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Il 27 agosto Rho Fiera si prepara ad accogliere migliaia di fan per il concerto dei System Of A Down che chiuderà il tour 2013.
Dopo il grande successo della data italiana del 2 giugno 2011, in occasione della quale 40.000 persone si erano radunate nell'ampio cortile esterno del polo fieristico, la band armena raddoppia scegliendo Milano come città in cui salutare il proprio pubblico, in attesa di uno sperato nuovo appuntamento.
Le voci che parlavano di un nuovo cd, alimentate anche dai membri del gruppo in seguito al successo inaspettato ottenuto nello scorso tour, non trovano per il momento un riscontro nella realtà.
Per quanto una ritrovata armonia abbia caratterizzato i rapporti nell'ultimo periodo, Serj Tankian (voce), Daron Malakian (chitarra e seconda voce) e Shavo Odadjian (basso) portano avanti i propri progetti in autonomia e non danno segni di volersi cimentare in nuove sperimentazioni di carattere collettivo.
Il concerto, che verrà aperto da due band di spessore nel panorama alternative quali Deftones e Lacuna Coil, si configura come un espediente per ripercorrere le tappe salienti del percorso della band, riproporre i brani più famosi e rivivere con il pubblico le emozioni che solo il contatto diretto di un live può dare.
Con 5 album all'attivo, tutti piazzatisi ai primi posti delle classifiche statunitensi, il gruppo è apprezzato sia per le sperimentazioni sonore (che per molto tempo hanno reso difficile darne una definizione classificatoria), le quali spaziano dalla musica popolare armena, all'heavy metal, al folk statunitense, all'alternative rock; sia per l'impegno politico e sociale profuso nei testi.
Se infatti alcuni brani lasciano libero sfogo alle prodezze vocali del cantante, se non al puro non sense, altri si configurano come seriamente impegnati in un'opera di denuncia delle tematiche più scottanti del panorama attuale: le guerre e le motivazioni che portano alla violenza tra gli uomini (War, Boom!, B.Y.O.B.), il valore della vita e la problematica della disabilità (Question!, Aerials), le responsabilità e la scorrettezza dell'agire di governo negli USA (Spiders, Prison Song), il genocidio armeno e soprusi su altre minoranze (Chop suey, Hypnotize).
Il live di agosto sarà un'occasione unica per godersi ancora una volta un'esibizione carica di energia, caratterizzata da riff di chitarra sempre più complessi e ritmi a tratti giocosi, improvvisi cambi di tempo e sonorità che alternano melodie malinconiche ed urla graffianti.
Il tutto condotto magistralmente dalla calda e potente voce di Serj che tra acuti, falsetti, profondi growl e un cantato più pulito, eseguirà i brani più famosi e b-sides immancabili.
I cancelli dell'evento si apriranno alle 15.00
L'inizio dei concerti è fissato per le 18.00
Costo del biglietto: 69€
Presso la Sala Alda Merini allo Spazio Oberdan della Provincia di Milano, dal 15 al 19 maggio la Fondazione Cineteca Italiana, in collaborazione con Trento Film Festival e Alt(r)i Spazi, presenta la rassegna Trento Film Festival 2013 a Milano, alla sua IX edizione.
La rassegna si compone di una selezione accurata di film realizzata dai direttori artistici Sergio Fant e Rosanna Stedile, con opere provenienti da ogni parte del mondo che hanno come collegamento tematiche quali la montagna, l'avventura, e l'alpinismo.
Il programma è formato da 10 lungometraggi, 6 mediometraggi e un corto, per un totale di 17 titoli, tutti inediti a Milano.
Il calendario prevede:
Mercoledì 15 maggio h 17.00 Au bord du vide h 19.00 Il turno h 21.15 Der Filmbringer
Giovedì 16 maggio h 18.00 Inaugurazione della mostra allestita al primo piano di Spazio Oberdan e dedicata ai 150 anni del Cai (Club Alpino Italiano). Ingresso libero. h 19.15 Questa miniera h 21.15 Patabang, una storia degli anni ’70 La dura dura
Venerdì 17 maggio h 17.00 Honnold 3.0 A Fine Line h 19.00 San Martino h 21.00 The Summit
Sabato 18 maggio h 15.00 Libros y nubes h 17.00 Au bord du vide h 19.00 Hiver nomade h 21.00 Pura vida
Domenica 19 maggio h 15.00 Wild One h 17.00 Messner – Der Film h 19.00 Honnold 3.0 A Fine Line h 21.00 Roraima – Climbers of the Lost World
Negli stessi giorni avrà luogo nello spazio espositivo del primo di Spazio Oberdan una mostra dedicata al 150esimo anniversario della fondazione del CAI di Milano.
Biglietto d’ingresso: intero € 7,00 Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari: € 5,50 Cinetessera annuale: € 5,00
Spazio Oberdan Viale Vittorio Veneto 2, angolo piazza Oberdan
Per info: INFO: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.cinetecamilano.it 0287242114
E' cominciata a Milano la lunga mostra dedicata ai manga che ripercorre i suoi 200 anni di storia, attraverso un percorso di circa 600 tavole realizzate da più di 400 artisti, curato da Isao Shimizu e supervisionato da Osamu Takeuchi.
L'esposizione è aperta dal 3 maggio al 21 luglio alla Rotonda di via Besana ed è un evento davvero imperdibile per gli amanti di questo genere, ma anche un'occasione per tutti per poter esplorare una cultura affascinante come quella giapponese.
Essendoci una grande quantità di materiale è stato necessario creare due fasi, per permettere una parziale sostituzione delle opere. La prima fase si terrà dal 3 maggio al 9 giugno, è dedicata al mangaka Go Nagai, con un corner in cui è possibile trovare alcune sue tavole originali a colori di Devilman, Mazinga e altre sue realizzazioni, mentre la seconda dal 13 giugno al 21 luglio, è incentrata sul manga di Naruto, disegnato da Masashi Kishimoto, pubblicato da più di dodici anni sulle pagine di Weekly Shonen Jump, e in Italia da Planet Manga.
I volumi esposti rappresentano le varie epoche dal 1814, l'anno di uscita dei manga di Hokusai, fino ai nostri giorni, e questo dimostra l'importanti dell'evento, tra i più grandi mai realizzati su questo argomento.
Si divide in sei aree tematiche tra cui manga DNA, ossia le origini del genere, l'età delle riviste, una panoramica a 360 gradi dei 150 anni di storia delle riviste, che i visitatori potranno sfogliare e leggere direttamente, la svolta multimediale e i segreti della creazione manga, concentrato su Tezuka Osamu soprannominato 'Dio del manga'.
Il 17/18 e 19 maggio inoltre sarà ospite alla Rotonda di via Besana e al Wow Spazio Fumetto, il mangaka Yoichi Takahashi, il creatore di Capitan Tsubasa, che terrà degli incontri con i fan, workshop e delle sessioni per gli autografi.
Il 5-6-7 luglio sarà la volta di Yoshiyuki Sadamoto, uno dei fondatori dello studio Gainax, mangaka e character design, curatore di film come 'La ragazza che saltava nel tempo', ' Summer wars' e ' Wolf children', con i quali ha vinto il premio per il miglior character design ai Tokyo Anime Award del 2007, del 2010 e del 2013. Ha lavorato anche alla creazione di manga quali 'Il segreto della pietra azzurra', 'Diebuster' e 'Neon Genesis Evangelion'.
Sono previsti altri cinque incontri con dei mangaka, di cui non si conosce ancora l'identità.
Mostra principale: Euro 9,00
mostra collaterale: ingresso libero
Dal 3 maggio al 21 luglio
Da martedì a domenica: dalle ore 10 alle ore 20
Giovedì e sabato aperto fino alle ore 22.30
Rotonda della Besana
Via Enrico Besana, 12 (Zona Porta Vittoria)
Per info:
http://www.milanomangafestival.it/
www.ticket.it/manga
Sta per compiere ventidue anni, è nata ad Harlem ed ha una vera e propria ossessione per le sirene.
Lunedì 13 Maggio sarà all’Alcatraz di Milano, in collaborazione con Live Nation e Vice Italia, per la sua unica tappa italiana e l’attesa inizia a farsi bollente.
Lei è Azealia Banks, ultima reginetta dell’alternative hip-hop made in USA.
In autunno uscirà finalmente il suo primo album, Broke with Expensive Taste, che vanterà
la collaborazione di Pharell Williams, Diplo e Baauer.
Non sono ancora del tutto passati due anni dal suo singolo di debutto (212), ma il grande successo riscosso nel frattempo sembra averla già premiata.
Figlia degli anni ’90, (il suo primo EP s’intitola infatti 1991 come il suo anno di nascita) cresce ascoltando generi molto diversi da quello con cui si propone oggi al grande pubblico. È l’indie rock ad averla forgiata e la sua attrazione per il pianeta alternative traspare chiaramente dalle varie cover che punteggiano il suo esordio musicale.
Ha reinterpretato infatti Seventeen dei Ladytron, Slow Hands degli Interpol, Harlem Shake degli Strokes. Il che potrebbe suonare parecchio strano per un’artista di colore dichiaratamente hip-hop, ma chi sta imparando a conoscerla avrà già capito che il termine ‘’alternative’’ che le hanno cucito addosso, nel suo caso forse è meglio intenderlo nel vero e proprio senso della parola, cioè come opposto di classico, contrario di tradizionale, atipico quindi come il percorso compiuto fin’ora.
Miss Banks ha una certa familiarità anche con il mondo frivolo e patinato della moda. Il suo brano "Bambi" è stato selezionato come soundtrack d’accompagnamento per una sfilata di Mugler a Parigi, Karl Lagerferd l’ha voluta in molte sue feste e Nicola Formichetti si è occupato dello styling per il video di Liquorice.
I suoi outfit non a caso sono spesso parecchio audaci, ma la critica che le viene più spesso rivolta in realtà riguarda le sue doti canore piuttosto che le palesi attitudini fashion.
La sua, dicono sia una celebrità guadagnata a colpi di tweet al vetriolo (molto discussi quelli contro Perez Hilton, Rita Ora e Stone Roses ad esempio), ma le malelingue tendenzialmente non fanno altro che consacrare secondo il più classico dei copioni la notorietà di coloro che invece vorrebbero biasimare.
La ghetto lifestyle e la street culture stanno da un’altra parte, ma avere come icone di rifermento Aaliyah, Eve, Lil’Kim e M.I.A. gioca nettamente a suo favore.
L’appuntamento per gli amanti del genere è dunque per lunedì 13 Maggio, preparatevi a ballare.
Photo by: Sakura Wenn, Robert Johnso
Sin dal 1955, la World Press Foundation di Amsterdam, composta da una giuria di esperti (tra i nomi più importanti della fotografia internazionale), si riunisce per assegnare il World Press Photo alle immagini più forti e significative che hanno testimoniato eventi importanti sui giornali di tutti il mondo, scelte tra le opere provenienti da agenzie, fotogiornalisti e testate.
Gli scatti scelti vengono pubblicati in un catalogo ed esposti in musei e gallerie in 100 città di 45 Paesi diversi con un unico obbligo: non devono essere censurati.
Milano accoglie la collezione, in una delle 3 tappe italiane (sarà poi a Roma e Lucca), presso la Galleria Carla Sozzani di via Como 10 fino al 2 giugno.
Il premio Foto dell'anno 2012 è stato assegnato al fotografo svedese Paul Hansen. La vincitrice è stata scattata per il giornale svedese Dagens Nyheter e racconta il funerale di due bambini palestinesi uccisi in un attacco missilistico israeliano.
Nell'immagine, un gruppo di uomini trasporta i due corpi in un vicolo di Gaza. Le vittime, fratello e sorella, sono avvolti in un telo bianco e si vedono soltanto i volti. La forza della foto, spiega Mayu Mohanna, membro peruviano della giuria, sta nel contrasto fra la rabbia e il dolore degli adulti e l'innocenza dei bambini.
Nelle altre sezioni, sono stati premiati 54 fotografi di 32 nazionalità diverse. All'italiano Fausto Podavini è stato consegnato il premio Daily Life, per le immagini della vita della signora Mirella, per sei anni vicino al marito malato di Alzheimer.
Altri connazionali sono Paolo Pellegrin, che mostra la vita di Rochester, negli Stati Uniti, quartiere ad alto tasso di criminalità, e Fabio Bucciarelli che documenta la preparazione al lancio di un missile anticarro in uno scontro ad Aleppo, Siria.
Un evento toccante e di respiro internazionale da non perdere.
Info per orari e costi:
Martedì, venerdì, sabato e domenica: dalle 10.30 alle 19.30
Mercoledì e giovedì: dalle ore 10.30 alle 21.00
Lunedì: dalle 15.30 alle 19.30
Ingresso libero
Tel. 02.653531 – Fax 02.29004080
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Galleria Carla Sozzani
Corso Como, 10
Milano
Per i giovani artisti del domani, Nerospinto propone un'iniziativa formativa degna di nota.
Il MIC-Museo Interattivo del Cinema, in collaborazione con Pinacoteca di Brera e con la partecipazione del Museo Poldi Pezzoli, Parco Nord Milano e Gallerie d’Italia, presenta Miracolo a Milano! L’unico campus estivo per piccoli collezionisti di arte, cinema e fantasia.
Mercoledì 8 maggio, alle ore 17.30, avrà luogo al MIC la presentazione del summer camp cui sarà possibile iscriversi.
In concomitanza alla mostra A tutti i pittori ho chiesto l’autoritratto – Zavattini e i maestri del ‘900, per la Pinacoteca di Brera, il campus estivo del MIC proporrà tre settimane dedicate a bambini e ragazzi.
Miracolo a Milano! sarà un campus itinerante sulle orme di Cesare Zavattini, alla scoperta di luoghi ed esperienze (dal cinema, all’arte, alla natura) e della città.
L'idea nasce dal MIC, ma è resa possibile dalla partecipazione e collaborazione delle più importanti istituzioni culturali milanesi, offrendo così un’opportunità unica di scoperta e creatività.
I partecipanti potranno scoprire alcuni dei film tratti dalle celebri sceneggiature di Zavattini attraverso sequenze e battute celebri, interpreti famosi, ambienti e monumenti protagonisti dei film, e inizieranno a elaborare la sceneggiatura per la sequenza da girare nei giorni successivi.
Inoltre, una giornata alla Pinacoteca di Brera sarà dedicata all’arte del ritratto e alla figura di Zavattini collezionista, con visita guidata alla Mostra e laboratori artistici a cura di Aster.
In collaborazione con il Parco Nord Milano saranno proposte attività di Orienteering con Caccia al tesoro “zavattiniana”- per imparare a “pedinare” la realtà che ci circonda – e saranno organizzate le riprese cinematografiche della sequenza prescelta.
Una visita al Museo Poldi Pezzoli completerà la conoscenza di un importante collezionista milanese con una storia unica e appassionante.
Una passeggiata alle Gallerie d'Italia, in Piazza della Scala, farà scoprire ai ragazzi la Milano dell’Ottocento ritratta dai più grandi artisti dell’epoca.
La giornata si concluderà in Piazza Duomo per vedere da vicino una delle location più famose di Miracolo a Milano e ammirare la città dall’alto delle guglie.
Riportiamo qui sotto le date del campus:
10-14 giugno (8-10 anni)
17-21 giugno (10-12 anni)
24-28 giugno (12-14 anni)
Numero partecipanti: max 20 per settimana
Costo a partecipante a settimana: euro 100,00
Orari: dalle 8.30 alle 17.00
INFO
Tel. 0287242114
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MIC-Museo Interattivo del Cinema
viale Fulvio Testi, 121
Milano
Una volta c'erano i salotti culturali: intellettuali di alto livello si riunivano a casa di qualche anfitrione per discutere dei massimi sistemi, politica e cultura. Quest'usanza francese ha condizionato i movimenti culturali delle grandi città e di conseguenza di intere società. Dai salotti, però, la cultura si è trasferita nelle piazze, nei bar, nei circoli e l'evoluzione della tecnologia e dei sistemi di comunicazione ha completamente sconvolto il concetto di fruizione dell'arte.
A Milano, da sempre motore culturale d'Italia, oggi, esiste un luogo, perchè definirlo locale notturno è riduttivo, di cui Carlo Porta sarebbe orgoglioso: il Plastic Club.
In molti, leggendo l'ultima frase avranno già chiuso la pagina, altrettanti avranno storto il naso, altri stanno continuando a leggere. Bene, meglio, questo articolo non è per tutti, come, per fortuna o no, a seconda dei punti di vista, non lo è la cultura. (Pretenzioso eh?)
Da più di trent'anni il Plastic è il punto d'incontro di personaggi controversi, famosi o meno, intellettuali del ventesimo secolo e giovani artisti.
Purtroppo, per chi non conosce bene il contesto, questo storico locale è spesso additato come un luogo di tendenza, modaiolo, ritenuto dai più come una discoteca come un'altra, famosa solo perchè difficile passare la door selection. A Milano se entri al Plastic sei “fico”, sei “cool”, “'c'hai gli agganci”. I suddetti detrattori, di solito, li si trova in fila dall'una a farsi amici i buttafuori nella speranza di entrare, finchè stanchi non prendono un taxi per andare nel posto gettonato del momento. E' forse questa la caratteristica che a molti sfugge del Plastic: non è un locale che “va di moda”, è il locale che fa la moda.
E' qui che inizia la nostra storia, in quel fermento culturale, tra ospiti internazionali come Madonna, Elton John, Bruce Springsteen, Keith Haring, e personaggi nostrani come Fiorucci, Stefano Gabbana e Cattellan, cresce un personaggio, forse meno famoso, ma di certo carico di uno spessore non indifferente. Mentre i Club Kids a New York invadevano il Limelight, un giovane aeronauta scappava di notte dalla base di Linate per godersi una serata intensa nel suo club preferito: Alex Carrara, disposto a tutto per non perdersi neanche un evento di quel variegato e scoppiettante mondo.
Questo ambiente è l'humus perfetto per far crescere uno spirito portato per l'arte e la raffinatezza d'intenti di cui oggi, forse, si è persa traccia nella “società civile”. Sotto la saggia guida di Nicola Guiducci, Alex viene accolto nella grande famiglia del Plastic e, mentre si dava da fare per crearsi una posizione nel mondo dell'interior design, è salito in consolle per il Match à Paris, la storica serata free entry della domenica. Erano quelli gli anni in cui l'affluenza al club era condizionata dagli eventi internazionali: durante la settimana della moda a Parigi, o a Tokyo, si sapeva che di certo ci sarebbero state meno persone a sudare e sorridere sotto il palco di viale Umbria.
Alex ha un'istruzione electro-house e nei suoi dj set si sente sempre una forte presenza della Fancia dei primi anni del French Touch. Le influenze però sono molteplici, dall'America di Felix da housecat, all'inghilterra di Simian Mobile Disco, dalla techno di Capricorn, alla nu-disco dei Metro Area. I set così eclettici sono frutto di una ricerca appassionata nei meandri più oscuri e underground dei negozi di dischi. Solo il meglio per un pubblico vorace di novità e raffinatezza.
La gavetta di Alex Carrara ha dato i suoi frutti e col passare degli anni la sua bravura nella selezione dei pezzi, lui si definisce un music selector, gli ha fruttato importantissime collaborazioni con stilisti e artisti per cui ha curato la direzione musicale di eventi e sfilate, permettendogli di esibirsi anche all'estero in più occasioni.
Insieme alla sua carriera da dj anche la sua passione per l'interior design è cresciuta e gli ha procurato una collaborazione allo Spazio Pontaccio in Brera. La galleria è un punto di riferimento per tutti gli amanti del design, avendo ospitato grandi nomi internazionali, come Marcel Wanders, Philippe Starck, Matteo Thun, Mario Bellini.
Immagino la vita di Alex come un grade viaggio attraverso il meglio della cultura contemporanea, tra musica e letteratura, arte e design, sempre in movimento, sempre sul pezzo. Una vita circondato dalla bellezza nel suo senso più puro.
Rileggendo l'articolo può sembrare che Alex sia un personaggio inarrivabile, un intellettuale chiuso nella sua torre d'avorio, e, magari, vedendolo di sfuggita, in consolle, concentrato, vestito sempre con ottimo gusto e mai fuori posto (un po' come James Bond), può sembrare che sia veramente così. Basta, però, avvicinarsi, conoscerlo, anche solo uno scambio di battute, un sorriso, per capire che sotto l'aspetto ingessato, tipico degli “addetti ai lavori”, batte un cuore pronto a emozionarsi ed emozionare. Durante l'intervista, o meglio conversazione, si è mostrato subito aperto e disponibile, solare e interessato, oltre che interessante, sincero e vero. Non il solito personaggio da vetrina, di plastica, ma fatto di carne e sangue, sogni e lacrime. Un uomo che per amore ha abbandonato la sua vita milanese per trasferirsi ad Amsterdam e cominciare una nuova vita, tra le gallerie di design olandesi e i piccoli club underground.
Oggi Alex è a Milano e, se chiedete in giro, tutti vi sapranno dire che è dj resident a The Match (“à paris” si è perso negli anni), appuntamento, sempre di domenica, al Plastic e che collabora con la Angle Records di Nicola Guiducci. In meno, però, sanno della sua serata mensile al Toilet: Bang Bang Bar. Un party diverso, old school, tech-house, il tutto in un'atmosfera uscita da Twin Peaks: tende di raso rosse a comprire tutte le pareti del locale. Se siete arrivati alla fine di questo articolo non riuscirete a non apprezzare questo particolare.
Di Giovedì, invece, una volta al mese, lo potrete trovare al Bar Hotel Straf per un aperitivo a base di piccole perle, beat leggeri, sintetizzatori velati e tanta tanta classe.
Almeno una volta nella vita prendetevi una pausa dai vostri impegni, dai vostri problemi, dalle vostre seratine, indossate qualcosa di carino, e andate ad ascoltare qualcosa di interessante, ma fatelo con criterio, gusto e apertura. Prendete appunti e, il giorno dopo, provate a pensare a cosa è successo, alla musica che vi ha trapassato, alle persone che avete conosciuto, ai drink che avete lasciato a metà e quelli che avete scolato in un sorso solo, alla vita che vi scorre davanti e alla vivacità di questo mondo, a quanto sia facile vivere la bellezza e a come invece ce la facciamo passare davanti senza neanche accorgercene. Prendetevi un momento per voi e sentite...
Prendete un’azienda familiare del sud della Spagna, aggiungeteci il marchio di fabbrica della corda in ogni sua declinazione, un pizzico di glam internazionale e il gioco è fatto.
Il marchio Paloma Barcelò esiste dagli anni 2000 come eredità naturale della Così Così Footwear creata da Manolo Barcelò negli anni 60.
Il figlio Manuel ha voluto continuare la produzione di espadrillas, le tipiche calzature spagnole, aggiungendoci un po’ di allure moderno e contemporaneo per aprirsi al mercato internazionale. Il nome viene sempre dalla famiglia, Paloma è infatti la primogenita di Manuel.
Nata ad Alicante, dove si trovano ancora oggi gli uffici principali di produzione, oggi Paloma Barcelò vuole aprirsi al mercato europeo e per farlo ha deciso di mettere piede nella capitale della moda, Milano, dove è presente da circa un anno il reparto marketing e comunicazione.
Veniamo alle protagoniste, le wedges.
Paloma Barcelò e Palomitas, la linea giovane, sono sinonimo di stile inconfondibile, con la tradizione che incontra la contemporaneità in giochi di colori e materiali davvero inusuali e accattivanti. Pietre colorate si accostano alle nuances nude, il maculato alla corda grezza. I tacchi diventano solide e stabili strutture, ma sempre armoniose e affusolate. I fondi mono blocco garantiscono sempre il massimo confort.
Nella costruzione della collezione S/S 2013 Manuel ha sognato un gioco di contrasti tra i plateau occultati e zeppe in legno svuotate da disegni geometrici, forme sbagliate che diventano la sua firma creativa.
Il gioiello come accessorio è lo specchio dell’animo della donna che le indossa. I cromatismi accesi del verde e dell’arancio hanno vita nel camoscio e nella vernice. Un classico e moderno che si sposano timeless.
I dettagli fanno la differenza, e Paloma Barcelò con le sue wedges coloratissime ne è ben consapevole: per una donna moderna e sempre in movimento il tacco deve essere alto, altissimo, ma portabile dalla mattina alla sera.
La prima collezione presentata alla stampa italiana è stata quella dell’inverno 2012/13, dove la corda è sostituita dal cuoio o dalla gomma, ma le altezze sono sempre il fil rouge della casa spagnola.
Il successo di Paloma è stato già decretato dall’apprezzamento di testate importanti della moda italiana come Vogue e Glamour che hanno proposto le wedges per la prossima primavera estate…non resta quindi che andare a scovare il negozio più vicino per fare razzia di quello che, siamo sicuri, diventerà uno dei must di stagione.
In Italia per il momento ci sono solo tre punti vendita, ma sul sito www.palomabarcelo.com è attivo uno shop online che non vi deluderà!
A Milano, si sa, passeggiando si hanno sempre delle gradevoli sorprese.
Si scoprono veri e propri mondi che possono soddisfare le nostre passioni o la voglia di qualcosa di esotico, di lontano, di trascendentale e di affascinante.
Ed è proprio a questo desiderio che Kunsang e Thonla, una coppia felicemente sposata con due bellissime bambine, rispondono.
Tibetani, vivono in Italia da una decina di anni , e Milano è la loro città di adozione: qui infatti hanno iniziato la loro attività commerciale, della quale sono molto fieri. Questi due punti di riferimento, il Tibet e Milano, danno origine al nome del loro progetto commerciale.
Kunsang e Thonla possono dire che sono felici di vivere facendo conoscere la loro cultura: dagli oggetti fatti a mano dai loro connazionali in Tibet ed in Nepal ad oggetti che riguardano la propria cultura ed il Buddhismo.
I negozi presenti a Milano sono due: Shambala in Corso Garibaldi 46 e Himalaya in Viale Montegrappa, 2.
Tra gli oggetti che potete trovare ci sono antichità, mala buddhisti (rosari), bracciali, sciarpe, campane tibetane, incensi fatti a mano (comprati e li consiglio vivamente), ciondoli, portafortuna di tradizione Tibetana e tanto altro.
La proposta di oggetti tradizionali buddhisti e, non solo permette il dialogo e lo scambio di informazioni e di conoscenze, ma anche il fiorire di nuove amicizie.
“Molte persone possono attraverso un mandala di protezione, o anche un semplice incenso, avvicinarsi ad un insieme di metodi di rilassamento e di pacificazione dello stress quotidiano che può essere molto utile a tutti, indipendentemente dalle proprie convinzioni filosofiche o religiose" - Kunsang e Thonla.
Per info e una visita senza impegno:
web_ www.tibetmilano.com
Shambala
C.so Garibaldi 46 (02.39661139)
Himalaya
V.le Montegrappa,2 (02. 6551288)
Namasté,
Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
Fondatore della pagina Fb: Yogamando
Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano
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Quando si parla di Gae Aulenti è immediato il collegamento con Milano, l’architettura, il design, la razionalità tipica di chi fa del proprio lavoro la propria vita. Ambrosiana di adozione, Gae Aulenti, studia alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, luogo dove entra in contatto con alcune personalità determinanti per la sua carriera, uno su tutti Ernesto Nathan Rogers, anch’egli architetto, che lei stessa definisce il suo mentore, o meglio, suo “padre” accademicamente e professionalmente parlando. La sua ricerca stilistica si spinge oltre il razionalismo tipico del dopoguerra per aspirare al neo liberty: insieme ad altri architetti e designer in quegli anni realizza attraverso un utilizzo figurato delle forme, sia gli allestimenti per la XIII Triennale di Milano del ’64, sia svariati arredamenti durante gli anni Settanta. In un ambiente fortemente maschilista, Gae Aulenti emerge per le sue indiscusse abilità, per la sua innata capacità di giungere a soluzioni funzionali ed esteticamente apprezzabili. É una donna “Severa, e rigorosa, maschile nei tratti, i capelli tagliati come quelli dell’Auriga di Delfi. La “ magicienne des formes”, come la chiamano in Francia, miscelatrice di simmetrie e asimmetrie. La “pendolare del bello”, secondo un’altra etichetta, l’architetto della ragione, è una donna insieme aspra e cordiale, di semplicità francescana se non claustrale. Se le chiedi qual è il suo odore preferito, quello più inebriante, non ha esitazioni: l’odore del cemento. Il suo punto d’arrivo è la semplicità (“uno dei traguardi più difficili”). Dal particolare al generale, dal cucchiaio alla città era il motto del suo maestro Ernesto Nathan Rogers”, come riporta Laura Laurenzi, giornalista negli anni dell’ascesa dell’architetto. Pioniera in Italia e all’estero, collaborò con Renzo Piano ed altre figure di spicco come Joe Colombo, Marco Zanuso, Gaetano Pesce: realizza diversi pezzi di design per studi milanesi ed entra in contatto con Achille Castiglioni e Pierluigi Cerri. Negli anni centrali della sua carriera si delinea la vera personalità di Gae Aulenti, un architetto che non può prescindere dallo studio dell’arte, della letteratura, del teatro (collabora anche con Luca Ronconi), materie della quali “non può non interessarsi”. La sua ricerca si fonda sulla commistione di ragione ed estro, una fusione profonda tra reale e immaginario, osservazione del concreto e viaggio onirico. Gae Aulenti muore a 84 anni, dopo aver ricevuto diversi riconoscimenti a livello italiano ed internazionale. Rimane un simbolo di genialità ed emancipazione, noi di Neropsinto non possiamo che amarla.
Per riassumere il suo pensiero ecco una delle sue citazioni più sentite, il suo modo di vedere la sua professione, grande amore e passione della sua intera esistenza:
«L’architettura nella quale mi piacerebbe riconoscermi deriva da tre capacità fondamentali di ordine estetico e non morale. La prima capacità è quella analitica nel senso che dobbiamo saper riconoscere la continuità delle tracce urbane e geografiche sia concettuali che fisiche, come essenze specifiche dell’architettura […]. La seconda capacità è quella sintetica cioè quella di saper operare le sintesi necessarie a rendere prioritari ed evidenti i principi dell’architettura, in grado di contenere qualsiasi variazione e cercando di allontanare così dal progetto quel tanto di arbitrario che esso naturalmente possiede. La terza capacità è quella profetica, propria degli artisti, dei poeti, degli inventori. Se la tradizione di una cultura non è qualche cosa che si eredita passivamente, ma qualche cosa che si costruisce ogni giorno, questa terza capacità non può che essere una aspirazione. Una aspirazione a creare un effetto di continuità della cultura, a costruire le sue forme e le sue figure, con un contenuto personale e contemporaneo.»
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