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Sono partenopei, amici e complici, protagonisti di una liaison artistica tra le più fortunate del cinema italiano degli ultimi anni. Stiamo parlando di Paolo Sorrentino e Toni Servillo, regista il primo e attore il secondo, lanciati con “La grande bellezza” in corsa verso l’Oscar, dopo la candidatura dell’Academy che li ha inclusi nella magica cinquina dei candidati nella categoria “Miglior film straniero”. Ma facciamo un passo indietro, un lungo passo di oltre dieci anni che ci riporta al 2001, quando il trentenne Sorrentino - impegnato già nella direzione di diversi corti - firma il suo primo lungometraggio, “L’uomo in più”. Protagonista doppio e capace di caratterizzare con il suo istrionico talento una sceneggiatura originale è già lui, Toni, la cui identità si confonde con quella dei suoi omonimi cinematografici. Antonio e Toni, uno e trino, uomo feticcio per il regista che lo vorrà ancora a consacrare il suo successivo film “Le conseguenze dell’amore”. Tutt’altra atmosfera, fredda e rarefatta, inquietante come i silenzi che un volto dalle mille sfumature riesce a modulare con maestria di teatral fattura. Il successo è già dietro l’angolo, i cinque David di Donatello conquistati dalla pellicola aprono la strada al vincente e profondo sodalizio rotto solo raramente - come succede per “L’amico di famiglia” - subito ricreato per conquistare il Festival di Cannes nel 2008 con “Il divo”, Premio Speciale della Giuria e fortissima interpretazione ideologica e figurativa del personaggio di Giulio Andreotti. Per Servillo è ovazione a furor di popolo, ma la recitazione è ancora una volta strumento a servizio di una prospettiva artistica intimamente legata all’universo Sorrentino, nel segno di un’alchimia professionale intensa e duratura. La bellissima parentesi americana di “This must be the place” vede uno straordinario Sean Penn rubare solo per poco il ruolo di primadonna a Servillo, cui Sorrentino dimostra dedizione assoluta ne “La grande bellezza”, costruendo la storia intorno al suo personaggio. Film corale, pieno di volti e di luoghi intessuti di visionarietà, movimento continuo intorno all’immobilità del Jep Gambardella incarnato da Servillo, vero fulcro narrativo e potente detonatore emotivo nel caos umano che si agita lento dentro una Roma multiforme, favolosa o ributtante come il film che la incornicia, come il regista che la racconta. Perché abbiamo a che fare con un cineasta molto amato ma anche molto criticato, per alcuni sopravvalutato, sicuramente artefice, insieme all’amico e ispiratore, della visibilità del cinema italiano nel mondo, e speriamo anche del prossimo Oscar conquistato dal nostro Paese.
Grande appuntamento per gli appassioni di cinema di qualità, arriva la settima edizione della rassegna Nuovo Cinema Israeliano!
Dal 22 al 27 Febbraio lo Spazio Oberdan a Milano ospita nella sala Alda Merini l'attesa edizione della rassegna Nuovo Cinema Israeliano a cura di Nanette Hayon e Paola Mortara della Fondazione CDEC. Fondazione CDEC Onlus (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) e Fondazione Cineteca Italiana in collaborazione con il Centro culturale Pitigliani di Roma organizzano questo appuntamento non solo cinematografico ma anche caratterizzato da un taglio culturale molto particolare. La direzione artistica è affidata a Dan Muggia, docente di cinematografia dell'Università di Sapir in Israele, e Ariela Piattelli, giornalista freelance, specializzata in arte e cultura israeliana.
Durante i cinque giorni di programmazione sarà possibile partecipare a incontri e presentazioni di libri. Non mancheranno occasioni di dibattito e confronto sugli spunti tematici offerti dalle proiezioni del Pitigliani Kolno’a Festival.
L'appuntamento inizierà con un dialogo tra Dan Muggia e il professore Giorgio Mangini nel quale sottolineeranno le figure di spicco della famiglia Muggia. Seguiranno ospiti eccezionali: il giornalista Gabriele Eschenazi, Matteo Bellinelli, l'autore di "Birobidzham: Terra Promessa!", Bruno Contini, Alessandra Minerbi e Michele Sarfatti che presenteranno il libro "Nino Contini (1906-1944). Quel ragazzo in gamba di nostro padre. Diari dal confino e da Napoli liberata", a cura di Bruno e Leo Contini. A concludere la rassegna ci saranno il registra Ruggero Gabbai e Sara Ferrari, docente di letteratura e cinematografia israeliana alla Università Statale di Milano che presenteranno la specificità della cinematografia israeliana di oggi.
Solo alcuni dei molti lungometraggi e documentari proiettati durante la rassegna sono "The Ballad of Weeping spring" di Benny Torati, che con toni nostalgici e melodie della musica tradizionale israeliana racconta la storia dei membri di una band leggendaria, "Room 514", film d'esordio low budget di Sharon Bar-Ziv, "Let's dance" di Gavriel Bibliovic e "Birobidzhan - la musica dell'anima" di Matteo Bellinelli, un documentario su un'altra "terra promessa" nascosta nell’ultimo lembo dell’Estremo Oriente russo, in Birobidzhan. E per chi si è perso i film degli anni scorsi ci sarà una sezione dedicata alla storia della rassegna con i documentari particolarmente graditi nelle edizioni passate.
Per maggiori informazioni sugli orari delle proiezioni oberdan.cinetecamilano.it
Un'occasione di approfondimento e immersione in una cultura diversa, un'opportunità di conoscere meglio la realtà di Israele, paese di contraddizioni e capace di mettersi sempre in discussione, un appuntamento da non perdere!
NUOVO CINEMA ISRAELIANO 2014 - 7° EDIZIONE
Alda Merini - Spazio Oberdan - Provincia di Milano
Viale Vittorio Veneto 2, Milano
Dal 22 al 27 febbraio 2014
MODALITÀ D’INGRESSO: Biglietto d’ingresso: intero € 7,00 Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera: € 5,50 Proiezioni feriali pomeridiane: intero € 5,50, ridotto con Cinetessera € 3,50 Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema - e all’ Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano. I biglietti possono essere acquistati in prevendita alla cassa di Spazio Oberdan da una settimana prima dell’evento nei giorni e negli orari di apertura della biglietteria.
INFO
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www.cinetecamilano.it
T 02 87242114
02 87242114
Dal 14 al 16 febbraio non perdetevi RIVER TO RIVER, il Festival del Cinema Indiano di Firenze a Milano!
Dal 14 al 16 febbraio 2014 presso la Sala Alda Merini - Spazio Oberdan della Provincia di Milano, Fondazione Cineteca Italiana inaugura una nuova collaborazione con il Festival di cinema indiano di Firenze “River to River”. Quattro i titoli in programma (tre lunghi e un corto), tutte anteprime per Milano: film premiati alla 13. edizione del festival, che si è tenuta dal 22 al 28 novembre scorso nel capoluogo toscano e dal 29 novembre all'1 dicembre a Roma. Da sempre il “River to River” propone il meglio della più recente cinematografia indiana di qualità, come dimostra la selezione qui proposta, decisa con la direttrice della manifestazione Selvaggia Velo e che permetterà anche al pubblico milanese di scoprire opere di grande valore, inedite e altrimenti destinate a rimanere invisibili nel ristretto mercato italiano della distribuzione.
Per completare la panoramica è stato inserito in programma Lunchbox, il film indiano dell'anno presentato durante la Settimana della Critica a Cannes. L'opera prima di Ritesh Batra racconta una storia d'amore "epistolare" nella Mumbai di oggi, un delizioso film che deve la sua energia al carisma di Khan ('Vita di Pi', 'The Millionaire').
Ad aprire la “puntata” milanese di River to River, l’ironica e coinvolgente storia sulle vicissitudini di un ex falegname che si trova a giocare una partita a scacchi con la Morte, The Coffin Maker, votato come lungometraggio preferito dal pubblico del Festival fiorentino. Nella seconda giornata, il suggestivo cortometraggio Tamaash sulle avventure del piccolo Kashmiro Anzar e l’interessante documentario No problem! Six months with barefoot grandmamas sul progetto di introduzione dell’energia solare in aree rurali nel Sud del pianeta promosso dal Barefoot College nel Rajasthan che permette alle donne analfabete provenienti da tutto il mondo di imparare a portare l’elettricità nei loro villaggi. A conclusione della tre giorni di cinema indiano, il bellissimo lungometraggio Lessons in Forgetting, ispirato all’omonimo libro di Anita Nair e vincitore del 60° National Film Award del cinema indiano come Miglior film in lingua inglese, incentrato sulle giovani indiane che lottano per difendere i propri diritti e la propria emancipazione.
All’inaugurazione, venerdì 14 febbraio alle ore 21, la compagnia di danza Rajput Maharani, la prima in Italia a proporre il repertorio di danza cinematografica Bollywood Dance nella forma semi classica, folk e modern, si esibirà sul palco di Spazio Oberdan.
RIVER TO RIVER
IL FESTIVAL DEL CINEMA INDIANO DI FIRENZE A MILANO
DAL 14 AL 16 FEBBRAIO
Sala Alda Merini - Spazio Oberdan - Provincia di Milano
Viale Vittorio Veneto 2, Milano
SCHEDE DEI FILM E CALENDARIO PROIEZIONI
Venerdì 14 febbraio ore 21
Esibizione della compagnia di danza Rajput Maharani
A seguire
The Coffin Maker - Anteprima
R.: Veena Bakshi. Int.: Benjamin Gilani, Randeep Hooda, Ratna Pathak. India, 2013, col., 122’, v.o. sott. it. e ing.
Anton Gomes vive con la moglie e il figlio in un piccolo villaggio di Goa. Angosciato e oppresso dalla sua vita, svolge la professione di falegname. La crisi economica però lo porterà a cambiare lavoro e a diventare un costruttore di bare. Un giorno però, succederà qualche cosa di incredibile che darà una svolta alla sua monotona esistenza. La Morte, infatti, mascherata sotto fattezze umane, arriva a insegnare ad Anton la lezione più preziosa sulla vita! The Coffin Maker è un film commovente, con momenti emozionanti e coinvolgenti, impreziositi da un sottile umorismo.
Lungometraggio vincitore del premio del pubblico 2013.
Sabato 15 febbraio ore 19
Tamaash-The Puppet - Anteprima
R.: Satyanshu Singh. Int.: Zahid Mir, Burhan Shafi. India, 2013, col., 32’, v.o. sott. it. e ing.
Disprezzato dal padre per il suo scarso rendimento scolastico, Anzar viene costantemente messo a confronto con gli altri compagni di scuola. Con forza e determinazione vorrebbe raggiungere il risultato dell’amico Sadat. Casualmente, si imbatte in una figura misteriosache lo aiuterà a raggiungere il suo scopo. Questo incontro però condurrà Anzar e il suo fratellino a conseguenze gravi e inaspettate.
Cortometraggio vincitore del premio del pubblico 2013.
A seguire
No problem! Six months with the barefoot grandmamas - Anteprima
R.: Yasmin Kidwai. India, 2012, col., 56’, v.o. ing., sott. it.
Lo straordinario successo di un progetto di cooperazione che coinvolge due aree del sud del pianeta. Dal 2008 ad oggi oltre 150 donne provenienti da zone rurali dell'Africa sono diventate ingegneri solari studiando al Barefoot College in Rajasthan e, una volta rientrate a casa, hanno portato l'energia elettrica in circa 10.000 case in 118 villaggi.
Documentario vincitore del premio del pubblico 2013.
Domenica 16 febbraio ore 17
Lessons in Forgetting - Anteprima
R.: Unni Vijayan. Int.: Adil Hussain, Roshni Achreja, Raaghav Chanana. India, 2012, col., 96’, v.o. ing., sott. it.
Tratta dal romanzo omonimo di Anita Nair, questa è una storia avvincente di redenzione e di perdono che scalda il cuore facendoci comprendere l'importanza di una seconda occasione. Il protagonista è un padre single, JA Krishnamurthy o JAK, che cerca disperatamente di capire che cosa sia accaduto alla figlia adolescente. Ad aiutare JAK nella sua impresa sarà Meera, una madre single. Il film tocca tematiche molto profonde e sensibili come la discriminazione e la violenza, attraverso lo sguardo maschile nei confronti dell'altro sesso.
Lungometraggio vincitore del Piaggio Foundation Award 2013.
Sabato 15 febbraio ore 15, Domenica 16 febbraio ore 19
Lunchbox
R. e sc.: Ritesh Batra. Int.: Irrfan Khan, Nimrat Kaur, Nawazuddin Siddiqui, Denzil Smith. India/Fr./Ger., 2013, col., 105’.
Mumbai. Una consegna sbagliata nell'efficientissimo sistema di smistamento dei”'portapranzo” (i famosi "Mumbai Dabbawallahs", uomini che corrono da una parte all'altra con i loro risciò pieni di contenitori colorati), mette in contatto la giovane casalinga Ila - madre di una bambina e moglie di un uomo che non la desidera più -, con Saajan, solitario e attempato funzionario di un ministero, in cerca di una seconda opportunità. Da lì, un biglietto tira l'altro, mentre ricette sempre più gustose solleticano il palato e i pensieri amorosi iniziano a prendere forma.
MODALITÀ D’INGRESSO
Biglietto d’ingresso: intero € 7,00
Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera: € 5,50
Spettacoli delle ore 15 e 17 dei giorni feriali: intero € 5,50, ridotto per i possessori di Cinetessera € 3,50
Paolo Genovese è un bravo sceneggiatore, tanto che i suoi colleghi non mancano di coinvolgerlo e chiedergli supporto tutte le volte che possono o che devono imbastire la classica commedia all’italiana. E per colmo di fortuna, Genovese è anche un bravo regista. Nel senso che il cinema l’ha studiato davvero e non lesina movimenti di macchina indovinati, scelte intelligenti di primi piani e inquadrature da maestro. Però quello che doveva dire lo ha già detto. E avendolo fatto molto bene finisce ora con il ripetersi e l’essere ridondante.
Succede al suo ultimo lavoro, Tutta colpa di Freud che racconta le vicissitudine di uno psicologo cinquantenne costretto dalla vita a crescere ed educare le sue tre figlie da solo.
La commedia potrebbe anche essere divertente se tante (troppe) cose non ricordassero sue cose già viste e come regista e come sceneggiatore. Come ad esempio l’amore inconfessato del protagonista per una donna sposata e che a stento conosce. Il conflitto generazionale e gli equivoci classici della commedia tradizionale.
Per cui, lo spettatore si diverte ma non si stupisce.
Ed è grave perché per un’artista come Paolo Genovese che ama fare il cinema e possiede tutte le carte in regola per farlo di qualità è un vero peccato.
Tutta colpa di Freud è un film da vedere a casa, magari con le amiche, giusto per farsi qualche risata in più. Ma niente altro. Unica vera nota positiva, l’intero cast di attori che si muovono benissimo ognuno nel proprio ruolo, regalando un effetto corale interessante e da gustare.
Se ne è andato Carlo, in punta di piedi e senza clamore come sapeva fare lui, perché quando si ha qualcosa da raccontare, da scrivere, da comunicare lo si può fare anche sottovoce.
Ed è sottovoce che ci ha lasciati impartendo agli improvvisati della cultura, ai beceri della filmografia e ai patiti della parolaccia sullo schermo l’ennesima lezione di stile.
Uno stile e una propensione a fare buon cinema che Mazzacurati ha fin da giovane, da studente del Dams di Bologna dove si laurea a pieni voti.
Carlo sa recitare e lo dimostra dalle sue prime interpretazioni nei suoi ruoli di bambino, ma lo dimostra anche da adulto recitando con Moretti e altri grandi del cinema italiano.
Lui però sa anche scrivere di cinema e confeziona sceneggiature originali e di grande impatto emotivo dove alla passione che lo spinge a parlare, raccontare e mostrare il proprio Paese si aggiunge l’emozione di rappresentare la realtà che gli è più vicina e affine.
E allora germogliano i suoi film sul Veneto, sulle campagne che lui conosce così bene, sulla gente, quelle persone tra cui Carlo ha vissuto e da cui ha imparato fin da bambino.
La sua regione, il suo paese, gli italiani e le storie di tutti i giorni rendono Mazzacurati un regista e un cineasta profondamente “locale” ma che non manca di affascinare anche il pubblico straniero.
Fortunatamente, nonostante le sempre difficoltà economiche che l’autore ha dovuto incontrare nella realizzazione dei suoi lavori, l’Italia ha saputo premiarlo e riconoscerne i meriti nel corso della sua vita. Carlo Mazzacurati ha vinto il Nastro d’Argento, il Leone d’Argento e i David di Donatello e con film come Il toro, L’estate di David e La lingua del santo è riuscito a commuovere il pubblico e a farsi apprezzare dalla critica.
L’eredità che lascia è questa, amare quello che si fa pe farlo bene. Sempre senza clamore.
Il 26 Marzo 2014 al via “FRINGE DELLA REGIA”, selezione di registi emergenti in occasione del Festival Internazionale della regia”.
Teatro Libero - Associazione Culturale Teatro Libero Liberi Teatri -, con il sostegno del Comune di Milano e della Provincia di Milano, presenta un bando di selezione per registi emergenti.
26 MARZO 2014
SELEZIONE DI REGISTI EMERGENTI IN OCCASIONE DELLA PRIMA EDIZIONE DEL
"FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA REGIA: DALLA REGIA CRITICA ALLA CRITICA DELLA REGIA”
L’iniziativa si pone all’interno della prima edizione del "FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA REGIA: DALLA REGIA CRITICA ALLA CRITICA DELLA REGIA”, ideata da Corrado d’Elia e Alberto Oliva e organizzata da Teatro Libero, che si terrà il 24-25-26 marzo 2014 presso le prestigiose sedi di Palazzo Reale - Sala Conferenze, grazie alla collaborazione con il Comune di Milano, e dello Spazio Oberdan, grazie al contributo della Provincia di Milano.
Tre giornate di convegno, discussione e confronto sulla regia e sulla situazione del teatro di regia in Italia e all'estero con registi, critici, attori, personalità del teatro e giovani emergenti, ospiti di prestigio per un dibattito approfondito che ci auguriamo fertile e produttivo.
Il giorno 26 marzo sarà interamente dedicato al Fringe della Regia, giornata performativa pensata con l’intento di valorizzare nomi nuovi della scena contemporanea e di metterli in relazione con i grandi Maestri della regia nazionale e internazionale.
La chiamata è aperta a chiunque si definisca “regista” e a chiunque creda che la regia sia ancora una professione fondamentale del fare teatro, con l’obiettivo di effettuare una ricognizione dell’esistente che possa restituire un’istantanea della giovane regia in Italia.
Il bando completo su: http://teatrolibero.it/news/fringe-della-regia
Dal 31 gennaio al 14 febbraio non perdetevi DETECTIVE STORIES allo Spazio Oberdan di Milano
Dal 31 gennaio al 14 febbraio 2014 presso la Sala Alda Merini - Spazio Oberdan della Provincia di Milano, Fondazione Cineteca Italiana propone una rassegna dedicata al genere delle Detective Stories, affiancando a cinque classici americani uno dei migliori film distribuiti nel 2013, Prisoners di Denis Villeneuve.
Prisoners è un’opera in cui la tensione si sente, si tocca, si ausculta dal profondo, tanto da diventare alla fine quasi metafisica. Con grande sapienza di scrittura, il regista Denis Villeneuve, uno dei più interessanti autori del sempre più emergente cinema canadese, ha saputo ordire una trama in cui lo spettatore viene inevitabilmente catturato senza che nei 153 minuti del film la suspense abbia mai il minimo cedimento.
Il film sarà riproposto in cinque proiezioni, accompagnate da cinque classici americani incentrati sulle detective stories, tre dei quali tratti da romanzi di due maestri come Raymond Chandler e Dashiell Hammett, con protagonisti quegli investigatori onesti, disillusi, geniali e spesso perdenti ma dall'irresistibile fascino romantico: La città nuda di Jules Dassin (1948), Il grande sonno di Howard Hawks (1946), Il lungo addio di Robert Altman (1976), Il mistero del falco di John Huston (1941) e Vertigine di Otto Preminger (1944).
DAL 31 GENNAIO AL 14 FEBBRAIO
DETECTIVE STORIES
Sala Alda Merini - Spazio Oberdan - Provincia di Milano
Viale Vittorio Veneto 2, Milano
SCHEDE DEI FILM
Prisoners
R.: Denis Villeneuve. Sc.: Aaron Guzikowski. Int.: Hugh Jackman, Jake Gyllenhaal, Viola Davis, Maria Bello, Terrence Howard. USA, 2013, col., 155'.
In un modesto sobborgo della Pennsylvania, durante il Giorno del Ringraziamento, Keller Dover, padre di famiglia e onesto lavoratore, si trova ad affrontare il peggior incubo di ogni genitore: Anna, sua figlia di sei anni, scompare insieme all'amichetta Joy, figlia dei coniugi Birches, amici per la pelle e vicini di casa dei Dover. Ben presto, i minuti diventano ore e il panico prende il sopravvento. A capo delle indagini della polizia c'è il Detective Loki, che individua il colpevole nel giovane Alex Jones, ma l'assenza di prove obbliga gli agenti al suo rilascio. Vista la situazione Dover decide di non avere altra scelta che quella di occuparsene da solo. Fin dove si spingerà questo padre disperato, per proteggere la sua famiglia?
La città nuda
R.: Jules Dassin. Sc.: Albert Maltz, Malvin Wald. Int.: Barry Fitzgerald, Howard Duff, Dorothy Hart, Don Taylor, Frank Conroy. USA, 1948, b/n, 95’.
A New York un anziano ispettore, Dan Muldon, indaga sull'omicidio di una bellissima modella bionda, Jean Dexter, avvenuto nella sua casa. I suoi assassini, dopo averla affogata nel bagno, hanno discusso e uno di loro è morto. Muldoon comincia a coordinare il lavoro dei suoi sottoposti e, nel corso degli interrogatori dei vari sospettati, scopre che la vittima era coinvolta in una serie di furti. Il colpevole verrà identificato e tenterà una disperata fuga a piedi per le strade della grande mela..
Il grande sonno
R.: Howard Hawks. Sc.: William Faulkner, Jules Furthman, Leigh Brackett, dal romanzo omonimo di Raymond Chandler. Int.: Humphrey Bogart, Lauren Bacall, John Ridgely, Dorothy Malone, Martha Vickers. USA, 1946, b/n, 113’, v.o. sott. it.
Il vecchio generale Sternwood e le sue due figlie Vivian e Carmen, frequentatrici di ambienti loschi dove si gioca d’azzardo, sono presi di mira da alcuni ricattatori. Per scoprire i criminali, il generale si affida a Philip Marlowe, poliziotto privato, che accetta l’incarico anche perché colpito dalla bellezza di Vivian. Attraverso difficili indagini e dopo numerosi altri omicidi, Marlowe riuscirà a chiarire la faccenda.
Il lungo addio
R.: R. Altman. Sc.: Leigh Brackett, dal romanzo omonimo di Raymond Chandler. Int.: Elliot Gould, Nina Van Pallandt, Sterlyng Hayden, Mark Rydell, Henry Gibson. USA, 1973, col., 110’, v.o. sott. it.
Il detective privato Philip Marlowe accompagna in Messico l'amico Terry Lennox, accusato di aver ucciso la moglie. Arrestato per favoreggiamento dalla polizia locale, Marlowe viene in un secondo momento rilasciato perché l'amico Lennox si è ucciso. Tornato in patria Marlowe accetta un incarico da parte della moglie dello scrittore alcolizzato Roger Wade, e viene minacciato di morte dal gangster Augustine, che accusa il defunto Lennox di avergli rubato una grossa somma di denaro e ritiene Marlowe suo complice.
Il mistero del falco
R. e Sc.: John Huston, dal romanzo omonimo di Dashiell Hammett. Int.: Humphrey Bogart, Mary Astor, Peter Lorre, Sidney Greenstreet, Gladys George, Barton MacLane, Elisha Cook jr. USA, 1941, b/n, 100’, v.o. sott. it.
Bogart si adatta in modo formidabile alla vita e si incolla a essa. Più costruisce il suo personaggio, più impara a tormentarsi l’orecchio per esprimere lo stupore. Credete che si passi le unghie sul risvolto della giacca? Guardate bene, vedrete il braccio stendersi e sorprendere lo scagnozzo in piena faccia, “Porta questo messaggio al padrone”. Quando vi dicevo che con lui bisogna rispettare le distanze! (F. Truffaut)
Vertigine
R.: Otto Preminger, Robert Mamoulian. Sc.: Jay Dratler, Samuel Hoffenstein, Ring Lardner Jr., Betty Reinhardt, dal romanzo Laura di Vera Caspary. Int.: Gene Tierney, Dana Andrews, Clifton Webb, Vincent Price, Judith Anderson. USA, 1944, b/n, 85’, v.o. sott. it.
L'agente di polizia Mark Mc Pherson è chiamato a indagare sulla morte di Laura, uccisa con un colpo di fucile al volto. Fra gli altri, interroga il raffinato giornalista Waldo Lydecker, compagno e protettore della vittima, e sospetta dell'omicidio Shelby, un uomo dall'oscuro passato che Laura aveva deciso di sposare. Ma Laura ricompare: la vittima dell'omicidio non era lei.
CALENDARIO
Venerdì 31 Gennaio h 21.00 Prisoners (D. Villeneuve, 2013, 155')
Sabato 1 Febbraio h 17.00 Room 237 (R. Ascher, 2012, 102') h 19.00 Shining (S. Kubrick, 1980, 142') h 21.30 Il mistero del falco (J. Huston, 1941, 100')
Domenica 2 Febbraio h 15.00 La città nuda (J. Dassin, 1948, 95') h 17.00 Prisoners (D. Villeneuve, 2013, 155')
Mercoledì 5 Febbraio h 17.00 Il mistero del falco (J. Huston, 1941, 100') h 19.00 Vertigine (O. Preminger, R. Mamoulian, 1944, 85')
Giovedì 6 Febbraio h 19.00 La città nuda (J. Dassin, 1948, 95') h 21.00 Prisoners (D. Villeneuve, 2013, 155')
Sabato 8 Febbraio h 21.15 Il grande sonno (H. Hawks, 2013, 155')
Domenica 9 Febbraio h 15.00 Prisoners (D. Villeneuve, 2013, 155') h 21.00 Il lungo addio (R. Altman, 1973, 110')
Mercoledì 12 Febbraio h 17.00 Il grande sonno (H. Hawks, 2013, 155')
Giovedì 13 Febbraio h 17.00 Vertigine (O. Preminger, R. Mamoulian, 1944, 85') h 21.00 Prisoners (D. Villeneuve, 2013, 155')
Venerdì 14 Febbraio h 16.30 Il lungo addio (R. Altman, 1973, 110')
MODALITÀ D’INGRESSO
Biglietto d’ingresso: intero € 7,00
Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera: € 5,50
Spettacoli delle ore 15 e 17 dei giorni feriali: intero € 5,50, ridotto per i possessori di Cinetessera € 3,50
Paolo Virzì cambia registro, toni e location e presenta agli spettatori italiani un film che non solo convince ma che fa il classico “botto” al botteghino guadagnando in pochi giorni più di un milione e mezzo di euro. Che strano! La pellicola non è niente di che dal punto della costruzione e dell’abilità registica, la storia non è neppure originale dato che è tratta da un romanzo di successo americano ambientato nel Connecticut e i personaggi sono davvero brutti e diseducativi, tutti, anche i giovani. E allora cosa piace così tanto ne Il capitale umano?
Sicuramente l’ottima performance di Fabrizio Bentivoglio e di Valeria Bruni Tedeschi ma anche l’assoluta capacità di Virzì di trasformare la storia di un dramma americano in una commedia all’italiana amara e cruda di quelle che si vedano negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso.
I personaggi sono goffi, maldestri, brutti e volgari. Le donne sono solo le controfigure degli uomini e i protagonisti più giovani sono il frutto dei loro insopportabili, ambiziosi e miserrimi genitori.
Chi va a vedere Il capitale umano molto difficilmente uscirà dalla sala pensando: “ma io non sono così, i miei figli non sono così, i miei genitori non sono così”. E probabilmente è vero!
Perché Virzì a suo modo esagera, amplifica, barocheggia. Come faceva a suo tempo Moliere con la società del tempo o più addietro i drammaturghi dell’antica Grecia.
L’attuale società è fatta sì di gente come il cinico imprenditore brianzolo e della sua stupida moglie, del mediocre agente immobiliare che vuole emergere in società e farsi invitare alle feste in piscina, di ricchi e viziati rampolli che non conoscono il dolore del lavoro precario e del mutuo trentennale per acquistare due vani ma la società attuale nasconde questa gente anche molto bene.
Ovvero, Paolo Virzì ci racconta i vizi e le brutture del nostro tempo ma le persone e i fatti che il regista descrive ormai sono occulti. A meno che la Guardia di Finanza o l’Agenzia delle Entrate non li faccia conoscere anche a tutti gli altri.
I ricchi ora fanno finta di non esserselo. Se organizzano feste in piscina nelle loro ville non lo urlano ai quattro venti, i rampolli simulano lavoretti stagionali per giustificare l’acquisto di potenti macchine sportive. E così Il capitale umano di Virzì racconta davvero quello che succede ma nessuno di noi incontrerà sul serio queste persone. Almeno non ora. Forse, dieci, dodici anni fa sarebbe stato ancora possibile. Ma adesso non più. Perché anche i ricchi, gli arrivisti, i cinici e gli egoisti un po’ nei giorni attuali si vergognano.
Della pellicola di Virzì allora resta soprattutto la capacità del regista di avere costruito una tragicommedia all’italiana dove ancora una volta e come nelle migliori tradizioni la vittima è un pover’uomo con un lavoro mediocre che torna a casa in bicicletta di notte e che perde la vita a causa di un’incosciente, prepotente alla guida di un suv.
Il resto è la solita Italietta del 1950.
Niente Hollywood o New York, niente completi da agenti di Wall Street né abitini di paillettes e feste glamour, in Nebraska, pellicola dolce, realistica e bellissima del cineasta indipendente Alexander Payne c’è tutta l’America vera, quella di piccole cittadine dimenticate e di uomini e donne che vivono una vita ai margini, fatta di quotidianità assoluta e di piccoli sogni infranti e mai realizzati. Nel grigio anonimo di giorni che si ripetono in lavori stanchi e luoghi popolati da poche anime un padre e un figlio si incamminano a piedi per raggiungere dallo stato del Montana lo stato del Nebraska. Il pretesto è una presunta vincita milionaria alla lotteria di Woody Grant, indiscusso protagonista del film, che viene accompagnato nel viaggio dal suo figliolo più giovane, David.
Il cammino per raggiungere la meta diventerà un viaggio interiore di formazione per il giovane coprotagonista, di rimpianto e ricordi per l’anziano Woody e di scoperta ed esplorazione dell’America on the road per lo spettatore.
Nebraska non è solo un film, è poesia pura. È il modo che ha Payne per far scoprire e raccontare alla sua platea l’America di chi non ha mai letto Kerouac o Steinbeck o meglio di chi non si è mai appassionato alla musica di Springsteen.
È l’America perduta e poi ritrovata anche dagli stessi protagonisti che camminando insieme comprendono quanta bellezza e sentimento può sfuggire a tutti noi, ogni giorno, costretti nella quotidianità della vita, anche di una vita che non volevamo.
Quando Woody riceve la notizia della sua vincita milionaria alla lotteria del Nebraska non si chiede se la cosa può essere vera o meno, non si lascia dissuadere dalla moglie né dal figlio maggiore, decide di incamminarsi a piedi, da solo, dal Montana per andare a ritirare quei soldi e lasciare a figli qualcosa per cui farsi ricordare e amare. Per lui ormai non chiede più niente. La vita è stata avara con Woody, gli ha distrutto sogni e speranze e lo ha lasciato disincantato e anziano senza che lui neppure se ne accorgesse. Ora vuole solo ritirare i soldi vinti e andarsene con la certezza di avere almeno qualcosa di buono per cui farsi ricordare.
Il figlio minore, David, prima cerca di farlo desistere come tutti gli altri, poi decide però di accompagnarlo e la vincita allora diventa il viaggio in sé. La conoscenza vera del padre, non solo come genitore ma come uomo, come persona. Un uomo che è stato giovane e pieno di speranze a sua volta, che ha amato e ha vissuto coltivando sogni e cantando canzoni folk.
Woody e David così si scopriranno a vicenda e insieme scopriranno la loro terra di origine che è avara e bellissima, scontrosa ma ricca di speranza, capace di infrangere il sogno americano classico e patinato ma capace anche di coltivare i valori della famiglia e del rispetto reciproco, dell’impegno e della responsabilità verso se stessi e verso gli altri.
L’eredità che Woody lascia a David allora è questa. I valori dell’America più vera e più profonda.
I soldi della lotteria sono solo un pretesto per far raccontare ad Alexander Payne la storia di assoluto amore e rispetto tra un padre e un figlio, di un valore che David assorbe e fa suo e che potrà a sua volta trasferire come eredità ai suoi figli. Agli spettatori resta la poesia di una pellicola che è quasi un libro da sfogliare, la bellezza di luoghi tanto isolati e brutali e tanto ugualmente affascinanti e la possibilità di percorrere con i protagonisti un viaggio emozionale e familiare dove magari ci si potrà anche riconoscere.
Nerospinto vi suggerisce questa volta un evento davvero interessante ed imperdibile per tutti i cultori del cinema di qualità ed in particolare dei film del grande Stanley Kubrick. Dal 29 gennaio al 2 febbraio 2014 presso la Sala Alda Merini - Spazio Oberdan della Provincia di Milano, Fondazione Cineteca Italiana presenta Room 237, il documentario di Rodney Ascher presentato con successo al Festival di Cannes, che indaga le infinite interpretazioni fornite da quanti credono di aver decodificato i simboli nascosti e i messaggi sepolti nel capolavoro di Kubrick Shining, che verrà riproposto in più passaggi. Nato dalle conversazioni di Ascher, il regista, con il produttore Tim Kirk, il film dà voce al flusso di coscienza di fan e studiosi che da trent'anni vivono “intrappolati” nell'Overlook Hotel.
Room 237 è più di un semplice documentario metacinematografico, è un incredibile viaggio dentro un film, Shining di Stanley Kubrick, per svelarne simboli, misteri e significati nascosti e per raccontare le tante teorie che sono state sviluppate su quest'opera, una di quelle che ti restano dentro per sempre. Utilizzando molte scene originali della pellicola – replicate, rallentate, viste al contrario, smontate – accompagnate dal racconto fuori campo di cinque uomini che illustrano le proprie teorie interpretative, Room 237 ci accompagna nel labirinto di Shining, intrattenendoci con la folle ironia e la competenza dei fanatici seguaci del grande Maestro del cinema. Secondo il reporter Bill Blakemore si tratterebbe di un film sul genocidio degli indiani d'America, per un altro intervistato racconterebbe invece l'Olocausto, per un altro ancora nasconderebbe una confessione dello stesso Kubrick sul falso allunaggio dell'Apollo 11... Dentro la “Room 237”, la camera intoccabile dell'Overlook Hotel in cui è ambientato il film, ci sono tanti segreti ancora da svelare. Le teorie formulate su Shining negli anni, coprono gli argomenti più disparati come i nativi americani, Marshall McLuhan, il genocidio, la numerologia, le fiabe, la seconda guerra mondiale, lo sbarco sulla luna. Per la regia di Rodney Ascher. Interpreti: Bill Blakemore, Geoffrey Cocks, Juli Kearns, John Feel Ryan, Jay Weidner. USA, 2012.
Shining, il capolavoro thriller e horror preso in esame da Room 237, è un celebre film di S. Kubrick del 1980, che è stato sceneggiato da S. Kubrick, Diane Johnson, e tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King. con interpreti indimenticabili del calibro di Jack Nicholson, Shelley Duvall, Danny Lloyd, Scatman Crothers, Barry Nelson, Philip Stone, Joe Turke. La storia narrata è quella di Jack Torrance, scrittore in crisi, che accetta un lavoro che gli lascerà molto tempo per dedicarsi al suo romanzo: guardiano d'inverno di un grande e isolato albergo sulle Montagne Rocciose aperto solo nella bella stagione. Ricevute le consegne, l'uomo, insieme a moglie e figlio piccolo, si installa nell'hotel, in passato teatro di un sanguinoso omicidio a opera di un altro guardiano. Ben presto Jack scoprirà che il luogo è abitato da misteriose presenze soprannaturali (frutto della sua mente?), che lo spingeranno verso una follia omicida rivolta verso la sua stessa famiglia.
CALENDARIO PROIEZIONI:
- MERCOLEDÌ 29 GENNAIO
h 18.30 Shining (S. Kubrick, 1980, 142')
h 21.15 Room 237 (R. Ascher, 2012, 102')
- GIOVEDÌ 30 GENNAIO
h 19.00 Room 237 (R. Ascher, 2012, 102')
- VENERDÌ 24 GENNAIO
h 21.00 Room 237 (R. Ascher, 2012, 102')
- SABATO 1 FEBBRAIO
h 17.00 Room 237 (R. Ascher, 2012, 102')
h 19.00 Shining (S. Kubrick, 1980, 142')
- DOMENICA 2 FEBBRAIO
h 21.00 Room 237 (R. Ascher, 2012, 102')
MODALITÀ D’INGRESSO
Biglietto d’ingresso:intero € 7,00
Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera: € 5,50
Spettacoli delle ore 15 e 17 dei giorni feriali:
Biglietto intero € 5,50, ridotto per i possessori di Cinetessera € 3,50
INFORMAZIONI
http://oberdan.cinetecamilano.it
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