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Non è un gioco di parole: Speciale Osteria è il nome dell'ultimo place to be di Milano. Un ristorante nato con i presupposti di restituire al pubblico i sapori e le atmosfere delle trattorie degli anni Settanta e Ottanta. Il mio periodo storico preferito, quello a cui mi legano i ricordi più profondi e di cui apprezzo, a prescindere, tutto. E questa è la cronaca di una cena che è stata speciale davvero. a Speciale Osteria si entra e si capisce subito che non è uno di quei posti costruiti a tavolino per sembrare nostalgici. Il pavimento in legno originale, le travi a vista, le panche in velluto, la credenza sospesa con oggetti vintage: tutto rimanda agli anni ’70/’80, ma senza forzature. È caldo, accogliente, vivo. Il personale ti accoglie, ti coccola, ti ascolta, si interessa ma si vede che lo fa di cuore, non c'è nessuna affettazione né artificiosità nell'aria. Sono entrata e ho capito subito come mai questo ristorante nel cuore del quartiere Isola, dove la scelta di posti dove passare il pasto e la serata non manca, è diventato in poco tempo un indirizzo che la sera si riempie sempre.
Io ho iniziato con il vitello tonnato della tradizione. Super cremoso, avvolgente, con quella profondità data dal sugo d’arrosto e la foglia di cappero a chiudere il boccone. Un classico fatto come si deve, senza alleggerirlo a tutti i costi e senza strafare.
La tartare con nocciole, erbe di campo, senape e tartufo nero gioca invece su un registro più contemporaneo: croccantezza, freschezza, una nota aromatica che è piacevole al palato senza coprire gli altri sapori. È un piatto pensato, ma resta semplice. E soprattutto, è oggettivamente buono.
Poi i tortelli di zucca fatti in casa. La sfoglia è sottile, il ripieno dolce al punto giusto. Morbidi, con quel pizzico di croccantezza, lasciano solo soddisfazione.
E poi, avevo un desiderio: riscoprire uno dei piatti protagonisti della tavola "importante" delle cene dei miei, di quando ero piccola. Erano i cavalli di battaglia di mia madre: il tacchino in fricassea, il filetto al pepe verde, quello alla Wellington. Ricordo i vassoi che arrivavano in tavola, la mia testa che arrivava appena al bordo, la curiosità di qualcosa che sai che non è destinata a te (io avevo l'infame "menu bambino"), o che al massimo ti toccherà una forchettata. Quella curiosità andava soddisfatta e sapevo che qui avrei trovato quello che la mia curiosità bramava.
Infatti, in carta c'erano sia il filetto al pepe verde che quello alla Wellington. Ho optato per quest'ultimo. Per amor del vero, non mi ricordavo nemmeno precisamente in cosa consistesse, però quel nome altisonante che riecheggiava nella mia testa di bambina era ancora là, a stuzzicarmi le fantasie e il palato. Et voilà.
E' un piatto che oggi si vede raramente e che qui è arrivato in tavola con la sua crosta dorata e la carne tenera, rosata al punto giusto. Al primo taglio mi è tornata in mente casa mia. Le cene che organizzava mia madre quando ero piccola, gli amici seduti a tavola vestiti bene, i bicchieri importanti, il forno acceso per ore. Quel profumo preciso che ti faceva capire che era una serata speciale. E infatti.
Speciale Osteria sta in quell’equilibrio giusto tra trattoria rassicurante e osteria contemporanea. Non vuole essere fine dining, ma nemmeno solo comfort food. È un posto dove vieni accolto bene e mangi altrettanto bene. E quando un posto è così, è logico che ti viene voglia di tornare.
La chiccha finale? Eccola servita: a metà cena, entra Jerry Calà e si siede al tavolo di fianco al nostro.
Non lo abbiamo disturbato, ovviamente. Però diciamo che l’effetto è stato perfettamente coerente con la serata. A quel punto il tuffo negli anni ’80 era completo: Wellington, ricordi d’infanzia e un’icona vera dell’epoca a pochi tavoli di distanza.
Chiamatelo caso. O chiamatela serata Speciale.
Dimentichiamo per un attimo le solite rose rosse comprate all’ultimo minuto e le scatole di cioccolatini prevedibili. Quest’anno, per San Valentino, l’idea romantica – ma con personalità – passa da un gesto semplice e potente: accendere una candela.
Perché il profumo è memoria, è atmosfera, è dichiarazione silenziosa. E con le fragranze giuste, può diventare il vero protagonista della serata.
Le due proposte di Yankee Candle per la festa degli innamorati giocano su due registri diversi ma complementari: uno più luminoso e floreale, l’altro più goloso e vibrante. Entrambi perfetti da regalare – a lei, a lui, o alla coppia stessa – ma anche da usare per trasformare la tavola in qualcosa di memorabile.
Se l’amore fosse una stagione, sarebbe la primavera. Ed è esattamente questa la sensazione che regala Cherry Blossom: un bouquet luminoso che si apre con note fruttate di frutti rossi e pompelmo, fresche e scintillanti, quasi effervescenti.
Poi arriva il cuore floreale – rosa, fresia, fiori di ciliegio – delicato ma non stucchevole. E infine quella chiusura cremosa, leggermente gourmand, che scalda l’ambiente e lo rende avvolgente.
È la candela perfetta per una cena elegante ma intima, magari con una tavola chiara, fiori freschi, calici sottili e luci soffuse. Funziona come regalo per lei, certo, ma anche per lui – soprattutto se è uno di quelli che cura i dettagli di casa e ama l’atmosfera più del cliché romantico.
Cherry Blossom non è “zuccherosa”. È un abbraccio luminoso.
Se invece San Valentino per voi significa complicità, risate, un po’ di ironia e magari una cena fatta in casa con playlist condivisa, allora la scelta è Red Raspberry.
Qui il protagonista è il lampone rosso maturo, succoso, ancora baciato dalla rugiada. C’è la dolcezza dei cristalli di zucchero, la freschezza degli agrumi, e un cuore leggero di fiori di ciliegio che evita qualsiasi effetto “caramella”.
È una fragranza gioiosa, vivace, perfetta per chi vuole un’atmosfera più informale ma comunque curata. Ideale su una tavola con dettagli rossi, tessuti morbidi, magari qualche candela di dimensioni diverse per creare movimento e profondità.
E sì, è un regalo perfetto anche per lui. Perché la dolcezza non ha genere, e un ambiente che profuma bene mette tutti d’accordo.
La vera idea fuori dagli schemi? Non scegliere.
Regalarla e accenderla insieme.
Usarla per impreziosire la tavola – al centro, tra piatti e bicchieri, oppure su una consolle alle spalle della sala da pranzo.
Accenderla mentre si cucina.
Lasciarla bruciare mentre si brinda.
Una candela non è solo un oggetto: è una scenografia emotiva. E a San Valentino, quando tutto rischia di diventare prevedibile, sono proprio i dettagli a fare la differenza.
Quest’anno niente regali “obbligati”.
Accendete l’atmosfera.
E lasciate che a parlare siano le fragranze.
In vendita su Amazon e nei negozi autorizzati
C’è un indirizzo sui Navigli che da oltre vent’anni racconta l’Argentina a Milano partendo dalla brace. El Gaucho, fondato nel 2003 da Javier Zanetti, non è solo un ristorante, ma un luogo identitario: parrilla accesa, tagli importanti, ritualità sudamericana e quell’atmosfera intensa che profuma di Buenos Aires.
Zanetti — ex capitano e leggenda dell’Inter, oggi vicepresidente del club — ha portato nel progetto la stessa idea di squadra e di autenticità che ha segnato la sua carriera sportiva. El Gaucho nasce così: un ristorante che celebra la carne argentina, la convivialità e il tempo lento della griglia, diventando negli anni un punto di riferimento per chi cerca un’esperienza solida, diretta, senza fronzoli. Un posto dove il fuoco non brucia solo sulle braci roventi, ma incendia di passione il locale intero e i suoi ospiti.
Lunedì 19 gennaio, l’Argentina prende ancora più spazio con una serata speciale che unisce cucina e spettacolo. Javier Zanetti sarà presente ad accogliere gli ospiti, insieme a ballerini di tango, per una cena che mescola gusto, musica e tradizione.
IL MENU
Si comincia alle 19:30 con sangria ed entrée di benvenuto. Il menu continua con
Empanada di carne
Provoleta (una ogni due)
Bis di tagliata di Angus e asado di Black Angus
Contorno a scelta (patatine fritte, patate al forno o insalata)
Dolce: panqueque de dulce de leche
Acqua e caffè
Prezzo: 90€ a persona
Via Carlo d’Adda 11, Milano – Navigli
Prenotazioni: +39 348 962 0916
Il 23 dicembre è quel momento preciso dell’anno in cui il tempo accelera, le liste si accorciano e la ricerca del regalo giusto diventa una questione di istinto. Ed è proprio lì che entrano in gioco le certezze: quelle idee che funzionano sempre, che parlano a tutti e che riescono a essere speciali anche quando arrivano all’ultimo momento.
E poi, diciamolo, il Natale passa in fretta. Arriva la Befana, finiscono le feste, ma resta il desiderio di circondarsi di cose belle, di creare atmosfera, di rendere più accogliente la quotidianità invernale. Regalare una candela significa regalare tempo per sé, un gesto che dura ben oltre il giorno dello scarto.
Con la collezione Après Ski, Yankee Candle firma una delle idee last minute più riuscite delle feste: elegante, immediata, trasversale. Un invito a rallentare e ad accendere una luce calda in casa, portando tra le mura domestiche il fascino dell’inverno più autentico — quello fatto di aria di montagna, legni profumati, spezie avvolgenti e serate davanti al camino.
PROFUMI D'INVERNO
La collezione Après Ski si compone di fragranze pensate per raccontare le diverse sfumature dell’inverno, alternando note fresche e balsamiche a accordi più caldi, gourmand e speziati. Ogni candela evoca un momento preciso: il silenzio ovattato della neve, l’aria frizzante di alta quota, il rientro in chalet dopo una giornata all’aperto, il piacere di una serata lenta davanti al fuoco.
Dalle atmosfere cremose e avvolgenti di Vanilla Flurries, alla luminosità elegante di Summit Stargazing, passando per il carattere festivo e speziato di Santa on Skis e le note verdi e aromatiche di Holiday Winterfest, la collezione accompagna tutta la stagione fredda trasformando ogni casa in un rifugio profumato. Un vero viaggio olfattivo che unisce comfort, energia e spirito delle feste — da vivere e rivivere, accensione dopo accensione.
LA MAGIA NELL'ARIA, ANCHE DOPO LE FESTE
Per chi è ancora alla ricerca del regalo giusto, o semplicemente desidera prolungare la magia delle feste anche oltre il Natale, Yankee Candle Après Ski è una scelta che va sul sicuro. Un oggetto semplice solo in apparenza, capace di trasformare gli spazi, scandire i ritmi dell’inverno e creare piccoli rituali quotidiani di benessere. Perché le feste finiscono, ma il piacere di accendere una candela — e sentirsi subito a casa — dura molto più a lungo.
Dimenticate l’idea che la cucina plant based sia fatta di rinunce, compromessi o piatti “corretti ma tristi”. Da GIARDÌ, ristorante milanese in zona Stazione Centrale, il vegetale è protagonista di una cucina golosa, saporita e sorprendentemente appagante, capace di convincere anche i più scettici. Qui non si viene per “mangiare leggero”, ma per mangiare bene. Punto.
Il progetto nasce dall’idea dello chef Tommaso Coppola e di Michela Rubegni, anima imprenditoriale del locale, con l’obiettivo dichiarato di offrire una cucina vegetale accessibile, democratica e soprattutto buona. Un luogo dove il plant based non è una scelta ideologica, ma una proposta di gusto aperta a tutti, onnivori compresi. Soprattutto onnivori. Soprattutto, onnivori scettici, che qui avranno pan per focaccia (buonissima, tra l'altro) per ricredersi.
Il mio percorso è iniziato con un guacamole di piselli con chips di mais che gioca su freschezza e croccantezza, una comfort food experience immediata, che mette subito a proprio agio. Poi arriva la focaccia con ricotta vegetale Dreamfarm, radicchio saltato e mandorle tostate: morbida, sapida, con quella nota amaricante che bilancia la cremosità e rende il piatto pieno, soddisfacente, per nulla “alternativo”.
La vera rivelazione però sono stati i MondeGreen, polpette di legumi, patate e broccoli con cavolo nero e mayo alle erbe. Uno di quei piatti che ribalta ogni preconcetto: consistenza perfetta, gusto rotondo, una costruzione che scalda e coccola, senza mai risultare pesante. Comfort food vero, fatto con intelligenza.
Tra i piatti più sorprendenti, i funghi oyster con zucca arrosto, radicchio, paprika e granella di nocciole, serviti su salsa tonnata vegetale con paratha bread. Qui la cucina plant based mostra tutta la sua ambizione: stratificata, intensa, giocata su affumicature, dolcezze e sapidità che si rincorrono. Un piatto complesso ma leggibilissimo, che resta impresso.
Chiude il cavolfiore arrostito con mix di sorgo, fagioli azuki e lenticchie beluga, accompagnato da mayo alle erbe e cipolla crunchy: texture, carattere, profondità. Un piatto che dimostra come il vegetale, se trattato con rispetto e tecnica, possa essere appagante quanto una proposta tradizionale.
«Sono vegetariano da anni e per me cucinare vegetale non è una limitazione, ma uno stimolo continuo alla sperimentazione», racconta Tommaso Coppola. «GIARDÌ è nato dal desiderio di offrire cibo buono, goloso, che piacesse a tutti, indipendentemente dalle scelte alimentari. Il plant based funziona davvero quando smette di essere una dichiarazione e diventa semplicemente una cucina fatta bene».
Da GIARDÌ il vegetale non imita, non sostituisce, non si giustifica. È protagonista di una cucina colorata, saporita e convincente, che mette d’accordo curiosi, appassionati e carnivori in pausa di riflessione. E alla fine del pasto, una cosa è certa: non hai mai sentito la mancanza di nulla.
Domani pomeriggio BASE Milano apre le porte a un incontro dedicato a un tema che sta ridefinendo il modo in cui guardiamo al fashion system: capire davvero cosa c’è dietro i nostri abiti. Non un evento patinato, ma un momento di approfondimento pensato per chi vuole andare oltre la superficie e ragionare sui valori — spesso invisibili — che rendono un capo significativo.
Al centro, una riflessione ampia e accessibile sull’idea di qualità oggi: dai materiali alle scelte produttive, fino al rapporto sempre più stretto tra moda, consapevolezza e responsabilità. Un’occasione per interrogarsi su cosa stiamo indossando e perché, e su come il settore stia provando a rispondere alle nuove aspettative di trasparenza e autenticità.
Un pomeriggio che parla a professionisti, studenti, curiosi e appassionati: chiunque abbia voglia di capire la moda non solo come immagine, ma come cultura. L'evento è patrocinato, tra gli altri, da Comune di Milano.
L’appuntamento è a BASE Milano, in via Bergognone 34, alle 14
Nel cuore della città, a pochi passi dal Duomo, il Rosa Grand Milano è molto più di un hotel cinque stelle: è un luogo dove la cucina incontra la cultura del vino, e dove ogni aperitivo diventa un piccolo racconto di gusto e atmosfera.
Durante la Milano Wine Week, ho partecipato a una delle serate organizzate al Grand Lounge & Bar, il salotto milanese dell’hotel, in collaborazione con Frescobaldi. Un appuntamento dedicato a Leonia, uno dei vini più affascinanti e ricchi di storia della celebre casa toscana.
Il Grand Lounge & Bar del Rosa Grand è uno di quei posti che riescono a combinare comfort e raffinatezza in perfetto equilibrio. Luci soffuse, musica discreta e un servizio impeccabile: il contesto ideale per vivere l’aperitivo come un vero momento di piacere, accompagnato da collaborazioni food & beverage sempre nuove, capaci di sorprendere anche i palati più curiosi.
Dietro la proposta gastronomica c’è la mano dello chef Bruno Cefalà, che guida anche il ristorante Sfizio e firma piatti dallo stile contemporaneo e dall’anima italiana. Per l’occasione, ha proposto tre finger food che raccontano la sua filosofia: un mini canapè di tartare di carne, un assaggio di ricciola e un sorprendente finger al gorgonzola che ha conquistato tutti.
La serata ha offerto un wine tasting Frescobaldi, tra bollicine, bianco e rosso, ma il mio cuore e il palato sono stati solo per Leonia, uno spumante metodo classico prodotto nella Tenuta di Pomino, una delle più alte d’Italia, tra le colline toscane.
Nato da uve Chardonnay e Pinot Nero, Leonia affina oltre 40 mesi sui lieviti, sviluppando un profilo elegante e raffinato. Il bouquet si apre con note di frutti rossi e agrumi, seguite da una delicata sfumatura di pasticceria e da un perlage fine e persistente: un vino di grande equilibrio e personalità.
Quello che mi ha davvero affascinato è la storia dietro il nome.
Leonia è una donna realmente esistita: Leonia degli Albizzi, trisavola di Lamberto Frescobaldi. Nella seconda metà dell’Ottocento, ebbe il coraggio di introdurre in Toscana vitigni francesi come Chardonnay e Pinot Nero, rivoluzionando la produzione locale e ottenendo persino una medaglia d’oro all’Expo di Parigi del 1878.
Un gesto pionieristico che oggi rivive in questo spumante, simbolo di eleganza, visione e spirito innovatore.
Con il suo calendario di appuntamenti dedicati al mondo del vino e della mixology, il Rosa Grand si conferma una delle realtà più interessanti della scena milanese.
L’aperitivo con Frescobaldi è stato solo uno dei tanti eventi che animano il Grand Lounge & Bar, ma racchiude perfettamente la filosofia del luogo: raccontare il gusto attraverso esperienze autentiche, tra eccellenza gastronomica e convivialità raffinata.
Uscendo, ho pensato che un aperitivo così non si dimentica facilmente: per il vino, certo, ma soprattutto per il modo in cui riesce a farti sentire parte di una storia più grande.
Rosa Grand Milano – Starhotels Collezione
Piazza Fontana, 3 – Milano
www.collezione.starhotels.com
Instagram @rosagrandmilano
Un momento di sospensione, condivisione e confronto per riscoprire il legame profondo tra bellezza, architettura e benessere.
Martedì 16 settembre, negli spazi di SPACES Turati, torna Il Pranzo della Bellezza, il ciclo di appuntamenti che usa l’orario del pranzo come pretesto per incontrarsi, riflettere e condividere esperienze intorno a un tema.
Il titolo di questo incontro è Genius Loci, espressione che per gli antichi indicava lo “spirito del luogo”: quell’impronta invisibile fatta di storia, memoria e vibrazioni che rende un ambiente capace di accoglierci e farci sentire a casa. Un’idea che sarà il punto di partenza per discutere di architettura, benessere e dei luoghi del cuore, quelli che davvero parlano di noi.
A guidare la conversazione sarà Beatrice Spirandelli, architetta e fondatrice di Mens sana in casa sana, che racconterà come forme e materiali possano rendere i nostri spazi più armoniosi e portatori di emozioni. Con lei, la moderazione di Paola Saia, fotografa e docente, che stimolerà lo scambio tra estetica, narrazione e ricerca del bello. L’iniziativa è firmata dallo studio creativo Tomato Noir, che con Il Pranzo della Bellezza propone esperienze in cui immagine, cultura e relazioni autentiche si intrecciano.
Il pranzo è libero su prenotazione (al link che segue), con un costo medio di circa 15 euro per una portata, acqua e caffè da corrispondere direttamente in cassa il giorno dell’evento.
Un’occasione per fermarsi, respirare e riconoscere la bellezza che ci accompagna ogni giorno.
Martedì, 16 settembre
12:45 - 14:00
Spaces - Milan, Spaces Turati, via Filippo Turati 30. Milano
LINK PER REGISTRARSI QUI
Ci sono ristoranti che riescono a trasmettere immediatamente la sensazione di essere nel posto giusto. È quello che accade varcando la soglia de Il Cormorano, storica insegna milanese che dal 1977 porta in città i sapori autentici del Mediterraneo.
La cucina è un equilibrio riuscito tra tradizione e freschezza contemporanea. I classici non mancano: l’astice alla catalana, le cozze in sautè, l’insalata di polpo, le crudité di mare servite in generosi plateau. E poi ci sono le proposte che sorprendono, come una tagliata di orata che reinterpreta il concetto di “secondo di pesce” con leggerezza e originalità. Un menu che sa essere familiare e rassicurante, senza rinunciare a qualche guizzo creativo.
Il pesce è protagonista assoluto, trattato con rispetto e semplicità, senza mascherarne la qualità. Tra gli imperdibili, gli Spaghetti del Cormorano, serviti in crosta al forno, un piatto che da solo merita la visita. L’atmosfera è curata ma non eccessiva: ambienti accoglienti, che lo rendono adatto a coppie, famiglie e gruppi di amici. La carta dei vini, centrata su bollicine e bianchi italiani, completa l’esperienza senza mai sovrastarla. Nella sede di via Poliziano c'è anche una saletta accogliente, perfetta per le feste private. Nel weekend, musica e si balla! Una situazione divertente e piacevole, per chi vuole coniugare una buona cena a una serata di distrazione e intrattenimento.
Il Cormorano non è solo un ristorante di pesce: è un luogo che, piatto dopo piatto, restituisce quella sensazione rara di autenticità. Perfetto per chi vuole sentirsi in riva al mare restando nel cuore di Milano. Un posto che ha attraversato i decenni conservando lo spirito originario: portare in città il gusto autentico del mare, con un approccio che privilegia la semplicità e la qualità delle materie prime. È quella tipologia di ristorante che non vuole stupire con fuochi d’artificio, ma che conquista con coerenza e concretezza.
Il Cormorano Isola – via Porro Lambertenghi 34, Milano
Il Cormorano Sempione – via Poliziano 1, Milano
Milano si prepara a un viaggio sonoro tra culture, identità e storie intrecciate: torna DOREMIFASUD, l’8ª edizione del festival che celebra la musica migrante come strumento di dialogo e resistenza.
Dal 9 all’11 maggio 2025, il Centro Internazionale di Quartiere (C.I.Q.) di Milano ospita DOREMIFASUD, festival che da anni racconta il mondo attraverso le sue vibrazioni più autentiche: quelle della musica migrante, meticcia, ibrida. Un viaggio che quest’anno segue le rotte del Mediterraneo, mare antico e inquieto, crocevia di popoli, lingue e suoni.
Il Mediterraneo di oggi è un luogo complesso, attraversato da contraddizioni e tensioni. È ancora il “mare che unisce”, come lo chiamavano i Greci? Può tornare a essere pontòs, ponte e passaggio, anziché confine e frattura? A queste domande DOREMIFASUD 2025 non risponde con analisi, ma con la forza delle note e delle emozioni. Perché la musica, come il mare, non conosce barriere.
Il festival propone tre giorni di concerti, laboratori e incontri in cui si intrecciano tradizioni popolari, sonorità classiche, ritmi ancestrali e linguaggi contemporanei. Sul palco del C.I.Q. si alterneranno artisti provenienti da Italia, Siria, Senegal, Serbia, Grecia, Spagna e dai tanti Sud del mondo.
Venerdì 9 maggio, si apre con le fisarmoniche del sud Italia di Alessandro Gaudio e Salvatore Pace, per poi salpare verso le sponde arabo-andaluse con il raffinato Yasemin Ensemble, fino alle contaminazioni mediterranee dei Domo Emigrantes, tra memoria e innovazione.
Sabato 10 maggio, il chitarrista pugliese Francesco Moramarco porterà il pubblico tra Marocco, Andalusia e Mezzogiorno italiano con il suo Sound from Mediterranean. Seguiranno la voce intensa di Mirna Kassis, in un dialogo tra Siria e repertorio lirico, e il viaggio balcanico di Ajde Zora, tra musica gitana e radici slave.
Domenica 11 maggio, si incontrano la classicità del violoncello di Lucia Sacerdoni e le percussioni africane di Cheikh Fall, mentre il quartetto femminile Le Riciclette porterà in scena il cuore pulsante della musica popolare del sud del mondo. A chiudere la giornata, un laboratorio sulle danze delle minoranze linguistiche italiane, una cena comunitaria e il grande concerto a ballo con Flavio Giacchero, Celeste Ruà e Luca Teghillo, dedicato al bal folk occitanico.
DOREMIFASUD non è solo un festival musicale: è un atto culturale e politico nel senso più profondo del termine. È la scelta di dare spazio a voci che raccontano la complessità del presente, attraverso l’arte, la memoria, la contaminazione. È la dimostrazione che la musica può ancora essere un ponte, un linguaggio condiviso, uno spazio di ascolto e riconoscimento reciproco.
E in un tempo in cui il Mediterraneo rischia di essere percepito solo come confine, DOREMIFASUD invita a vederlo di nuovo come origine, come tessuto connettivo, come viaggio.
? Centro Internazionale di Quartiere (C.I.Q.)
Via Fabio Massimo 19, Milano
? 9–11 maggio 2025
? www.doremifasud.it
? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
? WhatsApp: 338 314 0224 / 349 543 2404
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