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Sono partenopei, amici e complici, protagonisti di una liaison artistica tra le più fortunate del cinema italiano degli ultimi anni. Stiamo parlando di Paolo Sorrentino e Toni Servillo, regista il primo e attore il secondo, lanciati con “La grande bellezza” in corsa verso l’Oscar, dopo la candidatura dell’Academy che li ha inclusi nella magica cinquina dei candidati nella categoria “Miglior film straniero”. Ma facciamo un passo indietro, un lungo passo di oltre dieci anni che ci riporta al 2001, quando il trentenne Sorrentino - impegnato già nella direzione di diversi corti - firma il suo primo lungometraggio, “L’uomo in più”. Protagonista doppio e capace di caratterizzare con il suo istrionico talento una sceneggiatura originale è già lui, Toni, la cui identità si confonde con quella dei suoi omonimi cinematografici. Antonio e Toni, uno e trino, uomo feticcio per il regista che lo vorrà ancora a consacrare il suo successivo film “Le conseguenze dell’amore”. Tutt’altra atmosfera, fredda e rarefatta, inquietante come i silenzi che un volto dalle mille sfumature riesce a modulare con maestria di teatral fattura. Il successo è già dietro l’angolo, i cinque David di Donatello conquistati dalla pellicola aprono la strada al vincente e profondo sodalizio rotto solo raramente - come succede per “L’amico di famiglia” - subito ricreato per conquistare il Festival di Cannes nel 2008 con “Il divo”, Premio Speciale della Giuria e fortissima interpretazione ideologica e figurativa del personaggio di Giulio Andreotti. Per Servillo è ovazione a furor di popolo, ma la recitazione è ancora una volta strumento a servizio di una prospettiva artistica intimamente legata all’universo Sorrentino, nel segno di un’alchimia professionale intensa e duratura. La bellissima parentesi americana di “This must be the place” vede uno straordinario Sean Penn rubare solo per poco il ruolo di primadonna a Servillo, cui Sorrentino dimostra dedizione assoluta ne “La grande bellezza”, costruendo la storia intorno al suo personaggio. Film corale, pieno di volti e di luoghi intessuti di visionarietà, movimento continuo intorno all’immobilità del Jep Gambardella incarnato da Servillo, vero fulcro narrativo e potente detonatore emotivo nel caos umano che si agita lento dentro una Roma multiforme, favolosa o ributtante come il film che la incornicia, come il regista che la racconta. Perché abbiamo a che fare con un cineasta molto amato ma anche molto criticato, per alcuni sopravvalutato, sicuramente artefice, insieme all’amico e ispiratore, della visibilità del cinema italiano nel mondo, e speriamo anche del prossimo Oscar conquistato dal nostro Paese.
La musica italiana ha un nuovo asso nella manica, apprezzato da pubblico e critica italiana ed europea: Corde Oblique.
Corde Oblique è il progetto solista di Riccardo Prencipe, arricchito dai contributi vocali di numerose cantanti e attrici.
La lista dei contributors è quanto mai ricca e prestigiosa, grazie alla presenza di vocalists come Floriana Cangiano, Claudia Florio e Catarina Raposo.
La produzione in studio del progetto Corde Oblique consta di 5 album tra cui, "Strade Ripetute" è l'ultimo in ordine di tempo (uscito su etichetta Audioglobe Dist).
Il nuovo lavoro discografico ha , da subito, suscitato interesse e approvazione da parte del pubblico internazionale, soprattutto tedesco e del Nord Europa, grazie al sapiente mix tra musica neoclassica, suggestioni dark e reminescenze new wave.
Corde Oblique sarà in tour all' estero a partire dalla prossima primavera, che toccherà l'Europa per poi sbarcare in Cina, per una 10 giorni davvero imperdibile; di seguito le date:
29-30 maggio: Berlino-LDM Festival
1-2 giugno: Valona (Albania)-Festa della Repubblica Italiana
27 luglio: Colonia (Amphi Festival)
20-29 novembre: China Tour
Social Links:
Sito ufficiale: www.cordeoblique.com
L’1 e 2 marzo 2014, il Teatro Officina propone al pubblico, in un unico appuntamento, IL NEOPLASTICO e LA MORTE DI IVAN IL’IČ, due testi che chiudono la rassegna di incontri dedicati al racconto della malattia e dell’assistenza al malato, inaugurata a gennaio con lo spettacolo Medicina Narrativa, seguito, a fine febbraio, da La Vita distratta, tratto dal romanzo “Si è fatto tutto il possibile” di Marco Venturino.
L’esplorazione stringe ora intorno al tema della morte come momento di svelamento dell’essenza di sé, delle cose e del mondo che ci circonda.
IL NEOPLASTICO Con Stefano Grignani
Breve monologo in cui un medico, intercettando lo sguardo di uno dei suoi pazienti in stato di fine vita, vi legge con esatta chiarezza ciò che resta spesso come un non-detto, quel grumo, non solo di sofferenza ma anche di sapienza, che la malattia mortale segretamente porta con sé.
LA MORTE DI IVAN IL’IČ
Tratto da “La morte di Ivan Il’ič”, di Lev Tolstoj Regia Massimo de Vita
Con Massimo de Vita, Stefano Grignani, Daniela Airoldi Bianchi, Lorenza Cervara e Luca Casaura.
“Dio, mio Dio, non cesserà mai questo dolore...La vita se ne sta andando e io non posso trattenerla. Dove sarò quando non ci sarò più? Possibile che sia la morte? Dove sei? Dov’è la solita paura? Ora la morte non c’è più, c’è la luce. La luce, che gioia! È finita la morte. Non c’è più”. Attraverso la malattia, Ivan Il'ič scopre la vanità del suo successo mondano, la frivolezza della sua famiglia, la pochezza dei medici, ed ecco che in fondo al tunnel di se stesso, improvvisamente, vede una luce.
TEATRO OFFICINA
Sabato 1 marzo 2014 – ore 21 Domenica 2 marzo 2014 – ore 16
Stagione 2013-2014
Il Neoplastico - monologo -
Con Stefano Grignani
La morte di Ivan Il’Ič
Tratto da “La morte di Ivan Il’ič”, di Lev Tolstoj
Regia di Massimo de Vita
Con Massimo de Vita, Stefano Grignani, Daniela Airoldi Bianchi, Lorenza Cervara e Luca Casaura
Durata 1 ora circa
Per info e informazioni Ufficio Stampa Teatro Officina: Valentina Taglieri
Informazioni e prenotazioni: TEATRO OFFICINA Via S. Erlembardo 2 - 20126 Milano MM1 Gorla | Bus 44, 86
Orari segreteria: lun-ven 9.30-17.30
Tel. 02.255320002.2553200 | cell. 349.1622028
349.1622028 | fax. 02.27000858
www.teatroofficina.it | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: Feriali ore 21.00 – Festivi ore 16.00
Ingresso con tessera associativa annuale: Socio ordinario €10
Prenotazione gratuita e obbligatoria sul sito www.teatroofficina.it
Sabato 8 febbraio 2014 a La Maison du Vintage si svolgerà una giornata dedicata allo Styling Retrò condotta da SteSy Lab, il primo studio di Personal e Fashion Styling comasco. Nel pomeriggio di sabato il negozio vintage ospiterà clienti e passanti per ricreare un look retrò con make up e styling attraverso accessori e abiti di un tempo, dagli anni 20 agli anni 80, con una mini sessione fotografica condotta dal fotografo e art director Simone Chinaglia. Un pomeriggio all'insegna della moda e dello stile per tutte le donne di Como e dintorni che vogliono giocare e divertirsi.
SteSy Lab attraverso le sue mani sapienti ci condurrà nel mondo del vintage, affiancata dai proprietari de La Maison du Vintage, piccolo negozio di pezzi vintage d'abbigliamento e arredo di Via Cairoli, nato quest'estate sulle rive del lago. Lo studio di Personal e Fashion Styling segue solitamente clienti private e brand rinomati sul territorio lombardo, e porta alle donne nella vita di tutti giorni i segreti di make up e moda appresi nei suoi lavori con La Perla, Timberland, Sephora e altre realtà tra Milano e Como.
Un team di professionisti che porterà alla luce un piccolo evento dedicato allo stile ed ad epoche che non torneranno più. Per chi vuole trasformarsi per un pomeriggio in Marilyn Monroe, La Maison di Vintage e Stesy Lab vi aspettano sabato 8 febbraio.
The colors of wedding, lo show di Moira Fraquelli e Beat Wust andato in scena a Lugano sposi il 26 gennaio è stato un successo di pubblico e un tripudio di colori e abiti. Moira Fraquelli affiancata da uno staff di professioniste del make up, ha portato in scena uno spettacolo di colore, arte e professionalità. Consigli per le spose future, su make up e capelli, e anche per gli abiti con le scelte dello stilista Adami, ma anche un'esibizione di cosa si svolge dietro le quinte, della preparazione della sposa e della modella, alla professionalità di un make up artist. Moira conduce gli spettatori nel suo mondo che trasforma e migliora le donne. E così la modella spogliata e struccata si ritrova in un vortice di pettini e pennelli per uscirne rinnovata direttamente on stage, mentre nel dietro le quinte lo staff scelto da Moira lavora alle altre ragazze, con abiti e trucchi stupendi per un immaginario giorno del si. Tra le altre make up artist ricordiamo lo studio Urban Style di Dalila Maggini e Stesy Lab di Silvia Stefanini. Maria Teresa Ruta presenta in maniera dolce e attenta lo show, intervallato da esibizioni di canto e ballo, accanto allo stesso Adami. Accanto a Moira Fraquelli si é esibito nell'hair style Carmelo Spina con il suo staff, tra fiori, gioielli e intarsi, hanno preso forma anche pettinature emozionanti. Lugano Sposicome ogni anni porta in scena le novità per la sposa, chissà chi sceglierà per il suo sogno qualcosa di messo in scena durante The Colors of Wedding
Il 21 e il 22 Marzo 2014 Careof DOCVA presenta Tales of the networked neighborhood: the Cinema of CAMP.
Si tratta della prima proiezione italiana dell’opera di CAMP, un collettivo di artisti residenti a Bombay. 5 film che permettono di sottolineare il loro lavoro audiovisivo in ambito cinematografico.
Nel 2007 Shaina Anand e Ashok Sukumaran hanno fondato CAMP.
Il loro recente lungometraggio From Gulf to Gulf to Gulf è stato proiettato inizialmente ogni sera per tre mesi di seguito in un cinema all’aperto di Sharjah, uno dei porti in cui erano state realizzate le riprese, come parte integrante del programma della Biennale di Sharjah. Al FID Marseille, dove il film ha avuto la sua premiere cinematografica, CAMP si è aggiudicato il secondo premio. Notevole il successivo percorso festivaliero, dalla Viennale a Doc Lisboa al London Film Festival. A un anno dal debutto, il film continua a essere selezionato dai festival di cinema: sarà in competizione all’Ann Arbor Film Festival e inaugurerà Images festival di Toronto. Il lavoro di CAMP ha vasta notorietà nel mondo dell’arte. E gli elementi che hanno permesso al loro ultimo documentario di fare il proprio ingresso nel cinema non rappresentano una novità nella pratica artistica di CAMP: politica e geopolitica, sociologia empirica, ricerca tecnologica, etica dell’etnografia, i limiti dell’estetica. From Gulf to Gulf to Gulf ci pone tutte queste tematiche fondendole in un unico spettacolo messo in scena dagli stessi attori/protagonisti del film. Incredibilmente ciò accade per ognuno dei 5 film selezionati. Eppure “Da un film a un altro a un altro” ci imbattiamo in forme completamente diverse e nuove. Le storie sono sempre raccontate da una serie di “insoliti sospetti”, senza mai abbandonarsi ai classici concetti dell’etnografia.
Avremo un’opportunità unica, molto diversa dalla presentazione museale, di immergerci nella filmografia completa di CAMP. E avremo tempo in abbondanza per discuterne con uno degli autori. L’evento permetterà al pubblico milanese di iniziare a esaminare il processo creativo di CAMP e di arrivare alla conclusione che i loro documentari precedenti sono allo stesso tempo grande cinema e grande arte. Se una semplice ri-classificazione permetterà a questi lavori di raggiungere un pubblico più vasto, siamo felici che questo processo possa partire da Milano. Siamo convinti che i prossimi film di CAMP saranno visti, ascoltati o sentiti intimamente, perciò crediamo che sia una buona idea partire da come tutto è cominciato. Queste sono le parole di Vassily Bourikas.
Il progetto è l'esito della prima di una serie di residenze per curatori che saranno organizzate dalla Fondazione Pini con il titolo RES “Residenze per giovani curatori e organizzatori”. La Fondazione Pini ha favorito una partnership con tre prestigiose realtà milanesi, Filmmaker, Peep Hole e O', ognuna delle quali si è impegnata a selezionare e presentare i candidati per i progetti RES allo scopo di generare nuove collaborazioni internazionali con la città di Milano.
Questa perlustrazione nell'immaginario cinematografico di CAMP, sarà preceduta da una presentazione il 21 marzo presso il DOCVA, Documentation Center for Visual Arts. Sarà l'occasione per incontrare Shana Arand di CAMP allo scopo di illustare a fianco al lavoro di CAMP anche il progetto allargato pad.ma, un archivio online di pubblico accesso, di cui CAMP è uno dei principali iniziatori. L'intera collezione di pad.ma è consultabile on line e scaricabile per usi non commerciali. Il design dell'Archivio rende possibile vari tipi di visone e costellazione che saranno illustrati, raccontati e messi a confronto con modalità a partire anche dall'archivio DOCVA. pad.ma
Il programma completo è consultabile su www.careof.org
Nerospinto consiglia di non perdersi questo evento unico a Milano!
TALES OF THE NETWORKED NEIGHBORHOOD: THE CINEMA OF CAMP A cura di Vassily Bourikas in collaborazione con FILMMAKER Festival e Careof DOCVA
Venerdì 21 marzo 2014 dalle 17.30 Proiezione e Performing Archive: talk con Shaina Anand/CAMP DOCVA, via Procaccini 4, 20154, Milano
Sabato 22 marzo dalle 18.00 Proiezione con la presenza dell’autrice Shaina Anand Cinema Palestrina, Via da Palestrina 7, Milano
Indira Fassioni
Costi del biglietto: intero € 12.00, ridotto € 9.50
Ridotto valido per giovani fino a 26 anni, adulti oltre i 65 anni, insegnanti in attività (esclusi professori universitari), gruppi convenzionati, forze dell'ordine e militari con tessera di riconoscimento.
Biglietto on-line: diritto prevendita: € 2.00
La biglietteria chiude un'ora prima della chiusura delle scuderie del Quirinale.
06 399 67 500
+39 010 5574000
010 5574065Nerospinto ha il piacere di annunciare sweet Sub-NOTHING-Spores, nuova mostra dell’artista tedesco John Bock presso la Galleria Giò Marconi. Per la sua terza personale l’artista trasformerà la Galleria nel suo mondo eccentrico e surreale, un teatro dell’assurdo dove nessuna regola o logica sembra potersi applicare.
Nato nel 1965 a Gribbohm in Germania, John Bock diventa famoso a metà degli anni ’90 per le sue performance, le cosiddette “Lectures” e per le sue installazioni, stravaganti assemblaggi di oggetti quotidiani. Le sue prime “Lectures”, una via di mezzo tra una performance e una lezione accademica, vertevano su temi economici uniti successivamente ad argomenti più vicini al mondo dell’arte. Una sorta di parodia del mondo intellettuale che culminava in assurdi dialoghi con il pubblico, protagonista attivo in tutti i suoi lavori. I titoli stessi delle sue opere derivano spesso dalla giustapposizione o dalla ripetizione di parole reali, riflettendo così la natura ibrida e multiforme del suo lavoro. Nelle sue performance l’artista riprende elementi del cabaret, del vaudeville, delle commedie slapstick e del teatro. Assume pose grottesche, compie movimenti esagerati, indossa costumi colorati e protesi bizzarre e combina gli oggetti più disparati con ogni tipo di liquido in modo fantasioso e irriverente. Questi assurdi assemblaggi diventano poi parte della mostra, trasformando lo spazio espositivo in un caleidoscopio di colori, suoni ed immagini.
La sua opera sfugge ad ogni possibile classificazione, qualsiasi categoria per descriverla diventa riduttiva: performance, teatro, video, installazione, scultura si mescolano a discipline e linguaggi diversi come la filosofia, l’economia, la musica, la moda e a frammenti di vita quotidiana in una fusione originale che non sembra mai essere completa. L’artista sembra superare e oltrepassare quelli che sono considerati universalmente i canoni della storia dell’arte ed i suoi limiti.
Per la sua personale da Giò Marconi Bock presenta un film, diverse installazioni e una scultura. Nel film in mostra “Above the point of the glowing silence”, presentato per la prima volta alla Biennale di Venezia del 2013, una Musa danzante racconta a un baco brevi storie sull’amore, sulla morte, sulla follia e su mondi paralleli in una “Casa-Segmento”. La Musa poi si perde nel labirinto di Venezia e inizia a modellare materiali morbidi sui muri delle case.
Negli ultimi dieci anni Bock si è sempre più dedicato al video, il cui linguaggio visivo è molto vicino a quello delle sue performance. I suoi film sono una sorta di lente di ingrandimento sulla realtà, di cui esplora i dettagli più nascosti. Bock parte dalla vita quotidiana e si sofferma sugli aspetti più assurdi, facendo entrare lo spettatore in un microcosmo colorato fatto di spazi ribaltati, sostanze e oggetti dalle forme mai viste che si trasformano in personaggi, animali dai tratti umani e viceversa, un mondo dove tutto è dissociato e collegato al tempo stesso, dove ogni sicurezza è abbandonata, tanto che l’artista stesso definisce i suoi film “assurde commedie dark”.
La scultura che viene presentata ha come soggetto dei contadini e si ispira allo stile dello scultore tedesco Ernest Barlach. Viene ripreso il rilievo tridimensionale caratteristico di Barlach, ma completamente rivisto e ripensato da Bock.
C’è poi un’installazione composta da quattro teche. In una di queste, alta tre metri, sono visibili in basso delle scarpe sulla cui suola è appiccicata una cicca. Un’altra contiene una tenda, dietro la quale una sorgente luminosa emette fasci di luce ritmica senza motivo. Nella terza teca è appesa in verticale una catena di biglie sulla quale si arrampica dello sterco di coniglio. La quarta invece contiene un meccanismo che può essere azionato a mano dall’esterno e che mostra un ciuffo di capelli che accarezza un bullone e un’unghia che dà dei colpetti ad una tavoletta. Questa teca è appoggiata ad una rastrelliera a cui sono appese due foto della Musa che recita nel film “Above the point of the glowing silence”.
Elemento principale della mostra è l’installazione “Ait-il se terme”, realizzata con materiale di una performance precedente. Il video della performance accompagna l’installazione.
L’artista presenta inoltre tavole di testo, dove le parole, frasi tratte da azioni o film, sono ripetute, tagliate, incollate, scambiate, modificate, frammentate e riscritte in modo fastidioso. Bock non cerca la logica narrativa, la chiarezza, ma la confusione, vuole disorientare lo spettatore, sfidandolo con ironia a comprendere e superare gli ostacoli della vita. L’artista infatti descrive la vita come un gioco d’avventura che l’essere umano può solo iniziare a comprendere.
A prima vista il suo lavoro potrà risultare caotico e privo di senso, ma così non è, c’è sempre un’analisi lucida dietro la sua opera, volta ad analizzare la società occidentale moderna e con dei risvolti autobiografici.
Galleria Giò Marconi, Via Tadino 15, Milano.
John BOCK: sweet Sub-NOTHING-Spores
Dal 14 febbraio al 22 marzo 2014
Da martedì a sabato 10-13; 15-19
Inaugurazione: giovedì 13 febbraio 2014 dalle 19.00 alle 21.00
Per informazioni:
www.giomarconi.com
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Prima Milanese dello spettacolo Eros e Thanatos di Serena Sinigaglia, tra le registe più apprezzate della scena italiana, al Teatro Ringhiera.
Da Giovedì 27 Febbraio a domenica 9 Marzo sarà in scena uno spettacolo unico con un cast talentuoso che comprende Sax Nicosia, Serena Sinigaglia e Sandra Zoccolan.
Eros e Thanatos racconta la passione della regista per i classici del teatro greco, per quelle parole antiche che non accaddero mai ma furono sempre.
Sinigaglia racconta, traduce, collega, suggerisce, cerca; gli attori che sono con lei sul palco agiscono, recitano, per restituire la forza irresistibile di quelle parole antiche.
I classici per l’autrice, che si descrivere ferocemente bisognosa di “fare esperienza” di cultura, ristabiliscono il giusto rapporto tra l’umano e l’eterno.
Con la rappresentazione il pubblico potrà viaggiare dentro le vicende di Baccanti di Euripide, uno spettacolo che l’autrice mise in scena quasi vent’anni fa.
Lei ci racconta la sua esperienza e come questo viaggio l’ha portata a creare Eros e Thanatos: “Fu un’esperienza straordinaria, che mi ha segnato come artista e come persona. Niente è stato più come prima dopo quel viaggio. Sentivo da tempo il bisogno di ripercorrerlo e di condividerlo. L’occasione si è presentata qualche mese fà, quando l’università di lettere antiche di Verona mi ha chiesto di preparare qualcosa sui classici, “a modo mio”. “A modo mio” perché non è la prima volta che mi confronto con questo genere ibrido che non è una conferenza, non è uno spettacolo, è qualcosa di diverso, particolare, sempre molto bello e intenso, almeno per me. Da anni, infatti, giro per i teatri con una conferenza-spettacolo su Shakespeare (l’altro mio autore preferito) e l’anno scorso ne ho preparata un’altra sui temi del nazional-popolare e della televisione.”
In tutti i suoi lavori intreccia fatti “personali” a fatti “storici” e a testi “classici”. Tutto si svolge su un piano di analogie continue, rimandi, collegamenti possibili, a volte del tutto casuali, che però si rivelano illuminanti.
Cosa cerca di raccontare la regista nel suo spettacolo?
“In “Eros e thanatos” parto dalla tragica morte del mio migliore amico per arrivare all’urlo terribile di Achille di fronte alla morte di Patroclo. Questo il prologo. Poi, attraverso la rievocazione del mio esame di greco alla maturità, arrivo alle agognate vacanze in Grecia, all’incontro casuale con i profughi albanesi che, proprio in quel momento, primi anni ’90, scappavano a migliaia dal proprio paese. A quel punto l’incontro con “Baccanti”, la possibilità davvero fortunata di metterlo in scena per il Festival dell’Olimpico di Vicenza, la decisione di andare in Albania per trovare il coro, tutta l’incredibile avventura mia e della compagnia nell’Albania di allora, il ritorno in Italia, lo spettacolo al festival, e naturalmente il mio impatto con due figure straordinarie quali Dioniso e Penteo nel testo di Euripide. Baccanti è l’ultimo testo della tragedia attica, con esso si chiude per sempre il grande ciclo della cultura ateniese. E’ un testo che non finisce di illuminarci e di porci nel cuore delle contraddizioni dell’uomo e delle sue società. Il finale l’ho affidato ai miei due attori e ad Euripide: vediamo Agave con la testa mozzata del figlio Penteo arrivare alle porte di Tebe e chiamare il padre, Cadmo, perché gioisca di quella che, nella sua follia, considera una grande impresa di caccia. Nell’urlo di dolore di Agave, quando il padre riesce a farla rinsavire, c’è l’urlo di un’intera civiltà, che, senza accorgersene, finì per autodistruggersi. Come a dire: se solo aprissimo i nostri occhi prima dell’irreparabile, sapremo evitare lutti e dolori. Invece, troppo spesso accecati dalle nostre meschinità, non vediamo la rovina che si abbatte su di noi, inesorabile. Un monito lanciato 2500 anni fa per tutti noi. Un monito, che, non so voi, ma io vorrei cercare di ascoltare. Per ora, intanto, cerco di raccontarlo.”
Eros e Thanatos
Dal 27/02 al 9/03
Teatro Ringhiera
Piazza Fabio Chiesa Via Pietro Boifava 17 / Milano MM2 Abbiategrasso / Tram 3 - 15 / Bus 79
Orari: da giovedì a sabato ore 20.45 / domenica ore 16.00
Prezzi: € 15, under 26 € 10, over 60 € 7.50, convenzioni € 12
Telefono Biglietteria 02 84892195 mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (aperta un'ora e mezza prima degli spettacoli)
Dal 19 Marzo al Teatro Oscar una pièce ispirata alla vicenda di Eluana Englaro! Uno spettacolo profondo che tocca un tema molto discusso e attuale.
Il Teatro Oscar decide di ricordare una donna che per il suo solo esistere ha smosso coscienze e dibattiti con uno spettacolo che fa parte del Progetto DonneTeatroDiritti, al suo quinto anno. Dal 19 Marzo al 23 Marzo il teatro Milanese ospiterà Una questione di vita e di morte - veglia per E. E., una produzione Ultima Luca, di e con Luca Radaelli.
Sul palcoscenico Luca Radaelli, autore, regista e attore teatrale di Lecco che, attraverso il teatro, la narrazione e la musica, affronta una riflessione e un approfondimento su temi profondi, cruciali e intimi. La vita, la morte, la malattia e la libertà personale, l’etica, la morale, la regione e la fede, la laicità: sono tutti i temi quella rappresentazione. Testi di Sofocle, Dante, Shakespeare, Molière, Foscolo, note e versi di grandi autori contemporanei come Fabrizio De Andrè e Robert Wyatt, oltre che canti della tradizione popolare, per sondare il mistero della morte e restituire allo spettatore quesiti, dubbi, interrogativi, sui quali riflettere.
Il regista Radaelli, direttore della compagnia Teatro Invito dal 1989, afferma: “In tutte le culture la morte è sempre stata un fatto naturale. Viviamo, invece, in una società che cerca di dimenticarla, occultarla, esorcizzarla. Lo spettacolo propone una veglia laica, dove la ritualità del teatro, ripercorrendo le tappe della vicenda Englaro arrivi a toccare corde emotive trascurate nelle discussioni pubbliche; una riflessione più generale sul nostro rapporto con la morte, con la religione, con la medicina, con la memoria per capire come vita e morte sono le due facce della stessa medaglia.”
Lo spettacolo e la riflessione prendono spunto dalla drammatica vicenda di Eluana Englaro, scomparsa il 9 Febbraio 2009, dopo 17 anni di stato vegetativo permanente provocato da un grave incidente stradale avvenuto nel 1992, la pièce Una questione di vita e di morte - vegli di E.E. è stata scritta con il contributo prezioso e la collaborazione di Beppino Englaro, il padre di Eluana, e del suo libro 'Eluana. La libertà e la vita' (scritto in collaborazione con Elena Nave, ed. Rizzoli, 2008).
Il progetto DonneTeatroDiritti al Teatro Oscar, di cui fa parte questo spettacolo, si pone l’obiettivo di raccontare le donne che sfidano la modernità con la loro arte e intelligenza come la scienziata Rita Levi Montalcini (MeRITA - 27/29 marzo 2014), per finire con donne di potere come le regine Maria Stuarda di Scozia e Elisabetta d’Inghilterra (LE REGINE. ELISABETTA VERSUS MARIA STUARDA - 8/25 maggio 2014).
Questo evento non è un semplice spettacolo, è una riflessione, una messa in discussione di argomenti importanti e vitali, un approfondimento da non perdere!
Teatro Oscar
Via Lattanzio 58, 20137 Milano (MM3 - Staz. Lodi T.I.B.B. | Tram: linea 16 Fermata Tito Livio - Lattanzio | Filobus: linea 92 - Fermata Umbria – Comelico)
Informazioni: www.pacta.org | e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. |
tel: 02.36503740
02.36503740
Orari spettacoli: MART-SAB 21 | DOM ore 17
Orari biglietteria: LUN-SAB 16.00-19.00 e 19.30-21.00 l DOM dalle 15.30 a inizio spettacolo
Costo biglietti: Intero !24 | Ridotto e Convenzioni !18 | Under 25/Over 60 !12 | CRAL e gruppi 10 (min 10 persone) | Prevendita !1,50
ABBONAMENTI: CARTA AMICI DI PACTA 6 spettacoli* !60,00 - CARTA TANDEM 2 ingressi a 2 spettacoli* !38,00 – CARTA ALL YOU CAN SEE (carta personale) ingressi illimitati a tutti gli spettacoli* !100,00 – ABBONAMENTO DonneTeatroDiritti (carta personale) 6 spettacoli della rassegna DtD !45,00. * esclusi MITO, Oscar per tutti e Teatro in Matematica.
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