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Se non sai cos'è Fragmentos, è perché probabilmente non hai ancora trovato la password giusta. Fragmentos si trova sottoterra, a Firenze, scendendo le scale del ristorante peruviano Sevi. La Florence Cocktail Week, alla sua decima edizione, ha scelto questo nuovo (nuovissimo) cocktail bar della scena cittadina per una delle guest shift della settimana: Fragmentos e Terrazza Gellivs, il cocktail bar del ristorante stellato Gellivs di Oderzo. Due realtà geograficamente distanti, con storie molto diverse alle spalle.

Dietro al bancone di Fragmentos c'è Lionel Guevara, bartender nato in Perù che a Firenze ha trovato il contesto giusto per lavorare come vuole. Il suo approccio alla miscelazione parte dalla cucina peruviana e si sente: pisco, ají amarillo, muña, rocoto sono ingredienti che in Perù si trovano al mercato, materie prime utilizzatissime in cucina.

Il signature più rappresentativo di Fragmentos è il Tierra Andina, e racconta bene questa filosofia: pisco infuso all'eucalipto per le note balsamiche, liquore di mate per il taglio erbaceo, sciroppo di ají amarillo per una speziatura calda e fruttata, lime per la componente acida, distillato analcolico allo zenzero a chiudere. Per la serata erano in carta anche El Curandero, con bourbon infuso alla ruda, yerbito, syrub rocato e cordial yuzu; il Sangre del Valle, con gin infuso all'ají panca, yerbito, liquore di achot, tè di muña, aji amarillo e lime; il Jardín de Fuego, con mezcal, Polot 1882 basil syrup, acqua di cedro Nardini e liquore all'eucalipto. Tutti a 15 euro.
Lucas Kelm guida la Terrazza Gellivs con un bagaglio costruito tra Argentina, Venezia, Ibiza, Barcellona, Parigi e Marrakech. Volto noto nella mixology italiana che non ha bisogno di presentazioni. I tre cocktail che ha portato per la guest shift erano tutti costruiti, così come quelli di Guevara, attorno allo Yerbito, il liquore toscano a base di yerba mate nato dall’incontro tra Gonzalo Olivera, bartender uruguaiano, e Karin Cristiana Romano: il Che! con mezcal, yerbito, agrumi e soda; il Paloma de Mate con tequila reposado, yerbito, verbena, pompelmo rosa e soda; lo Storm Old Fashioned con bourbon, yerbito, peperoncino, cioccolato e sale.

Tre twist on classic che usano come base lo stesso ingrediente, con strutture solide e stili distinti. Il Che! è fresco e beverino; la Paloma de Mate lavora sulla frutta e sull'amaro; lo Storm Old Fashioned è rotondo, con la speziatura del peperoncino che emerge in chiusura. Prezzi fissi anche in questo caso 15 euro, in linea con la proposta di Fragmentos.
Fragmentos propone anche una formula tapas a 25 euro, con tre assaggi e cocktail: lato mare, assaggi spinti come l’ostrica acevichada marinata con leche de tigre e ceviche Sevi con ombrina, tè di tigre, olio al coriandolo, mais peruviani e patata dolce; lato terra, alcuni must di Sevi come la tartare di manzo con senape e tuorlo marinato, anticuchito con manzo in salsa anticuchera e patate in salsa huancaina.

Se preferisci qualcosa di più informale, empanaditas fritas ripiene di ragù peruviano, taquitos di carne con scamone marinato e salsa peperoncino, seviburger con hamburger di manzo, bacon e salsa Sevi.
La serata rientrava nel calendario della Florence Cocktail Week 2026, dieci anni di una manifestazione che ha saputo crescere senza perdere il senso della scoperta. E c'è qualcosa di significativo nel fatto che uno dei momenti più riusciti di questa edizione ruotasse attorno allo Yerbito: un ingrediente che Guevara usa da sempre, che Kelm ha fatto suo in tre letture diverse, e che quella sera ha funzionato da lingua comune tra due mondi apparentemente lontani, tenendoli insieme con naturalezza.
Dalla strada al bancone, dal linguaggio urbano alla mixology contemporanea: Disaronno continua a riscrivere il proprio immaginario e lo fa portando la “dolcezza” al centro della nightlife. Nascono così le Dolce Nights by Disaronno, un nuovo format di eventi che fonde cocktail culture, musica e live content in un’esperienza immersiva pensata per trasformare il modo di vivere la notte.
Dopo aver sorpreso città come Milano e Roma con un’azione di guerrilla urbana capace di ribaltare messaggi aggressivi in chiave ironica e leggera, il brand prosegue il suo racconto spostandosi nei luoghi simbolo della socialità contemporanea: i bar. Il progetto si inserisce in The Dolce Side of Life, il concept che accompagnerà Disaronno per tutto il 2026 e che ridefinisce la dolcezza come un’attitudine, prima ancora che un gusto.

Il debutto ufficiale delle Dolce Nights è avvenuto con due appuntamenti inaugurali: il 23 marzo a Milano presso Officina Milano e il 26 marzo a Roma da Blume Lounge. Due serate che segnano l’inizio di un calendario destinato ad animare le due città, trasformando aperitivi e dopocena in momenti di condivisione autentica, dove gusto e intrattenimento si incontrano.
Protagonista assoluta è la mixology experience: una drink list che valorizza i grandi classici del brand come il Disaronno Fizz, fresco e leggero, e il celebre Disaronno Sour, un equilibrio perfetto tra note dolci e acidità. Accanto a questi, ogni tappa propone signature cocktail pensati ad hoc per esaltare la versatilità del liquore in chiave contemporanea. A Milano, ad esempio, spiccano creazioni come Disaronno Ebbasta, dal profilo vivace e fruttato, e The Good Daddy, più intenso e avvolgente.

Dietro al bancone, presenti alle serate inaugurali, due nomi della mixology contemporanea: Damian Matuszyk e Alessia Bellafante. Due visioni diverse ma complementari, unite dall’idea di una dolcezza intesa come equilibrio e accoglienza: per Matuszyk è “sentirsi e far sentire a casa”, mentre Bellafante la traduce in armonia capace di valorizzare ogni drink senza sovrastarlo.
A dare ritmo agli eventi, la musica di Davide Kharfi, tra elettronica e richiami Italo disco, per un’atmosfera calda e coinvolgente.
Opinioni da Bar ha portato il suo format di conversazioni spontanee all’interno delle serate, invitando il pubblico a condividere pensieri e interpretazioni sul tema della dolcezza.
Le Dolce Nights non sono solo eventi, ma un’estensione concreta dell’identità Disaronno: un invito a vivere la notte con uno sguardo diverso, più leggero, conviviale e consapevole. Un’esperienza che continua anche oltre il momento live grazie a merchandise dedicato e contenuti social, trasformando ogni partecipante in parte attiva di una narrazione più ampia.
A confermare questa direzione, lo scorso 19 aprile si è celebrato il Disaronno Day, appuntamento internazionale che ogni anno riaccende l’attenzione su uno dei prodotti più iconici dell’Italian style. Un’occasione che ha ribadito l’obiettivo del brand di rafforzare sempre più il proprio ruolo nel mondo della mixology contemporanea.
In un panorama nightlife sempre più orientato all’esperienza, Disaronno sceglie di distinguersi puntando su un valore semplice ma potente: la dolcezza. Non solo nel gusto, ma nel modo di stare insieme.
Sul Lungarno di fronte a Palazzo Corsini, in uno degli angoli meno caotici e più vissuti dell'Oltrarno, Belguardo Osteriaha riaperto con una formula nuova. Accanto all'osteria vera e propria è nato un wine & cocktail bar con bancone, pensato per l'aperitivo ma capace di accompagnare tutta la serata. Il dehors guarda il fiume, i tavoli interni sono stati ridisegnati, e il ritmo della giornata si è allungato fino a coprire pranzo del weekend, aperitivo, cena e dopocena. Il progetto è di Lapo Mazzei, della famiglia dei Marchesi Mazzei, che della Toscana vinicola è da secoli uno dei nomi più solidi.

A gestire il bancone è Alessia Di Bartolomeo, che nella scena della mixology fiorentina è una presenza conosciuta, con un curriculum costruito su esperienze diverse e una mano precisa sui cocktail. La carta dei vini ruota intorno alle etichette di casa Mazzei: Fonterutoli per il Chianti Classico, Belguardo per la Maremma Toscana, Zisola per la Sicilia, più una selezione di etichette italiane e internazionali per chi vuole uscire dal perimetro di famiglia. I cocktail coprono i classici e qualche proposta originale. Il signature da ordinare subito si chiama La Marchesa: gin, liquore di genziana e vermouth all'iris. Il nome è un omaggio diretto ai Marchesi Mazzei, padroni di casa, e gioca con il titolo nobiliare della famiglia declinandolo al femminile. Con il bancone arrivano anche crostoni, taglieri e piccoli piatti da condividere, costruiti su ingredienti da fornitori regionali selezionati. Roba da mangiare in piedi o seduti, senza il formalismo della cena vera e propria.

In cucina lavora lo chef Luis Corces, che gestisce un menu toscano con un riferimento costante alla Maremma. La sua è una cucina che punta sulla riconoscibilità: piatti diretti, materie prime centrate, poca mediazione tra il territorio e il piatto. Si comincia con la Salvia Fritta, che ha il valore di un gesto identitario per la famiglia Mazzei oltre che di un antipasto riuscito. Si prosegue con gli Agretti con Uova e Bottarga, uno di quei piatti che sembrano semplici sulla carta e si rivelano completamente al primo assaggio. Le Tagliatelle alla Buttera sono il centro maremmano del menu, un omaggio diretto a quella tradizione di terra e pascolo che attraversa tutto il progetto. Nel weekend Belguardo apre anche a pranzo, con una proposta pensata per chi vuole sedersi sul Lungarno senza la pressione del servizio serale.

Il restyling ha lavorato sull'alleggerimento: pareti chiare, arredi più luminosi, una palette che apre gli ambienti invece di chiuderli. I riferimenti decorativi al mondo dei butteri, i mandriani maremmani, creano una coerenza visiva con la proposta gastronomica senza scadere nel folkloristico. Il verde è un progetto a sé, sviluppato in collaborazione con Serre Torrigiani: piante, essenze e centrotavola vengono scelti e ruotati stagionalmente, sia all'interno che all'esterno. Il risultato è uno spazio che cambia nel tempo, con una cura dei dettagli che si nota. Il dehors sul Lungarno è la parte che funziona meglio: aperto sul fiume, riparato dal traffico dei circuiti turistici principali, è il posto giusto per capire perché questo angolo di Oltrarno vale una deviazione.

Belguardo copre più momenti della giornata con una coerenza che non è scontata: l'aperitivo funziona, la cena funziona, il pranzo del weekend funziona. È un posto che ha trovato una sua identità precisa, costruita sull'intreccio tra la storia vinicola dei Mazzei, una cucina territoriale senza fronzoli e uno spazio che sa dove si trova. In una città come Firenze, dove l'Oltrarno resta il quartiere più interessante ma anche quello più difficile da abitare con continuità per chi apre, è un risultato che merita attenzione.
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