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Amanti del blue beat: tenetevi liberi. Dopo nove mesi di silenzio, riparte il tour dei BlueBeaters, la band attiva da 19 anni, famosa per la sua collaborazione con Giuliano Palma, con il quale hanno realizzato ben cinque album.

Un nuovo gruppo accompagnerà nuovi “singers”, interni ed esterni alla band: Pat Cosmo (Casino Royale, Neffa, BB), Mr T Bone (Young Lions, BB) e MayaLady Soul” (Soulful Orchestra). Ma non solo: il super special guest per alcune serate sarà Bunna (Africa Unite, BB). Il tour inizierà venerdì 20 dicembre al Live Club di Trezzo D’Adda e porterà la band in giro per l’Italia fino a gennaio 2014; in alcune date potranno esserci altri ospiti, amici con cui sono stati condivisi negli ultimi anni palchi e backstage. L'obiettivo rimane quello di recuperare e mantenere un suono assolutamente originale, costruito negli anni: un valore unico e senza tempo, derivazione di quel suono originario, il Blue Beat – una derivazione emozionale dello Ska Giamaicano anni ’60 – che ha cullato e fatto crescere prima il Rock Steady poi il Reggae.

Ecco le date confermate: 20 dicembre – Live Club, Trezzo D’Adda (MI) 25 dicembre – Spazio 211, Torino 26 dicembre – Vibra, Modena 28 dicembre – Lecce TBA 29 dicembre – PalaVillanova, Torri di Quartesolo (VI) 4 gennaio – Estragon, Bologna 9 gennaio – Circolo degli Artisti, Roma 11 gennaio – Flog, Firenze

"La fotografia non potrà mai crescere fino a quando imiterà le altre arti visive. Deve camminare da sola, deve essere se stessa". Questo ha affermato Berenice Abbott, una delle più influenti fotografe del XX secolo. E Milano le rende omaggio. Fino al 6 Gennaio 2014, la Galleria Carla Sozzani ospita una mostra interamente dedicata all'artista di Springfield.

Appartenente al movimento della straight photography, che sottolineava l'importanza di avere fotografie non manipolate né rispetto al soggetto né rispetto al processo di sviluppo, la Abbott era anche contro i pittorialisti come Alfred Stieglitz e racconta la realtà con piglio giornalistico, come un reporter che non ha paura di stremare il soggetto con innumerevoli domane sotto forma di scatto.

Un'occasione unica per imparare ad osservare il reale, per scoprire cosa significa costruire una fotografia a partire dalle fondamenta.

Galleria Carla Sozzani corso Como 10, Milano

Lunedì 15,3'0 - 19,30 Martedì, venerdì, sabato, domenica 10,30 - 19,30 Mercoledì, giovedì 10,30 - 21,00

Siete celiaci? Avete scoperto di essere intolleranti al glutine? Paura di esser condannati a cibi insapori e poco accattivanti?

Tranquilli, è nato a Milano Out of Gluten, il primo concept store pensato per voi. Paola Brasolin, Roberta Maranzana e Alessandra Tarissi de Jacobis hanno deciso di fondare la società NoiTre srl con uno scopo: abbinare la vendita di alimenti confezionati senza glutine a  quella di prodotti freschi da forno e di gastronomia. Al nuovo Out of Gluten di via San Michele del Carso 13 a Milano -  dove prodotti freschi, pane, dolci e torte salate vengono preparati quotidianamente -  celiaci e intolleranti potranno riscoprire il piacere di fare la spesa.

E ancora. La società NoiTre ha affidato la creazione e lo studio delle proprie ricette a Jorge Trafoier, celebre chef dell'Alto Adige, famoso per le sue interpretazioni della grande cucina con i migliori prodotti locali.

Non perdete dunque l'occasione per gustare una gastronomia di alta qualità, 100% gluten free dove convivono innovazione culinaria e ambientazione traditional-chic.

OUT OF GLUTEN

via San Michele del Carso 13, Milano

Venerdì 10 e sabato 11 Gennaio alle 21,00 non perdetevi AUTORITRATTI CON OGGETTI- quadri espositivi del disamore, spettacolo e concerto teatrale di Gianluca De Rubertis allo Spazio Tertulliano.

 

"Ha stile, bisogna ammetterlo, anche se qualcuno lo trova insopportabile. De Rubertis racconta storie d'amore e di vita con linguaggio forbito, giocoso e un po' snob, e più volte centra il bersaglio”.

Diego Perugini per L'Unità

 

Dalle tredici tracce dell’album musicale "Autoritratti con oggetti" nasce questo spettacolo in musica, spettacolo della musica a teatro, scritto e diretto da Gianluca De Rubertis (fondatore e voce maschile del duo pop Il Genio, divenuto celebre per la canzone "Pop porno").

L'amore, musicato, deriso, indifferito, aborrito, anelato, disatteso, sarà sciorinato attraverso il testo e la metrica, suono che da fonema si fa senso. Così tra la musica che si fa silenzio, il gesto che si fa inerzia, l'umore che diviene secca, l'amore ritrae il suo flutto incostante attraverso la fonica e la sintassi lucida del pianoforte.

Ad ogni brano un rituale in cui le voci si sbraneranno, si burleranno del perbenistico ossequio che all'amore spetta per comune convenzione, torceranno le budella delle parole per mostrare come "amore" sia anch'esso una parola.

La donna al centro di questo guazzo problematico ed irrisolvibile, come unico scopo e unica tortura, come fine della musica e inizio della vita, come il foglio bianco cui elargire i più bei motti, come animale ideale e profetico, come calzare necessario a qualsiasi cammino.

"Autoritratti con oggetti - quadri espositivi del disamore" è uno spettacolo da un disco, ma di un disco che, forse, conteneva in sé già un suo incedere a certa fonetica cara a chi odia con tutto il suo cuore il teatro di prosa.

 

VENERDì 10 e SABATO 11 GENNAIO 2014

ore 21.00 allo

SPAZIO TERTULLIANO

via Tertulliano, 68 - Milano 

 

AUTORITRATTI CON OGGETTI

 quadri espositivi del disamore

Regia, testi e musiche di Gianluca De Rubertis 

con 

Gianluca De Rubertis e Angelica Schiatti

 

Musicisti:

 

Silvio Pirovano, chitarra 

Giovanni Pinizzotto, basso 

Lino Gitto, batteria 

Giampiero Risico, sax.

INFO:

www.gianlucaderubertis.it

www.spaziotertulliano.it

Dopo due anni, Roberto Valerio torna al Teatro Elfo Puccini di Milano con un testo di Carlo Goldoni: L’Impresario delle Smirne. Dal 12 al 24 novembre 2013 sarà possibile gustarsi una nuova interpretazione dell’attore e regista romano.

Roberto Valerio si è conquistato il pubblico dell’Elfo già nel 2008, con il pasoliniano Vantone e del 2011 aveva ottenuto un bel successo con Un marito ideale di Oscar Wilde. Quest’anno ha deciso di interpretare Goldoni, in un testo che riunisce in parte i cast dei due precedenti spettacoli.

 

Composta nel 1759, L’impresario delle Smirne è una grottesca e divertente commedia che presenta un impietoso ritratto dell’ambiente degli artisti di teatro, ambiente che Goldoni conosce a fondo: può a ragione “parlarne per fondamento”, come egli stesso dichiara nella prefazione dell’opera.

La vicenda, ruota attorno ad un gruppo di attori, uomini e donne, tutti pettegoli, invadenti, boriosi e intriganti che, disperati e affamati, vivono per un breve attimo l’illusione della ricchezza nella speranza di riuscire a partire per una favolosa tournée in Oriente con Ali, ricco mercante delle Smirne intenzionato a formare una compagnia d’Opera, e tornare carichi d’oro e di celebrità.

Facili prede di mediatori intriganti, di impresari furbi e rapaci, i poveri artisti scoprono a loro spese che le regole del Teatro sono eterne e che la loro vicenda scritta 250 anni fa ha un sapore grottesco di attualità. Distratti dalle loro piccole beghe e rivalità, occupati a farsi la guerra per far carriera, invidiosi di una posizione nella gerarchia di palcoscenico, di un costume più o meno sfarzoso, di un privilegio in più e soprattutto di avere una paga l’uno più alta dell’altro, non si accorgono di essere delle piccole sciocche marionette i cui fili vengono manovrati da chi il potere veramente ce l’ha, per la sua posizione o per il suo denaro.

L’impresario delle Smirne è un grande affresco, una cantata corale affidata all’insieme della compagnia che lo rappresenta: ogni personaggio, dal Turco al servitore, si rivela incisivo, necessario in un ‘divertissement d’ensemble’ che restituisce il clima lezioso e libertino dell’epoca; ma che allo stesso tempo offre l’occasione per porsi alcune domande di sconcertante attualità: che importanza ha l’Arte e in modo specifico l’Arte teatrale nella società contemporanea? E che ruolo riveste all’interno di suddetta Arte, l’attore? In quale modo è possibile riuscire a realizzare spettacoli di grande valore artistico senza adeguate risorse finanziarie?                                                                                         Roberto Valerio

 

In un piccolo albergo, trasformato in un polveroso palcoscenico di periferia, vivono nel loro mondo immaginario attori pettegoli, presuntuosi, invadenti disperati. Come Alberto Sordi e Monica Vitti in Polveredi stelle fantasticano un futuro di gloria. Il Turco, impresario imbroglione-sporcaccione, stonando Caravan petrol di Carosone vola su un’altalena, come uno sceicco bianco felliniano. Lo spettacolo gioca sulla grande fisicità degli attori: fra gli altri Valentina Sperlì, Antonino Iuorio, Nicola Rignanese, lo stesso Roberto Valerio, e Massimo Grigò.  

 Roberto Incerti, la Repubblica

 

Teatro Elfo Puccini - Sala Fassbinder dal 12 - 24 novembre

L’impresario delle Smirne

di Carlo Goldoni

adattamento e regia Roberto Valerio

con Valentina Sperlì, Roberto Valerio, Antonino Iuorio, Nicola Rignanese

e con Massimo Grigò, Federica Bern, Alessandro Federico, Chiara Degani, Peter Weyel

produzione Associazione Teatrale Pistoiese/Valzer srl

 

Teatro Elfo Puccini Corso Buenos Aires 33

ORARI

Da martedì a sabato ore 21,00; domenica ore 16,30

COSTO

Intero € 30,50; ridotti € 27 e € 16; martedì € 20

 

 

 

Dal 12 al 24 Novembre 2013 al Teatro Franco Parenti di Milano arriva Giorni felici, di Samuel Beckett, un’occasione unica per vedere Nicoletta Braschi diretta, ancora una volta, da Andrea Renzi.

Già nel 2011, con Tradimenti, Nicoletta Braschi e Andrea Renzi avevano lavorato insieme. Ora, dopo aver inaugurato la stagione del Teatro Stabile di Torino, Giorni felici giunge finalmente a Milano.

Pubblicato per la prima volta nel 1961 a New York, Giorni felici è seguito dalla prima mondiale al Cherry Lane Theatre il 17 settembre 1961, diretto da Alan Schneider e interpretato da Ruth White. L’accoglienza tiepida della critica non ferma le successive edizioni al Royal Court di Londra (1962), e la prima italiana al Teatro Gobetti di Torino, per la stagione del Teatro Stabile, il 2 aprile 1965. Qui la regia è affidata da Roger Blin e nei panni di Winnie si cala Laura Adani.

“Dalle sponde inquiete di questo terzo millennio, dopo la felice esperienza di Tradimenti di Harold Pinter – scrive Renzi – torniamo a confrontarci con uno dei maggior testi contemporanei, che appartiene di diritto al canone del teatro e dell’arte del secolo breve. Il deserto di Winnie e di Willie cosa ci dice del nostro tempo di cambiamento? Le buone maniere, le vecchie abitudini, le citazioni dei classici, la borsa di Winnie con lo spazzolino e il rossetto e il cappellino sono un mondo riconoscibile? Le loro parole sono ancora umane?

In questo lavoro visione e scrittura sono tutt’uno e nella corrispondenza tra Beckett e Alan Schneider, il suo regista di riferimento statunitense, scopriamo come l’uomo di libro, il romanziere, poeta, saggista cinquantenne Beckett è fino in fondo uomo di scena attento ai dettagli dei materiali scenografici, alle luci,  e intensamente coinvolto nella misteriosa arte dell’attore, la relazione fondante del suo teatro, che si offre come partitura per gli interpreti e sfugge alla relazione fondante del suo teatro, che si offre come partitura per gli interpreti e sfugge alla riscrittura della regia.

Nel teatro di Beckett ci si muove nel rispetto del dettato dell’autore e nei margini definiti e di questa strada stretta, si è indotti a riscoprire lo spazio di libertà dell’interpretazione e a sintonizzare i nostri strumenti su una lunghezza d’onda interna all’opera. Beckett è ancora il regista di Giorni felici e noi, stretti nel terreno come Winnie, facciamo ricorso a tutte le nostre risorse, a tutte le benedizioni travestite, per intrattenerci a lungo e ancora con la relazione vitale che più amiamo: il teatro”.

 

Note di Regia

È con emozione e timore che ci si accosta a Giorni felici, uno dei maggiori testi contemporanei che appartiene di diritto al canone del teatro del secolo breve. In questa piece visione e scrittura sono tutt’uno e nella corrispondenza tra Beckett e Alan Schneider, il suo regista di riferimento statunitense, scopriamo come l’uomo di libro, il romanziere, poeta saggista è fino in fondo uomo di scena attento ai dettagli dei materiali scenografici, alle luci, e intensamente coinvolto nella misteriosa arte dell’attore  in un teatro che si offre come precisissima partitura per gli interpreti e sfugge alle riscritture delle regie “creative”. Abbiamo dedicato una prima fase dello studio dello spartito senza ipotesi interpretative.

Muoversi nel rispetto del dettato dell’autore e, nei margini definiti di questa strada stretta, sintonizzare i nostri strumenti di lavoro su una lunghezza d’onda tutta interna all’opera ci è sembrato un approccio naturale. Ci siamo interrogati sui preziosi documenti costituiti dai quaderni di lavoro del Beckett regista e sulle testimonianze dei suoi attori di riferimento, Jack Mac Gowran, David Warrilow e più in particolare Billie Whitelaw che da lui è stata diretta proprio in questo lavoro nel 1979 (una versione con piccole ma significative varianti).

Giorni felici ha rappresentato per Beckett, dopo anni di volontario esilio linguistico, un ritorno alla lingua madre, e ci è stato utile confrontare il testo inglese con la versione francese per meglio aderire alla versione italiana di Fruttero. Non si tratta di un atteggiamento filologico o di fedeltà all’autore, ma della semplice necessità di una comprensione profonda. Abbiamo incontrato il Maestro Jurij Alschitz per un confronto aperto che ci ha schiuso nuove tecniche e metodi. Solo in una seconda fase di lavoro abbiamo cercato di personalizzare il margine di libertà che ci lasciava la partitura. Non è in contraddizione con quanto scritto sopra: un sorriso che cade, tanto per fare un esempio, ha infinite declinazioni. Quando Beckett, in risposta a Schneider che gli chiede suggerimenti riguardo il tono di una battuta del primo atto, risponde che il tono è la questione, ci invita alla misura della sottigliezza e all’avventura della nuance. Abbiamo cercato di non dimenticare mai che si tratta di un testo a due che richiede la tessitura di una relazione continua tra Winnie e Willie.

Il controcampo dalla parte di Willie sarebbe davvero una riscrittura, un altro giorno felice con una sua autonomia che Beckett ci lascia solo intravedere, ma i suoi riflessi sulla protagonista cono determinanti tanto che l’iniziativa nel memorabile finale passa tutta  a Willie. Sono numerosi all’interno del testo i riferimenti al mondo del teatro: “strana sensazione che qualcuno mi stia guardando” dice la protagonista, interrogandosi anche sul parasole che ritorna sempre nella stessa posizione, il campanello interpretabile anche come segnale del chi è di scena, l’operetta come memoria condivisa della coppia Winnie e Willie, i vuoti di memoria e i trucchi. Abbiamo messo in evidenza questa linea.

I segni della scena che abbiamo scelto, una collinetta e un paravento, si dichiarano in tutta la loro artificialità e i costumi e le luci, in filigrana, rimandano al mondo dello spettacolo: spalline con pailletes e cilindro e scarpe bicolore, una ribalta, un seguipersona. Il resto è il tenace corpo a corpo tra Nicoletta Braschi e Winnie. Una sfida sull’asse della fragilità e della resistenza, dei pieni  e dei vuoti, della verbosità e del silenzio, del candore e della dolorosa consapevolezza, della regola e della libertà, della dipendenza e della solitudine, del riso e del pianto, dell’urlo e del canto, della grazia e del caso. Noi, stretti nel terreno come lei, facciamo ricorso a tutte le nostre risorse, a tutte le benedizioni travestite, per intrattenerci a lungo e ancora con la relazione vitale che più amiamo: il teatro.

 

12 – 24 Novembre 2013

Sala AcomeA

 

Produzione Teatri Uniti in collaborazione con la Fondazione del Teatro Stabile di Torino.

 

GIORNI FELICI

di Samuel Beckett

traduzione Carlo Fruttero (Giulio Einaudi Editore)

con Nicoletta Braschi

e Roberto De Francesco

regia Andrea Renzi

luci Pasquale Mari

scene e costumi Lino Fiorito

suono Daghi Rondanini

aiuto regia Costanza Boccardi

Melampo/Fondazione del Teatro Stabile di Torino

Si ringrazia Teatri Uniti

PREZZO

INTERO €32; OVER60/UNDER25 €16; CONVENZIONI 22,50€

ORARI

Mart – giov – ven – sab h.20.30; merc h. 19.45; dom h.15.45; *lunedì riposo

BIGLIETTERIA

0259995206 – www.teatrofrancoparenti.it

Tournèe 2013

Torino – Teatro Gobetti dal 22 ottobre al 2 nov. Prima Nazionale

Milano – Teatro Franco Parenti dal 12 al 24 novembre

Cesena – Teatro Bonci dal 3 al 4 dicembre

Napoli – Sala Assoli dal 6 al 15 dicembre

Caserta – Teatro Civico 14 dal 20 al 22 dicembre

Indira Fassioni

 

 

Dal 10 al 15 novembre presso lo Spazio Oberdan non perdetevi AGENDA BRASIL, la rassegna cinematografica multiculturale che mette in contatto il pubblico milanese e il Brasile. La Fondazione Cineteca Italiana in collaborazione con l’associazione Vagaluna e il Consolato Generale del Brasile a Milano presentano una rassegna straordinaria che, tra fotografia, musica, cinema e letteratura, esalta la cultura del più grande Paese sudamericano.

 

Per la proiezione cinematografica sono stati selezionati dodici film della produzione brasiliana contemporanea e saranno presenti tre registi che proporranno in anteprima i loro film al pubblico italiano. Dopo i fasti, ormai antichi e oggi per palati cinefili, del “Cinema Novo” e qualche dolcezza che rassicurava lo spettatore e il lettore italiano di Jorge Amado, non molto è filtrato in Italia del cinema brasiliano. Eppure la “retomada” del cinema brasiliano è una stagione che ha messo più di qualche radice, in termini di produzione, di spettatori e anche di qualità.

I film in rassegna sono tutti preziosi, ma fra essi va segnalato in particolare l’anteprima O som ao redor (K. Mendonça Filho, 2012), il titolo scelto per rappresentare il Brasile agli Oscar 2014 nella categoria “miglior film straniero”, che racconta  la storia di una milizia in una strada di classe media nella Zona Sud di Recife che cambia la vita dei residenti locali.

In programma anche: Colegas, premiatissimo road movie i cui protagonisti sono tre ragazzi con la Sindrome di Down; Vinicius de Moraes, un tributo a uno dei più importanti musicisti e scrittori brasiliani nel centenario della sua nascita; Gonzaga de pai pra filho, storia di due dei più amati protagonisti della musica popolare brasiliana; 5xFavela – agora por nós mesmos, risultato di un laboratorio di cinema tenuto da registi affermati presso alcune favelas di Rio de Janeiro. E quando si parla di Brasile, non può mancare il calcio: il pluripremiato Heleno mostra l’ascesa e la decaduta del calciatore che era ritenuto il principe di Rio de Janeiro degli anni 40.

 

Una performance musicale dal vivo accompagnerà un altro film della rassegna, Limite, opera unica di Mario Peixoto del 1931. Altri classici sono Il Dio Nero e il Diavolo Biondo di Glauber Rocha e Non portano lo smoking di Leon Hirszman.

 

Tutti i film saranno proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano.

Anche la fotografia racconterà l’amore dei brasiliani per il calcio, in vista dei mondiali del 2014 che il Brasile ospiterà. Con la mostraFutebol da Gente” allestita nel foyer di Spazio Oberdan, il fotoreporter Evandro Teixeira è sceso in campo per ritrarre il gioco del pallone nella sua forma più coinvolgente: il calcio di strada.

 

Non mancheranno appuntamenti dedicati ai bambini: il programma di Agenda Brasil si mescola a quello della rassegna Piccolo Grande Cinema, organizzato da Fondazione Cineteca Italiana,  che dedica la sua giornata inaugurale al Brasile con la proiezione del film in anteprima nazionale Tainá una leggenda amazzonica, per poi proseguire con una lezione di samba per bambini e racconti della tradizione brasiliana.

 

 

Calendario e schede film

 

SPECIALE AGENDA BRASIL PER PICCOLO GRANDE CINEMA

SPAZIO OBERDAN - INGRESSO LIBERO

 

Domenica 10 novembre

h 11 e h 12 Tutti a lezione di samba!

Il ballerino Antonio Julio Filho introdurrà al ritmo del samba due gruppi di bambini. Un’occasione unica per avvicinarsi a questa danza originaria del Brasile e per conoscere il proprio corpo con leggerezza e naturalità.

Partecipazione gratuita con prenotazione telefonando al 346 9582555 da lunedì 28 ottobre.

 

h 15.00 Brasile: una terra da raccontare – storie, miti e leggende dell’Amazzonia. Claudia Souza dell’Istituto Callis, associazione culturale che si propone di divulgare la letteratura, gli autori e gli illustratori brasiliani per ragazzi, racconterà ai bambini storie popolari di autori brasiliani

 

h 15.30 Tainá, una leggenda amazzonica (Rosane Svartman, 2011, 80’) Anteprima italiana

La piccola orfanella indigena Tainá sogna di diventare una grande guerriera e di scoprire la sua vera origine. Con i suoi amici, Laurinha e Gobi, vedremo Tainá alle prese con una grave minaccia per la Natura. Versione originale con lettura dal vivo.

 

h 17.00 Futebol da gente. Inaugurazione, con merenda, della mostra fotografica realizzata dal fotoreporter brasiliano Evandro Teixeira. La mostra rimane fino al 17 novembre ed è dedicata allo sport nazionale del Brasile, ripreso nella sua forma più spontanea e coinvolgente: il calcio di strada. Le foto saranno in vendita e parte del ricavato verrà destinato ai progetti dell’Associazione “Amazonia Onlus”

 

h 17.30 Concerto del trio Karomanu, Kal dos Santos (voce e percussioni), Rossella Cazzaniga (basso e cori) e Manuel Consigli (chitarra e cori) che eseguirà un concerto accompagnato dal Coro di Voci Bianche Trillino Selvaggio, diretto da Giorgio Ubaldi.

Prima del concerto Giampiero Remondini presenterà l’Associazione Bimbì l’accento è sui bambini.

 

SPAZIO OBERDAN

INGRESSO € 7/ ridotto € 5,50 serali e festivi - € 5,50 / ridotto € 3,50 pomeridiani infrasettimanali

 

Martedì 12 novembre

h 21.00 O som ao redor (K. Mendonça Filho, 2012, 131’) v.o. sott. it. Anteprima italiana

La presenza di una milizia in una strada della lasse media nella Zona Sud di Recife cambia la vita dei Residenti locali. Una riflessione sulla storia recente del Brasile, sulla violenza e sul caos.

Il film brasiliano scelto per concorrere agli Oscar 2014 per il miglior film straniero.

 

Mercoledì 13 novembre

h 17.00 Heleno (J. Henrique Fonseca, 2012, 96’) v.o. sott. it.

h 19.00 Vinicius (M. Faria Jr., 2005, 110’) v.o. sott. it.

h 21.00 Colegas (M. Galvão, 2012, 99’) v.o. sott. it.

Stallone, Aninha e Márcio sono grandi amici e vivono insieme in un istituto per persone con sindrome di Down. Un giorno decidono di scappare dando inizio a un’avventura piena di momenti divertenti e indimenticabili.

Il regista Marcelo Galvão sarà presente in sala per un incontro con il pubblico

 

Giovedì 14 novembre

h 17.00 Uma longa viagem (Lúcia Murat, 2011, 97’) v.o. sott. it

h 19.00 Limite (Mario Peixoto, 1931, 120’) muto, v.o. sott. it.

Una piccola imbarcazione si perde in mare con a bordo tre naufraghi. Dai loro racconti emergono tutta la disperazione e la poesia di un’umanità alla deriva.

Accompagnamento dal vivo al pianoforte di Antonio Zambrini

h 21.00 5x Favela, agora por nós mesmos(C. Amaral, C. Barcelos, L. Bezerra, L. Vidigal, M. Carneiro, R. Felha, W. Novais, 2010, 96’) v.o. sott. it.

Il film raccoglie giovani registi residenti nelle favelas di Rio de Janeiro, qualificati in workshop di formazione audiovisiva tenuti da grandi nomi del cinema brasiliano. Cinque storie che trattano di diversi aspetti della vita nelle loro comunità.

Il regista Cadu Barcellos sarà presente in sala per un incontro con il pubblico.

 

Venerdì 15 novembre

h 17.00 Colegas (M. Galvão, 2012, 99’) v.o. sott. it.

h 19.00 A busca (L. Moura, Brasile 2011, 96’) v.o. sott. it.

h 21.00 Gonzaga, de pai para filho(B. Silveira, 2011, 120’) v.o. sott. it.

Basato sulle conversazioni avvenute tra padre e figlio, è la storia del cantante e fisarmonicista Luiz Gonzaga, e di suo figlio, Gonzaguinha. Nonostante le differenze, hanno un punto in comune: la loro musica, che appassiona il Brasile ancora oggi.

 

 

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Indira Fassioni

 

Timbro profondo e tonalità a tratti gutturali e cavernose sono le peculiarità dello stile vocale di Mac Demarco. Contornate da un Rock Psichedelico dalle intonazioni calde, che rimandano quasi a un ambiente Texano, tipico del Sud degli Stati Uniti, discordano totalmente dall’effettiva provenienza del cantautore, il Canada.

Il cantante annovera nel suo repertorio due album Studio: “Rock’n’Roll night club” e “2”.

 

Ed è proprio la canzone “Rock’n’Roll night club” a rappresentare a pieno l’apice della sua arte. L’ambientazione da fumoso whiskey bar, da J&B senza ghiaccio, quel non so che di polveroso, sporco, trasporta l’ascoltatore in una Dallas post proibizionismo, tipica delle ambientazioni di John Fante o di Bukowski e dei suoi Whiskey & Soda.

 

Il 29 Aprile 2013 Mac DeMarco si è esibito nella capitale, al Lanificio159, club ricavato appunto dalla struttura di un vecchio lanificio.

La redazione di Nerospinto, solo per voi, si è recata in quel di Roma per rendervi partecipi dell’intensa arte del cantautore.

 

L'edificio scevro di fronzoli, l’asetticismo dellLocale, il suo aspetto fortemente underground si è conciliato perfettamente con il concerto di Demarco, il quale, sorseggiando birra in lattina e dialogando con il pubblico quasi come un ragazzo farebbe con i suoi amici di infanzia, si è esibito in una performance degna dell’Album studio.

 

La voce calda e pacata non ne è uscita intaccata da quelli che possono essere i rischi di un live; ritmicamente, invece, ha optato per un ritmo più rapido, tendente quasi allo Ska, ottenendo una situazione piacevole e ballabile.

La redazione, dunque consiglia caldamente quest’artista, lasciandovi qui sotto relativi link e rimandi video.

 

 

 

http://macdemarco.bandcamp.com/

 

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