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Sabato 8 giugno, dalle 23 fino alle 5, il Toilet Club riparte con l'appuntamento estivo, iniziando dalla serata Il Battito, termine coniato all'interno della comunità gay, per definire scherzosamente i luoghi battuti da persone in cerca di compagnia e divertimento…
Questo luogo d'incontro e di scambio quest'anno è ancora al Chiringuito Forlanini, all'interno del parco, un luogo magico, con il dancefloor più caldo dell'estate, un luogo da esplorare, animato da tanta musica e da tanti ospiti, con colori e luci, oltre alla luna e alle stelle, ed in caso di pioggia ci sarà anche la copertura. Alla consolle saranno presenti Erik Deep & LoZelmo, con Noblesse Oblige, guest star da Berlino.
Noblesse Oblige si è formato grazie ad un incontro casuale durante un ballo in maschera a Londra. Il duo composto dalla performer francese Valerie Renay e dal produttore tedesco Sebastian Lee Philipp ha passato gli ultimi anni in tournée nel circuito dei club europei. Per l'ultimo lavoro hanno deciso di isolarsi nel rifugio/studio di Chris Corner, una fabbrica convertita in abitazione alla periferia di Berlino, dove hanno collaborato per la prima volta con i mixing engineers David Wrench e e Harold Blüchel. Il disco sfida apertamente l'isolamento nel quale è stato concepito e punta diritto al dancefloor e all'anima. "Affair of the Heart" richiama l'energia emotiva di band iconiche degli anni '80 come Eurythmics, Tears for Fears e Depeche Mode, riuscendo allo stesso tempo a raggiungere i fan di formazioni di successo più contemporanee come Hurts, The Knife e IAMX.
Ci sarà anche un bar che servirà ottimi drink e per chi ha fame anche buonissimi panini, piadine e pizza. E il tutto free entry, senza obbligo di consumazione. Oltre a questo è aperto anche per chi non ha la tessera acri.
Free Entry
Sabato 8 giugno Dalle 23 alle 5
Toilet Club Chiringuito Forlanini All'interno del parco forlanini accesso e parcheggio da via Salesina Milano
Info: www.facebook.com/events/617515058260587/ http://www.circolotoilet.it/ilbattuagedeltoilet/
Ad animare l'evento Chapeau!, serata organizzata da Modalità Demodé e Rosaspinto presso lo Spazio Giulio Romano, interverranno numerosi ospiti dalle diverse inclinazioni artistiche e autori di performance differenti.
Tra questi spiccano per dinamismo e spettacolarità gli Artisti dell'errore, un gruppo di giovani che, attraverso l'arte della giocoleria e della clownerie, amano intrattenere e divertire i pubblici più svariati.
Diverse sono le attività in cui questo gruppo si sbizzarrisce, dagli spettacoli con il fuoco ai numeri più classici con clave e palline, sino a performance sui trampoli e giocoleria led.
Proviamo a conoscerli meglio e farci spiegare da loro cosa significa essere un artista dell'errore!
La prima cosa che balza all'occhio quando si parla di voi è l'ironia del vostro nome, come lo avete scelto?
La scelta di chiamarsi gli Artisti dell'Errore nasce da un'affermazione di Nietzsche, il quale sostiene che lo Stato considera l'arte come una sorta di Errore e che quindi non è da considerarsi tale.
Il nostro "errore", in quanto artisti, è appunto questo. Anche se, in fondo, non tutto ciò che viene considerato un errore nella vita lo è veramente.
Tra le vostre esibizioni spicca l'alternarsi di attività più classiche ad altre più innovative, in proposito vi domando: com'è nata l'idea di abbinare la tecnologia led con un'arte di lunga tradizione come la giocoleria?
Nell'era del più ampio sviluppo della tecnologia anche le lunghe tradizioni subiscono una contaminazione prima o poi.
Giocare con uno strumento vuol dire anche creare giochi di forme e colori, quindi perché non sfruttare la tecnologia led? Si possono ottenere fantastici risultati, soprattutto in ambienti al chiuso con luci soffuse, come discoteche o locali, sono molto scenografici.
Vi siete ispirati ad un artista particolare nella realizzazione delle vostre performance?
Si può dire che ci ispiriamo un po' a tutti e a nessuno e che i video di youtube sono stati i nostri primi maestri, poi giocando e partecipando alle varie convention si apprendono svariate tecniche e diversi stili: il nostro è un mix di tutte queste esperienze.
In quali contesti preferite esibirvi?
Sicuramente in ambienti con belle persone, un pubblico partecipe e affascinato è sempre uno sprone in più! I luoghi migliori per le nostre esibizioni sono quelli all'aperto (magari in una bella piazza medievale), ma anche fare animazione nei locali ha un suo fascino.
Le vostre esibizioni vogliono lanciare un appello/messaggio in chi vi guarda?
Sì: giocate! Non bisogna mai perdere il contatto con la realtà del gioco, ridere e divertirsi fa molto bene e lo si può fare ad ogni età!
In un futuro, quali traguardi vorreste raggiungere? Dove vi piacerebbe vedervi?
Non lo sappiamo, magari in giro per il mondo a portare il nostro spettacolo in tour per diverse città, o avere una scuola itinerante per le nazioni. Ma poi la vita sorprende sempre..chissà cosa ci aspetta!
Se volete assistere ad una fantastica esibizione degli Artisti dell'Errore, non mancate questa sera all'evento Chapeau! e lasciatevi catturare dalle mille vorticose magie di luce e colore che vi faranno incantare e divertire.
Non lasciamoci trarre in inganno dal nome: certo, è indubbio che per realizzare quanto proposto da Rob de Matt sia indispensabile quella vena di follia che soggiace a tutte le idee brillanti, ma è soprattutto la grande carica creativa a caratterizzare un risultato unico nel suo genere, il primo sistema di scrittura logografico.
Rob de Matt, nato dal connubio di menti fuori dal comune come Andrea, Antonio e Stefano, si basa sulla passione condivisa dei tre per il design e la grafica e sulla convinzione di poter realizzare qualcosa di realmente innovativo.
La volontà è quella di dare vita ad un progetto che non sia semplicemente originale, ma risponda ad esigenze di semplicità ed immediatezza pur mantenendo il proprio estro.
I primi esperimenti di sovrapposizione delle usuali lettere portano alla nascita del logo, risultato della combinazione dei grafemi che compongono ROB. Da qui l'impulso a ricombinare e plasmare attraverso nuove sperimentazioni non ammette limiti, sino alla creazione di un vero e proprio alfabeto alternativo, Font de Matt, il primo sistema di scrittura composto dal 626 logogrammi i quali, combinati tra loro, consentono di poter riprodurre per iscritto un vastissimo numero di parole.
La versatilità di questo nuovo tipo di scrittura è evidente sia nell'adattabilità dei segni nel riprodurre frasi in diverse lingue, quanto nella capacità dei logogrammi combinati in singole parole di porsi in come vigorosi veicoli di significati, attraverso un'estetica unica nel suo genere.
Per poter ammirare dal vivo il lavoro di Rob de Matt non mancate assolutamente all'appuntamento di stasera all'evento Chapeau!, organizzato da Modalità Demodé e Rosaspinto presso lo Spazio Giulio Romano, in occasione del quale i ragazzi si sono divertiti a creare una serie di poster ad hoc che rimarranno esposti nel corso della serata.
Per i più curiosi e per chi non potrà presenziare, rimando al seguente link dove potrete scoprire e apprezzare le creazioni basate su Font de Matt.
http://robdematt.wordpress.com/
Più che uno studio di Design, quello di Amoenus, è uno studio di pace e riflessione. Come a loro piace ricordare, il nome stesso del progetto deriva dal Locus Amoenus che in età classica indicava un luogo perfetto per il ritiro interiore e l'astrazione dell'io più profondo.
In un certo senso, il procedimento che porta alle creazioni del team formato da Daniele Fumagalli e Marco Condello, è proprio un percorso di pensiero astratto che va a interessare i problemi dell'uomo, dai più piccoli ai più grandi. La destrutturazione delle forme e del pensiero per un ragionamento più lucido e funzionale, in un'ottica di design classico associato ai nuovi movimenti artistici mondiali.
Lo studio Amoenus ci presenta una collezione di oggetti di design dallo stile nettamente minimalista, che, però, sembrano scomporre la realtà stessa per rimaterializzarla in nuove forme sempre originali e quasi aliene. Volendo si potrebbe, concettualmente, associare al loro lavoro il pensiero dada, piuttosto che cubista o futurista, ma il punto di arrivo, sembra sempre esser piantato ben saldamente a un ideale neoilluministico di rivoluzione sociale.
Tra i progetti, infatti, possiamo trovare esempi come la lampada Binary, che unisce più punti luce funzionali a un'illuminazione ponderata dell'ambiene, annullando il concetto di corpo luminoso centrale. Sempre in sintonia con questa filosofia la Sumya, un altra lampada a sospensione che con i suoi giochi di luce, a led questa volta con un accostamento di luci calde e fredde, stravolge l'idea di illuminazione formale.
Nerospinto continua a supportare i giovani artisti e designer e, questa volta, lo studio Amoenus sarà nostro ospite per l'esclusivo evento di sabato 1 giugno allo spazio in via Giulio Romano 8: Chapeau, organizzato da Modalità Demodè in collaborazione con Rosaspinto. Durante la serata sarà in esposizione la Sumya di cui abbiamo accennato prima, ma consigliamo calorosamente di dare un'occhiata al sito ufficiale per gustare al meglio i pezzi di design dei due giovani Monzesi.
La leggenda narra che Cassandra , figlia di Ecuba e di Priamo, fosse invisa al popolo in quanto in possesso del dono della preveggenza.
Rea di aver rifiutato le avances di Apollo, la giovane fu condannata ad un destino crudele, ossia poter prevedere il futuro e non essere creduta.
Babilonia sta invece per multiculturalità, mescolanza di lingue e popoli.
Un nome bello e complesso, quello di Cassandra Babylon, performance di teatro-danza nata dalla creatività di Pier Giovanni Bellotto e Cristina Triggiani, un progetto concepito dapprima come studio esplorativo ed espressivo delle emozioni umane (rabbia, gioia, paura..) e poi tramutatosi in una vera e propria arte performativa.
Parlare delle emozioni, emozionando: questo è il concept alla base delle storie raccontate dal duo, frammenti di vita in cui gesti si fanno personaggi e i segni caratteri.
Appuntamento dunque a sabato 1 giugno, presso lo Spazio Giulio Romano 8, per vivere un percorso esplorativo ed emozionale unico del suo genere, che andrà ad impreziosire l’evento Chapeau, organizzato da Modalità Demodè in collaborazione con Rosaspinto Arte & Comunicazione.
Spesso ci si chiede, quando si ascolta un gruppo che ci conquista, chissà qual è stato quel momento in cui, questi due, tre, quattro talenti, hanno sintonizzato i loro cervelli sulla stessa onda ed hanno deciso di creare, diventare una cosa sola, almeno artisticamente parlando. Insomma, dai, quando quattro tizi di nome Robert, Jimmy, John Paul e John sono diventati i Led Zeppelin, qualcosa sarà pur successo. Un lampo, uno squarcio nel cielo, un terremoto su un’isola sperduta nell’Atlantico… Chiamatelo destino, fato, semplice coincidenza, ma quando si forma un gruppo musicale, e non parlo necessariamente di band che abbiano fatto la storia, è sempre un bel momento, significa che ancora qualcuno pensa di poter vivere delle proprie passioni. Non so perché sinceramente mi siano venute in mente queste riflessioni pseudo metafisiche ,che avrei potuto risparmiarvi, ma nel leggere la biografia degli Amanda Mabet mi sono proprio domandata: com’è, che dopo dieci anni di collaborazione artistica, si arriva al punto di voler creare qualcosa insieme? Sono gli stimoli che vengono dall’esterno a dare l’input, o sono forse maturazioni tutte interne all’animo degli artisti? Immagino che le risposte possano essere molteplici, ma vi propongo quella di Lorenzo “Lotus” Catinella, autore, musicista e leader degli Amanda Mabet. Succede che quando passi 10 anni a risollevare e rinfrescare il linguaggio musicale di chi ha relativa passione e poca identità ti stanchi di fare il “chirurgo plastico della mancanza di prospettiva” e ti viene una gran voglia di dire la tua. Aiutano anche stima reciproca tra “compagni di viaggio”e l’incapacità cronica di raccontare qualunque cosa, se non attraverso una suggestione sonora.
Dunque dopo aver lavorato al vostro progetto ed aver generato la vostra creatura artistica sotto forma di canzone, avete sentito il bisogno di qualcosa che facesse da collante, e così siete partiti alla ricerca di una voce. Com’è stato girare per le scuole di canto alla ricerca della “voce perfetta”? Avevate già un’idea ben precisa in mente o aspettavate che qualcuno vi colpisse particolarmente?
Realizzare una ricerca nelle scuole?! Faticoso! Ma anche molto interessante. Non cercavamo una voce, ma un suono, qualcuno capace al di là delle sue capacità, didatticamente “fatto e finito”, ma anche inconsapevole; eravamo sicuri che nulla sarebbe stato sicuro. Più di ottanta voci femminili, tutte molto valide. Volevamo un animo sensibile,con una elegante dose di femminilità, ma soprattutto una voce con una vasta gamma di colori, perché il disco è molto eterogeneo.
Poi arriva Maria Grazia Sindoni..avete capito subito che era ciò di cui avevate bisogno, o è stata una decisione difficile? Immagino che sottoporre un proprio progetto, sui cui si è spesi tempo ed energie, ad un orecchio estraneo, nella speranza che si trovi in sintonia, sia un’esperienza emotivamente importante..
Qui per dovere di verità devo citare Roberta Carrieri, cantautrice di matrice Pugliese data in prestito dal destino alla grigia, ma proficua Milano. E’ stata infatti lei, durante una bella collaborazione, che scorrendo i provini registrati nelle scuole, si è lungamente soffermata sulla voce di Mag (Maria Grazia), confermando un’impressione generale, cioè che lei avesse una voce timbricamente molto interessante. Per rispondere alla seconda parte della domanda…Sì!! E’ stato un momento molto gratificante!! Mag ha subito “adorato” la mia scrittura, dimostrando capacità e umiltà nel mettersi a disposizione del progetto; ha cantato le “voci guida” con molta attenzione ai miei suggerimenti.
Domanda banale, ma insomma, necessaria. Il nome? Richiama in voi un significato particolare, o semplicemente, come spesso capita ed è assolutamente lecito, vi suonava bene?
Il progetto “ Amanda Mabet” uscirà in inglese per l’estero e in italiano per “noi”. Cercavamo un nome con una sua rotondità, mediterraneo, ma anche internazionale. Consapevoli che in Italia di questi tempi lavorano solo i Talent, San Remo e poche altre “robe”, ci siamo attrezzati per tentare di arrivare il più lontano possibile…sognare ancora non è tassato!! “Amanda Mabet” ci sembrava misterioso e liquido… è il nostro nome!!
Quello che nasceva un tempo come laboratorio creativo è oggi un progetto artistico a tutti gli effetti, tant’è che siete in fase di incisione del primo album. Come procedono i lavori? Possiamo già chiedervi che sapore avrà questo album, che atmosfere avete voluto richiamare?
Procede molto bene, contiamo di terminarlo per la fine dell’estate, ci piacerebbe presentarlo entro la metà di ottobre. Accidenti! Un sapore?! Miele e Barolo..?! Ma anche Latte…e pasta fatta in casa..?! Scherzi a parte, è un disco con una vena post-rock che lo attraversa in modo sanguigno, un suono abbastanza duro, ma capace di inaspettate atmosfere rassicuranti. È un disco con delle ricercate contraddizioni sonore al suo interno, con molta energia e una sana dose di elettronica…e poi ha un “tiro” pazzesco..come piace a noi!!
In attesa di assaporare il vostro primo album, sarà possibile venire a sentire una vostra performance live all’evento Chapeau! del 1 giugno, organizzato da Modalità Demodé e Rosaspinto. Cosa si possono aspettare gli avventori dalla vostra performance?
Abbiamo selezionato una mezz’ora di show che riesca a dare il senso del progetto. Affronteremo questa anteprima con molta felicità. Lo scopo di un musicista è condividere e godersi tutte le reazioni di chi ascolta. Chi suona, spesso ha il privilegio di avere una poltrona in prima fila sulle emozioni del pubblico, ed è un film del quale non ci si stanca davvero mai!!!
Il primo Ottobre 2012 viene lanciato sul mercato “Squillo”, gioco di carte dedicato allo sfruttamento della prostituzione.
All’epoca, la redazione di Nerospinto guardò subito molto interessata al prodotto chiedendosi: “Chi può essere il folle ad aver inventato un gioco così politicamente scorretto e, quindi, così sublime?”.
Chi se non il Casto Divo? Immanuel Casto, musicista e cantante di successo, autodefinitosi “principe del Porn Groove”, autore di canzoni sature di denuncia sociale concernente argomenti inerenti al sesso, quali “Escort 25”, “Che bella la cappella”, “Sniffate Rettali”.
Strutturato come un classico GDR di carte, in squillo troverete carte prostituta, con il nome della prostituta, la specialità della ragazza, la sua parcella, e il ricavato nel caso si decidesse di venderne gli organi. Ad affiancare le carte base, troverete le carte di potenziamento, quali lo spanking, la mastoplastica o “l’ingoio finito in tragedia”.
Al gioco di base, la “Pappa Edition” nello spot ufficiale, vengono annunciate subito due espansioni: “Bordello d’oriente” e “Markettari sprovveduti.”
Essendo l’Italia lo stato della Chiesa, ovviamente, il gioco è incappato in non pochi problemi “etico-morali”.
Assodato che la morale è solo un’invenzione del prelato per costringere il popolo a pagare l’8x1000 e, ovviamente, per salvarli dalle spire infernali, entriamo più nello specifico.
Ad appena dieci giorni dal lancio sul mercato del gioco, la ormai ex-senatrice Emanuela Baio Dossi (Terzo Polo-APL-FLI), richiede in senato l’immediato ritiro del gioco dal mercato. Motivo: “Incitamento alla mercificazione del corpo femminile”.
Ad una qualsiasi persona fornita di un’intelligenza media, penso fosse ben chiaro l’intento dell’ideatore: denuncia sociale tramite l’ironia.
Evidentemente la sopracitata senatrice non è fornita della sopracitata intelligenza media.
Accertato questo, un acquirente del gioco ha così risposto alla senatrice:
“Ma rea di indurre allo sfruttamento della prostituzione? Di incitare alla violenza sulle donne?
Stiamo parlando di un gioco Signora. Di finzione.
Se così fosse come dovremmo giudicare il famoso gioco da tavolo Risiko? Un gioco che incita alla guerra?
Mi vuole dire che per lei un gioco sulla guerra è più accettabile di una satira sulle escort?
Vogliamo mettere alla gogna anche Cluedo? In cui il giocatore interpreta un assassino. O magari Monopoli, che incita al capitalismo selvaggio e al tentare di ridurre in bancarotta, anche passando per lo strozzinaggio, gli avversari?”
Dopo non ben chiare vicissitudini, nel marzo 2013, fortunatamente il gioco viene rilanciato sul mercato in una DELUXE edition.
Orsù dunque, la redazione consiglia vivamente “Squillo Game”, ben consapevole che si tratti di una satira dello sfruttamento della prostituzione in Italia, la quale, cieca di fronte agli effettivi problemi di questo mondo, mostra ancora reticenza, tanto per usare un eufemismo, nei confronti della legalizzazione dei bordelli svizzeri e olandesi. (Nonostante il borghese medio milanese si scapicolli in svizzera costantemente per soddisfare le proprie voglie.)
Lascio i link al sito del gioco, accompagnato dall’ultimo irrispettoso video del Divo.
ANA MENDIETA, esule cubana, compie gli studi artistici presso l'Iowa State Univeristy negli Stati Uniti dove viene a contatto con il movimento delle donne e abbraccia gli ideali del femminismo. Mendieta fa una propria sintesi della Body Art e della Land Art sovvertendo i gesti monumentali dei land-artisti attraverso l'inserimento nel paesaggio del corpo umano. In quegli anni inizia a realizzare performance rituali, fotografie e sculture, in cui immerge il suo corpo nella natura, partendo da un legame spirituale e fisico con la Terra.
In mostra i suoi primi lavori fotografici degli anni 70 dove si confronta con la discriminazione, la violenza carnale e la morte. Dopo aver letto dello stupro e dell'assassino di una studentessa nel suo stesso campus universitario, Mendieta reagisce mettendo in scena il brutale episodio usando il proprio corpo: "Sto lavorando con il mio sangue e il mio corpo", afferma l'artista. Nascono così i famosi lavori Untitled (Rape Performance), 1973 e Sweating Blood, 1973.
L'artista prende a prestito simboli e aspetti di pratiche rituali di antiche culture indigene delle Americhe, Africa ed Europa e vi incorpora elementi della natura e di riti sacrificali "primitivi" associati alla "santeria cubana". Nella serie di opere "Siluetas", forme che evocano il suo corpo, usa sangue, acqua, terra e fuoco. Le sagome vengono bruciate nel legno, modellate con tumuli di terra, erba, polvere da sparo o fiori; galleggiano sulla corrente, eruttano come vulcani o si mimetizzano con il paesaggio, come si percepisce dai video in mostra. Mendieta ha saputo esprimere con l'arte «l'immediatezza della vita e l'eternità della natura».
MARTHA ROSLER, presenta fotografie inedite in Europa, a colori e in bianco e nero, inclusi dei dittici. Nel 1981, Martha Rosler e un gruppo di altre artiste ed intellettuali, parteciparono a un viaggio culturale organizzato da Ana Mendieta e Lucy Lippard. Attraversando l'isola, Rosler fotografò persone, negozi, edifici e i manifesti e cartelloni, che costellavano le strade e gli spazi pubblici. Così l'artista ha ricordato quel periodo:
"Il mese di gennaio del 1981 segnò la fine degli anni Settanta, non solo per ovvie ragioni, ma segnò anche il momento successivo all'elezione di Reagan e ai discorsi riguardanti il disgelo, i diritti umani e l'uguaglianza, e precedente all'insediamento del presidente, alla carica di neoliberalismo, anti-terrorismo e avventurismo militarista, e all'affermarsi della retorica economica dell'offerta con effetto a cascata, mascherando l'enorme ridistribuzione della ricchezza verso l'alto.
Il fenomeno migratorio da Cuba verso la Florida, noto come The Mariel "boatlift", era terminato in ottobre, appena in tempo per l'elezione di Reagan nel mese di novembre. Ma ciò che hanno significato gli anni Ottanta, per noi e per i cubani che incontravamo, non si era ancora concretizzato, e rimaneva relegato nei nostri incubi e nelle nostre paure."
Le immagini rappresentano un'esperienza visiva degli spazi comuni della società, luoghi dove il mondo esteriore ed interiore si incontrano: caffé, scuole, saloni di bellezza, teatri, chiese. Poiché Cuba, all'epoca era quasi inavvicinabile per i cittadini americani - e lo è tuttora - queste fotografie si inseriscono in una nebulosa di congetture ampiamente contrastanti sulla cultura cubana e sul ruolo del comunismo cubano.
Martha Rosler è nata a Brooklyn, New York, dove vive e lavora. Diversi musei europei e americani le hanno dedicato importanti retrospettive, come quelle al New Museum di New York e all'International Center of Photography, tra il 1998 e il 2000, e alla GAM di Torino nel 2010. I suoi fotomontaggi sono stati esposti al Worcester Art Museum in Massachusetts nel 2007.
I suoi scritti sono stati pubblicati su riviste e cataloghi, e i suoi 17 libri, con fotografie, testi e narrazioni, tradotti in molte lingue. Decoys and Disruptions: Selected Writings, 1975-2001, un libro di saggi della Rosler, è stato pubblicato dlla MIT Press nel 2004 (e ristampato nel 2008). Altri progetti includono le itineranti Martha Rosler Library, comprendente 8.000 volumi della sua collezione, e If You Lived Here Still, entrambi realizzate in collaborazioni con e-flux. Recentemente, il Museum of Modern Art di New York` ha ospitato la sua mostra e performance Meta- Monumental Garage Sale (2012).
Chiusura mostra 4 agosto 2013.
Galleria Raffaella Cortese via A.Stradella, 7, Milano Orari: da martedì a venerdì 10-13 - 15-19.30; sabato 15-19.30 e su appuntamento. Ingreso libero
Fino al 6 luglio, alla galleria De Magistris (zona Magenta), un'ampia selezione di scatti conturbanti ripropone diversi scorci sui temi di eros e sessualità.
Hot, una mostra provocatoria che espone, senza filtri né censure, letture differenti di un unico tema; una collettiva che indaga, con stili e linguaggi espressivi diversi, la resa visiva del sesso e la corporeità nell'arte, suggerendone plurime interpretazioni.
A dare il proprio contributo autori come Jean Cocteau, Mario Schifano, Thoni Thorimbert, Nobuyoshi Araki e Alva Bernardine, coordinati da Luca Beatrice (che firma la curatela dell'esposizione) il quale, in seguito alle recente pubblicazione di Sex. Erotismi nell'arte da Courbet a Youporn, torna a stupire e provocare.
Informazioni su orari e costi
Da martedì a sabato: dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.30
Ingresso libero
Hot
De Magistris Arte
via S. Agnese, 16
Milano
Noi di Nerospinto ci concediamo un piccolo peccato...di gola ovviamente...
Il gelato sarà protagonista a Milano dal 31 maggio al 2 giugno 2013. Gelato Festival si fermerà nel capoluogo lombardo per valorizzare il meglio della tradizione gelatiera italiana e diffondere la cultura del gelato.
Nel capoluogo lombardo il roadshow, ideato dai creatori di Firenze Gelato Festival e che coinvolge i migliori gelatieri e le principali aziende del settore dall’Italia e dall’estero, celebrerà l’inizio della “fase moderna” del gelato. Era infatti il 1906 quando nei caffè milanesi si cominciarono a consumare le “parigine” (o “nuvole”), fatte di una porzione di gelato compressa tra due ostie di pasta wafer rotonde, quadrate o rettangolari, le prime antenate dei nostri coni gelato. La tradizione attribuisce la paternità delle “parigine” a Giovanni Torre, che di ritorno da Parigi (da cui il nome) inventò queste prime cialde. La leggerezza e la comodità di consumare gelato racchiuso tra due cialde diede così vita al commercio ambulante del dolce freddo che da Milano conquistò il mondo.
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