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Pintinox si fa notare grazie a una produzione distintiva per qualità, design, innovazione tecnologica per la tavola e per la cucina, con idee e prodotti sempre più all’avanguardia e performanti per il settore professionale.
Si chiama Pinti Home la nuova linea appositamente studiata per la casa, i cui prodotti sono appena stati presentati a Francoforte nel corso della fiera Ambiente, uno dei principali appuntamenti a livello internazionale dedicato ai complementi d’arredo e all’oggettistica casalinga. Una linea per la cucina della ristorazione e la tavola dei grandi chef, con concept importanti anche per il mondo retail, che spicca per design, qualità dei materiali e funzioni; insomma, un esempio di eccellenza e di savoir faire manifatturiero dell’azienda.

Tra le novità proposte per tutte le cucine, la padella Chalet Ecotech: tradizione e tecnologia che si alleano per produrre strumenti di cottura più salutari e sostenibili. Realizzata in alluminio forgiato con manici soft-touch effetto legno, presenta un rivestimento interno antiaderente che garantisce il massimo rispetto ambientale.
La padella K-Black Ecotech, in alluminio forgiato, veste di scuro la sostenibilità in cucina: rivestimento antiaderente, fondo hole induction, manico in bakelite e corpo neri che la rendono non soltanto ecologica, ma anche elegante e funzionale.
Le padelle Tender Alu eXpert Full Induction sono pensate invece per un mercato professionale, realizzate in alluminio puro al 99,5%, il materiale preferito dagli chef. Il manico tubolare atermico in acciaio inox ad alta resistenza permette la massima praticità nel lavoro di cucina. Nella versione più alta, sono totalmente full induction.

Spostandosi dalla cucina alla tavola, Pintinox propone alcune linee di posate caratteristiche. Si parte con Marte, collezione made in Italy che si distingue per la raffinata finitura martellata e per le linee sinuose; adatta per il quotidiano, ma anche per le occasioni speciali.
Novità assoluta è l’idea del designer Marcello Ziliani, che ancora una volta lavora sull’unicità di una posata destinata a fare la storia. Marilyn, con la sua inusuale goccia concava che cattura la luce, crea un gioco di riflessi che ne esaltano la profondità e la morbidezza. Le sue forme fluide richiamano il mercurio liquido fondendosi con assoluta naturalezza agli elementi funzionali di cucchiaio, forchetta e coltello. Il manico concavo offre inoltre una piacevole sensazione di familiarità nella manipolazione.
Partorita anch’essa dall’immaginazione di Marcello Ziliani, Audrey Rest Hive Colours è una combinazione armonica tra colore e design data dalla particolare forma delle posate Audrey e dal colore delle posate Hive. Disponibili anche con impugnatura color salvia, tortora e merlot per una tavola che ama la sobrietà cromatica e la raffinatezza informale.

Ad accompagnare questa collezione ecco l’Audrey Rest, o appoggia posate, un accessorio sinonimo di eleganza visiva e funzionale. La sua virgola multifunzione serve da sostegno per le bacchette e accoglie la ciotolina per la salsa; oppure, in caso di zuppe, il cucchiaio per brodo. Ma all’occorrenza può diventare anche un pratico portatovagliolo.
Pintinox propone infine due sostegni per posate aggiuntivi: il Rest Zero e il Rest One. Il primo dalla forma più tonda, il secondo le cui linee ricordano il numero 1. Entrambi made in Italy, realizzati in acciaio, tagliati a laser e piegati.
di Tiziana la Torre
Venerdì 23 febbraio 2024, ore 21.00, appuntamento al Teatro Bello con l’ Italian Organ Trio.
Il trio, di assoluta eccellenza, riunisce l’organista Alberto Marsico, originario di Torino, il batterista milanese Tommaso Bradascio e il chitarrista crotonese, ma residente a Stoccarda, Lorenzo Petrocca.
Nel solco della scuola dei trii d'organo degli anni '50 e ’60, Italian Organ Trio veste di soul jazz il grande canzoniere italiano, vivificando la tradizione melodica del Belpaese con innata attitudine ludica e accenti bop, blues e gospel.
La Sinnermania impazza ovunque. Dalle tribune dei campi da tennis, in un tripudio arancione di carote, ai media e alla pubblicità, fino ai Palazzi della politica, la fascinazione per Jannik Sinner si diffonde progressivamente a macchia d’olio. Dopo il trionfo agli Australian Open, il nome del tennista azzurro risuona in ogni angolo del Paese, entusiasmando appassionati e non, animando le discussioni da bar.
Ed è stata proprio di un noto barman, Danilo De Rinaldis, l’idea di celebrare lo storico traguardo di Melbourne con un cocktail dal nome We Are Sinners. Ingrediente principe di questo mix è il Black Sinner, liquore al caffè recentemente creato da un’altra eccellenza italiana, Bruno Vanzan, mixologist e imprenditore, e distribuito sul territorio da Anthology by Mavolo, azienda padovana di spicco specializzata nell’importazione di champagne, spirits e distillati.
Il suo gusto inconfondibile è frutto di una miscela al 100% di caffè arabica mono origine; tra tutti, il pregiatissimo Etiopia Sidamo e il Colombiano superiore. L’accurata selezione dei migliori chicchi, tostati delicatamente e in seguito macinati a mano, garantisce una qualità bilanciata e un’eccellenza uniforme. La ricetta è ovviamente segreta, ma il talento è naturale.
We Are Sinners esalta con intensità e morbidezza il gioco del suo caffè, eccellente da fondo campo e a rete, sorprendente in controtempo proprio come Jannik. Ecco perché pronunciando “We Are Sinners” viene naturale pensare “always winners”.
Per chi volesse stupire gli amici cimentandosi nella preparazione del cocktail, ecco di seguito la ricetta e la guida alla preparazione fornite dal barman De Rinaldis in persona.
Inserire nello shaker lime, sciroppo e zenzero, pestare tutto insieme con un pestello. Aggiungere Black Sinner e gin. Shake and double strain nel tumbler alto full of ice. Chiudere il drink con black orange.
Per chi pensa che Milano sia solo grattacieli e ritmi forsennati, un luogo freddo privo di romanticismo e atmosfere accoglienti, ecco un angolo memorabile in cui trascorrere attimi speciali immersi nel bello.
Ai Chiostri Milano è un angolo unico nel cuore della città, dove storia passata e modernità si incontrano fondendosi. Elegante bistrot con cucina e cocktail bar alle spalle del Tribunale, è la location perfetta per rendere la serata di San Valentino un momento magico.

La sua posizione strategica, all’interno di un convento del Quindicesimo Secolo con loggiati e giardini, rende Ai Chiostri Milano un posto speciale ed esclusivo, di un’eleganza senza tempo. Appena varcato l’ingresso, come salendo su una macchina del tempo, i clienti sono immediatamente trasportati in un ambiente autentico, dove ogni dettaglio è il racconto di una storia.
Impreziosito da questa cornice evocativa, in un contrasto perfettamente armonico, il locale si presenta con un contemporaneo e ricercato, scelto con estrema cura in linea con la struttura storica che lo ospita.
Ai Chiostri Milano è una location nuova, ideale per festeggiare San Valentino con una cena al lume di candela, musica in sottofondo e un menù di quattro portate offerto da una cucina che propone la commistione di ingredienti della tradizione milanese unendo cultura e tecniche innovative.

Non solo romanticismo e brindisi di coppia: Ai Chiostri è anche un bistrot per chi cerca di rilassarsi dopo una giornata di lavoro e magari è in vena di fare incontri nuovi scegliendo di sorseggiare un cocktail al Social Table, pensato per condividere lo spazio in compagnia di altri ospiti. Magari con un buon sottofondo musicale, ma anche con la possibilità di ascoltare musica dal vivo: ogni settimana, infatti, il locale propone la serata Giovedì in Jazz con la presenza di band direttamente sul posto.
Un’altra esperienza da provare alla luce del giorno è invece il Brunch del Sabato, proposto attraverso la formula a buffet insieme alla possibilità di scelta tra club sandwich, avocado toast e altro.
INGREDIENTI PER 8 PERSONE MOUSSE MILLEFIORI DI BOSCO
135 gr di miele millefiori di bosco biologico
70 gr di tuorlo d’uovo pastorizzato
6 gr di colla di pesce
350 gr di panna semi-montata
PREPARAZIONE
Reidratare la colla di pesce in un contenitore con acqua fredda coprendola per 5 minuti. Versare tutto il miele in un pentolino e portarlo a 120° C. Raggiunta la temperatura indicata sciogliere nello stesso contenitore la colla di pesce, dopo averla ben strizzata. Proseguire versando la colla di pesce sui tuorli da montare con la frusta. Aggiungere al composto ottenuto la panna semi-montata, amalgamare, versare in uno stampo a forma di ventaglio ed abbattere sino a -30° C. Sformare la mousse e posizionarla al centro del piatto.
INGREDIENTI PER 8 PERSONE CRUMBLE ALL’OLIO DI OLIVA
160 gr farina 00
60 gr zucchero semolato
5 gr sale
8 gr lievito per dolci 50 gr olio d’oliva
PREPARAZIONE
Lavorare tutti gli ingredienti e sbriciolare il composto su un tappetino in silicone da forno, dove cuocerlo per 6/7 minuti alla temperatura di 180° C.
INGREDIENTI PER 8 PERSONE GELATO ALLO YOGURT
500 gr di yogurt bianco biologico
100 gr zucchero a velo
50 gr di panna
80 gr di latte
80 gr mascarpone
PREPARAZIONE
Dopo aver amalgamato tutti gli ingredienti, abbattere il composto e, successivamente, mantecarlo ancora congelato utilizzando un frullatore per gelati.
Completare il dessert con una quenelle da preparare qualche secondo prima di servirlo.
INGREDIENTI PER 8 PERSONE GEL DI YUZU
200 gr succo di yuzu
2,5 gr agar agar
Polline q.b
16 cialde
PREPARAZIONE
Dopo aver portato il succo di yuzu a bollore, aggiungere l’agar agar lasciandolo scaldare per due minuti per poi versarlo in una placca da forno. Una volta solidificatosi, frullarlo e inserirlo in una sac à poche. Nell’impiattamento del dessert, usarne alcune gocce direttamente sulla mousse. A completamento del dolce porre qua e là alcuni grani di polline e alcune cialde a forma di piccole api realizzate usando un apposito stampino.
Di Barbara Spadafora
Da oltre 35 anni, la famiglia Cona-Quintarelli ha accolto ospiti nella loro "casa-albergo" nel cuore della Valpolicella. Un progetto che ha abbracciato due generazioni, aggiungendo valore al territorio e creando un legame indissolubile con la comunità locale. Ora, il futuro della struttura si apre a nuove prospettive, con il Gruppo Kleos che si prepara a guidare una nuova fase di crescita.
La storia dell'hotel è una fusione di tradizione e modernità. Situato a Negrar di Valpolicella, a soli 20 km da Peschiera del Garda e a breve distanza dal centro di Verona e dalla Fiera, l'hotel vanta due edifici distinti, uno storico e uno moderno, che offrono complessivamente 206 camere. Questa posizione strategica attrae agenzie e tour operator da tutto il mondo, rendendo l'hotel un punto di riferimento per i viaggiatori in cerca di autenticità e comodità.

Ma ciò che rende il Kona Hotel Verona un luogo unico è la sua capacità di coniugare l'ospitalità con l'autenticità del territorio. La struttura offre una vasta gamma di servizi, tra cui una piscina all'aperto semiolimpionica, un wine bar con le migliori etichette locali e spazi per meeting e congressi che uniscono tecnologia e tradizione, grazie alle caratteristiche pareti in pietra della Lessinia e alle travi in legno originali.
La ristrutturazione imminente porterà un nuovo appeal all'albergo, mentre il nome stesso, Kona Hotel Verona, riflette l'unione tra la famiglia Cona-Quintarelli e il Gruppo Kleos. Questa collaborazione promette di dare nuova vita alla struttura, combinando le competenze e l'esperienza delle due realtà per creare un'offerta turistica e commerciale di valore per il territorio.

“Siamo felici che la famiglia Cona- Quintarelli abbia deciso di affidarsi alla professionalità ed all’esperienza nel mondo alberghiero d’eccellenza del gruppo Kleos per rilanciare il nuovo Kona Hotel Verona la scelta stessa del nome deriva proprio dall’unione delle due realtà che si uniscono mettendo a disposizione l’una dell’altra le proprie skill dando vita ad una potenza turistico commerciale a beneficio del territorio” dichiara Andrea Andreani membro del board direttivo e socio del gruppo Kleos.
Il Gruppo Kleos Hotel S.r.l., costituito da un pool di investitori stimati, ha deciso di puntare sull'hôtellerie Made in Italy leisure e business, con l'obiettivo di potenziare i rispettivi portafogli partecipativi. La collaborazione con la famiglia Cona-Quintarelli segna un importante passo avanti in questa direzione, promettendo di portare vantaggi sia per gli ospiti che per la comunità locale.
Barbara Spadafora
Appuntamento imperdibile per gli amanti del jazz: David Kikoski, uno tra i più acclamati pianisti jazz statunitensi, in trio con il batterista milanese Tony Arco ed il contrabbassista ligure Massimiliano Rolff, live in esclusiva al Teatro Bello (Via San Cristoforo 1, Milano) sabato 10 febbraio, ore 21.00.
Teatralizzare grandi marchi storici d’Europa. Colpire, colorare l’immaginario ideando e allestendo la mise en scène di oggetti per la tavola - vetri, porcellane, cristalli, argenti - che attraversano il tempo. Questo è stato (e auspicabilmente sarà ancora, con possibili repliche ed estensioni o la dimensione itinerante) l’intento di “Manifatture in scena”, format di Ulderico Lepreri, architetto e designer nel settore luxury retail, che ha progettato una serie di box-teatri monografici visti per la prima volta a Milano HOME 2024.
L’allestimento a boccascena - questo il termine usato dall’architetto - è la soluzione per isolare e immergere lo spettatore nelle realtà allestite. Che rappresentano eccellenze nel loro campo.

Per il concept non rigidamente museale, ma consapevolmente foodcultural. Già solo la scelta di utilizzare la parola manifatture posiziona l’operazione come culturalmente alta, in un contesto fatto di pensiero artistico-creativo che diventa preziosa realizzazione o finitura manuale, produzione di edizioni limitate e personalizzate con precise strategie di costruzione del valore raro.
Dietro, la forza di un retaggio - secolare in alcuni casi, pluridecennale in altri - di storia e di saper fare, ma anche di pezzi iconici e di riletture, di innovazioni consolidate e di innovazioni ancora da scrivere, spalancate al futuro. Perché l’arte della tavola ce l’ha, un futuro.

Ognuno dei marchi di Manifatture in scena è stato e magari ancora è leggenda, ossessione, collezione di sogno. Sono marchi che spesso aggiungono al nome la data di fondazione. Sono storia concentrata in un oggetto. Non sono stati scelti e accostati a caso. Eccoli:
Meissen 1710, la più antica e rinomata manifattura tedesca di porcellana. Celebre il suo decoro cipolla blu, celebri le figurine delle scimmiette musiciste. Fantastiche le riletture dei più straordinari pezzi. Qualcuno ricorda il film E quanti sanno che la futura Regina Elisabetta ricevette un servizio Meissen tra i regali di nozze?

Riedel azienda austriaca con tre secoli di storia, inventrice dei bicchieri di cristallo diversi per ogni diverso vitigno. Forti del fatto che le qualità sensoriali di un vino sono influenzate dalla forma del calice usato per servirlo.
Moser 1857, le cui origini risalgono all’Impero Asburgico, nota in tutto il mondo per la lavorazione manuale del cristallo di Boemia. Lalique 1888, manifattura francese rinomata per le sue preziose collezioni di oggetti d’arredamento in cristallo. Venini 1921, prestigiosa vetreria di Murano i cui artisti e maestri vetrai danno vita a opere uniche nel campo del design. Un caso icona? Il fazzoletto. Altre icone? La lavorazione opalina. I vasi monofiore.
Haviland & C. Parlon 1842, brand di porcellana francese di Limoges. Royal Copenhagen 1775, brand danese fondato con il nome di Regia Fabbrica di Porcellana. Tutti, tutti conosciamo i piatti con il decoro blu e le statuine della bambina. Questa figurina, più famosa ancora della sua omonima di Frozen, si chiama proprio Elsa.

Rogaska, una delle più antiche e prestigiose manifatture di cristallo europee, situata nell’omonima località termale di Rogaska Slatina. Cesa 1882, storica fabbrica di argenteria italiana che ha realizzato il servizio di posate “Quirinale”, utilizzato ancora oggi per i pranzi di Stato datii dal Presidente della Repubblica Italiana.
Greggio 1948, argenteria protagonista delle più raffinate tavole italiane. Ricci Argentieri 1927, argenteria italiana leader nel settore della posateria e degli articoli da regalo.
Il gioco di Manifatture in scena è stato creare in ogni teatro una serie di postazioni, come in attesa di ospiti intorno a una tavola imbandita. Postazioni con un senso di lettura a volte cronologico, altre volte concettuale, creando giustapposizioni e contrapposizioni. Pannelli e video a completare la lettura dell’allestimento.

Ma uno dei godimenti maggiori di questo genere di allestimenti è perdersi nei dettagli: minime modellature, incisioni, trasparenze e opacità, tocchi di colore, varianti di décor, nuove palette cromatiche, ombre e riflessi, cesellature, impronte. Che sono esattamente pieghe della bellezza e del tempo.
Foto teatri: © Alberto Jona Falco - studioolimpic - Milan, Italy ! Courtesy Ulderico Lepreri
Foto dei dettagli: iPhone di Daniela
Daniela Ferrando
Quinto appuntamento il prossimo 11 febbraio, ore 21.00, sul palco del MOU (Milano, Via Pacinotti, 4), con la rassegna "Because The night- La notte delle cantautrici”, giunta alla quinta stagione.
L’ impegno da me profuso nella promozione del cantautorato femminile- spiega Marian Trapassi, ideatrice e direttrice della rassegna- è massimo; se dovessi fare un bilancio di questi cinque anni direi che “Because the night” mi ha regalato tante soddisfazioni. La risposta del pubblico è sempre stata positiva, mi dispiace unicamente non poter fare di più per ampliare gli spazi di visibilità offerti alla scena cantautorale femminile, in questo caso, indipendente. Penso che la musica delle donne, e la musica in generale, debba essere il più possibile veicolata; è chiaro che, per la creazione di vetrine interessanti e funzionali, c’è bisogno di sovvenzioni economiche.
Siciliana d’origine e cittadina del mondo per scelta, come si legge nel suo sito ufficiale, Marian Trapassi si è ritagliata uno spazio di tutto rispetto nel panorama della musica italiana. Attualmente Marian sta lavorando al suo sesto album; l’ultimo lavoro in studio che ha pubblicato è “Bianco“, con la produzione artistica di Paolo Iafelice per Adesiva Discografica/SELF.
Sul palco del Mou, per il quinto appuntamento della rassegna, le cantautrici Pellegatta e Candeo.
Pellegatta (Manuela Pellegatta), lombarda di nascita ma modenese di adozione, è una cantautrice e polistrumentista dagli esordi pop/folk e dalla successiva evoluzione elettronico/sperimentale, con l’ausilio di Loop Station e synth.
La musica elettronica é un mondo che ho sempre voluto esplorare- ci racconta Pellegatta- “Ableton live” mi ha dato la possibilità di creare la mia nuova realtà artistica costruendo i suoni dei brani, sperimentando i ritmi e rielaborando gli effetti. Ma dietro a tutto questo lavoro ci sono un testo scritto su carta, una chitarra ed una armonica. Nei live set mi piace presentarmi in acustica o con tutti i miei "Ciappini" elettronici . L'11 febbraio mi vedrete voce chitarra e loop station.
Sul palco milanese proporrà un excursus del suo repertorio, dall’album di esordio “Tre minuti di sbagli” (Adesiva Discografica)-prodotto da Paolo Iafelice (già al lavoro con Fabrizio De André, Ligabue, Fiorella Mannoia)- passando per i singoli successivi (Sono qui, Sono come suono, Lasciami tu, Linate) fino ad incursioni nel nuovo lavoro in studio, un concept di prossima pubblicazione, dalle tematiche ambientali e sociali.
Sono molto fortunata perché sto collaborando con due artiste molto brave: Sara Velardo, cantautrice e chitarrista che- per il nuovo disco- ha registrato le chitarre elettriche e Francesca Sabatino- in arte Laf, anche lei cantautrice- che ha registrato i cori del nuovo progetto. Ovviamente la collaborazione più importante é quella con Paolo Iafelice di Adesiva Discografica, con cui sto concludendo il nuovo album.
Nel 2018 Pellegatta è tra i semifinalisti di Area Sanremo Giovani e in finale al Festival Premio Via Emilia “La strada dei cantautori” con il brano “Sulla spiaggia di Rimini”.
Sono tornata a casa, dal Premio Via Emilia, con molti CD di altri artisti da ascoltare e ho avuto modo di conoscere Beppe Vessicchio, che era ospite. Dopo la serata si é complimentato con tutti gli artisti e si é incuriosito sul mio strano modo di suonare la chitarra,“mancina con la chitarra al contrario”.
Nel febbraio del 2020 presenta l'inedito “Compro e butto” all'Attico Monina- il format organizzato dal giornalista in contemporanea con il Festival di Sanremo- e, successivamente, al Teatro Storchi di Modena, aprendo il concerto a Francesco Baccini. I nuovi brani inediti arrivano in semifinale al Premio Pierangelo Bertoli ed in finale al Premio Autori Emergenti 2020.
Durante l’esperienza all’ Attico Monina- spiega Pellegatta-ho avuto modo di conoscere molte cantautrici e condividere con loro quei giorni del festival. Era il febbraio 2020, lo ricordiamo tutti quel momento prima della chiusura...Quell'incontro ci ha unite, ha rafforzato la nostra voglia di creare. A distanza, siamo riuscite a far partire dei progetti musicali tra cui Unisona Collettiva ed Unica, collettivi che hanno dato vita a molte collaborazioni tra cantautrici italiane. 
Candeo (Paola Candeo), cantautrice milanese cha ama flirtare con sonorità elettropop, presenterà il recentissimo “In equilibrio”, appena uscito per la Caprioni Edizioni sotto licenza esclusiva di Egea, e alcuni brani del precedente “Candeo”, pubblicato nel 2022 su etichetta Visory Records.
Sul palco con Candeo (voce) Andrea Santoro alla chitarra elettrica, Emiliano Cava alla batteria elettronica e Riccardo Caprotti (tastiera e sequenze).
Candeo è finalista al Premio Bertoli (2022), al Premio Bianca D’Aponte (2022), semifinalista de L’Artista che non c’era (2022) e di Voci per la Libertà (2023), finalista di Botteghe d’Autore (2023).
"In equilibrio”- racconta Candeo- è un ep che ha preso forma lentamente come un puzzle in un tempo che mi è sembrato lunghissimo e sono davvero felicissima del risultato finale. Prodotto insieme a Riccardo Caprotti e con la mano di Andrea Santoro alle chitarre, ogni traccia racconta un pezzo diverso di me, di quella che è ed è stata la mia vita.
Mi ha permesso di girare tanto, ho avuto l’opportunità di presentare queste canzoni in anteprima su palchi e teatri bellissimi come quello del Premio Pierangelo Bertoli, del Premio Bianca D’Aponte, di Botteghe D’Autore e Voci per la libertà.
Diplomata al CPM in canto moderno, dove insegna dal 2016 (sempre dal 2016 è docente presso l’Istituto musicale Giulio Rusconi di Rho), nel 2017 Candeo apre il Bureau Studios, studio di produzione e registrazione, con Riccardo Caprotti.
È sempre stato un nostro sogno- ci racconta Candeo- aprire un posto che potesse dare vita e spazio a tutte le idee che avevamo in testa potendolo fare a qualsiasi ora in totale libertà.
È la nostra casa musicale, dove hanno preso vita tutte le mie canzoni dalla carta ad ableton. Io insegno lì anche canto moderno, mentre Riccardo lavora per concretizzare i progetti di persone che hanno la nostra stessa urgenza di scrivere.
Fare musica non è un mestiere facile o sicuro, e chi non lo fa spesso pensa che sia un bel passatempo. Probabilmente la vera criticità è forse questa, troppo facilmente non viene capito quanto lavoro ci sia dietro.
Corista per Susanna Parigi, Diego Maggi, Franco Mussida, Miele, Tano e l’Ora d’Aria, Dillon, Candeo ha lavorato anche per grandi marchi come Chanel, Prada e Expo.
Porta avanti, come tastierista e cantante, il progetto “Musica leggerissima” con Matteo Canali (chitarra), Manuel Puelli (voce), Linda Pinelli (basso) e Matteo Andrigo (batteria e percussioni). Nel 2023 inizia la sua collaborazione live con Giuliano Dottori, come tastierista e corista.
Di artisti con i quali mi piacerebbe collaborare- ci confessa- ce ne sarebbero a decine, ma penso che nella top 5 ci sarebbe sicuramente Samuele Bersani!

In conclusione, abbiamo chiesto a Marian Trapassi, a Pellegatta e a Candeo di definire in tre aggettivi la loro musica e di raccontarci cosa pensano del Festival di Sanremo, la cui data di inizio si avvicina inesorabile.
Sottile, colorata e istintiva è , nella sua definizione, la musica di Pellegatta. Agitata, malinconica, vera la produzione di Candeo.
Personale, emotiva e cantautorale si autodefinisce Marian Trapassi.
A proposito del vicinissimo Sanremo, Pellegatta è entusiasta: “E' sempre un piacere ascoltare i nuovi talenti e riconoscere, tra i concorrenti, quegli artisti che hai ascoltato dal vivo in qualche locale milanese e che ora vedi sul palco dell’Ariston.
Ovviamente guarderò Sanremo- racconta Candeo-
e durante la settimana del festival presenterò lì il mio ep, quindi non vedo l’ora!
Non penso che una rassegna sola possa rappresentare fedelmente tutta la musica bella che in Italia viene fatta e che lì non può trovare fisiologicamente spazio, ma sicuramente ogni anno mi innamoro di diverse canzoni; lo guardo per quelle.
Più cauta, invece, Marian Trapassi: Sanremo non è rappresentativo della realtà musicale italiana, su quel palco c’è la superficie dell’industria musicale, il mainstream. A fronte di un numero esiguo di artisti che calcano quel palco ce ne sono altrettanti, spesso di uguale o maggior talento. Ma recriminare non serve, c’è sempre chi ce la fa e chi no; è una storia antica come il mondo.
di Cinzia Giordanelli
di Cinzia Giordanelli
Domenica 18 febbraio, ore 21.00, appuntamento da non perdere all’ AlexanderPlatz (Via Ostia 9, Roma), il più prestigioso e antico Jazz Club d’Italia, con il concerto di Cappuccio Collective Smooth feat. Eric Daniel al sax.
L’evento è presentato da Pentoniero Production.
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