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L’atmosfera della vecchia Milano, il fascino di una drogheria d’antan e l’autenticità di un bacaro veneziano, riuniti in un crocevia di suggestioni, profumi e sapori. Tutto questo alla Tabaccheria Giacomo.
Mantenendo intatta l’unicità di un piccolo locale dove, da oggi, si potrà sperimentare una selezione di cibi tipici dei locali di Giacomo Bulleri, la Tabaccheria Giacomo torna in scena con il suo charme originale.
Vediamo di conoscere più da vicino l’ideatore di questo piccolo gioiello milanese.
Giacomo Bulleri, cuoco toscano, dopo aver fatto esperienza in alcuni ristoranti di Torino, si trasferisce a Milano nel ’58 dove apre il suo primo ristorante “Giacomo” in via Donizetti proponendo piatti tipici toscani. Nel ’90 si sposta nell’attuale sede di via Sottocorno. Questo è il suo regno dove Giacomo continua a deliziare una clientela internazionale affezionata, con piatti di estrema raffinatezza culinaria, interpretando la tradizione che conosce alla perfezione con la sua saggezza di cuoco. Propone piatti prevalentemente di pesce; dal tonno agli scampi, granseole, branzini, esposti in bella mostra nella vetrina d’ingresso, accompagnati da una vasta e selezionata carta dei vini. Nel menù, non mancano, in stagione, piatti a base di tartufo bianco d’alba, ovoli e funghi porcini. Una menzione speciale meritano i dolci, rigorosamente fatti in casa.
Aperta dalle 8 alle 24, il mattino della Tabaccheria inizierà così con le dolcezze provenienti dall’adiacente pasticceria, per proseguire con colazioni, aperitivi e dopocena a base di “bocconi”. Ed è proprio all’ora dell’aperitivo che martedì 24 febbraio 2015 Giacomo ha riaperto le porte con una veste tutta nuova, proponendo i grandi classici della cucina toscana e non. La ribollita e la pappa al pomodoro, gli immancabili ragù toscani, salse per crostini e condimenti freschi diventano ora i protagonisti di nuove proposte appositamente preparate ogni giorno, da assaporare in loco o gustare in più intimi contesti, per ritrovare tutto il sapore di Giacomo, in ogni occasione.
Molto più che una semplice tabaccheria: il meglio del Bel Paese, dagli ambienti al decor, fino agli oltre 60 prodotti qui messi in vendita, selezionati dallo stesso Giacomo. Egli diventa infatti esploratore gastronomico per offrire prodotti individuati con amore nel territorio italiano (e non solo), ma soprattutto con la cura che ogni abile cuoco esprime nella selezione degli ingredienti per i suoi miglior piatti. Un packaging curato in ogni dettaglio, diverso nei colori ma sempre ornato della classica effige Giacomo, renderà ogni prodotto bello da esporre e ma anche da regalare: come colatura di alici di Cetara, pecorino Bagnolese, passata di pomodoro giallo, pomodorini di Corbara, burro al tartufo bianco di Gubbio o un profumato olio extravergine di oliva di Spello.
Per gli esploratori gastronomici, semplici curiosi o chi ama semplicemente il fascino di una volta inserito nella migliore della contemporaneità. Eccellenza e originalità a pochi passi da Piazza Cinque Giornate.
Tabaccheria Giacomo
Aperto tutti i giorni dalle 8.00 alle 24.00
Via Pasquale Sottocorno 5 Telefono: 02.76009410 www.giacomomilano.com
Finalmente i Bluebeaters stanno per tornare con il loro nuovo, attesissimo album.
La band torinese ritorna sulla pista discografica dopo aver passato un anno in tour attraversando tutta l'Italia, un anno trascorso a riscoprire le proprie origini. 12 mesi che sfoceranno nella pubblicazione di Everybody Knows lunedì 13 aprile, ovvero il nuovo album dei Bluebeaters. Il disco uscirà contemporaneamente in tutta Europa, in Giappone e in Nord America, anticipato dalla pubblicazione del singolo e dell'annesso video a marzo. Un brusco cambio di rotta, definibile anche come un back to the roots, della band di Torino che ha progettato questa nuova uscita per Record Kicks, l'etichetta italiana cult per gli appassionati di soul e funk.
Questa nuova faccia del gruppo riesce ad unire e recuperare gli stimoli iniziali che avevano dato vita alla stessa band, un suono più vintage che esprime anche un ritorno alla formazione originale, dopo la separazione da Giuliano Palma, a cui si è aggiunta la presenza della voce di Pat Cosmo.
Una nuova (e vecchia allo stesso tempo) originalità per i Bluebeaters, che dopo vent'anni di carriera continuano a reinventarsi e a ricercare sempre un nuovo modo per esprimersi al meglio, pubblicando un disco ricco che si preannuncia pieno di sorprese. L'artwork dell'album è stato realizzato dal grafico e fashion designer milanese Giorgio Di Salvo.
Il nuovo tour di presentazione inizierà già da marzo, e a questo link è possibile vedere il teaser: http://youtu.be/zV0a3X7bmAU
20.03 - Roma - Rising Love
27.03 - Firenze - Viper Club
03.04 - Trieste - Etnoblog
11.04 - Torino – Hiroshima mon amour
18.04 - Rimini - Velvet
09.05 - Livorno - The Cage
Bookin BPMCONCERTI
Daniele Parancandolo
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tel: 3928107134
[gallery type="rectangular" ids="38146,38149,38148,38147,38151"]Il duo jazz costituito da PAOLO FRESU e URI CAINE si esibirà al Teatro Elfo dal 27 febbraio all'1 marzo. Non è affatto semplice, come potrebbe sembrare, scegliere di suonare ad arte, brani cult della storia jazzistica. Il duo affronta il gioco con sorprendente semplicità, riuscendo perfettamente a trasmettere il sentimento che guida il genere. L'incontro tra questi due musicisti è una delle cose più interessanti successe nel mondo del jazz degli ultimi anni: la tromba lirica e sognante di Fresu si sposa perfettamente con il pianismo di Uri Caine, fatto di mille citazioni, dalla canzone americana, al blues, alla musica classica, genere che Caine ha riveduto e corretto secondo i suoi parametri personali in molti progetti solistici pubblicati negli ultimi 10 anni. Saran eseguiti, oltre a standard come Darn that dream e Doxy, delle vere e proprie perle come Lascia ch'io pianga di Haendel in una versione da brivido ed il fantastico medley che unisce un classico della canzone italiana come Non ti scordar di me con Centochiodi, brano scritto da Fresu per la colonna sonora del film di Ermanno Olmi. Molti parlano di questo duo quale un piccolo capolavoro di stile, un progetto di vasti orizzonti, di quelli che ti rimettono in pace con il mondo.
27 febbraio - 1 marzo
Paolo Fresu & Uri Caine
TWO FOR THREE
27 febbraio TWO FOR THREE: JAZZ!
28 febbraio TWO FOR THREE: CLASSIC!
1 marzo TWO FOR THREE: POP! (Ogni sera verrà eseguito un programma differente)
Paolo Fresu tromba, flicorno, elettronica
Uri Caine piano, piano elettrico
ELFO PUCCINI, SALA SHAKESPEARE
corso Buenos Aires 33, Milano Venerdì e sabato ore 21.00
domenica ore 16:30 Info e prenotazioni: tel. 02/0066.06.06
Intero 30.50 €, ridotto 16 €, martedì 20€
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“Se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino” - Robert Capa
La fotografia è uno scampolo di vita. Le grandi fotografie sono, anche, scampoli di inafferrabile bellezza in contesti dove la bellezza centra poco. Uno di questi contesti è la guerra. Robert Capa è uno dei grandi fotografi che rende “bella” la guerra. Non chiedetemi come faccia, i suoi scatti hanno reso immortali momenti che altrimenti sarebbero dispersi, come macerie di guerra.
Questo è uno dei principali motivi per non perdere la mostra di Capa. Un altro motivo è quello di conoscere, attraverso le sue fotografie (e i suoi racconti), un'Italia inedita, quella sotto le bombe della seconda guerra Mondiale.
Capa, padre del fotogiornalismo, pur non essendo un soldato, visse la maggior parte della sua vita sui campi di battaglia, vicino alla scena, spesso al dolore, a documentare i fatti. Attraverso la sua predisposizione al pericolo, ha seguito le truppe di liberazione americane in Sicilia e in Campania e le settantotto fotografie esposte a Spazio Oberdan mostrano una guerra fatta di gente comune, di piccoli paesi uguali in tutto il mondo ridotti in macerie, di soldati e civili. L’obiettivo di Robert Capa tratta tutti con la stessa solidarietà e colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza e per l’empatia che scatenano in chi le guarda.
Ed è così che Capa racconta la resa di Palermo, la posta centrale di Napoli distrutta da una bomba ad orologeria o il funerale delle giovanissime vittime delle famose Quattro Giornate di Napoli. E ancora, vicino a Montecassino, la gente che fugge dalle montagne dove impazzano i combattimenti e i soldati alleati accolti a Monreale dalla gente o in perlustrazione in campi opachi di fumo, fermo immagine di una guerra dove cercano – nelle brevi pause – anche il recupero di brandelli di umanità.
BIOGRAFIA
Esiliato dall’Ungheria nel 1931, Robert Capa inizia la sua attività di fotoreporter a Berlino e diventa famoso per le sue fotografie scattate durante la guerra civile spagnola tra il 1936 il 1939. Quando arriva in Italia come corrispondente di guerra, ritrae la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio: un viaggio fotografico, con scatti che vanno dal luglio 1943 al febbraio 1944 per rivelare, con un’umanità priva di retorica, le tante facce della guerra spingendosi fin dentro il cuore del conflitto.
INFO MOSTRA
Dal 29 Gennaio 2015 al 26 Aprile 2015
MILANO - Spazio Oberdan, Piazza Oberdan
BIGLIETTERIA: € 8.00 intero; € 6.50 ridotto per gruppi da 15, over 65, dai 6 ai 18 anni, studenti fino ai 25 anni, titolari di apposite convenzioni e coupon; € 3,50 ridotto speciale per le scuole, gratuito under 6, portatori di handicap e accompagnatori, giornalisti, guide turistiche, un accompagnatore per gruppo, due insegnanti per classe
Marco Trabucchi
[gallery type="rectangular" ids="38109,38108,38107,38106,38105"]È uscito per 24 ORE Cultura, spin off editoriale de Il Sole 24 ORE, Il grande libro della cucina, ad opera di Carlo Spinelli. Non si tratta di una semplice raccolta, parliamo di un manuale che è al contempo ordinato, funzionale e anticonvenzionale.
Anticonvenzionale perché a scriverlo è un vero e proprio personaggio del gusto. Carlo Spinelli, aka Doctor Gourmeta, non è solo laureato in Lettere Moderne e laureando in Storia e Antropologia dell'Alimentazione ma è anche un appassionato di viaggi, musica, fotografia, ma soprattutto un caro amico. Scrive per Rolling Stone, La Cucina Italiana, Playboy e Wired oltre che sul suo blog ItaliaSquisita. Una personalità a 360 gradi, così come il suo libro che è un viaggio nel mondo della cucina: dal mediterraneo alla Svezia, dal mondo arabo a quello caraibico, dalla cucina vegetariana allo street food.
Dopo una dettagliata introduzione in cui vengono presentati i diversi stili con le loro caratteristiche e gli ingredienti tipici delle diverse tradizioni culinarie, Il grande libro della cucina prosegue con più di 100 ricette da tutto il mondo corredate da immagini che fanno trasparire la passione per la fotografia dell'autore. Il mix non è soltanto geografico, le proposte spaziano da piatti adatti a una cucina veloce e appetitosa fino a portate sontuose ed elaborate per le grandi occasioni.
Le dettagliate ricette hanno un occhio di riguardo per la salute e il benessere, con importanti annotazioni sulle proprietà nutritive degli ingredienti, interessanti aneddoti sulle loro origini e utili consigli per la presentazione e l'accompagnamento di ogni piatto.
Completa il volume una selezione dei migliori chef di alcuni stili, come Gennaro Esposito per il mediterraneo, René Redzdepi per il nordico, Ramzi Choueiry per l'arabico, Lanshu Chen per l'Asiatico, Pietro Leemann per il vegetariano e Khalid Mohammed per il Caraibico.
Il grande libro della cucina permetterà al vostro menù di casa di beneficiare di una ventata di originalità che farà felici i palati di tutti i vostri ospiti.
Sara Antonelli
[gallery type="rectangular" ids="38134,38136,38137,38138,38141,38143"]
Finalmente i Flogging Molly tornano in Italia.
La band più rappresentativa dello stile irish nel mondo del punk che con il suo mix di musica grezza e folk irlandese ha conquistato tutto il mondo, suonerà il 21 luglio al Magnolia di Segrate (MI) e il 22 luglio all'Eutropia di Roma.
I Flogging Molly, nonostante un periodo di grande instabilità economica, tornano in tour riproponendo il loro ultimo lavoro discografico "Speed of Darkness", che viene definito dal frontman della band Dave King un disco maturo e travolgente come i suoi temi portanti.
Ancora pochi giorni per poter visitare la mostra a Palazzo Reale dedicata a Vincent Van Gogh, infatti l'allestimento durerà fino a domenica 8 marzo 2015.
L'esposizione mette in mostra le opere dell'artista olandese relative alla sua attenzione verso il paesaggio rurale e il mondo contadino, in un’epoca in cui la maggior parte degli artisti rivolgeva lo sguardo al paesaggio urbano, frutto dell’industrializzazione europea della fine del XIX secolo, come per esempiom i neoimpressionisti Seurat e Signac. La vita e le mansioni della tradizione agreste sono per Van Gogh materia di studio, e le considera soggetto dalla nobile e sacra accezione e i lavoratori della terra figure eroiche e gloriose: dai primi disegni realizzati in Olanda fino agli ultimi capolavori dipinti nei pressi di Arles, Van Gogh esprime la propria affinità verso gli umili, immedesimandosi con loro e rappresentando il loro dignitoso contegno.
Il lavoro curatoriale svolto da in collaborazione un comitato di esperti dell’opera di Van Gogh quali Cornelia Homburg, Sjraar van Heugten, Jenny Reynaerts e Stéphane Guégan, ha permesso di costruire un percorso che accompagna il visitatore attraverso i 47 lavori dell’artista esposti, alla scoperta di opere note e di altre mai viste prima, per comprendere ed esplorare il complesso rapporto tra uomo e natura, tra fatica e bellezza, rivivendo gli stati d’animo che Vincent Van Gogh ha trasferito nelle sue creazioni. Il corpus centrale della mostra è costituito da opere provenienti dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, a cui si aggiungono lavori provenienti dal Van Gogh Museum di Amsterdam, dal Museo Soumaya-Fundación Carlos Slim di Città del Messico, dal Centraal Museum di Utrecht e da collezioni private normalmente inaccessibili: un’occasione unica per approfondire, attraverso gli occhi dell’artista, il complesso rapporto tra l’essere umano e la natura che lo circonda, tra l'artista, la Natura e la Terra. Tra i capolavori concessi dal Kröller-Müller Museum alla mostra milanese, citiamo "Autoritratto" del 1887, il "Ritratto di Joseph Roulin" del 1889, "Vista di Saintes Marie de la Mer" del 1888, la "Testa di pescatore" del 1883 e "Bruciatore di stoppie, seduto in carriola con la moglie" del 1883.
L’esposizione gode di una mise en scène d’eccezione: l’archistar giapponese Kengo Kuma, classe 1954, tra i cui progetti si rammentano il Museo Hiroshige e il Tokyo Suntory Building, ha curato il progetto di allestimento, permettendo al visitatore di immergersi nel tema dell’esposizione, nel rispetto del progetto scientifico e della poetica del grande olandese.
"Van Gogh - L'Uomo e la Terra", promossa dal Comune di Milano – Cultura, prodotta e organizzata da Palazzo Reale di Milano, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, è stata realizzata anche grazie al sostegno del Gruppo Unipol, ed è stata patrocinata dall'Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma; inoltre è stata inserita tra gli eventi per la commemorazione del 125° anniversario della morte del pittore, celebrati con il grande programma internazionale Van Gogh 2015, curato dal Van Gogh Europe Fondation, istituzione di recente costituzione, sostenuta dal governo olandese a tutela e promozione dell’opera di Van Gogh, In vista di Expo Milano 2015, partner di questo evento, la mostra ha voluto mettere in relazione le opere esposte con il tema dell’Esposizione Universale “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, dimostrando quanto l’interesse dell’artista per i cicli della terra e quelli della vita dell’uomo abbia profondamente influenzato tutta la sua poetica.
18 ottobre 2014 - 8 marzo 2015
Van Gogh - L'Uomo e la Terra
a cura di Kathleen Adler allestimento di Kengo Kuma
www.vangoghmilano.it
Palazzo Reale Piazza Duomo 12 - Milano
Orari Lunedì, martedì e mercoledì: 9,30 – 19,30 Giovedì, venerdì e sabato: 9,30 – 22,30 Domenica: 9,30 – 21,00 Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
Biglietti Intero: 12,00 € Ridotti: 10,00 € - 9,00 € - 6,00 € (www.vangoghmilano.it/info/)
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Il 28 febbraio andrà in scena presso l'Atelier di Teatro in Polvere, lo spettacolo “Teatro-Cucina®, intrattenimento conviviale in 5 portare e 2 atti”, dal 2001 sinonimo di divertimento e di nutrimento del corpo e dello spirito.
Il sipario si apre su una tavolata a forma di ferro di cavallo apparecchiata in gran stile, e gli spettatori sono invitati a prendere posto al banchetto per diventare commensali di un insolito spettacolo teatrale nel quale musica e farina, danza e acqua, canto e vino sono parte integrante della trama.
La ritualità legata del cibo e del vino, fulcro dello spettacolo, affonda le radici nella cultura popolare partenopea, infatti i piatti serviti in scena sono legati alle tradizioni, intrecciati a racconti del passato: sapori della memoria, colori della terra, canti e danze che raccontano la vita. Ognuna delle cinque portate è legata alla drammaturgia quindi lo stile narrativo cambia in base alle pietanze preparate e servite, il cibo scandisce lo spettacolo dal riso alle lacrime, dall'ironia pungente e rinfrescante all'amore nella sua accettazione più pura.
Valentino Infuso, attore napoletano classe '76, inizia a pensare al progetto nel maggio 2000 insieme a Elisabetta Faleni, coreografa, regista e appunto, co-autrice dello spettacolo, che ne firma anche la regia. Diplomata al Teatro alla Scala di Milano e al Bolscioi di Mosca, Faleni ha approfondito il proprio percorso nel teatro-danza con la compagnia Tanztheater di Pina Bausch, apportando un prezioso contributo alla stesura dello spettacolo. Il debutto dello spettacolo “Teatro-Cucina" avviene nel novembre 2001 a Milano dopo 18 mesi di preparazione, e ad oggi conta 204 repliche col tutto esaurito e lunghe liste d’attesa, grazie all'idea originale dell'approccio gastronomico al teatro, dove il legame tra le pietanze e la drammaturgia è stretto al punto tale che se una vivanda dovesse essere sostituita, anche l’azione scenica dovrebbe essere modificata. Questo legame rende preferibile, ai fini di una fruizione ideale, che lo spettatore non sappia quali siano le portate che gli verranno servite fino al momento in cui non saranno evocate e create in scena dagli attori. L’empatia dell’attore e del commensale è naturale e fondamentale per il godimento dell’azione teatrale. Il cibo, medium emozionale tra attore e spettatore, racconta la vita, non una in particolare, ma quella in cui ognuno si riconosce, attraverso piccoli gesti, impercettibili sfumature dell'esistere, nella memoria di suggestioni, odori, sensazioni. “Teatro-Cucina" è uno spettacolo che ci ricorda quanto cibo e cucina siano due forme di crescita culturale ma anche di nutrimento fisico e spirituale.
Noi abbiamo incontrato Valentino Infuso, creatore del progetto, oggi addirittura marchio registrato, per sapere come è nata l'unione del cibo con l'azione teatrale e quali saranno i suoi prossimi progetti.
Nerospinto: Da cosa nasce l’esigenza di unire al teatro la tradizione culinaria napoletana? Valentino Infuso: Lo spettacolo non si incentra esclusivamente sulla cucina partenopea, però ne ho tratto ispirazione in prima persona, nel senso che a Napoli, intorno alla tavola, si consumano i fatti salienti della vita delle persone, da lì il collegamento tra la commedia umana e la commedia teatrale, mediate dal cibo. I piatti dello spettacolo comunque si ispirano non solo alla cucina napoletana, ma anche alla tradizione di altre Regioni italiane e alla cucina mediterranea in generale. La costruzione dello spettacolo è durata più anno, io e Elisabetta Faleni abbiamo fatto un grande lavoro di ricerca che ci ha portati a creare lo spettacolo in questo modo, anche grazie all'aiuto di Davide Oldani, col quale nel 2003 creammo il menù definitivo.
N.: Quale è stato il criterio di scelta dei piatti e il loro abbinamento all'azione teatrale? V. I.: Il criterio è la vita: attraverso i piatti raccontiamo le fasi dell'esistenza umana. Ricordi di infanzia, il matrimonio, la vecchiaia, la morte, ogni tappa della vita è legata a una pietanza e il filo conduttore drammaturgico è la vita stessa. A rendere fluido il racconto e il passaggio da una fase all'altra, è stato possibile anche grazie all'aiuto sapiente della regista, nonché coreografa, che ci ha condotti attraverso il linguaggio del teatro-danza.
N.: Il “menù” è sempre lo stesso o cambio di spettacolo in spettacolo? V. I.: Il menù sempre lo stesso perché è fortemente legato a quello viene messo in scena. Se si cambiasse anche solo una portata, bisognerebbe cambiare lo spettacolo.
N.: Avete mai pensato di proporre lo spettacolo abbinandolo alla cucina di un altro paese? V. I.: L'abbiamo già fatto: “Sushidio®”, spettacolo ambientato in sushi-bar, dove però solo una parte del pubblico partecipa attivamente allo spettacolo consumando del sushi, però, agli occhi di quelli invece seduti in platea, gli avventori del sushi-bar risultando a tutti gli effetti parte integrante della pièce. In questo caso l'atto conviviale ha un ruolo più marginale rispetto a quello in "Teatro-Cucina", ma è uno spettacolo che ha riscosso comunque un buon successo, tant'è che c'è stato anche chi ha provato a copiarci.
N.: Un piatto che rappresenta la commedia e uno la tragedia. V. I.: Tutto dipende dal condimento. Qualsiasi piatto può volgere in commedia o in tragedia in base da come lo condisci e da con che spirito lo mangi.
N.: Il cibo oggi sta assumendo sempre più il ruolo di status symbol più che di rituale del nutrimento, cosa ne pensi? V. I.: Quando abbiamo iniziato nel 2000, non esisteva ancora l'approccio al cibo come esclusiva forma estetica. Non esistevano né i talent show né i cooking show, che hanno contribuito ad esasperare l'atto culinario allontanandolo dal suo ruolo principale, introducendo il concetto di gara: secondo me, lo spirito con cui si cucina, si riflette sulle pietanze preparate, e se queste sono preparate con livore, con agonismo e rabbia, saranno sicuramente meno buone di quelle cucinate con amore e con la voglia di prendersi cura del proprio ospite, che è poi alla base di "Teatro-Cucina".
N.: Lo spettacolo avrebbe comunque senso proponendo pietanze vegane o comunque frutto di una cucina più sofisticata, oppure ha senso solo nel momento in cui è legato alla tradizione? V. I.: Abbiamo una versione del menù vegetariano, così anche chi non mangia carne può godersi lo spettacolo, ma non andiamo oltre. Per quanto abbia rispetto di queste nuove forme di alimentazione come cura o come stile di vita, questo spettacolo non può essere riadattato a questo tipo di cucine, andrebbe scritto uno spettacolo nuovo partendo da zero.
N.: Qualche spettatore si è mai lamentato del cibo servito? V. I.: Assolutamente no, c'è stato qualche suggerimento, ma dallo spettacolo ne sono sempre usciti tutti soddisfatti.
N.: "Teatro-Cucina" cosa vuole trasmettere allo spettatore? Quale segno vuole lasciare? V. I.: Lo spettacolo vuole ricontattare lo spettatore con la bellezza dell'atto conviviale e lasciarlo con una sensazione di pace e di equilibrio, assaporando un momento fuori dal tempo e dalla vita frenetica, riscoprendo il cibo come piacere fisico e spirituale, rievocando ricordi della propria vita attraverso il cibo.
N.: Quali sono i prossimi progetti? V. I.: È ancora alla fase embrionale un nuovo progetto legato alla cucina tantrica, una sorta di collegamento tra cibo e sesso, ma siamo ancora alle fasi iniziali.
Carlotta Tosoni
TEATRO-CUCINA® Intrattenimento conviviale in 5 portate e 2 atti
Di Elisabetta Faleni & Valentino Infuso Con: Corinna Agustoni/Elena Callegari, Tamara Balducci/Paola Crisostomo, Valentino Infuso, Roberto Zanisi (musico) Regia: Elisabetta Faleni Menù ideato da Davide Oldani
Prossime date: Sabato 28 febbraio - ore 20.30 Domenica 1 marzo - a pranzo Mercoledì 4 marzo - ore 20.30 Giovedì 5 marzo - ore 20.30 Altre sei repliche sono in programma nel mese di aprile
Biglietti: Intero: 60,00€ - ridotto (under 23 e over 65): 45,00€ Agevolazioni gruppi: ogni 10 paganti l'11° è omaggio Ingresso riservato ai soci Dulcamarateatro: quota associativa 2014/2015 - 6,00€
Atelier di Teatro in Polvere Via Bastia 15, Milano
Per prenotazioni e informazioni Virginia cell.320 8186817 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.teatroinpolvere.it www.dulcamarateatro.it
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Al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, fino al 15 marzo è possibile visitare la mostra personale Exp(l)oration by No Curves, artista italiano esponente internazionale della tape art.
Una mostra molto particolare, espressione di quel connubio fra fantasia e arti figurative che spicca ancor di più nel mondo tecnologico di oggi. Già, perché Exp(l)oration è il nome dato alla mostra dall'artista italiano No Curves, esponente famoso a livello internazionale della tape art; il tema è avvincente poiché riguarda l’esplorazione come metafora del superamento dei propri limiti, il tutto con opere realizzate utilizzando esclusivamente nastro adesivo e senza tagli curvi.
Uno strumento davvero poco tecnologico, insomma, immerso in uno scenario che fonda invece tutta la propria autorevolezza nell'esporre la scienza in tutto il suo sviluppo umano. Le opere esposte però sono ritratti di personaggi che hanno dedicato la propria vita alla scoperta di luoghi ignoti e lontani: Neil Armstrong, Valentina Vladimirovna Tereškova, Leonardo Da Vinci, Amelia Earhart, Reinhold Messner, Felix Baumgartner e altri ancora.
Fra gli sponsor dell'evento Tucano, Tatras, Vibram e soprattutto Pixartprinting, che ha seguito l'artista in tutte le fasi di realizzazione della mostra: dalla preparazione alla mise en place degli allestimenti, fino alla stampa della monografia che ne racconta la carriera artistica, prodotta in edizione limitata.
BIGLIETTI E ORARI
Intero 10€ Ridotto 7,50€
martedì - venerdì: 9,30 - 17,00 sabato e festivi: 9,30 - 18,30
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia via San Vittore, 21 02/485551 www.museoscienza.org Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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