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Sono tanti gli artisti che ogni anno celebrano la città di Milano e i suoi angoli più nascosti. Dal 2 marzo è il turno di Guido Buganza con la sua mostra Quaderni Milanesi.

Il Diurno Venezia, in Piazza Oberdan, fu costruito fra il 1923 e il 1925, e fino al 2006 è stato un raffinato e funzionale centro di servizi per viaggiatori.

Buganza - gallery - nerospinto

Dalla collaborazione fra Guido Buganza e il Fondo Ambiente Italiano (FAI), sotto l'attenta cura di Silvia Agliotti, è nata una singolare esposizione che testimonia lo stato attuale di un luogo segreto, sotterraneo, trascurato. I visitatori si trovano davanti ad angoli, prospettive e sedie vuote, immaginando uno spazio un tempo destinato al ristoro e all'igiene dei fiacchi viaggiatori.

Buganza - gallery - nerospinto

Guido Buganza vanta esperienze in diversi settori artistici: dall'incisione, alla pittura, passando anche dal teatro. Consegue infatti il diploma di scenografia presso l'Accademia di Brera ed è più volte finalista al premio UBU come miglior scenografo italiano. Tornato alla sua primaria passione, la pittura, nel 2015 è finalista anche per il premio d'arte internazionale Donkey Art Prize. Le sue opere, oltre che a Milano, sono esposte a Barcellona, Bordeaux, Wingfield, Miami e Tokyo.

L'artista ritrae con tecnica sopraffina e precisione magistrale gli arredi e tutto ciò che resta del Diurno Venezia. Su progetto di Piero Portaluppi, infatti, il FAI ha preso in custodia il gioiello Art-Déco, con un obiettivo preciso: ristrutturarlo riportando alla luce l'antico splendore.

Lo spettatore esplora un luogo capace di alimentare i sentimenti del declino e del tramonto, con l'aiuto di ombre caravaggesche e tagli prospettici. Il documento cui si trova davanti il visitatore è il vuoto, l'assenza che si fa presenza: intimi simulacri che sprigionano fascino.

Il titolo della mostra di Guido Buganza rimanda con un chiaro riferimento a Carlo Emilio Gadda, a cui è anche dedicata un'opera. L'artista riesce a ritagliare scorci dietro a rare figure umane, a loro volta in meditazione davanti a opere d'arte nei musei del mondo. Gli ospiti si trovano così a immaginare una grande umanità proprio dietro quegli sguardi e fra quelle sedie vuote.

L'arte diventa testimone d'eccezione di una storia in continuo scorrimento: la visione dell'artista è eterna creatrice.

La mostra Quaderni Milanesi inaugura il 2 marzo a partire dalle ore 18 e si concluderà il 25 marzo. Le opere sono in vendita e il ricavato sarà devoluto alla Delegazione FAI di Milano a sostegno dei progetti di valorizzazione del Diurno Venezia.

 

QUADERNI MILANESI 2-25 marzo Martedì-venerdì | 15:30-19:00 Sabato | 15:00-18:00 Mattina su appuntamento

 

GLI EROICI FURORI ARTE CONTEMPORANEA Via Melzo 30 20129 Milano T 02 37648381 www.furori.it

Beatrice Bellano

 

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La GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo allarga i suoi orizzonti oltreoceano, allestendo la prima personale italiana dedicata ad un giovane fotografo americano, noto nel panorama internazionale: Ryan McGinley.

Nato nel ’77, a soli trentanove anni, è considerato uno degli artisti più influenti del suo tempo, ottenendo già alti riconoscimenti, più di dieci anni fa, dal Whitney Museum e il MoMA P.S.1 di New York che gli hanno dedicato delle mostre personali, oltre ad essere stato insignito dalla nomina a Giovane fotografo dell’anno per conto dell’ International Center of Photography di New York.

RYAN MCGINLEY - GALLERY - NEROSPINTO

Il suo primo lavoro, “The Kids Are Alright”, risale al 1999 e da allora la sua opera si pone come medium portavoce della subcultura degli anni Novanta. Gli eccessi, la fanciullaggine, ma anche il rapporto tra uomo e natura, l’edonismo e la leggerezza, sono i capisaldi sui quali si basano le sue opere cariche di energia ed attrattività.

L’esposizione, curata da Stefano Raimondi, si apre in quattro nuclei tematici che procedono “con il ritmo musicale delle Quattro Stagioni di Vivaldi: in ciascuna sala si succedono orizzonti, colori, musicalità e atmosfere completamente diversi ma legati gli uni agli altri”. Più di quaranta opere appartenenti alla più recente produzione artistica e delle quali, quelle appartenenti alle serie autunnali e invernali, fanno parte di un lavoro circoscritto, interessato principalmente a luoghi più conosciuti ed intimi per McGinley.

Dai toni freddi dell’inverno, a quelli caldi dell’autunno, passando per la leggerezza della primavera e i toni accesi dell’estate. I paesaggi incontaminati degli States, l’ispirazione romantica presa dagli artisti appartenenti alla Hudson River School, le zone a nord di New York e i corpi nudi, elementi apparentemente slegati si sposano nel filo conduttore degli scatti: tranquillità, convivenza, empatia e adattamento.

RYAN MCGINLEY - GALLERY - NEROSPINTO 4

Il sublime domina tra le opere in mostra ed insieme a lui una muta musicalità che, insieme alle atmosfere ricercate e ai colori della natura circostante i soggetti, rende le fotografie di Ryan McGinley molto più simili a dei dipinti di un romanticismo contemporaneo. Il giovane fotografo trova ispirazione nel mito del “Buon selvaggio”, direttamente connesso all’opera filosofica ed illuministica di Rosseau; nelle istantanee in mostra, l’uomo, nudo ed inerme, si relaziona con l’ambiente circostante con leggerezza, istintività, fino ad armonizzarsi e quasi mimetizzarsi con esso.

La mostra “RYAN McGINLEY - The Four Seasons”, realizzata anche grazie al supporto di Team Gallery e Galerie Perrotin, fa parte di una serie di temporanee in onore di Arturo Toffetti. L’esposizione è inoltre accompagnata da un approfondito catalogo, con testi editi da Cory Arcangel, Andrew Berardini, Giacinto Di Pietrantonio, Luca Panaro, Stefano Raimondi, Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni, quest’ultime anche curatrici dell’intero volume.

Francesca Bottin

RYAN McGINLEY - The Four Seasons fino al 15 maggio 2016 presso GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

mar-dom: ore 10:00-19:00 gio: ore 10:00-22:00 lunedì chiuso

Ingresso (valido per tutte le mostre in corso): Intero € 6,00 / Ridotto € 4,00

 

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Inaugura stasera la mostra dal titolo "Gallerie milanesi tra le due guerre", curata da Luigi Sansone, organizzata e promossa dalla Fondazione Stelline, ed inserita all'interno del palinsesto primaverile del Comune di Milano "Ritorni al futuro".
 
L'esposizione sarà aperta al pubblico fino al 22 maggio 2016, mettendo in scena dipinti e sculture dei più disparati artisti che, promossi dalle gallerie meneghine, hanno dato vita alla realtà artistica italiana del primo dopoguerra. 
 
Era proprio presso i galleristi che Milano dimostrava di essere un centro nevralgico di fermentazione artistica; nomi celebri come Pesaro, Bardi, Dedalo, Gussoni ed altri, mettevano in mostra nei loro spazi artisti appartenenti a correnti diverse, chi più affermato e chi meno, ma uniti dalla spinta innovativa che inondava quegli anni di ripresa successivi  alla Grande Guerra.
 
Medardo Rosso, Balla, Prampolini, de Chirico, Casorati, Fontana, Usellini, ma anche Kandinskij, Wildt e molti altri, sono la dimostrazione di quanto la Città fosse un centro di richiamo internazionale, incubatrice di nuovi stili, testimone di momenti salienti del passato, in grado di fornirci l'esatta chiave di lettura per comprendere le radici culturali e artistiche di personalità eccelse, che hanno preparato il terreno alla più recente arte contemporanea.
 
Un momento di riflessione, introspezione sociale, ma anche di approfondimento, quello dedicato alla mostra "Gallerie milanesi tra le due guerre", grazie agli appuntamenti organizzati dalla Fondazione Stelline che prevedono visite guidate con il curatore e laboratori didattici per bambini, ma anche al catalogo, esaustivo, arricchito dagli interventi di Luigi Sansone, Elena Pontiggia, Nicoletta Colombo e Gillo Dorfles. 
 
Francesca Bottin
 
GALLERIE MILANESI TRA LE DUE GUERRE
25 febbraio - 22 maggio 2016
Fondazione Stelline - C.so Magenta 61, Milano
Mar - Dom dalle 10.00 alle 20.00
Biglietti: intero 8,00 €, ridotto 6,00 €, scuole 3,00 €
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Tabemono No Bi è il titolo della mostra, visitabile fino al 25 giugno 2016, al Museo d'Arte Orientale Chiossone di Genova, dedicata alla cucina Washoku, letteralmente "cucina giapponese".
 
Ancora una volta è proprio il mondo nipponico ad affascinarci e se la gran parte di noi ormai è diventato un vero e proprio "jappo addicted", perché non approfondire la conoscenza di un'arte culinaria così lontana dalla nostra tradizione, ma al contempo ormai presente nella nostra quotidianità?
 
 
 
Questo è l'intento di Donatella Failla, che ha curato la mostra. Un percorso espositivo articolato attraverso sei temi chiave, dalle influenze shintoiste e buddhiste sulle abitudini culinarie giapponesi, per poi giungere alle risorse delle acque e dei campi, riso e sake, e passando poi per i tradizionali suppellettili in ceramica decorati da lacche finemente lavorate, funzionali anche alle cerimonie del té, Chanoyu e Sencha, giungendo fino ai primi ristoranti alla moda del periodo postmoderno, per concludere poi con le influenze derivanti dalle culture occidentali, già a partire dal periodo Meiji (1868-1912).
 
Come già detto, la cucina giapponese è tra le più antiche e apprezzate al mondo, fino ad essere riconosciuta come patrimonio intangibile dell'umanità dall'Unesco. Questa rassegna indaga una cultura profondamente diversa dalla nostra, anche per le modalità in cui si manifesta: lacche, stampe policrome, dipinti, porcellane, bronzi e oggetti tradizionali compongono la collezione del museo Chiossone, una collezione che basta a sé stessa ed al contempo cangiante, in grado di evidenziare diversi aspetti che, come nel caso di Tabemono No Bi, esalta la tavola e del gusto giapponesi.
 
 
Francesca Bottin
 
Tabemono No Bi [Dal 30 ottobre 2015 al 25 giugno 2016]
Museo d’Arte Orientale Chiossone
Piazzale Mazini 1, Genova
Mar - Ven h.8:30 - 18:00
Sab e Dom h.9:30 - 18:30 Info: Tel. 010 542285 – www.museidigenova.it
TABEMONO NO BI - GALLERY - NEROSPINTO
 
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Autore della copertina del disco “True Blue” di Madonna, fotografo scelto per gli scatti del mitico Calendario Pirelli nel ’94 e nel ’99 e icona anni ’80. Herb Ritts e i suoi ritratti sbarcano a Milano a Palazzo della Ragione da sabato 20 febbraio.

"TrueBlue by Madonna" Herb Ritts "TrueBlue by Madonna" Herb Ritts

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“In equilibrio” questo il titolo che Alessandra Mauro ha pensato per il percorso espositivo alla riscoperta di un artista morto prematuramente e della sua vasta produzione. Oltre 100 fotografie che spaziano infatti tra diversi temi e soggetti: dai paesaggi africani a suggestivi nudi, da ritratti di personalità del mondo dello spettacolo a iconiche rappresentazioni del fashion biz. Accanto a Penelope Cruz e a donne Masai, cascate e città, anche alcune immagini inedite che incontrano per la prima volta il pubblico, questo weekend, a Palazzo della Ragione.

retrospect - sass & bide , Herb Ritts Retrospect - sass & bide , Herb Ritts

Le immagini del fotografo americano Herb Ritts, sebbene differenti tra loro,divengono, qui, raffigurazione di un equilibrio raro, una sorta di rappresentazione di un mondo idilliaco, fatto solo di giornate perfette, di corpi levigati e di volti distesi. Un risultato semplice e affascinante possibile solo grazie a una tecnica meticolosa mixata ad una creatività sconfinata.

Un percorso espositivo creato grazie al contributo della Herbs Ritts Foundation di Los Angeles, in cui diversi medium si alternano, dalle fotografie alle installazioni, dai bozzetti ai video backstage, da annotazioni sul suo gusto estetico a estratti della sua collezione privata.

In Full Light,Herb Ritts In Full Light,Herb Ritts

L’ambizione di “In equilibrio” è dunque un invito ad appassionati di fotografia e non a lasciarsi contaminare dallo sguardo di un genio per assimilare quella sua prospettiva unica, quasi fatata, di vedere le cose.

INFORMAZIONI UTILI

"IN EQUILIBRIO" Herb Ritts
dal 20 febbraio — al 5 giugno 2016
 
Palazzo della Ragione
Piazza dei Mercanti Milano
 
- Serena Savardi -
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E' stata inaugurata ieri allo Studio Museo Francesco Messina di Via San Sisto 4/a la mostra site-specific MORTE DI UNA STELLA E ALTROVE di Eracle Dartizio, curata da Sabino Maria Frassà

Pipilotti Rist, una visual artist smarrita nel mondo delle meraviglie carnali. Viaggio itinerante attraverso lo specchio, tra visioni antropomorfiche e impressioni sonore.

Pipilotti, pseudonimo che combina Lotti, soprannome di Charlotte, con Pippi, riferimento al personaggio Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren, nasce come Elisabeth Charlotte Rist nel 1962 a Grabs in Svizzera.

Dal 1982 al 1988 frequenta l’Università di Arti Applicate di Vienna e la Scuola di Design di Basilea. Ancora studentessa produce la sua prima opera, I’m Not the Girl Who Misses Much (1986), video in cui si sposta da una parte all’altra dello schermo, scoprendosi il seno, mentre ripete la frase del titolo estratta dalla canzone dei Beatles "Happiness Is a Warm Gun".

Dopo aver fondato la rock-band tutta al femminile Les Reines Prochaines, gruppo col quale, dal 1988 al 1994, realizza alcuni album, concerti, video e performance dal vivo, ha inizio la sua vera e propria carriera artistica .

Nel 1992 raggiunge la notorietà con Pickelporno (Pimple porno), un lavoro sul corpo femminile e l’eccitazione sessuale, in cui le riprese, cariche di colori intensi, ambigue e sensuali, si spostano lungo i corpi di una coppia. Pipilotti Rits sviluppa un suo linguaggio estetico peculiare che si avvicina a quello dei video musicali: l’artista appare in molti dei suoi video, spesso cantando sulle soundtracks; i suoi lavori durano generalmente solo qualche minuto e contengono alterazioni di colore, velocità e suoni; i temi trattati sono principalmente collegati alla femminilità, alla sessualità e alla fisicità.

Si dedica inoltre alla creazione di installazioni multimediali, come Flying Room(1995) e Himalaya’s Sister’s Living Room (2000), in cui videocamere e monitor proiettano direttamente i filmati sugli spazi delle gallerie, e tra il 2005 e il 2009 si occupa della realizzazione del suo primo cortometraggio intitolato Pepperminta, presentato lo stesso anno al Festival del Cinema di Venezia.

Al contrario di molti artisti concettuali, i suoi lavori sono pervasi di sonorità insolite, carichi di colore, trasmettono un senso di spensieratezza e semplicità, aprono i nostri percorsi emozionali, istintivi, vitali.

Le sue riproduzioni sono affascinanti, sanno trasformare il cemento in pelle e carne, ogni installazione cambia a seconda del luogo in cui viene proiettata, le decorazioni murali prendono vita, le superfici si animano.

Pipilotti Rist gioca con la nostra sensibilità e con i nostri sensi, media per noi una nuova esperienza, che diventa esperienza endogena: esplora i nostri corpi dando forma ai nostri desideri reconditi, alle nostre perversioni, ma anche ai nostri sogni, evocando immagini rubate all’immaginario collettivo, come quelle del giardino dell’Eden e di Adamo ed Eva, ci riporta dentro il grembo materno, ad un panteismo in cui l’unico Dio è donna, una Demetra metafora della natura e del nostro ciclo vitale.

 

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