianza, in provincia di Lecco, una terra che storicamente con l'alta cucina non ha molto a che fare. Eppure è proprio qui che si trova uno dei grandi talenti della cucina italiana, chef della trattoria e prima stella Michelin 2014, Stefano Binda.

Una volta completato l'istituto alberghiero, Stefano si trasferisce a Parigi, ed infine lavora per le grandi cucine di Enrico Crippa, Antonino Cannavacciulo, Norbert Niederkofler. Dopo aver girato il mondo – fondamentali i suoi viaggi culinari presso alcuni colleghi stellati e gli scambi reciproci – Stefano decide di tornare nei suoi luoghi d’origine con un obiettivo ben chiaro: diffondere la cultura culinaria in un territorio “in cui manca un po’ la mentalità gourmet, ma che ci ha dato le nostre soddisfazioni”. Quella di Stefano è una vera e propria "ricerca maniacale" delle materie prime, sempre genuine, fresche e preferibilmente a chilometro zero. Una volta procurato il giusto prodotto, comincia la sua rivisitazione
Fiore all’occhiello della nuova trattoria Dac a trà è una cucina e uno staff composti da giovani talenti. Accanto a Stefano Binda (classe ‘76) ci sono gli chef Pietro Riva (classe ‘94), Andrea Barbano ( classe '94) ed Eleonora Mandelli (classe ‘87). La responsabile del personale di sala è Barbara Valsecchi. Questo garantisce dinamicità, freschezza nelle idee e innovazione continua.
Passiamo dunque ai piatti forti della trattoria.
Degno di nota è il pane. Se ne possono gustare diverse tipologie: con lievito madre e farina biologica Molino Sobrino; carta musica con curry e polenta; focaccia. Geniale l’idea della scarpetta iniziale, la quale - gaudente rituale per forza di cose conclusivo - diventa apertura del pranzo. Idee e ironia, ma anche la tecnica della spugna al timo selvatico, territorio e materia, raccontati dal missoltino e dall’olio della Società Cooperativa Olivicoltori Lago di Como.

Per quanto riguarda gli antipasti, si consigliano le ostriche in tempura e il salmone scozzese marinato con porro disidratato.
Tra i primi, morbidissimi gnocchi di zucca con burro e tartufo nero (ma anche bianco se desiderate) e ravioloni di rana e salsa al crescione di ruscello, con chiodi di garofano.

Da far seguire come secondo, il filetto di fassona in crosta di pane, crema di funghi e Castelmagno.
Infine, una vera e propria “bomba” di dessert: mousse di cioccolato fondente al 72% e mango marinato.

All’eccellenza della cucina si affianca la passione per il vino di Campidori Selections, partner che cura la cantina di Dac a trá. Una carta dei vini che gioca, come la cucina, sui contrasti fra modernità e tradizione, oltre che sulla valorizzazione del territorio: l’offerta va dai classici dell’enologia fino ai piccoli produttori, che lavorano con cuore e tenacia per proporre grandi vini, senza mai dimenticare i nostri “colpi di fulmine” del mese.
Dac a trà offre menù degustazioni accessibili, a partire dai 60€
Chiuso la domenica sera e il lunedì
Nuova trattoria Dac a trà Via San Lorenzo 1, 23884 Castello di Brianza (LC) 039/53212410 www.dacatra.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
©Foto di Giacomo Frigerio blossoming.it
Un locale uno e quadruplo per accontentare tutti i gusti: questa la formula del successo di Al Mercato
Il concept alla base di Al Mercato è geniale, perché è diventato sinonimo di locale in cui poter gustare i sapori della tradizione, della creatività e dell’innovazione culinaria.
In primo luogo, Al Mercato Ristorante.
Nel 2010 gli chef e amici milanesi Beniamino Nespor ed Eugenio Roncoroni capiscono la necessità di introdurre un nuovo concetto di ristorazione, basato sul contatto quasi diretto con la cucina e con la proposta di piatti sperimentali, ma creati sempre con ingredienti stagionali.
Al Mercato Ristorante
Il locale propone un menù degustazione a partire da 49€
Aperto dal lunedì al sabato dalle 12.30 alle 15.00 e dalle 19.30 alle 23.00; domenica dalle 12.30 alle 16.00
Non si accettano prenotazioni
Via sant’Eufemia 16 02/87237167 www.al-mercato.it
Al Mercato Burger Bar nasce invece nel 2011, con l’idea iniziale di proporre solo hamburger. Ora, invece, in questo piccolo locale, ma per il quale vale la pena attendere, si può trovare street food e piatti popolari dal mondo. Il tutto accompagnato da buone birre e vini selezionati, musica alta, in un’atmosfera giovanile.
Aperto dal lunedì al sabato dalle 12.30 alle 15.00 e dalle 19.30 alle 23.00; domenica dalle 12.30 alle 16.00
Non si accettano prenotazioni
Via sant’Eufemia 16 02/87237167 www.al-mercato.it
Nel 2013, gli chef decidono di concretizzare in un ristorante la loro passione per la cucina culinaria asiatica. Da Al Mercato Noodle Bar i piatti asiatici vengono rivisitati, in particolar modo i noodle, e affiancati da hot dog fatti con salsicce artigianali provenienti dalla macelleria Faravelli di corso Italia. È presente anche un cocktail bar: i drink vengono preparati guardando molto al sol levante, adatti alle proposte culinarie.
Al Mercato Noodle Bar
Aperto dal lunedì al sabato dalle 12.00 alle 15.00 e dalle 19.00 alle 23.00.
Bar aperto fino all’1.
Viale Bligny 3 02/87064275
Infine, Beniamino ed Eugenio hanno aperto nel 2014 Al Mercato Taco Bar. Dopo aver rilevato una pizzeria, gli chef decidono di mantenere il forno a legna come metodo di cottura delle carni.
Completamente in stile messicano, da Al Mercato Taco Bar si possono gustare deliziosi burrito, tacos, super tortas e quesadilla.
A piatti del genere, impossibile non abbinare freschi cocktail a base di tequila e mezcal, ideati da Marco Russo e Flavio Angiolillo del Mag Café.
Aperto dal martedì alla domenica dalle 19.00 alle 24.00.
Bar aperto fino alle 2.
Viale Casale 5 02/36767328
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