GuitarLandscapes è un inno alla contaminazione- Intervista ad Antonello Fiamma, protagonista di "Storie d'Autunno" alla Chiesa Vecchia di Baggio
Sabato 18 ottobre, ore 18.00, presso la Chiesa Vecchia di Baggio (Via Ceriani, 3) il virtuoso del fingerstyle Antonello Fiamma- collaborazioni con alcuni tra i maggiori chitarristi del panorama internazionale della chitarra fingerstyle (tra gli altri Maneli Jamal, Trevor Gordon Hall, Andrea Valeri, Luca Francioso)- propone la sua personale esplorazione delle possibilità sonore della chitarra, confluita nel progetto GuitarLandscapes: trascrizioni dei brani classici e composizioni originali per un concerto all’insegna della contaminazione.
<<A proposito dei concerti principali- spiega la Direttrice Artistica Tatiana Larionova- c’è da dire che quest’anno abbiamo voluto introdurre degli elementi di novità: il concerto di Antonello Fiamma, ad esempio, non è strettamente classico, è una sorta di grande contaminazione. Antonello è un ottimo chitarrista ed impiega la particolare tecnica del “finger style”, che consente di superare i limiti della chitarra; eseguirà sia trascrizioni dei brani classici che sue composizioni originali, mescolando generi diversi, dal jazz al funky.>>
Nerospinto ha incontrato il chitarrista, compositore e docente Antonello Fiamma, che sembra custodire un'intera orchestra fra le corde della sua chitarra. Innamorato della musica, rigoroso ed eclettico, in perenne ricerca stilistica e tecnica.
E con un libro insospettabile sul comodino.
Il suo incontro con la chitarra è avvenuto quando aveva 9 anni. Che bambino è stato Antonello Fiamma?
Sempre focalizzato sulla musica come unica ragione di vita, da subito ho capito che quella sarebbe stata la mia strada.
Nella sua discografia ci sono sia composizioni strumentali per chitarra fingerstyle sia brani cantautorali…si sente maggiormente strumentista o cantautore?
Dunque, il cantautorato è stata una parentesi importantissima che mi ha portato alla produzione di un disco nel 2020 (Indelebile) e di alcuni singoli. Dopo anni di totale immersione nel mondo strumentale, ho avuto modo di toccare a fondo tutti gli aspetti che l’avvicinamento alla scrittura di una canzone può darti. La bellezza di un testo, l’importanza della metrica, della musica al servizio della parola. Cose che porto ancora con me, e che mi fanno approcciare anche in maniera diversa alla chitarra o alla scrittura strumentale.
Ovvio, il canale principale tramite cui veicolare la mia musica resta sempre la chitarra, quella è e sarà sempre casa. Ma negli anni ho capito che uscire dalla comfort zone, mettersi in gioco in altro, è fonte di grande crescita.
Dal 2015 è docente presso la Scuola di Musica Cluster di Milano, dove insegna chitarra fingerstyle, classica e moderna, musica d’insieme, teoria e arrangiamento. Qual è l’insegnamento più importante che, da docente, ha imparato dai suoi alunni?
Presso la Scuola di Musica Cluster ho la fortuna di seguire dei ragazzi meravigliosi, innamorati della musica e ben consapevoli del bene che fa averla come parte attiva nella propria vita.
Vederli emozionarsi, vederli ardere dalla voglia di mettersi in gioco sui palchi, vederli impegnati con voglia e dedizione, è fonte di grande insegnamento e ispirazione per me.
Se dovesse spiegare ad un profano la tecnica del fingerstyle…?
Prendi una band e tutti i suoi elementi, portali sulla chitarra e fai tutto insieme. Ah, e studia tutta la vita per farlo.
La collaborazione artistica che ricorda con maggiore piacere?
Ho avuto il piacere e la fortuna di collaborare con tanti artisti nel corso della mia carriera, legati al mondo del fingerstyle. Un ricordo bellissimo che ho sono i concerti in Italia con Maneli Jamal, chitarrista Canadese tra i migliori del circuito, e i tanti concerti in Italia e all’estero con Luca Francioso, tra i maggiori esponenti italiani del genere fingerstyle, oltre che caro amico.
Un brano che consiglierebbe a chi volesse accostarsi alla sua produzione?
( R )Evolution è un brano che mi rappresenta molto adesso, ma andando un po’ indietro Django e The Round Path restano brani che sento molto vicini.
La Primavera di Baggio si è aperta, quest’anno, alla contaminazione. Il suo Guitar Landscapes è un po’ un inno alla contaminazione…o no?
Assolutamente! Grazie a questo modo di suonare i confini della chitarra acustica tradizionale si abbattono, dando vita a paesaggi sonori completamente nuovi e non vicini all’idea di chitarra che in genere si ha. Nel mio repertorio spazio da brani originali ad arrangiamenti di vario genere pensati in questa chiave. Quindi si, GuitarLandscapes è totalmente un inno alla contaminazione.
Che libro ha sul comodino?
L’Iliade! Adoro tutto il mondo dei poemi Epici.
Ma devo essere onesto, in questo momento è lì che prende polvere.
La sua playlist di questo periodo (in cinque brani)?
Want me Back – Cody Fry, Cory Wong
C’era una Volta il West – Ennio Morricone
The Spirits Carries On – Dream Theater
White Blank Page – Mumford & Sons
Michigan – The Milk Carton Kids
C’è un film che le ha regalato delle suggestioni particolari che ha trasposto in musica?
Partendo dal presupposto che guardare film è tra le mie attività preferite, non tendo a trarre ispirazioni dai film per scrivere, quanto più da avvenimenti e trascorsi che vivo in prima persona.
Quello che faccio è andare a fondo della colonna sonora di un film per capire come ha lavorato il compositore in funzione delle immagini e della storia. Poi spesso prendo la chitarra e la trascrivo. Non so, chiamala deformazione professionale!
Il tratto prevalente del suo carattere?
Non so se prevale il mio essere paziente o il mio essere disordinato. È una dura lotta.
Come si immagina tra vent’anni?
Esattamente come sono adesso: tra un palco con la mia chitarra di fronte ad un pubblico, e una classe con dei ragazzi affamati di musica, con l’unica missione di infondere l’importanza del messaggio musicale in ogni sua sfaccettatura.

