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Noi di Nerospinto ci concediamo un piccolo peccato...di gola ovviamente...

Il gelato sarà protagonista a Milano dal 31 maggio al 2 giugno 2013. Gelato Festival si fermerà nel capoluogo lombardo per valorizzare il meglio della tradizione gelatiera italiana e diffondere la cultura del gelato.

Nel capoluogo lombardo il roadshow, ideato dai creatori di Firenze Gelato Festival e che coinvolge i migliori gelatieri e le principali aziende del settore dall’Italia e dall’estero, celebrerà l’inizio della “fase moderna” del gelato. Era infatti il 1906 quando nei caffè milanesi si cominciarono a consumare le “parigine” (o “nuvole”), fatte di una porzione di gelato compressa tra due ostie di pasta wafer rotonde, quadrate o rettangolari, le prime antenate dei nostri coni gelato. La tradizione attribuisce la paternità delle “parigine” a Giovanni Torre, che di ritorno da Parigi (da cui il nome) inventò queste prime cialde. La leggerezza e la comodità di consumare gelato racchiuso tra due cialde diede così vita al commercio ambulante del dolce freddo che da Milano conquistò il mondo.

La lineup dell’evento Chapeau!, organizzato per sabato 1 giugno da Modalità Demodé e Rosaspinto presso lo Spazio Giulio Romano, si arricchisce della presenza di The Perseverance, dj e producer  congolese, ma milanese di adozione.

Marvely Perseverance, già nel progetto AfterMazik, ha iniziato la sua carriera a 16 anni con il suo amico ELTA, dedicandosi a sonorità hip hop, contaminazioni elettroniche, conquistando il pubblico lombardo, senza tuttavia pubblicare nessun album.

Non contento di ciò, Marvely si dedica anche alla danza, diventando ballerino professionista, e crea una serata chiamata Akeem of Zamunda, decidendo di cambiare il suo stage name in The Perseverance.

Akeem of Zamunda, di scena al Rocket Club, mixa basi afro-electro, hip hop, groove, reggaeton, shakerando il tutto con sonorità tipicamente brasiliane.

Il successo non tarda ad arrivare, tanto da portarlo ad esibirsi con artisti del calibro di Afrikan Boy, Girl Unit,The Bug,Dope Boys e TORO.

Al momento, The Perseverance si sta dedicando alla produzione del suo primo EP, non dimenticando di esibirsi dal vivo, come accadrà durante l’evento Chapeau.

Don’t miss it!

Nerospinto investe passione ed energia nella promozione di nuovi talenti artistici: Adam Green non fa eccezione. Stasera impossibile perdersi un evento che potrebbe essere memorabile. Tutti al Carroponte. Noi ci spigeremo lì, sicuramente.

Adam Green, ex bambino prodigio, ex Robin Hood indie nei Moldy Peaches, araldo dell'anti-folk, è il nerd più bello del mondo. Sono pronti a giurarlo tre generazioni di "anti-giovani" che lo seguono da quando, appena adolescente, imponeva una nuova concezione di indie-music improntata al lo-fi e al superamento degli stereotipi di genere. Era il 2002. Poi Adam è cresciuto, ma solo per l'anagrafe.

Le sonorità di Adam Green rimandano ad un filone che va da Leonard Cohen ed arriva sino a Richerd Hawley solo che il tutto sembra essere passato per le mani di Jack Black (l'attore di School Of Rock che è un suo fan). Adam Green ha il gusto orchestrale di Randy Newman, le scelte melodiche di Johnatan Richman dei Modern Lovers  e quell'approccio un po' intellettuale di Joe Pernice. Ha continuato a suonare da solo, poi ha duettato con la dolce Binki Shapiro, dal cui connubio è nato un album piccolo e raro, a cui è impossibile non volere bene ("Adam Green e Binki Shapiro") e oggi si presenta per la prima volta con la sua band per una data memorabile sotto il cielo di Sesto. Non c'è alcuna ragione al mondo per perderselo: è carismatico, magrissimo, stralunato, tenero e soprattutto geniale. E' un artista di cui un giorno si dirà "io una volta l'ho visto live" per suscitare ammirazione. E' soprattutto un grande cantautore, figlio dei suoi anni Zero e padre degli anni Dieci, uno di quelli che sa interpretare, e quindi inventare il suo tempo.

h 21.30

Ingresso 10€ 30 maggio 2013 MILANO - CARROPONTE Info su: www.carroponte.org

prevendite disponibili su: www.ticketone.it   call center 892 101

Prendete 5 giovani accomunati da una grande passione per l’arte, aggiungete una buona dose di creatività e intraprendenza, nonché un pizzico di sana incoscienza, ecco a voi Atchu Art.

Stiamo parlando di un collettivo nato nel maggio 2012 quasi casualmente, come una scommessa, ma che in breve tempo ha conosciuto notevoli successi e riconoscimenti.

Lo Yu, Ilena Russo, Luca Mezzadra, Ludovica de Adamich, Martina Nardulli e Marco De Simone, questi i nomi dei fondatori del gruppo, diversi l’uno dall’altro, ognuno con la propria personalità e le proprie abilità, ma accumunati dalla giovanissima età e dalla voglia di esprimersi attraverso l’arte.

 

Atchu Art è il nome che scelgono per il loro collettivo. Può sembrare di poco conto e banale, ma è tutto forchè scontato, anzi geniale.

La decisione di usare la parola “Atchu” nasce in maniera casuale, come del resto il loro incontro. Durante uno dei tanti brainstorming uno dei componenti fece un starnuto: un accaduto di poco conto, ma che diede una giusta intuizione. Quel gesto così inaspettato e naturale che la maggior parte delle persone cercano di mascherare, ma che è impossibile da evitare, esprime perfettamente la loro voglia di osare e sperimentare.

Così i ragazzi decidono che il loro nome sarebbe stato Atchu Art, simbolo di un’arte mai uguale, in continuo divenire, che vuole sorprendere lo spettatore e suscitare profonde emozioni. Quadri di gesso e un portone di rame a sbalzo per il Magna Pars Suites di via Forcella, questi sono i loro primi lavori come collettivo in cui sono già presenti gli elementi distintivi della loro arte. L’obiettivo del collettivo è la ricerca stessa: tutti i loro lavori nascono da un libero sfogo creativo e dalla voglia di andare oltre, di dare vita a qualcosa di nuovo e inedito, sperimentando ogni volta tecniche e materiali diversi, da quelli più rudimentali a quelli più contemporanei. Il vero fattore di differenza, da cui deriva il successo delle loro creazioni, risiede proprio nel significato stesso di collettivo: unione, discussione e confronto generano una forza creativa che altrimenti sarebbe irraggiungibile.

Nel loro sito si trova u pensiero di James Joyce che al meglio sintetizza il significato che ha l'arte per loro.

"Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch'essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un'immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l'arte."

 

Per ammirare la sorprendente creatività di Atchu Art venite sabato 1 giugno dalle ore 22.00 all’evento Chapeau organizzato da Modalità Demodé in collaborazione con Rosaspinto Arte&Comunicazione presso la prestigiosa location Spazio Giulio Romano (via Giulio Romano 8, mm Porta Romana).

 

 

Atchu Art http://www.atchuart.com https://www.facebook.com/AtchuArt E-mail - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

"E’ una storia da dimenticare, è una storia da non raccontare, è una storia un po’ complicata, è una storia sbagliata."

E’ la storia tratteggiata da Massimo Cotto ne "All’ombra dell’ultimo sole’"  attraverso la musica, le canzoni, le storie e le passioni di Fabrizio De Andrè. Al Tieffe Teatro, in via Menotti a Milano, è stata notevole la partecipazione del pubblico, accorso in gran numero per la sera della prima. I frequenti applausi dei presenti in sala hanno sottolineato palesemente tutto il calore di chi ama la musica e la poesia di Fabrizio, protagonista indiscusso di questo musical dal sapore malinconico. Impossibile non perdersi in un viaggio nostalgico fatto di immagini indelebili e testi che centrano sempre il proprio bersaglio, cioè il cuore di chi li ascolta. Gli attori del racconto prendono tutti nome da un testo del cantautore genovese ed è appunto Genova il palcoscenico effettivo dell’intera vicenda. Una Genova disillusa, consumata e sempre impaziente, una Genova che diventa simbolo di battaglie e rivoluzioni partite dal basso, ma ugualmente rappresentative di un’umanità tutta italiana. La ballata dell’amore cieco, Quello che non ho e Morire per delle idee su tutte impressionano per quanto ancora siano capaci di descrivere e raffigurare sentimenti, emozioni e storie più che mai attuali. Colpiscono affermazioni come: «Ci raccontiamo rassicurati che basta la salute, ma la salute senza le palanche è una mezza malattia» o ancora «L'emarginazione è uno stato di grazia perché tiene lontani dal potere e quindi dal marcio che lo contraddistingue». Parole incisive che  definisco la cifra emotiva dell’atmosfera presente in sala e che offrono spunti di riflessione dai quali è impossibile desistere.  La cattiva strada allora non è solo quella cantata da De Andrè o quella dell’insegna al neon del bar di Via del Campo, ma è quella di chi ha il coraggio di schierarsi contro l’abbruttimento dei costumi passati e futuri, contro le sopraffazioni di classe, contro l’impoverimento intellettuale e culturale che oggi, giorno in cui il teatro italiano piange la scomparsa di Franca Rame, reclama profonda attenzione.

 

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Architetture fatte di luce: questo è Yradia, una light agency nata dalla partnership tra Design Group Italia, importante agenzia di design, D’Alesio &Santoro, giovane realtà del settore lighting  e Huub Ubbens, lighting designer di fama mondiale.

Istallazioni artistiche concettuali si sposano allo studio attento dei fenomeni di rifrazione della luce, per dare vita a giochi luminosi, lampade sospese, che paiono volare, anelli colorati mossi dal vento.

Lo spettro dei colori come tavolozza da cui attingere per esaltare e creare, in un continuo gioco di sfumature che celano e rivelano, per emozionare ed emozionarsi.

La luce come mezzo con cui scolpire lo spazio ma anche come strumento con cui valorizzare un prodotto, il tutto prendendo in esame cultura, funzione e visione, una triade applicabile non solo al design tout court ma anche e soprattutto alle nuove frontiere dell’interior e product design.

Yradia è ormai un punto di riferimento  nel mondo delle lighting technologies, tanto da aver lavorato con realtà affermate quali Pininfarina,ABB e 3M Svezia.

La luce, in tutte le sue sfumature, sarà tra i protagonisti, sabato 1 giugno, dell’evento Chapeau, organizzato da Modalità Demodè in collaborazione con Rosaspinto  presso lo Spazio Giulio Romano (via Giulio Romano, 8-MM Porta Romana),

Yradia…follow the light

Sabato 1 giugno dalle ore 22 l'associazione Ohibò presenta il Festival Beat Warm Up, una serata dedicata alle atmosfere dei primi anni 60, in particolare della Liverpool degli anni d'oro, quando sulle sponde de fiume Mersey si ballava fino all'alba a ritmo di Twist' n' Shake e Rock' n' Roll.

L'evento inizia con un aperitivo accompagnato da dischi e vinili scelti da Gianni Fuso (Festival Beat e Bus 1 Crew), seguito da un live dei Beat Barons, band composto da un italiano, un inglese, un americano e uno scozzese, che animeranno l'atmosfera.

Ci sarà poi una preselezione per la gara di Twist & Roll, un gruppo di des selezionerà dieci persone tra i ballerini che si contenderanno i favolosi premi che verranno assegnati con la gara ufficiale durante il dopo concerto.

A seguire partirà la gara di Twist con i ballerini selezionati che si contenderanno un pernottamento di due persone, con un aperitivo e una cena inclusi, per una notte in un hotel di Salsomaggiore Terme a Parma.

Info: www.festivalbeat.net www.associazioneohibo.it

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Il legno come materiale con cui plasmare accessori di uso quotidiano ma dal gusto squisitamente artigianale.

La materia prima come punto di partenza di un percorso che unisce design, architettura e moda.

La luce e l’aria che scavano, creano, stupiscono.

Questo è Tête de Bois, creatura di Andrea Deppieri, veneziano classe 1981 e architetto di formazione. Il design applicato alla moda diventa sin da subito la sua passione e il suo lavoro, che lo porta a lavorare per Diesel, Ralph Lauren e Benetton.

Nel  2012, Andrea fonda Newton & Son, un progetto che fonda architettura e interior design, disegno industriale e grafica, direzione creativa e brand identity.

La sua passione per i dettagli si unisce a creatività e razionalità, infondendo vita nel progetto Tête de Bois, Testa di Legno, che si ispira alle strutture “brise soleil” o frangisole,elementi di architettura che proteggono edifici o ambienti interni dai raggi del sole.

Gli unici ed esclusivi cappelli di Tête de Bois riprendono la forma sinuosa dei frangisole e la ripropongono sotto forma di copricapo cesellato, che lascia passare l’aria e protegge dal sole, riproponendo un gusto per  un ritorno alle origini, a partire dai materiali.

Attualmente  è possibile scegliere tra 5 stili e 2 tipologie di legno: Tanganika e Mogano.

Il legno Tanganika è tipico della Costa d’Avorio, resistente e dal colore uniforme, mentre il Mogano è originario delle Americhe e si distingue per una texture dai colori scuri.  Entrambi i legnami provengono da foreste ripopolate grazie a progetti di eco sostenibilità.

Africa e America , design e moda, originalità e tradizione Made in Italy: questo è , presentato in esclusiva al Tranoi Fashion Trade Show di Parigi a gennaio 2013 e lanciato ufficialmente in occasione della Design Week di Milano ad aprile, presso il concept store Rossana Orlandi (che ne è anche il distributore mondiale).

Andrea Deppieri sarà  tra i protagonisti della Serata Chapeau!, organizzata da Modalità Demodé in collaborazione con Rosaspinto, che animerà la notte milanese sabato 1 giugno dalle 22 presso la location Spazio Giulio Romano 8 (MM Porta Romana).

 

http://www.tetedebois.it/design-wooden-headwear/index.php

Edo Marani, dj e producer milanese arricchisce la line up dell’evento Chapeau!, organizzato da Modalità Demodé in collaborazione con Rosaspinto ,che accenderà la notte milanese sabato 1 giugno a partire dalle 22 presso lo Spazio Giulio Romano 8.

Il suo nome è legato ad una delle club nights più sconvolgenti di Milano, 'TILL DEATH DO US PART Y!, da lui fondata assieme all’omonimo collettivo.

La passione per la consolle nasce in Edo sin da adolescente, quando inizia a smanettare con i vinili, esibendosi in pub e piccoli locali a suon di hip hop.

Il tempo si sa, come la notte, porta consiglio e cosi il nostro Edo intraprende un viaggio alla scoperta delle nuove frontiere della musica House, che lo porta ad esibirsi ai party più cool di Milano, per poi andare oltre i confini cittadini, sino al Salento ed Ibiza.

Dalla House all’Electro il passo è breve,  ed Edo si avvicina alle nuove proposte del mercato discografico, registrando alcuni bootleg e mixtape come Minimix Vol.1 e Release Yourself EP, entrambi  su SoundCloud, senza disdegnare sperimentazioni a cavallo tra soul,dance e disco.

Appuntamento dunque sabato 1 giugno presso Spazio Giulio Romano 8, per festeggiare Modalità Demodé e Rosaspinto e ballare senza sosta al ritmo indiavolato della personalissima selection di Edo from Milan.

 

https://soundcloud.com/edomarani

http://edomarani.tumblr.com/

https://www.facebook.com/edomarani.marani

 

 

“Non sarà mica arte?!”. Questo è in genere il giudizio, o meglio pregiudizio, che la maggior parte delle persone esprimono guardando un’opera di arte contemporanea. Credendosi dei grandi esperti pronunciano a grande voce le loro sterili critiche senza sforzarsi di capire, senza cercare di conoscere l’artista e ciò che vuole comunicare, tenendosi preventivamente alla larga da un mondo che giudicano fatto di gente strana completamente avulsa dalla realtà.

 

Oggi voglio provare a sfatare questo mito e farvi capire come la creatività e l’arte non risiede solo nell’ estetica perfetta. Vi chiedo solo di prendervi due minuti per leggere ciò che sto per dirvi, sforzandovi di guardare oltre, al di là delle apparenze e del comune pensiero, cercando di comprendere a fondo, perché solo in questo modo potrete farvi un vostra opinione.

 

L’artista di cui voglio parlare è considerato e conosciuto come uno dei più interessanti artisti della Tape Art a livello mondiale, nonché uno dei primi in Italia ad avvicinarsi a questa tecnica.

So già che molti di voi stanno storcendo il naso, ma continuate a leggere perché ne sarete piacevolmente sorpresi e stupiti.

 

Per Tape Art si intende letteralmente l’arte di disegnare con il nastro adesivo. Si tratta di una tecnica molto giovane e ancora sottovalutata, che trae ispirazione dalla cultura dei surfer e degli skater della west coast americana che utilizzavano il nastro adesivo per decorare le loro tavole, già a partire dagli anni 70/80. È  difficile incasellare e dare una definizione univoca di questa forma d’arte a metà strada tra esperienze street, performance, pittura e per alcuni versi scultura, ma proprio in questa sua varietà e mutevolezza sta il bello di questa tecnica. Ogni artista dà libero sfogo alla propria creatività e alle proprie idee, utilizzando il nastro adesivo come uno strumento per poter indagare l’uomo di oggi in tutte le sfaccettature e contraddizioni.

 

Abbiamo l’onore di avere in casa nostra uno dei massimi esperti di questa forma d’arte: No Curves-Niente curve, questo lo pseudonimo scelto dal tape-artist che già ci dice molto di lui, della sua arte e delle sue opere.

 

Con il nome No Curves l’artista si cela l’elemento fondamentale della sua estetica: la linea come strumento di astrazione per arrivare alla totale sintesi geometrica delle forme del reale, captando così l’essenza delle cose.

Il suo avvicinamento alla Tape Art nasce proprio da questa ossessione per la linea e la grafica. Insoddisfatto dalla pittura, che non gli permetteva di raggiugere quel livello di pulizia e sintesi che tanto auspicava, l’artista si spinge alla ricerca di un nuovo strumento con il quale esprimere al meglio la sua arte.

Così avviene il suo avvicinamento al mondo della Tape Art, che non abbandonerà più. Nel nastro adesivo No Curves trova lo strumento che al meglio esprime la sua poetica in una sintesi di astrattismo, pulizia formale, resa pittorica e movimento.

 

L’indubbia creatività e capacità di lavorare il nastro gli sono valse la nomea di più grande artista di Tape Art al punto da essere stato scelto da diversi brand internazionali per campagne pubblicitarie ed eventi di arte urbana (come Adidas, Converse, Smart-Mercedes,Firetrap, Rolling Stone e molti altri) e da Tesa, azienda tedesca leader nel mercato mondiale del nastro adesivo, come artista rappresentativo per l’evento dei suoi 75° anni svoltosi nel 2011 ad Amburgo. Nel 2010 è stato finalista del Premio Cairo – Arte Contemporanea.

 

Non si smentisce con il suo ultimo show "TOP OF THE LINES" mostra  dedicata ai grandi maestri della linea, design e l'architettura, che No Curves omaggia con dei ritratti realizzati, ovviamente, con il nastro adesivo.

 

 

Ora che sapete chi è, perché il vostro giudizio sia ben fondato, non vi rimane che vedere dal vivo le sue opere.

Immergetevi nella Tape Art di No Curves sabato 1 giugno dalle ore 22.00 all’evento Chapeau organizzato da Modalità Demodé in collaborazione con Rosaspinto Arte& Comunicazione presso la prestigiosa location Spazio Giulio Romano (via Giulio Romano 8, MM Porta Romana).

 

 

 

 

| NO CURVES | Tape Art

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