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Freelance under 30 con il chiodo fisso del mangiare e bere bene. Estremamente curiosa, cresce una nuova generazione di enotecnici fiorentini trasmettendo il suo entusiasmo con la penna e tra i banchi di scuola.
“Ecco perché anche se è un’impresa disperata, una scommessa persa in partenza bisogna continuare a credere nel sogno di vivere insieme”
(da Tous des oiseaux - Come gli uccelli)
Potente e lacerante, il capolavoro drammaturgico del franco-libanese Wajdi Mouawad, tradotto in italiano da Monica Capuani per la prima assoluta italiana diretta da Marco Lorenzi, racconta della storia d’amore tra Eitan, giovane di origine israeliana, e Wahida, ragazza di origine araba, in una realtà storica fatta di conflitti, dolore, odii, attentati. Un labirinto di storie, eredità dimenticate, lotte fratricide che dà vita a un’indagine emotiva sulla propria identità culturale e sulle proprie origini. Una riflessione toccante e profonda sull’amore, l’incontro e l’identità.
Disperatamente giovani e innamorati, Eitan e Wahida, si conoscono a New York, in una delle scene d’incontro d’amore tra le più belle finora scritte per il teatro. A dispetto delle loro origini, il loro amore fiorisce e cerca di resistere alla realtà storica con cui i due ragazzi devono inevitabilmente fare i conti. Ma nel loro destino, qualcosa va storto sull’Allenby Bridge (Hebrew: אלנבי גשר Gesher Allenby), il famoso ponte che collega (ma allo stesso tempo divide (perché i controlli sono serratissimi e non a tutti è permesso il passaggio) Israele e Giordania.

Eitan rimane vittima di un attentato terroristico proprio su quel ponte (luogo e simbolo) e cade in coma. La storia personale dei protagonisti si intreccia alla Storia, con la “S” maiuscola, di attentati, conflitti, odii che ormai da troppi anni continua in quelle terre e tra le due culture di cui i protagonisti sono inevitabilmente esponenti. Durante il coma, in una dimensione sospesa, simbolica e potente, i piani temporali si intrecciano, si sospendono e si sovrappongono. Da luoghi diversi, infatti, arrivano, i genitori e i nonni a fare visita al ragazzo. Per tutti loro sarà l’occasione di guardare negli occhi la verità più nascosta, di affrontare il dolore dell’identità, il demone dell’odio, le ideologie più rigide che appartengono a ognuno dei personaggi e quindi a ognuno di noi. Sarà l’occasione per capire come resistere all'uccello della sventura che si scaglia contro il cuore e la ragione di ciascuno.
Con questo testo teatrale si superano il tempo e lo spazio, percorrendo vicende familiari di diverse generazioni ambientate in diversi luoghi geografici e si percorre un’indagine emotiva sulla propria identità culturale e genetica e sulle proprie origini. Cosa sappiamo dei segreti del nostro passato, della storia delle nostre famiglie? Di quanti momenti oscuri della storia e di quali violenze siamo eredi senza saperlo? Siamo davvero il DNA che ci scorre nelle vene oppure è tutto molto più complesso? Se nasciamo nel letto del nostro nemico, come possiamo evitare che il sangue che scorre nelle nostre vene diventi una mina antiuomo? So davvero chi sono?
In scena Aleksandar Cvjetković, Elio D’Alessandro, Said Esserairi, Lucrezia Forni, Irene Ivaldi, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Federico Palumeri, Rebecca Rossetti, un cast internazionale di attori, caratterizzato da un’eterogeneità linguistica e culturale che riproduce quel percorso di “incontro” verso l’Altro che - per Mouawad come per Lorenzi e Il Mulino di Amleto - è una ragione di vita e di poetica. Agli attori è stato chiesto di immergersi in un viaggio di conoscenza non scontato e di imparare a recitare in altre lingue (italiano, ebraico, tedesco, arabo) oltre alla propria con l'aiuto di esperti linguistici e culturali.

NOTE DI REGIA
Di Marco Lorenzi
Incontri straordinari.
«Ci sono testi teatrali e spettacoli con cui fai un pezzo di strada, passi del tempo insieme, diventano un viaggio di conoscenza per te e per chi percorre quella strada insieme a te, e poi, quando tutto è finito ci si lascia come è normale che sia. Poi, ci sono testi teatrali e spettacoli che sconvolgono tutto, come una bomba piazzata nel bel mezzo della tua vita d’artista. Incontri che ti segnano per sempre.
Come gli uccelli / Tous des oiseaux fa parte del secondo tipo di incontro.
Di recente a New York, io e Barbara, siamo entrati per caso in un negozio, ad Harlem. Parlando con il proprietario gli abbiamo chiesto perché avesse scelto come simbolo di quel negozio una tartaruga. Ci ha risposto: "Perché la tartaruga procede in avanti solo quando tira la testa fuori dal guscio".
E lo porto nel cuore mentre mi addentro nella storia complessa e magnifica scritta da Wajdi Mouawad. Il grande teatro infatti ci sa stupire nel momento in cui decidiamo di "uscire di casa", di andare verso l’Altro a costo di andare contro la nostra propria tribù – come direbbe Mouawad stesso.
E Tous des oiseaux è grande teatro. Il grande teatro che intreccia la grande Storia con quelle più piccole e intime che appartengono alla nostra vita e ai nostri desideri, che dilata il tempo mentre ci perdiamo in un rito potente e emozionante che parla non solo di noi, ma dei grandi movimenti della Storia stessa. Che ci tocca profondamente l’anima mentre urla con prepotenza le sue domande politiche e umane. Che non ci lascia indifferenti di fronte all’amore e alla crudeltà dell’essere umano.Tous des oiseaux è grande teatro, forse il miglior tipo di teatro, perché sa giocare con la forma, con i linguaggi, portarli alle estreme conseguenze del virtuosismo senza però perdere mai il contatto con quel bisogno ancestrale che il teatro porta scritto nel suo codice genetico: farci emozionare.
A questo punto diventa una grande sfida portarlo in scena. E farsi “veicolo” di tutto questo. Ma penso che da sempre faccia parte del mio percorso e del Mulino di Amleto ricercare instancabilmente di spostare i confini del teatro qualche metro più in avanti rispetto a dove pensiamo che siano. Mouawad ci ha regalato una materia densa e infuocata, perfetta per farlo.

Parola. Tempo. Emozione.
Come gli uccelli è stata l’occasione per costruire un cast unico, che mescolasse attori italiani ad attori provenienti da altri paesi, origini e biografie, con un’eterogeneità linguistica e culturale che durante il processo di creazione dello spettacolo potesse riprodurre quel percorso di “incontro”, quell’andare verso l’Altro che - come per Mouawad così per il Mulino - è una ragione di vita e di poetica.
Ho chiesto a questo incredibile cast di interpreti (e a me stesso) di lasciare alle spalle quello che sappiamo sul teatro per andare alla ricerca di un significato più sottile delle parole che usiamo, delle relazioni che costruiamo, dell’ascolto che porgiamo all’altro. Ho chiesto loro di entrare in uno spettacolo che, per tre ore, si reggerà interamente sulle loro spalle, sulla loro forza, sul loro grande talento. Ho chiesto loro di immergersi in un viaggio di conoscenza non scontato e di imparare a recitare in altre lingue oltre alla propria, con l'aiuto di esperti linguistici e culturali. Come gli uccelli risuonerà infatti di una molteplicità linguistica per cui, oltre all'italiano, gli attori reciteranno in ebraico, tedesco, arabo.
Anche la scelta della durata dello spettacolo è conseguenza inevitabile dell’epica costruzione del testo di Mouawad. La sua capacità di costruire una saga familiare che si snoda per tre continenti, tre generazioni, diversi luoghi e momenti storici, ci porta a fare i conti con il tempo. Il tempo passato che non è passato perché continua a lasciare profonde tracce che influenzano il nostro presente, che continua a ripetersi in un paradosso quantico per cui passato, presente e futuro si sommano e sovrappongono non lasciandoci apparentemente mai liberi nelle nostre scelte... La durata dello spettacolo diventa uno strumento per entrare in un respiro narrativo emotivamente fortissimo, melodrammatico, coerentemente incoerente, che progressivamente innalza la tensione drammatica a mano a mano che ci avviciniamo alla verità. E che non abbandona mai lo spettatore.
Allo stesso tempo, il racconto, la parola detta, raccontata, sono per Mouawad uno strumento di forza e di guarigione. Grazie alla forza della narrazione disseppelliamo la verità nascosta nel passato, accompagniamo i morti fino all’ultimo passo, guariamo le ferite dei vivi, ci riscopriamo umani e uniti
nella vulnerabilità che ci accomuna. Per questo (penso) Mouawad ama costruire storie. Storie in cui perderci per poi ritrovarci dopo un viaggio lungo e commovente.

Alla ricerca di una visione politica e umana.
Come cittadino e come artista del XXI secolo credo che continuare a ragionare secondo sistemi e visioni superati e fallimentari, sia l'unico errore da non fare. Continuare a ragionare secondo categorie identitarie auto-riferite e continuare a creare un teatro (un’Arte), borghese, che - per quanto sia d’avanguardia - rimane sempre arte identitaria e espressione di una visione parziale, non abbia più senso nel capitalismo globale dove non esiste più la possibilità di “rimanere esterni”, di far finta di nulla, dove i “muri” non hanno più senso e dove solo i “ponti” sono una possibilità di futuro. È solo quando si inizia a percepire come propri anche i conflitti e i problemi del mondo che consideriamo distanti, che, entriamo in un flusso davvero globale di consapevolezza, di comprensione e di reale cambiamento. Allora elaboriamo un punto di vista complesso e ricco per la nostra arte e permettiamo alla realtà di ferirci, di attraversarci, per pensare un teatro che possa continuare a parlare con il mondo che ci circonda, con una realtà complessa, multilingue, conflittuale.
Scegliere di affrontare una sfida come Come gli uccelli / Tous des oiseaux è chiederci cosa c’è dall’altra parte di quel muro, immaginario o concreto, che giganteggia anche nello spazio scenico dello spettacolo? Con il Mulino di Amleto approfondisco da tempo un percorso di ricerca e di creazione che nasce da questa inquieta e plurale visione del mondo: la ricerca dell’Altro, l’apertura umana e filosofica, sono stati i presupposti costitutivi dei lavori più recenti del nostro gruppo. Questa instancabile passione verso l’Altro ora fa un ulteriore passo avanti. Con Come gli uccelli si traduce in una internazionalizzazione dei collaboratori artistici, in una pluralità di linguaggio, in un pensiero plurale sin dal momento della nascita del processo di creazione e della progettazione. D’altronde - citando Milo Rau - “il teatro non è un prodotto, ma un processo di produzione”. E allora la nostra idea è di permettere a questo processo (e a tutti gli artisti e collaboratori) di farsi specchio di un'idea di teatro contemporaneo in relazione con le trasformazioni economiche e culturali che stiamo vivendo (o subendo?). Essere il primo step di una compagnia internazionale di professionisti, uno spettacolo multilingue, una visione naturalmente orientata oltre i confini nazionali, gli interrogativi che ci animano la scelta di un testo così potente e toccante, scomodo e lacerante, rendono questo progetto anche una dichiarazione politica. D'altronde una grande sfida drammaturgica è una sfida linguistica e, in quanto tale, è una sfida politica!
Il coraggio delle scelte
In Germania, nel 2019, prima che la pandemia portasse alla chiusura delle sale teatrali, Tous des oiseaux era già stato messo in scena in 16 grandi teatri. In Francia è stato un vero e proprio “caso”. Il testo vanta già numerose traduzioni e messinscene in tutta Europa. E in Italia? Questo progetto – non solo idealmente, ma nelle scelte formali e concrete che lo accompagnano – dichiara e rafforza la vocazione al dialogo con il teatro europeo che anima il Mulino di Amleto e il mio percorso di regista. Dopo Festen, Kollaps, Platonov, Affabulazione, Senza Famiglia, Ruy Blas, ci poniamo ancora una volta come pionieri di titoli e autori.
Come gli uccelli, è anche un modo per mettere in discussione una idea di “repertorio” che nel nostro paese sta diventando progressivamente sempre più stitico e conservativo. Abbiamo bisogno di idee nuove, di grandi testi che raccontino queste idee, e di spettacoli rischiosi che le condividano con il pubblico. Ma abbiamo soprattutto bisogno di una cosa: coraggio. Il coraggio di fare scelte scomode, incerte, non consolatorie, affondare le menti e i cuori in meravigliosi testi che vengono scritti da grandi autrici e grandi autori vivi e contemporanei. Saranno i classici del futuro».
Dopo il successo delle prime due edizioni del "Piatto di Federico II" nel 2021 e 2022, promosso dall'Assessorato alla Giostra del Comune di Monselice e con la partecipazione della Giostra della Rocca, dell’Ascom Confcommercio e della Pro Loco di Monselice, il 2023 e il 2024 vedono crescere ulteriormente questa iniziativa, che si espande verso nuovi orizzonti, collegandosi a città simbolo della vita di Federico II
Il percorso dello Stupor Mundi, che prende il viaa Monselice, intende far conoscere a livello nazionale le numerose iniziative della città, come la Giostra della Rocca e le attività enogastronomiche dei ristoranti, valorizzando le tipicità locali. Grazie all'ideazione del giornalista enogastroturista Maurizio Drago, il progetto "Il Piatto di Federico II" si estende a Jesi, Altamura e Palermo, città fondamentali nella vita dell'Imperatore.

L'iniziativa coinvolge chef e ristoratori di queste località, i quali si cimenteranno nella creazione di piatti ispirati alla cucina del Medioevo, periodo in cui Federico II ha lasciato il segno. Attraverso incontri ed eventi tematici, si promuoveranno le tradizioni culinarie di ogni luogo, con particolare attenzione agli ingredienti e ai prodotti utilizzati durante il regno di Federico II. Il Sindaco del Comune di Monselice, Giorgia Bedin, sottolinea l'importanza di quest'iniziativa nel promuovere la cultura enogastronomica locale e nel valorizzare il patrimonio storico e artistico del territorio. L'assessore alla Giostra, Luca Piccolo, aggiunge che l'obiettivo è di far conoscere il territorio anche al di fuori dei confini locali, coinvolgendo altre regioni italiane dove Federico II ha lasciato il segno.

“Oggi l’enogastronomia non è più solo sinonimo di buon cibo – afferma Federica Pagliarone, giornalista food&travel e responsabile ufficio stampa Il Piatto di Federico II - ma una vera e propria esperienza emozionale, che consente di conoscere ed apprezzare le eccellenze di un territorio, non solo dal punto di vista culinario, ma anche storico, artistico e culturale. Il cibo, infatti, è un potente veicolo di marketing territoriale per promuovere e attrarre visitatori verso le destinazioni. Cibo e turismo enogastronomico possono così diventare un binomio vincente nel rilancio dell’economia locale. Quest’unione crea infatti l’occasione per raccontare il territorio stesso con le sue peculiarità, comprendendo i luoghi anche attraverso la degustazione di prodotti tipici e di ricette storiche, della tradizione o innovative. Ed è proprio partendo da queste premesse che, su indicazione dell'assessore alla Giostra della Rocca Luca Piccolo e del Comune di Monselice (PD), da qualche mese sto lavorando assiduamente per promuovere la manifestazione Il Piatto di Federico II a livello nazionale, valorizzando i piatti presentati durante le due edizioni 2021 – 2022 all’interno di prestigiose trasmissioni televisive nazionali inerenti enogastronomia, cultura e turismo, come TG2 Eat Parade RAI2, GUSTO Tg5 Mediaset, MAG Italia 1, Sì Viaggiare Rai2, TGR Rai3, Geo&Geo, etc. Il tutto con l'intento di accrescere la visibilità di Monselice e dei luoghi federiciani ad essa collegati”.

Anna Maria Pellegrino, presidente dell’Associazione Italiana Foodblogger dichiara: “L’attualità di Federico II, Stupor Mundi, a distanza di oltre settecento anni dalla sua morte, si palesa nella capacità di accostare e unificare culture diverse. Come è accaduto e ancora accade alla Dieta Mediterranea, patrimonio Unesco, erroneamente considerata una semplice lista di ingredienti, dimenticando che è la magnifica somma di identità e culture gastronomiche differenti. Ecco che l’Imperatore, avido di sapere fin da piccolo, integrò in modo sublime i saperi ed i sapori della tradizione latino-germanica con quella siculo-mussulmana-ebraica. Grazie a lui nei primi decenni del 1300 il mangiare siciliano, assieme alla poesia, costituì la prima cultura gastronomica italiana e, citando Dante, “in quegli anni tutto ciò che gli italiani mangiavano era siciliano”. L’imperatore svevo, quindi, rese possibile la felice sintesi di tradizioni gastronomiche diverse, fondendole e mettendole in pratica, rivoluzionando così non solo il “ricettario” dell’epoca ma anche quelli a venire”.
Cibo, arte e cultura sono gli ingredienti del Mute, il primo museo dell’enogastronomia campana, che nasce in via Bracco 51 a Napoli, da una idea dell’imprenditore Diego Minutaglio con l’avvocato Luigi Lamberti, con il contributo della Regione Campania. Mille metri quadri, sette vetrine su strada e tre piani dedicati alle maestrie del passato, la storia dei prodotti e delle ricette e la degustazione di prodotti unici e inconfondibili, per un percorso storico nel segno dell'arte e della bellezza di una cultura dalle profonde radici.
«II Museo MUTE è un’antologia di sapori e tradizioni della comunità campana, testimonianza storica delle generazioni passate e patrimonio enogastronomico delle generazioni future. Ogni ospite è accompagnato in un percorso culturale e culinario capace di affascinare, divertire e intrattenere con tour guidati, degustazioni a tema e appuntamenti formativi per grandi e piccoli. II MUTE è pensato per il turismo, la didattica e per gli amanti del food per una esperienza innovativa e immersiva. Offre, inoltre, la possibilità di acquistare prodotti unici e di alta qualità delle migliori aziende della filiera enogastronomica Campana», dichiarano gli ideatori.
Da mercoledì 20 dicembre sarà aperto il primo livello, dove si potranno degustare - sia nei comodi salottini che appoggiati ai banconi - gli insaccati di mare dello chef stellato Pasquale Palamaro, il “casadduoglio” con i prodotti caseari e di salumeria di Sabatino Cillo e il pane di Carlo Di Cristo, la pizza nel ruoto leggera e croccante a cura di Impasto Vivo, l’angolo con i tipici cuoppi fritti. Nelle scaffalature i prodotti selezionati da esperti tra grandi e piccole realtà della Campania che verranno raccontati durante eventi dedicati. Il tutto valorizzato dal disegno di interni di Roberto Cremascoli di Cor Arquitectos, allievo dell’archistar Alvaro Siza.
Sui monitor, anche bifacciali per comunicare all’esterno, verranno raccontati i fondamenti della gastronomia attraverso slide e video realizzati da Brand Salad Studio. Come ad esempio gli strumenti della tradizione quali l’agliara (oggetto antichissimo ancora in uso nelle case e nelle pizzerie più antiche della Campania, la cui nascita è da ricercare nella caduta dell’impero Romano), ‘a caffettera (fondamentale per il rito quotidiano del caffè), ‘o pignatiello (tipico tegame di coccio dal fondo bombato e dai bordi alti che viene utilizzato per la cottura di piatti a base di carne, pesce o verdure), ‘a votapesc (mestolo forato fondamentale per le fritture).
Gli ospiti potranno conoscere così anche la storia dei prodotti della terra protagonisti delle ricette della tradizione a partire da ‘a pummarola che arriva dal Sud America per poi essere adottata dalla cucina italiana con le sue numerose proprietà, qualità e benefici, oppure ‘a patan originaria di Perù e Bolivia diventa fondamentale nel ricettario partenopeo affiancato alla pasta mista, e l’iconico friariello che nasce come scarto destinato alla plebe fino a diventare re della cucina napoletana.

A metà del 2024 verranno completati gli altri piani. Il percorso inizierà con la discesa al livello più basso del museo con una scalinata che ha sulle pareti opere d’arte di Alberto Bottilo dove si intrecciano l’anima di Napoli e la sua tradizione culinaria, come l’illustrazione digitale che lega con ironia e rispetto il grande calciatore Maradona al pomodoro, entrambi elementi onnipresenti nella storia e nella tradizione del popolo napoletano.
Giunti al -2 ci sarà una grande sala che riproduce il teatro della strada con le vie della tradizione campana ricche di colore e allegria, e una sequenza di “botteghe” che circonda la grande piazza. In questo luogo verranno ospitati anche eventi, spettacoli e condivisione d’esperienze.
Risalendo al piano -1 troveremo la galleria del gusto, uno spazio dotato di ampia cucina e postazioni dedicate allo show cooking, i laboratori didattici, la formazione e dimostrazioni gastronomiche dove diverse figure della tradizione campana saranno invitate ad “esibire” le proprie creazioni culinarie e viticole.
Intanto, negli altri livelli ancora in cantiere si potrà assistere alla mostra dell’artista napoletano Giotto Calendoli, dal titolo “Manodopera”, per raccontare il rapporto viscerale con la città che si nutre da sempre di colori e sapori tra istallazioni, artwork, illustrazioni, merchandising, stoviglie, e possibilità di gustare la sua cucina e acquistare tutto ciò che si tocca.
“Nisciuno è nato imparato” è il primo slogan disegnato sulla parete che gli ospiti si troveranno una volta raggiunto l’inizio della mostra al piano -2, per poi entrare in una sala caotica dove campeggia la scritta “senza arte né parte”. Sulle mura l’artista ha disegnato un ragazzo che vuole spaccare il mondo con una installazione di corde legate alle colonne. Tutto intorno Giotto ha giocato con diversi art word come una gru che trasporta un corno (richiamo alla scaramanzia) e un ciuccio seduto sul mondo (simbolo del calcio e della città, che invita all’autoanalisi grazie allo slogan “ignoro e tu?”) fino al “Vesuvio erutta” (sfottò che il napoletano riceve e rende come punto di appartenenza) dove il vulcano è creato dalla silhouette di una donna.
Nell’altra sala c’è Napoli tra panni stesi, i colori dei palazzi, e vari elementi come una buca con l’acqua al centro, una rappresentazione del Maschio Angioino in sabbia e una carriola che “vomita” cellulari, tutti carichi di pensieri su cui riflettere.
Poi si risale verso uno spazio che rappresenta la mensa della galleria, con panini da mangiare sui tavoli e merchandising tra con t-shirt e shopper, piatti e tazzine di ceramica. Sulle mura una nonna che grida “si fa freddo sali” e una donna indipendente che non ha bisogno di nulla se non della sua parmigiana per godere.
Visitabile gratuitamente dalle ore 10 alle ore 18 la mostra resterà aperta fino al 24 dicembre, data in cui quei livelli torneranno nelle mani degli operai per il completamento dei lavori. Per info www.mutecampania.it
Treviso palcoscenico di grazia e bellezza con “Facing Grace”, l’innovativa mostra dell’artista svizzero Simon Berger organizzata da Cris Contini Contemporary in collaborazione con il Comune di Treviso negli spazi di Casa Robegan, Musei Civici di Treviso. La mostra, a cura di Sandrine Welte e Pasquale Lettieri e sostenuta da Cristian Contini e Fulvio Granocchia, fa parte del programma culturale patrocinato dall’ Amministrazione Comunale e supportato da Banca Prealpi SanBiagio
Considerando il legame tra la città di Treviso e la casa natale del Canova a Possagno, Simon Berger si ispira al lavoro del celebre scultore neoclassico per sviluppare un concept espositivo che mira a dare una nuova interpretazione della complessa opera del Canova; un confronto con il linguaggio scultoreo unico del Maestro che traspone la personale ricerca estetica di Berger sulla forma umana fino al repertorio mitologico tipico del Canova.

L’artista svizzero prende come punto di partenza lo straordinario esempio di virtuosismo scultoreo delle “Tre Grazie” di Canova, nella composizione e nel movimento. Le tre Grazie -Euphrosyne (l’allegria), Thalia (la bellezza giovanile) e Aglaea (l’eleganza)- vengono scomposte e, attraverso la tecnica della ‘morfogenesi’ di Simon Berger, vengono riproposte su tele di vetro crepate ed incrinate come figure disgiunte, dando vita ritratti scultorei bidimensionali, che rivelano i loro caratteri distintivi, il loro personale incanto e mistero.
La reciproca separazione è superata grazie ad un progetto espositivo che, montando le tele verticalmente sul pavimento una dopo l'altra in linea retta, fa riacquistare unità all’opera e consente diverse prospettive a seconda dell’angolazione da cui lo spettatore la contempla. Questo sottile gioco di dissimulazione e ricostruzione è ulteriormente evidenziato dall'isolamento di parti del corpo distinte, riproposte come dettagli.
"Nelle opere di Simon Berger - dichiara Pasquale Lettieri - quello che non c’è reclama un corpus proprio, mentre quello che c’è tende a scomporsi nel processo della veglia e del sonno, con i due contendenti che provano a scambiarsi il posto - come i due teologi di Borges - mentre tutt’intorno impazza la modernità liquida e confusa".

Strettamente legata alla narrazione mitologica delle Tre Grazie, l’esposizione “Facing Grace” di Berger è ampliata dalla presenza della sua personale rivisitazione della Venere di Botticelli. Già ripresa in passato anche da Andy Warhol e da lui progettata attraverso ‘strati’ di significato pop-culturale, questi ‘strati’ sono ora riproposti da Berger attraverso un'installazione composta da diversi pannelli di vetro, smontati nei loro singoli colori che, presentando le caratteristiche facciali su lastre separate, formano un'immagine completa solo mediante la sovrapposizione.
Su questa associazione e sulla maestria tecnico-artistica dell’artista, Sandrine Welte spiega: “Un approccio rivoluzionario quello di Berger, una nuova definizione della pittura e della scultura in un medium ancora poco esplorato. Le premesse di una tecnica scultorea volumetrica e spaziale vengono da lui invertite, sfidando l'etica di una prassi a lungo consolidata, poiché le categorie - e quindi le linee di demarcazione - tra disegno, pittura e scultura iniziano a sfumare. Il suo è un nuovo linguaggio in cui la forza scultorea del braccio che scolpisce diventa il colpo attento di una mano disegnante, che incide tratti figurativi sulla superficie piatta della sua tela di vetro. Un paradosso che rompe con l'ortodossia delle classificazioni: pittura scolpita e scultura dipinta”.

A rendere ulteriormente omaggio ad Antonio Canova, al primo piano di casa Robegan Simon Berger espone un’installazione che rappresenta l’artista del Rinascimento da tutti e quattro i lati della stanza museale, come un’astrazione bidimensionale del suo autoritratto tridimensionale in scultura. La sala avrà inoltre una parete specchiata per giocare con la percezione di sé e con l’osservazione.
Carlo Antiga, Presidente di Banca Prealpi SanBiagio, ha commentato: "Nell’ambito del percorso di candidatura di Treviso a Capitale italiana della cultura 2026, progetto ambizioso che ci vede partner dell’Amministrazione comunale, abbiamo voluto lasciare un segno tangibile del nostro impegno sostenendo 'Facing Grace', mostra che incarna quel connubio di tradizione e innovazione, che caratterizza da sempre il nostro territorio. Territorio in cui da quasi 130 anni siamo impegnati nella promozione di iniziative culturali e nella valorizzazione del patrimonio artistico locale. Il nostro Istituto di Credito Cooperativo è infatti profondamente convinto che una crescita responsabile e sostenibile della comunità necessiti di essere alimentata e sostenuta da questi aspetti".
“L’arte di Simon Berger è magnetica. È la prima parola che mi è venuta in mente ammirando le installazioni dell’artista svizzero, che sono orgoglioso di ospitare a Ca’ Robegan - dichiara Mario Conte, Sindaco di Treviso- il suo modo di ‘creare’ e ‘disintegrare’, aggiungendovi significati e interpretazioni, saprà sicuramente coinvolgere i visitatori, rendendo Facing Grace una mostra di grandissima intensità emotiva, perfettamente inserita nello splendido contesto che, grazie a particolari accorgimenti nell’allestimento delle sale, andrà a valorizzare anche gli ambienti in un continuo e magnifico dialogo con le opere. Per la nostra Amministrazione proporre artisti come Simon Berger è un motivo d’orgoglio”.
Nasce il 9 aprile, 1976, in Svizzera. Vive e lavora presso il suo studio a Niederönz. Ha iniziato le sue esplorazioni artistiche dipingendo ritratti con bombolette spray prima di passare ad altri mezzi. Falegname di formazione, la sua naturale attrazione per il legno ha ispirato le sue prime creazioni artistiche all'interno del suo studio. Amante della meccanica, ha dedicato molto tempo anche alla lavorazione di carrozzerie usate per creare assemblaggi.
È stato riflettendo su cosa fare con il parabrezza di un'auto che è nata la sua idea di lavorare con il vetro. “I volti umani mi hanno sempre affascinato”, ha spiegato Simon “Sul vetro di sicurezza, questi motivi entrano in gioco e attirano magicamente lo spettatore. È un processo di scoperta dall'appannamento astratto alla percezione figurativa.” Ricordando le tecniche scultoree, un martello viene utilizzato per imprimere i tratti del viso evidenziati, mentre la frantumazione controllata del vetro crea fratture soggette alle leggi fisiche della materia: invece di crollare su sé stesso, il vetro di sicurezza mantiene i frammenti in posizione. L'incidenza della luce viene riflessa dai frammenti e dalle crepe all'interno del vetro, a seconda dell'illuminazione, sembra che il ritratto stesso risplenda.
La galleria internazionale Cris Contini Contemporary è stata fondata nel 2018 da Cristian Contini e Fulvio Granocchia ed è situata nel cuore di Londra. Cris Contini Contemporary offre ai collezionisti di tutto il mondo l’accesso ad un portfolio eclettico e multiculturale di artisti: dai grandi maestri moderni come Pablo Picasso, Lucio Fontana, Andy Warhol e Robert Indiana agli artisti contemporanei più apprezzati quali David Begbie, Endless, Antonio Freiles, Michelangelo Galliani, Ferruccio Gard, Michal Jackowski, Gioni David Gioni, Jeff Robb e tanti altri. Cris Contini Contemporary ha recentemente partecipato all’organizzazione e gestione di un Padiglione nazionale alla 59. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia 2022. Grazie anche alle sue continue nuove collaborazioni internazionali, la galleria rappresenta un punto di riferimento immancabile per gli appassionati e collezionisti d’arte di tutto il mondo.
Immerso nell'incantevole scenario della Val di Tires, in Alto Adige, il Cyprianerhof Dolomit Resort si distingue come un'oasi di lusso e benessere ai piedi del maestoso Catinaccio. Qui, tra paesaggi fiabeschi e tranquillità, gli ospiti possono godere di un'esperienza unica, fondendo il fascino della natura invernale con il comfort e il relax di un resort di alta gamma
Quando la neve ricopre le maestose cime del Catinaccio e avvolge tutto con il suo silenzio, la Val di Tires diventa una meta ideale per coloro che cercano una vacanza invernale all'insegna del relax e del contatto con la natura. Il Cyprianerhof Dolomit Resort accoglie i visitatori desiderosi di staccare dalla routine quotidiana, offrendo un'atmosfera accogliente e romantica, impreziosita dai magnifici panorami delle Dolomiti.

L'hotel si fonde perfettamente con l'ambiente circostante, utilizzando legno locale e pietre di quarzite argentea per creare un'atmosfera alpina moderna e confortevole. La Similde Spa, un rifugio di benessere naturale a 5 stelle, si estende su una superficie di 2400 metri quadri, tra le strutture interne e il suggestivo giardino wellness con saune panoramiche.
Tra le varie proposte, spiccano le saune con vista panoramica sulle vette del Catinaccio, offrendo ai visitatori un'esperienza di relax senza eguali. La sauna al cirmolo e la sauna all'argilla ad alto tasso di umidità sono solo alcune delle opzioni disponibili, progettate per favorire il benessere fisico e mentale degli ospiti.

L'hotel offre anche spettacolari Aufguss, vere e proprie cerimonie di purificazione guidate da esperti Aufgussmeister, che utilizzano oli aromatici per creare un'atmosfera coinvolgente e rilassante. Questi rituali si svolgono nelle saune finlandesi e in vetro, offrendo una vista mozzafiato sulle Dolomiti mentre ci si abbandona al relax.
La pratica millenaria della sauna offre numerosi benefici per la salute, tra cui la stimolazione del sistema immunitario e la purificazione del corpo. Dopo una sessione rigenerante, gli ospiti possono rinfrescarsi nella grotta "crushed ice" o dedicarsi a percorsi Kneipp e docce emozionali.

Per completare l'esperienza di benessere, il resort offre una piscina interna ed esterna riscaldata, il luogo perfetto per immergersi nel tepore dell'acqua cristallina e dimenticare lo stress quotidiano.
Oltre al benessere, il Cyprianerhof Dolomit Resort è una base ideale per gli amanti degli sport invernali, con accesso rapido alle piste da sci e numerose attività all'aperto come ciaspolate ed escursioni guidate.
Il Capodanno è alle porte, e cosa c'è di meglio che festeggiare l'arrivo del nuovo anno con un cenone con i fiocchi? Abbiamo selezionato per voi quattro esperienze culinarie uniche tra Milano e il suggestivo Lago di Garda
Il nuovo ristorante Valentino Vintage Restaurant, a pochi passi dal Duomo di Milano, propone per la cena di San Silvestro tre speciali menu ispirati alla tradizione toscana. All’interno del ristorante un mix di architettura neoclassica, e stile Belle Époque si fondono pe regalare agli ospiti una scenografia raffinata ed elegante, tra stampe alle pareti, tovaglie bianche e poltrone in velluto.

Menu di carne
Calice di Franciacorta Brut San Cristoforo” accompagnato da un amuse bouche di lingua di pane con crema di olive e polvere di olive nere
Tartare di manzo battuta a coltello con punte di crema di pecorino e miele millefiori e cialde di parmigiano
Fiori di chianina con lamponi conditi e mandorle rapè
Taglioni con fonduta di parmigiano, ragu bianco d’agnello battuto a coltello e polvere di pesto al rosmarino
Filetto di maiale alla brace su salsa di mela e cannella con mini verdurine al burro nocciola
Tartufini al panettone Nannini pralinati al fondente su crema di cioccolato bianco
Calice di Spumante Moscato d’Asti per il Brindisi di mezzanotte
Crostino con lardo e lenticchie
Fiocchi di uva e spicchi di mandarini
100€ - Bevande a parte
Menu di pesce
Calice di Franciacorta brut “ an Cristoforo” accompagnato da un amuse bouche di corallo alla rapa rossa arricchito da una mousse di castagna e caviale di salmone
Mini tartare di salmone con raggio di gamberi rossi con panna acida arricchito da aneto e agrumi
Cuore di hummus al nero di seppia, tentacoli di polpo scottato e soffio di paprika dolce
Spaghettone con crema al ragu di branzino aromatizzato al pesto agli agrumi e rifinito con mandorle tostate, capperi fritti e zest di arancia
Filetto di rombo con asparagi cotti e crudi su pure di pistacchio riduzione ai frutti tropicali con zenzero e citronella e crumble di vaniglia
Tartufini al panettone Nannini pralinati al fondente su crema di cioccolato bianco
Calice di Spumante Moscato d’ ASTI per il Brindisi di mezzanotte
Crostino con lardo e lenticchie
Fiocchi di Uva e spicchi di mandarini
100€ - Bevande a parte
Vegetariano
Calice di Franciacorta brut “San Cristoforo” accompagnato da una mini tartarina di melanzane e pomodoro confit
Burratina con trilogia di pomodorini conditi con olio bio e sale maldo su crema di basilico e capperi fritti
Hummus ai ceci con fiori di pomodorini confit e crumble di porro
Raviolino ripieno ricotta e spinaci con twist di pomodorini gialli e rossi, pecorino, menta e limone
Sfere di parmigiano e uovo su crema di cavolo cappuccio accompagnato da verdurine di stagione
Tartufini al panettone Nannini pralinati fondente su crema di cioccolato bianco
Calice di Spumante Moscato D’asti per il Brindisi di mezzanotte
Crostino con lenticchie e sedano
Fiocchi di Uva e spicchi di mandarini
100€ - Bevande a parte
Classico Trattoria&Cocktail di via Marcona 6, è un ristorante di proprietà della famiglia Murray, con la proposta di una visione contemporanea della trattoria italiana, caratterizzata dall'impronta mediterranea dello chef Massimiliano Ciocchetti. Un concept in grado di coniugare il gusto per la buona cucina, l'atmosfera conviviale e la passione per i drink e i cocktail, all'interno di una location elegante e raffinata. Ecco il menu per la cena del 31 dicembre:

Cocktail di benvenuto
Pane croccante, lenticchie e spuma cotechino
Catalana tiepida di Gamberoni Rossi Carabineros
Tartare di manzo "Presidio Slow Food*, Midollo di Vitello alla Brace e Tartufo Nero
Millefoglie tirata a mano, ricciola, bisque di crostacei e roux agli agrumi
Il Signor Filetto di Fassona Piemontese alla Wellington servito con il suo fondo bruno
Sfera si Cioccolato Valrhona, Pandoro, spuma di mascarpone e ristretto al rum
Caffè e Bocconcini di Panettone Artigianale
Vino Rosso Refosco o Pinot Grigio "Borgo Stajnbech ogni 2 persone
Acqua, pane, servizio 100 euro p.p.
Champagne Torchet Brut Blanc De Blancs 80 euro su richiesta
Classico trattoria contemporanea & cocktail bar di Via Tocqueville 9 propone invece un Dinner Show & Party con Gigi 7cus live dj set, a partire dalle ore 21, al prezzo di 110 euro. Ecco la proposta food:
Sformatino di patate della Sila, fonduta di castelmagno e tartufo nero
Risotto carnaroli riserva mantecato al porro, porcini e parmigiano 21 mesi
Millefoglie di pasta fresca, gamberi rosa, salmone sclvaggio e mandorle
Filetto di vitello in crosta, il suo fondo, radicchi e riduzione di frutti rossi
Vino Pinot e Rcfosco "Borgo Stajnbcch", 1 bottiglia ogni 1 personc
Paneuone artigianale "Buonarroti" con spuma di mascarpone al mandarino
Brindisi con spumo te millesimato DOCC
Concepito dall’idea di cinque amici, appassionati all’arte culinaria, Baslà è ubicato in via Casale 5 a Milano. Crocevia di giovani, Il Baslà contribuisce a rendere le serate milanesi accoglienti, con tocco classico, ma all’insegna del contemporaneo. La peculiarità del locale è molto semplice e già deducibile dal nome che una vera e propria dedica alla “cultura milanese”. Si parla infatti delle “baslot” le famose padelline milanesi in cui, un tempo, veniva servito il cibo. È proprio questo il concept chiave e creativo sul quale ruota l’idea concepita attorno al Baslà di Milano.

Flute di Prosecco di benvenuto con entrée sfera di parmigiano e coppa piacentina e stracciatella
Polenta fritta con gorgonzola fuso
Bruschetta con salsiccia e stracchino al forno
Bruschetta con funghi finferli, speck e olio tartufato
Bruschetta con pancia di maiale al sugo di basilico
Bombetta con speck e cipolla caramellata
Lasagne al ragù bolognese
Risotto al topinambur limone e timo
Spezzatino di osso buco e polenta
Torta della nonna con gelato alla crema
Tiramisù alle pere e cioccolato
A mezzanotte zampone con lenticchie e Brindisi con Franciacorta
€ 90,00 a persona
Con la sua splendida posizione panoramica sul Lago di Garda, la Casa degli Spiriti offre una cucina in grado di esaltare i sapori locali, grazie all’esperienza dello chef Federico Chignola, all’interno di una location da sogno. Per San Silvestro il ristorante gourmet all’interno della veranda, con vista panoramica sul lago, propone uno speciale menu all’insegna del buon cibo e vino circondati da un panorama mozzafiato. Serata in accompagnamento musicale e gran finale con spettacolo pirotecnico.

Carosello di Benvenuto
Spuma di patate e ricci di mare
Bon Bon di robiola tre latti e bottarga
Tonno marinato, pistacchi, soia e lime
Tartare di scampi, chips ai sentori di bosco e salsa cocktail
Capesante dorate, patate affumicate e porro fritto
Gamberi rossi, melanzana bruciata, zucca e burrata
Risotto mantecato alle erbe, funghi porcini e tartare di Ricciola
Fusilloni “Rubiero” in guazzetto di vongole, cozze e coda di rospo
Coda di aragostella al Kamado, salsa allo speck e puntarelle croccanti
Cannolo con ricotta nostrana e fichi
Piccola Pasticceria
Menù Degustazione euro 190 bevande escluse
Situato in via Arcangelo Ghisleri 1, fra Sant’Ambrogio e i Navigli, VIBE è un'affermazione audace di stile, architettura moderna e un approccio fresco al cibo. Con soli 25 posti a sedere il ristorante è un laboratorio di creatività guidato da Valerio Braschi e dalla sua giovane brigata di 5 professionisti.

La mission di VIBE va oltre il piacere culinario: sfatare tabù attraverso il cibo. Un concetto audace, ma per Valerio Braschi, l'enfant prodige della cucina italiana, è un impegno che si traduce in ogni piatto del suo menu invernale, chiamato "Crescita". Un viaggio culinario di dieci portate che esplora territori inesplorati, sia geograficamente che culturalmente.
Il percorso inizia con "Calamaro, carote, chimichurri e sommacco", un piatto che fonde sapori inaspettati in un connubio di cultura e creatività. Seguono esperienze sensoriali come "Lumache, fagioli e chorizo", "Gambero blu, Tom Yam e cardoncelli" e "Curry di ceci, banane, cocco e granchio", ciascuna raccontando una storia unica e coinvolgente.
"100% Ovino" riscopre le radici italiane, mentre la sezione dei primi piatti regala delizie come "Spaghetti, cacciatora di Ricciola e Caviale di Salmerino" e l'iconico "Cappelletti di lasagna della Bruna", una fusione di tradizione e audacia.

Il main course offre "Pancia di maiale, anice stellato e ricci di mare", un'opera d'arte gastronomica che abbraccia sapori avvolgenti con un tocco orientale. Il viaggio culmina con "Errore Perfetto", un pre-dessert iconico, e "Solaire", un dessert raffinato che conclude l'esplorazione gustativa.
Ma VIBE non si limita alla tavola. La pasticceria è un'esperienza a sé stante, con creazioni audaci come la "Viagra", una pillolina blu di cioccolato al latte, yuzu e macha in polvere, e il "Sexy Vibe", un preservativo dolce incartato in plastica, un'aperta sfida ai tabù.
Valerio spiega: "Ho poco più di 25 anni ed è arrivato il momento per la mia generazione di fare qualcosa di concreto per superare alcuni preconcetti e affrontare in pubblico argomenti che sono quotidianamente sulla bocca di tutti, ma che ci insegnano sin da piccoli di non dire a voce alta”. Questo spirito di apertura si riflette anche in sala grazie a Sonny Serraino, il giovane sommelier siciliano che ricerca piccole cantine, offrendo eccellenze vinicole in sintonia con la creatività di Valerio.
Il Natale è alle porte, e con esso arriva la gioiosa incertezza di trovare il regalo perfetto. Ma c'è un tipo di dono che difficilmente delude e che riesce a conquistare i cuori di tutti: qualcosa di buono da mangiare o da bere. Il cioccolato fuso, le caramelle morbide, i torroni artigianali e i panettoni profumati diventano messaggeri di felicità. Abbiamo dunque selezionato per voi dieci opzioni dolci, salate e liquide che sicuramente faranno felici i palati di grandi e piccini.
Punteggiato da fragranti scorze di agrumi candite e uvetta, in un interno incredibilmente ricco ma arioso dall’intenso colore giallo zafferano. È il Panettone Tradizione di Gucci Osteria, proposto in un’elegante scatola di latta che diventa un regalo ideale per gli amanti dei sapori tradizionali.
Per sapori sontuosi, Fous Seasons Firenze propone il Panettone della Gherardesca, un omaggio alla natura e ai sapori spontanei della terra. Nell’impasto alloro, rosmarino e miele di castagno, con mandorle pugliesi e noci brasiliane. Tutti ingredienti che invitano a perdersi tra i profumi del Giardino della Gherardesca, omaggiando anche le origini di Chef e Pastry Chef.
Agli amanti dei gusti anticonvenzionali, Ciacco dedica il Panettone Amaro. Un panettone che è giù cult, studiato e sperimentato per mesi con l’obiettivo di trovare il giusto equilibrio e quei sapori inaspettati: erbe, radici, mirtilli e pompelmo per un lievitato che sconvolge il palato con un amaro inatteso, che sul finale regala gli aromi di genziana, rabarbaro e china insieme alla dolcezza di mirtilli rossi e blu e l’asprezza del pompelmo candito.

Tornando su sapori più tradizionali, vi consigliamo il Panettone al Cioccolato (fondente e al latte) di Kalua, prodotto dal Maestro pasticcere Armando Piccolo. Solo materie prime naturali con la lavorazione del lievito madre al vivo, che porta alla realizzazione di un prodotto dalla scioglievolezza incredibile.
E per chi preferisci il pandoro? Paolo Griffa ha creato per voi il Pandoro alle erbe di montagna, con camomilla e verbena per stupirsi ad ogni morso.
Volete stupire gli amanti del bere miscelato con un regalo che non sia il “solito” distillato? Vi consigliamo Mémoire di Negroni, il cockatil iconico creato dalla Head Mixologist Martina Bonci di Gucci Giardino 25. Una fantastica rivisitazione del classico cocktail Negroni dal colore viola intenso (dato dal butterfly pea flower), racchiuso in un’elegante bottiglia.

Per ama vivere il mare d’inverno e passerà le vacanzae sulla costa viareggina, una tappa è d’obbligo al Bar del Piccolo, all’interno del lussuoso Grand Hotel Principe di Piemonte. Qui si potrà acquistare il famoso Cocktail 101, nato dalla mente di Simone Corsini per per celebrare i 101 anni dell’Hotel. È a base di Gin Arte e Vermut floreale di Prato con Amarancia Borsi e soluzione salina al 10%. Un regalo da collezione che farà felici gli amanti della mixology.
Per viziare sé stessi, i nostri cari o i nostri amici, Foie Gras Gourmet è il regalo ideale. Un vero must per tutti i buongustai che non può mancare sulle tavole delle feste. Le anatre e le oche vengono allevate in libertà e nutrite con mais nelle pianure di Chalosse, a sud delle Landes, dipartimento della regione della Nuova Aquitania. Il foie gras viene meticolosamente preparato a mano, poi cotto e condito solo con sale e pepe, senza aggiunta di alcun colorante, conservante o additivo.

Bellissima novità di Calvisius è la linea di pasticcini salati con caviale, assieme croccanti e dal cuore morbido, fragrantissimi e golosissimi, perfetti per chi ama il caviale e lo vuole declinare in modo easy. Gusci friabile di delicata pasta frolla salata ripieni di caviale Calvisius e spolverata di polvere d’oro, oppure ripieni con acciughe del mar Cantabrico, dalle note decise e iodate. Perfetti da gustare con un calice di bollicine o un cocktail.
Infine, un must di stagione che non delude mai. L’olio EVO, rigorosamente toscano. Quello di Torcibrencoli, piccola e giovane azienda nel Chianti Classico con una bellissima filosofia, è il regalo perfetto anche per i palati più allenati. Genuino, profumato e dal colore bello carico, sarà sicuramente apprezzato.
Il fenomeno delle distillerie urbane ha preso piede negli ultimi come risposta alla crescente popolarità del settore delle bevande artigianali e della produzione locale. Questi fattori, insieme ad altri, hanno contribuito all'emergere di distillerie e cantine urbane. Veri e propri hub culturali che favoriscono la vicinanza ai consumatori, enfatizzando la trasparenza del processo produttivo e permettendo spesso ai visitatori di seguire ogni fase, dalla selezione degli ingredienti alla distillazione e all'invecchiamento.
Ed è proprio in città che Winestillery, prima ed unica distilleria artigianale del Chianti Classico, ha deciso di aprire la nuova distilleria di Whisky. La prima di Firenze, a pochi minuti a piedi dal centro storico.

Enrico Chioccioli Altadonna, Master Distiller di Winestillery, definisce il suo whisky una ode alla città di Firenze. “Nel 2014 ero a Brooklyn tra gli alambicchi di King’s County Distillery a distillare Bourbon. Il Whisky è stato il prodotto che mi ha fatto innamorare della distillazione e decidere di cambiare la mia vita. A distanza di 10 anni esatti da quell’esperienza straordinaria siamo finalmente pronti a portare nel cuore della nostra città natale la prima distilleria di Whisky di Firenze”.
Come per tutti i progetti della distilleria di Gaiole non si tratta solo di un prodotto, bensì di una filosofia di lavoro che vuole gettare le basi per il futuro del whisky toscano. La connessione con il territorio ed il mondo del vino (heritage familiare per i Chioccioli Altadonna) resta molto forte: il loro Whisky infatti utilizza per l’elevazione, l’invecchiamento o il finishing, esclusivamente casks che abbiano contenuto precedentemente vino e che siano legati in modo indissolubile. alla tradizione viticola della Toscana.

“Questo è per noi un passaggio fondamentale” racconta Enrico Chioccioli Altadonna “perché ci permette di creare dei prodotti che non siano la semplice declinazione italiana del nobile Spirito, bensì di conferirgli delle caratteristiche uniche e irripetibili, portando anche avanti il nostro lavoro di sperimentazione nel mondo della distillazione”.
Il richiamo alla sperimentazione si ritrova anche nella scelta dei legni per il loro whisky classic range, prodotto continuativo dell’azienda che eleva in barriques di vino Super Tuscan, e che si rifà all’animo più audace e sperimentale dei produttori del fu Granducato, che nella seconda metà del ‘900 ha permesso di rompere le regole e le convenzioni e creare una nuova categoria di vini, oggi tra i più apprezzati al mondo.
Il lancio dei primi tre Whisky è previsto per l’inizio dell’anno nuovo “Sarà l’occasione per presentare l’anima del nuovo progetto: oltre al nostro classic range, sveleremo un’edizione limitata celebrativa del nostro primo Whisky e un Ex-Vinsanto cask, il primo in Italia che saremo sicuri stupirà per l’unicità delle sue caratteristiche”.
La serata dei Food&Wine Italia Awards 2023, patrocinata dall'Assessorato alla Cultura e all'Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma, ha visto protagonisti i migliori talenti under 35 dell'enogastronomia italiana. Tra i premiati, spiccano nomi come Sara Scarsella e Matteo Compagnucci, insigniti del titolo di Best Chef, Mirko Galloni come Best Pastry Chef, Francesco Capece come Best Pizza Chef, Manuel Tempesta come Best Maître e Sommelier, Emanuele Primavera come Best Bartender, e Federica Dessolis come Best Winemaker.

Hanno ricevuto riconoscimenti progetti innovativi e virtuosi, con menzioni speciali per ALT Stazione del Gusto nell'Innovazione nel Cibo, Resonant per l'Innovazione nel Vino, Numero Zero per la Responsabilità Sociale nel Cibo, e Centopassi per la Responsabilità Sociale nel Vino. Inoltre, sono state introdotte due nuove categorie: il premio alla Valorizzazione del Tartufo a Borgo San Jacopo e il premio al Miglior Carrello dei Formaggi al ristorante Seta by Antonio Guida.
La giuria, composta da esperti e giornalisti del settore, guidata dalla redazione di Food&Wine Italia, ha sottolineato l'importanza di premiare in modo indipendente. «Siamo molto felici di essere tornati a Roma – dichiara Federico De Cesare Viola, Direttore Responsabile di Food&Wine Italia – in un contesto particolarmente autorevole ed evocativo come quello della Casa del Cinema a Villa Borghese, per la quarta edizione dei nostri Awards, un appuntamento che anno dopo anno raccoglie sempre più consenso e curiosità e che è possibile organizzare grazie alla collaborazione di molte aziende partner di eccellenza. Anche quest'anno abbiamo acceso i riflettori sui giovani talenti e su progetti particolarmente meritevoli. Mi piace sottolineare come i nostri premi siano assegnati esclusivamente sulla base delle scelte indipendenti della nostra redazione e della nostra giuria di votanti».

Come di consueto, la premiazione dei Food&Wine Italia Awards 2023 è stata seguita da un momento conviviale negli spazi di Cast – Cine Bistrot della Casa del Cinema con gli assaggi a cura dei premiati. Sara Scarsella e Matteo Compagnucci di Sintesi (Best Chef) hanno preparato il Risotto affumicato, battuto di pecora e povere di alloro con l’extravergine del Frantoio di Sant’Agata d’Oneglia; Francesco Capece di Confine (Best Pizza Chef) ha sfornato il suo impasto friabile nella versione L’Agnello in Capitale, in omaggio a Roma; il team di Da Gigione Gourmand (Miglior Panino d’Autore) ha preparato la Focaccia d’Avvento in cui l’impasto limone e cannella accoglie il Prosciutto di San Daniele Dop, scarola alla napoletana e salsa alla banana, caffè e liquirizia; Claudio Mengoni, chef di Borgo San Jacopo (Valorizzazione del Tartufo), ha proposto i Ravioli di porcini e consommé di gallina con il tartufo nero Selezione Savini. Mentre Mirko Galloni (Best Pastry Chef) ha impiattato il dessert Da Modena a Mirandola (cotechino, sbrisolona, zabaione e Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop) in carta da Casa Maria Luigia.
Ph: Martino Dini
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