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Venerdì 9 gennaio 2015 il 75Beat ospiterà il live dei The Vickers, rock band fiorentina che nel marzo 2014 ha pubblicato il suo ultimo album "Ghost" per Black Candy Records.
Un rock psichedelico a tutti gli effetti, quello dei Vickers: suoni che sembrano provenire direttamente dagli anni 60 accompagnati da testi allucinati e vagheggianti. Viaggi distorti verso paesaggi coloratissimi si susseguono nei loro pezzi, facendo affiorare anche un pizzico della malinconia tipica degli anni 90.
Il lavoro della band toscana ha ricevuto molte recensioni positive, sia in Italia che all'estero, dove i singoli dei The Vickers vengono anche trasmessi nelle radio nazionali come BBC6 (UK) e KEXP Radio (US).
"Ghost" è il terzo lavoro del gruppo, che nel 2009 ha pubblicato "Keep Clear" per Foolica Records e nel 2011 "Fine For Now", album a cui hanno collaborato diversi professionisti.
I Vickers vantano già di qualche tour all'estero, partecipando a festival del calibro del Primavera Sound di Barcellona.
Questi musicisti visionari, che sembrano catapultati direttamente da un'epoca passata, arrivano al 75Beat venerdì 9 gennaio per un live che come ogni loro esibizione dal vivo non deluderà di certo.
Info:
Apertura porte ore 21.30, inizio live ore 22:00. Ingresso 5 euro con tessera ARCI.
75beat
Via Privata Tirso, 3 - 20141 Milano, Tel. 02 56 8049 13
Per info sulla programmazione dei live: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Pagina FB: https://www.facebook.com/75Beat
[gallery type="rectangular" ids="35017,35019,35018,35016,35020"]Imperdibile appuntamento giovedì 24 Aprile 2014, al Madison Music Hall di Milano con Twist and Shout!, la serata anni 50/60 per eccellenza, in una delle location anni ‘60 più affascinanti mai viste nei paraggi.
La location cambia ma il consiglio è sempre lo stesso: “indossate il vostro vestito migliore, lucidate le scarpette, prendete sottobraccio il vostro partner e venite a godervi lo spettacolo più esplosivo mai in città”
Twist and Shout!, nato dall’idea di Alessio Granata a marzo 2011, in tre anni ha collezionato centinaia di spettacoli, fatto ballare migliaia di persone e conquistato le migliori piste da ballo delle città italiane, come dimostrano gli oltre 50mila followers sulla pagina facebook.
In consolle, pronti a deliziarvi per tutta la sera con i loro brani, Alessio Granata ed Ale Leuci: rock 'n' roll, fifties, sixties, swing, lindy hop, rhythm and blues, garage, beat, doo wop, American, English and Italian Graffiti, boogie- woogie, twist, shout, loud, colonne sonore del ventennio più fervente di tutti i tempi che ormai da due stagioni fanno agitare bacini e fianchi della popolazione italiana, gente che ha voglia di ballare ritmi autentici sino all’esaurimento.
Gli special Guests non mancheranno in questa serata, che vi farà ballare e divertire come mai prima d’ora.
Presente allo show il cantante, pianista, considerato tra i migliori nel suo genere in Italia, Antonio Sorgentone, che proporrà un mix di: 50's R'n'R, boogie woogie, brani originali e classici swing italiani di grandi del passato come Renato Carosone o Fred Buscaglione. Un uomo che durante i suoi spettacoli, grazie al suo carisma sul palco e alla sua bravura tecnica, riesce a conquistare tutti i tipi di pubblico, collezionando alle spalle più di 500 concerti in Italia e in Europa.
Inoltre, a grande richiesta verrà aperta una seconda sala, la Ballroom2, dedicata alle coppie che vogliono cimentarsi con il ballo più sfrenato, con ospiti d’onore: Dj Rocketeer e Dj Clara Boop, e il loro Swing – Lindy hop – Boogie – Jive – Doo Woo.
Per realizzare una serata ancor più entusiasmante e accattivante, dalle ore 21.30 WORKSHOP GRATUITO DI BALLO 50’S ed a seguire DANCE SHOW ON STAGE con i maestri Marco Martignani e Daisy Assabi, della pluri-titolata scuola di ballo Studio La Rosa, che giusto per darvi un'idea, sono Campioni italiani e regionali 2010 e 2011 di Boogie Woogie, vice campioni mondiali di Jitterbug 2013, 7° classificati alla coppa del mondo di Boogie Woogie a Lubiana!
Infine per chi, in tutto questo, desidera non lasciare il look trascurato, una free hairstylist and make up, curata dalla bravissima stylist Ketty – Vintage Style – Cinieri renderà il vostro style unico e strabiliante come la serata in cui vi immergerete, il tutto gratuitamente.
Una promessa di esperienza unica, che cambierà per sempre il vostro modo di danzare, rende questo spettacolo assolutamente irrinunciabile.
PAGINE UFFICIALI:
www.facebook.com/twistandshout.50sand60s
MILANO - MADISON MUSIC HALL
Via Giovanni da Udine, 28 (traversa di Viale Certosa)
Dalle ore 21.30 alle ore 4.00
ADM €8,00
BIGLIETTI DISPONIBILI DALLE ORE 21.30 LA SERA DELL'EVENTO
PRESSO LE CASSE DELLA LOCATION
Anni 60, Parigi, un donnaiolo architetto italiano di successo e tre fidanzate straniere hostess di volo da gestire.
Questi sono gli ingredienti dello spettacolo Boeing Boeing di Marc Camoletti, una delle commedie più divertenti e rappresentate nel mondo, entrata di diritto nel Guinness dei primati: solo a Londra, dal 1965 è rimasta in cartellone per ben sette anni consecutivi, tanto che la Paramount ne produsse un film con Tony Curtis, Jerry Lewis e Thelma Ritter.
Boeing Boeing è tornata sui palcoscenici londinesi nel 2007 fino al 2009, dopo quarant'anni con un restyling anni ‘60, ad opera di uno dei più rappresentativi e giovani registi europei, Matthew Warchus, che ne ha curato uno spassosissimo revival, adattando scene e costumi a quegli anni. Il risultato è stato sorprendente, pubblico e critica hanno decretato il successo di questa commedia che nonostante l'età, dimostra ancora di avere le gambe per camminare a lungo. Nel 2007 è stata nominata agli Oliver Awards, come miglior revival e miglior attore, vincendo il Drama Desk Award come miglior spettacolo, miglior rivisitazione anni ‘60 e come miglior interpretazione maschile a Mark Rylance. La stessa produzione ha poi portato lo spettacolo a Broadway nel 2008 dove ha riscosso un altro enorme successo, vincendo anche qui il Tony Award come miglior revival e ancora Mark Rylance come miglior attore protagonista.
Lo spettacolo viene ora riproposto anche in Italia, dopo l'ultima grande produzione allestita nel 1966 da Lucio Ardenzi con gli allora giovani Carlo Giuffrè, Vittorio Sanipoli, Marina Bonfigli e Valeria Fabrizi. Lo spettacolo ebbe un grande successo per tre stagioni consecutive. Questa volta a distanza di quarant'anni L'Associazione Culturale Artu' di Gianluca Ramazzotti in coproduzione con Ente Teatro Cronaca sas diretta da Mico Galdieri, hanno deciso di riproporre lo spettacolo nella stessa edizione trionfatrice a Londra e Broadway, in accordo con la Sonia Friedman Ltd, con un Cast veramente internazionale che vede in testa di serie il ritorno sulle scene di Gianluca Guidi in coppia per la prima volta con Gianluca Ramazzotti per dar vita ad un duo esplosivo di grande comicità, con la partecipazione della nota attrice Ariella Reggio, nel ruolo della Zia. A cui si aggiungono tre splendide bellezze: Marjo Berasategui, lanciata da Pieraccioni nel film “Ti amo in tutte le lingue de mondo” nel ruolo della Hostess spagnola Gabriela, Sonja Bader che darà lustro e divertimento alla hostess tedesca Greta, e Barbara Snellenburg che interpreterà l’americana Gloria. Il tutto condito dalla regia di Mark Schneider che riprende la messa in scena originale, scoppiettante e divertente di Matthew Warchus, in una rivisitazione dal vecchio sapore anni Sessanta per una commedia che, come hanno dimostrato gli amici americani e londinesi, ha quarant'anni…ma non li dimostra.
Boeing Boeing
Teatro Manzoni
dal 20 febbraio al 9 marzo 2014
Biglietto poltronissima € 32,00; poltrona: feriali € 20,00 - sabato e domenica € 22,00
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Il MIC, Museo Interattivo del Cinema e Fondazione Cineteca Italiana presentano Bozzetto &Co.un ciclo di proiezioni e incontri didattici dedicati a Bruno Bozzetto, animatore, fumettista, sceneggiatore e produttore cinematografico alla cui figura il Walt Disney Family Museum ha recentemente dedicato la mostra "Bruno Bozzetto: Animation, Maestro!".
La mostra, in apertura il 12 gennaio e visitabile sino al 31, intende celebrare l'arte della casa di produzione Bruno Bozzetto Film, in attività dal 1960, che ha saputo portare alla ribalta un genere, quello dell'animazione, fino a qualche anno fa trascurato in Italia.
Si parte domenica 12 con un incontro (ad ingresso gratuito) con Bruno Bozzetto, durante il quale l'artista racconterà al pubblico mille aneddoti riguardanti la propria professione e mostrerà lavori inediti. Seguirà la proiezione in anteprima della versione final cut di "Allegro non troppo", risposta al film "Fantasia" della Disney.
La retrospettiva si compone inoltre di una serie di lungometraggi a disegni animati, nonché un ampio spazio dedicato al personaggio creato da Bozzetto nel 1960, il “Signor Rossi”, simbolo dell’italiano medio alle prese con i mali del suo tempo ed infine la presentazione di alcuni corti inediti.
Domenica 26 gennaio è previsto un laboratorio per bambini tenuto dai creativi dello Studio Bozzetto &Co., che mostreranno come si realizza un cortometraggio attraverso l’anteprima della serie “Topo Tip”.
Di seguito il calendario completo degli eventi
Domenica 12 gennaio
h 17.00 Incontro speciale con Bruno Bozzetto
Ingresso libero – prenotazione obbligatoria al numero 0287242114
h 19.00 Allegro non troppo – Versione final cut (Bruno Bozzetto, Italia, 1977, 75’)
In un teatro vuoto, un pomposo presentatore introduce un insolito spettacolo: mentre un direttore d'orchestra fa eseguire una serie di brani a un'improbabile orchestra improvvisata, un disegnatore, tenuto incatenato per anni, ne realizza in tempo reale la versione animata. Versione final cut in anteprima nazionale.
Venerdì 17 gennaio
h 15.00 I corti inediti di Bruno Bozzetto (Bruno Bozzetto, Italia, , 55’, animaz.) I cortometraggi di Bruno Bozzetto sono l’espressione più sintetica della sua arte. Dal vero o in animazione, realizzati con tecniche tradizionali o in digitale, riescono nell’intento di trasmettere il massimo dei contenuti nel più breve tempo possibile. In un’unica occasione si potranno vedere opere di Bozzetto mai editate come Lazy dog, Adam, Storia del mondo per chi ha fretta, Va bene?! e molti altri.
h 17.00 I sogni del Signor Rossi (Bruno Bozzetto, Italia, 1977,60’, animaz.)
Dopo una lunga e faticosa settimana di lavoro, il Signor Rossi rincasa tra le mura domestiche dove lo aspetta il cane Gastone, che dopo una settimana di solitudine desidera uscire, andare a correre e al cinema. Sì, perché gli eroi di Gastone sono quelli dello schermo, della televisione e della letteratura ed è nelle vesti di personaggi che il cane immagina il suo padrone. Vedremo allora un Rossi-Tarzan, un Rossi-astronauta, Rossi-Holmes, Rossi-Zorro, Rossi-Aladino... Ma finiti i sogni, per Rossi ci sarà il triste ritorno alla mediocrità della propria vita.
Domenica 19 gennaio
h 19.00 Vip – Mio fratello superuomo (Bruno Bozzetto, Italia, 1968, 79’, animaz.)
Da sempre, la famiglia dei Vip - esseri invincibili e dotati di facoltà eccezionali - ha svolto un'intensa attività a favore dei deboli e degli oppressi. Gli ultimi esponenti della famiglia sono i due fratelli Supervip e Minivip: il primo è bello e invulnerabile, mentre il secondo è rachitico e complessato. Quando Minivip cade prigioniero di Happy Betty, una diabolica donna, Supervip accorre subito in aiuto dell'incauto fratello.
Venerdì 24 gennaio
h 15.00 Allegro non troppo (Bruno Bozzetto, Italia, 1977, 85’) Replica
h 17.00 Le vacanze del signor Rossi (Bruno Bozzetto, Italia, 1978, 60’, animaz.)
Rossi, dopo un anno di lavoro, è alla ricerca di un po' di pace che purtroppo non riesce a trovare. Trova invece ogni sorta di contrattempi che lo costringono, suo malgrado, a lasciare il luogo che si era scelto passando da un campeggio al mare alla campagna, dalla montagna al lago, senza trovare mai il meritato riposo. Alla fine, provato dalle mille disavventure che via via si susseguono, arranca verso la città, con la prospettiva di riposarsi in ufficio, per i prossimi undici mesi.
Domenica 26 gennaio
h 15.00 Laboratorio Studio Bozzetto
Ingresso libero – prenotazione obbligatoria al numero 0287242114 - Età dai 10 anni
I creativi dello Studio Bozzetto &Co. presentano in anteprima il progetto di serie televisiva “Topo Tip” raccontando come si realizza un progetto in animazione fin dalle sue prime fasi creative.
Il progetto nasce dall'omonima collana di libri Giunti. (StudioBozzetto&Co, Giunti, StudioCampedelli,M4e/telescreen,RAI).
h 19.00 West and soda (Bruno Bozzetto, Italia, 1965, 86’, animaz.)
Un villaggio abitato da cow-boys è sottoposto a continue vessazioni da parte di un ricco proprietario terriero, denominato il Cattivissimo. Costui, con la collaborazione di due aiutanti, Ursus e lo Smilzo, vuole impossessarsi dell'unico terreno fertile della vallata che appartiene ad una ragazza, Clementina, la quale vive con tre mucche pettegole ed un cane perennemente sbronzo.
Venerdì 31 gennaio
h 15.00 I corti inediti di Bozzetto (Bruno Bozzetto, Italia, 55’, animaz.) Replica
h 17.00 Il signor Rossi cerca la felicità (Bruno Bozzetto, Italia, 1976, 60’, animaz.)
Grazie ad una magia della Fata Sicura, il signor Rossi, assieme al cane Gastone, si ritrova a viaggiare nel tempo, dalla preistoria al Medioevo, dall'antica Roma al Far West. Il lungo viaggio tra le tante epoche storiche ha un unico scopo, trovare la felicità. Una pietra miliare nella storia del signor Rossi perchè, per la prima volta, acquista la voce!
Per maggiori informazioni :
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / www.cinetecamilano.it T 02 87242114
Modalità di ingresso alle proiezioni:
Biglietto d’ingresso intero: € 5,50
Biglietto d’ingresso ridotto: € 4,00
Biglietto d’ingresso adulto + bambino: € 6,00
MIC Museo Interattivo del Cinema
Via Fulvio Testi, 121
Milano
Una settimana in cui Brera si trasforma in una mostra d’arte contemporanea diffusa, dove gli stand sono le gallerie d’arte, le showroom, i palazzi storici e le fondazioni che diventano spazi espositivi inconsueti con oltre 400 artisti. Così oltre alle istituzioni storiche, dall’Accademia alla Pinacoteca, la zona si anima con molte iniziative dedicate alla scena contemporanea.
Da oggi, 23 ottobre al 27 si susseguiranno presentazioni di libri e cataloghi, inaugurazioni, con artisti e visite agli atelier, un fitto calendario che culminerà sabato 26 ottobre con la ”Notte bianca dell’arte” (ore 20-24).
Filo conduttore di questa prima edizione sono gli anni ’60 con la mostra digitale “Il mito degli anni Sessanta. Il respiro innovativo delle gallerie d’arte”, a cura di Claudio Cerritelli, un focus “virtuale” sull’arte che vede l’adesione di gallerie attive in quell’epoca, o specializzate negli artisti del periodo, come la Fondazione Giorgio Marconi, le gallerie Milano, Lorenzelli, Cortina e A arte Studio Invernizzi.
Alle Gallerie d’Italia, (Piazza della Scala 6) da visitare l’esposizione in corso “1963 e dintorni”, a cura di Francesco Tedeschi, che mette a fuoco un anno particolarmente denso di eventi. Mentre la Fondazione d’Ars (Umanitaria, via San Barnaba 48) presenta al pubblico la sua ricca collezione di opere degli stessi anni.
Tra gli eventi imperdibili la grande mostra ”Fault Lines” di Allora&Calzadilla, allestita dalla Fondazione Trussardi a Palazzo Cusani (fino al 24 novembre, ing. gratuito, dalle 10 alle 20). La prima personale in un'istituzione pubblica del duo che invade le sale barocche della dimora di Via Brera con opere sperimentali che combinano elementi e linguaggi diversi: cultura, fotografia, performance, musica, suoni e video. Per Jennifer e Guillermo (questi i loro nomi di battesimo), ritenuti tra gli autori contemporanei più impegnati, l'Arte è un pretesto per indagare concetti come l'identità nazionale e la democrazia.
Per luoghi e orari consultare il programma su brerart.com.
Nerospinto vi racconta l'Autunno Americano del Comune di Milano attraverso un viaggio inconsueto alla scoperta della mostra di Andy Wharol a Palazzo Reale. Gli ultimi anni hanno visto un generoso proliferare di mostre riservate al re della Pop Art in un rinnovato interesse generale. Fino a poco tempo fa ad esempio era possibile visitare gratuitamente una piccola esposizione dedicata all'artista presso il Museo del 900. Da ricordare anche "The Andy Wharol Show" del 2004-2005 con cui la Triennale celebrava l'eclettismo dell'artista attraverso un approccio multimediale.
Cosa distingue allora questa nuova esposizione dalle precedenti e cosa le attribuisce fascino ed interesse?
La prima risposta che mi viene in mente è di sicuro il taglio personale e fortemente biografico che è stato dato al percorso espositivo. Le opere fanno parte della collezione di Peter Brant, amico di Wharol e curatore stesso della mostra, si tratta di 160 tra le più significative creazioni dell'artista Pop per eccellenza. L'esposizione è caratterizzata per l'evidente tentativo di una maggiore vicinanza all'uomo rispetto al personaggio.
Wharol; all'epoca Andrew Warhola Jr, figlio di immigrati di umili origini, nato a Pittsburgh in Pennsylvania, il 6 agosto del 1928, dove trascorre un'infanzia in condizioni economiche drammatiche, divenuto il celebre artista noto al pubblico che tutti conosciamo, crede in un'arte che sia "Pop" e cioè "Popular" - Adatta a tutti.
A riprova della concretizzazione delle teorie estetiche del filosofo W. Benjamin sull' "Opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica" del 1936, per Wharol non vi è più un'arte aulica, da contemplare, un'artista che sia demiurgo e creatore, ma nel mondo nuovo dell'America degli anni 60, nella Società dei Consumi di massa, l'artista deve essere soprattutto un comunicatore; deve cioè saper rendere semplice ciò che altrimenti potrebbe risultare complicato, abbassare il concetto di aura ed unicità dell'opera d'arte fino al punto da sottometterlo all'ideale della fruizione di massa. Ė la democrazia dei consumi: un ricco ed un povero si trovano ormai ad acquistare gli stessi prodotti; una lattina di Coca Cola è sempre la stessa, così come la famosa Zuppa Campbell's (1962) riprodotta in serie dall'artista.
Influenzato dal New Dada e con poca simpatia per Pollock e l'espressionismo astratto degli Irascibili, per i quali l'arte viene generata da un'esplosione emotiva; l'arte è per Wharol produzione controllata, fredda tecnica e meccanica della riproducibilità, capacità di fare business. E il business per Wharol è tanto importante da portarlo a fare del lavoro artistico una specie di produzione in "fabbrica"; The Factory era il nome dello studio originario di Andy Wharol a New York City tra il 1962 e il 1968, e con lo stesso nome sono conosciuti anche i suoi studi successivi. Nello studio i collaboratori di Warhol producono serigrafie e litografie. Nei giorni in cui diviene famoso Warhol lavora giorno e notte ai suoi dipinti. L'uso di serigrafie è finalizzato a produrre immagini in massa, allo stesso modo in cui le industrie capitalistiche producono in massa prodotti per i consumatori.
"Don't worry there's nothing about art that a person can't understand" Rassicura Wharol.
"Niente di complicato e difficile nell'arte, che l'uomo moderno, l'uomo qualunque, non possa arrivare a comprendere". Una straordinaria democratizzazione del concetto di fruizione artistica, figlio della società industriale, in cui la produzione avviene in modo meccanico - in serie - così, per Wharol, nell'arte come nella vita, l'accessibilità prevale sull'esclusività. Da qui, i modelli della sua arte; la pubblicità, il fumetto, quei divi del cinema e quelle celebrities riprodotte a ripetizione che sarebbero divenute delle icone.
In esposizione troviamo Liz Taylor, le sue celebri Marilyn, ed ancora, del 1963 "Trenta sono meglio di una" che ha come soggetto la Monna Lisa, che si ripete in maniera sequenziale in stile foto-tessera. Ed inoltre la riproduzione di foto segnaletiche di ricercati e criminali. Wharol gioca e si diverte a ricordarci la sua naturale propensione per un artista-macchina, che non inventa ma riproduce, che non interpreta ma ripete all'infinito.
Sono del 1964 "Le 12 sedie elettriche" che fanno di uno strumento di morte un motivo decorativo, così come "Mao", che ripreso in serie nel 1973 sembra più un soggetto da carta da parati che un leader politico.
E le opere dedicate ai dollari, già dal 1962, a dimostrare che un artista non deve temere di produrre business ma anzi deve esser fiero dei propri risultati economici. Facile leggervi il riscatto personale da un'infanzia in povertà.
"Making money is art and working is art and good business is the best art" ricorda.
Del 1964 il "Self-Portrait" - autoritratto di un uomo che ci tiene ad essere "la cosa giusta nel posto sbagliato o la cosa sbagliata nel posto giusto" in modo che qualche cosa di straordinario e inaspettato accada. L'autore ha un'indubbia fascinazione per ciò che è artificiale (il travestimento in alcuni autoritratti con occhiali e parrucche), ama definirsi superficiale; egli sviluppa un'estetica della rappresentazione grazie a tecniche quali la serigrafia che rimpiazzino l'idea di stile con quella di copia ad alta diffusione e riproducibilità. L'amore per i soggetti comuni, banali, diffusi, viene celebrata in riferimento al fumetto con "Dick Tracy" poliziotto leale con i buoni ma duro con i criminali ed eroe della cultura popolare americana. La passione per il cinema si mostra con "Il Bacio (Bela Lugosi)" scena tratta dal film Dracula del 1931. L'interesse per le celebrities - feticcio di quelle stampate sulle figurine e collezionate dal Wharol bambino, è ripresa tra gli altri in "Elvis rosso"(1962).
Sebbene si definisse "superficiale" c'è un lato nell'artista che non pare esserlo affatto; lo ritroviamo ad esempio nei suoi "Flowers Large Flowers" del 1964, in cui la bellezza del fiore si accompagna alla consapevolezza della tragedia della sua morte.
Tra le ultime opere esposte in ordine cronologico sono di particolare bellezza il ritratto di "Jean Michel Basquiat" del 1982, le grandi tavole decorative che riprendono, giocando sulla simmetria, le famose macchie dello psichiatra Rorschach, e "l'ultima cena" del 1986, esposta a Milano nel 1987, che segna la chiusura della carriera dell'artista poco prima della sua morte. "L'ultima cena" e "La Monna Lisa" sono per Wharol un'ulteriore tappa alla ricerca delle celebrities, quali celebrità nel campo della storia dell'arte che riprodotte divengono patrimonio alla portata di tutti. D'altronde la fama stessa è alla portata di tutti secondo Wharol: "Ciascuno avrà i suoi 15 minuti di celebrità".
Wharol pare interpretare perfettamente le tendenze estetiche del suo tempo, comprende la bellezza e l'eccezionalità, ma anche la tragedia sottesa, di ciò che si ripete nella vita quotidiana, sempre uguale ma pure diverso, si interessa al valore e all'attrazione generata dall'oggetto di uso comune, dal bene di consumo, dalle immagini pubblicitarie, guardando il mondo con quella "ingenuity" che è sì genialità ma è anche purezza di sguardo, curiosità, capacità di stupirsi, ingenuità simile a quella di un bambino di fronte alle cose del mondo. Questa è la forza di Wharol, la sua vicinanza, la potenza della sua opera. Egli ha saputo vedere la bellezza anche in una scatola di zuppa, o in una sedia elettrica, ora, è forse nella loro edulcorazione che Wharol restituisce agli oggetti ed ai personaggi che ritrae quella forza e quel valore che furono il cuore della cultura del suo tempo e, per certi versi, anche del nostro, in un contesto in cui i mezzi di comunicazione si accavallano, i differenti linguaggi si sovrappongono e siamo bombardati da immagini che ripetono se stesse; fino a portarci ad osservare la copia, di una copia, di una copia, in una costante sensazione di déjà vu.
WHAROL. Dalla collezione di Peter Brant: dal 24 ottobre 2013 al 9 marzo 2014
Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12, Milano.
Lunedì: 14.30 - 19.30. Da martedì a domenica: 9.30 - 19.30. Giovedì e sabato: 9.30 - 22.30.
Biglietto: intero 11€/ ridotto: 9,50€
Informazioni: www.warholmilano.it #wharol
Giovanna Canonico
Siete tutti pronti per fare un tuffo nei favolosi anni ’60?
Tirate fuori le vostre minigonne, i pantaloni a zampa che avete ancora negli armadi ( dai, lo sappiamo che li avete conservati! ) e immergetevi nella brillantina perché tutto ciò che è sixties torna di moda, almeno per una sera al mese qui a Milano!
A partire da questo Venerdì la Sacrestia Farmacia Alcolica, uno dei club più conosciuti della città meneghina, ospiterà MILANO TOWN SOULDIERS ( The Soul All nighter ) serata Northen Soul, un progetto di Lambrate Town Souldier nato in collaborazione con l'associazione culturale Algo mas e Soul O'Session.
Una volta al mese Fred Bully e Fabio Conti propongono una selezione musicale d’eccezione, rigorosamente su vinile originale, totalmente orientata a tutte le sfaccettature della musica Soul; dal suono Northern Soul dei dischi 60's più rari al Modern, dal Soul Crossover dei 70's e 80's alle ultime produzioni delle etichette indipendenti contemporanee. Ogni serata è arricchita dalla presenza di ospiti della scena Soul italiana ed internazionale.
Alle selezioni:
||| NICK RECORDKICKS (Boogaloo Club / Milano Funk & Soul Allnighter)||| FRED BULLY (Lambrate Town Souldiers)
||| FABIO CONTI (Lambrate Town Souldiers)
I punti di forza di questa serata saranno:
-ORIGINAL 7" VINYL ONLY -FREE ENTRY -Stile e Attitudine … e la voglia di divertirsi di tutti voi, pronti a rivivere un’epoca passata che ha sicuramente molto ancora da dirci!
Ci si vede alla Sacrestia a partire da questo Venerdì!
Vi aspettiamo in pista!
KEEP THE FAITH!!
Per informazioni
Sacrestia Farmacia Alcolica | Club, Ristorante, Pub |
Via Conchetta, 20
Milano
sacrestia.com | twitter.com/SacrestiaMilano
https://www.facebook.com/SacrestiaMilano
MILANO TOWN SOULDIERS è un evento creato in collaborazione con:
- Ass. Cult. ALGO MAS: https://www.facebook.com/algomas- When Music Attacks: https://www.facebook.com/WhenMusicAttacks
- Soul o'Session: https://www.facebook.com/pages/Soul-OSession-Italian-Northern-Soul-Dance-Society/120871894594382
- Lambrate Town Souldiers (crew page): https://www.facebook.com/pages/Lambrate-Town-Souldiers-Soul-Crew-Lambrate-since-2012/281673251909757
Nerospinto ama suggerirvi le mostre più interessanti, quelle particolari e fuori dall'ordinario. Di certo questa piccolissima ma preziosa esposizione che la Triennale di Milano ha dedicato alle tavole di Matteo Guarnaccia e Giulia Pivetta rientra in quest'ultima categoria. I due autori e professionisti, riescono a raggiungere in campo artistico un territorio d'incontro e lo realizzano attraverso la creazione comune delle opere presentate in "Dreamers and Dissenters".
Le tavole, che vorrebbero rappresentare una sorta di ironica storia del costume degli anni '60, trovano espressione nell'area di confine tra fumetto e illustrazione, utilizzando gli stili e le determinazioni tipiche del linguaggio della moda. I soggetti utilizzati comprendono i gruppi più radicali e creativi degli anni '60. Tra l'icona e lo stereotipo culturale si gioca con tipologie e modelli che sono divenuti leggendari nell'immaginario collettivo anche ai giorni nostri.
Si possono ammirare, per esempio, le "Playboy Bunnies", famose "conigliette" icone dell'edonismo liberale nato nel 1960 con l'apertura del primo Playboy Club a Chicago; gli "Astronauti-Cosmonauti" che ricordano il periodo della Guerra Fredda ed incarnano gli sforzi sovietici per conquistare lo spazio. Le "Hostess": in un tempo in cui volare non era ancora diventato democratico e le signorine dei cieli rappresentavano una professione che era soprattutto un sogno. I "Surfers" influenzati dai Beach Boys e dalle vibrazioni positive della mitica estate californiana. Le "Go Go Girls", giovani sexy ed esuberanti cubiste della vita, eterne teenagers che, per quanto riguarda il look, non potevano fare a meno dei propri stivaletti. Lo stile ispirato alla "Dolce Vita" e al cinema di quegli anni con miti quali Fellini e Mastroianni. Gli "Hippies" e la loro rivoluzione pacifica, le "Guardie Rosse" ispirate dalla Rivoluzione Culturale cinese di Mao del 1966. Il gusto estetico kitsch, folkloristico, tribale, l'esotismo e il misticismo ispirato alle fiabe delle "Folkies". Il look alla "Carnaby Street" nato dalla trasposizione di Londra in un cliché mediatico nel 1966 sul "Time" con la "Swinging London". E ancora i "New Dandy", i "Bikers", i "Rockers", i "Mods", e gli "Skinheads".
Questi gruppi vengono schedati e descritti nel loro aspetto, un rimando agli archetipi culturali di quegli anni. Con intelligenza ed ironia i due autori offrono richiami al design, alla politica, al cinema e all'arte. Così si ritrovano le contestazioni di stampo marxista, il pacifismo, la "Beatles Mania", David Bowie, Kubrick, il cinema francese e Brigitte Bardot in un continuo gioco di riferimenti.
Gli anni '60 furono i tempi in cui i Ribelli (Dissenters) furono anche dei Sognatori (Dreamers) come se non si potesse essere l'uno senza l'altro. Erano gli anni delle grandi utopie, della lotta per gli ideali, delle conquiste, reali o immaginarie, delle rivoluzioni. Anche se visti ora e dal punto di vista della moda molti di questi "tipi" possono risultare un po' ridicoli, fuori luogo o strappare un affettuoso sorriso, essi costituiscono un patrimonio storico e culturale cui non si può e non si deve rinunciare. Lo sanno bene i due autori, che con amore e leggerezza, disegnano un'epoca di costumi e personaggi degna del miglior fashion design moderno ma con la freschezza e l'ingenuità di un fumetto. Un'antologia del costume divertente e spietata che racconta "come eravamo" o solo "come avremmo potuto essere".
Indira Fassioni
ORARI:
lunedì chiuso / martedì - domenica 10.30 - 20.30 / giovedì 10.30 - 23.00INFO:
INGRESSO GRATUITO
Triennale Design Museum - viale Alemagna 6, MilanoI fratelli Coen ritornano al cinema delle loro origini e lo fanno con una pellicola divertentemente amara dove le speranze e i sogni di un giovane e aspirante cantante si scontrano e si fondono con la dura realtà dei sobborghi operai di New York City e la difficoltà di emergere nel mondo dell’arte e della musica dei primi anni Sessanta del Novecento.
In Inside Llewyn Davis, presentato all’ultima mostra del cinema di Cannes, c’è una realtà oggettiva fatta di sacrifici e di speranze e c’è il mondo onirico e intimamente drammatico del protagonista. Due universi che non possono incontrarsi e che sono destinati a rimanere paralleli nonostante la fatica, l’impegno e le indubbie doti artistiche del giovane Llewyn Davis. Gli anni Sessanta al Greenwich Village hanno visto la nascita e l’affermazione della musica folk come genere emblema di una generazione di musicisti e di appassionati, un genere che avrebbe cambiato per sempre la storia della musica internazionale e che avrebbe avuto in Bob Dylan il suo guru più importante.
Il folk, però, nasce da più lontano. Come inno di passione e di speranza ad opera di giovani dei sobborghi operai della City che tra un turno in fabbrica, un lavoro estivo e uno provvisorio arrivano al Village pieni di sogni e speranze ma soprattutto con l’irrefrenabile desiderio di dare una svolta alla loro vita. Figli di operai che sognano il palcoscenico e la loro musica che passa nelle radio più famose d’America.
Llewyn Davis è uno di questi ragazzi. Vive alla giornata, dorme da conoscenti ogni volta diversi che lo ospitano su piccoli e logori divani in altrettanto piccoli e dimessi appartamenti e non riesce a guadagnare neppure un dollaro al giorno. E come per i migliori personaggi ebrei pensati dai fratelli Coen per le loro pellicole è perseguitato da una sfortuna incredibile. Che lo stesso Llewyn ha contribuito a costruire e di cui è in buona parte responsabile.
Fragile, malinconico, introverso e irresistibile, il giovane protagonista riesce a non concludere nulla neppure con il socio musicista con cui parte alla conquista di New York immaginando di suonare in un duo e di conquistare così pubblico e critica. Il socio però lo molla presto e Llewyn rimane solo a gestire la sua vita e la sua ebraicità cercando il successo ma sentendosi in colpa per questo, desiderando essere famoso al più presto ma volendo conservare il suo purismo artistico.
Llewyn è probabilmente uno dei personaggi più infelici e belli mai creati dai fratelli Coen.
Il film è per i nostalgici dell’epoca e anche per chi da contemporaneo ne vuole respirare l’aria più autentica. I registi sono riusciti a riportare fedelmente le ambientazioni degli anni Sessanta, gli studi di registrazione, i locali dove la musica folk spopolava e perfino i tipici appartamenti newyorkesi con le scale antincendio esterne improvvisando un omaggio cinematografico a Colazione da Tiffany facendo anche apparire un gatto che, a differenza dell’altro con la bella protagonsita del film del 1961, riesce a essere più scaltro, fortunato e vincente del protagonsita Llewyn.
È l’amaro di tutti i film intimisti dei fratelli Coen, il loro marchio di fabbrica più famoso e meglio riuscito e che fa di Inside Llewyn Davis la pellicola più struggente dell’ultima mostra del cinema di Cannes. Il protagonsita del film è l’attore Oscar Isaac, ma c’è anche una piccola e divertente parte interpretata da Justin Timberlake che canta in maniera intimista e dolce e che dà al film dei Coen un paio di fotogrammi di commercialità pura.
Inside Llewyn Davis rimane soprattutto un film emozionante dove lo spettatore vive con apprensione e compassione le vicende del protagonsita fino al suo provino più importante dove si esibisce nella ballata triste e intimista davanti al manager che lo liquida con una delle frasi più comiche e irriverenti di tutta la narrazione.
Le speranze non fanno mangiare. L’arte non paga e la musica folk è solo per pochi eletti.
O almeno sembra. Ma non è tutto vero. Llewyn Davis canta, continua a cantare.
In fondo il vero senso della vita rimane quello di essere fedeli al proprio, irrealizzabile, sogno.
Lora Lamm, la grafica pubblicitaria “delle donnine”, artista, pittrice del secondo dopoguerra milanese è in mostra negli spazi del m.a.x. Museo di Chiasso con un’esposizione dal titolo “Grafica a Milano 1953-1963”. La raccolta di opere in mostra si inserisce nel filone della grafica contemporanea e propone un focus sull’attività giovanile della celebre creativa nella città di Milano fra gli anni ’50 e ’60. Lora Lamm opera una trasformazione nel campo del graphic design: i suoi lavori hanno forte capacità comunicativa, sono ricchi di colore e dai tratti leggiadri, e le semplici forme disegnate risultano immediate e al contempo vitali e giocose. L'esposizione raccoglie una sessantina di manifesti e un centinaio fra bozzetti, biglietti di invito, carte da pacco, packagin: tutti lavori che Lora Lamm realizzò su commissione de La Rinascente, Pirelli, La Centrale del Latte di Milano, Elisabeth Arden. Una sala dell’esposizione è inoltre dedicata al periodo tra gli anni '50 e '60 in cui avvenne un sodalizio collaborativo tra Lora Lamm e Max Huber, portando alla scoperta dei lavori di entrambi. Lora Lamm, con la sua grafica lineare, pulita e spensierata ha rivoluzionato l’immagine e la comunicazione nell’Italia del dopoguerra proponendo campagne pubblicitarie di impatto immediato e forte carica emozionale. La mostra è aperta fino al 21 luglio 2013.
Per informazioni: www.maxmuseo.ch
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