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Vi piace Alessandro Gassmann? Siete appassionati di Shakespeare?
Allora non potete perdervi l’anteprima di “Essere Riccardo...e gli altri” allo Spazio Oberdan e al MIC - Museo Interattivo del Cinema.
Dal 10 al 16 Marzo 2014, Fondazione Cineteca Italiana propone in anteprima Essere Riccardo...e gli altri, il documentario che descrivere ed entra nel cuore dello spettacolo teatrale Riccardo III. L’anteprima sarà accompagnata da una rassegna per celebrare il grande talento di Gassmann.
Alessandro Gassmann è regista e protagonista di questa rappresentazione teatrale e nel documentario racconta la genesi dello show, la sera della prima ma anche le prove, la messa in scena e l’attesa per il debutto. Il film sarà proiettato al pubblico di Spazio Oberdan lunedì 10 Marzo alle ore 21 mentre giovedì 13 Marzo alle ore 16.30 sarà visibile al MIC - Museo Interattivo del Cinema. Al termine delle proiezione, in questi due giorni, ci sarà un intervento in sala di Alessandro Gassmann. Il film, incontro riuscito tra il mondo teatrale e quello del cinema, rappresenta un’occasione unica per scoprire il grande talento di uno degli attori più apprezzati e ammirati del cinema italiano, a confronto con uno dei testi più interessanti di Shakespeare.
“R III - Riccardo Terzo”, lo spettacolo narrato nella sua genesi e sviluppo nel documentario, è l’ultimo lavoro per la scena di Alessandro Gassmass.
Tre pellicole completeranno i giorni dedicati all’attore e regista italiano, tre titoli che testimoniano la sua versatilità, sia come attore di commedie e di film d’autore, sia come regista.
Sarà proiettato “Il bagno turco. Hamam.” di Ferzan Özpetek. Il film narra la storia di un architetto rampante sposato a una fedifraga donna in carriera che eredita dalla zia un bagno turco a Istanbul. L’architetto parte un po’ scocciato da Roma con l’intenzione di vendere in tutta fretta la baracca ma la famiglia turca che custodisce l’hamam e una storia d’amore molto particolare fanno cambiare idea al protagonista.
Un secondo film, che ha reso famoso l’attore, sarà presente in questo rassegna: “La bomba” di Giulio Base, in cui viene per scherzo messa in piedi una falsa gang mafiosa.
L’ultima pellicola proiettata sarà “Razzabastarda” di Alessandro Gassmann, il primo film che lo vede come regista. Legato alla realtà dell’immigrazione e alle problematiche della droga, racconta la storia di Roman un immigrato rumeno che vive alla periferia romana.
Un’occasione per scoprire e apprezzare il grande talento di un artista italiano è messa a disposizione da questa rassegna e anteprima al MCI e allo Spazio Oberdan. Non perdetevela!
Alessandro Gassmann in Cineteca
10 Marzo presso Spazio Oberdan
13 Marzo presso il MIC
Rassegna dal 10 al 16 Marzo 2014
Info
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T 02 87242114
02 87242114
Modalità d’ingresso
OBERDAN: Intero € 7/ ridotto € 5,50
MIC: Intero € 5,50/ ridotto € 4
Prosegue l’appuntamento con Real-Cinema all’Apollo spazioCinema di Milano. Lunedì 10 Marzo una proiezione dedicata a tutti gli appassionati di documentari ma non solo.
Real-cinema, ogni lunedì sera fino al 28 Aprile, è un appuntamento creato per tutti gli appassionati di cinema che amano informarsi e assistere alle proiezioni dei migliori documentari internazionali.
Una rassegna organizzata da Apollo spazioCinema e Feltrinelli che si svolgerà nel cinema milanese in Galleria de’ Cristoforis.
Storie incredibili, realtà sconosciute, punti di vista diversi su mondi lontani, universi vicini ma nascosti sono raccontati ad inizio settimana con un tocco di fantastica realtà.
10 grandi film che, attraverso altrettanti sguardi “d’eccezione” offrono la propria personale interpretazione del mondo.
Per il prossimo appuntamento di Lunedì 10 Marzo sarà proiettato il film Downtown 81 di Edo Bertoglio.
Il protagonista di un Basquiat ancora sconosciuto nella New York degli anni 80. Il regista si diverte a seguire un giorno ordinario della vita dell’artista bohémien che, appena dimesso dall’ospedale, si divide tra l’amore per la sua inseparabile tromba, i graffiti e i tentativi di vendere un suo quadro per far fronte allo sfratto da poco subito.
Lunedì 17 Marzo sarà il turno del film L’impostore di Bart Layton, proiettato nel cinema milanese alle 19.50.
Il film racconta la storia di un giovane ragazzo texano che sparisce da casa senza lasciare alcuna traccia. Tre anni dopo, una notizia sconvolgente: il ragazzo è stato ritrovato in Spagna, a migliaia di chilometri dalla sua casa, e dice di essere sopravvissuto a un incredibile rapimento e alle torture di misteriosi aguzzini.
Altri grandi titoli saranno presenti nella rassegna come The horse boy di Michel O.Scott, Bill Cunningam a New York di Richard Press, che racconta la storia del famoso fotografo autore di scatti memorabili che catturano le tendenze della moda nella Grande Mela. Gli Hemingway di Barbara Kopple, ripercorre la storia della famiglia del celebre autore e i casi di malattie mentali delle generazioni passate, è un’altra pellicola della rassegna.
Il programma completo su http://www.spaziocinema.info/eventi-rassegne/real-cinema.
Quando la realtà racconta emozioni, diventa grande cinema: ecco la frase che descrive la rassegna del lunedì del cinema Apollo spazioCinema.
Real-cinema
Apollo spazioCinema
Galleria de’ Cristoforis 3 - Milano
Biglietto Intero: € 8.00 Ridotto: € 5.50 – €4.50
La notte più importante per il mondo del cinema è arrivata senza delusioni per "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino, che si aggiudica il premio come miglior film straniero. Ma se un occhio è puntato ai premi e al talento, l’altro è rivolto agli abiti da sogno delle attrici. Vediamo insieme i loro look e proviamo a stilare una classifica in fatto di stile, per capire chi si meriterebbe l’Oscar per l’eleganza.
Nel 2013 è rimasto indelebile il vaporoso abito Dior di Jennifer Lawrence, che si è aggiudicata il premio di miglior attrice in "Il lato positivo", sbaragliando Jessica Chastain, Naomi Watts, Emmanuelle Riva e Quvenzhane Wallis. Senza dubbio, la Lawrence avrebbe vinto anche se ci fosse stato un Oscar per la bellezza: il suo aspetto era quello di una giovane sposa emozionata.
Ma veniamo al presente: la notte del 2 marzo 2014, a vincere il titolo di miglior attrice non protagonista è stata Lupita Nyong’o per la sua interpretazione in "12 anni schiavo". Celebra la sua vittoria con uno svolazzante abito by Prada: da favola. Jennifer Lawrence, altra candidata per la statuetta, non stupisce come l’anno scorso: rimane fedele a Dior, ma sceglie un abito stretto rosso, che ci fa un po’ rimpiangere la nuvola bianca che la circondava un anno fa. Elegante e semplice, Julia Roberts opta per il nero, come nella notte degli Oscar del suo anno più fortunato: il 2001.
Si sono contese, invece, la statuetta di miglior attrice Amy Adams, Sandra Bullock, Judi Dench, Melyl Streep e Cate Blanchett. È quest’ultima, come da pronostico, che si aggiudica il titolo per il ruolo da protagonista in "Blue Jasmine". Indubbiamente è una stagione d’oro per Cate, che, testimonial della fragranza "Sì", non può che scegliere un luccicante abito firmato Giorgio Armani. Portato da una persona qualunque sarebbe potuto sembrare un po’ pacchiano. Ma la Blanchett non è una persona qualunque: per merito del suo charme innato, l’attrice australiana era semplicemente impeccabile. Degne di nota anche le due donne in blu: Amy Adams, in Gucci Couture, e (soprattutto) Sandra Bullock, che ha scelto un abito di Alexander McQueen.
Tra le non candidate, vogliamo far vincere Kate Hudson, che sembrava appena uscita dall’Olimpo degli dei, precisamente un Olimpo firmato Versace. Seguono Angelina Jolie e Emma Watson. La prima, che piaccia o meno, non è passata inosservata (e come potrebbe?) con il suo abito Elie Saab Couture. Ma anche la giovane Emma, in Vera Wang, ha mostrato un’eleganza invidiabile. In attesa che concorra agli Oscar come attrice, per il momento ci accontentiamo di metterla nella lista delle vincitrici di stile.
Indira Fassioni
02 87242114Da Lunedì 3 Marzo i nuovi programmi delle rassegne di spazioCinema vi aspettano a Monza!
Due incredibili appuntamenti per tutti gli appassionati di cinema: Al cinema con tè e A qualcuno piace al cinema.
039 32 37 88Il polo museale milanese di Intesa Sanpaolo in Piazza Scala ospiterà un evento eccezionale! Dal 13 Marzo al 13 Aprile 2014 le Gallerie d’Italia saranno il luogo di un approfondimento cinematografico legato alla mostra “Homo ludens. Quando l’arte incontra il gioco”.
L’iniziativa si colloca nell’ambito di una nuova e stimolante collaborazione tra Fondazione Cineteca Italiana e Gallerie d’Italia, che si svilupperà nell’abbinamento di rassegne ed eventi cinematografici con mostre temporanee.
I titoli proposti creano, insieme alle opere d’arte, un percorso attraverso varie tematiche legate al gioco, l’elemento fondamentale della creazione artistica. A dare l’avvio all’approfondimento cinematografico sono alcuni cortometraggi che sottolineano l’importanza dell’aspetto ludico nel cinema delle avanguardie, tra questi alcuni titoli sono Entr’acte, uno dei film sacri del movimento surrealista, nato da un soggetto di Francis Picabia, accompagnato dalle musiche di Satie, interpretato da questi e altri celebri artisti è una deliziosa e irriverente messa a frutto delle tecniche poetiche del gruppo guidato da Breton; e Cirque Calder in edizione originale, mostra lo scultore americano Alexander Calder con il circo che costruì in miniatura nel 1929, un enorme giocattolo usato per divertire gli amici ma anche un’anteprima di quelle che divennero caratteristiche essenziali dei suoi “mobiles”.
Le proiezioni dei cortometraggi d’avanguardia sarà impreziosita dall’accompagnamento al piano forte solo e dall’utilizzo di strumenti giocattolo a cura di Francesca Badalini.
Allo scacchista statunitense Bobby Fischer, una delle figure più affascinanti e tragiche del secolo scorso, è dedicato il documentario inserito in calendario Bobby Fischer Against the World. Realizzato da Liz Garbus, una regista che ha firmato alcuni dei più celebrati documentari americani degli ultimi anni, più volte candidata all’Oscar, vincitrice del Sundance Film Festival e di un Emmy Awards, ripercorre la contiguità di genio e follia del personaggio americano di Bobby.
Non manca un’antologia cult: Norman McLaren tra animazione e sperimentazione giocosa, che comprende alcuni cortometraggi girati negli anni ’50-’60 dal regista scozzese, autore di opere fondamentali nel campo del cinema di animazione. Alcuni dei titoli sono Neighbours, Pas de deux e Le merle.
In programma La casa dei giochi, il thriller psicologico con la regia di David Mamet; L’arte del sogno, l’opera più personale del visionario Michel Gondry, che ci porta alla scoperta dell’immaginario onirico del protagonista. Non manca una proiezione dedicata ai più piccoli: Labyrinth - dove tutto è possibile, film ricco di avventure e incontri fantastici con una giovanissima Jennifer e un carismatico David Bowie.
Una serie di proiezioni che uniscono due mondi: quello del gioco e quello dell’arte. Un’iniziativa da non perdere vi aspetta dal 13 Marzo alle Gallerie d’Italia.
RASSEGNA CINEMATOGRAFICA COLLEGATA ALLA MONOGRAPHIA ‘HOMO LUDENS. QUANDO L’ARTE INCONTRA IL GIOCO’
Gallerie d’Italia - Piazza Scala, Milano
L’ingresso alle proiezioni è gratuito
Per informazioni:
Parlare della morte è sempre un fatto triste ma quando a lasciarci è Shirley Temple allora il ricordo si impone e ci sembra che la bella bambina che conquistò Hollywood e il mondo del cinema internazionale negli anni Trenta del secolo scorso sia ancora con noi e soprattutto che non sia mai cresciuta. Questo è stato un po’ il destino di Shirley in vita e lo sarà malgrado tutto anche nel tempo a venire, anche per le nuove generazioni che continueranno a guardare i suoi film e che la immagineranno sempre piccola e graziosa. La Temple non è riuscita a “crescere” sul grande schermo e non lo ha fatto neppure nell’immaginario collettivo perché dopo di lei davvero nessuna mai è riuscita a imporsi come enfant prodige né negli Studios di oltreoceano né nel cinema europeo o orientale. Shirley aveva imparato a ballare a tre anni, cantare a quattro e recitare perfettamente a cinque, in un’epoca in cui le sue coetanee nelle altre parti del mondo erano quasi tutte analfabete e le sue coetanee statunitensi appena sapevano leggere e scrivere.
Il cinema, quello vero delle grandi produzioni e dei grandi attori, era cosa per adulti.
Per questo quando la Temple arriva sul grande schermo con i suoi vestiti corti di cotonina colorata, i suoi riccioli biondissimi, le sue adorabili fossette e il suo sorriso da birichina erano già tutti innamorati di lei, gli spettatori, i suoi colleghi adulti e già famosi e naturalmente i registi e i produttori. A Shirley sarebbe bastato questo. Incantare tutti con il suo candore, con la sua bellezza infantile e con la sua capacità di dire a tempo le battute del copione.
La Temple però era una bambina prodigio e nelle sue pellicole dimostra che sa anche ballare e cantare come una vera professionista, sa reggere la scena quanto e come i divi dell’epoca e che a volte sa anche surclassarli.
I suoi film sono un successo dopo l’altro, i suoi fan sono in delirio e i produttori di Hollywood se la contendono. Lei, bella, innocente e dotata si comporta come una vera professionista e non delude mai nessuno diventando non solo l’attrice bambina ma un fenomeno di costume e di imitazione studiato anche dal punto di vista sociale.
Le dedicano una stella sulla fame road e le costruiscono un Oscar per le interpretazioni infantili apposta per lei. Shirley Temple è la bambina più famosa del mondo.
I bambini però crescono. E con l’infanzia e la fanciullezza se ne vanno anche il fascino e l’incanto di Shirley che si ritrova negli anni Quaranta ad essere una adolescente come tante, senza più l’attrazione dei suoi riccioli biondi, delle sue fossette e dei suoi vestiti da bambina adorabile.
La riccioli d’oro del cinema internazionale è scomparsa per sempre.
La nuova Temple è quasi anonima, poco attraente dal punto di vista della recitazione, normale come può esserlo qualsiasi altra adolescente dell’epoca a Hollywood.
La favola è finita e l’ex bambina prodigio colleziona un flop cinematografico dopo l’altro.
Alla fine degli anni Quaranta la Temple si ritira definitivamente dalle scene e si dedica alla famiglia e successivamente alla politica e al sociale, diventando ambasciatrice USA.
Ora la riccioli d’oro di tante belle pellicole in bianco e nero ci ha lasciato definitivamente.
Shirley però no. La bambina bella e bravissima resterà così per sempre.
E tutti potranno continuare ad ammirarla nei suoi tip tap scatenati, nei suoi duetti canori e nelle sue interpretazioni più fortunate. Potere e magia del cinematografo. E non è poco.
Hoffmann è morto a quarantasei anni, in un appartamento del Village a New York, probabilmente di overdose, dopo aver avuto problemi di alcool e di depressione.
Se il tutto non fosse tristemente tragico si penserebbe all’ennesima sceneggiatura sull’attore famoso che fa una fine drammatica e desolata. Invece è tutto vero.
Il difficile mestiere di vivere sembra colpire prima di tutto proprio i personaggi più in vista e glamour del jet set internazionale. La depressione, l’angoscia e la ribellione si insinuano nelle pieghe dell’anima di chi invece agli occhi del mondo sembra avere tutto, avere conquistato tutto.
Fama, soldi, successo e consensi.
Philip Seymour Hoffmann era stato molto fortunato a suo modo. Gira il primo film nel 1991 e l’anno dopo già lo vogliono tutti a Hollywood, offrendogli ruoli di secondo piano ma in pellicole importanti come Profumo di donna e accanto ad attori apprezzati e famosi.
Sarà per il suo aspetto non proprio da bello classico, per i suoi capelli così rossi e perennemente spettinati o perché davanti a una macchina da presa sa imporsi con disinvoltura e naturalezza, fatto sta che Hoffmann in poco tempo conquista tutti.
Incredibilmente antipatico e convincente il suo personaggio ne Il talento di mister Ripley e poi Magnolia, Il grande Lebowsky, La 25esima ora, Red Dragon ruoli da non protagonista ma che lo consacrano come interprete versatile e di grande bravura.
Pellicola dopo pellicola Hoffmann si impone, convince e si fa notare. Arrivano le nomination a premi e festival importanti e infine la grande occasione, il ruolo da protagonista come Truman Capote in A sangue freddo. È il trionfo. La parte della sua vita. Il personaggio che lo consacra e che gli si attacca addosso come un vestito fatto su misura.
Philip vince l’Oscar ma nessuno si stupisce più di tanto. La gente lo conosce, lo apprezza e o lo vede sullo schermo da tempo. La prestigiosa statuetta è solo la conferma di un grande talento.
Eppure tra le luci, gli applausi, i riconoscimenti e una vita privata all’apparenza normale e appagante la personale Medusa di Hoffmann stende i lunghi tentacoli nel suo cuore e nella sua mente e lo spinge sempre di più verso il baratro.
Alcool, droga, disintossicazioni dolore, depressione e psicofarmaci minano la sua esistenza e la sua vita privata. Non bastano allora gli amici di sempre, che lo amano e lo stimano. Non basta la sua bella famiglia, né le case prestigiose e da sogno sparse tra le due coste degli Stati Uniti.
Il difficile mestiere di vivere si fa sentire anche con lui. Con l’attore americano ricco e famoso.
Philip alla fine cede. E non servono speculazioni o indagini approfondite sulla morte di un attore hollywoodiano per cambiare le cose o per esorcizzare le paure universali.
Hoffmann sarà ricordato per il suo talento. Anche tra molti anni.
Questa è l’unica cosa che serve sapere.
Un incredibile appuntamento ti aspetta Sabato 15 Febbraio 2014 all’Anteo spazioCinema. Carlo Verdone diventa per un giorno insegnante e tiene una lezione di cinema.
Dopo la proiezione del film “Sotto una buona stella”, il regista romano Carlo Verdone tiene una lezione svelando i retroscena di un mondo, di un’arte e di un linguaggio nei quali lui è immerso. Il famoso attore e regista ha iniziato nel 1977 con lo spettacolo di cabaret “Tali e quali”, messo in scena al Teatro Alberichino di Roma. All’inizio degli anni Ottanta l’amico Sergio Leone si propone come produttore del suo primo lungometraggio, “Un sacco bello” (1980), la sua interpretazione nel film gli vale il David di Donatello come miglior attore esordiente. Succedono incredibili successi come “Bianco, rosso e Verdone”, “Borotalco” e “In viaggio con papà” diretto da Alberto Sordi, suo maestro dichiarato e fonte d’ispirazione. Il suo film più famoso è sicuramente “Compagni di scuola”. Nel corso della sua carriera ha vinto molti premi tra i quali il Nastro d’Argento. Il regista e attore romano conta nella sua esperienza non solo opere nel mondo cinematografico ma anche libri, partecipazioni a programmi televisivi e radiofonici ed esperienze come registra nel teatro lirico.
Il film “Sotto una buona stella” analizzato da Carlo Verdone narra la storia di una famiglia: Federico il padre di famiglia ha divorziato dalla moglie quando i figli erano ancora piccoli. Si presenta come un padre attento ai bisogni famigliari ma a causa del lavoro, presso una holding finanziaria, assente. La morte improvvisa della ex moglie e uno scandalo finanziario sconvolgono la vita di Federico. Non potendo più permettersi l’affitto della casa dei figli, è costretto a ospitarli in casa propria. Gemma, la compagna di Federico, spaventata dai figli e dalla nuova vita affollata e caotica scappa. A portare un po’ di serenità nella vita della famiglia sarà Luisa, la vicina di casa gentile e simpatica che fa il mestiere la “risanatrice di azienda”.
La lezione di cinema è inserita nel progetto OffCine, frutto della collaborazione tra Anteo spazioCinema e Istituto Europeo di Design. L’incontro è moderato da Andrea Morandi.
Un occasione da non perdere per tutti gli appassionati di cinema e di Carlo Verdone!
LEZIONE DI CINEMA CON CARLO VERDONE
Anteo spazioCinema
Via Milazzo 9 Milano
INFO: 02.43912769
02.43912769 www.spaziocinema.info / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sabato 15 febbraio 2014
Ore 9.15
Proiezione del film SOTTO UNA BUONA STELLA Biglietti € 5,00 in vendita presso le casse o su www.spaziocinema.info
Ore 11.00
Lezione di cinema con il regista Carlo Verdone Ingresso libero previa prenotazione al numero 0243912769 int. 3 (Orari: dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18)
I fratelli Coen ritornano al cinema delle loro origini e lo fanno con una pellicola divertentemente amara dove le speranze e i sogni di un giovane e aspirante cantante si scontrano e si fondono con la dura realtà dei sobborghi operai di New York City e la difficoltà di emergere nel mondo dell’arte e della musica dei primi anni Sessanta del Novecento.
In Inside Llewyn Davis, presentato all’ultima mostra del cinema di Cannes e nei cinema italiani in questi giorni, c’è una realtà oggettiva fatta di sacrifici e di speranze e c’è il mondo onirico e intimamente drammatico del protagonista. Due universi che non possono incontrarsi e che sono destinati a rimanere paralleli nonostante la fatica, l’impegno e le indubbie doti artistiche del giovane Llewyn Davis. Gli anni Sessanta al Greenwich Village hanno visto la nascita e l’affermazione della musica folk come genere emblema di una generazione di musicisti e di appassionati, un genere che avrebbe cambiato per sempre la storia della musica internazionale e che avrebbe avuto in Bon Dylan il suo guru più importante.
Il folk, però, nasce da più lontano. Come inno di passione e di speranza ad opera di giovani dei sobborghi operai della City che tra un turno in fabbrica, un lavoro estivo e uno provvisorio arrivano al Village pieni di sogni e speranze ma soprattutto con l’irrefrenabile desiderio di dare una svolta alla loro vita. Figli di operai che sognano il palcoscenico e la loro musica che passa nelle radio più famose d’America. Llewyn Davis è uno di questi ragazzi. Vive alla giornata, dorme da conoscenti ogni volta diversi che lo ospitano su piccoli e logori divani in altrettanto piccoli e dimessi appartamenti e non riesce a guadagnare neppure un dollaro al giorno. E come per i migliori personaggi ebrei pensati dai fratelli Coen per le loro pellicole è perseguitato da una sfortuna incredibile. Che lo stesso Llewyn ha contribuito a costruire e di cui è in buona parte responsabile. Fragile, malinconico, introverso e irresistibile, il giovane protagonista riesce a non concludere nulla neppure con il socio musicista con cui parte alla conquista di New York immaginando di suonare in un duo e di conquistare così pubblico e critica. Il socio però lo molla presto e Llewyn rimane solo a gestire la sua vita e la sua ebraicità cercando il successo ma sentendosi in colpa per questo, desiderando essere famoso al più presto ma volendo conservare il suo purismo artistico.
Llewyn è probabilmente uno dei personaggi più infelici e belli mai creati dai fratelli Coen.
Il film è per i nostalgici dell’epoca e anche per chi da contemporaneo ne vuole respirare l’aria più autentica. I registi sono riusciti a riportare fedelmente le ambientazioni degli anni Sessanta, gli studi di registrazione, i locali dove la musica folk spopolava e perfino i tipici appartamenti newyorkesi con le scale antincendio esterne improvvisando un omaggio cinematografico a Colazione da Tiffany facendo anche apparire un gatto che, a differenza dell’altro con la bella protagonsita del film del 1961, riesce a essere più scaltro, fortunato e vincente del protagonsita Llewyn.
È l’amaro di tutti i film intimisti dei fratelli Coen, il loro marchio di fabbrica più famoso e meglio riuscito e che fa di Inside Llewyn Davis la pellicola più struggente dell’ultima mostra del cinema di Cannes. Il protagonsita del film è l’attore Oscar Isaac ma c’è anche una piccola e divertente parte interpretata da Justin Timberlake che canta in maniera intimista e dolce e che dà al film dei Coen un paio di fotogrammi di commercialità pura.
Inside Llewyn Davis rimane soprattutto un film emozionante dove lo spettatore vive con apprensione e compassione le vicende del protagonsita fino al suo provino più importante dove si esibisce nella ballata triste e intimista davanti al manager che lo liquida con una delle frasi più comiche e irriverenti di tutta la narrazione.
Le speranze non fanno mangiare. L’arte non paga e la musica folk è solo per pochi eletti.
O almeno sembra. Ma non è tutto vero. Llewyn Davis canta, continua a cantare.
In fondo il vero senso della vita rimane quello di essere fedeli al proprio, irrealizzabile, sogno.
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