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Associazione Ci.T.T.À DOLCI – Circuitazione Teatrale in Terre di Acque Dolci – presenta sabato 30 novembre nel comune di Castegnato (BS) “Mi chiamo Aram e sono italiano”, di Gabriele Vacis e Aram Kian.
Una classica infanzia degli anni Ottanta, vissuta nella periferia industriale di una grande città del Nord, fra tegolini del Mulino Bianco e compagni di scuola strafottenti; una banale adolescenza anni Novanta, condita di musica grunge, cortei studenteschi e serate in discoteca; una comune giovinezza a cavallo del nuovo secolo, fatta di inconcludenti anni universitari e lavoro che non si trova. Ritratto tipico di un trentenne italiano. Solo che, quando il trentenne in questione si chiama Aram e ha un padre iraniano, le cose si complicano un po’... In bilico fra incanto, ironia e tragedia, lo spettacolo racconta la storia dei nuovi italiani, i figli degli immigrati, le cosiddette "seconde generazioni". Attraverso la voce dell’attore protagonista, Aram Kian, Gabriele Vacis costruisce un testo che è uno stralcio di vita e di memoria e, insieme, uno sguardo al futuro di una società che impara, giorno per giorno, a dare un significato all’aggettivo “multietnica”.
ARAM KIAN
Si diploma attore alla “Civica Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi” nel 1996 e da allora il teatro è la sua attività principale. Nel corso degli anni collabora con parecchi registi e attori fra cui Valerio Binasco, Gabriele Vacis, Gigi Dall’Aglio, Massimo Navone, Cristina Pezzoli, Fausto Paravidino. Da sempre interessato alla nuova drammaturgia italiana e straniera. In radio ha partecipato a diversi radiodrammi. Attualmente sta portando nei teatri di tutta Italia lo spettacolo “Mi chiamo Aram e sono italiano – Storie da Synagosyty”, scritto a quattro mani con il regista Gabriele Vacis.
Per il cinema lavora con il regista Francesco Lagi nel film “Missione di pace”, presentato al Festival del Cinema di Venezia nel 2011. Ha avuto una parte di rilievo nel cast di “Educazione siberiana”, l’ultimo film di Gabriele Salvatores, uscito lo scorsa primavera.
Associazione Culturale Ci.T.T.A' Dolci
Ci.t.t.à. dolci è il Circuito Teatrale Lombardo che si estende nell'area tra il Lago d'Iseo e il Lago di Garda. La finalità della circuitazione è di far diventare la cultura locale promotrice ed innovatrice delle nuove tendenze nel campo della drammaturgia moderna e del teatro multidisciplinare. Nata nel 2004 sotto la spinta della Regione Lombardia -che ne è tuttora la maggiore promotrice- all’interno del progetto Circuiti Teatrali Lombardi, ha come capofila il comune di Rodengo Saiano ed è sostenuta dalla Provincia di Brescia. Sin dalla sua prima edizione ha conosciuto ogni anno una positiva evoluzione che ha segnato il suo vitale rapporto con il territorio.
Tra i nomi noti del teatro italiano che sono stati ospitati spiccano Alessandro Benvenuti, Alessandro Bergonzoni, Cadadie teatro, Elsinor, ma anche tutta la nuova generazione: Teatro Koreja, Armamaxa, Garambobo delle risse, Teatrino Giullare, Teatro Pubblico Incanto. Accanto a questi si sono alternati spettacoli di compagnie giovani o di recente formazione ma di indubbia professionalità ed elevata qualità artistica quali Manicomics Teatro (PI), Narramondo (Roma), Rita Pelusio (BO), Macromoudit (MI), Mascherenere (MI-senegal), Teatro Minimo (Bg), Carichi sospesi (Pd), Eccentrici dadarò (Mo), Teatro Guascone (Rm), Aia Taumastica (Mi), Comteatro (Mi), Teatro necessario (Bs), Teatro Magro (Mn).
SABATO 30 NOVEMBRE
ORE 21.00
Comune di CASTEGNATO
Centro Civico - via Marconi
MI CHIAMO ARAM E SONO ITALIANO
Storie da Synagosyty
Di Gabriele Vacis e Aram Kian
Con Aram Kian
Regia Gabriele Vacis
Scenofonia Roberto Tarasco
Produzione Fondazione Teatro Regionale Alessandrino
PRENOTAZIONE CONSIGLIATAIntero: 3 euro Ridotto: 2 euro (over 60, under 22, famiglie composte da 4 persone, prenotazioni)
Info line e prenotazioni: 030.3701163 – 339.2968449 Contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.cittadolci.com
Evento promosso da Circuiti Teatrali Lombardi – Regione Lombardia
Direzione artistica: Davide D'Antonio
Organizzazione: Associazione Culturale Città Dolci
Ente capo fila Comune di Rodendo Saiano
Con i Comuni di Castegnato, Erbusco, Provaglio d’Iseo, Lonato, Rovato
Dall’11 al 30 dicembre lo Spazio Oberdan di Milano rende omaggio a Anouk Aimée, una delle poche autentiche dive del cinema europeo e a Jacques Demy col suo Model Shop, ritratto acuto e impietoso dell’America di fine anni Sessanta.
Model Shop è un esempio strepitoso di opera completamente imbevuta della sua epoca, un’analisi e un documento dell’America di fine anni Sessanta. Per arrivare a questo Demy mette in scena la vita di un giovane uomo insoddisfatto del suo lavoro e della sua relazione sentimentale, e soprattutto fa riapparire accanto a lui Lola, la protagonista di quel Lola, donna di vita con cui il regista francese aveva esordito nel 1960 e di cui Model Shop è una sorta di sequel. Il rapporto intenso ma fugace che nel film si instaura fra questi due personaggi di età diversa ma entrambi profondamente delusi dalla vita diventa la perfetta metafora delle contraddizioni di un’epoca che spesso non seppe mantenere le proprie promesse.
Dato il suo valore e la sua rarità, Model Shop sarà proposto in più passaggi e, a fargli da sontuoso contorno, proponiamo una rassegna in omaggio ad Anouk Aimèe, tra cui Les Mauvais rencontres, film mai distribuito in Italia e realizzato nel 1955 da Alexandre Astruc, uno dei massimi punti di riferimento della nascente Nouvelle Vague.
MERCOLEDÌ 11 DICEMBRE
h 17.00 Le stagioni del nostro amore h 19.00 Les Mauvaises rencontres
GIOVEDì 12 DICEMBRE
h 17.00 Un uomo, una donna h 19.00 Salto nel vuoto h 21.15 Model Shop
VENERDÌ 13 DICEMBRE
h 17.00 Model Shop h 18.45 Lola donna di vita h 20.30 La dolce vita
SABATO 14 DICEMBRE
h 15.00 Le stagioni del nostro amore h 17.00 8 ½ h 19.30 Lola donna di vita h 21.15 Model Shop
MERCOLEDÌ 18 DICEMBRE
h 17.30 La dolce vita
GIOVEDÌ 19 DICEMBRE
h 17.00 Salto nel vuoto h 19.15 Lola donna di vita h 21.15 Model Shop
VENERDÌ 20 DICEMBRE
h 17.00 8 ½
SABATO 21 DICEMBRE
h 15.00 Un uomo, una donna h 19.00 Model Shop
DOMENICA 22 DICEMBRE
h 19.00 Model Shop h 21.00 Les Mauvaises rencontres
GIOVEDÌ 26 DICEMBRE
h 17.00 Les Mauvaises rencontres h 21.15 Model Shop
VENERDÌ 27 DICEMBRE
h 19.00 Model Shop
SABATO 28 DICEMBRE
h 15.00 Model Shop
DOMENICA 29 DICEMBRE
h 21.15 Model Shop
LUNEDÌ 30 DICEMBRE
h 19.15 Model Shop
Biglietto d’ingresso: intero € 7,00 Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera: € 5,50 Cinetessera annuale: € 5,00, valida anche per le proiezioni all’ Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano.
I biglietti possono essere acquistati in prevendita alla cassa di Spazio Oberdan da una settimana prima dell’evento nei giorni e negli orari di apertura della biglietteria.
Sala Alda Merini - Spazio Oberdan - Provincia di Milano
Viale Vittorio Veneto 2, Milano
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www.cinetecamilano.it
T 02 87242114
Cineteca Milano @cinetecamilano
SCHEDE DEI FILM
Model Shop – L’amante perduta
R. e sc.: Jacques Demy. Int.: Anouk Aimée, Gary Lockwood. USA, 1969, col., 95’, v.o sott. it.
George Matthews, un giovane architetto che non tollera l'idea di dover affrontare anni di grigia attesa prima di potersi affermare, sta attraversando un periodo di crisi: è insoddisfatto del suo lavoro e di Gloria, la ragazza con cui convive; estraneo a tutto quel che lo circonda, è spaventato alla prospettiva di dover essere prima o poi richiamato alle armi, con probabile destinazione nel Vietnam. Peregrinando per Los Angeles, alla ricerca di un prestito per pagare la rata della sua automobile, incontra una donna più matura di lui, la segue e scopre che lavora come modella in uno studio dove si realizzano foto pornografiche. Cécile - è il suo nome - è una francese divorziata; il suo squallido impiego deve servirle per tornare in patria, a rivedere l'unico figlio, che le manca da due anni. In realtà Cécile altri non è che Lola, la protagonista di quel Lola, donna di vita con cui Demy aveva esordito nel 1960 di cui Model Shop è una sorta di sequel. L'incontro tra la donna delusa dalla sua infelice esperienza sentimentale e il giovane inquieto, che cerca un conforto alla propria solitudine, si conclude con una notte d'amore. L'indomani Cécile parte per la Francia e George - che ha ricevuto la cartolina precetto, ed è stato abbandonato anche da Gloria - si trova più che mai solo.
La dolce vita
R.: F. Fellini. Sc.: F. Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli. Fot.: Otello Martelli. Musica: Nino Rota. Scenog. e cost.: Piero Gherardi. Mont.: Leo Catozzo. Int.: Anouk Aimée, Marcello Mastroianni, Yvonne Fourneaux, Anita Ekberg, Lex Barker, Alain Cuny, Laura Betti, Umberto Orsini, Polidor, Leonida Repaci, Giulio Questi, Adriano Celentano, Enzo Cerusico. Italia/Francia, 1960, b/n, 175’.
I dolori del giovane Marcello nella Roma volgare, eccessiva, superficiale e corrotta a cavallo fra anni ’50 e ’60. Giornalista da strapazzo con ambizioni da scrittore, fidanzato ma molto sensibile alle tante belle donne che incontra nella sua vita soprattutto notturna, l’eterno insoddisfatto Marcello riassume in sé le contraddizioni di una generazione smarrita che fatica a trovare la strada della maturità.
Lola donna di vita
R. e sc.: Jacques Demy. Fot.: Raoul Coutard. Musica: Michel Legrand (originali), Settima sinfonia di L. van Beethoven e Clavicembalo ben temperato di J.S. Bach. Int.: Anouk Aimée, Marc Michel, Jacques Arden, Alan Scott. Francia/Italia, 1960, b/n, 85’, v. o. sott. it.
Ronald, un giovane abulico e annoiato, accetta l'incarico di un losco trafficante di diamanti, Valentin, e si accinge a partire per l'Africa del Sud. Ma a Nantes incontra un'amica della sua adolescenza, da lui sempre amata in silenzio, e trova finalmente la forza di confessarle i suoi sentimenti. La ragazza, fedele al ricordo di Michel, suo primo ed unico amore, fa comprendere a Roland di non poterlo ricambiare, pur lasciandogli qualche speranza. La ragazza si chiama Cecile, ma le circostanze della vita l'hanno trasformata in Lola, una ballerina di "cabaret". Da Michel, partito per l’America, ha avuto un figlio che ha ora sette anni. Nonostante il lungo tempo trascorso, Lola è certa che l’uomo tornerà. E Michel torna, infatti, ricchissimo, e porta con via sé Lola e il figlio. Roland, svanito il sogno d’amore, rimane di nuovo solo con la sua noia e la sua tristezza.
Les Mauvaises rencontres
R.: Alexandre Astruc, dal romanzo Une sacrée salade di Cecil Saint-Laurent. Int.: Anouk Aimée, Jean-Claude Pascal, Philippe Lemaire, Gaby Sylvia, Claude Dauphin. Francia, 1955, b/n, 102’, v.o. sott. it.
Il mondo di Catherine è dominato dal buio e dalla solitudine. Il suo destino è simile a quello di tante adolescenti che dalla provincia giungono a Parigi per conquistarla, piene di sogni e di speranze che si infrangono davanti a quello che invece la città ha in serbo per loro, un’esperienza fatta appunto di “cattivi incontri”.
8 1/2
R.: Federico Fellini. Sc.: F. Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Brunello Rondi. Fot.: Gianni Di Venanzo. Musica: Nino Rota. Mont.: Leo Catozzo. Int.: Anouk Aimée, Marcello Mastroianni, Sandra Milo, Claudia Cardinale, Rossella Falk, Barbara Steele, Polidor. Italia/Francia, 1963, b/n, 138’.
Un film sul cinema, perché il protagonista, alter ego di Fellini, è alle prese con l’ideazione di un nuovo film. Solo che è pieno di dubbi, sull’orlo di una crisi creativa ed esistenziale, come sperduto su una giostra di ricordi, rimpianti, sogni, amori falliti, amanti in corso, amicizie incerte.
Salto nel vuoto
R.: Marco Bellocchio. Sc.: M. Bellocchio, V. Cerami, P. Natoli. Mus.: Nicola Piovani. Int.: Anouk Aimée, Michel Piccoli, Michele Placido, Gisella. Burinato.. Italia/Francia, 1980, col., 120’.
Una matura coppia di fratelli che vive insieme da sempre. Lui fa il giudice, lei si occupa della casa. Progressivamente l’uomo si convince che la sorella sta scivolando nella follia, antica tara di famiglia, e comincia a desiderarne la morte.
Le stagioni del nostro amore
R.: Florestano Vancini. Sc.: Elio Bartolini, F. Vancini. Int.: Anouk Aimée, Gian Maria Volonté, Gastone Moschin, Valeria Valeri, Enrico Maria Salerno, Jacqueline Sassard, Italia, 1965, b/n, 94’.
Vittorio Borghi, giornalista quarantenne, è in un momento di riflessione sulla propria vita, la cui parte migliore è ormai trascorsa. Vittorio ha una relazione con una ragazza, Elena, molto più giovane di lui, ma il loro rapporto è ormai alla fine. L’addio con Elena e la rottura definitiva con la moglie Milena lo spingono a tornare nei luoghi della giovinezza, a Mantova. Così Vittorio ritrova gli amici del padre, i compagni di scuola, della resistenza, delle lotte politiche, del dopoguerra. Se i ricordi degli avvenimenti sono vivi e presenti, le persone sono invece mutate, lontanissime. E anche Vittorio è profondamente cambiato: deluso e ferito nei sentimenti, non crede più negli ideali per cui ha lottato. Il suo pellegrinaggio nei luoghi del tempo trascorso terminerà in una balera lungo il Po, dove un gruppo di ragazzi e ragazze balla sulla musica di un juke-box.
Un uomo, una donna
R.: Claude Lelouch. Sc.: C. Lelouch, Pierre Uytterhoeven. Int.: Anouk Aimée, Jean-Louis Trintignant, Pierre Barouh, Valérie Lagrange, Simone Paris. Francia, 1966, col., 107’, v.o. sott. it.
Giunta in ritardo alla stazione di Deauville, Anne, giovane vedova, accetta il passaggio in auto a Parigi che le offre il corridore Jean-Louis Duroc. Durante il lungo viaggio e nei successivi incontri i due scoprono di avere molte cose in comune, e piano piano fra loro si fa strada un sentimento profondo. Ma le rispettive resistenze, legate a un passato di sofferenza, complicheranno le cose.
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Milano si accende ogni venerdì sera al Rocket Club, da anni punto di riferimento privilegiato per un pubblico trasversale (per età,sesso e preferenze sessuali) ma omogeneo per stile e mood.
Anche questo venerdì non perdetevi la serata Alphabet, che promette di stupire e intrattenere ancora una volta: non perdetevi Ashes (to ashes)! Cool Gadgets by adottaunragazzo.it garantiti!
ROOM 1: Enza Van De Kamp (Nu-disco, Electrodance, Big Beat, Dirty Disco and world's top-charted tracks).
ROOM 2: Djette Barbarella Thomas Constantin (Indie Rock, Electropop)
★ Week's Emoticon: ASHES (TO ASHES) ★ Alphabet Skaters will welcome you on the dancefloor!
At the door: Superhot Edoardo Velicskov.
No dress codes: we always want stylish and open-minded people.
€ 13 till 1:00am GUEST ADMISSION w DRINK € 15 from 1:00 till 2:00am GUEST ADMISSION w DRINK
Free Parking Area. Uber code promotion: alphabet (20,00€ for free)
ALPHABET, Friday November 29th. THE ADMISSION IS STRICTLY ON GUEST LIST Rocket Club, Alzaia Naviglio Grande 98, Porta Genova, Milan. From 11:30 PM till late.
Per info e liste:
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La programmazione di ARCI Ohibò di questa settimana è ricchissima: tanti concerti, spettacoli e anche l'aperitivo della domenica. Un'ottima occasione per trascorrere serate diverse a prezzi modici.
Mercoledì 27 novembre dalle 22,00
I BELLOCCI
ingresso con tessera ARCI + contributo artistico
Giovedì 28 novembre dalle 22,00
COLPI REPENTINI
Ingresso con tessera ARCI + contributo artistico di 3€ oppure 5€ con CD
https://www.facebook.com/events/740594222637046/?fref=ts
Colpi Repentini presentano “Arriva lo Zar”, il loro EP d’esordio, che parla di maniaci notturni che seguono nella notte donne bellissime, di uomini che ululano alla luna prima di bruciare la città, di operai costretti ad ubriacarsi per buttare giù le umiliazioni di ogni giornata, di amori mai confessati e patti con il Diavolo, di viaggi, di sogni e di mostri nelle tenebre.
I Colpi Repentini sono Alessio, Matteo, Federico, Andrea e Matteo.
Venerdì 29 novembre dalle 22,00
SOVIET SOVIET
Ingresso con tessera ARCI+contributo artistico euro 5,00
Da Pesaro agli sfiancanti tour nell’Est Europa, dalle aperture ai PiL fino al tour con gli A Placy To Bury Strangers e le recentissime,meritate, date americane. Post-punk claustrofobico, basso ossessivo e attitudine gelida e cupa come solo l’ex Unione Sovietica – da cui traggono ispirazione per il nome – saprebbe ricordare. ‘Fate’ potrebbe essere il disco dell’effettiva consacrazione.
NIENT’ALTRO CHE MACERIE
(Milano, V4V)
I Nient’altro Che Macerie sono in tre e vengono dalla provincia di Milano, quella che ti opprime e ti fa venire voglia di andare da tutt’altra parte, o che forse non esiste più ed è solo uno stato mentale. Suonare per prendere aria; suonare e urlare sentimenti talmente personali da diventare quasi universali. Urlare per prendere coscienza delle condizioni casuali che accompagnano i fatti e ne determinano la natura. Circostanze.
alle 00,30 seguirà dj set:
https://www.facebook.com/razzputin
Sabato 30 novembre dalle 22,00
MARIAGE A' TROIS
Ingresso con tessera ARCI+contributo artistico
https://www.facebook.com/events/221872061317299/?ref=ts&fref=ts I loro brani rimbalzano tra l’irriverenza, il disincanto, le fantasticherie e le prese di coscienza. La loro bellezza è soprattutto fondata sul calore e la profondità della voce di Annabella Di Pasquale e sui suoi testi mai scontati, sostenuti da arrangiamenti eleganti e ricchi di sorprese armoniche e ritmiche, pensati e suonati da musicisti raffinati.
Annabella Di Pasquale (la sposa) – Voce
Giovanni Melucci (lo sposo) – Pianoforte
Stefano Fascioli (l’altro sposo) – Contrabbasso
Alessio Russo (il prete) – Batteria e percussioni
Francesco Cafagna (il chierichetto) – Fisarmonica, Ukulele, Flauto Traverso
alle 00,30 seguirà dj set:
https://www.facebook.com/morganadj
Domenica 1 dicembre ore 19,00
APE RESTRÓ
ingresso con tessera ARCI + euro 6,00 solo aperitivo euro 10,00 aperitivo+spettacolo teatrale
questa domenica con accompagnamento dal vivo dei:
Miniswing
https://www.facebook.com/orchestrina.miniswing?fref=ts
l’aperitivo Proibizionista, un aperitivo dai sapori d’un tempo,
in stile anni 20′/30′ che vi accompagnerà ogni domenica dalle 19 per tutta la stagione teatrale.
https://www.facebook.com/pages/Ape-Retr%C3%B2/1374659796109552?fref=ts
ore 20,30 ingresso con tessera ARCI+contributo artistico
CHI RUBA UN PIEDE E' FORTUNATO IN AMORE di Dario Fo, regia di Laura Tanzi
con:
Claudio Coco, Roberto Frangipane, Ana Gárate, Ambra Leonardi,
Yasmine Mamprin, Demetrio Triglia, Daniele Zighetti
Avere 52 anni e non sentirli. Chi ruba un piede è fortunato in amore, opera scritta e messa in scena da Fo nel 1961 al Teatro Odeon di Milano, a distanza di mezzo secolo mantiene intatta tutta la sua freschezza e la sua ilarità. Partendo da un fatto di cronaca dell'epoca, la trama, rocambolesca e ricca di colpi di scena, intreccia intrighi e scappatelle al mito di Apollo e Dafne, arrivando a un finale surreale e commovente.
Dal 29 novembre all' 8 dicembre ritorna il Filmmaker Festival 2013. Tutte le proiezioni saranno allo Spazio Oberdan, al Cinema Palestrina, al Cinema Manzoni e alla Fabbrica del Vapore.
È all'insegna della ricerca l’edizione 2013 di Filmmaker Festival. Ricerca nelle forme, nei modi produttivi, nei dispositivi di riproduzione: in anni di grande mutamento non solo tecnologico un festival come il nostro ha il dovere di rischiare e di puntare su autori e film capaci di raccontare il presente e ipotizzare il futuro. E, anche, con il convinto sostegno del Comune di Milano, di uscire dai territori consueti e proporre qualcosa di decisamente inedito.
L’apertura del festival è affidata ad Alberi, una cineinstallazione di Michelangelo Frammartino che ambienta al Cinema Manzoni, riaperto solo per l’occasione, un’affascinante riflessione sullo statuto dell’immagine e sulla pratica della visione. Il romito, protagonista di un antichissimo culto arboreo, è protagonista di un breve arco narrativo che, ripetuto in loop per l’intera giornata, mette in discussione il tradizionale ruolo del fruitore e la sua posizione.
Il Concorso propone le migliori realizzazioni internazionali del cinema del reale, scelte tra quelle più personali e innovative, mentre lungo il confine tra l’arte e il cinema corre una parte della programmazione, dall’omaggio dedicato a Helga Fanderl fino alla rinnovata sezione Fuori Formato. L’interesse per il lavoro dei giovani, da sempre asse portante del progetto culturale dell’associazione, trova quest’anno un momento di sintesi nella presentazione dei lavori e dei work in progress sviluppati e all’interno del laboratorio Nutrimenti Terrestri Nutrimenti Celesti, progetto realizzato con il supporto della Fondazione Cariplo.
Infine, la retrospettiva che Filmmaker dedica a un grande maestro del cinema del reale. Ross McElwee, americano della North Carolina, è autore di film divertenti e profondi, capaci di raccontare il mondo a partire dall’intimità della coppia e della famiglia. Il suo lavoro ha rivoluzionato l’idea stessa di documentario: ci auguriamo che la sua presenza a Milano possa seminare idee e desideri nuovi di vedere e fare cinema.
link all'evento facebook:
https://www.facebook.com/events/1441784376034380/
link alla campagna Kapipal:
http://www.kapipal.com/filmmakerfest
Indira Fassioni
Nerospinto questa volta vi accompagna in un breve ma significativo viaggio tra le opere di uno dei fotografi più famosi ed interessanti del secolo scorso, protagonista del Dadaismo e del Surrealismo.
Alla Fondazione Marconi a Milano, è infatti possibile ammirare alcune fotografie di Man Ray, si tratta di quelle che ritraggono le sue modelle e le sue muse, le donne più belle di cui era circondato e dalle quali veniva tanto affascinato che decideva di renderle protagoniste delle sue creazioni.
La riproduzione di quest'album fotografico originale del noto artista, in mostra fino all'11 gennaio, mostra 83 fotografie vintage scattate tra il 1920 ed il 1940. Ma chi è Man Ray? E quale valore da al mezzo fotografico ed al suo prodotto? Come affronta l'arte e che cosa ne pensa?!
Appena si entra, salendo una scalinata spoglia, su una parete bianca, asettica, ci accoglie una scritta, sulla parete. Sono le parole di Man Ray. Il suo pensiero.
"La fotografia è un'arte. Non si dovrebbe porre questa domanda. L'arte è superata. Ci vuole qualcos'altro. Dobbiamo guardar lavorare la luce. Ė la luce che crea. Io mi siedo dinanzi al mio foglio di carta sensibile e penso" (Man Ray, 1928)
Pittore, fabbricante di oggetti e regista di film d'avanguardia, egli è conosciuto soprattutto come fotografo surrealista. Nel 1922 Man Ray produce i suoi primi fotogrammi, che chiama 'rayographs'. Una rayografia è una immagine fotografica ottenuta poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile, procedimento apparentemente semplice, ma che seppe usare per immagini altamente suggestive. In verità il movimento Surrealista nasce ufficialmente nel 1924, egli ne è un anticipatore ed uno tra i primi esponenti.
Ed è infatti il rituale ciò che conta per questo artista e fotografo fuori dal comune, che tra i primi riconobbe le novità della psicoanalisi e le mise in relazione al linguaggio artistico, che rifiutava il sistema della comunicazione elitaria dell'arte, dell'immagine e della contemplazione, che seppe costruire un discorso rivoluzionario a livello linguistico e che credette che solo con la propria macchina fotografica potesse costruire un mondo. Attraverso il processo con cui si realizzava una fotografia veniva a crearsi l'opera stessa. Non era tanto un discorso sul soggetto ma sul processo di realizzazione, ciò che interessava sul serio Man Ray.
Freud pubblicava"l'Interpretazione dei sogni" nel 1899, e da allora la psicoanalisi cambiava molto la concezione del mondo, dell'uomo, dell'arte. La lettura psicoanalitica porta ad un nuovo modo di affrontare la realtà. Come le altre Avanguardie anche Man Ray si sente parte del rifiuto della cultura borghese e come gli amici protagonisti del Dadaismo Newyorkese Duchamp e Picabia, rifiuta le estetiche positiviste ed idealiste. Egli scopre una possibilità espressiva precisa, nuova, della fotografia. Questo avviene con le varie tecniche che decide via via di sperimentare come le inversioni luci-ombre, la "solarizzazione", altro processo fotografico che inventa, insieme ai Rayogrammes, in polemica con il modello realistico della fotografia, attraverso una doppia esposizione: sole e calcificazione, inverte i valori tonali ed accentua i contorni, e questo non per dare l'aspetto decorativo e gli elementi tipici di un'illustrazione o di un disegno, ma per ribaltare il contenuto realistico della fotografia stessa.
Il modo di costruire gli oggetti è un riflesso dell'analisi freudiana, ed è vero che i suoi soggetti sono anche alchemici oltre che psicoanalitici, si concentra sul processo e non sul prodotto, inoltre nelle sue opere ritroviamo un linguaggio che spesso manipola il lavoro onirico proveniente dall'Interpretazione dei sogni freudiana.
Le Avanguardie sono tutte caratterizzate dal rifiuto del sistema, dalla volontà anti borghese, ed in che senso la sua opera, come quelle dell'Espressionismo, del Dadaismo, del Costruttivismo, sarebbe parte di queste tendenze? Sicuramente Man Ray è un anticipatore e un rivoluzionario, capace di cogliere le nuove inclinazioni del linguaggio artistico influenzato dalla psicoanalisi, dalla grammatica del sogno, dall'alchimia determinata dal processo meccanico della moderna arte fotografica, dall'antirealismo.
Le prime pagine del libro ci parlano del corpo e del volto di queste donne osservate da Man Ray, la modella sconosciuta che apre l'album è una rappresentante di tutte le altre modelle. Trasferitosi da New York, l'artista segue a quel tempo dei corsi serali di nudo in un centro sociale di Parigi. Vediamo il ritratto di Natasha, modella ed assistente vicina all'artista, affascinante nella solarizzazione da cui viene derivata l'immagine. Per deviare dai principi classici della fotografia egli spesso sceglie di lavorare nell'oscurità, sull'astrazione geometrica, trattando i corpi quasi come fossero statue. E poi riprende la fotografa Lee, una donna di talento e coraggio. L'irriverente ed originale pittrice Meret, e ancora la moglie del poeta Paul Ėluard, Maria Benz detta Nusch.
Ed è affascinato dalla bellezza selvaggia, esotica; a Parigi come in Africa le modelle sono di colore, si vedono danzatrici esotiche in Montparnasse, danzatrici anonime con nomi di vegetali e corpi commestibili, una bellezza lontana, generata dal mescolarsi di oriente ed occidente in quei corpi ed in quei volti bianchi e neri che vediamo alternarsi nelle immagini. A seguire una bellezza irresistibile com'è quella di Kiki (Alice Prin) cantante francese considerata all'epoca la regina di Montparnasse, di cui Man ray si è innamorato.
Un'altra citazione del pensiero di Man Ray chiude l'esposizione, scritta su un'altra parete.
"La luce può fare tutto. Le ombre lavorano per me. Io faccio le ombre. Io faccio la luce. Io posso creare tutto con la mia macchina fotografica”.
Una curiosità: al centro della sala è possibile osservare anche un vecchio modello di macchina fotografica firmato dall'artista. Si ha anche modo di sfogliare sulla scrivania all'ingresso una vera e propria riproduzione del libro fotografico, pronta per la consultazione.
L'esposizione non è grande ma è estremamente interessante e l'ingresso è gratuito, per cui, è possibile dare facilmente un'occhiata alle opere di uno dei fotografi che hanno fatto la storia dell'arte, e lasciarsi sedurre ed affascinare dalle immagini delle sue donne. Le foto di inizio novecento hanno inoltre tutto il sapore del passato che è stato catturato in uno scatto in bianco e nero, e la forza di attrazione di un momento, uno sguardo, un gesto, un corpo, che è stato fermato per sempre, attraverso la luce, e l'ombra. Ritroviamo la percezione di un frammento di autenticità, l'impressione della distanza e l'illusione di un sogno.
Man Ray. MODELS 1920-1940
Riproduzione anastatica di un Album fotografico di Man Ray con un volume a cura di Janus, edizione Carlo Cambi Editore e Fondazione Marconi.
Dal 15 novembre 2013 all'11 gennaio 2014
FONDAZIONE MARCONI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA, Via Tadino 15 - 20124, Milano
INGRESSO GRATUITO
Dal Martedì al sabato 10-13, 15-19 (chiuso dal 22 dicembre 2013 al 7 gennaio 2014)
PER INFORMAZIONI:
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www.fondazionemarconi.org
Giovanna Canonico
Torna l'appuntamento del mercoledì con
BE A STAR AT LIGHTBOX, l'Aperitivo-Exhibition in collaborazione con Leica Italia da Verger.
Concepito come uno spazio dinamico, Verger è una finestra sulla città, un luogo aperto ai giovani creativi nel campo della moda, del design e della cucina, e di tutti quei prodotti che coniugano la ricerca della qualità con nuovi concetti grafici.
In collaborazione con Milano Civica Scuola di Musica, il centro San Fedele rende omaggio a Verdi e Manzoni domenica 1 dicembre 2013.
Chiesa di San Fedele (Piazza San Fedele 4) – Milano
Omaggio a Verdi e Manzoni
con Benedetto Neri
I Civici Cori - Direttore: Mario Valsecchi
Musiche per solisti, coro e organo di Giuseppe Verdi e Benedetto Neri:
INGRESSO LIBERO
Informazioni: lun-ven 10/12.30 - 14/18
tel. 0286352231
La stagione 2013/2014 di San Fedele Musica celebra con un eccezionale concerto vocale la ricorrenza del bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi e la recente risistemazione delle cripta della Chiesa di San Fedele. L’evento, realizzato in collaborazione con Milano Civica Scuola di Musica, propone un percorso del tutto originale nel quale si rievoca il contesto musicale milanese al tempo del giovane Verdi in relazione a Manzoni e alla Chiesa di San Fedele. Il programma propone una rara partitura verdiana il Pater Noster - volgarizzato da Dante - per concentrarsi sull’opera sacra di Benedetto Neri, musicista contemporaneo al genio di Busseto e attivo alla Scala, al Duomo e in San Fedele. Neri ebbe modo di musicare alcune strofe di Manzoni scritte su invito del preposto di San Fedele e destinate al canto dei giovani che ricevevano la prima comunione. Tutte le opere di Neri presentate nella serata sono inedite, archiviate in alcune biblioteche milanesi, ed eseguite nella Chiesa di San Fedele quando Neri ne era maestro di cappella, la loro riscoperta si deve alle ricerche del Maestro Mario Valsecchi.
Al termine del concerto, sarà possibile per il pubblico visitare in anteprima la cripta restaurata della Chiesa di San Fedele e ammirare il nuovo allestimento permanente con opere di L. Fontana, J. Kounellis e S. Shanahan.
Doveroso omaggio a Giuseppe Verdi (1813-1901), in occasione del bicentenario dalla nascita, e alla Milano della sua giovinezza. In programma un’unica opera del maestro di Busseto, il Pater Noster volgarizzato da Dante del 1879. Magnifico brano corale per 5 voci miste di toccante bellezza che, senza ricorrere a retoriche teatralità, regge musicalmente la tensione emotiva dal verso iniziale “Padre nostro che nei cieli stai” fino all’Amen finale. La storia di quest’opera ci svela un curioso falso riguardo alla pretesa paternità dantesca del testo. Il Pater Noster venne eseguito alla Scala sotto la direzione di Franco Faccio il 18 aprile 1880. Verdi ne dava notizia al pittore Morelli aggiungendo: " E sono versi (giù il cappello) di Dante!! ". Inoltre, fin dal 31 luglio 1879, al musicista tedesco Ferdinand Hiller aveva scritto: " Mi decisi poi a fare il Pater noster a cinque voci tradotto da Dante stesso, e che trovasi appunto nelle sue Opere Minori da cui voi traeste il vostro De Profundis ". Ora i testi musicati da Verdi non sono sicuramente di Dante, ma il compositore li trovò attribuiti a Dante in una delle edizioni antiche o anche ottocentesche delle Rime, che li contenevano. La musicologia non ha mai rilevato questo particolare. Del Padre nostro dei superbi nel canto XI dell’Inferno non c'è, nel testo musicato da Verdi, che il primo verso: O Padre nostro, che ne' cieli stai; in seguito le terzine procedono per conto loro, con altre rime e altri concetti, parafrasando la preghiera tradizionale.
Il concerto è centrato su alcune opere sacre eseguite nella Chiesa di San Fedele negli anni Trenta dell’Ottocento di Benedetto Neri (Rimini, 1771 – Milano, 1841), apprezzato operista e maestro di cappella del Duomo e di San Fedele. Spiccano un Magnificat e le Strofe per una prima comunione, su testi di Alessandro Manzoni. Riguardo al Magnificat, tra le opere più riuscite di Benedetto Neri, il trattamento organistico risente molto delle caratteristiche foniche e strutturali degli organi dell'inizio dell'800 e, soprattutto, dello stile "orchestrale" imperante. Non mancano, però, estesi contrappunti che denotano la scienza compositiva di Neri e la convivenza dell'antico stile ecclesiastico accanto allo stile teatrale. Le Strofe per una prima comunione sono legate ad Alessandro Manzoni che abitualmente frequentava la Chiesa di San Fedele. Nell'aprile del 1832 il preposto della Chiesa di San Fedele, Giulio Ratti, chiese a Manzoni dei versi da far cantare, musicati, ai giovani comunicandi di quell’anno. Il poeta scrisse tre strofe che saranno musicate da Benedetto Neri. Verranno eseguite l'anno dopo, nel 1833, per la Comunione di Enrico, figlio di Manzoni. Le strofe vennero pubblicate nel 1855 in Opere Varie.
Benedetto Neri fu musicista attivo prevalentemente a Milano, città in cui giunse in seguito alla nomina come professore al Conservatorio cittadino. In precedenza occupò per diversi anni il ruolo di maestro di cappella a Novara e poi a Milano. La sua produzione compositiva si intensifica in questi anni specialmente nell’ambito sacro. Tra le composizioni profane sicuramente da segnalare il dramma giocoso I Saccenti alla moda su libretto di Angelo Anelli che venne presentato nel 1806 alla Scala. Ampia la sua produzione religiosa che comprende svariate messe, inni e mottetti tra cui lo splendido Magnificat.
PROGRAMMA
Benedetto Neri (1771 - 1841)
Magnificat
per soli, coro e organo
-
Rubum quem viderat
Antifona post Magnificat a 4 soli
-
Gloria in excelsis
a 4 concertato
Giuseppe Verdi (1813 - 1901)
Pater Noster
volgarizzato da Dante
a 5 voci
Benedetto Neri
per una prima Comunione
su versi di Alessandro Manzoni:
Si, Tu scendi
Questo terror divino
Con che fidente affetto
per 2 voci femminili e organo
Dixit Dominus (Salmo 109)
per soli, coro e organo
_____________________
I CIVICI CORI
(Francesco Girardi, maestro preparatore)
Eunyoung Shin, Angela Alesci, soprani
Marta Fumagalli, mezzosoprano
Jaime Andres Navarro, tenore
Junghoon Chae, baritono
Luca Garro, organo
Tommaso Fiorini, contrabbasso
Mario Valsecchi
direttore
Mario Valsecchi ha studiato organo e composizione organistica sotto la guida di Enzo Corti, diplomandosi al Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano. Ha frequentato diversi corsi di perfezionamento e di interpretazione diretti da J. Langlais, T. Koopman, H. Vogel e L. F. Tagliavini. Si è dedicato inoltre allo studio del canto, della polifonica vocale e della direzione. Svolge attività concertistica come organista (solista, in formazioni cameristiche e orchestrali) e come direttore. Alla guida della Cappella Mauriziana di Milano sin dalla sua fondazione, ha tenuto concerti in Italia e all'estero. Ha realizzato incisioni discografiche di cantate sacre e profane di G. Legrenzi; ha collaborato all'incisione del settimo libro di madrigali di C. Monteverdi, di mottetti di F. Mendelssohn e della Missa Brevis di B. Britten. È sopranista nel gruppo vocale I Divoti Falsetti di Milano e direttore artistico e musicale dell'Orchestra da Camera Nova et Vetera di Lecco con cui ha realizzato, oltre a numerosi programmi strumentali, gli Oratori Jephta di G. Händel, la Giuditta di A. Scarlatti, lo Stabat Mater e alcune messe di J. S. Bach e Mendelssohn. Dal novembre 1996 dirige la rinata Cappella Musicale del Duomo di Bergamo.
Ha diretto I Civici Cori e l'Orchestra di Milano Civica Scuola di Musica ne l'oratorio La Creazione di F.J. Haydn, concerto celebrativo per i 150 anni di Milano Civica Scuola di Musica (1862-2012), presso il Teatro Dal Verme di Milano la sera del 17 dicembre 2012.
I Civici Cori hanno l'obiettivo di promuovere la pratica corale e lo studio di un vastissimo repertorio. La proposta si rivolge ai cantori amatoriali (Corso di Formazione al Canto Corale), a tutti gli studenti di Milano Civica Scuola di Musica e delle Scuole Superiori (Esercitazioni Corali). I Civici Cori hanno sempre costituito un sicuro riferimento nella città e sul territorio, per quanti sentissero il desiderio di vivere da esecutori l'evento musicale: oggi rappresentano una realtà ormai consolidata e in evoluzione di attività formativa e di espressione artistica offerta a tutti. In quest'ottica la partecipazione a I Civici Cori offre l'opportunità di tradurre l'amore per la musica in espressione vocale concreta arricchita da nozioni teorico-pratiche, attraverso incontri finalizzati anche alla preparazione di allestimenti aperti a pubblico. La frequenza ai Corsi consente a ogni partecipante di conoscere meglio il proprio strumento vocale, imparare a usarlo adeguatamente, acquisendo o approfondendo la preparazione tecnica e perfezionando i meccanismi della coralità.
Nel 2012 Milano Civica Scuola di Musica, fondata nel 1862, ha festeggiato il suo 150° anno di vita.
Dall’anno accademico 2013 – 2014 i suoi corsi sono riconosciuti dal MIUR: l’istituzione ha ottenuto infatti nel luglio 2013 l’autorizzazione a rilasciare i titoli di Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM) di primo livello, equipollenti a titoli universitari per gli istituti di Musica Antica, Musica Classica, Ricerca Musicale, Civici Corsi di Jazz.
Fondata con lo scopo di formare strumentisti per la Civica banda e coristi per il Teatro alla Scala, nata come Scuola Popolare di Musica, divenne nel 1973 Civica Scuola di Musica.
È ora articolata in cinque Istituti - Musica Antica, Classica, Ricerca Musicale, I Civici Cori e i Civici Corsi di Jazz- e comprende percorsi di studio mirati e personalizzati, dalla formazione di base fino all’alta specializzazione, nell’ambito di un’ampia scelta di approfondimenti culturali e artistici, non solo strettamente musicali, ma anche interdisciplinari, e pone accento particolare sulla dimensione delle arti performative, consentendo agli allievi di inserirsi nel mercato del lavoro della musica e dello spettacolo.
Propone inoltre per amatori corsi individuali di ogni strumento, collettivi e orchestrali, presso la sede del Centro di Educazione Musicale (CEM).
L'istituzione ha nel tempo progressivamente assunto un ruolo di prima grandezza all'interno della vita musicale e formativa milanese. La struttura è infatti oggi importante punto di riferimento nello scenario musicale nazionale e internazionale, come testimonia la provenienza di gran parte dei suoi studenti, molti dei quali hanno conseguito importanti successi professionali in tutto il mondo, nel campo della musica antica, classica, contemporanea.
San Fedele Musica
Il settore musicale della Fondazione Culturale San Fedele è nato nel 2010,e in pochi anni è diventato un punto di riferimento della città di Milano. L’unicità di San Fedele risiede nel disporre di due spazi con differenti soluzioni acustiche: la Chiesa cinquecentesca, completamente restaurata, e il nuovo Auditorium, riaperto in settembre 2010 dopo un importante intervento di riqualificazione acustica e l’installazione di un dispositivo di diffusione per la musica elettronica unico in Italia. Tuttavia, lo spazio è al servizio di un progetto umano. In questo senso le attività musicali riprendono le linee di fondo del Centro Culturale San Fedele, attento al dialogo tra fede e cultura, alla promozione della giustizia e alla formazione dei giovani con il Premio San Fedele Giovani Artisti. I concerti in Chiesa propongono soprattutto le grandi pagine del repertorio sacro dal Cinquecento all’Ottocento, concepite per uno spazio riverberante e in sintonia con la spiritualità del luogo.
Diversa è la prospettiva delle attività musicali in Auditorium, dove si cerca infatti un punto d’incontro tra il repertorio storico della musica da camera e l’attualità della creazione musicale. ovvero un approccio che presenti itinerari di ascolto ben articolati e in legame con i linguaggi musicali di altre epoche. Le opere musicali fondatrici del Novecento verranno, da una parte, confrontate con brani del passato e con opere in creazione o recentissime, e, d’altra parte, inserite in un tema programmatico. Quindi, alcuni concerti della stagione propongono delle drammatizzazioni musicali: successione di brani senza interruzione attorno a un tema, con lo scopo, appunto, di rendere più dinamico l’ascolto.
Il repertorio delle serate è ampio, dal Rinascimento all’era digitale, per seguire il cammino drammatico dell’uomo nella storia attraverso la musica. Altra caratteristica della programmazione di San Fedele Musica riguarda l’interazione con gli altri linguaggi del nostro tempo, in particolare il cinema e le artivisive. Vengono organizzati dei cicli di Cinema Muto & Live Music e Cin’acusmonium, in cui i grandi film della storia del sonoro vengono diffusi tramite una proiezione acusmatica. Nel 2011 è stato costituito il Centro di Elettroacustica e Interazioni Digitali di San Fedele (CEID) che presenta programmi con opere storiche e alcune creazioni.
CONTATTI:
Ufficio Stampa
San Fedele Musica
Antonio Pileggi s.j. 02.86352426
Stefano Sbarbaro 02.86352429/ 392.9821475
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Milano Civica Scuola di Musica – Fondazione Milano
Alessandra Arcidiaco 02.971524/ 339.8530339
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Per informazioni al pubblico:
Fondazione Culturale San Fedele
Piazza San Fedele 4, 20121 Milano
Auditorium: via Hoepli 3/b, 20121 Milano
Segreteria Centro Culturale San Fedele
Alessandra Gorla tel.0286352231 fax. 0286352803
In mostra fino al 25 Gennaio a Londra le opere del signor Zimmermann, meglio conosciuto come Bob Dylan. Cancelli in ferro, tavoli, sculture circolari, Revisionist Art... assolutamente da non perdere. “Sono nato e cresciuto in un paese pieno di ferro e l’ho sempre lavorato in una maniera o nell’altra”, dichiara Bob Dylan, cresciuto a Hibbing Minnesota, dove è stato prodotto il 90% del ferro utilizzato per la Seconda Guerra Mondiale. E così scoprimmo che il più grande esponente del folk statunitense è, in realtà, un metallaro. Battute a parte, chi si aspettava che Dylan – songwriter, autore, pittore, regista, attore, DJ – fosse anche uno scultore? Mood Swings è il nome della sua mostra alla Halcyon Gallery di Londra, aperta tutti i giorni da oggi, 16 novembre, fino al 25 gennaio 2014 (ingresso gratuito).
In mostra, oltre a cancelli, tavoli e sculture circolari, ci sono alcuni dipinti dalla Drawn Blank Series: un tramonto rosso fuoco occupa un’intera parete. Poi c’è la sezione intitolata Revisionist Art: utilizzando le copertine di magazine come Rolling Stone e Time, Dylan unisce figure politiche e sociali a titoli estrapolati da altre pubblicazioni o raccolte dall’etere. C’è il figlio di Gheddafi che si lancia nel’investimento finanziario con una maglia da Superman e Rhianna, sedere al vento, che trova un nuovo fidanzato. Ma sono realmente loro? Le immagini sono sfocate quando trasportate su un’enorme tela. Di certo c’è molto cinismo e ancor più humour in queste ambigue provocazioni. Infine ci sono una serie di sportelli d’automobili vintage perforati da proiettili: ciascuno corrispondente a un gangster. Lucky Luciano, Al Capone, Machine Gun Kelly: nomi e personaggi irresistibili per uno come Dylan che ha anche abbinato a ogni sportello una copertina di giornale in cui annuncia la morte del criminale. Ma è ovvio che gli sportelli non corrispondono a quelli delle autovetture nelle immagini a fianco: a Dylan piace prenderci in giro, così come gli piace giocare con la sua eredità. Tutto sommato l’esaustiva esibizione alla Halcyon Gallery dimostra la sua vera e sfuggevole essenza. E non è quella di un profeta ma di un artista.
Sabato 30 novembre, fino al 7 dicembre, apre a Firenze il Festival dei Popoli, giunto ormai alla sua 54esima edizione.
Con la già annunciata anteprima italiana di We Steal Secrets: the Story of Wikileaks di Alex Gibney, documentario sull’ascesa e caduta di Julian Assange, il 30 novembre (al Cinema Odeon, alle 21.30), verrà presentato dalla giornalista Stefania Maurizi, autrice di Dossier Wikileaks – Segreti italiani (Rizzoli). Ma già nel pomeriggio dello stesso giorno (alle 15.00, sempre al Cinema Odeon), l’evento speciale In viaggio con Cecilia, di Mariangela Barbanente e Cecilia Mangini, un on the road girato nell’estate del 2012, su com’è cambiato il territorio pugliese – danni dell’ILVA compresi – da quando, negli anni ’60, la Mangini girava i suoi primi documentari.
Il festival internazionale del documentario, in programma a Firenze dal 30 novembre al 7 dicembre, riserva anche in quest’edizione un’attenzione particolare allo status quo italiano: specialmente la sezione “Panorama” propone diversi titoli rilevanti. Si va da WIP – Work in Progress di Simona Risi (giovedì 5 dicembre, Cinema Odeon, alle 18.15), sulla realtà delle fabbriche in chiusura, sulle due storie parallele di operai, a Trapani e Latina, che si chiudono nelle aziende per protestare contro i licenziamenti, fino a EU 013 – L’ultima frontiera di Alessio Genovese (lunedì 2 dicembre, Cinema Spazio Alfieri, alle 21), sui CIE italiani (Centri di Identificazione ed Esplusione); da Dal profondo di Valentina Pedicini, sulla realtà dei minatori del Sulcis, che ha appena ricevuto al Festival di Roma il Premio Doc It – Prospettive Italia Doc per il Migliore Documentario italiano (domenica 1 dicembre, Cinema Spazio Alfieri, alle 21), a Centoquaranta – La strage dimenticata, di Manfredi Lucibello (30 novembre, Cinema Odeon, alle 18.15), sull'incidente del 10 aprile 1991 tra il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo.
Non mancheranno nemmeno i titoli musicali, di alcuni dei quali si possono già vedere i trailer sul sito della manifestazione: come Elektro Moskva, di Dominik Spritzendorfer e Elena Tikhonova, sul legame tra tecnologie militari sovietiche e sperimentazione musicale (venerdì 6 dicembre, Spazio Alfieri, ore 21:30), o The Blues According to Lightnin’ Hopkins di Les Blank, sull'omonimo bluesman texano (sabato 7 dicembre, Odeon, alle e 21), anche se il titolo più atteso è Elvis Costello Mistery Dance di Mark Kidel (mercoledì 4 dicembre, Cinema Odeon, alle 22.30).
In programma anche l’evento speciale “Respect Women” con una serie di titoli che riportino l’attenzione sul tema della violenza sulle donne: apre, il 30 novembre, il cinese Mothers di Xu Huijing (Cinema Odeon, alle 16.45), sul controllo delle nascite così come stabilito dalle leggi della Repubblica Popolare Cinese. Per aggiornamenti sul programma e gli eventi collegati al Festival, seguire il sito ufficiale.
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