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Cari amici di Nerospinto, siamo lieti di annunciarvi che l'atteso ospite del terzo appuntamento stagionale dei Martedì Critici al Museo Pecci di Milano sarà Stefano Arienti (Asola, Mantova, 1961). Arienti esordisce come artista nel 1985, partecipando alla mostra collettiva organizzata presso la Brown Boveri, fabbrica al tempo abbandonata nel quartiere Isola di Milano, divenuta luogo di scambio tra molti giovani artisti. L'artista sarà disponibile per una serata speciale al Museo Pecci martedì 11 febbraio verso le 19.30.

Fin dall'inizio della sua carriera, il lavoro di Arienti si contraddistingue per la particolare attitudine alla sperimentazione di materiali diversi, ripresi dal mondo reale e quotidiano. Allievo di Corrado Levi, Il suo linguaggio artistico è ispirato ai movimenti dell’arte povera e dell’arte concettuale. Le sue creazioni sono realizzate sperimentando diversi materiali, quali semplici sacchetti di plastica tagliati come alghe e materiali cartacei per una serie di sculture dette turbine. Questi materiali di base sono trasformati attraverso interventi minimi, ripetitivi e sistematici, realizzati rielaborando oggetti di uso comune e immagini di carattere popolare per la creazione di forme ed effetti estetici imprevisti ed inediti, prediligendo la carta sia come supporto che come materiale plastico. Punto di partenza della sua pratica è la raccolta di oggetti di uso comune e di immagini che poi, attraverso interventi e manipolazioni, sono trasfigurati dall'artista, spinti a rivelare il loro vero potenziale, al di là della loro funzione originaria. Sacchetti di plastica sono ritagliati e allestiti a formare una vegetazione; pagine di libri e carte sono piegate fino a raggiungere una forma complessa, risultato di un gesto semplice e ripetitivo; tappeti interamente tinti di rosso o nero celano il disegno originale della trama, riprodotto invece su piani di marmo. Immagini di vario tipo, siano esse estrapolate dalla cultura popolare, celebri opere d'arte del passato o paesaggi naturali, rivivono grazie all'impiego di tecniche e supporti inusitati e, migrando da un contesto all'altro, suggeriscono nuovi significati.

Stefano Arienti vive e lavora a Milano, ha insegnato all'Accademia Carrara di Bergamo e allo IUAV di Venezia. Tra le sue recenti mostre personali, ricordiamo: Mostra per i bambini, Castello di Rivoli, Torino, 2001; Stefano Arienti, (a cura di A. Mattirolo), MAXXI, Roma, 2004; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, 2005; The Asian Shore, Isabella Stewart Gardner Museum, Boston. Nel 2007, Arienti ha esposto Library, un paesaggio di 400 staia di frumento con 99 libri sepolti all’interno, da Art Pace, per la loro International Artist-In-Residence Program, nell'autunno del 2010 ha allestito la sua terza personale, natura, natura, natura al greengrassi di Londra.

L'occasione di martedì è davvero speciale e permette di incontrare l'artista e conoscerlo  più da vicino, entrando in contatto con l'essenza della persona dietro il personaggio, quel lato umano che in genere riesce ad emergere e trasparire solo nell'espressione e nella varietà della sua opera.

 

 

 

 

 

Associazione culturale I Martedì Critici

Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato e Spazioborgogno

Sede: Spazioborgogno - Museo Pecci Milano, 

Ripa di Porta Ticinese, 113 - Milano

Ingresso: libero

Orari: martedì ore 19.30-21.30

 

Spazioborgogno presenta: STEFANO ARIENTI

Martedì 11 febbraio alle ore 19.30

Aperitivo dalle 19.30 alle 20.00

Talk con l'artista dalle ore 20.00 alle 21.30

 A cura di Alberto Dambruoso e Stefano Pezzato,

con la collaborazione di Sara De Chiara e Maria Elisa Giorgi.

 

 

 

Per Informazioni:

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www.imartedicritici.com

www.centropecci.it

www.spazioborgogno.com

 

A Como ritorna Europa in versi, la quarta edizione del festival di poesia organizzato da La Casa della Poesia di Como.

Sabato 22 Marzo, a partire dalle 14.15 si terrà a Villa del Grumello a Como l’attesa “Europa in versi. Il suono e il senso: un’origine comune”.
La quarta edizione di questo festival è caratterizzata dall’unione di poesia e musica in un insieme armonico di parole e suoni. Ritmo, armonia e suono sono gli elementi che legano questi due linguaggi.
Al pubblico è fornita la possibilità di recuperare, capire e apprezzare le analogie e le differenze che caratterizzano questi due ambiti dell’arte.
Come nelle edizioni precedenti saranno invitati a leggere le loro poesie alcuni tra i più famosi poeti contemporanei italiani, come Giuseppe Conte, Ida Travi e Mario Santagostini. Ma non solo, ci saranno ospiti internazionali: Luisa Castro, Josè Marìa Micò, con il recital “Caleidoscopio” (poesie musicate dall’autore e interpretate dalla cantante Marta Boldù), Juan Vicente Piqueras che reciterà le sue poesie accompagnato dal violino del famoso musicista Jamal Ouassini e il poeta João Carlos Nunes Abreu dalla Penisola Iberica; Doris Kareva dall’Estonia; Tuğrul Tanyol dalla Turchia; Andrey Alyakin e il grande poeta, traduttore e critico letterario Evgenij Solonovich dalla Russia. Nella sezione dedicata ai giovani poeti saranno presenti Anna Belozorovich e Laura Di Corcia.
A introdurre il festival ci saranno personaggi di spicco del mondo della cultura italiana tra cui Giovanni Tesio, filologo e critico letterario e Maurizio Cucchi, poeta. Interverrà inoltre Vincenzo Guarracino, critico letterario.
Mario Santagostini come nelle edizioni passate terrà una “Bottega di poesia” per tutti quelli che desiderano un parere gratuito e preziosi consigli sui loro versi. Per partecipare alla bottega di poesia è necessario iscriversi telefonando al numero 344.0309088344.0309088, alle 14.30 e dalle 20.30 alle 22.00 dal lunedì al venerdì, oppure via mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
Per avvicinare anche il pubblico dei più giovani, “Europa in versi” farà leva sulla sensibilità nei confronti di due linguaggi che per i giovani suscitano emozioni e stimolano curiosità intellettuale. Questa edizione del festival coinvolgerà anche i Docenti e gli allievi del Conservatorio “G.Verdi” di Como: gli studenti del Dipartimento di Musica Elettronica riprodurranno brani acusmatici composti sul timbro della voce di ciascun poeta, mentre quelli dei corsi di Musica Classica eseguiranno brani liederistici. Il coro diretto dal giovane Direttore d’Orchestra e compositore Alessandro Cadario interverrà all’evento e saranno cantati brani di musica lirica interpretati dal soprano Consuelo Gilardoni.
A completare l’evento ci saranno cicli di lezioni sulla poesia e sulla musica dedicati agli alunni delle scuole superiori della città, che termineranno con il tradizionale incontro tra gli studenti e i poeti che partecipano al festival.
Saranno coinvolti nell’organizzazione del festival gli studenti dell’Università dell’Insubria che avranno il compito di accogliere i poeti e il pubblico. L’organizzazione dell’evento è a cura di Laura Garavaglia e Camilla Malfanti.L’ingresso all’evento è gratuito.
Il 22 Marzo 2014 vi aspetta un festival ricco di spunti e iniziative, non mancate!

 
Europa in versi
IV edizione
 
22 marzo 2014
Villa del Grumello, Como
INFORMAZIONI E CONTATTI:
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tel. +39 344.0309088 +39 344.0309088 (dal lunedì al venerdì dalle 13.30 alle 14.30 e dalle 20.30 alle 22)
Indira Fassioni
Arriva a Milano l’ultima parte della trilogia di Neil LaBute. Reasons to be pretty segue infatti altri due spettacoli dell’autore americano: The Shape of Things (La forma delle cose) del 2001 e Fat Pig (Grasso come un maiale) del 2004.

Una feroce ed esilarante commedia sull’amore e sull’importanza di avere fiducia in amore è in scena al Teatro Menotti di Milano dall’11 al 23 Febbraio 2014.  “Pretty – un modo per essere carini” è una produzione della compagnia Gli Ipocriti, la regia è di Fabrizio Arcuri, a vestire i panni del protagonista è il bravissimo Filippo Nigro, in scena con Fabrizia Sacchi, Giulio Forges Davanzati, Dajana Roncione.
Il tema dello spettacolo è l’ossessione per la bellezza nei rapporti personali e amorosi. Il testo pone l’accento sugli impulsi più oscuri dell’uomo con crudeltà e risate, tra chiacchere e incomprensioni.
Sul palco due coppie di amici: Greg e Steph, Kent e Carly. Lo spettacolo inizia con un furioso litigio tra la prima coppia. Il motivo del litigio è la conversazione che Greg ha avuto con il suo amico e collega Kent, una conversazione nella quale confessa che la sua fidanza è “normale” ma che non la cambierebbe per nessun motivo al mondo. Ad ascoltare la conversazione tra i due amici c’è Carly che non riesce a resistere a non dire niente alla sua amica Steph. Ne conseguono gravi incomprensioni e malumori; Steph, personaggio irascibile e polemico, non riesce a sopportare di stare con un uomo che non la considera bella e chiude la sua relazione con Greg.
Questo è l’inizio di una serie di tradimenti, litigi, incomprensioni, segreti e intrighi.
LaBute con la sua capacità di leggere e comprendere le sfaccettature dell’animo umano mette in scena il mondo di oggi. Attraverso dialoghi naturali e conversazioni leggere rileva la natura individualista dei rapporti personali, l’egoismo dei personaggi e la superficialità delle relazioni umane. L’apparenza, fondamentale nel mondo d’oggi per il successo ed utilizzata come metro di giudizio, diventa anche importante e dominante nella vita di coppia.

Una commedia audace e attuale vi aspetta al Teatro Menotti di Milano!

 
PRETTY - UN MOTIVO PER ESSERE CARINI
Teatro Menotti – Via Ciro Menotti 11, Milano
Orari spettacolo: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 21.00 – mercoledì ore 19.30 - domenica ore 17.00 Orari biglietteria: dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00 – sabato dalle 16.00 alle 19.00
BIGLIETTERIA
Teatro Menotti, via Ciro Menotti 11 - Milano tel. 02 3659254402 36592544Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.tieffeteatro.it
PREZZI
Intero: 25,00 €*
Ridotto >65 anni: 12,50 €* (residenti a Milano)
Ridotto <25 anni: 15,00 € * (residenti a Milano)
Ridotto <14 anni: 12,50 €
*prevendita 1,50 euro
ABBONAMENTO PRIME: 11 prime a 100 € con posto fisso
ABBONAMENTO POMERIGGIO: 6 spettacoli a 60 euro, vale sulle repliche di mercoledì e domenica.
Una novità assoluta, sfornata nel territorio campano, sta affacciandosi nel mondo Indie-Rock/A-Punk: i The Burlesque.

L’anteprima del loro primo video singolo “Young Love” è l’occasione per conoscere questa nuova band.
I tre ragazzi di Portici si ispirano alle tendenze di oltreoceano, a band come Strokes, Franz Ferdinand, i primi Killers, i Kings of Leon, i Cribs e i Virgins.
Il gruppo esordiente, formato da Fabio Atteo alla voce e chitarra, Peppe Casciano alla batteria e Dario Menna al basso, nonostante i soli due anni di vita ha già importanti uscite sul palco (hanno aperto il concerto dei 99 Posse ad Ercolano, hanno condiviso il pubblico con Linea 77 e sono arrivati finalisti al Nano Contest 2011 e al Pummarock Festival Contest dell’anno scorso) e un’esperienza di serate unplugged nei locali.
Dal 5 febbraio 2014 è on line “Young Love”, il primo video singolo del trio Indie-Rock.
Il free-download è in esclusiva su Freakoutmagazine.it a questo indirizzo: 
Il videoclip è stato scritto e diretto da Luigi Reccia, Alessandro Oricchio, Giovanni Muzio, Dario Menna, Fabio Atteo.
Il singolo anticipa il debut album “Cheap and Kool”.
Il gruppo ha scelto di comunicare direttamente con la lingua madre dei gruppi che gli hanno ispirati al contrario di band nazionali come Le Strisce che nello stesso panorama indie-rock prediligono la lingua italiana.

Per gli appassionati del genere, per chi vuole scoprire qualcosa di nuovo, per chi vuole ascoltare un suono fresco ed energico non resta che scaricare gratuitamente il singolo Young Love.

L'elegante Galleria Carla Sozzani, ormai affermato spazio espositivo per mostre fotografiche ricercate e di qualità, ospiterà dal prossimo 15 febbraio le opere di Erwin Blumenfeld, maestro della fotografia del XX secolo.

 

Nato a Berlino nel 1897, Erwin Blumenfeld entra molto presto a contatto con la corrente dadaista e con figure artistiche chiave per la sua formazione, come il pittore George Grosz e la poetessa Else Lasker-Schuler, anch'essa di famiglia ebrea.

La moda è parte della sua vita fin dall'infanzia, ed è proprio nel suo negozio di abbigliamento che scopre la passione per la fotografia: inizia a fotografare i manichini e a sperimentare tutte le tecniche fotografiche nella parte posteriore del negozio, adibita a 'camera oscura'.

L'influenza del surrealismo è già evidente da questi suoi primi scatti: giochi di ripetizioni, riflessi e ritagli tracciano il suo stile, fino a farlo diventare un fotografo ambito da Vogue Francia e successivamente art director di Harper's Bazaar e Vogue America.

 

Potremmo dire che qui la sua arte si incontra con la ricerca della Galleria Carla Sozzani, da sempre occupata con particolare attenzione alla fotografia di moda.

Gli scatti esposti sono stati realizzati nel suo studio a New York, vicino a Central Park, durante e dopo la seconda Guerra Mondiale fino agli anni del boom economico: dal 1941 al 1960: un centinaio di stampe restaurate, fotografie di moda; ritratti di personalità molto note, come il grande Matisse; campagne pubblicitarie e lavori sperimentali per la sua ricerca personale, riempiranno d'arte i muri della galleria.

 

La mostra è a cura di Nadia Blumenfeld Charbit, Francois Cheval e Ute Eskildsen.

Inaugurazione sabato 15 febbraio dalle ore 15 alle ore 20

La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 19.30, mercoledì e giovedì fino le 21.00

Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10

per ulteriori informazioni visitate il sito www.galleriacarlasozzani.org

oppure scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Capita spesso di pensare che i benefici delle Asana siano per la maggior parte di carattere fisico. Si giova del fatto che il mal di schiena scompare o si attenua, che il torcicollo è un ricordo lontano, che le emicranie si dissolvono e che si dorme meglio. Nel caso degli sportivi e in alcuni sport come la corsa o il rugby o baseball le posizioni Yogiche vengono addirittura utilizzate come vero e proprio metodo di preparazione atletica.

Non posso che riconoscere i benefici da un punto di vista fisico che la pratica dona. D'altronde il lavoro più superficiale che le Asana compiono è proprio sul corpo.

Ma tutto ciò è come voler vedere solo la punta di un grande iceberg.

Tutti gli atteggiamenti delle posizioni yogiche racchiudono in sé espressioni fisiche che ricadono nella sfera psicologica e comportamentale del praticante. Non è difficile rendersene conto. Difficile, invece, è ricordare ciò che si è fatto nella sala di pratica e portarselo con sé nella vita di tutti i giorni, a lavoro, in una relazione amorosa e non solo.

“L'essere immobili” in un Asana è uno status del corpo che piano piano calma la mente e blocca il continuo fluire di pensieri. L'immobilità insegna al praticante che la mente può esser mantenuta ferma come si mantiene fermo un arto o un polpaccio o una gamba. Possiamo provare questa sensazione in posizioni semplici come Shalabhasana (la posizione del cadavere), Tadasana (la posizione della montagna) e in generale in tutte le posizioni che, come insegna Patanjali, “devono essere stabili e comode”. “Costringere” il corpo all'immobilità porterà pian piano il fluire dei pensieri a congelarsi innescando una reazione di rilassamento sempre più profonda. Nella posizione del cadavere, alcune volte, sembra addirittura che il peso degli arti a terra sia doppio. Perché? Beh, magari ci rilassiamo per davvero lasciando stare i movimenti meccanici (anche un po' inutili alle volte) che generano tensioni che si ripercuotono anche a livello caratteriale.

“Aprire il petto”. Nelle posizioni dello Yoga l'atteggiamento di apertura è un “must” (per usare un termine contemporaneo). Aprire il petto quando di solito lo si chiude per difesa personale nella vita quotidiana invita il praticante a fidarsi di più del mondo esterno, a non sembrare un cane rabbioso appena vede altra gente ma ad esser amichevole ed espressivo verso ciò che è nella realtà nella quale si è immersi. Mi domando, e vi invito a riflettere: ci chiudiamo con le spalle e il petto per difenderci da cosa? Non penso ci sia un killer ad attenderci sotto casa. E sicuramente non è chiudendo le spalle e affondando la faccia in una sciarpa che possiamo sperare di difenderci. L'attenzione e l'apertura, invece, aiutano a difendere la nostra mente. Queste qualità arrivano dall'interno di noi stessi, senza andare troppo lontano, da un io che si affaccia con coraggio al mondo e ne trae insegnamenti. Non è tutto rose e fiori là fuori ma mi piace pensare all'esterno come un campo in cui anche una mela marcia può insegnar qualcosa. Ma, se non apriamo il petto, cosa pensiamo di guardare se non la solita sciarpa dove affondiamo il naso? Alcune posizioni in cui “apriamo il petto” sono Bhujangasana (posizione del cobra), Ustrasana (posizione del cammello), Bandhasana (posizione del ponte).

“Fissare lo sguardo”. Credo che tra i sensi che abbiamo a disposizione quello della vista, intesa come sguardo, paradossalmente sia il meno allenato. Capita spesso che i nostri occhi comunichino tutto il contrario di ciò che in realtà stiamo pensando e provando a causa della completa sconnessione tra la mente e le nostre “smorfie”. In alcune Asana, come le tre figure del guerriero Virabhadra (Virabhadrasana) lo sguardo assume un ruolo fondamentale. Nel momento in cui la posizione è completa lo sguardo diventa fiero e penetrante in modo tale da esprimere la stessa fierezza che la figura del guerriero richiede. In generale anche altre Asana ci insegnano a mantenere lo sguardo dritto e fisso, in modo tale da riuscire a incanalare la concentrazione necessaria e a non disperdere l'intensità della pratica in uno sguardo che guarda i “fatti” del vicino di tappetino. Allenando lo sguardo, rilassandolo e intensificandolo si avrà maggiore consapevolezza della capacità di comunicare solo con gli occhi non proferendo parola: capacità che contraddistingue da sempre l'essere umano da un oggetto di fredda materia.

Un Asana dovrebbe essere come un bracciale al quale siamo particolarmente legati: lo indossiamo sempre. Anche quando la posizione è giunta al termine, assieme alla pratica, dovremmo portare con noi l'atteggiamento regale che ci propone: aprire il petto, le spalle, portare l'attenzione al respiro e alla dimensione divina del presente. Ovviamente ci sono molti altri atteggiamenti che si riflettono al di fuori della sala di pratica ma a voi la scoperta o la ri-scoperta (certe posizioni anche dopo molto tempo nascondo altri atteggiamenti da coltivare).

Un Asana non dev'esser considerata una mera posizione che termina dopo averla eseguita ma un grande “consiglio di vita” che ci porteremo anche nella vita di tutti i giorni, nel nostro “mood” quotidiano.

Namaste, Vittorio Pascale

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il centro Parsifal Yoga di Milano Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano Fondatore della pagina Fb: Yogamando hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Una grande novità nel campo dell'estetica curativa, e parrebbe quasi un sogno ad occhi aperti: la lue-Moon, azienda votata alla cura dell'estetica e a tutti i trattamenti che essa concerne, con particolare attenzione alla produzione di apparecchi elettromedicali, con sede a Legnano, ci mostra il suo ultimo dispositivo d'avanguardia.

Blue Mixer.

 

Blue Mixer è un macchinario 100% made in Italy, che può risultare provvidenziale nel trattamento degli inestetismi: lassità cutanee di viso, corpo e decolleté, cellulite al primo stadio o anche al secondo, rughe e smagliature e molto altro ancora.

 

Blue Mixer fornisce anche un'intervento efficace con azione antinfiammatoria e decontratturane, aiuta ciò che concerne i problemi tricologici, psoriasi, forfora e sgrassamento del cuoio capelluto. Utile anche come snellente e equilibrante per trattamenti pre e post liposuzione.

Con un'azione sinergica e concentrata, è capace di dare risultati effettivi ed evidenti già al primo trattamento, rendendo questi ultimi tanto rapidi quanto duraturi.

 

Dettaglio non trascurabile è che la Provincia di Milano, e non solo, ha previsto un'agevolazione finanziaria dedicata a centri estetici, SPA, terme e wellness, la quale prevede contributi a fondo perduto del 50% per l'acquisto di questi macchinari.

 

Per maggiori informazioni in merito, si prega di rivolgersi a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

Forse, gli isterismi di noi donne pre e post natalizi, pasquali, pre estivi e quanto altro hanno finalmente trovato un termine.

 

I fratelli Coen ritornano al cinema delle loro origini e lo fanno con una pellicola divertentemente amara dove le speranze e i sogni di un giovane e aspirante cantante si scontrano e si fondono con la dura realtà dei sobborghi operai di New York City e la difficoltà di emergere nel mondo dell’arte e della musica dei primi anni Sessanta del Novecento.

In Inside Llewyn Davis, presentato all’ultima mostra del cinema di Cannes e nei cinema italiani in questi giorni, c’è una realtà oggettiva fatta di sacrifici e di speranze e c’è il mondo onirico e intimamente drammatico del protagonista. Due universi che non possono incontrarsi e che sono destinati a rimanere paralleli nonostante la fatica, l’impegno e le indubbie doti artistiche del giovane Llewyn Davis. Gli anni Sessanta al Greenwich Village hanno visto la nascita e l’affermazione della musica folk come genere emblema di una generazione di musicisti e di appassionati, un genere che avrebbe cambiato per sempre la storia della musica internazionale e che avrebbe avuto in Bon Dylan il suo guru più importante.

Il folk, però, nasce da più lontano. Come inno di passione e di speranza ad opera di giovani dei sobborghi operai della City che tra un turno in fabbrica, un lavoro estivo e uno provvisorio arrivano al Village pieni di sogni e speranze ma soprattutto con l’irrefrenabile desiderio di dare una svolta alla loro vita. Figli di operai che sognano il palcoscenico e la loro musica che passa nelle radio più famose d’America. Llewyn Davis è uno di questi ragazzi. Vive alla giornata, dorme da conoscenti ogni volta diversi che lo ospitano su piccoli e logori divani in altrettanto piccoli e dimessi appartamenti e non riesce a guadagnare neppure un dollaro al giorno. E come per i migliori personaggi ebrei pensati dai fratelli Coen per le loro pellicole è perseguitato da una sfortuna incredibile. Che lo stesso Llewyn ha contribuito a costruire e di cui è in buona parte responsabile. Fragile, malinconico, introverso e irresistibile, il giovane protagonista riesce a non concludere nulla neppure con il socio musicista con cui parte alla conquista di New York immaginando di suonare in un duo e di conquistare così pubblico e critica. Il socio però lo molla presto e Llewyn rimane solo a gestire la sua vita e la sua ebraicità cercando il successo ma sentendosi in colpa per questo, desiderando essere famoso al più presto ma volendo conservare il suo purismo artistico.

Llewyn è probabilmente uno dei personaggi più infelici e belli mai creati dai fratelli Coen.

Il film è per i nostalgici dell’epoca e anche per chi da contemporaneo ne vuole respirare l’aria più autentica. I registi sono riusciti a riportare fedelmente le ambientazioni degli anni Sessanta, gli studi di registrazione, i locali dove la musica folk spopolava e perfino i tipici appartamenti newyorkesi con le scale antincendio esterne improvvisando un omaggio cinematografico a Colazione da Tiffany facendo anche apparire un gatto che, a differenza dell’altro con la bella protagonsita del film del 1961, riesce a essere più scaltro, fortunato e vincente del protagonsita Llewyn.

È l’amaro di tutti i film intimisti dei fratelli Coen, il loro marchio di fabbrica più famoso e meglio riuscito e che fa di Inside Llewyn Davis la pellicola più struggente dell’ultima mostra del cinema di Cannes. Il protagonsita del film è l’attore Oscar Isaac ma c’è anche una piccola e divertente parte interpretata da Justin Timberlake che canta in maniera intimista e dolce e che dà al film dei Coen un paio di fotogrammi di commercialità pura.

Inside Llewyn Davis rimane soprattutto un film emozionante dove lo spettatore vive con apprensione e compassione le vicende del protagonsita fino al suo provino più importante dove si esibisce nella ballata triste e intimista davanti al manager che lo liquida con una delle frasi più comiche e irriverenti di tutta la narrazione.

Le speranze non fanno mangiare. L’arte non paga e la musica folk è solo per pochi eletti.

O almeno sembra. Ma non è tutto vero. Llewyn Davis canta, continua a cantare.

In fondo il vero senso della vita rimane quello di essere fedeli al proprio, irrealizzabile, sogno.

 

 

Sono partenopei, amici e complici, protagonisti di una liaison artistica tra le più fortunate del cinema italiano degli ultimi anni. Stiamo parlando di Paolo Sorrentino e Toni Servillo, regista il primo e attore il secondo, lanciati con “La grande bellezza” in corsa verso l’Oscar, dopo la candidatura dell’Academy che li ha inclusi nella magica cinquina dei candidati nella categoria “Miglior film straniero”. Ma facciamo un passo indietro, un lungo passo di oltre dieci anni che ci riporta al 2001, quando il trentenne Sorrentino - impegnato già nella direzione di diversi corti - firma il suo primo lungometraggio, “L’uomo in più”. Protagonista doppio e capace di caratterizzare con il suo istrionico talento una sceneggiatura originale è già lui, Toni, la cui identità si confonde con quella dei suoi omonimi cinematografici. Antonio e Toni, uno e trino, uomo feticcio per il regista che lo vorrà ancora a consacrare il suo successivo film “Le conseguenze dell’amore”. Tutt’altra atmosfera, fredda e rarefatta, inquietante come i silenzi che un volto dalle mille sfumature riesce a modulare con maestria di teatral fattura. Il successo è già dietro l’angolo, i cinque David di Donatello conquistati dalla pellicola aprono la strada al vincente e profondo sodalizio rotto solo raramente - come succede per “L’amico di famiglia” - subito ricreato per conquistare il Festival di Cannes nel 2008 con “Il divo”, Premio Speciale della Giuria e fortissima interpretazione ideologica e figurativa del personaggio di Giulio Andreotti. Per Servillo è ovazione a furor di popolo, ma la recitazione è ancora una volta strumento a servizio di una prospettiva artistica intimamente legata all’universo Sorrentino, nel segno di un’alchimia professionale intensa e duratura. La bellissima parentesi americana di “This must be the place” vede uno straordinario Sean Penn rubare solo per poco il ruolo di primadonna a Servillo, cui Sorrentino dimostra dedizione assoluta ne “La grande bellezza”, costruendo la storia intorno al suo personaggio. Film corale, pieno di volti e di luoghi intessuti di visionarietà, movimento continuo intorno all’immobilità del Jep Gambardella incarnato da Servillo, vero fulcro narrativo e potente detonatore emotivo nel caos umano che si agita lento dentro una Roma multiforme, favolosa o ributtante come il film che la incornicia, come il regista che la racconta. Perché abbiamo a che fare con un cineasta molto amato ma anche molto criticato, per alcuni sopravvalutato, sicuramente artefice, insieme all’amico e ispiratore, della visibilità del cinema italiano nel mondo, e speriamo anche del prossimo Oscar conquistato dal nostro Paese.

 

La musica italiana ha un nuovo asso nella manica, apprezzato da pubblico e critica italiana ed europea: Corde Oblique.

Corde Oblique è il progetto solista di Riccardo Prencipe, arricchito dai contributi vocali di numerose cantanti e attrici.

La lista dei contributors è quanto mai ricca e prestigiosa, grazie alla presenza di vocalists come Floriana Cangiano, Claudia Florio e Catarina Raposo.

La produzione in studio del progetto Corde Oblique consta di 5 album  tra cui, "Strade Ripetute" è l'ultimo in ordine di tempo (uscito su etichetta Audioglobe Dist).

Il nuovo lavoro discografico  ha , da subito, suscitato interesse e approvazione da parte del pubblico internazionale, soprattutto  tedesco e del Nord Europa, grazie al sapiente mix tra musica neoclassica, suggestioni dark e reminescenze new wave.

Corde Oblique sarà in tour all' estero a partire dalla prossima primavera, che toccherà l'Europa per poi sbarcare in Cina, per una 10 giorni davvero imperdibile; di seguito le date:

 

29-30 maggio: Berlino-LDM Festival

1-2 giugno: Valona (Albania)-Festa della Repubblica Italiana

27 luglio: Colonia (Amphi Festival)

20-29 novembre: China Tour

 

Social Links:

Sito ufficiale: www.cordeoblique.com

Videoclip "Averno" 

Videoclip "Together Alone" 

 

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