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UGO, NESSUNO E CENTOMILA è la cine-rassegna, organizzata da Fondazione Cineteca Italiana, dedicata a Ugo Tognazzi, che si terrà dall’8 al 31 dicembre 2015 al MIC – Museo Interattivo del Cinema.
Così come rimanda il titolo dell’evento, Tognazzi era sia attore di cinema, personaggio televisivo a fianco di Raimondo Vianello, ma anche grande attore teatrale che, nel corso della sua carriera, ha interpretato “centomila” ruoli differenti, rappresentando tutte le sfumature che sono intercorse nel passaggio dal Neorealismo cinematografico alla Commedia all’italiana. Ugo fu abile interprete, in chiave comica, di vizi e virtù della società a lui contemporanea; il suo volto, dai lineamenti contadineschi e contemporaneamente borghesi, rispecchiava perfettamente quell’intera generazione di uomini, tipicamente delle province settentrionali, “fatti da sé”, i “self-made men” del boom economico.
La rassegna si aprirà martedì (8/12) alle ore 15.00 con “Il fischio al naso” (1967), sceneggiatura importante sia per la sua carriera, che con questo film si apre anche alla regia, sia per il peso del contenuto, tratto dal celebre racconto “Sette piani” di Dino Buzzati: l’inquietudine del malato terminale viene rivisitata in chiave comica, con un risultato allo stesso tempo riflessivo ed esilarante.
La programmazione risulta ricca di capolavori di importanti registi del panorama italiano del tempo, che portano la firma interpretativa dell’attore, tra i quali: “Il vizietto” (1978), commedia scritta e originariamente interpretata da Jean Poiret, “La grande abbuffata” (1973), con l’altrettanto celebre Marcello Mastroianni, la commedia nazional-popolare di Monicelli, “Romanzo popolare” (1974), e l’intramontabile secondo atto di “Amici miei” (1982), manifesto di un’intera generazione. Un continuo salto avanti e indietro nel tempo per rivivere le grandi interpretazioni del comico, tra le quali, secondo la critica, la migliore si può trovare in “La tragedia di un uomo ridicolo” (1981) di Bernardo Bertolucci, che gli valse la Palma d’oro per la miglior interpretazione al Festival di Cannes.
Un uomo dal rapporto con il pubblico senza mezzi termini, non rimaneva indifferente, poteva solo essere amato o odiato, ma senza dubbio, anche tra chi non lo apprezzava, Ugo Tognazzi ha lasciato un segno indelebile, quello di un comico, interprete della sua epoca, che con ironia rifletteva, senza troppi mezzi termini, sulla complessità della vita stessa.
UGO, NESSUNO E CENTOMILA Dall’8 al 31 dicembre 2015 MIC – Museo Interattivo del Cinema
INFO: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.cinetecamilano.it Telefono 02 87242114
Biglietto d’ingresso intero: € 5,50 Biglietto ridotto: € 4,00 Biglietto d’ingresso adulto + bambino: € 6,00
Martedì 8 dicembre h 15.00 Il fischio al naso (Ugo Tognazzi, Italia, 1967, 113’ con Ugo Tognazzi e Tina Louise) h 17.00 Venga a prendere il caffè da noi (Alberto Lattuada, Italia, 1970, 113’ con Ugo Tognazzi e Milena Vukotic)
Mercoledì 9 dicembre h 15.00 Il vizietto (Edouard Molinaro, Fr./Ita., 1978, 103’ con Ugo Tognazzi e Michel Serrault) h 17.00 La stanza del vescovo (Dino Risi, Italia, 1977, 110’ con Ugo Tognazzi e Ornella Muti)
Venerdì 11 dicembre h 15.00 La donna scimmia (Marco Ferreri, Ita./Fr., 1964, b/n, 90’ con Ugo Tognazzi e Annie Girardot) h 17.00 Il federale (Luciano Salce, Italia, 1961, b/n, 100’ con Ugo Tognazzi, Gianni Agus) h 19.00 Una storia moderna-L’ape regina (Marco Ferreri, Ita./Fr., 1963, b/n, 91’ con Ugo Tognazzi e Marina Vlady)
Sabato 12 dicembre h 16.00 Io la conoscevo bene (Antonio Pietrangeli, Ita./Fr./RFT, 1965, b/n, 109’ con Ugo Tognazzi e Stefania Sandrelli) h 18.00 La tragedia di un uomo ridicolo (Bernardo Bertolucci, Italia, 1981, 110’ con Ugo Tognazzi e Anouk Aimée)
Domenica 13 dicembre h 17.00 Nell’anno del signore (Luigi Magni, Italia, 1969, 117’ con Ugo Tognazzi e Nino Manfredi) h 19.15 L’udienza (Marco Ferreri, Italia, 1971, 112’ con Ugo Tognazzi e Claudia Cardinale)
Martedì 15 dicembre h 15.00 Marcia Nuziale (Marco Ferreri, Italia, 1966, b/n, 80’ con Ugo Tognazzi e Gaia Germani) h 17.00 La grande abbuffata (Marco Ferreri, Ita./Fr., 1973, 123’ con Ugo Tognazzi e Marcello Mastroianni)
Mercoledì 16 dicembre h 17.00 Romanzo popolare (Mario Monicelli, Italia, 1974, 102’ con Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Michele Placido)
Giovedì 17 dicembre h 15.00 Il maestro e Margherita (Aleksandar Petrović , Italia/Jug., 1972, 100’ con Ugo Tognazzi, Mismy Farmer) h 17.00 La vita agra (Carlo Lizzani, Ita./Fr., 1963, b/n, 100’ con Ugo Tognazzi e Giovanna Ralli)
Venerdì 18 dicembre h 15.00 Una storia moderna-L’ape regina (Marco Ferreri, Ita./Fr., 1963, b/n, 91’ con Ugo Tognazzi e Marina Vlady) h 17.00 La donna scimmia (Marco Ferreri, Ita./Fr., 1964, b/n, 90’ con Ugo Tognazzi e Annie Girardot) h 19.00 La stanza del vescovo (Dino Risi, Italia, 1977, 110’ con Ugo Tognazzi e Ornella Muti)
Sabato 19 dicembre h 18.00 Amici miei atto II (Mario Monicelli, Italia, 1982, 129’ con Ugo Tognazzi e Gastone Moschin)
Domenica 20 dicembre h 19.00 La grande abbuffata (Marco Ferreri, Ita./Fr., 1973, 123’ con Ugo Tognazzi e Marcello Mastroianni)
Martedì 29 dicembre h 17.00 Il federale (Luciano Salce, Italia, 1961, b/n, 100’ con Ugo Tognazzi, Gianni Agus)
Mercoledì 30 dicembre h 17.00 L’udienza (Marco Ferreri, Italia, 1971, 112’ con Ugo Tognazzi e Claudia Cardinale)
Giovedì 31 dicembre h 17.00 Il fischio al naso (Ugo Tognazzi, Italia, 1967, 113’ con Ugo Tognazzi e Tina Louise)
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Una serata all'insegna di bollicine raffinate e cucina stellata all'Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense (PR)
Giovedì 17 dicembre 2015 nell’ambito della fortunata rassegna enogastronomica “La cucina di Corte incontra i vini dei grandi produttori” brindisi speciali accompagnano sapori sublimi. Ospite d’eccezione la maison Champagne Bollinger che dal 1829 produce prestigiosi champagne dallo stile raffinato e complesso. Le rinomate bottiglie selezionate da Paolo Tegoni, enogastronomo professionista e consulente dell’Antica Corte Pallavicina, saranno le protagoniste della soirée, rendendo più preziosi i piatti creati ad hoc dallo chef stellato Massimo Spigaroli e dal suo staff. Si comincia alle 20.00 facendo tintinnare i calici riempiti di Brut Nature s.a. Ayala, per un gustoso aperitivo durante il quale sarà possibile visitare le storiche cantine di stagionatura del castello, le più vecchie al mondo ancora attive – costruite nel 1320 – e scoprire aneddoti e curiosità sulla produzione del Culatello. A tavola poi seguirà la cena con degustazione guidata: per iniziare sarà servito Gran Culatello Spigaroli Family e Cannelloncino di pernice, foie gras e gamberi esaltati da Bollinger Special Cuvée Brut, per continuare con polenta morbida, lumachine, croccante di Nero e cimette di rapa, e il petto e la coscia di piccione, verza, spuma di topinambur e melograno accompagnati da Bollinger La Grande Année Brut 2005. Infine gli ospiti potranno assaporare la fonduta di fontina d’alpeggio e tartufo, brindando con Bollinger R. D. Extra Brut 2002 Magnum. Prima di andare via non mancheranno frutta e dolci: mandarino, cioccolato speziato e bergamotto, piccola pasticceria e poi caffè, tisane, infusi di bacche e frutta sotto spirito.
Prezzo di 160 euro per persona, prenotazione obbligatoria allo 0524 936539.
Per informazioni: Antica Corte Pallavicina Strada del Palazzo Due Torri 3 43010 Polesine Parmense (PR) Tel. 39 0524936539 Sito web: www.fratellispigaroli.it
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Appena prima delle vacanze di Natale, il MONO Bar presenta un nuovo progetto artistico, che fonde fotografia e fashion design. L'appuntamento è dal 10 al 19 Dicembre.
“The Seraphim Daughter” è il risultato della collaborazione fra Letizia Iman e Matteo Domenichetti: fotografa lei, fashion designer, lui. Dal matrimonio fra angeli serafini e yurei giapponesi nasce una collezione di abiti da sposa che riesce a combinare sotto un velo di magia due mondi distanti.
Giovane androginia e kitsch si mescolano delicatamente; le fotografie hanno un sapore naïf quando a colori, mentre riescono a mixare lo stile J-Horror anni '60 e uno scenario più angelico quando sono in bianco e nero. Anche la scelta dei tessuti è variegata: rispettando la tradizione, hanno posato davanti all'obiettivo di Letizia georgette grigia, marocain di seta bianca, ma non manca poi un tocco eccentrico, dalla pelle di serpente bianco delle Filippine ai gioielli di ceramica Raku.
I due protagonisti sono giovanissimi. Classe '92 è Matteo, laureato in Fashion Design al Politecnico di Milano, dove ha scelto una specializzazione in maglieria. La sua carriera accademica si conclude quindi con un master all'Istituto Secoli. Nasce invece nel 1991 in Spagna Letizia, che studia Graphic Design a Milano e vanta già esposizioni, oltre che nel capoluogo meneghino, a Vicenza, Venezia e Brighton.
“The Seraphim Daughter”, il progetto di Matteo Domenichetti e Letizia Iman viene inaugurato il 10 dicembre alle ore 19 al MONO Bar di Via Lecco 6 a Milano, zona Porta Venezia.
Il locale è peculiare, gli interni richiamano la moda vintage anni '60 ed è gay friendly. Ospita mostre e DJ Set. MONO Bar
Via Lecco 6, 20124 Milano Telefono:02 2940 9330 FB/MONO Bar
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la 20a edizione de L’Artigiano in Fiera, che si tiene in Fiera Milano dal 5 al 13 dicembre, ha un significato particolare: rappresenta la continuità degli impegni presi da Expo2015 nei passati sei mesi. “Ci siamo dati il compito di far vedere i volti e far conoscere le storie degli artigiani che sostengono l’economia in tutto il mondo. Nella nostra storia abbiamo avuto oltre 17 mila artigiani da 147 paesi differenti. Ecco il punto d’incontro con l’evento appena concluso” afferma Antonio Intiglietta, presidente di Gefi spa, l’ente organizzatore dell’evento.
La manifestazione, nata nel 1996 per promuovere i prodotti dell’artigianato italiano e mondiale, quest’anno ospita 3.250 espositori provenienti da 115 Paesi, che vendono oltre 150 mila prodotti. Nel solco della tradizione che ha segnato il successo fino ad ora, ma con gradite novità: «dopo un periodo di rodaggio, lanciamo Artimondo - prosegue il presidente – una piattaforma di commercio elettronico che consente di ampliare il business degli artigiani al mercato globale pur continuando a operare all’interno delle proprie botteghe. Diamo di fatto continuità a quello che i visitatori possono trovare in Fiera, senza perdere l’idea di fondo: accanto ai prodotti raccontiamo le storie di questi uomini e donne. Poniamo sempre le persone al centro della nostra iniziativa».
Nove padiglioni, divisi per aree geografiche, che per nove giorni accolgono i due milioni circa di visitatori attesi con numerosi appuntamenti: danze ed esibizioni canore da tutto il mondo animano la kermesse. Artisti provenienti dall’India, dal Tibet, dal Vietnam. dalla Cina, dal Messico, dall’Argentina, da Cuba, dal Marocco, dalla Tunisia, dal Portogallo, dall’Irlanda, dalla Spagna, dalla Germania, dall'Ungheria, dalla Francia e dalla Grecia si alternano a momenti in cui vanno in scena balli tipici della tradizione siciliana, pugliese, sarda, campana e i canti folk della Val Resia. (Il programma è disponibile sul portale dell'evento).
In linea con l’eredità di Expo, ben 69 ristoranti sono cosparsi tra i padiglioni. La tradizione italiana è profusamente rappresentata da Nord a Sud grazie alla cucina veneta, mantovana, altoatesina, bergamasca, comasca, romagnola, lomellina ligure, valtellinese, ossolana, trentina, toscana, romana napoletana, calabrese, lucana, siciliana sarda e pugliese. L’offerta è ampliata dalla tradizione culinaria europea, africana, sudamericana, asiatica e mediorientale. Non mancherà, inoltre, un punto di ristoro dedicato ai vegani e vegetariani: basato su ricette asiatiche, proporrà piatti preparati con ingredienti biologici.
Fino al 14 dicembre è in scena al Teatro i "C'è un diritto dell'uomo alla codardia", omaggio a Heiner Müller.
Heiner Müller, uno dei drammaturghi più taglienti e visionari del novecento, viene rivisitato da quattro drammaturghi e sei attori, guidati dalla dramaturg Francesca Garolla e dal regista Renzo Martinelli.
Lo spettacolo è la prima tappa del progetto TO PLAY. To play come giocare, affrontare e ripensare un’opera teatrale, in questo caso un testo feroce e impalpabile.
C’Ѐ UN DIRITTO DELL’UOMO ALLA CODARDIA inaugura per Teatro i un nuovo processo produttivo. Dieci giovani professionisti (tra attori e drammaturghi) sono stati messi al lavoro per studiare e analizzare Germania 3, l'ultimo testo di Müller, concluso a pochi mesi dalla morte. Il risultato è un testo autonomo ma che strutturalmente rispetta l’originale del drammaturgo tedesco.
Il progetto affronta diversi interrogativi, come quale sia il rapporto tra individuo e storia, in che modo la storia passata influenzi il singolo individuo, che cosa si intende per memoria individuale e collettiva.
Müller ha detto spesso che le sue opere sono come un iceberg o un ippopotamo in cui la parte invisibile, sommersa, è più importante della parte visibile (dall'introduzione di Jean Jourdheuil a Teatro IV edizione Ubulibri).
Il progetto TO PLAY proseguirà nelle prossime stagioni in un nuovo e aperto confronto con giovani professionisti, tra alta formazione, ricerca e realizzazione spettacolare, una commistione di esperienze e linguaggi differenti.
RENZO MARTINELLI, regista, è direttore artistico di Teatro i, compagnia di produzione nata negli anni novanta. Teatro i, dopo aver ricevuto diversi riconoscimenti per la sua attività produttiva, gestisce dal 2004 l’omonimo spazio teatrale a Milano e nel 2006 vince il premio Hystrio-Provincia di Milano. Renzo Martinelli realizza numerose regie, tra cui ricordiamo: La Santa di Antonio Moresco (2000) vincitore del premio Sette spettacoli per un nuovo teatro italiano; Sinfonia per corpi soli – omaggio a Sarah Kane, premio Ubu 2002, Prima della Pensione di Thomas Bernhard (2006) - per cui Federica Fracassi vince il premio Duse come attrice emergente, Incendi di Wajdi Mouawad (2011) e Hilda di Marie Ndiaye (2011) – spettacoli per cui Federica Fracassi ha ricevuto il Premio Ubu, il Premio Duse e il Premio della Critica -, Lotta di negro e cani di Bernard-Marie Koltès (2012). Nel 2013 il Piccolo Teatro di Milano produce Blondi, parte della trilogia Innamorate dello spavento, di Massimo Sgorbani, conclusa con Magda e lo spavento, presentato a Teatro i nel 2014 e in programmazione, il prossimo dicembre, al Teatro Elfo Puccini di Milano e nella stagione 2015/2016 del Teatro di Roma.
FRANCESCA GAROLLA, dal 2004 dramaturg e direttrice artistica del Teatro i con Renzo Martinelli e Federica Fracassi. Il suo primo testo N.N. (Nomen Nescio) è stato selezionato e tradotto all’interno del progetto Face à face – Parole di Francia per scene d’Italia, come Solo di me - Se non fossi stata Ifigenia sarei Alcesti o Medea che è stato presentato a cura de La Chartreuse all’interno del Festival d’Avignon 2015. Da poco si è concluso, con grande successo di pubblico e di critica lo spettacolo Non correre Amleto. Tutti e tre gli spettacoli sono stati rappresentati a Teatro i con la regia di Renzo Martinelli.
Fino al 14 dicembre 2015
PRIMA NAZIONALE
MILANO – TEATRO i
C’Ѐ UN DIRITTO DELL’UOMO ALLA CODARDIA
omaggio a Heiner Müller
regia Renzo Martinelli
dramaturg Francesca Garolla testi di Francesco Alberici, Stefano Cordella,
Héléna Rumyantseva, Giulia Tollis con Liliana Benini, Cristina Cappelli, Daniele Crasti,
Marco De Francesca, Giulia Mancini, Mauro Sole
produzione Teatro i – TO PLAY con il contributo di Regione Lombardia / NEXT
si ringrazia Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi
PER INFO E BIGLIETTERIA
TEATRO I
via Gaudenzio Ferrari 11, Milano
lunedì /giovedì / venerdì ore 21.00 - mercoledì / sabato ore 19.30 - domenica ore 17.00
durata: 70' (senza intervallo)
info e prenotazioni: tel. 02/8323156 – 366/3700770 –Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – www.teatroi.org
intero: 18 euro / convenzionati: 12 euro / under 26: 11,50 euro / over 60: 9 euro
giovedì vieni a teatro in bicicletta: 7 euro
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Per la prima volta approda in Italia (e a Milano, che fortuna!) lo spettacolo che ha fatto girare la testa a oltre un milione di spettatori in Spagna, Messico e Francia. Si tratta di "The Hole", qualcosa di sexy, spudorato e terribilmente divertente. Un inno al lato ludico della vita, pronto ad appassionare la città meneghina - dal 3 dicembre 2015 - al Teatro LinearCiak.
Club-Teatro-Cabaret è la formula vincente di "The Hole" che con il suo mix di teatro, circo, cabaret, musica e humor provocatorio trasporta gli spettatori in dimensioni ignote ed estremamente affascinanti. E’ un “Rocky Horror in stile Almodóvar”, perché il grande merito di questo spettacolo è rompere tutti gli schemi conquistando così un potenziale strepitoso.
Fuori dall’ordinario, quindi, è la storia che lega le sorprendenti esibizioni sul palco dei grandi artisti che sembrano provenire da un mondo onirico di felliniana memoria: un navigato playboy (l’artista italiano Filippo Strocchi), stremato da una vita di eccessi, trova l’amore vero. Decide quindi di mettere la testa a posto, fiero di presentare agli amici e al mondo la nuova innamorata. Lo sfrontato edonista organizza una festa in grande stile nella sua villa per annunciare agli astanti e al pubblico, intrattenuti dalla sensuale governate e da gagliardi maggiordomi pronti a esibirsi in acrobazie e spogliarelli, la sua non-convenzionale storia d’amore…
Insomma: Benvenuti a "The Hole!" Spettacolo che unisce il lato buffo dell’arte teatrale a quello più scenografico del musical e in cui tutti i numeri di nouveau cirque, musica e umorismo scanzonato sono al servizio di un unico messaggio: ognuno di noi ha il diritto se non il dovere di passare almeno una volta per quel lato ludico, felice e spensierato dell’esistenza.
La sala del Teatro LinearCiak si trasforma in club con tavolini e sedie per bere e mangiare a volontà, senza pericolosi eccessi. Tra le proposte: stuzzichini, formaggi, salumi e vino per tutti i gusti. E per uno show decisamente “rock” non poteva mancare la radio rock per eccellenza: Virgin Radio. Un network nazionale, un partner importante che accompagna The Hole nella sua prima avventura italiana.
Info:
[gallery ids="48449,48450,48451,48452"]Le feste natalizie si avvicinano incalzanti e portano con sè gli "strappi alla dieta" tipici di questo periodo dell'anno. Street Food Xmas Festival sembra essere stato creato proprio a questo scopo: preparare lo stomaco ai cenoni di Natale, e si svolgerà dal 5 all'8 dicembre al Cargo di Milano.
Street Food Xmas Festival è una vera e propria celebrazione del cibo di strada di qualità, e rivendica l'onore dei vecchi Apecar, non più visti come il tre ruote sgangherato del nonno con cui fare pratica di guida, ma ora mezzi cool e versatili. Non ci saranno solo Api urbane, ma anche camioncini, rimorchi d’antan, caravan o airstream: il cibo è mobile, cheap e chic; parteciperanno chef provenienti da tutta Italia che proporranno i loro piatti tipici e le sfiziosità regionali sulle loro cucine itineranti.
L'elenco dei partecipanti è veramente molto vario, dal vecchio furgoncino dei gelati, dolci e cioccolata calda di Eskimo Pastry food truck, alla braceria mobile per assaggiare bombette e alette di pollo alla griglia di Moto Guzzi Grill. E ancora: hamburger gourmet, gnocco fritto, birre italiane di qualità, trofie, farinate e dolci... Particolari e innovative sono le miasse di Farinel: piadine di origine medievale a base di farina di mais, cotte su antichi ferri arroventati sul fuoco a legna, che vengono farcite al momento con salumi e formaggi locali.
L'ingresso è totalmente gratuito e potrete assaggiare tutte le specialità dalle 11:00 alle 22:00.
STREET FOOD XMAS FESTIVAL 5-8 dicembre 2015 Cargo, via Meucci 43 - Milano Orari: dalle 11:00 alle 22:00 Partecipanti: Eskimo pastry food truck, Moto Guzzi Grill, Fuoridimente, Mr Max, Farinel, Birrabus, La Pestolotte, La Farinata, Mignon, El Caminante, God Save the Food, Caravin street wine.
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Mancano ancora pochi giorni- fino al 6 dicembre- per poter visitare presso lo Studio Museo Francesco Messina di Milano la mostra Non Abbandonarmi! di Franco Mazzucchelli, la quale rappresenta una riflessione sul ruolo dell'arte nella società contemporanea, costituendo un appello al pubblico affinché non abbandoni l'arte e la curiosità di scoprire il nuovo e il diverso.
Biografia dell'autore Franco Mazzucchelli è uno dei Maestri dell'arte contemporanea nazionale e internazionale, collabora dal 2013 con il progetto cramum. Alla sua 4' edizione, il premio promuove il dialogo tra generazioni d'artisti e valorizza le giovani eccellenze artistiche in Italia e nella Svizzera di lingua italiana. Franco Mazzucchelli prende parte al progetto in qualità di giurato. L'artista nasce a Milano il 24 gennaio 1939, si diploma nel 1963 in pittura e nel 1966 in scultura allAccademia di Belle Arti di Brera, dove da quell'anno ricopre il ruolo della cattedra. Nel 1976 partecipa alla Biennale di Venezia. Mazzuchelli è uno scultore sui generis, che ha scelto di modellare un elemento che ci dà la vita: l'aria. I suoi lavori fanno parte di performances rese possibili dall'invenzione dei nuovi materiali, in particolare il polivinilcloruro, il pvc, leggero, gonfiabile e modellabile a piacere. Nel corso della sua carriera, Mazzucchelli dà vita a lavori giganteschi, altissime sculture d'aria, fino a trenta, quaranta metri, a forme geometriche come la spirale e il cubo, oppure ancora immensi tubi dentro cui poter camminare e giocare. Il fatto di occupare questi spazi in realtà ha un significato profondo. Reca in sé un interrogativo: per chi realizza opere d'arte l'artista del XX secolo? Chi ne è il fruitore? La risposta di Franco Mazzucchelli è che l'artista ha una funzione sociale e deve scendere in strada per rivolgersi alla gente normale. Tutto ha inizio col ciclo “Abbandoni” strutture gonfiabili in PVC, lasciate in luoghi pubblici, ideate per interagire con la gente. Con le “Sostituzioni” la natura artificiale dell'opera (enormi bolle di polietilene sottilissimo) ribalta la normale fruibilità di un interno obbligando le persone a rimediare e reinventare lo spazio domestico e la sua agibilità. Le “Riappropriazioni” della metà degli anni Settanta ripropongono in esterno la problematica delle sostituzioni, favorendo la riscoperta dei luoghi pubblici perché siano vissuti a partire da angolature inedite. In modo analogo le numerose scenografie teatrali di Mazzucchelli, partendo dall'illusorietà della rappesentazione, giocano, favorite dal fascino sintetico dei materiali plastici, sul rapporto di ambiguità tra dentro e fuori, tra natura ed artifizio. Ma Mazzucchelli ha sentito anche l'esigenza di cimentarsi a fare il pittore, ossia di lavorare anche con i colori, con i materiali, e di realizzare dei quadri che si possono appendere. I suoi però sono, ovviamente, quadri gonfiabili. Sabino Maria Frassà, curatore della mostra, scrive: “ partire dagli ultimi anni '90 tuttavia, qualcosa si inceppa: la popolazione non è più la massa di lavoratori che non ha accesso all'arte e alla cultura. L'artista constata come il crescente benessere, la comunicazione di massa e le sempre più veloci forme di socializzazione non hanno néelevato le persone all'arte, néavvicinato la cultura alle persone. Franco Mazzucchelli percepisce anzi un generale allontanamento, che si esprime attraverso il disinteresse generale ad ascoltare e capire il messaggio dellarte contemporanea, sempre più autoreferenziale. Agli “Abbandoni” si affiancano (anni 2000) il ciclo di opere “Art on Art” i graffiti che da sempre il pubblico fa sui gonfiabili, diventano essi stessi opere d'arte. L'artista diventa sempre più veicolatore, stimolatore e interprete di un sentimento collettivo più o meno consapevole. Con “Non abbandonarmi!” formalizza questi ultimi anni di lavoro e riflessione. Noi siamo la gente e non c'è differenza tra gli artisti e il pubblico. L'artista perciò non condanna l'abbandono dell'arte, ponendosi però un nuovo ambizioso obiettivo: reagire all'impigrimento generale e fare qualcosa per convincere il pubblico, le persone ad abbracciare (di nuovo) l'arte e la cultura. L'occasione è rappresentata dall'allestimento di una mostra all'interno della Chiesa Barocca milanese di San Sisto, per anni studio, ora studio-museo dello scultore Francesco Messina. (Messina e Mazzuchelli si sono conosciuti personalmente all'Accademia di Brera). Quel che si vede però non è un dialogo, e nemmeno un tributo, ma uno scontro tra due grandi Maestri e due modi differenti di concepire l'arte. Se le opere di Messina significano Barocco, mimesi e compiacimento del pubblico, quelle di Mazzucchelli sono invece minimalismo, astrazione, confronto.
Intervista a Franco Mazzucchelli
CZ: Ho letto diverse cose sul suo conto, che intendo utilizzare come cappello di questo articolo e di questa intervista al fine di introdurre ai nostri lettori il suo percorso artistico. Ad ogni modo, mi piacerebbe fin da subito che fosse lei a parlarmi un po' delle sue opere. Mi sembra che i pilastri delle sua produzione siano gli “Abbandoni” Le Sostituzioni” e “Le Riappropiazioni”. Vuole dirmi qualcosa in merito?
FM: Stavo frequentando l'Accademia di Brera, quando ho avuto la fortuna di andare a Parigi, ospite di un famoso artista italiano. Pensi che l'ho aiutato a realizzare 60 quadri in un giorno e mezzo.... (Sospira) Ho visto l'artista in vesti di operaio artigiano, che deve ottimizzare i tempi, badare alla velocità di esecuzione.... “Io abbandono -mi sono detto- voglio abbandonare l'arte.” Ma poi mi sono posto una domanda: “Come faccio a dargli un senso, a dirlo a me e agli altri?” E la mia soluzione è stata andare fuori dai circuiti delle gallerie; altro non era che la strada. Prima realizzavo le mie opere da dilettante, poi ho conosciuto un grande intellettuale, Luciano Inga Pin e insieme abbiamo deciso di codificare le cose e poi registare i commenti della gente. Il tutto è stato raggruppato in una piccola pubblicazione casalinga. Alla mostra nella galleria di San Fedele c'erano solo i filmati, le fotografie e le considerazioni della gente comune. Ha avuto un gran successo!
Le “Sostituzioni” nascono da un'occasione particolare: ero stato invitato a partecipare alla triennale del '75, ove mi avevano messo a disposizione un piccolo spazio. Mi sono rifiutato. Salvo poi il fatto che mi hanno ricontattato e mi hanno proposto di usufruire dello spazio che necessitavo. Mi sono preso l'ingresso! Con polietilene ho bloccato tutto! Chi entrava si sentiva in una sorta di placenta... Enrico Cattaneo ha documentato con delle foto bellissime. Le “Riappropiazioni” sono invece tubolari enormi con cui invadevo piazze, porticati. Stupenda l'opera collocata a Volterra, nel '73. E' diventata in seguito zona pedonale.
CZ: Mi corregga se sbaglio, ma la mostra “Non abbandonarmi1” nelle sue intenzioni nasce dalla constatazione che il progresso, almeno qui in Italia, non sia andato di pari passo con una più ampia fruizione dell'arte in genere. Insomma, i nostri tempi sembrano un po' escludere quest'aspetto dalla vita quotidiana, vuoi perchè l'arte qui è ancora in un certa misura elitaria, vuoi perché la gente comune- ma questo è punto di vista estremante personale e, come tale, condivisibile o meno- si fa venire la pelle d'oca quando si parla di mostre, di teatro, di letteratura. É d'accordo? E in caso di risposta affermativa, come si spiega questo basso livello di sinergia tra arte e persone? E soprattutto, c'è un rimedio?
Sono assolutamente d'accordo. Ma il rimedio c'è, e consiste nello studiare e nell'essere sempre, constantemente informati. È un fatto politico, capisce... L'arte contemporanea si è staccata dai canoni tradizionali, dove la figura era il primo approccio. La gente comune è abituata a giudicare opere figurative, un aspetto che nell'arte di questi tempi non c'è più- nelle Tombe Medicee per dire, c'era tutto, i materiali erano nobili... È difficile per la gente comune discostarsi da questa concezione, per questo non va più alle mostre. Io invece cerco di andare incontro a questa cosa partendo dal gioco, dal senso ludico, mi pongo l'obiettivo di fare riflettere le persone partendo da aspetti semplici.
CZ: Una domanda ostica, ma che sono molto curiosa di farle. Mi ha colpito molto ciò che ha detto in un'itervista con il curatore di questa mostra, Sabino Maria Frassà, in cui si riferiva al fatto che per andare oltre gli schemi bisogna conoscerli alla perfezione. In questo senso, la tecnica è importante, la cultura altrettanto. Ma nella mia esperienza, ho conosciuto tanti giovani pittori talentuosi che non hanno avuto modo o voglia di farsi una cultura. È lecito parlare di arte in questo caso?
È chiaro che no. Io, nel corso della mia esperienza formativa, sono andato anche alla Cattolica a seguire un corso di sociologia, ho comprato l'Enciclopedia Universale dell'Arte. Ho visitato tutti i musei europeei. Seguivo un gruppo di filosofi.... E poi c'è la tecnica, non si può prescindere da essa. Una lezione l'ho ricevuta dal grande Marino Marini. Ero a un suo corso con una bellissima studentessa americana. La prima settimana la ragazza ha realizzato un cavallino. Il maestro l'ha spronata a cercare la sua forma di espressione.... La seconda settimana, l'ha fatto più grosso e ancora Marini l'ha rimproverata. La terza settimana si è limitata ad aggiungere il cavaliere. Il Maestro ha chiamato il direttore amminitrativo e l'ha fatta espellere.
Poi c'è da dire che tanti professionisti, come avvocati, dottori, medici si sono buttati nel campo dell'arte, alcuni ottenendo un notevole successo. Ne consegue che chi ha una preparazione di base, può accostarsi all'arte, anche se alla volte è un po' riduttivo.
CZ: Io non ho studiato arte. Mi sono occupata di Lingue e Letterature Straniere. Per questo le propongo un'associazione che per me è stata sin da subito vivida, ma non so se azzecata, tra le sue opere e l'avanguardia catalana di Dau al set. Mi riferisco a Joan Brossa in particolare e alle sue installazioni barcellonesi. Nelle sue opere si confondono un po' i confini tra irriverenza e sperimentazione. É un discorso valido anche per lei?
(Mi guarda dritto negli occhi) Senta....Ogni cosa che facevo da ragazzo, c'era subito chi pensava a un riferimento a qualcos'altro. Per questa ragione ho sentito il bisogno di escludere tutto e tutti e buttarmi da un'altra parte. Un conto è l'arte passata, un conto quella contemporanea. Ho avuto un vuoto culturale “voluto” proprio per non essere influenzato da altri.
CZ: La sua arte nasce come abbandono dell'arte mercificata. Questo mi pare bellissimo. Più volte si è stagliato contro la mercificazione, ci vuol dire qualcosa in merito?
Io non ho mai fatto opere vendibili, perchè non mi è mai interessato. Ho realizzato quadri gonfiabili solo ed esclusivamente per benificenza. A un certo punto sono arrivato a definire la mia arte una bieca decorazione - i galleristi inoridiscono tutte le volte, ma le cose che si appendono sono decorazione! (Sorride). Semplicemente, mi sentivo represso perchè ciò di cui mi occupavo abitualmente, non lo facevo tutti i giorni, con i quadri ho trovato un modo di dare sfogo alla mia creatività.
CZ: Mancano ancora 4 giorni, 5 con oggi, alla fine di questa esperienza al Museo Messina. Cosa direbbe ai nostri lettori per invogliarli a visitare la mostra?
Giocherei la carta del confronto. Gli direi che è una bellissima occasione per ragionare sul fatto che due realtà così diverse, così contrastanti possono convivere. Vige ovviamente una forte contrapposizione tra mondi diversi, culture ed esperienze artistiche dfferenti.
INFORMAZIONI UTILI: “Non abbandonarmi!” Mostra-appello del Maestro Franco Mazzucchelli a cura di Sabino Maria Frass Studio Museo Francesco Messina Dal 18 Novembre al 6 dicembre 2015 La visita è gratuita ORARI:Dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 17.30 Lunedì chiuso.
Un progetto di collaborazione triennale a favore di un’alimentazione sostenibile a bordo delle navi è l’oggetto dell’accordo annunciato oggi da Costa Crociere (www.costacrociere.it) e dall’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (www.unisg.it).
Partendo dalla tradizione culinaria italiana e del Mediterraneo, elemento distintivo dell’offerta di Costa da ben 67 anni, il progetto si propone di sviluppare un percorso di ricerca che, esaltando il gusto e il sapore del buon cibo, punti alla ricerca della qualità, al rispetto per il territorio, alla promozione di un’alimentazione sana e consapevole e alla riduzione degli sprechi.
Grazie all’accordo, Costa e UNISG inizieranno un percorso di collaborazione, che comprende la revisione di alcuni processi di preparazione del cibo a bordo; la selezione di prodotti e fornitori sulla base di criteri di sostenibilità, attività di sensibilizzazione e informazione rivolte agli ospiti per renderli più consapevoli dell’importanza e del valore del cibo; attività di formazione presso UNISG per il personale Costa.
“Cibo e alimentazione sono un tema centrale nella vita delle persone, e sono un aspetto fondamentale nella scelta della crociera – afferma Neil Palomba, Direttore Generale di Costa Crociere – La nostra compagnia ha sempre offerto una qualità molto alta in questo ambito, proponendo il meglio dell’Italia a bordo delle sue navi. Ora vogliamo fare un altro passo avanti, e guardare al futuro. L’accordo che presentiamo oggi ci consentirà di valorizzare ulteriormente la cucina italiana e Mediterranea, proponendo ai nostri ospiti il piacere di gustare cibo che sia “buono” sotto tutti i punti di vista: per il palato, per un’alimentazione sana ed equilibrata, per il proprio benessere e per l’ambiente. Sarà un ulteriore viaggio nel viaggio che offriremo a chi sceglierà una vacanza con Costa ”.
Silvio Barbero, vice presidente dell’Università di Scienze Gastronomiche, aggiunge: “Siamo lieti di poter fornire l’esperienza dell’UNISG per un progetto di innovazione in una realtà così specifica come quella di Costa Crociere. Questa collaborazione ci permette di incidere su processi e modelli di produzione e ristorazione attraverso il nostro approccio olistico e può diventare un ulteriore terreno di riflessione per replicare esperienze simili e creare nuove sfide nel settore. La ricerca UNISG, in particolare il nostro ramo dedicato all’innovazione e ai rapporti con le aziende, si sta caratterizzando nel supporto di progetti concreti, portatori di cambiamento sia nelle pratiche che nei consumi. Questo ci rende fiduciosi negli orizzonti che il futuro ci riserva”.
Il primo risultato di questo importante progetto è rappresentato dall’introduzione della pizza preparata esclusivamente con lievito madre, disponibile a partire dal 5 Dicembre 2015 a bordo di Costa Diadema, ammiraglia della flotta, e successivamente sulle altre navi Costa. Per proporre agli Ospiti questa innovazione gastronomica, la compagnia italiana ha creato il nuovo marchio Pummid’oro, che caratterizzerà le pizzerie di bordo.
L’impasto sarà realizzato al 100% con lievito madre, risultando così più naturale, maggiormente digeribile e con un ottimo profilo nutrizionale. Grazie alla consulenza di UNISG, Costa ha acquistato da un’azienda italiana un generatore di lievito madre per semplificare la gestione di questo alimento a bordo.
Anche i fornitori di farina saranno rigorosamente italiani. Oltre alla farina 00, verrà utilizzata una miscela di farine più ricca di fibre, omega 3, polifenoli, selenio e molte altre vitamine e nutrienti. Il pomodoro San Marzano DOP sarà il condimento protagonista delle pizze offerte a bordo, che saranno fedeli alla tradizione italiana, con l’aggiunta di qualche variante speciale, sapientemente ideata da Riccardo Bellaera, Corporate Chief Pastry & Chief Baker di Costa, insieme al team di UNISG.
E’ previsto inoltre uno specifico di programma di formazione per i pizzaioli Costa, a cura dei docenti dell’Alto Apprendistato del Pane di UNISG a Pollenzo, dove la parte teorica relativa alla preparazione della pizza con lievito madre verrà approfondita attraverso lezioni di chimica, microbiologia e tecnologie alimentari.
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