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Un progetto internazionale per rileggere Gaza oltre l’emergenza

 

Martedì 21 Aprile si è tenuta, alla Fondazione Merz di Torino, la conferenza inaugurale di "GAZA, il futuro ha un nome antico", uno sguardo radicalmente diverso sulla città più popolosa di Palestina, non più solo simbolo di conflitto contemporaneo, ma crocevia millenario di culture, commerci e relazioni tra Africa, Asia e Mediterraneo. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Fondazione Merz, Museo Egizio di Torino e MAHMusée d’art et d’histoire di Ginevra, con il consenso dello Stato di Palestina. La mostra, visitabile dal 22 Aprile al 27 Settembre 2026, è stata presentata "come grande opportunità per risollevare l'attenzione sul genocidio di Gaza e sul patrimonio culturale perduto" come sostenuto da Beatrice Merz, presidente della Fondazione dal 2005. 

Alla presentazione del progetto erano presenti, tra gli altri, Christian Greco, direttore del Museo Egizio e Tomaso Montanari, rettore dell'Università per stranieri di Siena.

Proprio Montanari, nel corso del suo intervento, ha sottolineato la rilevanza dell’iniziativa, evidenziandone non solo il valore culturale ma anche quello profondamente umano. Un passaggio del suo discorso ha posto l’accento sul ruolo di questi progetti, che “riescono a fare qualcosa che le nostre autorità costituite non hanno ritenuto di fare” e che, in questo contesto, fanno sì che “oggi Torino dice una parola importante in un grande silenzio”.

Archeologia e arte contemporanea: un dialogo tra tempi

Il percorso espositivo mette in relazione circa ottanta reperti archeologici – dall’Età del Bronzo al periodo ottomano – con le opere di artisti contemporanei palestinesi e internazionali. Ceramiche, monete, manufatti e oggetti quotidiani dialogano con pratiche artistiche che interrogano il presente, costruendo un ponte tra passato e contemporaneità.

Accanto ai reperti, una selezione di fotografie provenienti dall’archivio dell’UNRWA amplia lo sguardo, restituendo immagini di vita, trasformazione e perdita. I materiali esposti provengono in parte da una collezione destinata alla creazione di un museo archeologico in Palestina, mai realizzato a causa dei conflitti: un dettaglio che rafforza il senso profondo del progetto, sospeso tra conservazione e mancanza.

Il patrimonio culturale tra perdita e responsabilità

La mostra si inserisce nel dibattito globale sulla distruzione del patrimonio culturale nei contesti di guerra. Non si tratta solo di siti archeologici o monumenti danneggiati, ma anche di comunità disperse, memorie interrotte, identità fragili. Gaza diventa così un caso emblematico di una condizione più ampia, che riguarda molte aree del mondo.

Attraverso il percorso espositivo emerge con forza l’idea che il patrimonio non sia un elemento statico, ma un organismo vivo, strettamente legato alle persone che lo abitano e lo tramandano. La sua perdita, quindi, non è solo materiale, ma anche culturale e simbolica.

Quattro sezioni per attraversare storia e memoria

La mostra si articola in quattro sezioni tematiche che accompagnano il visitatore in un viaggio stratificato. Si parte da Passato, presente e futuro in pericolo, dove il tema della distruzione del patrimonio viene affrontato attraverso materiali documentari, opere contemporanee e testimonianze visive.

Segue Gaza: ponte tra Europa, Africa e Asia, che restituisce il ruolo storico della città come nodo strategico di scambi e relazioni, evidenziando le connessioni tra civiltà diverse. In Culture, incontri e dialoghi emerge la dimensione umana degli scambi: oggetti, pratiche e conoscenze raccontano un Mediterraneo dinamico e interconnesso.

Infine, Corpi, riti e memorie approfondisce la pluralità religiosa e culturale del territorio, mostrando come tradizioni diverse si siano intrecciate nel tempo, anche attraverso pratiche funerarie e simboliche.

Le voci degli artisti: memoria come materia viva

Le opere degli artisti contemporanei attivano un confronto diretto con la storia palestinese, trasformando la memoria in uno strumento critico. L’intervento di Khalil Rabah introduce il visitatore a una riflessione sulla fragilità della memoria e sullo sradicamento, mentre il lavoro di Wael Shawky rilegge la storia attraverso linguaggi teatrali e stratificati.

La dimensione domestica e quotidiana emerge nei lavori di Samaa Emad, che utilizza collage, immagini e cibo come strumenti di narrazione e resistenza. Le opere di Vivien Sansour e Mirna Bamieh riflettono invece sul legame con la terra, tra perdita e continuità.

La fotografia come traccia di memoria è al centro della ricerca di Akram Zaatari, mentre Dima Srouji chiude il percorso con opere che intrecciano dimensione spirituale e esperienza contemporanea, tra fragilità e resistenza.

 

Un invito a guardare oltre

Nel suo insieme, la mostra si configura come uno spazio di confronto tra tempi, linguaggi e narrazioni. Un luogo in cui il passato non è distante, ma continua a interrogare il presente e a suggerire possibili futuri.

Attraverso archeologia e arte contemporanea, il progetto invita a superare visioni semplificate, restituendo complessità a un territorio centrale nella storia del Mediterraneo. E soprattutto, sollecita una riflessione urgente: quella sulla responsabilità collettiva di custodire la memoria, anche – e soprattutto – nei momenti in cui rischia di scomparire.

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Tradizione, stagionalità e raffinatezza si incontrano tra il Ristorante Del Cambio e la Farmacia Del Cambio, nel cuore della città.

Un menù pasquale che celebra territorio e stagioni

Nel cuore di Torino, affacciato su Piazza Carignano, Ristorante Del Cambio celebra la Pasqua con un percorso gastronomico che unisce eleganza, memoria e contemporaneità.

Fondato nel 1757, il ristorante rappresenta una delle istituzioni più iconiche della città, capace di attraversare i secoli mantenendo intatto il proprio legame con la tradizione piemontese, arricchita da influenze francesi. Per l’occasione, la proposta pasquale (175 euro, bevande escluse) si sviluppa come un racconto della primavera attraverso ingredienti e suggestioni stagionali.

Ad aprire il percorso sono snack salati, seguiti da una capasanta gratinata con lattuga e rafano e da una delicata zuppetta fredda di piselli, panna e gamberi. Le prime verdure – piselli, asparagi ed erbe spontanee – diventano protagoniste, restituendo la freschezza della stagione, mentre piatti come gli gnocchi di spinaci con carciofi e Castelmagno e l’agnello con piselli e bietole richiamano la profondità della tradizione festiva.

Il mare si inserisce con discrezione, dialogando con ortaggi e carni secondo un’antica consuetudine piemontese. A chiudere il percorso, un dessert che celebra due simboli del territorio: il cioccolato e il Barolo Chinato, in un finale che unisce intensità e memoria.

 

Tra colombe e cioccolato, la Pasqua secondo la Farmacia Del Cambio

Accanto all’esperienza gastronomica, Farmacia Del Cambio propone una selezione di creazioni dedicate alla Pasqua, disponibili dal 20 marzo. Negli spazi eleganti della storica boutique, tra boiserie d’epoca e atmosfere sospese, la tradizione dolciaria si rinnova con gusto contemporaneo.

L’Uovo di Pasqua si presenta come un oggetto raffinato: un guscio di cioccolato fondente al 55% racchiude un cuore pralinato alla nocciola, mentre la decorazione con margherite di zucchero richiama i primi fiori primaverili. Accanto, la Colomba interpreta il grande classico con ingredienti d’eccellenza, come l’arancia candita di Corrado Assenza, la vaniglia Bourbon e una glassa croccante alle mandorle.

Completano l’offerta gli iconici prodotti della boutique: dai Cri Cri con nocciola tostata alla Crema Cavour, fino ai gianduiotti lavorati con cacao dell’Ecuador, tartufi al cioccolato, dragées e biscotti della tradizione piemontese.

Del Cambio si conferma così un luogo dove storia, gastronomia e cultura convivono in equilibrio. Un microcosmo che comprende, oltre al ristorante stellato, anche il Bar Cavour e la stessa Farmacia, offrendo esperienze diverse ma unite da una stessa visione: celebrare il tempo, il gusto e la bellezza. In occasione della Pasqua, questa filosofia si traduce in un invito a rallentare e a riscoprire il piacere delle cose fatte con cura, tra sapori autentici e suggestioni senza tempo.

 

 

 

testo a cura di Alessandro Infortuna

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Dici Italia e, nel mondo, vieni subito associato alla pizza. La semplice combinazione di acqua, farina, pomodoro e mozzarella è diventata uno dei simboli più iconici del BelPaese, conquistando il palato di milioni di persone. Alzi la mano chi, almeno una volta alla settimana, non mangia la pizza: chi ne mangia un pezzetto per un pasto veloce, chi una al piatto per una serata fuori, chi ne ordina una taglia per una cena con amici, e via dicendo. Dalle pizzerie al taglio ai ristoranti con forno a legna, ogni città ha le sue (tantissime) pizzerie. Come fare per scegliere quella giusta?

Chi va a Torino può contare su un alleato di fiducia: ‘We love pizza Torino’, una nuova guida alle pizzerie dedicata esclusivamente al capoluogo piemontese e redatta dalla giornalista Sarah Scaparone e dal blogger e designer Giorgio Pugnetti.
Un lavoro di scouting durato un anno e che ha portato alla recensione di 99 pizzerie torinesi suddivise per tipologia: padellino, contemporanea (che per gli autori vuole dire degustazione), romana, teglia, mattone o napoletana. Il tutto con l’indicazione del quartiere in cui si trovano e del prezzo relativo alla pizza più semplice e famosa al mondo: la Margherita.

Il risultato è un interessante spaccato nel quale vengono raccontate 24 pizzerie al padellino (uno dei prodotti simboli della città di Torino), 6 contemporanee, 6 romane, 12 in teglia, 10 al mattone e 41 napoletane. I prezzi medi? Per una Margherita vanno dai 3 euro del trancio in teglia ai 5 euro del padellino, dai 7 euro di romana e napoletana ai 7,50 della pizza al mattone, fino agli 8,50 per una Margherita in stile contemporaneo.
Alle recensioni si aggiunge la segnalazione di 10 pizzerie che si trovano in provincia di Torino che meritano una visita e l’indicazione delle migliori pizzerie in città (una per tipologia), oltre che della migliore farinata da mangiare sotto la Mole.

Abbiamo deciso di avventurarci in questo anno di assaggi – spiegano Scaparone e Pugnettiperché secondo noi una guida capace di raccontare lo spaccato legato a un mondo in grande fermento come quello della pizza a Torino mancava. Inoltre questo è stato anche un modo per valorizzare uno dei prodotti simbolo della nostra città: quella pizza al padellino che è storicamente regina indiscussa di Torino. ‘We love pizza Torino’ è una guida gastronomica sui generis, in cui leghiamo all’aspetto gastronomico il valore territoriale e artistico esprimendo, con la copertina dell’artista Cavalli, il colore e il calore che la degustazione e la condivisione di una pizza portano in tavola”.
Realizzata senza pubblicità e tradotta in inglese, ‘We love pizza Torino’ è pubblicata da Terrae Opificio Culturale Enogastronomico (128 pagine, 19,00 euro) ed è acquistabile nelle librerie oltre che online su www.terrae.info.

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Scannabue nasce dalla collaborazione di Gigi Desana e Paolo Fantini nel 2008, rendendolo uno dei primi locali di Bistronomie in Italia; è l’incarnazione della creatività dei due fondatori, che dopo aver chiuso l’esperienza con il primo locale (Choco Wine, nato nel 2005), hanno cercato uno spazio per esprimersi liberamente e completamente negli ambienti della sala e della cucina. Piatti della tradizione piemontese, creati con ingredienti della migliore qualità, sono serviti in un ambiente informale, ma non per questo lasciato al caso, lasciando anche spazio a proposte creative e ricercate.

Un nuovo approccio

San Salvario è la culla perfetta per lo sviluppo del ristorante, quartiere di Torino non molto conosciuto o di moda, dalle sfumature sempre diverse e dall’atmosfera multietnica.
Il locale propone una nuova tradizione contemporanea, servendo piatti della tradizione come i Plin ai tre arrostiti o i Tajarin tagliati al coltello che però convivono con piatti come il Ceviche di Trota Fario, Quinoa e peperoncini, o le Famiole Latte affumicato e salvia, per citarne alcuni.

Spirito di adattamento

Con l’arrivo della pandemia di Covid-19 dopo 12 anni di attività, i due fondatori hanno dovuto reinventarsi per adattare la loro struttura alle necessità del periodo; proprio da questo tempo di difficoltà e incertezza nasce Gastronomia&Vini, inaugurato nel Luglio 2020, un modo di portare nelle case dei torinesi (ma non solo) la gastronomia e l’eccellenza dei piatti della tradizione tramite il servizio d’asporto. Il concetto della cucina di Scannabue e i suoi cavalli di battaglia abbattono così le barriere create dall’emergenza sanitaria e il locale continua ad essere uno dei più apprezzati in città, presentando dei classici o delle proposte completamente riviste; la proposta della Gastronomia 4 è entrata a far parte della selezione dei Maestri del Gusto di Torino e Provincia (2025/2026) nel 2024.

Il menù

Nella proposta di Scannabue spiccano ricette come gli amati e conosciuti Plin ai tre arrosti, il Vitello tonnato, uno dei piatti più conosciuti e richiesti, le acciughe al verde e sott’olio, selezione di Beppe Gallina dell’omonima pescheria di Porta Palazzo, senza dimenticare i Tajarin al sugo d’arrosto.
Per la Primavera/Estate torneranno il Carpione (scaloppina, uova sode e zucchine), il prosciutto in gelatina ripieno di insalata russa o capricciosa. Tra i piatti sempre disponibili il
Tonno di coniglio, uno dei classici di Scannabue.
Troviamo anche una delle selezioni di formaggi più interessanti della città, con proposte uniche, tra Italia, Francia, Spagna e Svizzera.
Tra i dolci il Bunet, le Pesche ripiene, la Tarte Tatin, il Babà al Rum in Burnia. Tutti i piatti sono in vendita presso la gastronomia di Largo Saluzzo. Unica eccezione per le paste fresche che devono essere prenotate in anticipo.

La cantina

La Cantina di Scannabue è a disposizione della clientela del ristorante, con le oltre 800
etichette presenti in carta. Una selezione della carta è acquistabile presso la gastronomia
& vini. La carta è suddivisa tra vini italiani e vini stranieri. I due proprietari affermano “La carta dei vini dello Scannabue è nata come desiderio di accompagnare la nostra cucina
con vini interessanti che fossero co-protagonisti della cena. La selezione dei vini è cresciuta di pari passo con la nostra conoscenza del vino, attraverso viaggi e degustazioni nei quasi 17 anni di attività. Da noi si possono trovare vini di tutto il mondo ma in particolare privilegiamo il territorio e di conseguenza il Piemonte che domina su molte pagine, ma anche oltralpe offriamo una vasta scelta di territori famosi ma anche emergenti.
Il gusto si è spostato, ormai da qualche anno, su piccole cantine artigianali che sono più
attente al discorso del rispetto dell’ambiente e delle pratiche meno invasive in cantina.
Sono così apparsi in carta sempre più nomi “sconosciuti” che necessitano qualche introduzione, ma caratterizzano una carta diversa dalle altre.
Ancor oggi il cliente si stupisce di non conoscere quasi nulla della carta, ma si fa consigliare volentieri nella scelta, fidandosi della nostra offerta. Lo Scannabue ci è servito come laboratorio per assaggiare e capire le nuove tendenze, riscoprire le vinificazioni classiche e scegliere quali proporre alle singole persone. La scelta di lavorare con vini artigianali necessita un’attenzione particolare perché ancora di più l’annata o la singola bottiglia può essere diversa una dall’altra.”

Scannabue Caffé Ristorante: Largo Saluzzo 25/H, Torino

 

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Tradizioni rivisitate, sapori che si incontrano e piatti da sogno: le feste al Cannavacciuolo Bistrot 

Chef Arianna Gatti|||

Dal 23 al 27 ottobre a Torino va in scena Buonissima 2024: 5 giorni di alta cucina e più di 100 chef da tutto il mondo, i quali incontrano la grande cucina piemontese in più di 90 appuntamenti gastronomici diffusi in tutta la città di Torino

Degustando, 8 grandi chef ai Giardini Reali di Torino|||

Il 23 maggio a Torino torna DEGUSTANDO, lo street food gastronomico itinerante dei grandi chef; per l'evento inaugurale di FLOR, 8 grandi chef prepareranno 8 piatti accompagnati da vini e cocktail

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Il Turin Palace Hotel in occasione della Festa delle Donne offre quattro proposte tra beauty e food per una pausa relax e gourmet, per una fuga in solitaria o con le amiche. Quattro le proposte e tutte calibrate per rispondere ai desideri dell’universo femminile, da sempre sensibile al bello, al culto del benessere, alla ricerca del piacere di sentirsi bene.

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Lo scorso Natale ti ho dato il mio cuore, ma proprio il giorno dopo lo hai dato via…

Inizia così una delle più belle canzoni natalizie degli anni moderni. Era il 1986 quando il duo inglese, conosciuto in tutto il mondo con il nome di Wham, pubblicò il famoso brano Last Christmas.

Io, a differenza della canzone, non vi parlo di sguardi sensuali e languide carezze tra un uomo e una donna, naufragate velocemente dopo i primi sussulti; vi invito invece a donare il cuore in modo tale che rimanga come un segnale, un gesto indelebile nel tempo. Un atto di pace, serenità, gioia e speranza. Pace, in questo difficile frangente storico, serenità da alternarsi alla frenesia delle giornate, gioia per voi e per me che posso narrare un angolo della mia città natale, speranza per le generazioni future: per i volti e i sorrisi di tanti bambini.

Per adoperarsi in tal senso bisogna, come prima cosa, fare un dono a sé stessi: regalatevi del tempo. Passeggiate per il centro di Torino, spegnete lo smartphone, godetevi la bellezza dei palazzi e respirate la storia della città. Poi, in tutta calma, raggiungete la deliziosa via Lagrange, recatevi al numero 5/D e, se è vero che la felicità è dimenticanza, assaporatene qualche cucchiaino. Entrate poi nella magica atmosfera del Natale, dimenticando tutto per qualche attimo.

Io l’ho fatto, casualmente lo ammetto, e ne sono rimasto entusiasta. Qui infatti dal 25 ottobre è aperto lo Spazio della Fondazione Maria Teresa Lavazza proprio per la celebrazione del Natale di quest’anno. All’interno troverete un mondo da favola con una infinità di oggetti e addobbi natalizi di gran pregio, eleganti e raffinati. Un plastico, in parte in movimento, che vi immerge in un grande villaggio di Natale: case, casette, negozi, parchi giochi, seggiovia, sala da ballo, alberi, luci e tanta neve. A sorvolare la città Babbo Natale sulla sua slitta trainata dalle renne.

A pochi passi dal plastico ed ecco un delizioso Presepe a rievocarci il vero spirito natalizio: la Natività. Sullo stesso piano dell’esposizione una miriade di idee per abbellire gli interni delle vostre abitazioni: finestre, angoli delle stanze, mobilio. E poi alberi di Natale di varie dimensioni e dai differenti stili di abbellimento, luminosi e non. Se scendete al piano inferiore dello Spazio della Fondazione Maria Teresa Lavazza ecco che i protagonisti sono ancora gli alberi ma accompagnati da piatti, bicchieri, soprammobili, componenti per la casa, soluzioni per la camera da letto e per l’abbigliamento personale: il tutto sempre rigorosamente in tema con la Festa più bella dell’anno.

Un negozio, se così vogliamo definirlo, unico nel suo genere dove ogni cosa è un’emozione, una carezza al cuore, un anfratto per suggestive sensazioni. Ma questo mio scritto non è una pubblicità: tutt’altro, è il mio piccolissimo contributo all’importante lavoro della Fondazione. Dovete infatti sapere che tutto il ricavato delle vendite, di ogni oggetto e delizia natalizia, verrà devoluto interamente all’Ospedale Infantile Regina Margherita, questa nobile iniziativa sarà elemento di contributo nel sostegno del progetto “NeoGen”, ovvero il primo programma in Italia di screening neonatale esteso mediante analisi genetica per l’identificazione precoce di 500 malattie pediatriche.

Motivo per cui acquistare anche solo un piccolo ninnolo risulta indubbiamente come gesto d’amore, come profondità dell’anima che nutre lo spirito, come atto di pura filantropia.

L’iniziativa, dal sapore solidale, è un esempio vero, concreto dell’attività della Fondazione Maria Teresa Lavazza, fondata nel 2021 dai figli Giuseppe e Francesca Lavazza per proseguire l’importante impegno nel sociale della mamma, una Signora alla quale appartenevano la visione, la passione e la generosità dell’operato.

Un esempio di come si può essere in grado di generare nel tempo uno sviluppo importante del welfare sanitario di Torino, del Piemonte e dell’intero territorio nazionale, per portare innovazioni di eccellenza al fine di migliorare i luoghi di cura e di garantire un costante progresso delle terapie per le malattie immunologiche e degenerative.

“La Signora Maria Teresa, dal 1997 a luglio 2020 è stata Presidente di Adisco Piemonte, associazione che ha guidato con passione, lungimiranza e competenza. In questi oltre venti anni, attraverso la ricerca scientifica, la percentuale di guarigione dei bambini affetti da malattie degenerative è migliorata moltissimo anche grazie allo studio sulle cellule staminali, fortemente supportato dall’associazione Adisco. La Signora Maria Teresa ha sempre avuto una grande visione, con la consapevolezza di dover non soltanto fare progredire la ricerca ma, in parallelo, ripensare i luoghi di cura. Spazi medici efficienti e all’avanguardia da un punto di vista scientifico, in grado di tenere conto sia delle necessità psicologiche dei piccoli pazienti nel rispetto delle diverse fasce di età, sia del rapporto intimo e affettuoso con i genitori e i fratelli”

È doveroso ricordare che il Presidio Ospedale Infantile Regina Margherita affonda la sua storia nell’ormai lontano 1880 quando, per merito del dottor Secondo Laura, prese vita occupandosi del ricovero dei bimbi malati in una casa di c.so Dante a Torino in qualità di Ospedaletto Infantile. Dopo tre anni prese la dimensioni di Ospedale per bambini inferiori ai dodici anni grazie alle tante opere di beneficienza a partire dalla Famiglia Reale. Fu infatti la Regina Margherita che volle il suo nome per la struttura sanitaria. Nel 1888 la sede si spostò in via Manebrea e nel 1961 in piazza Polonia. Oggi l’Ospedale Infantile Regina Margherita è specializzato nella prevenzione, diagnosi e cura delle varie malattie dell’età evolutiva, ed è annoverato come eccellenza della sanità italiana.

L’acquisto di un oggetto natalizio è un gesto semplice che può donare grande gioia, è una piccola goccia nel mare della speranza, è credere sempre nel futuro che ci attende.

Lo Spazio della Fondazione di via Lagrange 5/D resterà aperto dal martedì alla domenica con orario continuato dalle 10:30 alle 19:00. Domenica 24 dicembre fino alle 12.00.

 

 

di Barbara Spadafora

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Il 7 novembre a Lissone e l'8 novembre a Torino i due celebri chef uniranno le loro forze per creare un menu indimenticabile.

Giorgio Barchiesi, meglio noto come Giorgione, torna in cucina per una nuova cena a quattro mani con Danilo Pelliccia, chef del ristorante Dù Cesari. L'evento, che si terrà il 7 novembre a Lissone e l'8 novembre a Torino, sarà un'occasione imperdibile per gustare le prelibatezze di due tra i più talentuosi cuochi italiani.

Il mio amico Danilo mi ha invitato nel suo locale, dove si respira un'aria di frizzante romanità”, ha dichiarato Giorgione. I due cuochi sono entrambi appassionati di cucina tradizionale, ma amano anche sperimentare e sorprendere i loro ospiti. In questa cena, intendono combinare le loro diverse esperienze per creare un menu che sia allo stesso tempo gustoso e originale.

Il menù sarà un vero e proprio viaggio nella cucina italiana, attraverso tradizione e materie prime di qualità. Si inizierà con una serie di antipasti saporiti e genuini, come crema di peperoni, crema di melanzane, patè di fegatini e fagioli con cotiche. A seguire, due primi piatti tipici della tradizione romana: stringozzi alla norcina e maialino con crema di pecorino finto purè. Per concludere, un dolce dal sapore antico e sacro: ricotta infornata con mandorle e aroma di limone.

Essere in cucina con Giorgione non è un confronto, ma un dialogo aperto dove le competenze e le capacità di ognuno permettono di ampliare le proprie conoscenze, in modo tale che il cliente, uscito dal locale, sia contento e abbia assaporato un momento di felicità”, ha affermato Danilo.

Una cucina gustosa che non mira a stupire, ma a servire in tavola sapori autentici e allegria.

 

Di Tiziana Latorre

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