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C’è un punto, in via San Gallo, dove Firenze sembra rallentare il passo e tornare a respirare con il ritmo lungo della storia. È l’ingresso di quello che fu un teatro seicentesco, oggi trasformato nel ristorante Il Foyer: un luogo che non si limita a “fare cucina”, ma costruisce un’esperienza, stratificata come le pareti che la ospitano.

Si entra attraversando quello che un tempo era il foyer teatrale - spazio di attesa, di incontri, di voci - e la sensazione è ancora quella. Soffitti affrescati, luci morbide, un’eleganza mai ostentata. Qui, nei secoli passati, riecheggiavano musiche e canti (un passato ancora oggetto di approfondimenti storici), oggi tornano a vibrare sotto forma di jazz dal vivo e piatti che parlano la lingua antica della Toscana.
In una città dove molte tavole del centro preferiscono rassicurare, Il Foyer sceglie una strada più esigente: la selvaggina come asse portante del menu. Una decisione non scontata, soprattutto a queste latitudini, che restituisce profondità e identità a una proposta gastronomica sempre più rara.

La cucina - guidata da uno dei quattro soci del progetto - lavora sulla tradizione senza musealizzarla. Il risotto di lepre e liquirizia è forse il piatto manifesto: intenso, calibrato, con un gioco amaro che accompagna e non sovrasta la carne. Più goloso e dichiaratamente contemporaneo lo scrigno ripieno di carbonara con salsa al tartufo, esercizio di equilibrio tra comfort e ambizione. Seguono secondi solidi, come la lepre e il cinghiale alla cacciatora, eseguiti con rispetto per la materia prima e per la memoria gastronomica toscana. Il tartufo, quando c’è, non è mai un orpello: entra nei piatti con misura, a rinforzare, non a coprire.
A sostenere la cucina c’è una cantina che impressiona non tanto per quantità - oltre 500 etichette - quanto per coerenza. Toscana in primo piano, certo, ma senza provincialismi: Italia e mondo dialogano in una carta pensata per accompagnare davvero il menu, non per fare sfoggio. Gli abbinamenti suggeriti funzionano e raccontano una visione precisa, costruita con competenza.

Il servizio è altrettanto valido, col giusto di mix tra professionalità e accoglienza. Romario è un oste all’antica, capace però di destreggiarsi armonicamente tra i tavoli quasi a tempo di musica.
Già, la musica. Il Foyer non sarebbe lo stesso senza la musica. All’ingresso, un contrabbasso e un grammofono d’epoca, perfettamente funzionante, dichiarano subito l’intenzione del ristorante: qui la colonna sonora non è un sottofondo, ma parte integrante dell’esperienza. I concerti jazz live settimanali trasformano la cena in un tempo sospeso, dove servizio, piatti e note dialogano senza mai disturbarsi.

A sintetizzare questo equilibrio tra arti e piaceri ci pensa una frase di Gioachino Rossini, scelta dalla proprietà come manifesto de Il Foyer fin dalla nuova apertura: “Mangiare, amare, cantare e digerire: sono i quattro atti dell’opera buffa che si chiama vita”.
Il 29 gennaio la cantautrice, chitarrista, cantante, insegnante ed educatrice musicale (con felici sconfinamenti nell’universo teatrale) aprirà il concerto di Gnut (e D’Alessandro) al Q-Hub di Milano: da Libero Bovio a Murolo, da Carosone a Pino Daniele passando per i brani più significativi dei repertori di Gnut e D’Alessandro riarrangiati da questo inedito duo- si legge nella nota stampa.
Dal 2026 sarà Valerio Dallamano a guidare la proposta gastronomica del Grand Hotel Fasano di Gardone Riviera. Lo chef bresciano assumerà la direzione dei due ristoranti della storica struttura cinque stelle sul Lago di Garda, la Trattoria Il Pescatore e il ristorante La Magnolia, firmando una nuova fase per l’offerta culinaria dell’hotel.
Il Grand Hotel Fasano, uno dei simboli dell’ospitalità di lusso gardesana, affida così le proprie cucine a uno chef con un percorso costruito tra alta formazione tecnica, lunga esperienza nel fine dining e un forte legame con il territorio di origine.
Nato a Brescia, Valerio Dallamano arriva alla cucina attraverso un percorso non lineare. Prima di dedicarsi definitivamente alla ristorazione frequenta l’università di Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, una formazione che contribuirà a strutturare un approccio rigoroso e analitico al lavoro in cucina. La svolta arriva con l’incontro con Vittorio Fusari, fondamentale per la sua crescita professionale, accanto al quale apprende le basi dell’ars culinaria.
Nei quindici anni successivi Dallamano costruisce il proprio profilo lavorando in alcune delle principali cucine stellate italiane ed europee. Un percorso che gli permette di affinare tecnica, gusto e metodo, fino a ottenere a Venezia la stella Michelin, uno dei riconoscimenti più significativi della sua carriera.

Il ritorno in Lombardia segna una nuova fase. “Sono felice di essere al Grand Hotel Fasano – spiega lo Chef Valerio Dallamano – Per me significa tornare alle origini. Ho ritenuto fondamentale, se non addirittura moralmente obbligatorio, tornare nella mia terra dopo aver viaggiato, dopo aver conosciuto tradizioni di altri popoli, dopo essermi fatto contaminare da culture diverse, e dopo aver fatto esperienze nel mondo del fine dining. È l’evoluzione naturale di un cammino durato 20 anni che mi ha portato ad accrescere la mia esperienza, tecnica e gusto, in sinergia con una consapevolezza nuova e viscerale delle mie radici.”
Al Grand Hotel Fasano, Dallamano sarà responsabile dei menu di entrambe le insegne, con due progetti distinti ma complementari.
Il ristorante La Magnolia si presenta come un bistrot contemporaneo, con una proposta costruita attorno alla valorizzazione delle eccellenze locali e italiane. Diversa l’impostazione della Trattoria Il Pescatore, affacciata direttamente sul lago. La terrazza, soprattutto di sera, diventa uno degli spazi più suggestivi della struttura. In questo contesto la cucina propone una rilettura della tradizione bresciana e mediterranea in chiave internazionale. Pesce di lago e di mare, prodotti del territorio, ricette della memoria e interpretazioni più attuali convivono in una proposta che attraversa geografie diverse: laghi e mari, colli e pianure, monti e valli.
È qui che la ricerca di Dallamano, tra antichi sapori, ricette locali e influenze raccolte nel corso degli anni, trova la sua sintesi più compiuta. Una cucina che non rinuncia alla complessità tecnica, ma che punta a un equilibrio misurato tra tradizione e contemporaneità.
Si offriranno poi anche percorsi di degustazione con abbinamenti di vino, fermentati o proposte analcoliche, oltre a menu à la carte. Le proposte saranno disponibili sia per gli ospiti dell’hotel sia per il pubblico esterno, confermando la volontà del Grand Hotel Fasano di aprire la propria offerta gastronomica al territorio.
Con l’arrivo di Valerio Dallamano, il Grand Hotel Fasano rafforza il proprio posizionamento nel panorama dell’alta ristorazione gardesana, puntando su una cucina di alto livello capace di dialogare con il contesto senza rinunciare a un approccio contemporaneo.
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