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Tre prestigiose dimore Relais & Châteaux e altrettanti affermati interpreti della cucina contemporanea. Storie di cucina e di territori si intrecciano in un particolare tour per lo Stivale, con tappe in Umbria, a Venezia e sul Lago di Garda. Si può riassumere così il progetto “Chef in viaggio tra mare e terra”, un bellissimo e gustosissimo itinerario di scoperta gastronomica, emozioni e ospitalità d’eccellenza.
In poco meno di un mese (dal 29 ottobre al 26 novembre) saranno tre gli appuntamenti esclusivi che celebreranno l’arte culinaria attraverso menù inediti che raccontano l’incontro tra le radici degli chef e le terre di approdo che oggi li accolgono.
Si inizia il 29 ottobre al ristorante Cedri, presso la dimora umbra Relais & Châteaux Borgo dei Conti Resort. Protagonista indiscusso sarà l’executive chef Emanuele Mazzella, pronto a portare con sé il calore e l’intensità dei sapori mediterranei della sua Ischia, rielaborati con un tocco elegante e creativo che dialoga con l’anima verde dell’Umbria.
Il 12 novembre la replica è affidata a Daniele Galliazzo, executive chef del Londra Palace Venezia, capace di fondere il fascino della laguna con suggestioni cosmopolite in piatti dall’equilibrio raffinato.
A chiudere il trittico di gustosi e imperdibili appuntamenti sarà, il 26 novembre, Marco Marras, executive chef del Ristorante Oseleta a Villa Cordevigo, sul lago di Garda, che intreccia la raffinatezza del lago con le influenze autentiche della sua Sardegna, in una cucina armoniosa e profondamente radicata nel territorio.
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Tre chef profondamente diversi ma accomunati dall’attenzione alla ricerca e alla valorizzazione di produttori e materie prime locali, nel rispetto dell’ambiente e delle sue risorse. Mazzella integra i prodotti dell’orto del Borgo dei Conti Resort con quelli di una rete accuratamente selezionata di fornitori a filiera corta, intrecciando la freschezza delle coltivazioni umbre con i profumi della sua Ischia. Galliazzo riscopre le eccellenze della laguna veneziana, come le verdure dell’isola di Sant’Erasmo, trasformandole in creazioni dal gusto raffinato mentre Marras firma piatti che nascono dal dialogo costante con gli orti e i vigneti di Villa Cordevigo, dando vita a una cucina che celebra la stagionalità e la genuinità dei prodotti.
In ciascuna tappa, lo chef di casa accoglierà i colleghi per dare vita a un aperitivo di benvenuto e a un menù degustazione di quattro portate, impreziosito da un’accurata selezione di vini in abbinamento della Tenuta Villa Cordevigo e altre cantine del territorio tra Umbria e Veneto. Ogni serata sarà un viaggio sensoriale che unisce terra e acqua, tradizione e contaminazione, creando un dialogo unico tra tre identità gastronomiche e i luoghi che le ispirano: un manifesto di ospitalità e accoglienza, un invito alla condivisione mentre si scopre l’anima di tre cucine e l’eccellenza delle loro dimore.
“Chef in viaggio tra mare e terra” incarna con naturalezza lo spirito che accomuna le tre case: la volontà di promuovere un’arte dell’ospitalità che nasce dall’incontro tra persone, culture e territori. Questo progetto celebra il legame profondo tra cucina e identità locale, trasformando le radici degli chef – da Ischia alla Sardegna, passando per la laguna veneziana e le colline umbre – in un racconto fatto di gusto, creatività e rispetto per le risorse del territorio.
Ci sono piatti che nascono dalla semplicità e diventano comfort food in men che non si dica. La frittata di mele è uno di questi: una ricetta veloce che racchiude il fascino delle colazioni lente, quelle in cui ci si concede di fermarsi, apparecchiare la tavola con calma e godersi un dolce fatto in casa. È sorprendente pensare che bastino due uova e un paio di mele per ottenere qualcosa che sembra uscito da una pasticceria, eppure resta alla portata di chiunque.
In Italia siamo abituati a colazioni veloci, spesso al bar con un cappuccino e una brioche, ma in molte culture le uova hanno sempre avuto un ruolo centrale nella prima colazione. Dalle omelette francesi alle uova strapazzate anglosassoni, fino ai pancake americani, l’idea di trasformare l’uovo in piatto dolce o salato per il mattino è diffusissima. La frittata di mele si inserisce in questo filone con una veste tutta sua: un dolce soffice che somiglia a una torta, ma con la praticità e la rapidità di una frittata.
Il procedimento è molto semplice. Si parte dalle mele, che vanno sbucciate, tagliate a cubetti e lasciate caramellare in padella con burro, zucchero e cannella. Già a questo punto il profumo che si diffonde in cucina anticipa quello che verrà: un mix caldo e accogliente che ricorda la cucina della nonna, ma anche certe pasticcerie nordiche in cui mele e spezie sono protagoniste. Intanto, in una ciotola, si monta una pastella spumosa con uova, zucchero, farina e latte. Una volta versata in padella sopra le mele, in pochi minuti si trasforma in una frittata dorata e profumata, che si può servire sia calda che fredda.
È un dolce che conquista per la sua versatilità. Potete arricchirlo con uvetta, noci, mandorle o nocciole tritate, oppure cambiare completamente frutto, scegliendo pere, albicocche o prugne, purché siano abbastanza sode da reggere la cottura. Per chi ama le consistenze cremose, si può sostituire il latte con uno yogurt al naturale o aromatizzato, mentre chi preferisce un risultato più “da torta” può optare per la versione al forno, che richiede circa mezz’ora a 200°C. In alternativa, la friggitrice ad aria vi regalerà una frittata dolce pronta in 20 minuti a 170°C, perfetta per una colazione improvvisata.
Ma il vero segreto della frittata di mele è che non ha bisogno di essere “perfetta”. Non serve una decorazione elaborata: basta un po’ di zucchero a velo, una cucchiaiata di marmellata fatta in casa o persino un filo di miele. È un dolce che si adatta agli umori e ai momenti: potete prepararlo di fretta per una merenda pomeridiana, oppure trasformarlo in un piccolo rito della domenica, magari accompagnato da un caffè o da una tazza di tè.
Ingredienti
2 mele
½ limone (succo)
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaio di zucchero (semolato o di canna)
20 g di burro
2 uova
50 ml di latte
50 g di farina 00
50 g di zucchero
Procedimento
Sbucciate le mele, privatele del torsolo e tagliatele a dadini.
Fate sciogliere il burro in una padella da 20 cm di diametro, unite le mele con zucchero, cannella e limone, e lasciatele cuocere per 5 minuti.
In una ciotola rompete le uova, unite lo zucchero e montate con le fruste fino a ottenere un composto chiaro e spumoso.
Incorporate la farina setacciata e il latte, continuando a mescolare.
Versate la pastella sulle mele, coprite con il coperchio e cuocete per 5 minuti. Girate la frittata e proseguite la cottura dall’altro lato per altri 5 minuti.
Servite spolverando con zucchero a velo.
La frittata di mele si conserva per due giorni in frigorifero, coperta da pellicola, ma il consiglio è di gustarla appena fatta, quando sprigiona tutto il suo profumo e mantiene la sua morbidezza.
La sua forza è proprio qui: è una ricetta che non chiede grandi competenze, ma regala subito l’impressione di un dolce curato, fatto con amore. In un mondo in cui la colazione è spesso un gesto rapido e distratto, la frittata di mele diventa un invito a rallentare, a riscoprire il piacere di cucinare qualcosa con le proprie mani e a condividere un momento semplice ma speciale.
Un calice di Barolo che diventa un gesto di solidarietà. È questa l’essenza di Barolo en Primeur, l’asta benefica che ogni anno trasforma il vino più iconico delle Langhe in un protagonista globale, capace di unire collezionisti, filantropi e winelovers sotto il segno della solidarietà. Al Castello di Grinzane Cavour, la quinta edizione dell’evento ha superato ogni aspettativa: 1.108.300 euro raccolti in una sola serata, destinati a finanziare progetti sociali e culturali in Italia e nel mondo.
L’atmosfera era quella di un grande happening internazionale. Sotto il martelletto di Christie’s, con collegamenti live da New York e Londra, sono stati battuti 14 lotti speciali di Barolo Gustava, vinificati separatamente dall’enologo Donato Lanati per raccontare la complessità della vigna in tutte le sue sfumature di esposizione, altitudine ed età delle piante. A queste barrique, ognuna delle quali diventerà 270 bottiglie uniche, si sono aggiunti otto lotti comunali da 914 bottiglie, firmati da oltre 80 cantine del Consorzio. Senza dimenticare il pièce de résistance: un tonneau da 400 litri di Barolo aggiudicato per 360.000 euro.

Non mancava l’arte, che ha reso ogni bottiglia ancora più speciale. Quest’anno l’etichetta è firmata dall’artista Giulia Cenci, con il disegno “self-devouring figure”, un autoritratto ibrido a matita che riflette sui temi di identità e metamorfosi. Un’opera che ben si lega ai valori di trasformazione e dono che animano l'evento da ormai 5 anni.
Ma Barolo en Primeur guarda anche al futuro: per la prima volta ogni bottiglia sarà certificata digitalmente grazie al tag NFC “Autentico NFC”, sviluppato da Tesisquare con Autentico Srl. Invisibile sotto l’etichetta, garantisce autenticità e tracciabilità, permettendo di accedere con un semplice smartphone a una scheda digitale con note enologiche, valutazioni di Antonio Galloni e perfino una webcam live sulla Vigna Gustava.
«Superare di così tanto il milione di euro è un risultato straordinario», ha dichiarato Mauro Gola, presidente di Fondazione CRC. “Questa quinta edizione di Barolo en Primeur sancisce il successo di un percorso iniziato nel 2021, che continua a crescere in autorevolezza e partecipazione. La forza del progetto risiede nella sua formula: l’idea di associare ogni donazione a una singola barrique ha reso la solidarietà un gesto concreto e accessibile, capace di coinvolgere un pubblico sempre più ampio. È un modello che unisce in modo virtuoso eccellenza enologica e responsabilità sociale, rafforzando il legame tra il vino e la comunità che lo produce”.
A rendere la serata ancora più piacevole, l’ironia del comico Federico Basso, che ha accompagnato l'asta con battute e riflessioni. E per gli acquirenti, un servizio impeccabile: le bottiglie verranno consegnate senza costi grazie alla partnership con Fieramente Srl, specializzata nel trasporto di vini pregiati.
Barolo en Primeur non è quindi solo un’asta: è un fenomeno culturale che rende la beneficenza qualcosa di davvero unico. Dalle Langhe a Londra, fino a New York e Hong Kong (dove il 9 novembre sarà battuto l’ultimo lotto durante l’Asta Mondiale del Tartufo Bianco), questo evento dimostra che il vino può essere veicolo di bellezza e cambiamento. Perché dietro ogni bottiglia, c’è una storia di condivisione e di futuro.
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